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Tribunale|Vicenza|Penale|Sentenza|9 luglio 2018| n. 754

Ricettazione – Ricezione di un assegno al di fuori delle regole normative – Consapevolezza della provenienza illecita – Dolo – Prova

In tema di delitto di ricettazione, deve affermarsi la consapevolezza della illecita provenienza in capo al soggetto che riceva o acquisti moduli di assegni bancari al di fuori delle regole che ne disciplinano la circolazione, dal momento che il modulo di assegno bancario in bianco è documento che, per sua natura e destinazione, è in possesso esclusivo della persona titolare del conto ovvero della persona da questi delegata (Cass. pen. Sez. II, 09-06-2006, n. 22555).

Inoltre, ai fini della configurabilità del reato di ricettazione, la prova dell’elemento soggettivo può essere raggiunta anche sulla base dell’omessa o non attendibile indicazione della provenienza della cosa ricevuta.

Nel caso in esame, l’imputato non ha spiegato come sia entrato in possesso dell’assegno, comportamento questo rivelatore della volontà di occultamento e logicamente spiegabile solo con un acquisto in mala fede (in questo senso Cass. pen. sez. II, 27 febbraio 1997, n. 2436).

In considerazione delle modalità del fatto e del bene oggetto della ricettazione (un unico assegno dell’importo di 220,00) il fatto deve essere qualificato come di lieve entità ai sensi dell’art. 648 comma secondo c.p.: si tratta, infatti, di un mezzo di pagamento del quale è agevole accertare la provenienza ed è, perciò, improbabile che la persona che lo ha ricevuto in maniera illecita riesca ad ottenerne il pagamento.

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI VICENZA – Sezione Penale –

in composizione monocratica nella persona della Dott.ssa Camilla AMEDORO

alla pubblica udienza del 09/05/2018

ha pronunciato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente

SENTENZA

(art. 544 3 comma c.p.p.)

nel procedimento a carico di:

(…) nato il (…) a T. (V.) – IRREPERIBILE – domicilio determinato ex art. 159 c.p.p. c/o studio Avv. La.Fr. del Foro di Vicenza;

libero – assente

con difensore d’ufficio Avv. La.Fr. del Foro di Vicenza;

imputato

  1. a) in ordine al reato previsto e punito dagli artt. 61, n. 2 e 648 c.p. perché, consapevole della sua illecita provenienza, per procurare a sé un ingiusto profitto, riceveva l’assegno bancario A/B n. (…), tratto dal c/c n. (…), dell’importo di Euro 220,00 della (…), filiale Meledo di Sarego, provento di furto in danno di (…) (denuncia sporta il 1 dicembre 2012 presso Stazione la Carabinieri di Thiene).
  2. b) in ordine al reato p. e p. dagli artt. 61, nr.2, 485 e 491 c.p.(in relaz. gli artt. 482 e 476 c.p.), per avere compilato e falsificato la firma del titolare del c/c, sull’assegno rubato di cui al capo che precede, titolo del quale egli faceva poi uso consegnandolo a (…) a fronte di una prestazione d’opera presso il suo locale denominato “(…)”.
  3. c) In ordine al reato p. e p. dall’art. 640 c.p.per essersi, mediante artifizi e raggiri consistiti nel consegnare in pagamento a (…) l’assegno bancario A/B n. (…), tratto dal c/c n. (…), dell’importo di Euro 220,00, apparentemente emesso dalla (…), filiale Meledo di Sarego, risultato poi rubato in bianco a (…), procurato personale ingiusto profitto costituito dalla mancata corresponsione delle spettanze riguardanti la prestazione d’opera effettuata da (…) presso il suo locale denominato “(…)”.

MOTIVAZIONE

Con decreto del 27 maggio 2016, (…) è stato citato a giudizio per i reati indicati in rubrica.

Il processo si è svolto in assenza dell’imputato.

All’udienza del 9 maggio 2018, le parti hanno prestato il consenso all’acquisizione degli atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero.

All’esito, sentite le conclusioni delle parti, il giudice ha pronunciato sentenza dando lettura del dispositivo.

Come risulta dalla querela sporta da (…), nel mese di novembre del 2012, la predetta cominciò a lavorare alle dipendenze dell’odierno imputato presso l’esercizio commerciale denominato “(…)” sito in T. (V.) in via M. K..

Prima delle vacanze natalizie, la F. si presentò presso il locale per ritirare il proprio compenso ma trovò chiuso.

La (…) tentò invano di contattare l’imputato e si recò più volte presso il negozio ma trovò sempre chiuso.

La persona offesa tornò durante il mese di gennaio e finalmente trovò il locale aperto. (…), tuttavia, disse alla (…) di non avere denaro e le chiese di tornare nei giorni successivi.

Il 21 gennaio 2013, la (…) si recò ancor una volta presso il locale dell’imputato e questi le consegnò in pagamento l’assegno n. (…), dell’importo di 220,00 Euro, tratto sul conto corrente a lui intestato presso la (…) (la cui copia è stata acquisita agli atti). (…) firmò l’assegno in presenza della persona offesa raccomandandole di non incassarlo prima del 28 gennaio 2013.

Non disponendo di un proprio conto corrente, la persona offesa intestò l’assegno a un suo conoscente, tale (…). Quando il predetto si presentò in banca per incassare l’assegno, l’impiegato dell’istituto di credito gli comunicò che l’assegno non poteva essere pagato atteso che la sottoscrizione apposta sull’assegno non risultava corrispondente al nominativo.

La (…), pertanto, contattò (…) il quale ammise che l’assegno era rubato. L’imputato accettò di recarsi presso la filiale di Thiene del (…) insieme alla persona offesa e mostrò al funzionario R.G. la denuncia di furto presentata da (…) in data 01.12.2012, acquisita agli atti.

Emerse, così, che l’assegno faceva parte del libretto intestato a (…) che, in data 30 novembre 2012, proprio all’interno del bar dell’imputato, aveva subito il furto di una borsa al cui interno era contenuto anche il predetto libretto di assegni avente numero di serie iniziale (…) e finale (…).

Così ricostruiti i fatti, l’imputato deve essere assolto dai reati di cui ai capi b) e c) dell’imputazione.

Quanto al delitto di cui agli artt. 485 e 491 c.p., si osserva che, a seguito dell’abrogazione dell’art. 485 c.p., la condotta di falsificazione di un assegno bancario munito di clausola di “non trasferibilità” non è più sottoposta a sanzione penale, applicandosi l’art. 491 c.p. soltanto alle falsità commesse su titoli di credito “trasmissibili per girata”, nel novero dei quali non potrebbero includersi gli assegni bancari non trasferibili (cfr Cass. pen. Sez. V, Sent., (ud. 17/01/2017) 13-03-2017, n. 11999).

Si impone pertanto l’assoluzione dell’imputato dal reato di cui al capo b) perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

Nella condotta dell’imputato, inoltre, non è ravvisabile il reato di truffa descritto al capo c) dell’imputazione.

Invero, nell’ottica del reato di cui all’art. 640 c.p., infatti, l’attività fraudolenta deve generare come risultato l’errore della vittima. L’errore, in questa prospettiva, è dunque una falsa rappresentazione di circostanze di fatto capaci di incidere sul processo di formazione della volontà, a cui il soggetto passivo è stato indotto dagli artifici e raggiri posti in essere dall’agente, Ciò che contraddistingue l’errore, nella truffa, è quindi la peculiarità di essere, ad un tempo, causa dell’atto di disposizione patrimoniale della vittima ed effetto degli artifici e raggiri. Questi ultimi devono pertanto necessariamente precedere l’induzione in errore e il conseguimento dell’ingiusto profitto mentre, qualora questo sia già stato ottenuto senza induzione in errore della vittima, non valgono ad integrare gli estremi del reato gli artifici posti in essere successivamente.

Si impone, invece, l’affermazione della responsabilità dell’imputato per il delitto di ricettazione dell’assegno provento di flirto in danno di (…).

In tema di delitto di ricettazione, deve affermarsi la consapevolezza della illecita provenienza in capo al soggetto che riceva o acquisti moduli di assegni bancari al di fuori delle regole che ne disciplinano la circolazione, dal momento che il modulo di assegno bancario in bianco è documento che, per sua natura e destinazione, è in possesso esclusivo della persona titolare del conto ovvero della persona da questi delegata (Cass. pen. Sez. II, 09-06-2006, n. 22555).

Inoltre, ai fini della configurabilità del reato di ricettazione, la prova dell’elemento soggettivo può essere raggiunta anche sulla base dell’omessa o non attendibile indicazione della provenienza della cosa ricevuta.

Nel caso in esame, l’imputato non ha spiegato come sia entrato in possesso dell’assegno, comportamento questo rivelatore della volontà di occultamento e logicamente spiegabile solo con un acquisto in mala fede (in questo senso Cass. pen. sez. II, 27 febbraio 1997, n. 2436).

In considerazione delle modalità del fatto e del bene oggetto della ricettazione (un unico assegno dell’importo di 220,00) il fatto deve essere qualificato come di lieve entità ai sensi dell’art. 648 comma secondo c.p.: si tratta, infatti, di un mezzo di pagamento del quale è agevole accertare la provenienza ed è, perciò, improbabile che la persona che lo ha ricevuto in maniera illecita riesca ad ottenerne il pagamento.

Possono ritenersi sussistenti le circostanze attenuanti generiche

atteso il comportamento processuale dell’imputato che, consentendo all’utilizzabilità degli atti di indagine, ha agevolato la rapida definizione del procedimento.

Deve escludersi la sussistenza dell’aggravante contestata a fronte dell’assoluzione dell’imputato dalle restanti imputazioni.

Pertanto, alla luce dei parametri di cui all’art. 133 c.p. deve applicarsi all’imputato la pena di quattro mesi di reclusione e 400,00 Euro di multa (pena base sei mesi di reclusione e 516,00 Euro di multa ridotta per le circostanze attenuanti generiche).

La misura della pena base e la riduzione della pena pecuniaria in misura inferiore ad un terzo si giustificano in ragione dei precedenti dell’imputato.

Segue, per legge, la condanna al pagamento delle spese processuali.

I precedenti a carico dell’imputato ostano alla concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena.

P.Q.M.

Visti gli artt. 533 e 535 c.p.p. dichiara (…) responsabile del reato ascrittogli al capo a) dell’imputazione e riconosciuta la circostanza attenuante di cui al comma secondo dell’art. 648 c.p. e le circostanze attenuanti generiche, esclusa la circostanza aggravante di cui all’art. 61 n. 2, lo condanna alla pena di quattro mesi di reclusione e 400,00 Euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali.

Visto l’art. 530 c.p.p. assolve l’imputato dal reato di cui al capo b) perché il fatto non è previsto dalla legge come reato e dal reato di cui al capo c) perché il fatto non sussiste.

Motivi in sessanta giorni.

Così deciso in Vicenza il 9 maggio 2018.

Depositata in Cancelleria il 9 luglio 2018.