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La differenza tra divorzio e separazione spiegata da un avvocato matrimonialista di Bologna

Non ti nascondo che separarsi o divorziare sia un passo difficile, nessuno prima di sposarsi ci aveva pensato, si separasi o divorziare ci vuole piu’ tempo che sposarsi

separazioni e divorzi avvocato esperto
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se cerchi  un avvocato divorzista Bologna, un avvocato divorzista che ti dia le risposte e la soluzione a un problema di separazione e divorzio chiama 

avvocato divorzista Bologna Sergio Armaroli 051 6447838

Con la separazione si sospendono gli obblighi del matrimonio (fedeltà, coabitazione, comunione legale), nell’attesa di un provvedimento di divorzio o di una riconciliazione.

La materia del diritto di famiglia

 

  •  include tutte le questioni attinenti alla separazione (consensuale o giudiziale), il divorzio (congiunto o giudiziale), l’adozione, la modifica delle condizioni di separazione o di divorzio, la richiesta di alimenti, l’assegno di mantenimento/divorzile e l’affidamento dei minori.
  • L’avvocato esperto in diritto di famiglia fornisce altresì pareri  riferiti ai diritti ed obblighi nascenti dal matrimonio e dall’eventuale separazione o divorzio.
  • L’avvocato Sergio Armaroli  opera su tutto il territorio Italiano. Inoltre, grazie ad un’esperienza ventennale nel campo del diritto di famiglia , l’avvocato Sergio Armaroli  presta attività di assistenza e consulenza anche in questioni attinenti al diritto internazionale di famiglia e comparato della famiglia 
  • AVVOCATO DIVORZISTA MATRIMONIALISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI

L’assistenza legale è prestata con la massima competenza professionale ma anche con grande sensibilità e attenzione al profilo umano e psicologico delle vicende, individuando  le soluzioni più idonee a limitare il contenzioso giudiziario e privilegiando, ove possibile,  i metodi della negoziazione assistita al fine di pervenire ad una soddisfacente definizione dei procedimenti in tempi brevi.

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AVVOCATO DIVORZISTA MATRIMONIALISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI

La separazione può essere consensuale o giudiziale. Alla consensuale si ricorre quando è possibile trovare un accordo sulle condizioni di separazione.

Nell’impossibilità ad addivenire ad un accordo sui punti principali (mantenimento, assegnazione della casa coniugale, ecc.) si procede con la separazione giudiziale in cui il giudice non si limita a omologare le decisioni delle parti come nella consensuale, bensì prende parte attiva al processo decisionale.

Lo Studio avvocato matrimonialista divorzista Bologna ha acquisito una consolidata esperienza in materia di diritto di famiglia e si occupa di consulenza legale relativa a:

affido condiviso-separazioni Bologna
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  • “Non essere gelosa se vedi il tuo ex con un’altra… la mamma ci ha insegnato che devi dare i giocattoli usati ai meno fortunati.”
  • MARILYN MONROE


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  • “Trova qualcuno che ti faccia dimenticare il tuo passato, la tristezza. Trova qualcuno che ti cambi la vita, che la renda migliore, che sostituisca e riempia il vuoto di chi se n’è andato. Trova qualcuno per cui valga la pena sorridere.”
  • MARILYN MONROE



  • 















  • “Dicono che il denaro non faccia la felicità, ma se devo piangere preferisco farlo sul sedile posteriore di una Rolls Royce piuttosto che su quello di una carrozza del metrò.”
  • MARILYN MONROE



  • “Io voglio invecchiare senza lifting facciali. Io voglio avere il coraggio di essereleale al viso che mi sono creata.”
  • MARILYN MONROE

Separazioni

Divorzi

Negoziazione assistita

Affidamento dei figli

Accordi di convivenza 

Adozioni 

Variazioni alle condizioni di separazione.

Durante la prima udienza (presidenziale) vengono assunti i provvedimenti provvisori atti a disciplinare le situazioni più urgenti, e spesso restano in vigore fino alla conclusione del giudizio.

Il testo della legge n. 54 del 1.02.2006: il 16 marzo 2006 è entrata in vigore la nuova legge per l’affido condiviso, dopo un percorso assai travagliato, durato dodici anni, che proietta nuove luci ed ombre sulla materia.

 Cambiano le regole di affidamento dei figli in caso di separazione tra i genitori, anche in caso di coppie non sposate. Scompare la formula del vecchio affidamento esclusivo alla madre (nel 90% dei casi) in favore dela nuova figura di affidamento condiviso tra genitori.

l giudice deve valutare prioritariamente la possibilità che i figli minori siano affidati ad entrambi i genitori, fissando la misura e le modalità di presenza presso ciascun genitore e il modo nel quale ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli.

AVVOCATO DIVORZISTA MATRIMONIALISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI

La separazione giudiziale è il procedimento con il quale si ottiene una sentenza di separazione.

La separazione non fa venir meno lo status di coniuge ma incide su alcuni obblighi tipici del matrimonio: decade l’obbligo di convivenza e di fedeltà così come la comunione dei beni (se quello era il regime patrimoniale prescelto dai coniugi).

AVVOCATO DIVORZISTA MATRIMONIALISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI

Permangono invece gli obblighi di mantenimento del coniuge, di partecipazione alla gestione della famiglia e di educazione della prole.

La separazione giudiziale, secondo il codice civile italiano, si può avere su istanza di parte o perché ci sono state delle violazioni degli obblighi matrimoniali da parte di uno dei coniugi o perché ci sono delle circostanze oggettive che rendono non più sostenibile la prosecuzione del rapporto.
Il processo inizia con ricorso al presidente del tribunale, di norma, nel luogo in cui è individuata l’ultima residenza della coppia .

Nel ricorso dovranno essere indicati gli elementi sui quali si fonda la richiesta e la dichiarazione sull’esistenza di prole.
Il Presidente del Tribunale accogliendo il ricorso fissa con decreto la data della udienza di comparizione dei coniugi.
Chi ha presentato il ricorso dovrà provvedere a notificare il decreto all’altro coniuge. L’udienza di comparizione si svolge dinanzi al solo presidente del tribunale.

AVVOCATO DIVORZISTA MATRIMONIALISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI

affido condiviso-separazioni Bologna
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separarsi o divorziare vuol dire mettere fine a un rapporto radicato tra due persone, che devono affrontar e una serie di problemi a volte non facili: primo fra tutti l’affido e la cura dei figli!!

Cosa vuol dire essere avvocato matrimonialista, ti racconto la mia esperienza e la mia maturazioneprofessionale!

Avvocato per divorzi bologna

Se cerchi a Bologna  un avvocato per divorzi chiama  un avvocato esperto avvocato Sergio Armaroli.

 

 

Il divorzio breve è una procedura che permette ai coniugi che vogliono sciogliere gli effetti civili del matrimonio, di richiederlo in tempi brevi.

Si passa quindi dai classici 3 anni ai 12 mesi per le separazioni giudiziali e ai sei mesi per le separazioni consensuali.

Entrato in vigore dal 26 Marzo 2015, è valido per tutti i coniugi senza figli minori, maggiorenni non autosufficienti economicamente, disabili o incapaci. L’importante è che il tutto venga gestito dal miglior avvocato matrimonialista che sappia offrire l’assistenza migliore.

Cosa è e quando si può proporre la domanda  congiunta di divorzio ?

Il cosiddetto divorzio (scioglimento del matrimonio civile o cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario) a domanda congiunta è quello che viene richiesto con un unico atto firmato da entrambi i coniugi  e ha come presupposto la volontà univoca e congiunta dei coniugi stessi su come gestire il divorzio (condizioni di affidamento dei figli, decisioni economiche, o altre questioni). La domanda può essere presentata quando si è oramai legalmente separati ed è decorso il termine previsto (o 6 mesi o 1 Anno) dalla comparizione personale dei coniugi avvenuta all’udienza presidenziale, o diversamente in tutti gli altri restanti casi tassativamente previsti dall’art. 3 della Legge 898/1970,c.d. Legge Divorzile.

In qualità di avvocato divorzista, l’avvocato Sergio Armaroli di Bologna assistenza qualificata e professionale in materia di separazione e divorzio, congiunti o giudiziali (contenziosi), con particolare attenzione dedicata alle questioni relative alla filiazione e all’affido dei figli minori.

La separazione giudiziale o il divorzio giudiziale si hanno infatti nel caso di disaccordi tra i coniugi per motivi economici o di affidamento dei figli.

La procedura per la separazione consensuale, se i coniugi riescono ad accordarsi preventivamente su tutte le questioni legali che detta separazione implica,  è particolarmente agevole. Una volta raggiunto un accordo su tutte le clausole, è possibile presentare il ricorso in Tribunale.

diritti dei conviventi, fine della convivenza rapporti di ocnvivenza
FAMIGLIA AVVOCATO ESPERTO diritti dei conviventi, fine della convivenza rapporti di ocnvivenza

Se cerchi un avvocato che segue le controversie nell’ambito della separazione personale, del divorzio e della cessazione delle convivenze di fatto, nonché procedimenti connessi di modifica delle relative condizioni economiche e di affidamento di minori, procedimenti di sospensione e decadenza della potestà genitoriale costituiscono questioni molto delicate, le quali necessitano di una grande disponibilità e capacità di comprensione, nonché della forza di persuasione nei confronti di tutti i soggetti a vario titolo coinvolti, necessarie per indirizzare verso soluzioni utili ad evitare che la crisi familiare si trasformi in un dramma per i coniugi ed i figli.

L’avvocato per divorzi Bologna Sergio Armaroli seguirà i Vostri problemi valutando insieme a Voi la soluzione migliore per affrontare i conflitti della famiglia, con l’obbiettivo primario di evitare il contenzioso giudiziario, ove non ancora insorto.

Quali sono i punti chiave di questa nuova normativa?  Il cambiamento più significativo riguarda proprio la riduzione dei tempi necessari per ottenere il divorzio (e, di conseguenza, anche delle spese correlate): non più 3 anni; si potrà divorziare in un lasso di tempo da 6 mesi ad 1 anno.

In assenza di complicazioni, 6 mesi per coniugi consenzienti e senza figli; mentre i tempi si dilatano fino ad un anno in caso di separazione giudiziale o di figli minorenni. La data da prendere in considerazione per l’inizio del decorrere di questi mesi è il giorno in cui i coniugi compaiono davanti al Presidente del Tribunale per la separazione.

Anche per quanto concerne la separazione dei beni, ci sono novità: si può perpetrare dal momento in cui i coniugi ricevono l’autorizzazione del giudice a vivere separati.

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Avvocato per divorzi bologna cosa  è

L ‘AFFIDAMENTO CONDIVISO?

 Essendo l’affido condiviso la regola Il giudice deve valutare prioritariamente la possibilità che i figli minori siano affidati ad entrambi i genitori, fissando la misura e le modalità di presenza presso ciascun genitore e il modo nel quale ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli.

La regola di partenza è dunque l’affidamento riconoscendo pari ruolo ad entrambi i genitori, i quali dovranno continuare a condividere decisioni e spese per i figli. Il Tribunale non dovrà più scegliere tra uno dei due genitori, ma prescrivere le concrete modalità di frequentazione.

E’ diritto del minore mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascun genitore.

affidamento condiviso non vuol dire dividere il tempo con i figli a metà,

Dopo la laurea, conseguita nel lontano 1990 presso l’universita’ di Bologna mi sono trovato a fare pratica presso lo studio di un noto penalista Bolognese,

Successivamente fui preso da un avvocato che trattava molto il diritto civile e le separazioni e divorzi.

 

Ho una biblioteca personale piena di pubblicazioni sul diritto di famiglia, una materia sempre in evoluzione.

 

Ho seguito moltissimi divorzi e separazioni sia consensuali che giudiziali.

 

Ho imparato che ogni separazione è a se’ non amo trattare i casi nello stesso modo, ogni separazione o ogni coppia che ha deciso di lasciarsi ha la sua storia e problematiche diverse.

 

La cosa che desta maggior sorpresa è che ognun lo ripeto ognuno vive la separazione in modo diverso dall’altro.

 

Perché parliamoci chiaro la sentenza di divorzio è una sentenza di fallimento del matrimonio.

 

Quando incontro clienti che vogliono separarsi ascolto le motivazioni e discut sempre la miglio lenea e strategia per  arrivare a una soluzione consensuale.

 

Si sono un avvocato che ascolta!! E che non riceve guardando l’orologio

 

 

    SAPRAI SICURAMENTE  LA DIFFERENZA, MA NON A TUTTI E’ CHIARA  PER QUESTO VI E’ L’AVVOCATO

  1. Tempismo
  2. Soluzione
  3. Prezzi chiari
  4. rapporto diretto con l’avvocato
  5. aggiornamento continuo
  6. preventivo scritto
  7. risultati veloci
  8. informativa costante al cliente
  9. preferenza soluzioni stragiudiziali
  10. ascolto del cliente

Un bravo avvocato matrimonialista di Bologna può spiegare quali sono le principali differenze tra una separazione e un divorzio e, soprattutto, quali sono le conseguenze che derivano dall’una o dall’altra eventualità dal punto di vista degli effetti sul matrimonio. Per esempio, è opportuno tenere presente che al matrimonio non si pone fine con la separazione, ma solo con il divorzio; la separazione, infatti, si limita a sospendere gli effetti del matrimonio stesso, in attesa che i coniugi scelgano se riconciliarsi o se optare per il divorzio. Nel secondo caso, diventeranno a tutti gli effetti degli ex coniugi.

Come si può scoprire chiedendo una consulenza allo Studio legale dell’Avvocato Sergio Armaroli, dopo la separazione in una coppia vengono meno l’obbligo di fedeltà e i doveri di coabitazione e di assistenza morale reciproca. Nel caso in cui il matrimonio sia stato contratto in regime di comunione dei beni, la stessa viene sciolta; inoltre, si volatilizza il dovere di collaborazione, che è rappresentato dall’obbligo – per tutti e due i coniugi – di contribuire in maniera reciproca alle esigenze organizzative della famiglia e della vita di tutti i giorni.

CHIAMA CON FIDUCIA UN AVVOCATO ESPERTO E CHE ASCOLTA IL CLIENTE E LE SUE ESIGENZE, PERCHè OGNI SEPARAZIONE E’ A SE E VA STUDIATA E AFFRONTATA CON IMPEGNO E ATTENZIONE

La differenza tra divorzio e separazione spiegata da un avvocato matrimonialista di Bologna
La differenza tra divorzio e separazione spiegata da un avvocato matrimonialista di Bologna

Cerchi un avvocato per separazione a Bologna?

OGNI SEPARAZIONE E OGNI DIVORZIO E’ UN CASO A SE  E VA ANALIZZATO SOTTO OGNI ASPETTO 

Forse l’hai trovato, perché di separazioni ne tratto molte, e cerco sempre un accordo per evitare la separazione giudiziale.

 

Perché cerchi un avvocato per separazioni Bologna ?

Forse vuoi una panoramica sui tuoi diritti?

 

Se cerchi un avvocato per separazioni Bologna vorrai in primo luogo esser edotto di cosa ti aspetta?

 

Quando ricevo clienti per separazione  i piu’ delle volte, mi parlano della problematica della separazione rapportata alla parte piu’ debole e che soffre di piu’: i figli!!

AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA

Il Diritto di Famiglia disciplina i rapporti familiari in genere: parentela e affinità, matrimonio, rapporti personali fra i coniugi, rapporti patrimoniali nella famiglia, filiazione, rapporti fra genitori e figli, separazione e divorzio. Il diritto di famiglia di recente è stato profondamente riformato da tre provvedimenti normativi: legge 162/2014, legge 55/2015 e legge n.76/2016.

diritto immobiliare avvocato esperto bolognas
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Lo Studio legale matrimonialista si rivolge a tutte le persone che vogliono affrontare con rapidità le controversie legate alla separazione, al divorzio o allo scioglimento della famiglia di fatto.

 

La rottura di un matrimonio o di una convivenza rappresentano momenti molto difficili nella vita di una persona e determinano lo stravolgimento di equilibri ed assetti ormai consolidati.

Per questo motivo, ti consigliamo per il tuo divorzio a Bologna , di optare per lo Studio Legale avvocato divorzista Bologna Sergio Armaroli , avvocato preparato nel diritto di famiglia che ti coadiuveranno nel gestire aspetti sensibili come ad esempio la casa, gli accordi economici e naturalmente la prole.

Cosa è il Diritto di Famiglia ?

il Diritto di Famiglia  disciplina i rapporti familiari in genere: parentela e affinità, matrimonio, rapporti personali fra i coniugi, rapporti patrimoniali nella famiglia, filiazione, rapporti fra genitori e figli, separazione e divorzio. Rientrano nel Diritto di Famiglia oltre separazione e divorzio Riconoscimento e Disconoscimento di PaternitàLa riforma del diritto di famiglia, contenuta nel decreto legislativo 154/2013 in vigore dal 14 febbraio 2014, modifica le definizioni e i legami tra genitori e figli e tra nonni e nipoti. Dai doveri verso i figli, passando per l’esercizio della responsabilità genitoriale, fino alla contestazione dello stato di figlio

  1. Provvedimenti d’urgenza contro abusi familiari
  2. Assegnazione della casa familiare: in caso di separazione o divorzio
  3. Affidamento dei figli e Tutela dei diritti dei minori: per famiglie legittime o di fatto
  4. Provvedimenti d’urgenza contro abusi familiari
  5. Scioglimento della convivenza “more uxorio”
  6. Affidamento dei minori o incapaci

Separazione o divorzio sono momenti delicati della storia personale. L’avvocato matrimonialista è sì un consulente legale, ma anche un punto di riferimento in un momento delicato per le scelte personali. Rivolgersi ad un avvocato divorzista può essere utile anche solo per conoscere i propri diritti all’interno dell’unione matrimoniale o in previsione di una futura separazione o divorzio. Nello specifico, l’ avvocato divorzista si occupa di cause di separazione, divorzio, stipula di accordi di convivenza e modifiche delle condizioni di separazione. L’avvocato divorzista deve innanzitutto avere una elevata esperienza e specializzazione e sarà pertanto utile sapere da quanti anni lo Studio legale si occupa di diritto di famiglia. È inoltre utile conoscere il numero e l’importanza dei casi trattati. COSA DEVE FARE L’avvocato familiarista?

L’avvocato Sergio Armaroli divorzista Bologna può gestire al meglio casi di separazione e divorzi e fornisce la più ampia assistenza processuale in tutti i casi di diritto famigliare ai coniugi, ai figli, ai parenti ed agli eredi, attraverso lo studio approfondito delle loro necessità legali, la predisposizione dei relativi atti giudiziari e la partecipazione diretta alle relative udienze, il tutto per la più tempestiva ed adeguata tutela dei loro interessi in ogni sede giudiziaria di competenza.

  • Con riguardo alla tutela dei diritti degli individui nella famiglia lo studio avvocato Sergio Armaroli divorzista Bologna si occupa di:

  • Separazione consensuale.

  • Separazione giudiziale.

  • Modifica delle condizioni di separazione.

  • Divorzio congiunto.

  • Divorzio contenzioso.

  • Modifica delle condizioni di divorzio.

  • Affidamento e mantenimento dei figli.

  • Protezione e tutela del minore.

  • Amministrazione e cura dei beni del minore.

  • Riconoscimento di minori.

  • Disconoscimento di minori.

  • Violazione degli obblighi di assistenza familiare.

L’avvocato familiarista dovrà inoltre essere costantemente aggiornato sulle novità legislative e giurisprudenziali in tema di famiglia ma anche di diritto processuale ed internazionale. La separazione (CC artt. 150 e ss.) non pone fine al matrimonio, né fa venir meno lo status giuridico di coniuge. La separazione incide solo su alcuni effetti propri del matrimonio (cessano gli obblighi di fedeltà e di coabitazione, si scioglie la comunione legale dei beni, ). La separazione, a differenza del divorzio, ha inoltre carattere transitorio Quanti di voi si saranno detti: “Se l’avessi saputo prima di sposarmi….”, o chiesti: “Cosa mi aspetta se mi separo?”

La separazione legale può essere consensuale o congiunta, quando c’è accordo dei coniugi su tutte le condizioni. È giudiziale, quando non c’è accordo sulle condizioni e può essere presentata anche da un solo coniuge.

Le condizioni riguardano:

  • il consenso alla separazione/divorzio

  • la scelta del coniuge presso il quale sarà fissata la residenza dei figli minori

  • il calendario delle visite per il genitore non convivente, considerati anche i periodi di vacanza e le festività

  • l’assegnazione della casa coniugale

  • il contributo economico mensile o periodico, rivalutabile anno per anno secondo gli indici ISTAT

L’accordo dovrà infatti regolamentare gli effetti tipici della separazione, quali l’affidamento della prole (affidamento condiviso o, solo in casi eccezionali, affidamento monogenitorale), il mantenimento dei figli, l’assegnazione della casa coniugale, l’assegno di mantenimento a favore di un coniuge (ove sussistano i presupposti).

Nelle condizioni possono essere altresì inserite clausole relative al trasferimento dei beni da un coniuge all’altro, ivi compresi beni immobili, l’assunzione di obbligazioni per disciplinare i rapporti tra le parti o per adempiere all’obbligazione di mantenimento, lo scioglimento della comunione e/o la divisione del patrimonio comune. L’accordo di separazione dei coniugi dovrà essere omologato dal Tribunale.

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Attraverso l’assistenza legale dell’avvocato matrimonialista SERGIO ARMAROLI DI BOLOGNA  è possibile superare tali controversie in modo chiaro ed efficace e comprendere quale strada percorrere per chi decide di porre fine alla propria unione mediante una separazione consensuale o giudiziale o la negoziazione assistita.  Attraverso l’assistenza legale dell’avvocato matrimonialista SERGIO ARMAROLI DI BOLOGNA  mette a disposizione la sua profonda conoscenza della legge a tutti coloro che si trovano ad affrontare questioni legali concernenti la loro famiglia, che si tratti dell’affidamento o dell’adozione di un minore, dell’attribuzione o del disconoscimento di paternità, o delle problematiche relative allo scioglimento di un vincolo coniugale, dai rapporti patrimoniali all’affidamento dei figli. Inoltre, forniamo consulenza e assistenza per tutte le questioni relative alle donazioni all’interno della famiglia, tra coniugi, ai figli o in riguardo di matrimonio, e quelle riguardanti la successione, legittima o testamentaria. La separazione consensuale è la via più breve per la soluzione delle problematiche connesse alla crisi del rapporto coniugale. avvocato matrimonialista SERGIO ARMAROLI DI BOLOGNA Trattasi di un accordo sottoscritto dai coniugi in merito alle questioni principali che vanno regolate all’atto della separazione: assegnazione casa coniugale, affidamento dei figli minori, assegno di mantenimento al coniuge e ai figli. Tale accordo viene depositato in Tribunale e nell’arco circa di quattro mesi si ottiene l’omologa, se ed in quanto l’accordo è conforme alla legge. Se i coniugi non raggiungono un accordo, è necessario incardinare un procedimento contenzioso che è la separazione giudiziale i cui tempi e costi sono considerevolmente superiori.

DIVORZIO BREVE  avvocato matrimonialista SERGIO ARMAROLI DI BOLOGNA

  Con la riforma sul divorzio breve, si è voluto dunque ridurre le tempistiche per lo scioglimento del vincolo matrimoniale, ma non è stato compiuto il passo decisivo di eliminare la fase intermedia della separazione dei coniugi per giungere all’immediato scioglimento del matrimonio. L’art. 1 della nuova legge modifica l’art. 3 comma 1 lett. b n. 2 della Legge n. 898/1970, disciplinante i casi di scioglimento del matrimonio. Il cambiamento più significativo riguarda proprio la riduzione dei tempi necessari per ottenere il divorzio (e, di conseguenza, anche delle spese correlate): non più 3 anni; si potrà divorziare in un lasso di tempo da 6 mesi ad 1 anno. In assenza di complicazioni, Se c’è stata una separazione giudiziale: riduce da tre anni a dodici mesi la durata minima del periodo di separazione ininterrotta dei coniugi che legittima la domanda di divorzio; fa decorrere tale termine – come attualmente già previsto – dalla comparsa dei coniugi davanti al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale. Se c’è stata una  separazione consensuale: riduce a sei mesi la durata del periodo di separazione ininterrotta dei coniugi che permette la proposizione della domanda di divorzio; riferisce il termine più breve anche alle separazioni che, inizialmente contenziose, si trasformano in consensuali; fa decorrere tale termine anche in tal caso dalla comparsa dei coniugi davanti al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale. La separazione e il divorzio possono essere consensuali o giudiziali, a seconda che i coniugi trovino o meno un accordo sulle condizioni, aventi ad oggetto, in particolare, l’affidamento dei figli ed il loro mantenimento, l’assegnazione della casa familiare e l’eventuale diritto al mantenimento del coniuge economicamente più debole.

AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA

Le controversie di diritto di famiglia costituiscono materia particolarmente delicata, poiché strettamente connesse agli aspetti più importanti della vita di ciascun individuo e, pertanto, devono essere trattate da professionisti esperti

AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA

La legge 20 maggio 2016 n° 76 regola la disciplina della convivenza e delle unioni civili. Il riconoscimento della parità tra figli nati all’interno del matrimonio a quelli nati al di fuori del medesimo, rende il ricorso alla tutela giuridica sempre più frequente. Si persegue –preferibilmente- il raggiungimento di condizioni consensuali ed elastiche tra le Parti, in modo da garantire ai coniugi la serenità relazionale nei rapporti reciproci, e nei riguardi dei figli anche dopo la rottura dell’unione. In caso di necessità, anche attraverso la consulenza del penalista di Studio, sono esperite le azioni adeguate a prevenire violenze, stalking, prevaricazioni e molestie.  

Ecco alcune delle tematiche che potrai approfondire presso il nostro Studio:

  • La separazione consensuale
  • La separazione giudiziale con o senza addebito
  • Il divorzio congiunto
  • Il divorzio giudiziale
  • Separazione e divorzio con negoziazione assistita (davanti all’Avvocato e senza Tribunale)
  • Modifica delle condizioni di separazione e divorzio
  • Separazione e divorzio in caso di coniuge irreperibile

  Lo studio dell’Avvocato Sergio Armaroli AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA  offre assistenza legale per la difesa in tutti i gradi di giudizio nelle controversie in materia familiare, a tutela dei soggetti più deboli, La separazione consensuale si fonda sull’accordo dei coniugi su alcuni elementi fondamentali della divisione; essi sono, tra gli altri, l’assegnazione della casa coniugale, la quantificazione dell’assegno di mantenimento del coniuge (ove previsto) e dell’assegno di mantenimento dei figli, l’affidamento della prole, la spartizione dei beni comuni tra i coniugi. Rientrano in tale ambito: AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA Scioglimento della convivenza “more uxorio” n tutti i casi di “coppia di fatto”, in assenza quindi del vincolo matrimoniale, a meno che non ci si accordi consensualmente sulle condizioni di separazione (quali ad esempio scioglimento di comunioni immobiliari, suddivisione dei beni in comune, ad esempio immobili in comproprietà, conto corrente, etc) è consentito ricorrere al Tribunale solo per disciplinare l’affidamento, collocamento e mantenimento dei figli.

  • AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA
  • AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA Affidamento dei minori o incapaci
  • AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA Riconoscimento e Disconoscimento di Paternità
  • AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA Assegnazione degli alimenti: per chi è in stato di bisogno e non riesci a provvedervi
  • AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA- Assegnazione della casa familiare: in caso di separazione o divorzio
  • AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA Affidamento dei figli e Tutela dei diritti dei minori: per famiglie legittime o di fatto
  • Provvedimenti d’urgenza contro abusi familiari
  • ED INOLTRE L’AVVOCATO DIRITTO DI FAMIGLIA BOLOGNA TRATTA
  • 1) ricorsi per la separazione consensualedei coniugi;
  • 2) separazione con negoziazione assistita(c.d. separazione davanti all’Avvocato, senza ricorso in Tribunale);

3) ricorsi per la separazione giudiziale dei coniugi; Sono i casi in cui i coniugi hanno entrambi la volontà di separarsi ovvero si sono resi conto che non risulta possibile continuare nel rapporto matrimoniale anche per il bene dei figli, oltre che delle parti stesse. In questi casi le parti possono rivolgersi entrambi ad un unico avvocato che provvederà a stimolare la riflessione su quegli elementi da risolvere prima di predisporre il ricorso per separazione, ovvero a puntualizzare in una scrittura privata gli accordi raggiunti o a suggerire accordi opportuni caso per caso. Ovviamente un ricorso per separazione consensuale congiunto riduce i costi per le parti e i tempi di raggiungimento dell’accordo.

  • 4) ricorsi per l’ottenimento del divorzio congiunto(scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario);
  • Che cos’è Il divorzio breve, veloce, sprint? Il divorzio breve è una nuova procedurainaugurata insieme alla separazione breve, che permette ai coniugi che intendono far cessare o sciogliere gli effetti civili del matrimonio o che hanno una separazione in corso di chiederlo in tempi velocissimi. Ossia, si passa dai consueti 3 anni a 12 mesi per le separazioni giudiziali e 6 mesi per le separazioni consensuali, a patto però che l’atto non sia più impugnabile.

5) divorzio con negoziazione assistita (c.d. divorzio davanti all’Avvocato, senza ricorso in Tribunale); l divorzio stabilisce lo scioglimento del matrimonio civile o la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario. La pronuncia del divorzio non incide, però, sul sacramento religioso. Col divorzio congiunto le parti stabiliscono consensualmente di adire, il Tribunale nella sede competente, per la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario o lo scioglimento del matrimonio civile, nonché per tutti i patti accessori e precisamente: assegnazione della casa coniugaleaffidamento dei figli minorenni e la allocazione degli stessi, assegno di mantenimento per i figli minorenni o per i figli maggiorenni non economicamente autosufficienti ed eventualmente assegno al coniuge economicamente più debole.

  • 6) ricorsi per l’ottenimento del divorzio giudiziale(scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario);
  • 7) ricorsi congiunti o giudiziali per la modifica delle condizioni di separazione o di divorzio;
  • 8) assistenza e consulenza legalenel diritto di famiglia e mediazione familiare;

AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA   ASSEGNO DIVORZIO   Nel maggio 2017 affermando nuovi princìpi di diritto ai quali i giudici devono attenersi non solo quando pronunciano il divorzio, ma anche quando sono chiamati a pronunciarsi sulla modifica dell’assegno di divorzio già fissato. CHIEDI UN CONSULTO ALL’ AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA La Corte chiarisce che devono considerarsi indici dell’indipendenza economica del coniuge: 1) il possesso di redditi derivanti da qualsiasi fonte; 2) il possesso di beni mobiliari e immobiliari; 3) le capacità e le possibilità effettive di lavoro, in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro; 4) la stabile disponibilità di una casa di abitazione.      

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la-differenza-divorzio-separazione-spiegata-un-avvocato-matrimonialista-bologna/divorzio e separazione spiegata da un avvocato matrimonialista di La differenza tra divorzio e separazione spiegata da un avvocato matrimonialista

Cosa cambia per l’assistenza materiale

Con l’aiuto di un avvocato matrimonialista di Bologna si può scoprire anche quali sono i cambiamenti che intervengono sotto il profilo dell’assistenza materiale, che consiste – in sostanza – nella necessità di provvedere ai bisogni dell’altro partner nel caso in cui egli non sia in grado di occuparsene in maniera autonoma. Tale obbligo, per altro, in alcune circostanze si mantiene tale anche in seguito a un divorzio, così che un coniuge è tenuto a fornire all’altro un assegno per il suo mantenimento.

Separazione e divorzio: le differenze

Riassumendo, la separazione corrisponde alla sospensione degli effetti del matrimonio, fermo restando che il rapporto matrimoniale non deve essere considerato concluso. La separazione legale può essere di tipo giudiziale o di tipo consensuale: nel primo caso viene ottenuta solo tramite una sentenza del giudice, che si rende necessaria poiché i coniugi non sono in grado di giungere a un accordo comune, mentre nel secondo caso è il frutto di un accordo tra marito e moglie, così che al giudice spetta semplicemente fornire la convalida. Una terza possibilità è rappresentata dalla separazione di fatto, che si concretizza nel momento in cui un coniuge si allontana da casa, o d’accordo con l’altro o di sua volontà. La separazione può essere ritenuta anche una fase di transizione che precede un divorzio definitivo, anche se non per forza: è sempre contemplata, infatti, la possibilità che i coniugi giungano a una riconciliazione.

Il divorzio e gli effetti sul matrimonio

Che si scelga un avvocato matrimonialista di Bologna o di qualsiasi altra città, un divorzio ha degli effetti sul matrimonio ben precisi: il principale è che proprio gli effetti del matrimonio cessano. Al di là del gioco di parole, ciò vuol dire che il matrimonio si scioglie – se si è trattato di un matrimonio celebrato con rito civile – o vede cessare i suoi effetti civili – se si è trattato di un matrimonio celebrato con rito religioso, sia esso cattolico o di un’altra religione riconosciuta a livello statale – e i suoi effetti svaniscono sia sotto il profilo patrimoniale che sotto il profilo personale. Una volta che il divorzio è diventato effettivo, gli ex coniugi hanno la possibilità di sposarsi di nuovo. Nel caso di nuove nozze, se a favore di uno dei coniugi era stato disposto dal giudice un assegno divorzile, quello che è tenuto a versare i soldi ha la possibilità di chiedere di essere autorizzato a interrompere il versamento in questione. Affinché il divorzio possa essere richiesto e concesso, occorre che siano passati almeno tre anni dalla pronuncia della separazione legale (eccezion fatta per i casi di divorzio breve), che tra marito e moglie sia venuta meno l’affectio coniugalis (cioè la comunione spirituale e morale) e che i due coniugi non vivano più nella stessa abitazione. Il divorzio, pertanto, è definitivo, a differenza della separazione che è solo temporanea. Lo status di coniuge sparisce con il divorzio, e la donna non ha più il cognome di quello che è diventato ex marito. Il divorzio, infine, rende definitivi i cambiamenti relativi alla situazione patrimoniale dei coniugi innescati dalla separazione.

SEPARARSI? Credimi per quanto tu possa leggere e pensare non è una cosa

Semplice non lo è affatto!!

Il diritto di famiglia è una delle tematiche più delicate della giurisprudenza poichè deve tener conto anche degli aspetti morali, oltre che di quelli giudiziali, sia in caso di separazioni e divorzi che in cause per l’affidamento dei figli minori .

Questo non vuol dire che la separazione marito moglie sia  impossibile ma occorre veramente un impegno da parte di entrambi i coniugi per risolvere una separazione in modo particolare quando vi sono figli!!

Quando si intende avviare una pratica per la separazione coniugale, è bene tener presente le molteplici implicazioni di carattere personale e patrimoniale che occorre affrontare.

Se la coppia ha figli, occorrerà prevederne il regime di affidamento e la collocazione, regolamentare i rapporti con entrambi i genitori e stabilire l’entità dell’assegno di contributo al mantenimento. Misure che dovranno privilegiare l’interesse dei minori, affinché sui figli non ricada in modo traumatico il peso della separazione.

Chi deve affrontare  una separazione ha bisogno di un supporto cotante di un avvocato che spieghi i vari passi i vari diritti e i doveri!!

Doveri nella separazione, sono molti, in modo particolare verso i figli, e se il coniuge non è autosufficente verso lo stesso coniuge!!

Con la separazione e il divorzio viene spazzata via una vita insieme!!

Già con  la separazione il coniuge puo’ avere altre relazioni, (oddio anche prima ) ma avere altra relazione quando si è separati non costituisce violazione ai doveri coniugali, che hanno al loro interno il cd dovere di fedelta’,  anche se oggi è molto attenuato, tanto che vi sono proposte in tal senso.

Diritto di famiglia

Separazioni, divorzi, negoziazione assistita e divorzio breve, modifica delle condizioni di separazione e divorzio, regolamentazione rapporti tra conviventi, affido condiviso, contratti di convivenza, recupero assegni di mantenimento, azioni di riconoscimento e disconoscimento di paternità, tutela dei nonni, risarcimento del danno endofamiliare, ordine di protezione contro gli abusi familiari e allontanamento, etc

Nonostante la figura dell’avvocato matrimonialista

 sia sovente associata ai casi di separazione coniugale e divorzio, in realtà egli è un esperto di diritto di famiglia e diritto dei minori che presta la propria assistenza in una vasta varietà di casi riconducibili a specifiche problematiche della vita matrimoniale.

In particolare, l’avvocato matrimonialista si occupa di:

• avvocato matrimonialista Bologna separazioni e divorzi mediazione familiare • avvocato matrimonialista Bologna separazioni e divorzi consulenza in tema di regime patrimoniale all’interno del matrimonio • avvocato matrimonialista Bologna separazioni e divorzi unioni civili • avvocato matrimonialista Bologna separazioni e divorzi adozioni • avvocato matrimonialista Bologna separazioni e divorzi negoziazione assistita

  • La determinazione dell’assegno di mantenimento per il coniuge
  • La determinazione dell’assegno di mantenimento per i figli
  • Gli accordi relativi all’affidamento dei figli
  • L’assegnazione dell’abitazione precedentemente adibita a casa coniugale
  • L’individuazione dei beni mobili e immobili in regime di comunione o separazione
  • L’eventuale revisione delle condizioni di separazione e divorzio

La differenza tra divorzio e separazione spiegata da un avvocato matrimonialista di Bologna

Chi è l’Avvocato divorzista, matrimonialista o familista?

Ad occuparsi di diritto di famiglia con particolare attenzione alla fine dei matrimoni sono diverse figure note ai più come avvocati matrimonialisti o avvocati divorzisti,

 

Ma chi è l’Avvocato matrimonialista? L’Avvocato matrimonialista (o divorzista) è un Legale specializzato in diritto di famiglia che si occupa di illustrare a uno dei due coniugi o a entrambi i coniugi i rispettivi diritti e doveri, eventualmente prospettando loro le possibili soluzioni legali nel caso in cui la coppia decida di porre fine all’unione matrimoniale.

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Consulenza Legale per Separazione e Divorzio a Bologna

L’Avv. SERGIO ARMAROLI MATRIMONIALISTA BOLOGNA di Bologna fornisce Consulenza legale per la separazione consensuale e giudiziale, e per il divorzio. Contattaci per maggiori info. Avvocati per separazioni e divorzi bologna, separazione bologna … L’avvocato Sergio Armaroli si occupa in prevalenza di diritto di famiglia, separazione, divorzio, Avvocati esperti in Separazione e Divorzio nella provincia di Bologna … Avvocati esperti in Separazione e Divorzio nella città di Bologna …  

Consulenza Legale per Separazione e Divorzio a Bologna Studio Legale Avvocato BOLOGNA Matrimonialista Separazioni e … Avvocato divorzista a Bologna –Sergio Armaroli | Separazione … Diritto di Famiglia. L’avvocato Sergio Armaroli si occupa in prevalenza di diritto di famiglia, separazione, divorzio, affidamento dei figli ed altre controversie afferenti la sfera familiare. Elevata competenza ed esperienza pluriennale si accompagnano ad una particolare attenzione alla persona ed al rispetto della privacy. Avvocati per separazioni e divorzi bologna, separazione bologna … Avvocato matrimonialista divorzio bologna Lo Studio Legale dell’avv. Sergio Armaroli sito a Bologna è specializzato nella tutela della famiglia, della persona e dei soggetti deboli. Offriamo assistenza e consulenza mirata all’individuazione delle soluzioni migliori per la risoluzione dei conflitti, ricercando la strategia più idonea a risolvere i problemi di coppia avvocato matrimonialista separazione bologna – Sergio Armaroli La particolarità e la delicatezza degli interessi coinvolti, non solo patrimoniali ma anche di natura personale, richiedono cura e attenzione speciali: a Bologna, … Lo Studio privilegia la ricerca dell’accordo tra le parti, ove possibile, anche facendo ricorso a tecniche di diritto collaborativo, negoziazione e mediazione per Separazione e divorzio | Avvocato a Bologna – Avvocato Sergio Armaroli Nella pratica, il giudizio di separazione consensuale si risolve in un’UNICA UDIENZA che generalmente viene fissata nell’arco di qualche mese dal Presidente del Tribunale davanti al quale i coniugi compaiono per sottoscrivere le condizioni di separazione concordate: dopo tale udienza, il Tribunale omologa l’accordo Avvocati Per Separazione – Cerca Avvocati Per Separazione‎ Consulenza Legale per Separazione e Divorzio a Bologna Lo Studio Legale Sergio Armaroli di Bologna eprovincia pone al primo posto la cura e l’attenzione per il Cliente e garantisce puntualità e precisione nell’esercizio della professione. Lo Studio. Lo studio dell’Avv. Sergio Armaroli si trova a Bologna ed opera nei vari settori del diritto di famiglia (separazione consensuale e giudiziale, divorzio, … Il mio Studio Legale si contraddistingue per la massima professionalità Diritto di Famiglia. L’avvocato Sergio Armaroli si occupa ì di diritto di famiglia, separazione, divorzio, affidamento dei figli ed altre controversie afferenti la sfera familiare. Elevata competenza ed esperienza pluriennale si accompagnano ad una particolare attenzione alla persona ed al rispetto della privacy. Avvocati per separazioni e divorzi bologna, separazione bologna Studio Legale a Bologna, Avvocato Matrimonialista per separazione e divorzio – Bologna. Avvocato per separazione a Bologna – Separazione … Avvocato Sergio Armaroli è la soluzione veloce per trovare l’Avvocato che segua la tua pratica di separazione a Bologna e Provincia. Avvocato matrimonialista divorzio bologna Offriamo assistenza e consulenza mirata all’individuazione delle soluzioni migliori per la risoluzione dei conflitti, ricercando la strategia più idonea a risolvere i … Tutto; Affidamento dei figli; alienazione genitoriale; Amministrazione di sostegno; assegno di divorzio; assegno di separazione; casa famigliare; Comunione dei Beni [/box]

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Licenziamento-illegittimo-riforma-Fornero

il licenziamento per giustificato motivo soggettivo e oggettivo

Cosa è il  giustificato motivo del licenziamento ?

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Il licenziamento per giustificato motivo può riguardare uno o più lavoratori (licenziamento plurimo).

La nozione di giusta causa la ritroviamo all’interno dell’art.2119 c.c., mentre quella di giustificato motivo nasce all’interno dell’art.3 L.604/1966.

Nel licenziamento per giustificato motivo è necessario un preavviso, secondo i contratti di lavoro, senza il quale il datore di lavoro dovrà pagare al lavoratore la relativa retribuzione.

Il giustificato motivo oggettivo  è configurabile quando esiste un’esplicita necessità dell’impresa ad esempio crisi impresa o chiusura di una unità locale se non si puo’ adibire il lavoratore ad altra unità,

Come si procede

Ai sensi della legge  n. 92/2012 (c.d. Legge Fornero), il legislatore ha ritenuto opportuno prevedere che, nel caso di licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo, il datore di lavoro che abbia alle proprie dipendenze più di quindici lavoratori nella stessa unità produttiva o nello stesso Comune o comunque più di sessanta complessivamente, debba seguire una specifica procedura.


Tale procedura, indicata nel nuovo testo dell’art. 7 della Legge 604/1966, prevede che:
a) il datore di lavoro che ritenga di trovarsi in una delle situazioni che rendono necessario per motivi oggettivi il licenziamento di un lavoratore, prima di formalizzare il recesso dal contratto di lavoro, deve inviare alla Direzione territoriale del lavoro del luogo dove il lavoratore presta la sua opera, e, per conoscenza, al lavoratore , una comunicazione in forma scritta in cui siano indicati:

  • l’intenzione di procedere al licenziamento per motivo oggettivo;

  • gli specifici motivi alla base del licenziamento;

  • le eventuali misure di assistenza alla ricollocazione del lavoratore interessato;

Entro il termine perentorio di sette giorni decorrenti dalla data di ricezione della comunicazione, la Direzione territoriale del lavoro deve convocare le parti (datore e lavoratore), che consiste sostanzialmente in un tentativo di conciliazione, da svolgersi dinanzi alla commissione provinciale di conciliazione prevista dall’articolo 410 del codice di procedura civile.

L’incontro dovrà svolgersi e concludersi entro venti giorni  (di calendario) dal momento in cui la Direzione territoriale del lavoro ha trasmesso la convocazione (salvo, naturalmente, che le parti non ritengano, di comune accordo, di proseguire i contatti nel tentativo di raggiungere un accordo).

Durante l’incontro  datore di lavoro e lavoratore potranno farsi assistere dalle organizzazioni di rappresentanza cui sono iscritte o abbiano conferito mandato, oppure da un componente della rappresentanza sindacale dei lavoratori, ovvero da un avvocato o da un consulente del lavoro.

Al termine dei venti giorni (o del più lungo periodo concordato tra le parti o del periodo di sospensione dovuto a legittimo e documentato impedimento del lavoratore), se non si è trovato un accordo, il datore di lavoro potrà comunicare  il licenziamento al lavoratore nel rispetto delle seguenti condizioni:

  • forma scritta;

  • specificazione dei motivi che lo hanno determinato;

  • rispetto del diritto del lavoratore a prestare il contrattuale periodo di preavviso oppure, in alternativa, a ricevere la relativa indennità sostitutiva.

Tanto il licenziamento quanto le dimissioni saranno comunicate per iscritto.

In attuazione dell’art. 4, comma 17, della legge 28 giugno 2012, n. 92, oltre a quanto previsto dall’Accordo Interconfederale 3 agosto 2012, la convalida delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali può essere validamente effettuata in sede aziendale se il lavoratore è assistito da un componente della rappresentanza sindacale unitaria.

Giustificato motivo soggettivo

Il giustificato motivo soggettivo si differenzia dalla giusta causa in quanto non così grave da consentire il  licenziamento in tronco senza preavviso. Ha anch’esso una motivazione disciplinare, legata all’inadempienza del lavoratore rispetto agli obblighi contrattuali (contratto di riferimento).

Ad esempio una prolungata assenza che l’azienda dimostri di non poter sopportare, avendo necessità di affidare ad altri quelle determinate mansioni.

E’ ammesso il licenziamento per superamento del periodo di comporto (l’arco temporale in cui, in caso di malattia, il lavoratore ha diritto di conservare il posto) scaduta tale finestra, a meno che lo stato di malattia non dipenda dalla violazione di misure di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

Giustificato motivo oggettivo

Il diritto di libertà dell’attività economica privata è sancito dall’art. 41 della Costituzione: quando il datore di lavoro ritiene che per attuare delle modifiche sia necessario licenziare un dipendente ha facoltà di farlo, ma in caso di contestazione dovrà dimostrare il giustificato motivo oggettivo (ad esempio, il reale riassetto dell’azienda).

Spetta all’azienda l’onere della prova: deve dimostrare la sussistenza delle ragioni del licenziamento, il nesso di causalità con il recesso dal rapporto di lavoro, l’impossibilità di ricollocare il dipendente presso un reparto diverse o spostarlo a mansioni diverse rispetto a quelle precedentemente svolte (anche inferiori alle precedenti, se il lavoratore accetta).

In caso di ricorso, il giudice ha l’obbligo di controllare la veridicità delle ragioni addotte ma non può entrare nel merito delle scelte del datore di lavoro, ossia non può opporsi al ridimensionamento o riorganizzazione aziendale.

Se in sede di contestazione il lavoratore si trovi nella possibilità di indicare mansioni che avrebbe potuto ricoprire, spetta al datore di lavoro motivare il mancato riposizionamento.

Se si arriva al contenzioso sul licenziamento?

Se in seguito al ricorso del lavoratore il giudice dichiara illegittimo il licenziamento, il datore di lavoro dovrà applicare la tutela reale o quella obbligatoria.

Nel primo caso sono previsti, in base all’art. 18 della legge 300/1970 (lo Statuto dei Lavoratori), il reintegro nel posto di lavoro e un risarcimento pari alla retribuzione maturata, includendo i contributi dal giorno del licenziamento a quello del reintegro, con un minimo di cinque mensilità.

A seguito delle modifiche all’articolo 18 della riforma del lavoro Monti-Fornero è stata prevista la possibilità di risarcimento senza reintegro nel caso in cui il licenziamento illegittimo sia avvenuto per motivi economici (giustificato motivo oggettivo), previo tentativo di conciliazione obbligatoria.

La riforma prevede anche una discrezionalità (pur limitata) del giudice sull’eventualità del reintegro anche nei casi di licenziamenti disciplinari (per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo): l’alternativa è un’indennità compresa fra le 12 e le 24 mensilità.

Un contratto collettivo prevede di solito determinati episodi che possono condurre al licenziamento per giusta causa:

  • l’insubordinazione nei confronti del capo e il rifiuto, senza dare spiegazioni, di svolgere i propri incarichi;

  • la sottrazione di beni durante lo svolgimento delle proprie attività;

  • il non riprendere il lavoro quando, dopo aver chiesto un permesso per malattia, la visita medica di controllo dichiara il buono stato di salute dell’impiegato;

  • comportamenti penalmente rilevanti, anche al di fuori del lavoro, che facciano perdere la fiducia nel lavoratore;

  • svolgere attività lavorative per conto di terzi, durante un permesso per malattia, che pregiudichino il rientro al lavoro o la guarigione dell’impiegato;

  • comportamenti violenti verso gli altri lavoratori, come le risse;

Il licenziamento

Tutela del lavoratore: reintegrazione o riassunzione

Se il licenziamento viene intimato senza la forma scritta o senza giustificazione, il  giudice lo ritiene illegittimo e lo dichiara inefficace. In questo caso, il datore è soggetto a determinati obblighi verso il lavoratore. La tutela (reale od obbligatoria) accordata al dipendente, licenziato ingiustamente, è diversa a seconda della dimensione dell’azienda.

Quando il giudice del lavoro ordina la reintegrazione?

  • Il giudice ordina la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, prevista dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (modificato dalla Legge n. 108/1990) nei confronti dei datori di lavoro, imprenditori o meno, che occupano:
  •  più di 15 dipendenti (5 se agricoli) in ciascuna unità produttiva: sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo, dove è avvenuto il licenziamento;
  • più di 15 dipendenti (5 se  agricoli) nell’ambito dello stesso Comune, anche se ciascuna unità produttiva non raggiunge il limite;
  • più di 60 dipendenti complessivamente se nell’unità produttiva interessata sono occupati meno di 16 dipendenti.

Cosa  è il  risarcimento a Tutela reintegratoria “piena”

Quando si applica:

  • in tutti i casi di nullità del licenziamento, perché discriminatorio oppure comminato in costanza di matrimonio o in violazione delle tutele previste in materia di maternità o paternità oppure negli altri casi previsti dalla legge;
  • nei casi in cui il licenziamento sia inefficace perché intimato in forma orale.

È bene precisare che essa trova applicazione a prescindere dal numero di lavoratori occupati dal datore di lavoro ed è prevista anche a favore dei dirigenti.

In tali ipotesi, il giudice, dichiarando nullo il licenziamento, ordina al datore di lavoro la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e condanna il datore al risarcimento del danno subito per il periodo successivo al licenziamento e fino alla reintegrazione e al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali per tutto il periodo intercorrente fra il licenziamento e la reintegrazione.

Il risarcimento del danno è rappresentato da un’indennità commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto maturata dal giorno del licenziamento al giorno dell’effettiva reintegrazione e non può in ogni caso essere inferiore alle cinque mensilità (non è invece previsto un limite massimo).

Dall’importo deve essere dedotto quanto eventualmente percepito, nel periodo di estromissione, per lo svolgimento di altre attività lavorative.

Fermo restando tale risarcimento, il lavoratore ha, comunque, la possibilità – entro trenta giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza – di chiedere al datore di lavoro, in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, un’indennità pari a 15 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, la cui richiesta determina la risoluzione del rapporto di lavoro.

QUANDO VIENE APPLICATA QUESTA TUTELA?

Nell’ipotesi  licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo illegittimo per insussistenza del fatto contestato o perché il fatto rientra in una delle condotte punibili con sanzione conservativa sulla base del CCNL applicabile;

se invece abbiamo un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, se il fatto è manifestamente infondato.
Il giudice, annullando il licenziamento, ordina la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e condanna il datore di lavoro al pagamento del risarcimento del danno oltreché al versamento dei contributi previdenziali per tutto il periodo fino alla effettiva reintegrazione.

In questo caso il risarcimento , corrisponde ad una indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione  globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione, dedotto sia ci che il lavoratore ha effettivamente percepito per lo svolgimento di altre attività lavorative, sia ciò che lo stesso avrebbe potuto percepire dedicandosi con diligenza alla ricerca di una nuova occupazione.

La legge fissa un  un limite massimo per il risarcimento, che non può in ogni caso superare un importo pari a dodici mensilità della retribuzione globale di fatto. Anche in tal caso, il lavoratore può optare per l’indennità sostitutiva della reintegra.

QUANDO VI E’ L’OBBLIGO DI RIASSUNZIONE ?

L’obbligo di riassunzione del lavoratore invece, previsto dall’art. 2 L. n. 108/1990 (che ha ampliato l’art. 8 della L. 604), viene ordinato dal giudice nei confronti dei datori di lavoro, imprenditori o meno, che occupano:

  • fino a 15 dipendenti (5 se agricoli) in ciascuna unità produttiva;
  • fino a 60 complessivamente se nell’unità produttiva interessata sono occupati meno di 16 dipendenti.

Giurisprudenza

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Sentenza 24 ottobre 2012 – 15 gennaio 2013, n. 807

(Presidente De Renzis – Relatore Venuti)

Svolgimento del processo

La Corte di Appello di Firenze, con sentenza del 20 febbraio 2009, in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha dichiarato illegittimo il licenziamento intimato dalla società Nencini Laterizi S.p.A. al dipendente K.A., con qualifica di quadro; ha condannato la società a reintegrarlo nel posto di lavoro ed a corrispondergli le retribuzioni globali di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegra, con gli accessori di legge; ha rigettato la domanda di risarcimento dei danni proposta dal lavoratore.



Ha osservato la Corte territoriale che dalle risultanze acquisite, ed in particolare dalla prova testimoniale, non erano emersi elementi tali da giustificare il licenziamento, dovendo viceversa ritenersi che la direzione aziendale, superato il periodo di prova, avendo maturato il convincimento della inadeguatezza del dipendente ai compiti assegnatigli, era da tempo alla ricerca di un pretesto per liberarsi di un lavoratore indesiderato.

Il dipendente era stato privato di alcune mansioni; era oggetto di frequenti rilievi da parte dei superiori; gli era stato reiteratamente e pubblicamente richiesto di dimostrare di aver conseguito la laurea in ingegneria, circostanza questa risultante dalla documentazione prodotta dal dipendente all’atto dell’assunzione.

Nella situazione sopra descritta, lo scontro verbale del 15 novembre 2004, avvenuto tra il lavoratore e il suo diretto superiore, appariva come una comprensibile, seppure censurabile, reazione del primo all’attività di provocazione posta in essere dalla direzione aziendale in suo danno ed in particolare dal predetto superiore.

Quanto alla domanda di risarcimento dei danni, la Corte d’appello rilevava che le prove acquisite non avevano dimostrato la gravità del demansionamento né tanto meno le vessazioni che il lavoratore aveva posto a fondamento di detta domanda.

Per la riforma di tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione la società, sulla base di un solo motivo.

Resiste il lavoratore, proponendo ricorso incidentale in relazione alle domande risarcitorie non accolte. La società ha depositato controricorso al ricorso incidentale.

Motivi della decisione

1. I ricorsi, principale ed incidentale, in quanto proposti avverso la stessa sentenza devono essere riuniti (art. 335 c.p.c.).

2. Con l’unico motivo del ricorso la società ricorrente denunzia omessa e/o insufficiente motivazione circa fatti controversi e decisivi per il giudizio (art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c.).

Deduce che la Corte territoriale:

- non ha indicato le ragioni che l’hanno indotta a ritenere che i comportamenti posti in essere dalla società erano preordinati all’allontanamento del lavoratore dall’azienda;

  • 

- non ha valutato adeguatamente l’episodio verificatosi nell’aprile del 2004 e il grave errore di valutazione commesso in quella circostanza dal dipendente: questi, intervenuto per fronteggiare una fuoriuscita di fumo da un impianto, aveva azionato per errore una valvola che riguardava un diverso impianto, provocando un tardivo blocco dello stesso ed il verificarsi di un getto di vapore che aveva procurato ustioni al viso ad un suo superiore;
  • – non ha considerato il rifiuto reiterato ed immotivato da parte del dipendente di esibire, a seguito di tale incidente, il titolo accademico conseguito;

- ha valutato parzialmente il contenuto delle registrazioni effettuate dal dipendente nel corso dei colloqui avuti con il superiore suddetto, traendone conseguenze non rispondenti alla reale entità dei fatti;
  • – ha erroneamente ritenuto che le frasi ingiuriose pronunciate dal ricorrente nei confronti del suo diretto superiore nel corso della discussione avvenuta nel novembre 2004 non fossero tali da giustificare la sanzione espulsiva, mentre in realtà si era trattato di un comportamento idoneo a ledere il rapporto fiduciario, dovendo peraltro escludersi che l’azienda avesse tenuto nei confronti del lavoratore una attività di provocazione.

3. Con l’unico motivo del ricorso incidentale, denunziando violazione e falsa applicazione degli artt. 2087 e 2103 c.c. (art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.), nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360, primo comma, n. 5 c.p.c.), si censura la sentenza impugnata per avere rigettato la domanda relativa al danno professionale conseguente al demansionamento, nonché quelle relative al danno biologico, esistenziale e alla dignità morale.

Rileva il ricorrente incidentale che dalla prova testimoniale espletata in primo grado è emerso il demansionamento operato dall’azienda nei suoi confronti nonché un disegno consapevolmente persecutorio, che gli hanno procurato uno stato depressivo reattivo, oltre che una lesione della sua dignità.

A fronte di tali elementi, la Corte di merito ha erroneamente rigettato le domande e, pur dando atto che l’azienda aveva posto in essere nei suoi confronti continue pressioni e aperte provocazioni per indurlo alle dimissioni, ha ritenuto che in tali fatti non fossero configurabili vessazioni.

Ciò, ad avviso del ricorrente incidentale, configura una motivazione contraddittoria e comunque insufficiente, nonché una falsa applicazione degli artt. 2087 e 2103 c.c. “per non avere ravvisato demansionamento e violazione dell’obbligo di sicurezza in condotte che viceversa rientrano nel paradigma normativo in questione”.

In relazione alla asserita violazione dei predetti articoli, formula il relativo quesito di diritto.

4. Il ricorso principale non è fondato.

È principio consolidato di questa Corte che in tema di licenziamento per giusta causa, ai fini della proporzionalità fra fatto addebitato e recesso, viene in considerazione ogni comportamento che, per la sua gravità, sia suscettibile di scuotere la fiducia del datore di lavoro e di far ritenere che la continuazione del rapporto si risolva in un pregiudizio per gli scopi aziendali, dovendosi ritenere determinante, a tal fine, l’influenza che sul rapporto di lavoro sia in grado di esercitare il comportamento del lavoratore che, per le sue concrete modalità e per il contesto di riferimento, appaia suscettibile di porre in dubbio la futura correttezza dell’adempimento e denoti una scarsa inclinazione ad attuare diligentemente gli obblighi assunti, conformando il proprio comportamento ai canoni di buona fede e correttezza (cfr., fra le altre, Cass. 22 giugno 2009 n. 14586; Cass. 26 luglio 2010 n. 17514; Cass. 13 febbraio 2012 n. 2013).



La gravità dell’inadempimento deve essere valutata nel rispetto della regola generale della “non scarsa importanza” di cui all’art. 1455 c.c., sicché l’irrogazione della massima sanzione disciplinare risulta giustificata solamente in presenza di un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali, tale cioè da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro per essersi irrimediabilmente incrinato il rapporto di fiducia, da valutarsi in concreto in considerazione della realtà aziendale e delle mansioni svolte (Cass. 10 dicembre 2007 n. 25743).

Inoltre va assegnato rilievo all’intensità dell’elemento intenzionale, al grado di affidamento richiesto dalle mansioni, alle precedenti modalità di attuazione del rapporto, alla durata dello stesso, all’assenza di pregresse sanzioni, alla natura e alla tipologia del rapporto medesimo (Cass. 13 febbraio 2012 n. 2013).

Il giudizio di proporzionalità tra licenziamento disciplinare e addebito contestato è devoluto al giudice di merito, la cui valutazione non è censurabile in sede di legittimità, ove sorretta da motivazione sufficiente e non contraddittoria (Cass. 25 maggio 2012 n. 8293; Cass. 7 aprile 2011 n. 7948; Cass. 15 novembre 2006 n. 24349).

È stato infine precisato da questa Corte che il controllo sulla congruità e sufficienza della motivazione, consentito dall’art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c., non deve risolversi in nuovo giudizio di merito attraverso una autonoma, propria valutazione delle risultanze degli atti di causa, risultando ciò estraneo alla funzione assegnata dall’ordinamento al giudice di legittimità (cfr. Cass. 26 luglio 2010 n. 17514; Cass. 23 febbraio 2009 n. 4369; Cass. 10 dicembre 2007 n. 25743; Cass. 7 giugno 2005 n. 11789).

Nella fattispecie in esame la Corte di merito, con motivazione congrua e priva di vizi logici, dopo aver ricostruito i fatti in base alle risultanze della prova testimoniale, li ha valutati nella loro completezza, sul piano oggettivo e soggettivo alla stregua degli elementi concreti emersi, escludendo che fossero tali da giustificare la sanzione espulsiva.

In particolare ha posto in evidenza che il lavoratore non solo veniva frequentemente fatto oggetto di rilievi in ragione della asserita sua inadeguatezza allo svolgimento dei compiti assegnatigli, alcuni dei quali gli furono sottratti, ma ha rimarcato che pubblicamente e reiteratamente gli venne richiesto di dimostrare il titolo di studio (laurea in ingegneria conseguita all’estero) – evidentemente allo scopo di screditarlo nell’ambiente lavorativo -, ancorché tale titolo fosse stato allegato nel curriculum presentato all’atto dell’assunzione.

Da tutto ciò la Corte territoriale ha argomentato che lo scontro verbale con il diretto superiore, avvenuto nel novembre 2004, fu determinato da una comprensibile, seppure censurabile, reazione del lavoratore, determinata dall’atteggiamento ostile tenuto dall’azienda nei suoi confronti, onde non poteva ritenersi giustificata la sanzione espulsiva comminatagli.

La società ricorrente ha evidenziato una supposta imperizia e/o negligenza del lavoratore in occasione di un episodio avvenuto nell’aprile del 2004, in cui il medesimo, intervenuto per fronteggiare una fuoriuscita di fumo da un impianto, ha azionato per errore una valvola che riguardava un diverso impianto, provocando un tardivo blocco dello stesso ed il verificarsi di un getto di vapore che aveva procurato ustioni al viso ad un suo superiore.

Ha poi richiamato delle registrazioni effettuate dal dipendente nel corso di colloqui avuti con lo stesso superiore.

Tali fatti – per quanto è dato rilevare dagli scritti difensivi delle parti -non risultano oggetto di contestazione disciplinare e quindi non rilevano ai fini del presente giudizio.

5. Anche il ricorso incidentale è infondato.

La Corte territoriale, pur motivando succintamente in ordine al rigetto delle domande relative al demansionamento e ai danni, ha tuttavia dato conto delle ragioni del suo convincimento, richiamando le prove acquisite ed in particolare le deposizioni dei testi escussi.

Ha rilevato al riguardo che, seppure dalle dichiarazioni di tali testi era emerso uno stato di tensione e di disagio per il dipendente nell’ambiente lavorativo, tuttavia, anche per il circoscritto periodo oggetto di prova e la scarsa rilevanza dei fatti emersi, non poteva configurarsi il dedotto demansionamento né tanto meno erano ravvisabili “vessazioni”.

La motivazione appare coerente e non contraddittoria con quanto in precedenza sostenuto dalla stessa Corte, e cioè che l’azienda aveva posto in essere nei confronti del lavoratore provocazioni e pressioni al fine di indurlo alle dimissioni.

Un conto, infatti, è essere provocato o subire sollecitazioni al fine anzidetto, altro conto è ricevere vessazioni, e cioè angherie, soprusi e sopraffazioni, elementi questi che possono integrare la fattispecie del mobbing nel concorso degli altri elementi richiesti.

Quanto poi alla dedotta violazione dell’obbligo di sicurezza (art. 2087 c.c.), non è dato cogliere il senso della censura dal momento che il ricorrente incidentale non ha fornito ulteriori precisazioni o chiarimenti in merito.

Il ricorso incidentale deve pertanto essere respinto.

6. Vanno compensate tra le parti le spese presente giudizio, avuto riguardo al rigetto di entrambi i ricorsi.

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi e li rigetta. Compensa le spese tra le parti.