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SEPARAZIONE RISOLVI SUBITO MARITO MOGLIE CONIUGI BOLOGNA E APPROPRIAZIONE INDEBITA MOBILI “per procurare a se un ingiusto profitto, si appropriava dei mobili facenti parte dell’arredo del salone e della camera da letto della casa coniugaleAFOTOSPOSA

SEPARAZIONE MARITO MOGLIE CONIUGI BOLOGNA E APPROPRIAZIONE INDEBITA MOBILIAMA

 

  1. Separazione: a chi va l’arredo e i mobili della casa? – ì

  2. Come procedere procedere alla divisione dell’arredo e dei mobili presenti nella casa coniugale ?

  3. Quando la coppia di coniugi si separa a chi vanno a finire i mobili e gli arredi come vanno divisi

  4. A chi vanno gli arredi della casa familiare?

  5. La divisione dei beni

  6. La divisione dei beni si attua a seguito dello scioglimento della comunione dei coniugi  si presume che i beni mobili in possesso dei coniugi non siano di proprietà esclusiva

  7. BOLOGNA SEPARAZIONE CONIUGI : BENI MOBILI DIVISI CON ATTO SCRITTO E’ POSSIBILE?

  8. Circa la separazione personale dei coniugi se è vero che l’assegnazione della casa familiare si estende di norma anche a mobili ed arredi, nulla vieta ai coniugi un patto diverso

  9. Circa lo scioglimento della comunione legale tra i coniugi –

  10. ART 195 cod.civ. dispone che nella divisione i coniugi o i loro eredi hanno diritto di prelevare i beni mobili che appartenevano ai coniugi stessi

  11. Quali effetti effetti della separazione legale sui rapporti patrimoniali fra i coniugi

  12. Cosa accade nei rapporti patrimoniali tra coniugi quando interviene una separazione dei coniugi sia di proprietà comune, si potrà richiedere la divisione giudiziale dell’immobile, …

  • Separazione: tutela beni coniugi comunione separazione

La separazione coniugale può essere di natura consensuale o giudiziale.

L’avvocato separazioni e divorzi Bologna mette a disposizione le proprie competenze, offrendo assistenza e consulenza legale ai propri clienti per quel che riguarda ogni problematica afferente i rapporti fra coniugi o conviventi, anche per ciò che concerne la semplice regolamentazione dei reciproci rapporti patrimoniali.

 

La separazione consensuale è certamente la via più semplice da seguire per risolvere le crisi coniugali.

Si parla di separazione consensuale quando i coniugi, assistiti da un legale, giungono a un accordo rispetto alle questioni connesse alla separazione, senza cioè rimettersi alla decisione di un Giudice.

I vantaggi, rispetto alla Separazione Giudiziale, sono notevoli:

  • si risolve in poco tempo,
  • il clima tra i coniugi rimane relativamente sereno,
  • costi sensibilmente ridotti
  • sono i coniugi a decidere ogni aspetto della separazione senza doversi sottoporre alla decisione di un terzo (il Giudice); decisione spesso deludente per entrambi,

Nel malaugurato caso in cui insorga una crisi della coppia, lo Studio presta la propria discreta e pluriennale esperienza nell’assistere le parti nella separazione e nelle procedure di divorzio, sia di natura consensuale che giudiziale, oltreché in tutto quanto concerne l’affidamento di figli minori.

Data la particolarità della materia è opportuno rivolgersi ad un legale esperto. La trattazione di queste pratiche, infatti, oltre a richiedere conoscenze specifiche, necessita di un particolare tatto da parte del Professionista, che sin dai primi colloqui deve essere anche in grado di fornire un adeguato supporto al coniuge o alla coppia.

Lo Studio Legale offre la propria competenza ed assistenza ai propri Clienti in tutto il settore del diritto di famiglia.

In sintesi viene fornita assistenza per:

  • separazione personale dei coniugi, consensuale o giudiziale;
  • divorzio, congiunto o contenzioso;
  • ricorso per la modifica delle condizioni di separazione e/o di divorzio;
  • affidamento dei figli minori, modifica delle condizioni economiche e di visita;
  • problematiche riguardanti figli  nati da genitori non coniugati;
  • riconoscimento e disconoscimento di paternità;
  • interdizioni, inabilitazioni e nomina di amministratore di sostegno.

Il Diritto di Famiglia è quela branca del diritto privato che disciplina i rapporti familiari nella loro accezione più ampia. Il Diritto di Famiglia tratta questioni attinenti ai rapporti tra i coniugi, alla filiazione e/o all’adozione e ai rapporti di parentela e affinità.

Tra le attività svolte dalL’avvocato separazioni e divorzi Bologna troviamo la tutela in fase stragiudiziale e giudiziale dei coniugi, spesso con la trattazione congiunta del conflitto, finalizzata in particolare a trovare le migliori soluzioni nei confronti della famiglia e dei figli minori.

Inoltre lo Studio si occupa di:
• Compravendite patrimoniali nel matrimonio e nella convivenza
• Separazioni dei coniugi
• Divorzio (cessazione degli effetti civili del matrimonio e/o scioglimento del matrimonio)(avvocato divorzista)
• Tutela dei coniugi in relazione agli oneri di Mantenimento
• Negoziazione assistita
• Separazione dei beni
• Tutela e affidamento dei figli

DIVORZIO L’avvocato separazioni e divorzi Bologna

Nel caso della separazione coniugale, le parti (i coniugi) decidono autonomamente e di comune accordo le condizioni economiche/patrimoniali e quelle riguardanti i figli minori (affidamento, diritto di visita, diritto di frequentazione dei nonni materni o paterni, ecc…)

In tal caso i coniugi possono farsi rappresentare anche da un solo avvocato.

Nella separazione di natura giudiziale, invece, ciascun coniuge viene rappresentato da un proprio avvocato e, poiché non vi è accordo sulle condizioni economiche o sull’affidamento dei figli, la decisione viene adottata dal Tribunale.

DIVORZIO L’avvocato separazioni e divorzi Bologna

Con la procedura di divorzio i coniugi, dopo aver ottenuto da almeno tre anni la separazione coniugale, possono procedere allo scioglimento definitivo de proprio vincolo matrimoniale.

Anche in questo caso i coniugi possono decidere di intraprendere una procedura consensuale ovvero giudiziale.

DIVORZIO L’avvocato separazioni e divorzi Bologna

È importante sapere che la Legge 162/2014 ha introdotto la possibilità di raggiungere un accordo negoziale in materia di separazione personale dei coniugi e divorzio nonché in materia di modifica delle condizioni raggiunte nelle rispettive procedure.

 aincidente 10

 

 

SEPARAZIONE MARITO MOGLIE CONIUGI BOLOGNA E APPROPRIAZIONE INDEBITA MOBILI

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE II PENALE

Sentenza 6 dicembre 2012 – 11 marzo 2013, n. 11276(Presidente Cosentino – Relatore De Crescienzo)

Motivi della decisione

A.G., tramite il difensore, ricorre per Cassazione avverso la sentenza 10.11.2011 con la quale la Corte d’Appello di Caltanissetta, confermando la decisione 6.10.2010 del Tribunale, l’ha condannata alla pena di mesi quattro di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali e alla rifusione dei danni in favore della parte civile, siccome responsabile del delitto di cui all’art. 646 c.p., fatto accertato in (omissis).

SEPARAZIONE MARITO MOGLIE CONIUGI BOLOGNA E APPROPRIAZIONE INDEBITA MOBILI "per procurare a se un ingiusto profitto, si appropriava dei mobili facenti parte dell'arredo del salone e della camera da letto della casa coniugale"

SEPARAZIONE MARITO MOGLIE CONIUGI BOLOGNA E APPROPRIAZIONE INDEBITA MOBILI “per procurare a se un ingiusto profitto, si appropriava dei mobili facenti parte dell’arredo del salone e della camera da letto della casa coniugale”

La difesa dell’imputata richiede l’annullamento della decisione impugnata deducendo:

 

p.1.) ex art. 606 1^ comma lett. c) c.p.p. la violazione dell’art. 124 c.p., perché la parte offesa ha esercitato il diritto di querela (proposta il 6.9.2005) oltre i termini di legge, sostenendo che la medesima avrebbe avuto cognizione del reato in data (…).

 

p.2.) ex art. 606 1^ comma lett. b) c.p.p. la violazione degli artt. 157, 158 c.p. e 531 c.p.p., perché la Corte d’Appello non ha riconosciuto che il reato ascritto all’imputata è estinto per prescrizione. Sul punto la difesa sostiene non essere provato che il reato sia stato commesso il giorno (…) (giorno dell’accertamento del fatto), potendosi far risalire la condotta in epoca prossima all’11.4.2003, data della sentenza con la quale veniva definitivamente assegnata alla persona offesa la casa coniugale e il suo contenuto.

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La difesa conclude che nella incertezza della data del commesso reato, la Corte territoriale avrebbe dovuto riferire il fatti alla data più risalente, in attuazione del principio del favor rei.

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Nel corso dell’udienza si costituiva la parte civile che depositava le proprie conclusioni scritte.

Ritenuto in diritto

La A.G. è stata sottoposta a procedimento penale per il delitto di cui all’art. 646 c.p., perché, , assegnata con sentenza emessa dal tribunale di Caltanissetta l’11.4.2003 al coniuge separato F.S. , nonché di servizi di piatti e da caffè, di batterie da cucina e di elettrodomestici vari (fatto commesso in (omissis)).

Dalla lettura della decisione impugnata si evince che a seguito di un contenzioso civile, che aveva visto il F. (odierna parte offesa del reato) assegnatario dell’abitazione coniugale e del relativo contenuto, lo stesso era stato immesso nel possesso dei beni a seguito di procedura esecutiva svoltasi in data (…). Nel corso dell’atto, eseguito con la presenza dell’Ufficiale giudiziario, il F. aveva modo di constatare la mancanza di mobili e suppellettili. Le suddette circostanze di fatto appaiono pacifiche.

 

In riferimento alla mancanza di mobili e suppellettili, la Corte territoriale ha fatto riferimento alle dichiarazioni rese dal F. , alle dichiarazioni rese dall’avv.to Franca Carapezza (legale del F.) presente al momento della immissione in possesso dei beni assegnati dal Tribunale e al contenuto del Verbale di rilascio e immissione in possesso redatto il 6.9.2005 dall’Ufficiale giudiziario, dal quale la Corte ha desunto che alla suddetta data mancavano i mobili della camera da letto e del salone e che nella cucina si rinvenivano i soli arredi descritti nel verbale medesimo.

 

La Corte territoriale ha quindi svolto una accurata indagine sulla attendibilità della persona offesa, pervenendo a giudizio positivo, sulla scorta anche dei riscontri oggettivi alle sue dichiarazioni.

 

Passando quindi alla disamina delle questioni poste dalla difesa nella presente sede si osserva pertanto quanto segue.

 

In mancanza di qualsivoglia altro ed ulteriore riferimento oggettivo, che non è stato fornito dalla difesa della ricorrente, si deve necessariamente ritenere che il F. è venuto a conoscenza del fatto illecito commesso in suo danno alla data del 6.9.2005, cioè nel giorno in cui, a seguito di atto di immissione nel possesso delle cose assegnate dal Tribunale in sede di separazione, ha avuto modo di prendere visione delle stesse e del contenuto dell’alloggio.

 AFOTOSPOSA

Si deve quindi affermare che solo in data 6.9.2005 la persona offesa è venuta a conoscenza di tutti gli elementi soggettivi ed oggettivi inerenti al fatto illecito. Secondo la costante giurisprudenza di legittimità si deve quindi affermare che è corretta la decisione della Corte d’appello nel punto in cui ha affermato che la querela è stata proposta in modo tempestivo (in data 12.11.2005), perché solo al momento della immissione nel possesso dei propri beni, la persona offesa ha avuto modo di percepire la definitiva volontà dell’imputata di invertire il possesso dei beni, avendoli rimossi dalla loro originaria collocazione e non consegnandoli all’avente diritto. (V. Cass. 24.1.2012 n. 18860). Alla correttezza della decisione della Corte, nell’applicazione della regola di diritto, corrisponde un’insufficienza dell’apparato argomentativo della ricorrente che, lungi dal porre in evidenza questioni di diritto, si limita a formulare considerazioni generiche, in fatto, volte ad una diversa ricostruzione della vicenda, che non può essere presa in considerazione nella presente sede. Il motivo deve quindi essere dichiarato inammissibile.

 

SEPARAZIONE MARITO MOGLIE CONIUGI BOLOGNA E APPROPRIAZIONE INDEBITA MOBILI "per procurare a se un ingiusto profitto, si appropriava dei mobili facenti parte dell'arredo del salone e della camera da letto della casa coniugale"

SEPARAZIONE MARITO MOGLIE CONIUGI BOLOGNA E APPROPRIAZIONE INDEBITA MOBILI “per procurare a se un ingiusto profitto, si appropriava dei mobili facenti parte dell’arredo del salone e della camera da letto della casa coniugale”

Con riferimento al secondo motivo di ricorso, si osserva quanto segue. Il fatto risulta essere commesso il (…), data nella quale può ritenersi consumata la condotta illecita, attraverso un comportamento dell’imputata che si pone in contrasto con l’esercizio dei diritti della persona offesa. Tenuto conto del compimento di atti di interruzione, la prescrizione del reato ascritto all’imputata matura in anni sette e mesi sei. Pertanto il termine di prescrizione del reato si consuma al 6.3.2013.

La Corte d’Appello ha pronunciato la propria sentenza in data 10.11.2011, pertanto non poteva considerare l’estinzione del reato per prescrizione. Alla luce delle suddette considerazioni, si deve ritenere che anche il secondo motivo di ricorso è manifestamente infondato alla luce della ulteriore considerazione per la quale, contrariamente a quanto asserito dalla difesa, dal tenore della imputazione (riportata nella sentenza di primo grado) si evince la data del commesso reato, né diversamente risulta essere stato accertato.

 

Per le suddette ragioni il ricorso deve essere dichiarato inammissibile e la ricorrente va condannata al pagamento delle spese processuali e in via equitativa della somma di Euro 1.000,00 alla Cassa delle Ammende, ravvisandosi nel suo comportamento processuale estremi di responsabilità ex art. 616 c.p.p. La ricorrente va altresì condannata al pagamento delle spese sostenute dalla parte civile nel grado del giudizio che vengono liquidate in Euro 2.000,00 oltre Iva e cpa.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1.000,00 alla Cassa delle Ammende, nonché alla rifusione di quelle sopportate dalla parte civile F.S. , liquidate in Euro 2.000,00 oltre Iva e cpa.

 

 

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE II PENALE

Sentenza 6 dicembre 2012 – 11 marzo 2013, n. 11276(Presidente Cosentino – Relatore De Crescienzo)

Motivi della decisione

A.G., tramite il difensore, ricorre per Cassazione avverso la sentenza 10.11.2011 con la quale la Corte d’Appello di Caltanissetta, confermando la decisione 6.10.2010 del Tribunale, l’ha condannata alla pena di mesi quattro di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali e alla rifusione dei danni in favore della parte civile, siccome responsabile del delitto di cui all’art. 646 c.p., fatto accertato in (omissis).

 

La difesa dell’imputata richiede l’annullamento della decisione impugnata deducendo:

 

p.1.) ex art. 606 1^ comma lett. c) c.p.p. la violazione dell’art. 124 c.p., perché la parte offesa ha esercitato il diritto di querela (proposta il 6.9.2005) oltre i termini di legge, sostenendo che la medesima avrebbe avuto cognizione del reato in data (…).

 

p.2.) ex art. 606 1^ comma lett. b) c.p.p. la violazione degli artt. 157, 158 c.p. e 531 c.p.p., perché la Corte d’Appello non ha riconosciuto che il reato ascritto all’imputata è estinto per prescrizione. Sul punto la difesa sostiene non essere provato che il reato sia stato commesso il giorno (…) (giorno dell’accertamento del fatto), potendosi far risalire la condotta in epoca prossima all’11.4.2003, data della sentenza con la quale veniva definitivamente assegnata alla persona offesa la casa coniugale e il suo contenuto.

 

La difesa conclude che nella incertezza della data del commesso reato, la Corte territoriale avrebbe dovuto riferire il fatti alla data più risalente, in attuazione del principio del favor rei.

Nel corso dell’udienza si costituiva la parte civile che depositava le proprie conclusioni scritte.

Ritenuto in diritto

La A.G. è stata sottoposta a procedimento penale per il delitto di cui all’art. 646 c.p., perché, per procurare a se un ingiusto profitto, si appropriava dei mobili facenti parte dell’arredo del salone e della camera da letto della casa coniugale, assegnata con sentenza emessa dal tribunale di Caltanissetta l’11.4.2003 al coniuge separato F.S. , nonché di servizi di piatti e da caffè, di batterie da cucina e di elettrodomestici vari (fatto commesso in (omissis)).

 

Dalla lettura della decisione impugnata si evince che a seguito di un contenzioso civile, che aveva visto il F. (odierna parte offesa del reato) assegnatario dell’abitazione coniugale e del relativo contenuto, lo stesso era stato immesso nel possesso dei beni a seguito di procedura esecutiva svoltasi in data (…). Nel corso dell’atto, eseguito con la presenza dell’Ufficiale giudiziario, il F. aveva modo di constatare la mancanza di mobili e suppellettili. Le suddette circostanze di fatto appaiono pacifiche.

In riferimento alla mancanza di mobili e suppellettili, la Corte territoriale ha fatto riferimento alle dichiarazioni rese dal F. , alle dichiarazioni rese dall’avv.to Franca Carapezza (legale del F.) presente al momento della immissione in possesso dei beni assegnati dal Tribunale e al contenuto del Verbale di rilascio e immissione in possesso redatto il 6.9.2005 dall’Ufficiale giudiziario, dal quale la Corte ha desunto che alla suddetta data mancavano i mobili della camera da letto e del salone e che nella cucina si rinvenivano i soli arredi descritti nel verbale medesimo.

 

La Corte territoriale ha quindi svolto una accurata indagine sulla attendibilità della persona offesa, pervenendo a giudizio positivo, sulla scorta anche dei riscontri oggettivi alle sue dichiarazioni.

 

Passando quindi alla disamina delle questioni poste dalla difesa nella presente sede si osserva pertanto quanto segue.

 

In mancanza di qualsivoglia altro ed ulteriore riferimento oggettivo, che non è stato fornito dalla difesa della ricorrente, si deve necessariamente ritenere che il F. è venuto a conoscenza del fatto illecito commesso in suo danno alla data del 6.9.2005, cioè nel giorno in cui, a seguito di atto di immissione nel possesso delle cose assegnate dal Tribunale in sede di separazione, ha avuto modo di prendere visione delle stesse e del contenuto dell’alloggio.

 

Si deve quindi affermare che solo in data 6.9.2005 la persona offesa è venuta a conoscenza di tutti gli elementi soggettivi ed oggettivi inerenti al fatto illecito. Secondo la costante giurisprudenza di legittimità si deve quindi affermare che è corretta la decisione della Corte d’appello nel punto in cui ha affermato che la querela è stata proposta in modo tempestivo (in data 12.11.2005), perché solo al momento della immissione nel possesso dei propri beni, la persona offesa ha avuto modo di percepire la definitiva volontà dell’imputata di invertire il possesso dei beni, avendoli rimossi dalla loro originaria collocazione e non consegnandoli all’avente diritto. (V. Cass. 24.1.2012 n. 18860). Alla correttezza della decisione della Corte, nell’applicazione della regola di diritto, corrisponde un’insufficienza dell’apparato argomentativo della ricorrente che, lungi dal porre in evidenza questioni di diritto, si limita a formulare considerazioni generiche, in fatto, volte ad una diversa ricostruzione della vicenda, che non può essere presa in considerazione nella presente sede. Il motivo deve quindi essere dichiarato inammissibile.

Con riferimento al secondo motivo di ricorso, si osserva quanto segue. Il fatto risulta essere commesso il (…), data nella quale può ritenersi consumata la condotta illecita, attraverso un comportamento dell’imputata che si pone in contrasto con l’esercizio dei diritti della persona offesa. Tenuto conto del compimento di atti di interruzione, la prescrizione del reato ascritto all’imputata matura in anni sette e mesi sei. Pertanto il termine di prescrizione del reato si consuma al 6.3.2013.

 

La Corte d’Appello ha pronunciato la propria sentenza in data 10.11.2011, pertanto non poteva considerare l’estinzione del reato per prescrizione. Alla luce delle suddette considerazioni, si deve ritenere che anche il secondo motivo di ricorso è manifestamente infondato alla luce della ulteriore considerazione per la quale, contrariamente a quanto asserito dalla difesa, dal tenore della imputazione (riportata nella sentenza di primo grado) si evince la data del commesso reato, né diversamente risulta essere stato accertato.

 

Per le suddette ragioni il ricorso deve essere dichiarato inammissibile e la ricorrente va condannata al pagamento delle spese processuali e in via equitativa della somma di Euro 1.000,00 alla Cassa delle Ammende, ravvisandosi nel suo comportamento processuale estremi di responsabilità ex art. 616 c.p.p. La ricorrente va altresì condannata al pagamento delle spese sostenute dalla parte civile nel grado del giudizio che vengono liquidate in Euro 2.000,00 oltre Iva e cpa.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1.000,00 alla Cassa delle Ammende, nonché alla rifusione di quelle sopportate dalla parte civile F.S. , liquidate in Euro 2.000,00 oltre Iva e cpa.

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Il Lo Studio dell’avvocato Separazioni e divorzi Bologna ha maturato una significativa esperienza in materia di diritto di famiglia e dei minori sotto tutti i suoi profili (separazioni coniugali e divorzi, accordi matrimoniali e patrimoniali tra coniugi, modifica delle condizioni di separazione e divorzio, adozioni, diritto dei minori), trattando inoltre procedure di interdizione, inabilitazione, amministrazione di sostegno, nomina di tutori e curatori, affidamento e riconoscimento dei figli, ecc. L’attività dello studio legale dell’avvocato Separazioni e divorzi Bologna si concentra in particolare sulle cause di separazione coniugale e divorzio, gestendo e curando ogni pratica o questione relativa a:rapporti patrimoniali tra coniugi; affidamento e mantenimento della prole. Laddove possibile, lo studio dell’avvocato Separazioni e divorzi Bologna tende a percorrere la strada della collaborazione e dell’accordo tra le parti, ricercando un possibile punto di incontro tra i coniugi, nell’ottica di limitare il contenzioso giudiziario e di pervenire ad una soluzione soddisfacente in un arco di tempo accettabile. Separazione consensuale e giudiziale Tramite questa procedura marito e moglie, di comune accordo, decidono di dividersi legalmente concordando le condizioni che regolano la separazione. È necessario proporre ricorso – alla cancelleria del tribunale del luogo di residenza o domicilio di uno dei due ricorrenti –  chiedendo di comparire davanti al presidente del tribunale per ottenere il decreto di omologazione della separazione. Per la delicatezza della procedura e per le importanti conseguenze di tipo patrimoniale e personale (condizioni per l’affidamento e per il mantenimento dei figli minorenni), è spesso consigliabile il supporto di un legale. Dall’11 novembre 2014 è possibile: stipulare una convenzione di negoziazione assistita da almeno un avvocato per ciascun coniuge per la soluzione consensuale di separazione  personale, la cessazione degli effetti civili o scioglimento del matrimonio, la modifica delle condizioni di separazione o divorzio. Nella  negoziazione  assistita le  parti  convengono  di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole una controversia tramite l’assistenza di  avvocati . La convenzione può contenere patti di trasferimento patrimoniale. dell’avvocato Separazioni e divorzi Bologna Divorzio breve a seguito di separazione consensuale La durata del periodo di separazione ininterrotta dai coniugi, che consente di richiedere il divorzio, scende da tre anni a sei mesi in caso di separazione consensuale, indipendentemente dalla presenza di figli. La nuova tempistica risulta valida anche nel caso in cui separazioni, in un primo momento contenziose, diventino consensuali. Il termine per calcolare la durata della separazione decorre dalla comparsa dei coniugi davanti al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale.   studio legale dell’avvocato Separazioni e divorzi Bologna Separazione e Divorzio In questa fase di grande conflittualità, ove i coniugi spesso non riescono a mantenersi lucidi e sereni, è importante affidarsi ad un professionista serio che possa illustrare chiaramente al cliente, in procinto di separarsi, quali diritti e doveri egli abbia nei confronti dell’altro coniuge e dei figli, e di assisterlo sia nella fase pre-giudiziale che in quella giudiziale vera e propria. studio legale dell’avvocato Separazioni e divorzi Bologna La crisi della coppia non sempre sfocia in una separazione giudiziale, che è quella più lunga e tormentata, in quanto è possibile per i coniugi, con l’aiuto e l’assistenza tecnica di un legale, concordare direttamente le condizioni della separazione consensuale, dall’affidamento dei figli all’assegno per il mantenimento (del coniuge e dei figli); in questo modo, i coniugi evitano un giudizio lungo e stressante ed arrivano in tempi brevi alla separazione evitando così situazioni di forte stress e tutelando la serenità di eventuali figli minori coinvolti. Dopo la separazione i coniugi possono chiedere il divorzio che può essere anch’esso consensuale o giudiziale.   Dopo la separazione o anche dopo il divorzio le condizioni economiche dei coniugi possono cambiare tanto da rendere necessaria la modifica delle condizioni stabilite in Tribunale: i professionisti dello Studio sapranno redigere il ricorso piò opportuno per tutelare le esigenze di vita modificate. dell’avvocato Separazioni e divorzi Bologna Divorzio breve a seguito di separazione giudiziale Se la separazione è giudiziale i tempi di separazione ininterrotta tra marito e moglie necessari per richiedere il divorzio scendono da tre anni a dodici mesi. Nuovamente il termine decorre dalla comparsa dei coniugi davanti al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale. dell’avvocato Separazioni e divorzi Bologna Divorzio breve e negoziazione assistita con Avvocato (Legge n. 162/2014 di conversione del D. Legge n. 132/2014) va inserito qui