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Avvocato Matrimonialista a Bologna – Studio Sergio Armaroli • Come scegliere un avvocato matrimonialista – Studio Legale
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Lo Studio dell’avvocato Separazioni e divorzi Bologna  ha maturato una significativa esperienza in materia di diritto di famiglia e dei minori sotto tutti i suoi profili (separazioni coniugali e divorzi, accordi matrimoniali e patrimoniali tra coniugi, modifica delle condizioni di separazione e divorzio, adozioni, diritto dei minori), trattando inoltre procedure di interdizione, inabilitazione, amministrazione di sostegno, nomina di tutori e curatori, affidamento e riconoscimento dei figli, ecc.
L’attività dello studio legale dell’avvocato Separazioni e divorzi Bologna  si concentra in particolare sulle cause di separazione coniugale e divorzio, gestendo e curando ogni pratica o questione relativa a:rapporti patrimoniali tra coniugi; affidamento e mantenimento della prole.
Laddove possibile, lo studio dell’avvocato Separazioni e divorzi Bologna  tende a percorrere la strada della collaborazione e dell’accordo tra le parti, ricercando un possibile punto di incontro tra i coniugi, nell’ottica di limitare il contenzioso giudiziario e di pervenire ad una soluzione soddisfacente in un arco di tempo accettabile.
Separazione consensuale e giudiziale
Tramite questa procedura marito e moglie, di comune accordo, decidono di dividersi legalmente concordando le condizioni che regolano la separazione.
È necessario proporre ricorso – alla cancelleria del tribunale del luogo di residenza o domicilio di uno dei due ricorrenti –  chiedendo di comparire davanti al presidente del tribunale per ottenere il decreto di omologazione della separazione.
Per la delicatezza della procedura e per le importanti conseguenze di tipo patrimoniale e personale (condizioni per l’affidamento e per il mantenimento dei figli minorenni), è spesso consigliabile il supporto di un legale.
Dall’11 novembre 2014 è possibile: stipulare una convenzione di negoziazione assistita da almeno un avvocato per ciascun coniuge per la soluzione consensuale di separazione  personale, la cessazione degli effetti civili o scioglimento del matrimonio, la modifica delle condizioni di separazione o divorzio. Nella  negoziazione  assistita le  parti  convengono  di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole una controversia tramite l’assistenza di  avvocati . La convenzione può contenere patti di trasferimento patrimoniale.
dell’avvocato Separazioni e divorzi Bologna  Divorzio breve a seguito di separazione consensuale
La durata del periodo di separazione ininterrotta dai coniugi, che consente di richiedere il divorzio, scende da tre anni a sei mesi in caso di separazione consensuale, indipendentemente dalla presenza di figli.
La nuova tempistica risulta valida anche nel caso in cui separazioni, in un primo momento contenziose, diventino consensuali. Il termine per calcolare la durata della separazione decorre dalla comparsa dei coniugi davanti al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale.
studio legale dell’avvocato Separazioni e divorzi Bologna  Separazione e Divorzio
In questa fase di grande conflittualità, ove i coniugi spesso non riescono a mantenersi lucidi e sereni, è importante affidarsi ad un professionista serio che possa illustrare chiaramente al cliente, in procinto di separarsi, quali diritti e doveri egli abbia nei confronti dell’altro coniuge e dei figli, e di assisterlo sia nella fase pre-giudiziale che in quella giudiziale vera e propria.
studio legale dell’avvocato Separazioni e divorzi Bologna  La crisi della coppia non sempre sfocia in una separazione giudiziale, che è quella più lunga e tormentata, in quanto è possibile per i coniugi, con l’aiuto e l’assistenza tecnica di un legale, concordare direttamente le condizioni della separazione consensuale, dall’affidamento dei figli all’assegno per il mantenimento (del coniuge e dei figli); in questo modo, i coniugi evitano un giudizio lungo e stressante ed arrivano in tempi brevi alla separazione evitando così situazioni di forte stress e tutelando la serenità di eventuali figli minori coinvolti.
Dopo la separazione i coniugi possono chiedere il divorzio che può essere anch’esso consensuale o giudiziale.
Dopo la separazione o anche dopo il divorzio le condizioni economiche dei coniugi possono cambiare tanto da rendere necessaria la modifica delle condizioni stabilite in Tribunale: i professionisti dello Studio sapranno redigere il ricorso piò opportuno per tutelare le esigenze di vita modificate.
dell’avvocato Separazioni e divorzi Bologna  Divorzio breve a seguito di separazione giudiziale
Se la separazione è giudiziale i tempi di separazione ininterrotta tra marito e moglie necessari per richiedere il divorzio scendono da tre anni a dodici mesi.
Nuovamente il termine decorre dalla comparsa dei coniugi davanti al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale.
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Abbiamo   due tipi di separazione: la separazione consensuale e la separazione giudiziale.

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L’avv. Sergio Armaroli fornisce Consulenza legale per la separazione consensuale e giudiziale, e per il divorzio. Contattaci per maggiori info.

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La separazione giudiziale puo’ essere richiesta da un coniuge anche se l’altro non e’ d’accordo. Per ottenerla e’ indispensabile l’assistenza di un legale.

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La separazione consensuale.

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SEPARAZIONE DOMANDE E RISPOSTE

1)DOMANDA quale differenza c’è tra separazione giudiziale e consensuale?

 

RISPOSTA

Con la separazione consensuale che è molto piu’ agevole economica e veloce i coniugi trovano un accordo sulla separazione, cioè preparano un ricorso congiunto con lo stesso avvocato che contiene le condizioni di separazione quali la casa coniugale a chi va, i figli come vengono affidati e i beni come vanno divisi, e infine circa l’assegno di mantenimento .

La separazione giudiziale è una causa ordinaria e si fa quando i coniugi non trovano l’accordo puo’ durar eanni e spesso è assai costosa .

2)DOMANDA   Dopo quanto tempo dalla separazione si può chiedere il divorzio?

 

RISPOSTA: Il termine di un anno (o di sei mesi in caso di separazione consensuale) di ininterrotta separazione a far tempo dalla comparizione dei coniugi davanti al presidente del tribunale, previsto dall’ articolo 3 n. 2 lett. b), legge n. 898 del 1970, per la proponibilità della domanda di divorzio, decorre dall’udienza presidenziale

 

SEMPRE E COMUNQUE 1

3)DOMANDA Che cosa comporta la dichiarazione di addebito?

RISPOSTA: La Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione, con sentenza n. 13431 del 2008 ha stabilito che “la dichiarazione di addebito della separazione richiede la prova che la irreversibilità della crisi coniugale sia collegabile al comportamento contrario ai doveri nascenti dal matrimonio di uno o di entrambi i coniugi, sussistendo un nesso di causalità fra di esso e il determinarsi dell’intollerabilità della convivenza”.

Con la dichiarazione di addebito il coniuge non puo’ chiedere l’assegno di mantenimento .

  1. Nella separazione giudiziale, la dichiarazione di addebito implica la prova che l’irreversibile crisi coniugale sia ricollegabile esclusivamente al comportamento volontariamente e consapevolmente contrario ai doveri nascenti dal matrimonio di uno o di entrambi i coniugi, ovverosia che sussista un nesso di causalità tra i comportamenti addebitati ed il determinarsi dell’intollerabilità dell’ulteriore convivenza; pertanto, in caso di mancato raggiungimento della prova che il comportamento contrario ai predetti doveri tenuto da uno dei coniugi, o da entrambi, sia stato la causa efficiente del fallimento della convivenza, legittimamente viene pronunciata la separazione senza
  2. ai fini dell’addebitabilità della separazione il Giudice di merito deve accertare se la frattura del rapporto coniugale sia stata provocata dal comportamento oggettivamente trasgressivo di uno o di entrambi i coniugi, e quindi se sussista un rapporto di causalità tra detto comportamento ed il verificarsi dell’intollerabilità dell’ulteriore convivenza, o se piuttosto la violazione dei doveri che l’ 143 c.c.pone a carico dei coniugi sia avvenuta quando era già maturata una situazione di crisi del vincolo coniugale, o per effetto di essa» (Cass. 2012 n. 8862; Cass. 2012 n. 8873; Cass. Sez. I, 2010, n. 21245; Cass. 2001, n. 12130; Cass. Sez. I, 1999, n 7566).

4)DOMANDA E’ possibile secondo la legge abbandonare la casa familiare, senza aver fatto la separazione legale?

RISPOSTA No Nella fase iniziale della crisi di coppia, ovvero quando il rapporto culmina in una rottura insanabile del menage familiare, desta particolare preoccupazione l’allontanamento della casa coniugale con i figli minori, appunto, prima della separazione da parte del padre o della madre. 

Secondo la giurisprudenza, il comportamento “astrattamente” colpevole di uno dei coniugi può dar luogo all’addebito solo se è esso stesso causa della rottura e non piuttosto la conseguenza di una crisi già in atto.

Così, ad esempio, anche il tradimento è stato considerato perdonabile laddove la coppia abbia ormai smesso di avere rapporti e sia ormai divisa oltre che fisicamente anche moralmente. l coniuge che abbandona il tetto coniugale senza una “giusta causa” viola i doveri coniugali ex art. 143 c.c.esponendosi, così, al rischio di vedersi addebitare la separazione, con tutte le conseguenze del caso (si pensi alla perdita del diritto all’assegno di mantenimento).

 

 

5)DOMANDA Una volta iniziata la separazione giudiziale, è possibile trasformarla in consensuale?

RISPOSTA

Assolutamente si in ogni momento, anzi capita molto spesso che in corso di causa i clienti trovino un accordo e trasformino la giudiziale in consensuale

6)DOMANDA  successivamente  la sentenza di separazione giudiziale o l’omologa della separazione consensuale, posso chiedere la modifica delle condizioni di separazione?

 

RISPOSTA: L’art. 155 ter c.c. stabilisce che “i genitori hanno il diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli, l’attribuzione dell’esercizio della potestà su di essi e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità dell’assegno di mantenimento”. Quindi è possibile chieder ela modifica se ricorrono i presupposti

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7)DOMANDA come si stabilisce l’affidamento dei figli all’uno o all’altro genitore?

RISPOSTA secondo l’interesse del minore, tenendo presente che se molto piccoli quasi sempre vanno affidati alla madre

8)DOMANDA Che cosa prevede la legge per il mantenimento dei figli?

RISPOSTA: Sia il padre che la madre secondo le loro possibilità dovranno continuare a provvedere all’educazione e istruzione dei figli: perciò il genitore a cui non sono stati affidati dovrà contribuire economicamente, dando un assegno determinato da suo reddito

 
 
Ad essere oggetto della recente sentenza della Corte di Cassazione (n.13184 20119) è una pronuncia del tribunale di Roma con la quale veniva accolta l’opposizione all’esecuzione del signor G. C. Il tribunale di Roma, riteneva l’opposizione fondata, invalidando pertanto il procedimento esecutivo azionato dalla signora Z., al fine di ottenere la corresponsione degli emolumenti, dovuti dall’ex coniuge a titolo di mantenimento per il figlio in affido.
La Corte di Cassazione, investita della questione in terzo grado, accoglie il ricorso promosso dalla signora Z. cassando la sentenza del Tribunale di Roma. A fondamento del ricorso la signora Z. aveva posto due motivi, l’uno di carattere procedurale, l'altro invece riguardante le norme artt. , 6 e 9 della legge n. 898/1970. Il primo di tali motivi riguardante la procedura di esecuzione veniva rigettato, al contrario il secondo veniva ritenuto fondato portando la Cassazione all’annullamento della sentenza della Corte di merito.
La Corte Suprema poneva a fondamento della propria sentenza, essenzialmente due ordini di motivi. Osservavano i giudici di legittimità, che l’opposizione all’esecuzione non costituisce la sede per proporre un’eccezione concernente l’importo dell’ assegno di mantenimento, infatti proseguono, ancora i Giudici della Corte Suprema di Cassazione, tale eccezione avrebbe potuto proporsi solo, in sede di procedura ex art. 9 della legge n. 898/1970, che regola la modifica delle condizioni di divorzio. La norma prevede che l'importo dell’assegno di mantenimento, possa essere modificato in costanza di giustificati motivi. Pertanto, la proposizione di un’opposizione all’esecuzione e illegittima e conseguentemente nulla la sentenza del Tribunale di Roma, che giunge ad invalidare il procedimento esecutivo.
La Corte Suprema esprime sul punto un interessante principio di diritto. La Corte ritiene, che l’obbligo di mantenimento, non cessi con il raggiungimento della maggiore età ma permanga sino che i genitori non diano la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, oppure che è stato da loro posta nella concreta condizione di poter esser autosufficiente, ma non ne abbia tratto profitto per sua colpa.
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in sede di separazione che di divorzio – gli artt. 155 quater c.c. (applicabile alla fattispecie concreta ratione temporis) e 6, co. 6, della L. n. 898 del 1970, come modificato dall’art. 11 della L. n. 74 del 1987, consentono al giudice di assegnare l’abitazione al coniuge non titolare di un diritto di godimento (reale o personale) sull’immobile, solo se a lui risultino affidati figli minori, ovvero con lui risultino conviventi figli maggiorenni non autosufficienti. Tale ‘ratio’ protettiva, che tutela l’interesse dei figli a permanere nell’ambiente domestico in cui sono cresciuti, non è configurabile, invece, in presenza di figli economicamente autosufficienti, sebbene ancora conviventi, verso i quali non sussiste, invero, proprio in ragione della loro acquisita autonomia ed indipendenza economica, esigenza alcuna di spedale protezione (cfr., ex plurimis, Cass. 5857/2002; 25010/2007; 21334/2013). Devesi – per il vero – considerare, in proposito, che l’assegnazione della casa familiare al coniuge affidatario risponde all’esigenza di tutela degli interessi dei figli, con particolare riferimento alla conservazione del loro ‘habitat’ domestico inteso come centro della vita e degli affetti dei medesimi, con la conseguenza che detta assegnazione non ha più ragion d’essere soltanto se, per vicende sopravvenute, la casa non sia più idonea a svolgere tale essenziale funzione. (Cass. 6706/2000).

La prima, piu’ veloce ed economica è la separazione in cui i coniugi hanno raggiunto da soli, assistiti dai loro avvocati, un accordo sulle condizioni di separazione.

ACHIAMA AFFIDATI

In questo caso, quindi i coniugi trovano un accordo  prima di rivolgersi al Tribunale,

l’accesso agli Uffici giudiziari avviene mediante un ricorso presentato congiuntamente dai due coniugi, con il quale si chiede al Tribunale semplicemente l’approvazione (Omologa) delle condizoni di separazione già concordate.

Il ruolo degli avvocati , che garantiscono che vengano presentate condizioni sempre conformi alla legge e tali quindi da ottenere l’approvazione del Tribunale.

L’accordo consensuale omologato, o la sentenza, stabiliscono a quale dei coniugi sono affidati i figli, unitamente alle condizioni e all’importo relativo al loro mantenimento a carico del coniuge non affidatario.

Per stabilire il coniuge affidatario è irrilevante l’eventuale dichiarazione di addebito, salvo che questa non sia scaturita per cause che riguardino il rapporto con i figli.

In sede di separazione è anche possibile l’affidamento congiunto o alternativo, potendosi applicare analogicamente l’art. 6 della L. 898/70 che disciplina l’affidamento dei figli in caso di divorzio.

Il tribunale stabilisce la misura ed il modo con cui il genitore non affidatario deve contribuire al mantenimento, all’istruzione e all’educazione dei figli, nonché le modalità di esercizio dei suoi diritti nei rapporti con essi.

Il genitore cui sono affidati i figli, salva diversa disposizione del tribunale, ha l’esercizio esclusivo della potestà su di essi; egli deve attenersi alle condizioni determinate dal tribunale. Salvo che non sia diversamente stabilito, le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i genitori. Il genitore cui i figli non siano affidati ha il diritto ed il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e può ricorrere al tribunale quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse.

L’obbligo di mantenere, educare ed istruire i figli nati o adottati durante il matrimonio di cui sia stato pronunciato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili, permane anche nel caso di passaggio a nuove nozze di uno o di entrambi i genitori.

SEPARAZIONE MARITO MOGLIE CONIUGI BOLOGNA E APPROPRIAZIONE INDEBITA MOBILI "per procurare a se un ingiusto profitto, si appropriava dei mobili facenti parte dell'arredo del salone e della camera da letto della casa coniugale"

SEPARAZIONE MARITO MOGLIE CONIUGI BOLOGNA E APPROPRIAZIONE INDEBITA MOBILI “per procurare a se un ingiusto profitto, si appropriava dei mobili facenti parte dell’arredo del salone e della camera da letto della casa coniugale”

Presentato il ricorso, le parti compariranno davanti al Presidente del Tribunale per una sola volta, per firmare un verbale con il quale daranno conferma della loro volontà di separarsi a quelle determinate condizioni, chiedendone l’omologa al Tribunale. La procedura di questo tipo di separazione, in genere, può durare dai 4 ai 6 mesi, salvi i casi in cui la preparazione dell’accordo sulle condizioni richieda più tempo.

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La separazione giudiziale., invece, viene solitamente utilizzato in due casi: quando i coniugi non riescono a trovare un accordo sulle condizioni coem sui figli o sulla casa, o sui conti correnti  e devono pertanto chiedere al Tribunale che sia il Giudice a decidere; e quando uno dei coniugi sia irreperibile o contrario alla separazione. La prima udienza nella separazione giudiziale, detta udienza presidenziale, è prevista al fine di espletare il tentativo di conciliazione, che se ha esito positivo consente di “consensualizzare” la procedura, convertendo il rito, e di chiudere la causa con un verbale di separazione consensuale.

Nei fatti, una separazione giudiziale è una causa ordinaria a tutti gli effetti, con la sola aggiunta della fase conciliativa preliminare.

in quali casi si può chiedere la separazione giudiziale?
Quando la convivenza è divenuta intollerabile ed è dannosa alla educazione dei figli. Ciascun coniuge può anche chiedere che la separazione sia addebitata all’altro per violazione dei doveri che derivano dal matrimonio, cioè fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia e coabitazione.

• Che cosa comporta la dichiarazione di addebito?
Il coniuge a cui viene addebitata la separazione perde il diritto al mantenimento (ma non quello agli alimenti), i diritti sull’eredità del coniuge e quelli sulla sua pensione di riversibilità nel caso in cui non sia beneficiario di un assegno alimentare.

La separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio alla educazione della prole.

Il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio.

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La separazione giudiziale è molto diversa dalla consensuale, in primo luogo occorrono piu’ difensori ,ogni coniuge ne deve aver euno  identica alla separazione consensuale, con l’unica differenza che all’esito della prima udienza, in mancanza di un accordo tra i coniugi, sarà il Giudice dietro richiesta delle parti  ad assumere i provvedimenti provvisori ritenuti opportuni sia in ordine all’affidamento dei figli sia in ordine al mantenimento.

Dopo la prima udienza, la procedura (invece di chiudersi con il Decreto di Omologa, come nella consensuale) prosegue tra memorie e udienze  come una normale causa civile, concludendosi con sentenza, dopo un processo destinato a durare qualche anno.

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Nel caso di specie, l’affido (super)esclusivo alla madre è tanto opportuno quanto necessario per evitare che, anche per questioni fondamentali, la macchina di rappresentanza degli interessi del minore (in una età così tenera: appena 1 anno) sia inibita nel funzionamento, a causa del completo e grave disinteresse del padre per la propria famiglia. Allo stato, inoltre, non può essere data una regolamentazione del diritto di visita dettagliata, poiché l’assenza del padre impedisce di accertare che, come ritenuto dalla madre, la sua persona non sia pericolosa per il minore.

[3]. In ordine ai rapporti economici, va rilevato che il padre del minore risulta avere sua dimora (il luogo dove vive in Londra, anche se non riceve la posta ed ostacola i contatti). E’ anche persona di giovanissima età poiché compirà 23 anni a brevissimo (… 1991). Ne consegue che, valorizzando le potenzialità economiche del padre, deve essere allo stato fissato un obbligo contributivo di euro 250,00 mensili (come richiesti dalla madre). La somma è da intendersi onnicomprensiva con eslcusione delle spese mediche non coperte dal SSN. 

Famiglia – Matrimonio – Separazione personale dei coniugi – Effetti – Assegno di mantenimento – In genere separazione personale dei coniugi – Convivenza more uxorio intrapresa da uno dei due – Cessazione dell’obbligo dell’altro di corrispondere l’assegno di mantenimento – Fondamento – Condizioni.

In tema di separazione personale dei coniugi, la convivenza stabile e continuativa, intrapresa con altra persona, è suscettibile di comportare la cessazione o l’interruzione dell’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento che grava sull’altro, dovendosi presumere che le disponibilità economiche di ciascuno dei conviventi “more uxorio” siano messe in comune nell’interesse del nuovo nucleo familiare; resta salva, peraltro, la facoltà del coniuge richiedente l’assegno di provare che la convivenza di fatto non influisce “in melius” sulle proprie condizioni economiche e che i propri redditi rimangono inadeguati.

Famiglia -ALTEDO MALABERGO  Separazione dei coniugi – Provvedimenti riguardo ai figli – Affido condiviso – Deroga

In tema di separazione dei coniugi, relativamente ai provvedimenti con riguardo ai figli, la scelta dell’affidamento condiviso è prioritaria, così come l’esercizio congiunto della responsabilità genitoriale. Detta regola può essere derogata – come nel caso di specie ove entrambi i coniugi non sono mai riusciti a trovare una autonomia nella gestione della genitorialità – quando la sua applicazione risulta pregiudizievole per l’interesse della minore.

In tema di separazione personale dei coniugi e affidamento della casa familiare, la proposizione della domanda di accertamento del terzo, estraneo alla gestione della crisi della famiglia o della convivenza, non soffre i limiti temporali di proponibilità connessi alle procedure per la gestione di tale crisi, dovendo ritenersi ipotizzabile una contestazione da parte del terzo anche della mancanza originaria dei presupposti per l’assegnazione della casa, come nelle ipotesi di assegnazione in pregiudizio al terzo (ad es. abitazione non adibita a residenza familiare, o simulazione di esigenze di studio di figli maggiorenni). La non riconducibilità dell’azione agli schemi processuali dettati per la revisione delle condizioni di separazione e divorzio determina la possibilità di cumulare oltre alla domanda di accertamento dell’insussistenza originaria o sopravvenuta delle condizioni di assegnazione anche quelle di consegna dell’immobile, di condanna al pagamento dell’indennità di occupazione, ed eventualmente di risarcimento dei danni.

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In tema di revisione delle condizioni economiche della separazione personale, la revoca dell’assegno di mantenimento in favore del coniuge o dei figli non comporta, di per sé, l’accoglimento della contrapposta domanda di automatico aumento delle altre contribuzioni ancora dovute. (Nella specie, la S.C., con riferimento all’assegno di mantenimento in favore del coniuge a seguito della raggiunta indipendenza economica di uno dei figli, ha affermato che, in difetto di prova contraria a cura del coniuge richiedente, deve presumersi che la misura dell’assegno in suo favore corrisponda alle sole necessità di cui all’art. 156 c.c. e non sia stata stabilita considerando anche il concorrente onere del richiedente di contribuire al mantenimento dei figli). Deve escludersi che non possa costituire di per sé presupposto sufficiente per l’attribuzione dell’addebito della separazione la circostanza che l’abuso di bevande alcoliche, da parte di uno dei coniugi, sia iniziato molti anni prima rispetto al ricorso per separazione. In realtà è proprio il protrarsi nel tempo dell’alcolismo, accompagnato al rifiuto di cure, a costituire causa della intollerabilità della convivenza per lo stress psicologico che la dipendenza dall’alcool provoca nelle persone conviventi, per la tendenza all’aggravamento dello stato di dipendenza e delle conseguenze sulla salute fisica e mentale, per il grave deterioramento delle relazione personali, specie quelle più strette, che ne deriva.

TRIBUNALE DI MILANO

SEZIONE IX CIVILE

Ordinanza 20 marzo 2014

Osserva

. In via preliminare, deve rilevarsi che, successivamente all’ordine di rinnovazione, le notifiche verso il convenuto si sono perfezionate regolarmente ai sensi del regolamento europeo 1393/2007. E’ versato in atti il riscontro dell’Ufficio inglese da cui risulta che la notifica si è perfezionata mediante inserimento del plico postale nella cassetta delle lettere del destinatario, secondo l’art. 6.3. del c.p.c. di Inghilterra e Wales.

. Nel merito, non è stato possibile attivare un tentativo di conciliazione per l’assenza del marito dal processo. Rispetto a questi, i documenti in atti (tra cui le denunce ai Carabinieri, del 10 marzo 2013 e lo scambio di conversazioni via chat tra le parti) mettono per ora in luce un profilo del padre inidoneo all’esercizio della responsbailità genitoriale: in primo luogo, si tratta di persona del tutto assente dalla via del figlio, …., nato il … 2013 e che ha lasciato alla madre il carico integrale dei costi di mantenimento ordinario e straordinario; inoltre, si tratta di persona che, nel conflitto con la moglie, risulta avere utilizzato il figlio come «argomento di scambio», minacciando la madre di una sottrazione dove questa non avesse aderito alle richieste del marito. Su questo sfondo, si proiettano le allegazioni della moglie la quale avrebbe anche subito violenze fisiche da parte del congiunto. In questo contesto, è allo stato evidente la necessità di un affidamento monogenitoriale ex art. 337-quater c.c. La lontananza del padre (che vive a Londra), la difficoltà nel comunicare con questi (che, di fatto, si rende irreperibile) e l’atteggiamento tenuto con riguardo a moglie e figlio, suggerisce un affido con competenze genitoriali concentrate in capo alla madre (quello che, a titolo meramente descrittivo, può essere definito come cd. affido supereslcusivo). Si tratta di un modulo di esercizio della responsabilità genitoriale che trova oggi riscontro nell’art. 337-quater comma III c.c.

 

Nel modulo di affidamento monogenitoriale, il genitore cui sono affidati i figli in via esclusiva ha l’esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale su di essi; ciò nonotante, «le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i genitori». L’esercizio concertato della responsabilità genitoriale, in ordine alle scelte più importanti (salute, educazione, istruzione, residenza abituale) può però trovare deroga giudiziale (“salvo che non sia diversamente stabilito”). Si tratta, in questi casi, si rimettere al genitore affidatario anche l’esercizio in via esclusiva della responsabilità genitoriale con riguardo alle questioni fondamentali. Questa concentrazione di genitorialità in capo a uno solo dei genitori non rappresenta, ovviamente, un provvedimento che incide sulla titolarità della responsabilità genitoriale, modificandone solo l’esercizio. Il genitore cui i figli non sono affidati ha, peraltro, sempre il diritto ed il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e può ricorrere al giudice quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse (art. 337-quater ultimo comma c.c.). Nel caso di specie, l’affido (super)esclusivo alla madre è tanto opportuno quanto necessario per evitare che, anche per questioni fondamentali, la macchina di rappresentanza degli interessi del minore (in una età così tenera: appena 1 anno) sia inibita nel funzionamento, a causa del completo e grave disinteresse del padre per la propria famiglia. Allo stato, inoltre, non può essere data una regolamentazione del diritto di visita dettagliata, poiché l’assenza del padre impedisce di accertare che, come ritenuto dalla madre, la sua persona non sia pericolosa per il minore.

. In ordine ai rapporti economici, va rilevato che il padre del minore risulta avere sua dimora (il luogo dove vive in Londra, anche se non riceve la posta ed ostacola i contatti). E’ anche persona di giovanissima età poiché compirà 23 anni a brevissimo (… 1991). Ne consegue che, valorizzando le potenzialità economiche del padre, deve essere allo stato fissato un obbligo contributivo di euro 250,00 mensili (come richiesti dalla madre). La somma è da intendersi onnicomprensiva con eslcusione delle spese mediche non coperte dal SSN. 

Il Tribunale

letto ed applicato l’art. 708 c.p.c.

Autorizza i coniugi a vivere separatamente, con facoltà di interrompere la coabitazione, ma pur sempre con l’obbligo del reciproco rispetto. Ricorda ai coniugi che, anche in caso di separazione personale dei genitori, la prole ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Affida il figlio minore … (nato il … 2013) in modo esclusivo alla madre. … avrà residenza abituale con la madre, in … alla via .. e collocamento prevalente con la stessa. Le decisioni di maggiore interesse per la prole relative all’istruzione, all’educazione, alla salute e alla scelta della residenza abituale del minore potranno essere dalla madre in via esclusiva, tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli.

AS3AFOTOGRAFICA1Dispone che .. provveda al mantenimento del figlio in via indiretta, mediante versamento alla madre, dell’importo di euro 250,00 mensili, da versarsi in via anticipata entro il giorno 5 di ogni mese. La somma è soggetta a rivalutazione monetaria secondo gli indici Istat (Foi).

Dispone che … provveda al pagamento del 50% delle spese mediche non coperte dal SNN sostenute nell’interesse della prole.

Dispone che il padre possa vedere il figlio solo su accordi con la madre. E’ dato ricorso al giudice, per una regolamentazione giudiziale di dettaglio.

Nomina giudice istruttore, il dott. Giuseppe Buffone

e Fissa udienza di comparizione e trattazione davanti a questi in data 14 ottobre 2014, ore. …

L’udienza si terrà presso il Tribunale di Milano, sezione IX civile, piano …, stanza n. ….

Assegna al ricorrente termine sino al 30 maggio 2014 per il deposito in cancelleria di memoria integrativa, che deve avere il contenuto di cui all’art. 163, comma III, n.  2), 3), 4), 5), 6)

Assegna al convenuto termine sino al 30 settembre 2014 per la costituzione in giudizio ai sensi degli articoli 166 e 167, primo e secondo comma, nonché per la proposizione delle eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d’ufficio, con l’avvertimento che la costituzione oltre il suddetto termine implica le decadenze di cui agli artt. 38 e 167 c.p.c. e che oltre il termine stesso non potranno più essere proposte le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio.

Assegna al ricorrente termine sino al 30 giugno 2014 per la notificazione dell’odierna ordinanza al convenuto

Visti gli artt. 175 c.p.c., 111 Cost.

Invita le parti a rispettare il principio di sobrietà e sinteticità degli atti, in quanto «la particolare ampiezza degli atti certamente non pone un problema formale di violazione di prescrizioni formali ma non giova alla chiarezza degli atti stessi e concorre ad allontanare l’obiettivo di un processo celere che esige da parte di tutti atti sintetici, redatti con stile asciutto e sobrio» (Cass. Civ., sez. II, sentenza 4 luglio 2012, n. 11199, Pres. Rovelli, Rel. Giusti; Trib. Milano, sez. IX, 1 ottobre 2013).

Manda alla cancelleria per quanto di competenza e la comunicazione del provvedimento

Milano, lì  20/03/2014

Il Presidente f.f.

dott. Giuseppe Buffone

  1. Qual è la differenza tra separazione e divorzio?
  1. separazione cosa fare e non fare
  2. in caso di separazione cosa spetta alla moglie
  3. separazione diritti della moglie casalinga
  4. in caso di separazione cosa spetta alla moglie e ai figli
  5. obbligo cambio residenza dopo separazione
  6. separazione cosa spetta alla moglie e figli
  7. diritti della moglie in caso di separazione
  8. separazione senza figli cosa spetta alla moglie

26 Che posso fare se dopo la separazione mio marito/moglie non versa il mantenimento per me e per i figli?

 

 

 

AFFIDO ESCLUSIVO FIGLI

 

L’affidamento esclusivo del figlio minore a uno dei coniugi deve essere particolarmente motivato e comunque nell’interesse esclusivo del minore. Nella giurisprudenza di questa Corte e’ costante l’orientamente secondo cui l’affidamento condiviso dei figli minori ad entrambi i genitori (che non esclude che essi siano collocati presso uno di essi con previsione di uno specifico regime di visita con l’altro) costituisce il regime ordinario di affidamento, che non e’ impedito dall’esistenza di una conflittualita’ tra i coniugi, che spesso connota i procedimenti di separazione, tranne quando tale regime sia pregiudizievole per l’interesse dei figli, alterando e ponendo in serio pericolo il loro equilibrio e sviluppo psico-fisico. In tal caso la pronuncia di affidamento esclusivo deve essere sorretta da una puntuale motivazione in ordine, non solo, al pregiudizio potenzialmente arrecato ai figli da un affidamento condiviso ma anche all’idoneita’ del genitore affidatario e all’inidoneita’ educativa alla manifesta carenza dell’altro genitore (v. Cass. nn. 1777 e 5108/20012, 24526/2010, 16593/2008).

 AANSIA

Suprema Corte di Cassazione

sezione I civile

sentenza 3 gennaio 2017, n. 27

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Presidente

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – rel. Consigliere

Dott. DE MARZO Giuseppe – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 16737-2015 proposto da:

(OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso l’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS), giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

(OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso l’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS), giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 357/2015 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA, depositata il 20/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 30/09/2016 dal Consigliere Dott. LAMORGESE ANTONIO PIETRO;

uditi, per la ricorrente, gli Avvocati (OMISSIS) e (OMISSIS) che hanno chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito, per il controricorrente, l’Avvocato (OMISSIS) che ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CERONI FRANCESCA che ha concluso per il rigetto del ricorso.

FATTI DI CAUSA

La Corte d’appello di Brescia, con sentenza 6 marzo 2015, ha rigettato il gravame di (OMISSIS) avverso l’impugnata sentenza del Tribunale di Bergamo che, giudicando nella causa di separazione dal coniuge (OMISSIS), aveva affidato in via esclusiva al padre i due figli minori (OMISSIS) e (OMISSIS) e aveva negato alla (OMISSIS) l’attribuzione di un contributo per il mantenimento proprio e dei figli e l’assegnazione della casa coniugale.

La Corte ha confermato la decisione del primo giudice sull’affidamento esclusivo dei figli (anziche’ condiviso) in ragione di una particolare conflittualita’ esistente nel rapporto tra i coniugi che derivava dalla presenza di note caratteriali in entrambi e che ostacolava la loro capacita’ di assumere scelte comuni, sicche’ un affidamento condiviso avrebbe creato una situazione di stallo nelle decisioni che era negativa nell’interesse dei figli, bisognosi di particolari cure e attenzioni; in tale situazione ha confermato il regime di affidamento esclusivo al padre, dando atto dell’importante ruolo della madre non affidataria nella crescita e nella formazione dei figli; con riguardo alle statuizioni economiche, la Corte ha ritenuto che, pur avendo il (OMISSIS) una maggiore capacita’ reddituale e patrimoniale, la (OMISSIS) godeva di redditi superiori a quelli dichiarati e che aveva dimostrato di essere in grado con i propri mezzi di conservare il tenore di vita matrimoniale.

Avverso questa sentenza la (OMISSIS) ha proposto ricorso per cassazione affidato a nove motivi, cui si e’ opposto il (OMISSIS). Le parti hanno presentato memorie.

RAGIONI DELLA DECISIONE

Va preliminarmente esaminata e rigettata, perche’ infondata, l’eccezione di improcedibilita’ o inammissibilita’ del ricorso per mancata produzione della sentenza notificata (il 30 aprile 2015) la quale, infatti, e’ ritualmente presente in atti.

I primi sei motivi di ricorso denunciano violazione di legge e vizio di motivazione per avere escluso l’affidamento condiviso dei figli (con collocamento presso la madre) sulla base dell’argomento, considerato inconsistente, dell’esistenza di una litigiosita’ tra coniugi e senza considerare che un affidamento esclusivo non garantisce una minore litigiosita’ ne’ la tutela dell’interesse dei figli; per averli affidati in via esclusiva al padre pur avendo evidenziato i limiti caratteriali dello stesso e pur avendo rilevato che ad entrambi i genitori erano state riscontrate difficolta’ caratteriali, senza una motivazione sulla inidoneita’ genitoriale della madre la quale si era sempre dimostrata idonea ed attenta nei confronti dei figli.

I motivi in esame, da esaminare congiuntamente perche’ reciprocamente connessi tra loro, sono fondati.

Nella giurisprudenza di questa Corte e’ costante l’orientamente secondo cui l’affidamento condiviso dei figli minori ad entrambi i genitori (che non esclude che essi siano collocati presso uno di essi con previsione di uno specifico regime di visita con l’altro) costituisce il regime ordinario di affidamento, che non e’ impedito dall’esistenza di una conflittualita’ tra i coniugi, che spesso connota i procedimenti di separazione, tranne quando tale regime sia pregiudizievole per l’interesse dei figli, alterando e ponendo in serio pericolo il loro equilibrio e sviluppo psico-fisico. In tal caso la pronuncia di affidamento esclusivo deve essere sorretta da una puntuale motivazione in ordine, non solo, al pregiudizio potenzialmente arrecato ai figli da un affidamento condiviso ma anche all’idoneita’ del genitore affidatario e all’inidoneita’ educativa alla manifesta carenza dell’altro genitore (v. Cass. nn. 1777 e 5108/20012, 24526/2010, 16593/2008).

Nella specie, la Corte di merito ha preso atto della conflittualita’ tra i coniugi e ha scelto uno dei due genitori (il (OMISSIS)) quale affidatario esclusivo dei figli senza una specifica motivazione in ordine al pregiudizio che sarebbe stato arrecato ai figli da un affidamento condiviso, essendo del tutto generico e quindi apparente l’argomento della necessita’ di assicurare rapidita’ nelle decisioni riguardanti i figli. Inoltre, la scelta di escludere la (OMISSIS) dall’affidamento dei figli non e’ derivata da una specifica valutazione di incapacita’ genitoriale della stessa e, per altro verso, neppure la scelta di affidare i figli al padre e’ derivata da un accertamento della sua idoneita’ genitoriale. E’ significativo che la Corte di merito abbia evidenziato la presenza di note caratteriali in entrambi i genitori, sicche’ la scelta del genitore al quale affidare i figli in via esclusiva risulta priva di una reale motivazione.

Gli ultimi tre motivi riguardano la mancata attribuzione dell’assegno di mantenimento in favore della (OMISSIS), addebitando alla sentenza impugnata lacune istruttorie e omesso esame della documentazione ai fini dell’accertamento dell’elevato tenore di vita matrimoniale e della situazione reddituale delle parti che si assume sperequata a vantaggio del (OMISSIS) e a svantaggio della (OMISSIS).

I motivi in esame sono inammissibili: le censure motivazionali non sono riconducibili al novellato articolo 360 c.p.c., n. 5, come interpretato dalle Sezioni Unite (n. 8053/2014); la censura di carenza di istruttoria e omesse indagini sui redditi, rubricata ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 3, vorrebbe indurre questa Corte ad una impropria revisione del giudizio di fatto, compiuto dal giudice di merito, in ordine all’accertamento in concreto dei redditi delle parti.

In conclusione, in accoglimento dei primi sei motivi del ricorso, la sentenza impugnata e’ cassata con rinvio alla Corte d’appello di Brescia, in diversa composizione, cui demanda la liquidazione delle spese del giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie i primi sei motivi del ricorso, dichiara inammissibili gli altri; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Brescia, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio. In caso di diffusione del presente provvedimento, omettere le generalita’ e gli altri dati identificativi

CASA CONIUGALE

Suprema Corte di Cassazione

sezione I civile

sentenza 6 marzo 2017, n. 5509

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERNABAI Renato – Presidente

Dott. SAMBITO Maria Giovanna – Consigliere

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere

Dott. MERCOLINO Guido – rel. Consigliere

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

(OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso l’avv. (OMISSIS), dal quale e’ rappresentata e difesa in virtu’ di procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

(OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso l’avv. (OMISSIS), dalla quale e’ rappresentato e difeso in virtu’ di procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma n. 5821/13, pubblicata il 30 ottobre 2013.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 1 dicembre 2016 dal Consigliere dott. Guido Mercolino;

uditi i difensori delle parti;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale dott. CERONI Francesca, la quale ha concluso per l’accoglimento del ricorso, con la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Civitavecchia ed alla Procura generale presso la Corte d’Appello di Roma.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

  1. Con sentenza del 7 dicembre 2010, il Tribunale di Civitavecchia pronuncio’ la separazione personale dei coniugi (OMISSIS) e (OMISSIS), accogliendo la domanda di addebito proposta dalla prima e rigettando quella proposta dal secondo, disponendo l’affidamento condiviso dei due figli minori, con collocazione prevalente presso la madre, alla quale assegno’ la casa coniugale, e ponendo a carico del (OMISSIS) l’obbligo di corrispondere un assegno mensile di Euro 800,00 a titolo di contributo per il mantenimento della (OMISSIS) ed un assegno mensile di Euro 1.000,00 a titolo di contributo per il mantenimento di ciascun figlio, oltre al 75% delle spese straordinarie.

  2. – L’impugnazione proposta dalla (OMISSIS) e’ stata rigettata dalla Corte d’Appello di Roma, che con sentenza del 30 ottobre 2013 ha parzialmente accolto il gravame incidentale proposto dal (OMISSIS), riducendo ad Euro 600,00 l’assegno mensile dovuto per il mantenimento di ciascun figlio, con decorrenza dalla data di pubblicazione della sentenza di primo grado.

A fondamento della decisione, la Corte, per quanto ancora rileva in questa sede, ha ritenuto non decisivo, ai fini della valutazione della capacita’ reddituale del (OMISSIS), l’ammontare lordo del ricavato della sua attivita’ imprenditoriale, considerandolo espressivo della capacita’ produttiva dell’impresa, ma inidoneo ad evidenziare la capacita’ di guadagno del titolare, sulla quale incidevano anche i costi delle materie prime, del personale, etc.; esclusa inoltre la possibilita’ di avvalersi del notorio per l’individuazione di importi non fatturati, ha richiamato le dichiarazioni fiscali prodotte in giudizio, relative agli ultimi tre anni d’imposta, osservando che dalle stesse emergeva la conduzione di un’attivita’ nel settore meccanico in grado di generare ricavi ed utili, anche se con andamento incostante, e ritenendola pertanto indicativa di un reddito medio mensile collocabile intorno ai 3.000,00-3.500,00 Euro, sulla base del quale ha determinato l’importo dell’assegno. In proposito, ha disatteso i rilievi sollevati dall’appellante, osservando che il divario tra i dati contabili riportati nelle dichiarazioni e le entrate complessive del conto corrente trovava giustificazione nella circostanza che nella dichiarazione i ricavi sono indicati al netto dell’IVA: ha aggiunto che i beni immobili risultavano indicati, mentre i fondi pensione non devono essere riportati nella dichiarazione dei redditi, e l’esistenza di prestiti avrebbe dovuto essere considerata indicativa di uno stato debitorio. Quanto alla situazione economico-patrimoniale della (OMISSIS), ha rilevato che essa era titolare soltanto del reddito derivante dall’assegno di mantenimento, avendo lavorato soltanto per qualche mese come donna delle pulizie, non ricavando alcun utile dalla quota dell’impresa dei propri familiari di cui era titolare, ed usufruendo della casa familiare in comproprieta’ con il coniuge: ha ritenuto pertanto congruo l’importo riconosciutole dal Tribunale, riducendo invece quello stabilito per il mantenimento dei figli, in considerazione della percentuale delle spese straordinarie posta a carico del (OMISSIS) e dell’utilizzazione della casa coniugale in comproprieta’ tra i genitori.

  1. Avverso la predetta sentenza la (OMISSIS) ha proposto ricorso per cassazione, articolato in due motivi. Il (OMISSIS) ha resistito con controricorso, proponendo ricorso incidentale, affidato ad un solo motivo.

MOTIVI DELLA DECISIONE

  1. – Con il primo motivo d’impugnazione, la ricorrente denuncia la violazione e la falsa applicazione di norme di diritto, affermando che, nel far decorrere dalla pubblicazione della sentenza di primo grado la riduzione dell’assegno previsto per il mantenimento dei figli, la sentenza impugnata non ha tenuto conto del carattere sostanzialmente alimentare del contributo in questione, il quale impone di contemperare la normale retroattivita’ della relativa statuizione con i principi d’irripetibilita’, impignorabilita’ e non compensabilita’ delle prestazioni alimentari.

1.1. Il motivo e’ fondato.

In tema di separazione personale dei coniugi, il carattere sostanzialmente alimentare dell’assegno liquidato a titolo di contributo per il mantenimento del coniuge e dei figli ha indotto questa Corte ad affermare ripetutamente che, qualora ne sia stata disposta la riduzione, l’operativita’ della stessa decorre dal momento della pronuncia giudiziale che ne abbia modificato la misura: il principio secondo cui la statuizione giudiziale di riduzione opera retroattivamente dalla domanda dev’essere infatti contemperato con il principio d’irripetibilita’, impignorabilita’ e non compensabilita’ della prestazione in esame, con la conseguenza che la parte che abbia gia’ ricevuto, per ogni singolo periodo, l’importo originariamente stabilito non puo’ essere costretta a restituirlo, ne’ puo’ vedersi opporre in compensazione, per qualsivoglia ragione di credito, quanto ricevuto a tale titolo (cfr. Cass., Sez. 6, 4 luglio 2016, n. 13609; Cass., Sez. 1, 20 luglio 2015, n. 15186; 10 dicembre 2008, n. 28987). Non puo’ pertanto condividersi la sentenza impugnata, nella parte in cui, dopo aver disposto la riduzione dell’assegno dovuto dal (OMISSIS) per il mantenimento dei figli, collocati prevalentemente presso la (OMISSIS), ha fatto decorrere gli effetti di tale statuizione dalla data di pubblicazione della sentenza di primo grado, in tal modo incidendo retroattivamente sulla misura del predetto contributo, e facendo sorgere a carico della ricorrente l’obbligo di restituire le somme ricevute in eccedenza rispetto all’importo definitivamente liquidato, in contrasto con il principio d’irripetibilita’ e con la funzione alimentare dell’assegno, destinato al sostentamento dei minori.

  1. Con il secondo motivo, la ricorrente deduce l’omessa motivazione circa un punto decisivo della controversia, sostenendo che, nella determinazione dello assegno di mantenimento, la sentenza impugnata non ha considerato che lo stesso dev’essere tale da consentire al coniuge separato la conservazione del tenore di vita goduto nel corso della convivenza, ovverosia di quello che l’altro coniuge avrebbe dovuto garantirgli in base alle sue possibilita’ economiche, il cui indicatore puo’ essere individuato nel divario reddituale tra i coniugi. Nel valutare la capacita’ reddituale del (OMISSIS), la Corte di merito si e’ attenuta alle risultanze delle sue dichiarazioni dei redditi, ritenute inverosimili dalla sentenza di primo grado, omettendo di rilevare che a) quelle relative agli anni 2009 e 2010 non recavano l’attestazione di coerenza e congruita’ agli studi di settore, mentre quella relativa allo anno 2011 mancava degli studi di settore, b) i componenti positivi del reddito, i ricavi delle vendite e le entrate del conto corrente non coincidevano, c) i fondi pensione erano stati indicati ed avrebbero quindi dovuto essere valutati, d) i mutui contratti costituivano manifestazione di capacita’ contributiva. A fronte di tali incongruenze, la sentenza impugnata ha immotivatamente rifiutato di procedere ai necessari approfondimenti istruttori, trascurando anche la circostanza che, in conseguenza della separazione, essa ricorrente era venuta a trovarsi in situazione di reale indigenza, essendo stata arbitrariamente estromessa dall’impresa comune al cui sviluppo aveva contribuito con il suo impegno, anche economico, e la sua capacita’ imprenditoriale. Nel disporre la riduzione dell’assegno dovuto per il mantenimento dei figli, la Corte di merito si e’ infine discostata ingiustificatamente dai parametri di cui all’articolo 155 c.c., comma 4, non avendo tenuto conto delle condizioni economiche delle parti, del pregresso tenore di vita, delle attuali esigenze dei figli, dei tempi di permanenza con ciascun genitore e della valenza economica dei compiti domestici e di cura.

2.1. – Il motivo e’ inammissibile.

Ai fini del riconoscimento e della liquidazione dell’assegno di mantenimento, la sentenza impugnata si e’ puntualmente attenuta al principio, costantemente ribadito dalla giurisprudenza di legittimita’, secondo cui l’insorgenza del relativo diritto e’ subordinata all’indisponibilita’ di adeguati redditi propri, ovverosia di redditi che consentano al richiedente di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, ed alla sussistenza di una disparita’ economica tra le parti, da valutarsi in relazione alle risorse patrimoniali ed alle potenzialita’ reddituali complessive di ciascuna di esse (cfr. Cass., Sez. 1, 27 giugno 2006, n. 14840; 30 marzo 2005, n. 6712; 22 ottobre 2004, n. 20368). Pur affermando di non poter procedere ad un approfondito esame dei rilievi sollevati dalla (OMISSIS) in ordine alla documentazione fiscale prodotta dal (OMISSIS), la Corte di merito ne ha ampiamente riportato le risultanze, valutandone motivatamente l’attendibilita’ in relazione alle critiche mosse dalla ricorrente, comparandole con gli elementi acquisiti in ordine alla situazione lavorativa e reddituale di quest’ultima, e pervenendo in tal modo all’accertamento di un divario economico ritenuto superabile attraverso la corresponsione dell’importo posto a carico del controricorrente. Tale apprezzamento trova conforto nel consolidato orientamento di questa Corte, secondo cui lo accertamento delle condizioni economiche delle parti, ai fini della liquidazione dell’assegno di mantenimento sia per il coniuge che per i figli, non richiede la determinazione dell’esatto importo dei redditi posseduti mediante l’acquisizione di dati numerici o rigorose analisi contabili e finanziarie, essendo sufficiente un’attendibile ricostruzione delle complessive situazioni patrimoniali e reddituali dei coniugi, attraverso la quale sia possibile pervenire a fissare l’erogazione di una somma corrispondente alle esigenze dell’avente diritto (cfr. Cass., Sez. 1, 7 dicembre 2007, n. 25618: 5 novembre 2007, n. 23051).

Nel contestare la predetta valutazione, la ricorrente non e’ in grado di indicare le lacune argomentative o le carenze logiche del ragionamento seguito dalla sentenza impugnata, ma si limita ad insistere sui rilievi gia’ sollevati nella precedente fase processuale, in tal modo dimostrando di voler sollecitare, attraverso l’apparente deduzione del vizio di motivazione, un nuovo apprezzamento delle risultanze istruttorie, non consentito a questa Corte, alla quale non spetta il compito di riesaminare il merito della controversia, ma solo quello di controllare la correttezza giuridica e la coerenza logica della valutazione compiuta nella sentenza impugnata, nei limiti in cui la stessa e’ censurabile in sede di legittimita’, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel testo modificato dal Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83, articolo 54 convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 2012, n. 134. Tale disposizione, circoscrivendo l’anomalia motivazionale denunciabile in sede di legittimita’ ai soli casi in cui il vizio si converte in violazione di legge, per mancanza del requisito di cui all’articolo 132 c.p.c., n. 4, esclude infatti la possibilita’ di estendere l’ambito di applicabilita’ dell’articolo 360, comma 1, n. 5 cit. al di fuori delle ipotesi, nella fattispecie non ricorrenti, in cui la motivazione manchi del tutto sotto l’aspetto materiale e grafico, oppure formalmente esista come parte del documento, ma le sue argomentazioni siano svolte in modo talmente contraddittorio da non permettere d’individuarla, cioe’ di riconoscerla come giustificazione del decisum, e tale vizio emerga immediatamente e direttamente dal testo della sentenza (cfr. ex plurimis, Cass., Sez. Un., 7 aprile 2014, n. 8053 e 8054; Cass., Sez. 6, 8 ottobre 2014, n. 21257).

  1. – Per analoghe ragioni, e’ inammissibile l’unico motivo del ricorso incidentale, con cui il controricorrente lamenta l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio. Premesso infatti che la conferma dell’importo dell’assegno riconosciuto in favore del coniuge si pone in contrasto con la riduzione di quello posto a suo carico per il mantenimento dei figli, in conseguenza dell’accertata insussistenza della situazione economico-patrimoniale prospettata a sostegno della relativa domanda, il (OMISSIS) sostiene che, nel confermare il predetto importo, la Corte di merito non ha considerato che il coniuge percettore di redditi non puo’ essere condannato a corrispondere all’altro una somma pari alla meta’ dei propri redditi.

3.1. La mera insufficienza o contraddittorieta’ della motivazione e’ di per se’ inidonea ad integrare il vizio di cui all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel testo modificato dal citato Decreto Legge n. 83, articolo 54 in quanto tale disposizione, attribuendo rilievo esclusivamente all’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti, richiede, ai fini della censurabilita’ dell’accertamento compiuto dal giudice di merito, che sia stato totalmente pretermesso un fatto storico idoneo ad orientare diversamente la decisione, ovvero che la motivazione svolta al riguardo risulti meramente apparente oppure perplessa ed obiettivamente incomprensibile, o ancora caratterizzata da argomentazioni tra loro inconciliabili (cfr. Cass., Sez. 6, 6 luglio 2015, n. 13928; 8 ottobre 2014, n. 21257; 9 giugno 2014, n. 12928).

  1. Il ricorso principale va pertanto accolto, limitatamente al primo motivo, mentre il secondo motivo va dichiarato inammissibile, cosi’ come il ricorso incidentale.

La sentenza impugnata va conseguentemente cassata, nei limiti segnati dal motivo accolto, e, non risultando necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa puo’ essere decisa nel merito, ai sensi dell’articolo 384 c.p.c., u.c., disponendo che la riduzione dell’assegno dovuto dal controricorrente per il mantenimento dei figli decorra dalla data di pubblicazione della sentenza d’appello.

L’esito complessivo della lite, caratterizzato dall’accoglimento soltanto parziale della domanda proposta dalla ricorrente, giustifica la dichiarazione dell’integrale compensazione tra le parti delle spese dei tre gradi di giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso principale, dichiara inammissibile il secondo motivo ed il ricorso incidentale, cassa la sentenza impugnata, in relazione al motivo accolto, e, decidendo nel merito, dispone che la riduzione dell’assegno posto a carico di (OMISSIS) a titolo di contributo per il mantenimento dei figli decorra dalla data di pubblicazione della sentenza d’appello; dichiara interamente compensate tra le parti le spese dei tre gradi di giudizio.

Ai sensi del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196, articolo 52 dispone che, in caso di diffusione della presente ordinanza, siano omessi le generalita’ e gli altri dati identificativi delle parti

CASTENASO SEPARAZIONE E DIVORZI ? ALTEDO SEPARAZIONE? AFFIDO ESCLUSIVO FIGLI ? MINERBIO SEPARAZIONE? PERCHE’ NO

Suprema Corte di Cassazione

sezione I civile

sentenza 6 marzo 2017, n. 5509

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERNABAI Renato – Presidente

Dott. SAMBITO Maria Giovanna – Consigliere

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere

Dott. MERCOLINO Guido – rel. Consigliere

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

(OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso l’avv. (OMISSIS), dal quale e’ rappresentata e difesa in virtu’ di procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

(OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso l’avv. (OMISSIS), dalla quale e’ rappresentato e difeso in virtu’ di procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma n. 5821/13, pubblicata il 30 ottobre 2013.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 1 dicembre 2016 dal Consigliere dott. Guido Mercolino;

uditi i difensori delle parti;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale dott. CERONI Francesca, la quale ha concluso per l’accoglimento del ricorso, con la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Civitavecchia ed alla Procura generale presso la Corte d’Appello di Roma.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

  1. Con sentenza del 7 dicembre 2010, il Tribunale di Civitavecchia pronuncio’ la separazione personale dei coniugi (OMISSIS) e (OMISSIS), accogliendo la domanda di addebito proposta dalla prima e rigettando quella proposta dal secondo, disponendo l’affidamento condiviso dei due figli minori, con collocazione prevalente presso la madre, alla quale assegno’ la casa coniugale, e ponendo a carico del (OMISSIS) l’obbligo di corrispondere un assegno mensile di Euro 800,00 a titolo di contributo per il mantenimento della (OMISSIS) ed un assegno mensile di Euro 1.000,00 a titolo di contributo per il mantenimento di ciascun figlio, oltre al 75% delle spese straordinarie.
  2. – L’impugnazione proposta dalla (OMISSIS) e’ stata rigettata dalla Corte d’Appello di Roma, che con sentenza del 30 ottobre 2013 ha parzialmente accolto il gravame incidentale proposto dal (OMISSIS), riducendo ad Euro 600,00 l’assegno mensile dovuto per il mantenimento di ciascun figlio, con decorrenza dalla data di pubblicazione della sentenza di primo grado.

A fondamento della decisione, la Corte, per quanto ancora rileva in questa sede, ha ritenuto non decisivo, ai fini della valutazione della capacita’ reddituale del (OMISSIS), l’ammontare lordo del ricavato della sua attivita’ imprenditoriale, considerandolo espressivo della capacita’ produttiva dell’impresa, ma inidoneo ad evidenziare la capacita’ di guadagno del titolare, sulla quale incidevano anche i costi delle materie prime, del personale, etc.; esclusa inoltre la possibilita’ di avvalersi del notorio per l’individuazione di importi non fatturati, ha richiamato le dichiarazioni fiscali prodotte in giudizio, relative agli ultimi tre anni d’imposta, osservando che dalle stesse emergeva la conduzione di un’attivita’ nel settore meccanico in grado di generare ricavi ed utili, anche se con andamento incostante, e ritenendola pertanto indicativa di un reddito medio mensile collocabile intorno ai 3.000,00-3.500,00 Euro, sulla base del quale ha determinato l’importo dell’assegno. In proposito, ha disatteso i rilievi sollevati dall’appellante, osservando che il divario tra i dati contabili riportati nelle dichiarazioni e le entrate complessive del conto corrente trovava giustificazione nella circostanza che nella dichiarazione i ricavi sono indicati al netto dell’IVA: ha aggiunto che i beni immobili risultavano indicati, mentre i fondi pensione non devono essere riportati nella dichiarazione dei redditi, e l’esistenza di prestiti avrebbe dovuto essere considerata indicativa di uno stato debitorio. Quanto alla situazione economico-patrimoniale della (OMISSIS), ha rilevato che essa era titolare soltanto del reddito derivante dall’assegno di mantenimento, avendo lavorato soltanto per qualche mese come donna delle pulizie, non ricavando alcun utile dalla quota dell’impresa dei propri familiari di cui era titolare, ed usufruendo della casa familiare in comproprieta’ con il coniuge: ha ritenuto pertanto congruo l’importo riconosciutole dal Tribunale, riducendo invece quello stabilito per il mantenimento dei figli, in considerazione della percentuale delle spese straordinarie posta a carico del (OMISSIS) e dell’utilizzazione della casa coniugale in comproprieta’ tra i genitori.

  1. Avverso la predetta sentenza la (OMISSIS) ha proposto ricorso per cassazione, articolato in due motivi. Il (OMISSIS) ha resistito con controricorso, proponendo ricorso incidentale, affidato ad un solo motivo.

MOTIVI DELLA DECISIONE

  1. – Con il primo motivo d’impugnazione, la ricorrente denuncia la violazione e la falsa applicazione di norme di diritto, affermando che, nel far decorrere dalla pubblicazione della sentenza di primo grado la riduzione dell’assegno previsto per il mantenimento dei figli, la sentenza impugnata non ha tenuto conto del carattere sostanzialmente alimentare del contributo in questione, il quale impone di contemperare la normale retroattivita’ della relativa statuizione con i principi d’irripetibilita’, impignorabilita’ e non compensabilita’ delle prestazioni alimentari.

1.1. Il motivo e’ fondato.

In tema di separazione personale dei coniugi, il carattere sostanzialmente alimentare dell’assegno liquidato a titolo di contributo per il mantenimento del coniuge e dei figli ha indotto questa Corte ad affermare ripetutamente che, qualora ne sia stata disposta la riduzione, l’operativita’ della stessa decorre dal momento della pronuncia giudiziale che ne abbia modificato la misura: il principio secondo cui la statuizione giudiziale di riduzione opera retroattivamente dalla domanda dev’essere infatti contemperato con il principio d’irripetibilita’, impignorabilita’ e non compensabilita’ della prestazione in esame, con la conseguenza che la parte che abbia gia’ ricevuto, per ogni singolo periodo, l’importo originariamente stabilito non puo’ essere costretta a restituirlo, ne’ puo’ vedersi opporre in compensazione, per qualsivoglia ragione di credito, quanto ricevuto a tale titolo (cfr. Cass., Sez. 6, 4 luglio 2016, n. 13609; Cass., Sez. 1, 20 luglio 2015, n. 15186; 10 dicembre 2008, n. 28987).

Non puo’ pertanto condividersi la sentenza impugnata, nella parte in cui, dopo aver disposto la riduzione dell’assegno dovuto dal (OMISSIS) per il mantenimento dei figli, collocati prevalentemente presso la (OMISSIS), ha fatto decorrere gli effetti di tale statuizione dalla data di pubblicazione della sentenza di primo grado, in tal modo incidendo retroattivamente sulla misura del predetto contributo, e facendo sorgere a carico della ricorrente l’obbligo di restituire le somme ricevute in eccedenza rispetto all’importo definitivamente liquidato, in contrasto con il principio d’irripetibilita’ e con la funzione alimentare dell’assegno, destinato al sostentamento dei minori.

  1. Con il secondo motivo, la ricorrente deduce l’omessa motivazione circa un punto decisivo della controversia, sostenendo che, nella determinazione dello assegno di mantenimento, la sentenza impugnata non ha considerato che lo stesso dev’essere tale da consentire al coniuge separato la conservazione del tenore di vita goduto nel corso della convivenza, ovverosia di quello che l’altro coniuge avrebbe dovuto garantirgli in base alle sue possibilita’ economiche, il cui indicatore puo’ essere individuato nel divario reddituale tra i coniugi.
  2. Nel valutare la capacita’ reddituale del (OMISSIS), la Corte di merito si e’ attenuta alle risultanze delle sue dichiarazioni dei redditi, ritenute inverosimili dalla sentenza di primo grado, omettendo di rilevare che a) quelle relative agli anni 2009 e 2010 non recavano l’attestazione di coerenza e congruita’ agli studi di settore, mentre quella relativa allo anno 2011 mancava degli studi di settore, b) i componenti positivi del reddito, i ricavi delle vendite e le entrate del conto corrente non coincidevano, c) i fondi pensione erano stati indicati ed avrebbero quindi dovuto essere valutati, d) i mutui contratti costituivano manifestazione di capacita’ contributiva. A fronte di tali incongruenze, la sentenza impugnata ha immotivatamente rifiutato di procedere ai necessari approfondimenti istruttori, trascurando anche la circostanza che, in conseguenza della separazione, essa ricorrente era venuta a trovarsi in situazione di reale indigenza, essendo stata arbitrariamente estromessa dall’impresa comune al cui sviluppo aveva contribuito con il suo impegno, anche economico, e la sua capacita’ imprenditoriale. Nel disporre la riduzione dell’assegno dovuto per il mantenimento dei figli, la Corte di merito si e’ infine discostata ingiustificatamente dai parametri di cui all’articolo 155 c.c., comma 4, non avendo tenuto conto delle condizioni economiche delle parti, del pregresso tenore di vita, delle attuali esigenze dei figli, dei tempi di permanenza con ciascun genitore e della valenza economica dei compiti domestici e di cura.

2.1. – Il motivo e’ inammissibile.

Ai fini del riconoscimento e della liquidazione dell’assegno di mantenimento, la sentenza impugnata si e’ puntualmente attenuta al principio, costantemente ribadito dalla giurisprudenza di legittimita’, secondo cui l’insorgenza del relativo diritto e’ subordinata all’indisponibilita’ di adeguati redditi propri, ovverosia di redditi che consentano al richiedente di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, ed alla sussistenza di una disparita’ economica tra le parti, da valutarsi in relazione alle risorse patrimoniali ed alle potenzialita’ reddituali complessive di ciascuna di esse (cfr. Cass., Sez. 1, 27 giugno 2006, n. 14840; 30 marzo 2005, n. 6712; 22 ottobre 2004, n. 20368).

Pur affermando di non poter procedere ad un approfondito esame dei rilievi sollevati dalla (OMISSIS) in ordine alla documentazione fiscale prodotta dal (OMISSIS), la Corte di merito ne ha ampiamente riportato le risultanze, valutandone motivatamente l’attendibilita’ in relazione alle critiche mosse dalla ricorrente, comparandole con gli elementi acquisiti in ordine alla situazione lavorativa e reddituale di quest’ultima, e pervenendo in tal modo all’accertamento di un divario economico ritenuto superabile attraverso la corresponsione dell’importo posto a carico del controricorrente. Tale apprezzamento trova conforto nel consolidato orientamento di questa Corte, secondo cui lo accertamento delle condizioni economiche delle parti, ai fini della liquidazione dell’assegno di mantenimento sia per il coniuge che per i figli, non richiede la determinazione dell’esatto importo dei redditi posseduti mediante l’acquisizione di dati numerici o rigorose analisi contabili e finanziarie, essendo sufficiente un’attendibile ricostruzione delle complessive situazioni patrimoniali e reddituali dei coniugi, attraverso la quale sia possibile pervenire a fissare l’erogazione di una somma corrispondente alle esigenze dell’avente diritto (cfr. Cass., Sez. 1, 7 dicembre 2007, n. 25618: 5 novembre 2007, n. 23051).

Nel contestare la predetta valutazione, la ricorrente non e’ in grado di indicare le lacune argomentative o le carenze logiche del ragionamento seguito dalla sentenza impugnata, ma si limita ad insistere sui rilievi gia’ sollevati nella precedente fase processuale, in tal modo dimostrando di voler sollecitare, attraverso l’apparente deduzione del vizio di motivazione, un nuovo apprezzamento delle risultanze istruttorie, non consentito a questa Corte, alla quale non spetta il compito di riesaminare il merito della controversia, ma solo quello di controllare la correttezza giuridica e la coerenza logica della valutazione compiuta nella sentenza impugnata, nei limiti in cui la stessa e’ censurabile in sede di legittimita’, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel testo modificato dal Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83, articolo 54 convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 2012, n. 134.

Tale disposizione, circoscrivendo l’anomalia motivazionale denunciabile in sede di legittimita’ ai soli casi in cui il vizio si converte in violazione di legge, per mancanza del requisito di cui all’articolo 132 c.p.c., n. 4, esclude infatti la possibilita’ di estendere l’ambito di applicabilita’ dell’articolo 360, comma 1, n. 5 cit. al di fuori delle ipotesi, nella fattispecie non ricorrenti, in cui la motivazione manchi del tutto sotto l’aspetto materiale e grafico, oppure formalmente esista come parte del documento, ma le sue argomentazioni siano svolte in modo talmente contraddittorio da non permettere d’individuarla, cioe’ di riconoscerla come giustificazione del decisum, e tale vizio emerga immediatamente e direttamente dal testo della sentenza (cfr. ex plurimis, Cass., Sez. Un., 7 aprile 2014, n. 8053 e 8054; Cass., Sez. 6, 8 ottobre 2014, n. 21257).

  1. – Per analoghe ragioni, e’ inammissibile l’unico motivo del ricorso incidentale, con cui il controricorrente lamenta l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio. Premesso infatti che la conferma dell’importo dell’assegno riconosciuto in favore del coniuge si pone in contrasto con la riduzione di quello posto a suo carico per il mantenimento dei figli, in conseguenza dell’accertata insussistenza della situazione economico-patrimoniale prospettata a sostegno della relativa domanda, il (OMISSIS) sostiene che, nel confermare il predetto importo, la Corte di merito non ha considerato che il coniuge percettore di redditi non puo’ essere condannato a corrispondere all’altro una somma pari alla meta’ dei propri redditi.

3.1. La mera insufficienza o contraddittorieta’ della motivazione e’ di per se’ inidonea ad integrare il vizio di cui all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel testo modificato dal citato Decreto Legge n. 83, articolo 54 in quanto tale disposizione, attribuendo rilievo esclusivamente all’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti, richiede, ai fini della censurabilita’ dell’accertamento compiuto dal giudice di merito, che sia stato totalmente pretermesso un fatto storico idoneo ad orientare diversamente la decisione, ovvero che la motivazione svolta al riguardo risulti meramente apparente oppure perplessa ed obiettivamente incomprensibile, o ancora caratterizzata da argomentazioni tra loro inconciliabili (cfr. Cass., Sez. 6, 6 luglio 2015, n. 13928; 8 ottobre 2014, n. 21257; 9 giugno 2014, n. 12928).

  1. Il ricorso principale va pertanto accolto, limitatamente al primo motivo, mentre il secondo motivo va dichiarato inammissibile, cosi’ come il ricorso incidentale.

La sentenza impugnata va conseguentemente cassata, nei limiti segnati dal motivo accolto, e, non risultando necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa puo’ essere decisa nel merito, ai sensi dell’articolo 384 c.p.c., u.c., disponendo che la riduzione dell’assegno dovuto dal controricorrente per il mantenimento dei figli decorra dalla data di pubblicazione della sentenza d’appello.

L’esito complessivo della lite, caratterizzato dall’accoglimento soltanto parziale della domanda proposta dalla ricorrente, giustifica la dichiarazione dell’integrale compensazione tra le parti delle spese dei tre gradi di giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso principale, dichiara inammissibile il secondo motivo ed il ricorso incidentale, cassa la sentenza impugnata, in relazione al motivo accolto, e, decidendo nel merito, dispone che la riduzione dell’assegno posto a carico di (OMISSIS) a titolo di contributo per il mantenimento dei figli decorra dalla data di pubblicazione della sentenza d’appello; dichiara interamente compensate tra le parti le spese dei tre gradi di giudizio.

Ai sensi del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196, articolo 52 dispone che, in caso di diffusione della presente ordinanza, siano omessi le generalita’ e gli altri dati identificativi delle parti

ALTEDO SEPARAZIONI E DIVORZI ALTEDO E MALALBERGO CHIAMA SUBITO PER SEPARAZIONI E DIVORZI