SEPARAZIONE CONIUGI BOLOGNA CON INGENTE PATRIMONIO

SEPARAZIONE CONIUGI BOLOGNA, E IL PATRIMONIO? SPESSO SON DOLORI !!

Cass. civ., Sez. I, 10/07/2018, n. 18138

Sulla efficienza di un patto parasociale che trova la sua causa giustificativa nell’ambito degli accordi di divisione del complessivo compendio di una comunione sciolta per separazione personale tra coniugi non hanno influenza, di per sé, le vicende che concernono il successivo svolgimento dell’impresa sociale a cui è relativo, quale, nella specie concreta, l’aumento di capitale verificatosi.

 

AVVOCATO SERGIO ARMAROLI
AVVOCATO CASSAZIONISTA

 

Una volta intervenuta la separazione personale dei coniugi, ciascuno di essi può domandare la divisione del patrimonio comune, da effettuarsi secondo i criteri stabiliti dagli articolo 192 e 194 c.c.; ne consegue che, quello dei coniugi che sia rimasto nel possesso esclusivo di beni fruttiferi già appartenuti alla comunione legale, deve intendersi tenuto al pagamento pro quota verso l’altro coniuge del corrispettivo di tale godimento, secondo le regole generali.

Cass. civ., Sez. III, 14/05/2003, n. 7372 (rv. 563007)

Una volta intervenuta la separazione personale dei coniugi in regime patrimoniale di comunione dei beni, va escluso che continui a sussistere, a vantaggio dei terzi, una generale presunzione di comunione relativa ai beni che sono nella disponibilità esclusiva di uno di essi che non sia in grado di dimostrare con atto di data certa la proprietà individuale. Occorre infatti distinguere la presunzione di comproprietà posta dall’art. 195 c.c. che riflette i rapporti tra i coniugi, dalla presunzione posta dall’art. 197 c.c., che riguarda l’interesse dei terzi a non vedersi pregiudicata la possibilità di avvalersi degli effetti della presunzione medesima dall’avvenuto scioglimento della comunione rimesso alla esclusiva volontà dei coniugi ed attuato con il prelevamento effettuato da ciascuno di essi. Invero tra i coniugi il prelevamento dei beni effettuato da uno di essi sancisce il superamento della presunzione di comunione solo se avvenuto in accordo con l’altro, mentre nei riguardi dei terzi la presunzione di comproprietà dei beni non può continuare ad essere riferita a tutti i beni nell’esclusiva disponibilità del coniuge separato che li possiede, per il solo fatto che questi non sia in grado di dimostrarne la proprietà esclusiva con atto di data certa. Pertanto, il terzo che voglia avvalersi della presunzione di proprietà comune dei beni mobili non registrati, prelevati da uno dei coniugi a seguito di separazione personale e divisione del patrimonio, per potersi avvalere della presunzione stabilita dall’art. 197 c.c. deve dimostrare che il bene in contestazione sia stato acquistato in un momento anteriore allo scioglimento della comunione stessa.

 

 

Tribunale Monza, Sez. IV, 07/07/2009, n. 2074avvocato-esperto-3

In tema di comunione legale tra i coniugi, i rimborsi e le restituzioni delle somme spettanti in dipendenza dell’amministrazione dei beni comuni, nei limiti delle somme prelevate da ciascuno dei coniugi dal patrimonio comune per fini diversi dall’adempimento delle obbligazioni cui sono destinati per legge i beni in regime di comunione legale, si effettuano solo al momento della divisione dei beni comuni che, in caso di separazione dei coniugi, coincide con il passaggio in giudicato della relativa pronuncia.

 

Tribunale Novara, 03/10/2006, n. 824

Il diritto del coniuge divorziato ad una parte dell’indennità di fine rapporto percepita dall’altro coniuge, prevista dall’art. 12 bis della legge n. 898/1970, costituisce uno degli effetti patrimoniali del divorzio e richiede, quali presupposti per il suo riconoscimento, che il richiedente non sia passato a nuove nozze e che gli sia riconosciuto un assegno divorziale, anche in assenza di una condanna giudiziale sul punto, Alla base di tale disposizione normativa, con cui si provvede alla ripartizione di un’entità economica maturata nel corso del rapporto di lavoro e del matrimonio grazie anche al contributo dell’altro coniuge, si rinvengono sia profili assistenzialistici, evidenziati dal fatto che la disposizione stessa presuppone la spettanza dell’assegno divorziale, sia, soprattutto, criteri di carattere compensativo, rapportati al contributo personale ed economico dato dall’ex coniuge alla formazione del patrimonio di ciascuno e di quelle comune. Tale contributo, inoltre, deve essere valutato con riferimento all’intera durata del matrimonio, in quanto esso non cessa col venir meno della convivenza e con l’instaurarsi dello stato di separazione, di fatto o legale che sia, posto che la cessazione della convivenza non comporta automaticamente il totale venir meno della comunione materiale e spirituale di vita fra i coniugi (cfr. in tal senso, da ultimo, Cass. Civ., sez. I, n. 4867/2006).

 

Cass. civ., 23/10/1967, n. 2615

È possibile l’espropriazione forzata dell’intera quota, spettante ad un compartecipe, dei beni compresi in una comunione, di qualunque tipo essa sia. Iniziata l’espropriazione della quota, il giudice dell’esecuzione può disporre la separazione, se questa è possibile, della quota in natura spettante al debitore esecutato; o, se la separazione non è possibile, ordinare che si proceda alla divisione, oppure disporre la vendita della quota indivisa. In tutte le dette ipotesi, il pignoramento della quota consegue i suoi effetti, col risultato di concentrarsi sui singoli beni corrispondenti alla quota ed assegnati al condividendo esecutato. Non è, invece, ammissibile l’espropriazione forzata della quota di un singolo bene immobile indiviso, quando la massa in comune comprenda più beni della stessa specie, perchè, potendo, in sede di divisione, venire assegnata al debitore una parte di un altro bene facente parte della massa, il pignoramento potrebbe non conseguire i suoi effetti, per inesistenza nel patrimonio del debitore, dell’oggetto dell’esecuzione.