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Perché è necessario un avvocato per assistenza legale a Bologna per la revocatoria

Secondo l’articolo 2901 del codice civile, si parla di revocatoria ordinaria per indicare l’azione tramite la quale al creditore viene offerta la possibilità di pignorare gli immobili che sono stati donati o venduti dal suo debitore. Attraverso l’azione revocatoria, in sostanza, il creditore ha l’opportunità di chiedere al tribunale di permettergli di effettuare il pignoramento di tali immobili: sono a rischio, pertanto, i fondi patrimoniali, le donazioni e le vendite che il debitore ha portato a termine. Il creditore in questo modo si può tutelare in relazione agli atti di disposizione, vale a dire le dismissioni patrimoniali, a condizione che sussistano delle circostanze ben precise e in presenza di una causa giudiziale.

separazione divorzio bolognaLe tempistiche

Per sapere fino a quando un creditore ha la possibilità di richiedere la revocatoria ci si può affidare alla competenza di un avvocato per assistenza legale a Bologna. Occorre tener presente, in ogni caso, che la citazione per revocatoria deve essere notificata entro un periodo massimo di cinque anni: trascorso questo lasso di tempo, viene meno qualsiasi opportunità di pignorare i beni che sono stati donati o venduti, il che vuol dire che da quel momento in avanti l’immobile è nelle mani del proprietario nuovo, al sicuro. Per il calcolo della scadenza, si deve tenere conto della data in cui l’atto di donazione o di vendita si compie: il termine inizia a scorrere dal momento in cui viene reso pubblico l’atto pregiudizievole del debitore nei registri immobiliari. Nel caso della donazione, per il calcolo del termine non si fa riferimento al giorno dell’appuntamento notarile ma a quello della data di trascrizione.

Come si esercita l’azione revocatoria

Chi vuole essere certo di esercitare l’azione revocatoria ottenendo i risultati auspicati non deve fare altro che avvalersi dell’assistenza di un avvocato per assistenza legale a Bologna, come per esempio lo Studio legale dell’Avvocato Sergio Armaroli. Il creditore, nella pratica, notifica – con il tramite dell’avvocato – un atto di citazione a comparire in tribunale; la convocazione da parte del creditore non deve riguardare unicamente il debitore, ma anche la persona che ha ottenuto in donazione o in acquisto l’immobile. L’atto di citazione corrisponde a una domanda giudiziale e deve essere trascritto all’interno dei pubblici registri, in modo tale che chiunque possa venirne a conoscenza. A questo punto l’immobile è bloccato giuridicamente; le tempistiche comuni presuppongono un processo di primo grado dalla durata superiore ai due anni, che si allunga in modo considerevole nel caso in cui si vada anche in appello.

Le condizioni previste dalla legge

Sono due le situazioni previste dalla legge, e in particolare dall’articolo 2901 del codice civile, che differenzia i casi degli atti a titolo gratuito e i casi degli atti a titolo oneroso. Gli atti a titolo gratuito sono rappresentati dalle remissioni di debito, dai fondi patrimoniali, dalle donazioni e dalle vendite indirette, cioè senza pagamento di prezzo. Nel caso in cui l’atto dispositivo segua il debito, non è necessario che il creditore dimostri la mala fede del soggetto che ha ricevuto l’immobile, ma occorre semplicemente la dimostrazione che il debitore si sia spogliato del principale (o del solo) cespite patrimoniale, essendo a conoscenza del pregiudizio che con l’atto a titolo gratuito è stato causato al creditore. Nel caso in cui la donazione sia successiva, invece, è indispensabile che il creditore dimostri il cosiddetto consilium fraudis: egli, cioè, è tenuto a provare che l’atto è stato realizzato intenzionalmente con l’obiettivo di sottrarre alle ragioni del futuro creditore l’immobile. Come si può intuire, in questo caso si ha a che fare con una prova piuttosto complicata.

Gli atti a titolo oneroso, d’altro canto, sono rappresentati dalle vendite o comunque da tutti quegli atti che presuppongono un corrispettivo economico. In situazioni di questo tipo, il creditore è tenuto a provare che il pregiudizio che gli è stato arrecato fosse conosciuto dall’acquirente. Anche in queste circostanze, si tratta di una dimostrazione impegnativa, a meno che non si possa approfittare di indizi come, per esempio, un rapporto di parentela tra le parti, il mancato pagamento, un prezzo troppo basso, e così via.

Per ciò che concerne la revocatoria di Agenzia delle Entrate, l’agente di riscossione di comporta come qualsiasi altro creditore nel caso di atti onerosi, con l’obbligo di notifica entro cinque anni.

 

Originally posted 2017-11-04 11:38:21.

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