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L’ orientamento già espresso da questa Corte, secondo cui quando, in sede di separazione personale dei coniugi, i figli siano stati affidati, con provvedimento presidenziale o con sentenza definitiva, ad uno dei coniugi, l’assegno posto a carico del coniuge non affidatario, quale suo concorso agli oneri economici derivanti dal mantenimento della prole, è determinato in misura forfettariamente proporzionata alle sostanze dei genitori, al numero ed alle esigenze dei figli. Il coniuge non affidatario non ha, quindi, diritto ad un rendiconto delle spese effettivamente sostenute per il suddetto mantenimento, slavo a far valere ogni rilevante circostanza in sede di revisione dell’entità dell’assegno (Cass., sez. 1, sentenza del 15 novembre 1974, n. 3618).

In realtà, non è data intendere il fondamento normativo del richiesto rendiconto, laddove l’inconveniente prospettato in astratto dal ricorrente è semplicemente superabile, giacché, qualora si deducano e dimostrino fatti che rivelino la distrazione delle somme conseguite rispetto alla finalità di cura della prole, il giudice ben potrà procedere alla revisione delle disposizione o degli accordi pregressi.

L’inadempimento costituisce, altresì, reato penale, entro i limiti fissati dall’art. 570 c.p., modificato dal D. Lgs. n. 154/2013, che sanziona chiunque “si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale o alla qualità di coniuge” con la pena della reclusione fino a un anno o con la multa da euro 103 fino a 1.032, stabilendo l’applicabilità congiunta di dette pene a chi “fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa“.

Si tratta, pertanto, di un reato che si configura non già in presenza di una qualsiasi omissione di pagamento dell’assegno di mantenimento stabilito dal giudice ma quando tale omissione priva materialmente il coniuge o i figli dei mezzi di sussistenza, determinando una condizione di disagio tale da mettere in difficoltà gli aventi diritto in ordine alle primarie esigenze della vita.

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La legge ‘Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli”, dopo aver sostituito all’art. 1 il testo dell’art. 155 codice civile (provvedimenti riguardo ai figli in caso di separazione personale dei genitori), ha inserito le nuove norme: dell’art. 155 bis codice civile (affidamento ad un solo genitore e opposizione all’affidamento convidiso), dell’art. 155-ter (Revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli), dell’art. 155-quater (Assegnazione della casa familiare e prescrizioni in tema di residenza), dell’art. 155-quinquies (Disposizioni in favore dei figli maggiorenni) Art. 155-sexies (Poteri del giudice e ascolto del minore).

CONTRATTO OBBLIGAZIONI PECUNIARIE –Cassazione civile SS.UU. 13658/2010sul “motivo principale di opposizione” (da accogliere “nei limiti che seguono”): “l’assegno inviato alla creditrice prima della notifica del precetto aveva ad oggetto un importo corrispondente alle somme capitali e ai relativi interessi come dovute all’epoca del pagamento”; “secondo la più recente giurisprudenza di legittimità (Cass. Civ. n. 27158 del 19 dicembre 2006), nelle obbligazioni aventi ad oggetto somme di denaro, il pagamento effettuato mediante corresponsione di un assegno costituisce, secondo gli usi negoziali, idoneo modo di estinguere la obbligazione, senza che occorra un preventivo accordo tra le parti”.

CONTRATTO OBBLIGAZIONI PECUNIARIE –Cassazione civile SS.UU. 13658/2010sul “motivo principale di opposizione” (da accogliere “nei limiti che seguono”): “l’assegno inviato alla creditrice prima della notifica del precetto aveva ad oggetto un importo corrispondente alle somme capitali e ai relativi interessi come dovute all’epoca del pagamento”; “secondo la più recente giurisprudenza di legittimità (Cass. Civ. n. 27158 del 19 dicembre 2006), nelle obbligazioni aventi ad oggetto somme di denaro, il pagamento effettuato mediante corresponsione di un assegno costituisce, secondo gli usi negoziali, idoneo modo di estinguere la obbligazione, senza che occorra un preventivo accordo tra le parti”.

La stessa novella, all’art.2, ha poi stabilito alcune modifiche al codice di procedura civile), ed ha titolato il successivo art. 3 come ‘Disposizioni penali’, prevedendo al I ed unico comma: ‘in caso di violazione degli obblighi di natura economica si applica l’art. 12 sexies della legge 1 dicembre 1970 n.898’.

Trattandosi all’evidenza di una norma penale di chiusura di una legge speciale di riforma, ritiene la Corte che debba ragionevolmente supporsi che la ‘violazione degli obblighi di natura economica’ si riferisca in modo esclusivo al novellato art. 155 c.c. ed alle successive norme introdotte in materia.

La certezza di tale conclusione la si desume -in modo inequivoco- dalla lettura degli atti parlamentari della XIV legislatura, considerato che il testo dell’originario art. 3 in questione era il seguente: ‘1. la mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento dei figli per oltre tre mensilità è punibile ex art. 570 c.p.’: è quindi evidente, atteso l’incipit della originaria proposizione, che la portata e gli ambiti di applicazione della norma, nell’intenzione del legislatore e nel quadro delle riforme in concreto adottate, concernevano le sole obbligazioni di natura economica nei confronti dei soli figli.

Nel corso dell’iter parlamentare, nella seduta 652 del 7 luglio 2005, risulta infatti essere stata approvata l’unica proposta emendativa (emendamento Magnolfi 3.351) che ha comportato l’intera sostituzione dell’iniziale formulazione dell’articolo stesso, il quale – come già detto – prevedeva il limite della esperibilità dell’azione ex art. 570 c.p. alla inadempienza, in danno dei figli, protratta per oltre ‘tre mensilità’, con il testo ora vigente.

Si può quindi ribadire la correttezza dell’assunto del G.U.P. nel senso che dalla riforma del 2006 è rimasta esclusa la sanzione di natura penale per il mancato adempimento degli obblighi verso il coniuge separato.

Nel silenzio della legge, invero, l’interpretazione che si impone è quella che individua gli obblighi di natura economica oggetto di tutela penale soltanto in quegli obblighi economici regolamentati dalla L. n. 54 del 2006, e cioè: gli obblighi di natura economica posti a carico di un genitore a favore dei figli (minorenni e maggiorenni), escludendo quindi gli obblighi posti a carico di un coniuge a favore dell’altro, avuto riguardo al fatto che questi rapporti economici (lo si ripete) non sono stati oggetto di modifica da parte della L. n. 54 del 2006.

Ai coniugi separati rimane dunque solo la tutela individuata dall’art. 570 c.p..

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Come si è rilevato in dottrina, l’art. 3 della L. n. 54 del 2006 ha equiparato la posizione dei figli di fronte alla tutela che l’ordinamento appresta per il caso di omesso versamento (in tutto o in parte) dell’assegno di mantenimento stabilito a loro favore, senza mantenere più alcuna disparità di trattamento tra figli di genitori separati, divorziati o non coniugati affatto ed il valore innovativo della novella è stato individuato appunto nel riequilibrio della preesistente situazione, con attribuzione alla violazione degli obblighi imposti dai provvedimenti di separazione verso i figli, un trattamento analogo rispetto alla violazione degli obblighi imposti dai provvedimenti di divorzio.

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