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Malasanità una terribile parola sempre più ricorrente.

Malasanità e risarcimento danni: negligenza imperizia imprudenza dei mediciSpesso sentiamo parlare di vittime di malasanità negli ospedali, nelle case di cura e nei pronto soccorsi, alcune purtroppo non sopravvivono. Vi sono infatti casi che hanno come effetto la morte del paziente.

Parlando di malasanità si intende la negligenza imperizia imprudenza dei medici, delle strutture sanitarie .

Un esempio calzante può essere un ERRORE IN SALA PARTO
Il momento più importante per un genitore è rappresentato dalla nascita di un figlio. Nella fase conclusiva della gravidanza, il parto, possono tuttavia verificarsi complicanze dovute anche ad errori medici e che potrebbero determinare danni alla madre e/o al bambino.

 

Risarcimento danni

Da anni mi occupo di risarcimento danni da malasanità, materia molto complessa sia per la categoria dei responsabili, in quanto occorre trovare altri esperti medici che facciano perizie, sia per il continuo evolversi della giurisprudenza e della legislazione.

Malasanità e risarcimento danni: negligenza imperizia imprudenza dei medici

Malasanità e risarcimento danni: negligenza imperizia imprudenza dei medici

Responsabilità medico-sanitaria

Nell’ultimo decennio infatti la giurisprudenza, per a chi ha subito danni alla propria salute conseguenti ad errori medici o disservizi della struttura sanitaria pubblica o privata, è passata dall’affermazione della natura extracontrattuale della responsabilità medico-sanitaria a quella schiettamente contrattuale con modificazione delle regole sul nesso di causalità e sull’onere della prova.

 

AVVOCATO ESPERTO MALASANITA’ STUDIO LEGALE BOLOGNA MALASANITA’

 

E’ possibile parlare di “malasanità” o, più correttamente, di “responsabilità sanitaria”, quando si verifichino contemporaneamente i seguenti presupposti:

la diagnosi o il trattamento posto in essere dall’operatore sanitario è al di sotto dello standard di cura accettato nella comunità medica;

conseguente dannosubito dal paziente

Giova ricordare l’orientamento giurisprudenziale in tema di responsabilità medica formatosi prima dell’entrata in vJane del D.L. n. 158/2011, convertito con modificazioni dalla Legge n. 189/2012, che in ogni caso non ha modificato la natura del rapporto fra paziente e struttura sanitaria, come è nel caso che ne occupa.

Secondo la giurisprudenza dominante, la fattispecie è ricondotta nell’alveo della responsabilità di tipo contrattuale; la relazione paziente – ospedale è ricostruita nelle forme di un atipico contratto a prestazioni corrispettive con effetti protettivi nei confronti del terzo (cosiddetto contratto di spedalità), da cui,“a fronte dell’obbligazione al pagamento del corrispettivo (che ben può essere adempiuta dal paziente, dall’assicuratore, dal servizio sanitario nazionale o da altro ente), insorgono a carico della casa di cura (o dell’ente), accanto a quelli di tipo “lato sensu” alberghieri, obblighi di messa a disposizione del personale medico ausiliario, del personale paramedico e dell’apprestamento di tutte le attrezzature necessarie, anche in vista di eventuali complicazioni od emergenze” (Cass., sez. III, sent. n. 13953 del 14/06/2007; conforme Cass., sez. III, Sentenza n. 18610 del 22/09/2015).

Ne consegue che la responsabilità dell’ente nei confronti del paziente ha natura contrattuale e può conseguire, ai sensi dell’art. 1218 cod. civ., all’inadempimento delle obbligazioni direttamente a suo carico, nonché, in virtù dell’art. 1228 cod. civ., all’inadempimento della prestazione medico-professionale svolta direttamente dal sanitario, quale suo ausiliario necessario anche in assenza di un rapporto di lavoro subordinato, comunque sussistendo un collegamento tra la prestazione da costui effettuata e la sua organizzazione aziendale.

La responsabilità dell’ente ex art. 1228 c.c. per l’attività del medico, inserito organicamente nella struttura sanitaria, è disciplinata dalle norme che regolano la responsabilità in tema di prestazione professionale medica in esecuzione di un contratto d’opera professionale ex artt. 1176, 1218 e 2236 c.c.(in senso conforme, Cass. sez. III, 2/12/1998 n. 12223; sez. III, 8/5/2001 n. 6386; sez. III, 28/5/2004 n. 10297; sez. III, 24/5/2006 n. 12362; sez. III, 13/4/2007 n. 8826; sez. III, 14/6/2007 n. 13953).

Si applica, quindi, il regime della responsabilità contrattuale, in primo luogo quanto alla distribuzione dell’onere probatorio, sancita, proprio in tema contrattuale, dalla nota decisione delle Sezioni Unite del 30.10.2001, n. 13533 e definitivamente avallata dalle Sezioni Unite con dieci pronunce coeve in data 11 gennaio 2008. Si ricorda, tra le altre, Cass. S.U. 11 gennaio 2008 n. 577:“In tema di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria ai fini del riparto dell’onere probatorio l’attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia ed allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato, rimanendo a carico del debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante” (in senso conforme, tra le altre, Cass. sez. III 16/1/2009 n. 975; n. 27855 del 12/12/2013).

Il danneggiato, perciò, deve fornire la prova del rapporto di causalità tra l’azione del sanitario ed il danno allegato dal paziente, che, in ambito civilistico, consiste nella relazione probabilistica concreta tra comportamento ed evento dannoso secondo il criterio ispirato alla regola della normalità causale, del “più probabile che non”, restando a carico della struttura sanitaria la prova che la prestazione professionale è stata eseguita in modo diligente e che quegli esiti sono stati determinati da un evento imprevisto ed imprevedibile (Cass. n. 975/09).

In particolare, il giudice deve accertare, sul piano della causalità materiale (come relazione tra la condotta e l’evento di danno, alla stregua di quanto disposto dall’art. 1227, primo comma, cod. civ.), l’efficienza eziologica della condotta rispetto all’evento in applicazione della regola di cui all’art. 41 c.p., così da ascrivere l’evento di danno interamente all’autore della condotta illecita, per poi procedere, eventualmente anche con criteri equitativi, alla valutazione della diversa efficienza delle varie concause sul piano della causalità giuridica (come relazione tra l’evento di danno e le singole conseguenze dannose risarcibili all’esito prodottesi) onde ascrivere all’autore della condotta, responsabile “tout court” sul piano della causalità materiale, un obbligo risarcitorio che non comprenda anche le conseguenze dannose non riconducibili eziologicamente all’evento di danno, bensì determinate dal fortuito, come tale da reputarsi la pregressa situazione patologica del danneggiato che, a sua volta, non sia eziologicamente riconducibile a negligenza, imprudenza ed imperizia del sanitario (Cass., sez. III, Sentenza n. 15991 del 21/07/2011).

Ciò detto, non sono stati allegati elementi a fondamento di una fattispecie di inadempimento di obbligazioni direttamente a carico della struttura ex art. 1218 c.c.

Per converso, è applicabile la disciplina ex art. 1228 c.c., in base alla quale è sufficiente il collegamento tra la prestazione effettuata e l’organizzazione aziendale; come affermato dalla Sez. III, nella sentenza n. 8826 del 13/04/2007,“a questi fini è sufficiente che la struttura sanitaria comunque si avvalga dell’opera di un medico”.