Il reato di danneggiamento di dati informatici previsto dall’art. 635 bis c.TRIBUNALE DI MILANO,TRIBUNALE COLLEGIALE MILANO. CORTE APPELLO MILANO, TRIBUNALE DI BOLOGNA,TRIBUNALE COLLEGIALE DI BOLOGNA, CORTE DI APPELLO DI BOLOGNA, TRIBUNALE DI RAVENNA, TRIBUNALE COLLEGIALE DI RAVENNA, TRIBUNALE DI FORLI, TRIBUNALE COLLEGIALE DI FORLI, TRIBUNALE DI FERRARA, TRIBUNALE COLLEGIALE DI FERRARA,TRIBUNALE DI CREMONA, TRIBUNALE COLLEGIALE DI CREMONA, TRIBUNALE DI PAVIA, TRIBUNALE COLLEGIALE DI PAVIA ‚TRIBUNALE DI BRESCIA, TRIBUNALE COLLEGIALE DI BRESCIA, CORTE APPELLO BRESCIA .TRIBUNALE DI RIMINI,TRIBUNALE COLLEGIALE RIMINI.TRIBUNALE DI FERRARA TRIBUNALE COLLEGIALE DI FERRARA ‚TRIBUNALE DI ROVIGO,TRIBUNALE DI VENEZIA CORT APPELLO VENEZIA ‚TRIBUNALE DI VICENZA, TRIBUNALE DI PADOVA, TRIBUNALE DI TREVISO

Il reato di danneggiamento di dati informatici previsto dall’art. 635 bis c.TRIBUNALE DI MILANO,TRIBUNALE COLLEGIALE MILANO. CORTE APPELLO MILANO, TRIBUNALE DI BOLOGNA,TRIBUNALE COLLEGIALE DI BOLOGNA, CORTE DI APPELLO DI BOLOGNA, TRIBUNALE DI RAVENNA, TRIBUNALE COLLEGIALE DI RAVENNA, TRIBUNALE DI FORLI, TRIBUNALE COLLEGIALE DI FORLI, TRIBUNALE DI FERRARA, TRIBUNALE COLLEGIALE DI FERRARA,TRIBUNALE DI CREMONA, TRIBUNALE COLLEGIALE DI CREMONA, TRIBUNALE DI PAVIA, TRIBUNALE COLLEGIALE DI PAVIA ‚TRIBUNALE DI BRESCIA, TRIBUNALE COLLEGIALE DI BRESCIA, CORTE APPELLO BRESCIA .TRIBUNALE DI RIMINI,TRIBUNALE COLLEGIALE RIMINI.TRIBUNALE DI FERRARA TRIBUNALE COLLEGIALE DI FERRARA ‚TRIBUNALE DI ROVIGO,TRIBUNALE DI VENEZIA CORT APPELLO VENEZIA ‚TRIBUNALE DI VICENZA, TRIBUNALE DI PADOVA, TRIBUNALE DI TREVISO

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CONSULENZE LEGALI, PARERI LEGALI

 

Il reato di dan­neg­gia­men­to di dati infor­mati­ci pre­vis­to dal­l’art. 635 bis c.p

 

Il reato di dan­neg­gia­men­to di dati infor­mati­ci pre­vis­to dal­l’art. 635 bis c.p. deve riten­er­si inte­gra­to anche quan­do la manomis­sione ed alter­azione del­lo sta­to di un com­put­er sono rime­di­a­bili soltan­to attra­ver­so un inter­ven­to recu­per­a­to­rio pos­tu­mo comunque non rein­te­gra­ti­vo del­l’o­rig­i­nar­ia con­fig­u­razione del­l’am­bi­ente di lavoro. (Fat­tispecie in cui la Corte ha ritenu­to la sus­sis­ten­za del reato in un caso in cui era sta­to can­cel­la­to, medi­ante l’ap­pos­i­to coman­do e dunque sen­za deter­minare la defin­i­ti­va rimozione dei dati, un ril­e­vante numero di file, poi recu­perati gra­zie all’in­ter­ven­to di un tec­ni­co infor­mati­co spe­cial­iz­za­to).

 

Cass. pen. n. 1282/1997

Anteceden­te­mente all’en­tra­ta in vig­ore del­la L. 23 dicem­bre 1993, n. 547 (in tema di crim­i­nal­ità infor­mat­i­ca), che ha introdot­to in mate­ria una spe­ciale ipote­si crim­i­nosa, la con­dot­ta con­sis­tente nel­la can­cel­lazione di dati dal­la memo­ria di un com­put­er, in modo tale da ren­derne nec­es­saria la creazione di nuovi, con­fig­u­ra­va un’ipote­si di dan­neg­gia­men­to ai sen­si del­l’art. 635 c.p. in quan­to, medi­ante la dis­truzione di un bene imma­te­ri­ale, pro­duce­va l’ef­fet­to di ren­dere inservi­bile l’e­lab­o­ra­tore. (Nel­l’af­fer­mare det­to prin­ci­pio la Corte ha pre­cisato che tra il delit­to di cui all’art. 635 c.p. e l’analo­ga spe­ciale fat­tispecie crim­i­nosa pre­vista dal­l’art. 9 L. n. 547/93 — che ha introdot­to l’art. 635 bis c.p. sul dan­neg­gia­men­to di sis­te­mi infor­mati­ci e telem­ati­ci — esiste un rap­por­to di suc­ces­si

avvocato a bologna sergio armaroli esperto
chia­ma l’avvo­ca­to ser­gio armaoroli

Corte di Cas­sazione, Sezione Quin­ta Penale, 5 mar­zo 2012, n. 8555

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con la sen­ten­za indi­ca­ta in epi­grafe la Corte di Appel­lo di Cata­nia con­fer­ma­va la sen­ten­za del 27 novem­bre 2009 con la quale il Tri­bunale di quel­la stes­sa cit­tà-sezione dis­tac­ca­ta di Mas­calu­cia ave­va dichiara­to S.R. colpev­ole dei reati a lui ascrit­ti (ai sen­si degli artt. 61 n. 11 e 635 bis c.p. per avere can­cel­la­to, nel­la qual­ità di dipen­dente del­la dit­ta indi­vid­uale G.S., una gran quan­tità di dati dall’hard disk del per­son­al com­put­er del­la sua postazione di lavoro ed ai sen­si degli artt. 61 n. 11 e 624 c.p. per esser­si impos­ses­sato di diver­si cd rom con­te­nen­ti i back-up suc­ces­sivi al 25.6.2004, sot­traen­doli al tito­lare del­la dit­ta S.G.) e, per l’effetto, ritenu­ta la con­tin­u­azione e con la con­ces­sione delle atten­u­an­ti gener­iche ritenute equiv­alen­ti alla con­tes­ta­ta aggra­vante, l’aveva con­dan­na­to alla pena ritenu­ta di gius­tizia, nonché al ris­arci­men­to dei dan­ni in favore del­la per­sona offe­sa, cos­ti­tu­itasi parte civile, oltre con­se­quen­ziali sta­tu­izioni di legge.
Avver­so la pro­nun­cia anzidet­ta, il difen­sore dell’imputato ha pro­pos­to ricor­so per cas­sazione, affida­to alle ragioni di cen­sura indi­cate in parte moti­va.

MOTIVI DELLA DECISIONE

  1. – Il pri­mo moti­vo d’impugnazione denun­cia vio­lazione dell’art. 606 lett. b) in relazione all’art. 635 bis c.p., sul rilie­vo dell’insussistenza degli estre­mi del con­tes­ta­to reato, specie alla luce, del­la tes­ti­mo­ni­an­za del tec­ni­co infor­mati­co C.A., che ave­va rifer­i­to che dopo la can­cel­lazione i dati infor­mati­ci era­no sta­ti recu­perati. Con­tes­ta inoltre la val­u­tazione dei giu­di­ci di mer­i­to in ordine alla natu­ra dei dati can­cel­lati, alla data dell’operazione ed al tipo di pro­gram­ma uti­liz­za­to per il recu­pero dei dati.
    Il sec­on­do moti­vo deduce vio­lazione del­lo stes­so art. 606 lett. e) sot­to il pro­fi­lo dell’apprezzamento delle risul­tanze di causa, seg­nata­mente in pun­to di ascriv­i­bil­ità del fat­to all’imputato, che ave­va avu­to luo­go sul­la base di dati mera­mente con­get­turali.
    Con i motivi nuovi parte ricor­rente denun­cia vio­lazione dell’art. 606 lett. b) e c) in relazione all’art. 635 bis c.p.. Con­tes­ta, in propos­i­to, che l’affermazione di respon­s­abil­ità sia sta­ta affi­da­ta alle risul­tanze di una oper­azione tec­ni­ca affi­da­ta a per­sona di dub­bia com­pe­ten­za, il C.A., per­al­tro effet­tua­ta sen­za il con­trad­dit­to­rio tra le par­ti, benché irripetibile.
    Il sec­on­do moti­vo lamen­ta la man­ca­ta effet­tuazione di appos­ta per­izia tec­ni­ca.
    2. – La pri­ma cen­sura dubi­ta del­la sus­sis­ten­za degli estre­mi del reato ipo­tiz­za­to (dan­neg­gia­men­to di infor­mazioni, dati e pro­gram­mi infor­mati­ci). La ratio del­la doglian­za risiede nell’assunto sec­on­do cui, essendo sta­ti recu­perati i files can­cel­lati, in esi­to all’intervento di un tec­ni­co di fidu­cia del­la dit­ta inter­es­sa­ta, non ricor­rerebbe la fat­tispecie delit­tu­osa, che pos­tulerebbe, in una delle alter­na­tive prospet­tazioni, la can­cel­lazione in sen­so di defin­i­ti­va rimozione dei dati can­cel­lati dal­la memo­ria del com­put­er.
    La cen­sura è des­ti­tui­ta di fon­da­men­to, sia in lin­ea astrat­ta, che, con rifer­i­men­to alle pecu­liar­ità del­la fat­tispecie conc­re­ta.
    Pren­den­do le mosse dal­la dimen­sione fat­tuale, è vero che dall’istruttoria dibat­ti­men­tale, attra­ver­so l’escussione del teste che, su incar­i­co del­la dit­ta, ave­va effet­tua­to l’operazione di recu­pero, risul­ta­va l’effettivo sal­vatag­gio dei files can­cel­lati, ma è pur vero che il tec­ni­co ave­va rifer­i­to di non avere aper­to gli stes­si e che, solo in esi­to alla loro aper­tu­ra, se ne sarebbe potu­ta ver­i­fi­care l’integrità. Dall’escussione di altri testi era, poi, emer­so che, inutil­mente, se ne era ten­ta­ta l’apertura, in quan­to buona parte dei files era­no irrecu­per­abili.
    Sen­nonché, anche dal pun­to di vista mera­mente for­male, il rilie­vo difen­si­vo è infonda­to, in quan­to il lem­ma can­cel­la che figu­ra nel det­ta­to nor­ma­ti­vo non può essere inte­so nel suo pre­cipuo sig­ni­fi­ca­to seman­ti­co, rap­p­re­sen­ta­ti­vo di irrecu­per­abile eli­sione, ma nel­la speci­fi­ca accezione tec­ni­ca recepi­ta dal det­ta­to nor­ma­ti­vo, noto­ri­a­mente introdot­to in sede di rat­i­fi­ca di con­ven­zione euro­pea in tema di crim­i­nal­ità infor­mat­i­ca (con legge 23 dicem­bre 1993, n. 547). Ebbene, nel ger­go infor­mati­co l’operazione del­la can­cel­lazione con­siste nel­la rimozione da un cer­to ambi­ente di deter­mi­nati dati, in via provvi­so­ria attra­ver­so il loro sposta­men­to nell’apposito ces­ti­no o in via “defin­i­ti­va” medi­ante il suc­ces­si­vo svuo­ta­men­to del­lo stes­so. L’uso dell’inciso per evi­den­ziare il ter­mine “defin­i­ti­va” è dovu­to al fat­to che nep­pure tale oper­azione può definir­si davvero tale, in quan­to anche dopo lo svuo­ta­men­to del ces­ti­no files can­cel­lati pos­sono essere recu­perati, ma solo attra­ver­so una com­p­lessa pro­ce­du­ra tec­ni­ca che richiede l’uso di par­ti­co­lari sis­te­mi applica­tivi e pre­sup­pone speci­fiche conoscen­ze nel cam­po dell’informatica. Di talché, sem­bra cor­ret­to ritenere con­forme allo spir­i­to del­la dis­po­sizione nor­ma­ti­va che anche la can­cel­lazione, che non esclu­da la pos­si­bil­ità di recu­pero se non con l’uso – anche dis­pendioso – di par­ti­co­lari pro­ce­dure, inte­gri, gli estre­mi ogget­tivi del­la fat­tispecie delit­tu­osa. Il dan­neg­gia­men­to che è pre­sup­pos­to del­la pre­vi­sione sostanziale, sot­tospecie del genus rap­p­re­sen­ta­to dal reato di dan­neg­gia­men­to di cui all’art. 635 c.p., deve inten­der­si inte­gra­to dal­la manomis­sione ed alter­azione delle sta­to del com­put­er, rime­di­a­bili solo con pos­tu­mo inter­ven­to recu­per­a­to­rio, e comunque non rein­te­gra­ti­vo dell’originaria con­fig­u­razione dell’ambiente di lavoro.
    Si trat­ta, dunque, di attiv­ità pro­dut­ti­va di dan­no, in quan­to il recu­pero, ove pos­si­bile, com­por­ta oneri di spe­sa o, comunque, l’impiego di unità di tem­po lavo­ra­ti­vo.
    Nel caso di specie, oltre­tut­to, non man­ca­va nep­pure la com­po­nente del dan­neg­gia­men­to in sen­so fisi­co, in quan­to i files in buona parte recu­perati non pote­vano più essere aper­ti e, quin­di, era­no defin­i­ti­va­mente per­du­ti, seg­no evi­dente che la can­cel­lazione era avvenu­ta con l’uso di appos­i­to sis­tema di sovrascrit­tura.
    La sec­on­da cen­sura, rel­a­ti­va alla riferi­bil­ità del fat­to all’imputato è inam­mis­si­bile, in quan­to mera­mente reit­er­a­ti­va di ques­tione già prospet­ta­ta in sede di appel­lo, in ordine alla quale la rispos­ta del giu­dice a quo non può riten­er­si car­ente od opin­abile. L’ascrivibilità sogget­ti­va non può riten­er­si frut­to di gra­tu­ite con­get­ture, tenu­to con­to delle indi­rette ammis­sioni del­lo stes­so impu­ta­to (che ha rifer­i­to delle for­ti ten­sioni esisten­ti nel­la realtà di lavoro e del par­ti­co­lare risen­ti­men­to da parte sua, che lo ave­vano indot­to alle dimis­sioni), dell’accertata manomis­sione del suo com­put­er e, soprat­tut­to del fat­to, che l’irrecuperabilità di alcu­ni files “sal­vati” era dovu­ta anche all’apposizione di pass­word, che soltan­to lo S. conosce­va.
    Il pri­mo dei motivi nuovi dedot­ti dal­la dife­sa non é per­ti­nente, in quan­to, nel caso di specie, non si è trat­ta­to di indagine tec­ni­ca dis­pos­ta dall’autorità o dal­la p.g. che avrebbe com­por­ta­to il rispet­to delle garanzie di dife­sa, ma di incar­i­co con­fer­i­to dal­la dit­ta dan­neg­gia­ta ad un tec­ni­co di fidu­cia per­ché pro­cedesse al ten­ta­ti­vo di recu­pero dei files can­cel­lati.
    Del man­ca­to esple­ta­men­to di per­izia tec­ni­ca, ogget­to del sec­on­do moti­vo, il ricor­rente non ha ragione di dol­er­si, pos­to che la per­izia è mez­zo di pro­va noto­ri­a­mente neu­tro, sot­trat­to alla disponi­bil­ità delle par­ti e rimes­so alla dis­crezion­al­ità del giu­dice, sic­ché non può, per definizione, avere carat­tere di deci­siv­ità (cfr. Cass. sez. 4, 221.2007, n. 14130, rv. 236191).
    3. – Per quan­to pre­cede, il ricor­so deve essere riget­ta­to, con le con­se­quen­ziali sta­tu­izioni espresse in dis­pos­i­ti­vo.

P.Q.M.

Riget­ta il ricor­so e con­dan­na il ricor­rente al paga­men­to delle spese proces­su­ali.

Deposi­ta­ta in Can­cel­le­ria il 05.03.2012

Corte di Cas­sazione, sezione V penale, sen­ten­za 18 novem­bre 2011 (dep. 5 mar­zo 2012), n. 2728

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con la sen­ten­za indi­ca­ta in epi­grafe la Corte di Appel­lo di Cata­nia con­fer­ma­va la sen­ten­za del 27 novem­bre 2009 con la quale il Tri­bunale di quel­la stes­sa cit­tà-sezione dis­tac­ca­ta di Mas­calu­cia ave­va dichiara­to S. R. colpev­ole dei reati a lui ascrit­ti (ai sen­si degli artt. 61 n. 11 e 635 bis c.p. per avere can­cel­la­to, nel­la qual­ità di dipen­dente del­la dit­ta indi­vid­uale G. una gran quan­tità di dati dall’ hard disc del per­son­al com­put­er del­la sua postazione di lavoro ed ai sen­si degli artt. 61 n. 11 e 624 c.p. per esser­si impos­ses­sato di diver­si cd rom con­te­nen­ti i back-up suc­ces­sivi al 25.6.2004, sot­traen­doli al tito­lare del­la dit­ta S.) e, per l’effetto, ritenu­ta la con­tin­u­azione e con la con­ces­sione delle atten­u­an­ti gener­iche ritenute equiv­alen­ti alla con­tes­ta­ta aggra­vante, l’aveva con­dan­na­to alla pena ritenu­ta di gius­tizia, nonché al ris­arci­men­to dei dan­ni in favore del­la per­sona offe­sa, cos­ti­tu­itasi parte civile, oltre con­se­quen­ziali sta­tu­izioni di legge.Avverso la pro­nun­cia anzidet­ta, il difen­sore dell’imputato ha pro­pos­to ricor­so per cas­sazione, affida­to alle ragioni di cen­sura indi­cate in parte moti­va.

MOTIVI DELLA DECISIONE

  1. — Il pri­mo moti­vo d’impugnazione denun­cia vio­lazione dell’art. 606 lett. b) in relazione all’art. 635 bis c.p., sul rilie­vo dell’insussistenza degli estre­mi del con­tes­ta­to reato, specie alla luce del­la tes­ti­mo­ni­an­za del tec­ni­co infor­mati­co C. A., che ave­va rifer­i­to che dopo la can­cel­lazione i dati infor­maticier­a­no sta­ti recu­perati. Con­tes­ta inoltre la val­u­tazione dei giu­di­ci di mer­i­to in ordine alla natu­ra dei dati can­cel­lati, alla data dell’operazione ed al tipo di pro­gram­ma uti­liz­za­to per il recu­pero dei dati.Il sec­on­do moti­vo deduce vio­lazione del­lo stes­so art. 606 lett. e) sot­to il pro­fi­lo dell’apprezzamento delle risul­tanze di causa, seg­nata­mente in pun­to di ascriv­i­bil­ità del fat­to all’imputato, che ave­va avu­to luo­go sul­la base di dati mera­mente congetturali.Con i motivi nuovi parte ricor­rente denun­cia vio­lazione dell’art. 606 lett. b) e c) in relazione all’art. 635 bis. Con­tes­ta, in propos­i­to, che l’affermazione di respon­s­abil­ità sia sta­ta affi­da­ta alle risul­tanze di una oper­azione tec­ni­ca affi­da­ta a per­sona di dub­bia com­pe­ten­za, il C.          A., per­al­tro effet­tua­ta sen­za il con­trad­dit­to­rio tra le par­ti, benché irripetibile.Il sec­on­do moti­vo lamen­ta la man­ca­ta effet­tuazione di appos­ta per­izia tec­ni­ca.
  2. — La pri­ma cen­sura dubi­ta del­la sus­sis­ten­za degli estre­mi del reato ipo­tiz­za­to (dan­neg­gia­men­to di infor­mazioni, dati e pro­gram­mi infor­mati­ci). La ratio del­la doglian­za risiede nell’assunto sec­on­do cui, essendo sta­ti recu­perati i files can­cel­lati, in esi­to all’intervento di un tec­ni­co di fidu­cia del­la dit­ta inter­es­sa­ta, non ricor­rerebbe la fat­tispecie delit­tu­osa, che pos­tulerebbe, in una delle alter­na­tive prospet­tazioni, la can­cel­lazione in sen­so di defin­i­ti­va rimozione dei dati can­cel­lati dal­la memo­ria del computer.La cen­sura è des­ti­tui­ta di fon­da­men­to, sia in lin­ea astrat­ta, che con rifer­i­men­to alle pecu­liar­ità del­la fat­tispecie concreta.Prendendo le mosse dal­la dimen­sione fat­tuale, è vero che dall’istruttoria dibat­ti­men­tale, attra­ver­so l’escussione del teste che, su incar­i­co del­la dit­ta, ave­va effet­tua­to l’operazione di recu­pero, risul­ta­va l’effettivo sal­vatag­gio dei files can­cel­lati, ma è pur vero che il tec­ni­co ave­va rifer­i­to di non avere aper­to gli stes­si e che, solo in esi­to alla loro aper­tu­ra, se ne sarebbe potu­ta ver­i­fi­care l’integrità. Dall’escussione di altri testi era, poi, emer­so che, inutil­mente, se ne era ten­ta­ta l’apertura, in quan­to buona parte dei flles era­no irrecuperabili.Senonché, anche dal pun­to di vista mera­mente for­male, il rilie­vo difen­si­vo è infonda­to, in quan­to il lem­ma can­cel­la che figu­ra nel det­ta­to nor­ma­ti­vo non può essere inte­so nel suo pre­cipuo sig­ni­fi­ca­to seman­ti­co, rap­p­re­sen­ta­ti­vo di irrecu­per­abile eli­sione, ma nel­la speci­fi­ca accezione tec­ni­ca recepi­ta dal det­ta­to nor­ma­ti­vo, noto­ri­a­mente introdot­to in sede di rat­i­fi­ca di con­ven­zione euro­pea in tema di crim­i­nal­ità infor­mat­i­ca (con legge 23 dicem­bre 1993, n. 547). Ebbene, nel ger­go infor­mati­co l’operazione del­la can­cel­lazione con­siste nel­la rimozione da un cer­to ambi­ente di deter­mi­nati dati, in via provvi­so­ria attra­ver­so il loro sposta­men­to nell’apposito ces­ti­no o in via “defin­i­ti­va” medi­ante il suc­ces­si­vo svuo­ta­men­to del­lo stes­so. L’uso dell’inciso per evi­den­ziare il ter­mine “defin­i­ti­va” è dovu­to al fat­to che nep­pure tale oper­azione può definir­si davvero tale, in quan­to anche dopo lo svuo­ta­men­to del ces­ti­no i files can­cel­lati pos­sono essere recu­perati, ma solo attra­ver­so una com­p­lessa pro­ce­du­ra tec­ni­ca che richiede l’uso di par­ti­co­lari sis­te­mi applica­tivi e pre­sup­pone speci­fiche conoscen­ze nel cam­po dell’informatica. Di talché, sem­bra cor­ret­to ritenere con­forme allo spir­i­to del­la dis­po­sizione nor­ma­ti­va che anche la can­cel­lazione, che non esclu­da la pos­si­bil­ità di recu­pero se non con l’uso — anche dis­pendioso — di par­ti­co­lari pro­ce­dure, inte­gri gli estre­mi ogget­tivi del­la fat­tispecie delit­tu­osa. Il dan­neg­gia­men­to che è pre­sup­pos­to del­la pre­vi­sione sostanziale, sot­tospecie del genus rap­p­re­sen­ta­to dal reato di dan­neg­gia­men­to di cui all’art. 635 c.p., deve inten­der­si inte­gra­to dal­la manomis­sione ed alter­azione del­lo sta­to del com­put­er, rime­di­a­bili solo con pos­tu­mo inter­ven­to recu­per­a­to­rio, e comunque non rein­te­gra­ti­vo dell’originaria con­fig­u­razione dell’ambiente di lavoro.Si trat­ta, dunque, di attiv­ità pro­dut­ti­va di dan­no, in quan­to il recu­pero, ove pos­si­bile, com­por­ta oneri di spe­sa o, comunque, l’impiego di unità di tem­po lavorativo.Nel caso di specie, oltre­tut­to, non man­ca­va nep­pure la com­po­nente del dan­neg­gia­men­to in sen­so fisi­co, in quan­to i files in buona parte recu­perati non pote­vano più essere aper­ti e, quin­di, era­no defin­i­ti­va­mente per­du­ti, seg­no evi­dente che la can­cel­lazione era avvenu­ta con l’uso di appos­i­to sis­tema di sovrascrittura.La sec­on­da cen­sura, rel­a­ti­va alla riferi­bil­ità del fat­to all’imputato è inam­mis­si­bile, in quan­to mera­mente reit­er­a­ti­va di ques­tione già prospet­ta­ta in sede di appel­lo, in ordine alla quale la rispos­ta del giu­dice a quo non può riten­er­si car­ente od opin­abile. L’ascrivibilità sogget­ti­va non può riten­er­si frut­to di gra­tu­ite con­get­ture, tenu­to con­to delle indi­rette ammis­sioni del­lo stes­so impu­ta­to (che ha rifer­i­to delle for­ti ten­sioni esisten­ti nel­la realtà di lavoro e del par­ti­co­lare risen­ti­men­to da parte sua, che lo ave­vano indot­to alle dimis­sioni), dell’accertata manomis­sione del suo com­put­er e, soprat­tut­to del fat­to, che l’irrecuperabilità di alcu­ni files “sal­vati” era dovu­ta anche all’apposizione di pass­word, che soltan­to lo S. conosceva.Il pri­mo dei motivi nuovi dedot­ti dal­la dife­sa non é per­ti­nente, in quan­to. nel caso di specie, non si è trat­ta­to di indagine tec­ni­ca dis­pos­ta dall’autorità o dal­la p.g. che avrebbe com­por­ta­to il rispet­to delle garanzie di dife­sa, ma di incar­i­co con­fer­i­to dal­la dit­ta dan­neg­gia­ta ad un tec­ni­co di fidu­cia per­ché pro­cedesse al ten­ta­ti­vo di recu­pero dei files cancellati.Del man­ca­to esple­ta­men­to di per­izia tec­ni­ca, ogget­to del sec­on­do moti­vo, il ricor­rente non ha ragione di dol­er­si, pos­to che la per­izia è mez­zo di pro­va noto­ri­a­mente neu­tro, sot­trat­to alla disponi­bil­ità delle par­ti e rimes­so alla dis­crezion­al­ità del giu­dice, sic­ché non può, per definizione, avere carat­tere di deci­siv­ità (cfr. Cass. sez. 4, 221.2007, n. 14130, rv.236191).
  3. — Per quan­to pre­cede, il ricor­so deve essere riget­ta­to, con le con­se­quen­ziali sta­tu­izioni espresse in dis­pos­i­ti­vo.

P.Q.M.

Riget­ta il ricor­so e con­dan­na il ricor­rente al paga­men­to delle spese processuali.Cosi deciso in Roma, nel­la cam­era di con­siglio del 18 novem­bre 2011.

 

 

 

Cass. pen. n. 8555/2012

Il reato di dan­neg­gia­men­to di dati infor­mati­ci pre­vis­to dal­l’art. 635 bis c.p. deve riten­er­si inte­gra­to anche quan­do la manomis­sione ed alter­azione del­lo sta­to di un com­put­er sono rime­di­a­bili soltan­to attra­ver­so un inter­ven­to recu­per­a­to­rio pos­tu­mo comunque non rein­te­gra­ti­vo del­l’o­rig­i­nar­ia con­fig­u­razione del­l’am­bi­ente di lavoro. (Fat­tispecie in cui la Corte ha ritenu­to la sus­sis­ten­za del reato in un caso in cui era sta­to can­cel­la­to, medi­ante l’ap­pos­i­to coman­do e dunque sen­za deter­minare la defin­i­ti­va rimozione dei dati, un ril­e­vante numero di file, poi recu­perati gra­zie all’in­ter­ven­to di un tec­ni­co infor­mati­co spe­cial­iz­za­to).

Cass. pen. n. 1282/1997

Anteceden­te­mente all’en­tra­ta in vig­ore del­la L. 23 dicem­bre 1993, n. 547 (in tema di crim­i­nal­ità infor­mat­i­ca), che ha introdot­to in mate­ria una spe­ciale ipote­si crim­i­nosa, la con­dot­ta con­sis­tente nel­la can­cel­lazione di dati dal­la memo­ria di un com­put­er, in modo tale da ren­derne nec­es­saria la creazione di nuovi, con­fig­u­ra­va un’ipote­si di dan­neg­gia­men­to ai sen­si del­l’art. 635 c.p. in quan­to, medi­ante la dis­truzione di un bene imma­te­ri­ale, pro­duce­va l’ef­fet­to di ren­dere inservi­bile l’e­lab­o­ra­tore. (Nel­l’af­fer­mare det­to prin­ci­pio la Corte ha pre­cisato che tra il delit­to di cui all’art. 635 c.p. e l’analo­ga spe­ciale fat­tispecie crim­i­nosa pre­vista dal­l’art. 9 L. n. 547/93 — che ha introdot­to l’art. 635 bis c.p. sul dan­neg­gia­men­to di sis­te­mi infor­mati­ci e telem­ati­ci — esiste un rap­por­to di suc­ces­sione di leg­gi nel tem­po, dis­ci­plina­to dal­l’art. 2 c.p.).

 

 

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