Compravendita immobiliare BOLOGNA TRIBUNALE  Vizio rilevante ex art. 1490 c.c

. Con riferimento alla deduzione di vizi e difetti del costruito, deve ritenersi che l’azione sia priva di ogni pregio in quanto a nessuna delle opere edili denunziate può correttamente riconoscersi la natura indicata (i.e. di vizio o difetto) in forza del consolidato e costante orientamento della giurisprudenza di merito e di legittimità: sul punto va solo ricordato come la natura giuridica del vizio rilevante a norma dell’articolo 1490 postuli la sua concretezza e materialità e come laddove si deduca a vizio la costruzione dell’immobile in difformità dal progetto edilizio approvato, ricorrono gli estremi di una fattispecie riconducibile al paradigma dell’art. 1489 cod. civ. per il quale il compratore può chiedere la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo (cfr. Cass. 6.12.1984 n. 6399; Da ultimo Cass. 28.02.2007 n. 4786); non senza osservare in obiter come l’azione così formulata risulta preclusa dall’eccezione di decadenza ritualmente formulata dalla società convenuta (l’atto di assegnazione in proprietà 19 aprile 2002, deposito del ricorso per ATP 21 ottobre 2003, concluso in data 20 maggio 2004, notifica dell’atto introduttivo del presente giudizio 8 agosto 2005).

Compravendita immobiliare BOLOGNA TRIBUNALE  Vizio rilevante ex art. 1490 c.c

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TRUFFA IMMOBILIARE BOLOGNA CONTRATTO ACQUISTO CASA AVVOCATO PENALISTA

2.2. Quanto alla diversa azione proposta con riferimento alle condotte “commissive ed omissive” della Cooperativa convenuta, va in questa sede rilevato come, quand’anche si voglia ravvisare nella deduzione operata gli estremi di cui all’art. 1489 c.c., la Suprema Corte ha affermato che in ipotesi di compravendita di costruzione realizzata in difformità della licenza edilizia non è ravvisabile un vizio della cosa, ma semmai un onere gravante ex art. 1489 c.c.se la difformità, non è stata dichiarata nel contratto o comunque non conosciuta dal compratore al tempo dell’acquisto, risulti oggetto del potere repressivo della pubblica amministrazione quanto a sanzione pecuniaria e, nei casi di maggior gravità, e ordine di demolizione. In mancanza di tali condizioni, non è possibile riconoscere all’attore alcuna azione in danno del venditore per la riduzione del prezzo (cfr. Cass. 28.02.2007 n 4786 cit.).

Orbene, dall’accertamento tecnico preventivo e dalla successiva Ctu espletata in corso di causa, risulta comprovato in atti che il collegamento tra immobili e sottotetto era previsto già nella successiva concessione edilizia n. 20720 del 25/7/2001 (pag. 5 della perizia Ing. Pa. del 20/5/2004 nell’A.T.P.), e tale concessione è stata espressamente richiamata al momento dell’assegnazione dell’appartamento (cfr. doc. 1 parte convenuta), non senza osservare come: I) gli interventi effettuati a modifica dell’originaria concessione edilizia, sono stati regolarmente autorizzati dal Comune di San Lazzaro di Savena, senza che l’atto amministrativo risulti impugnato dallo stesso attore, radicando così gli estremi di stabilità conformativa dell’atto amministrativo rilevanti ai fini della insussistenza di ogni doglianza; II) per le superfici che hanno ecceduto quanto previsto nella convenzione regionale, gli assegnatari hanno provveduto ad assolvere il pagamento degli oneri connessi alle superfici non convenzionate (pag. 5 della perizia Ing. Pa. del 20/5/2004 nell’A.T.P.); III) ogni eventuale decadenza dai contributi riconosciuti dalla Regione ha come destinatari i soli assegnatari di unità immobiliari non corrispondenti ai requisiti di cui alla convenzione, non potendo la eventuale revoca estendersi agli altri assegnatari (fra cui l’attore) che risultino titolari di immobili coerenti con il beneficio accordato (cfr. al riguardo conclusioni CTU pag. 19 e 20).

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SEPARAZIONE MARITO MOGLIE CONIUGI BOLOGNA E APPROPRIAZIONE INDEBITA MOBILI “per procurare a se un ingiusto profitto, si appropriava dei mobili facenti parte dell’arredo del salone e della camera da letto della casa coniugale”

 

Compravendita immobiliare – Immobile – Compravendita – Vizio rilevante ex art. 1490 c.c. – Necessaria concretezza e materialità – Costruzione del bene in difformità del progetto edilizio – Operatività della previsione di cui all’art. 1489 c.c. – Conoscenza dell’acquirente – Insussistenza delle condizioni per l’accoglimento dell’azione ex art. 1489 c.c.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI BOLOGNA

SECONDA SEZIONE CIVILE

Il Tribunale, nella persona del giudice unico Dott. Pasquale Liccardo ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile di primo Grado iscritta al n. 12257/2005 R.G. promossa da:

Ni.Fr. con il patrocinio degli avv. Bo.Ga. e, con elezione di domicilio in viale (…), 40124 Bologna presso avv. Bo.Ga.;

Attore

contro:

Cooperativa Ed. SCRL, con il patrocinio degli avv. Ca.Lo. e, con elezione di domicilio in via (…) 40127 Bologna, presso e nello studio dell’avv. Ca.Lo.;

Convenuto

RITENUTO IN FATTO ED IN DIRITTO

  1. La presente causa viene in decisione senza che sia consentito a questo Giudice di procedere all’esame del fascicolo di parte attrice a norma e per gli effetti di cui agli artt. 169 e 190 c.p.c., in quanto depositato solo con la replica, in data 25.01.2012. Al riguardo si richiama in sintesi quanto costantemente affermato dalla Suprema Corte per la quale il mancato (o tardivo) deposito del fascicolo di parte nel termine di cui all’art. 169 co. 2 cod. proc. civ.comporta che la decisione deve essere assunta dal giudice prescindendo dai documenti contenuti nel fascicolo (cfr. orientamento del Tribunale di Bologna sentenza n. 155 emessa il 17 gennaio 2012; Cassazione 4/5/2009 n. 10227; Cassazione 15/3/2006 n. 5681).

  2. Preliminare ad ogni successiva valutazione, è l’esatta qualificazione della domanda introdotta da parte attrice, in quanto l’assenza di ogni pur doveroso riferimento normativo negli atti introduttivi del processo impone un’opera di attenta ricostruzione sia dei fatti costitutivi della stessa sia del petitum correlato. In particolare, va solo in sintesi rilevato che con l’atto di citazione notificato il 10.08.2005, Fr.Ni. la parte premesso: che era proprietario di porzione immobiliare del complesso immobiliare sito – in San Lazzaro di Savena via (…), avendo aderito ad un piano di intervento di edilizia residenziale pubblica di tipo agevolata convenzionata realizzata presso quel comune con la realizzazione di 13 alloggi destinati alle forze armate e di polizia; che l’intervento è stato regolato da una convenzione tra il comune e la cooperativa edificatrice istituzionalmente indirizzata al contenimento dei costi, usufruendo di finanziamenti regionali per agevolare le esigenze abitative dei ceti sociali meno abbienti; che all’atto della consegna di tale complesso immobiliare sono state riscontrate irregolarità quali: I) costruzione di una scala di raccordo interna gli immobili siti all’ultimo piano con accesso al sottotetto, realizzando così un ampliamento vistoso degli immobili assegnati in contrasto con le normative regionali che prevedono un limite di mq. 95 m per la fruizione delle agevolazioni; II) le aree di verde di comune utilizzo condominiale erano state di fatto frazionate e concessi in uso agli assegnatari delle unità poste al piano terra; che si era provveduto sia a segnalare quanto accaduto sia alla Procura della Repubblica sia ad introdurre un accertamento tecnico preventivo volto alla verifica dello stato delle costruzioni realizzate;

tanto premesso ed esposto conveniva in giudizio, davanti all’intestato Tribunale, la Cooperativa Ed. S.C.A.R.L. per sentir accertare “l’esistenza dei vizi, delle difformità e delle modifiche di attribuzione in proprietà nei termini descritti in narrativa e nelle risultante dell’A.T.P. R.G. 14922/03 alle quali si fa integrale richiamo” e comunque, la “responsabilità al riguardo della Cooperativa convenuta per aver tenuto un contegno – commissivo ed omissivo nei termini descritti in narrativa – in violazione di legge e di contratto, con ogni conseguente condanna al ripristino ovvero, nella sua impossibilità al risarcimento dei danni patiti”.

All’atto della propria costituzione in giudizio, la cooperativa convenuta, nel contestare in fatto ed in diritto quanto dedotto la parte attrice, eccepiva l’intervenuta decadenza da ogni azione proposta in suo danno dall’attore a norma è per gli effetti dell’articolo 1495 codice civile.

2.1. Appare pertanto evidente come parte attrice adduca a vizio e/difetto del costruito gli interventi edili descritti, ed in via gradata, denunzi il comportamento asseritamente inadempiente della cooperativa, pur nella genericità della violazione di contratto e di legge.

2.1. Con riferimento alla deduzione di vizi e difetti del costruito, deve ritenersi che l’azione sia priva di ogni pregio in quanto a nessuna delle opere edili denunziate può correttamente riconoscersi la natura indicata (i.e. di vizio o difetto) in forza del consolidato e costante orientamento della giurisprudenza di merito e di legittimità: sul punto va solo ricordato come la natura giuridica del vizio rilevante a norma dell’articolo 1490 postuli la sua concretezza e materialità e come laddove si deduca a vizio la costruzione dell’immobile in difformità dal progetto edilizio approvato, ricorrono gli estremi di una fattispecie riconducibile al paradigma dell’art. 1489 cod. civ. per il quale il compratore può chiedere la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo (cfr. Cass. 6.12.1984 n. 6399; Da ultimo Cass. 28.02.2007 n. 4786); non senza osservare in obiter come l’azione così formulata risulta preclusa dall’eccezione di decadenza ritualmente formulata dalla società convenuta (l’atto di assegnazione in proprietà 19 aprile 2002, deposito del ricorso per ATP 21 ottobre 2003, concluso in data 20 maggio 2004, notifica dell’atto introduttivo del presente giudizio 8 agosto 2005).

2.2. Quanto alla diversa azione proposta con riferimento alle condotte “commissive ed omissive” della Cooperativa convenuta, va in questa sede rilevato come, quand’anche si voglia ravvisare nella deduzione operata gli estremi di cui all’art. 1489 c.c., la Suprema Corte ha affermato che in ipotesi di compravendita di costruzione realizzata in difformità della licenza edilizia non è ravvisabile un vizio della cosa, ma semmai un onere gravante ex art. 1489 c.c.se la difformità, non è stata dichiarata nel contratto o comunque non conosciuta dal compratore al tempo dell’acquisto, risulti oggetto del potere repressivo della pubblica amministrazione quanto a sanzione pecuniaria e, nei casi di maggior gravità, e ordine di demolizione. In mancanza di tali condizioni, non è possibile riconoscere all’attore alcuna azione in danno del venditore per la riduzione del prezzo (cfr. Cass. 28.02.2007 n 4786 cit.).

Orbene, dall’accertamento tecnico preventivo e dalla successiva Ctu espletata in corso di causa, risulta comprovato in atti che il collegamento tra immobili e sottotetto era previsto già nella successiva concessione edilizia n. 20720 del 25/7/2001 (pag. 5 della perizia Ing. Pa. del 20/5/2004 nell’A.T.P.), e tale concessione è stata espressamente richiamata al momento dell’assegnazione dell’appartamento (cfr. doc. 1 parte convenuta), non senza osservare come: I) gli interventi effettuati a modifica dell’originaria concessione edilizia, sono stati regolarmente autorizzati dal Comune di San Lazzaro di Savena, senza che l’atto amministrativo risulti impugnato dallo stesso attore, radicando così gli estremi di stabilità conformativa dell’atto amministrativo rilevanti ai fini della insussistenza di ogni doglianza; II) per le superfici che hanno ecceduto quanto previsto nella convenzione regionale, gli assegnatari hanno provveduto ad assolvere il pagamento degli oneri connessi alle superfici non convenzionate (pag. 5 della perizia Ing. Pa. del 20/5/2004 nell’A.T.P.); III) ogni eventuale decadenza dai contributi riconosciuti dalla Regione ha come destinatari i soli assegnatari di unità immobiliari non corrispondenti ai requisiti di cui alla convenzione, non potendo la eventuale revoca estendersi agli altri assegnatari (fra cui l’attore) che risultino titolari di immobili coerenti con il beneficio accordato (cfr. al riguardo conclusioni CTU pag. 19 e 20).

  1. Né giudizio diverso può annettersi alla domanda avente ad oggetto le asserite parti comuni dell’immobile, quali aree cortilive, in quanto all’atto della rogitazione, l’attore ha espressamente accettato lo stato di fatto, di diritto e le indicazioni delle parti comuni analiticamente indicate nell’atto di assegnazione (doc. 1) e negli atti e documenti ivi richiamati (concessioni edilizie, elaborati catastali, etc. – docc. da 6 a 12).

  2. Non ricorrono gli estremi di cui all’art. 96 c.p.c.non essendo comprovato in atti che l’azione sia stata promossa con malafede o colpa grave.

  3. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano, in ragione della natura delle questioni trattate e dell’attività espletata innanzi al giudice, in Euro 2.356,00 per diritti ed Euro 7.500,00 per onorari, oltre accessori di legge.

La sentenza è provvisoriamente esecutiva tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale di Bologna, in persona del Giudice Unico dott. Pasquale Liccardo, definitivamente pronunciando nella causa R.G. n. 12257 /2005 introdotta da Ni.Fr. in danno della Coop. Ed. soc. coop. a r.l., ogni diversa istanza o eccezione disattesa così provvede:

  1. rigetta in quanto infondata in fatto ed in diritto ogni domanda attrice;

  2. rigetta la domanda ex art. 96 svolta da parte convenuta;

  3. condanna parte attrice alla integrale rifusione delle spese di lite che si liquidano in complessivi Euro 2.356,00 per diritti ed Euro 7.500,00 per onorari, oltre accessori di legge.

  4. la sentenza è esecutiva per legge.

Così deciso in Bologna il 12 aprile 2012.

Depositata in Cancelleria il 16 aprile 2012.

 

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