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avvocato fallimentaristaCOME TUTELARSI SE L’IMPRESA COSTRUTTRICE FALLISCE? fallimento costruttore tutela acquirente

 

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Troppe famiglie restano coinvolte in imprese di costruzioni che falliscono, i loro soldi i soldi degli acquirenti spesso svaniscono all’interno della procedura fallimentare, nel senso che ci possono volere anni per recuperare anche solo una minima parte del denaro speso

 

Diapositiva1Ma allora che fare ?

 

Chiedere un fideiussione obbligatoria per legge quando si versano soldi a un costruttore

 

SE AVETE DEI DUBBI CONSULTATE SUBITO L’AVVOCATO SERGIO ARMAROLI DI BOLOGNA,

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Art. 67 L.F.

Atti a titolo oneroso, pagamenti, garanzie

 

Sono revocati, salvo che l’altra parte provi che non conosceva lo stato d’insolvenza del debitore:

1) gli atti a titolo oneroso compiuti nell’anno anteriore alla dichiarazione di fallimento, in cui le prestazioni eseguite o le obbligazioni assunte dal fallito sorpassano di oltre un quarto ciò che a lui è stato dato o promesso;

2) gli atti estintivi di debiti pecuniari scaduti ed esigibili non effettuati con danaro o con altri mezzi normali di pagamento, se compiuti nell’anno anteriore alla dichiarazione di fallimento;

3) i pegni, le anticresi e le ipoteche volontarie costituiti nell’anno anteriore alla dichiarazione di fallimento per debiti preesistenti non scaduti;

4) i pegni, le anticresi e le ipoteche giudiziali o volontarie costituiti entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento per debiti scaduti.

Sono altresì revocati, se il curatore prova che l’altra parte conosceva lo stato d’insolvenza del debitore, i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili, gli atti a titolo oneroso e quelli costitutivi di un diritto di prelazione per debiti, anche di terzi, contestualmente creati, se compiuti entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento.

Non sono soggetti all’azione revocatoria:

a) i pagamenti di beni e servizi effettuati nell’esercizio dell’attività d’impresa nei termini d’uso;

b) le rimesse effettuate su un conto corrente bancario, purché non abbiano ridotto in maniera consistente e durevole l’esposizione debitoria del fallito nei confronti della banca;

c) le vendite ed i preliminari di vendita trascritti ai sensi dell’articolo 2645-bis del codice civile, i cui effetti non siano cessati ai sensi del comma terzo della suddetta disposizione, conclusi a giusto prezzo ed aventi ad oggetto immobili ad uso abitativo, destinati a costituire l’abitazione principale dell’acquirente o di suoi parenti e affini entro il terzo grado; (1)

d) gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore purché posti in essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a consentire il risanamento della esposizione debitoria dell’impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria e la cui ragionevolezza sia attestata da un professionista iscritto nei revisori contabili e che abbia i requisiti previsti dall’art. 28, lettere a) e b) ai sensi dell’articolo 2501-bis, quarto comma, del codice civile; (2)

e) gli atti, i pagamenti e le garanzie posti in essere in esecuzione del concordato preventivo, nonché dell’accordo omologato ai sensi dell’articolo 182-bis;

f) i pagamenti dei corrispettivi per prestazioni di lavoro effettuate da dipendenti ed altri collaboratori, anche non subordinati, del fallito;

g) i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili eseguiti alla scadenza per ottenere la prestazione di servizi strumentali all’accesso alle procedure concorsuali e di concordato preventivo.

Le disposizioni di questo articolo non si applicano all’istituto di emissione, alle operazioni di credito su pegno e di credito fondiario; sono salve le disposizioni delle leggi speciali.

_____________________________

(1) Lettera sostituita dall’art. 4 del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, pubb. in Gazz. Uff. n. 241 del 16 ottobre 2007, con effetto dal 1 gennaio 2008.

(2) Lettera modificata dall’art. 4 del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, pubb. in Gazz. Uff. n. 241 del 16 ottobre 2007, con effetto dal 1 gennaio 2008.

Le modifiche (1) e (2) si applicano ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.)

 

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Tuttavia, gli atti con i quali il fallito ha venduto in precedenza beni di sua proprietà al prezzo di mercato possono essere revocati solo se effettuati nei sei mesi precedenti la dichiarazione di fallimento (e non più nell’anno precedente) e sarà compito ed obbligo del curatore fallimentare dover dimostrare che l’acquirente era a conoscenza dello stato di insolvenza del venditore, ormai incapace di fare fronte regolarmente alle proprie obbligazioni (art. 67 comma 4 Legge Fallimentare).

Se però la vendita è avvenuta a un prezzo ridotto, cioè quando il prezzo pagato è inferiore di oltre un quarto rispetto al valore di mercato del bene venduto, questa può essere revocata solo se effettuata nell’anno anteriore alla sentenza di fallimento (art. 67 comma 1 Legge Fallimentare).

A differenza del primo caso, in presenza di questa sproporzione (valore del bene superiore di un quarto rispetto al prezzo pagato), la conoscenza dello stato di insolvenza da parte dell’acquirente è sempre presunta, per cui chi acquista a basso prezzo non può mai dire di non avere conosciuto la situazione economica precaria del venditore.

La riduzione dei termini per la revocatoria fallimentare ha ridotto il rischio per l’acquirente che acquista un bene da un imprenditore che si trova in difficoltà finanziarie. Dichiarando il giusto prezzo, si possono avere problemi solo se il fallimento viene dichiarato nei sei mesi successivi e solo se il curatore prova l’effettiva malafede dell’acquirente. 

Con le modifiche intercorse, il legislatore ha però voluto azzerare completamente il rischio per chi acquista la prima casa. Oggi non è soggetta all’azione revocatoria la vendita al “giusto prezzo” di un immobile destinato a costituire l’abitazione principale dell’acquirente, o di suoi parenti e affini entro il terzo grado (art. 67 comma 4 paragrafo c) della Legge Fallimentare). Sempre per la stessa norma, questa tutela si estende anche al contratto preliminare trascritto ai sensi dell’art. 2645-bis del codice civile, purché gli effetti della trascrizione non siano cessati al momento della dichiarazione di fallimento.

Per queste ragioni, già nel preliminare che si intende trascrivere, è buona norma per evitare equivoci o contestazioni precisare che è intenzione procedere all’acquisto per destinare l’immobile a prima casa.

 

‘atto di acquisto è revocato, se compiuto entro un anno prima della dichiarazione di fallimento e sempre che il bene trasferito dal fallito abbia un valore che supera di oltre un quarto il prezzo pagato; quindi la revoca non avviene se è stato pagato un prezzo adeguato, secondo i valori di mercato

l’atto di acquisto può essere revocato, se compiuto entro sei mesi prima della dichiarazione di fallimento, ma solo se il curatore del fallimento prova in giudizio che l’acquirente era in malafede, cioé conosceva le difficoltà finanziaria e/o economiche della società venditrice.

 

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In tutti e due i casi , però, l’acquisto non può essere revocato ed è quindi salvo, se si tratta di vendita al giusto prezzo di immobile ad uso abitazione e destinato ad essere l’abitazione principale dell’acquirente e della sua famiglia; questo vale indipendentemente da quando l’acquisto è effettuato, rispetto alla successiva dichiarazione di fallimento.

IMPRESA COSTRUTTRICE CHE FALLISCE CHE FARE?

 

PIANTE MARIUANA COLTIVAZIONE REATO c.p. (capo a), 582 e 585 c.p. (capo b), 609 bis c.p. Del tutto correttamente, quindi, i giudici di merito hanno ritenuto configurabile il reato contestato di cui all’art. 609 bis c.p. innanzitutto perché la condotta contemplata da tale norma comprende, secondo il costante indirizzo di questa Corte, oltre ad ogni forma di congiunzione carnale, qualsiasi atto idoneo, secondo canoni scientifici e culturali, a soddisfare il piacere sessuale o a suscitarne lo stimolo, a prescindere dalle intenzioni dell’agente, purché questi sia consapevole della natura oggettivamente “sessuale” dell’atto posto in essere con la propria condotta cosciente e volontaria (tra le altre, Sez. 3, n. 21020 del 28/10/2014, P.G. in proc. C., Rv. 263738), sicché anche il palpeggiamento dei glutei non può non rientrare, quand’anche fugace o repentino, nella nozione di “atti sessuali” (tra le altre, Sez.3, n. 27042 del 12/05/2010, S.J., Rv. 248064; Sez. 1, n. 7369 del 25/01/2006, P.M. in proc. Castana, Rv. 234070; Sez.3, n. 37395 del 02/07/2004, Annunziata, Rv. 230041). Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 14 gennaio – 10 febbraio 2016, n. 5515 Presidente Fiale – Relatore Andreazza Ritenuto in fatti 1. S.E.D.E. ha proposto ricorso nei confronti della sentenza della Corte di Appello di Genova di conferma, quanto all’affermazione di responsabilità, della sentenza del G.i.p. dei Tribunale di Genova in data 10/02/2014 di condanna per i reati di cui agli artt. 337 c.p. (capo a), 582 e 585 c.p. (capo b), 609 bis c.p. (capo c), quest’ultimo in particolare in relazione alla condotta di avere palpeggiato durante la fasi di accertamento tecnico mediante etilometro, il basso gluteo dell’agente di polizia municipale C.A.. 2. Lamenta con un unico motivo la contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione con riguardo alla ritenuta sussistenza dei reato di cui al capo c). In particolare, dallo stesso resoconto dell’episodio effettuato in sentenza, emergerebbe la sua non riconducibilità al delitto di violenza sessuale in particolare con riferimento alla mancanza dell’elemento soggettivo rappresentato dal fine di libidine o di concupiscenza. Anche le parole accompagnatorie del gesto sarebbero rappresentative di uno spregio e dell’intenzione di commettere altri reati diversi da quello contestato. Considerato in diritto 3. II ricorso è manifestamente infondato. Occorre chiarire che è incontroverso che, nella specie, l’imputato, coinvolto in un sinistro stradale, dopo avere offeso e minacciato l’agente di polizia municipale C.A., intervenuta per effettuare gli accertamenti di rito e sottoporre S. E.D. all’etilometro, dicendole “stronza, stai zitta..ciucciami il cazzo che ti faccio godere…a quale ufficio appartieni che ti vengo a cercare”, ebbe a palpeggiarle il basso gluteo nuovamente pronunciando la frase scurrile appena riportata. Del tutto correttamente, quindi, i giudici di merito hanno ritenuto configurabile il reato contestato di cui all’art. 609 bis c.p. innanzitutto perché la condotta contemplata da tale norma comprende, secondo il costante indirizzo di questa Corte, oltre ad ogni forma di congiunzione carnale, qualsiasi atto idoneo, secondo canoni scientifici e culturali, a soddisfare il piacere sessuale o a suscitarne lo stimolo, a prescindere dalle intenzioni dell’agente, purché questi sia consapevole della natura oggettivamente “sessuale” dell’atto posto in essere con la propria condotta cosciente e volontaria (tra le altre, Sez. 3, n. 21020 del 28/10/2014, P.G. in proc. C., Rv. 263738), sicché anche il palpeggiamento dei glutei non può non rientrare, quand’anche fugace o repentino, nella nozione di “atti sessuali” (tra le altre, Sez.3, n. 27042 del 12/05/2010, S.J., Rv. 248064; Sez. 1, n. 7369 del 25/01/2006, P.M. in proc. Castana, Rv. 234070; Sez.3, n. 37395 del 02/07/2004, Annunziata, Rv. 230041). Alle inequivocabili frasi pronunciate i giudici hanno poi assegnato, secondo una logica constatazione, il valore di ulteriore elemento di riscontro della volontà di porre in essere l’illecito senza considerare, in ogni caso, che anche il gesto compiuto con finalità di irrisione è qualificabile come atto sessuale punibile ai sensi dell’art. 609-bis c.p., allorquando, per le caratteristiche intrinseche dell’azione, rappresenti, come nella specie è stato, un’intrusione violenta nella sfera sessuale della vittima (Sez. 3, n. 1709/15 dei 01/07/2014, M., Rv. 261779). 4. II ricorso va dunque dichiarato inammissibile, conseguendone la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di denaro di euro 1.000 in favore della Cassa delle ammende. P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di denaro di euro 1.000 in favore della Cassa delle ammende.

Errore medico: come ottenere il risarcimento del danno – Avvocato Sergio Armaroli

situazione  in cui gli incolpevoli cittadini possono essere coinvolti:

si stipula il preliminare per l’acquisto di un immobile in costruzione ed il promissario venditore viene dichiarato fallito prima della stipula del definitivo rogito notarile. In tal caso, ove ne ricorrano i presupposti di legge, il Curatore del Fallimento può sciogliersi dal preliminare ed il promissario acquirente dovrà insinuarsi al passivo del fallimento per il recupero degli acconti già versati, con scarse possibilità di soddisfazione del credito vantato, in quanto non assistito dal privilegio.