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123 CONIUGI CHE LITIGANO 3L’avvocato Sergio Armaroli è a disposizione per assistenza legale alle separazioni dei coniugi

 

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 Quanti tipi di separazione personale dei coniugi sono previsti dal nostro ordinamento giuridico? Risponde l’avvocato Sergio Armaroli

L’art. 150  2 comma c.c. prevede due tipi di separazione: “giudiziale” o “consensuale”.

 ARTICOLO 150 codice civile

FOTOFOTO2Separazione personale

E’ ammessa la separazione personale dei coniugi.

La separazione può essere giudiziale o consensuale .

Il diritto di chiedere la separazione giudiziale o l’omologazione di quella consensuale spetta esclusivamente ai coniugi. (1)

 

123 divorzio 123CONIUGI CHE LITIGANO1—–

(1) Il presente articolo è stato così sostituito dall’art. 32 L. 19.05.1975, n. 151.

 

 

La separazione consensuale (art.158 c.c.) è un rimedio volontario di definizione della crisi coniugale.

II. La separazione legale: giudiziale e consensuale

La separazione legale può essere giudiziale, se pronunciata con sentenza (v. art. 151 c.c.),

ovvero consensuale, se informata all’accordo tra i coniugi omologato dal giudice (v. art. 158 c.c.).

La causa della separazione, sia essa giudiziale o consensuale, si rinviene nell’autonomia dei coniugi

di sospendere l’attuazione del loro rapporto coniugale, in quanto possibile

Peraltro, possono individuarsi differenti “fattispecie di separazione”, ancorché discussa ne sia la

riconducibilità all’istituto, nella separazione temporanea disposta dal tribunale in pendenza di un

procedimento di nullità del matrimonio innanzi al tribunale civile (art. 126 c.c.) ovvero ecclesiastico

(art. 19, l. matr.), e nel provvedimento provvisorio e urgente di separazione disposto con

l’ordinanza di cui all’art. 708 c.p.c. dal presidente del tribunale

Ai coniugi viene infatti riconosciuta ampia autonomia nello stabilire le condizioni della separazione in ordine alla regolamentazione degli aspetti economici, personali e patrimoniali dei medesimi.

 

Il legislatore, si preoccupa principalmente di garantire la tutela degli interessi della prole, è infatti previsto il controllo da parte del Tribunale delle condizioni della separazione concordate, al fine di assicurare che gli accordi presi  non ledano gli interessi dei minori e comunque siano conformi alla legge.Aurtonomia ovviamete ch eha dei limiti circ ai figli, xirca l’affido degli stessi

Per questo tipo di separazione è l’accordo dei coniugi, che insieme dovranno stabilire le condizioni della separazione e cioè regolare gli aspetti relativi alla misura dell’assegno di mantenimento dei figli e del coniuge ecomicamente più debole, alla assegnazione della casa famigliare, all’affidamento dei figli, dei tempi e i modi di visita e permanenza dei figli minori presso entrambi i genitori.

123 divorzio2 123divorzio4 123divorzio5 123divorzio6La separazione per aver efficacia deve essere omologata dal Tribunale.

 

La separazione giudiziale (art. 151 c.c.) è un procedimento giudiziale che può essere introdotto con ricorso al Tribunale da parte di uno o entrambi i coniugi quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio alla educazione della prole.

 

 

ARTICOLO 151

Separazione giudiziale

La separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio alla educazione della prole.

Il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio. (1)

 

 

 

 

 

Il coniuge ricorre alla giudiziale quando intende ad esempio chieder e un addebito della separazione

 FOTOFOTO4

La separazione giudiziale è definita con sentenza del Tribunale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • Art. 155-ter. (1)
Revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli.
  • (………….)
  • Articolo abrogato dall’art. 106, comma 1, lett. a), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.

 

 

  • Art. 155-quater. (1)
Assegnazione della casa familiare e prescrizioni in tema di residenza.
  • (………….)

 

  • Articolo abrogato dall’art. 106, comma 1, lett. a), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.
  • 
_______________
  • Art. 155-quinquies. (1)
Disposizioni in favore dei figli maggiorenni.
  • (………….)

 

  • Articolo abrogato dall’art. 106, comma 1, lett. a), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.

 123divorzio4

  • Art. 155-sexies. (1)
Poteri del giudice e ascolto del minore.
  • (………..)

 

 

 

 

  • Divorzio Legge 1 dicembre 1970, n. 898
  • Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio
  • Articolo 1.
  • Il giudice pronuncia lo scioglimento del matrimonio contratto a norma del codice civile, quando, esperito inutilmente il tentativo di conciliazione di cui al successivo art. 4, accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita per l’esistenza di una delle cause previste dall’art. 3.
  • Articolo 2.
  • Nei casi in cui il matrimonio sia stato celebrato con rito religioso e regolarmente trascritto, il giudice, quando, esperito inutilmente il tentativo di conciliazione di cui al successivo art. 4, accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita per l’esistenza di una delle cause previste dall’art. 3, pronuncia la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio.
  • Articolo 3.
  • Lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere domandato da uno dei coniugi:
  • quando, dopo la celebrazione del matrimonio, l’altro coniuge è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, anche per fatti commessi in precedenza:
  • all’ergastolo ovvero ad una pena superiore ad anni quindici, anche con più sentenze, per uno o più delitti non colposi, esclusi i reati politici e quelli commessi per motivi di particolare valore morale e sociale;
  • a qualsiasi pena detentiva per il delitto di cui all’art. 564 del codice penale e per uno dei delitti di cui agli articoli 519, 521, 523 e 524 del codice penale, ovvero per induzione, costrizione, sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione;
  • a qualsiasi pena per omicidio volontario di un figlio ovvero per tentato omicidio a danno del coniuge o di un figlio;
  • a qualsiasi pena detentiva, con due o più condanne, per i delitti di cui all’art. 582, quando ricorra la circostanza aggravante di cui al secondo comma dell’art. 583, e agli articoli 570, 572 e 643 del codice penale, in danno del coniuge o di un figlio.
  • Nelle ipotesi previste alla lettera d) il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta, anche in considerazione del comportamento successivo del convenuto, la di lui inidoneità a mantenere o ricostituire la convivenza familiare.
  • Per tutte le ipotesi previste nel n. 1) del presente articolo la domanda non è proponibile dal coniuge che sia stato condannato per concorso nel reato ovvero quando la convivenza coniugale è ripresa;
  • nei casi in cui:
  • l’altro coniuge è stato assolto per vizio totale di mente da uno dei delitti previsti nelle lettere b) e c) del numero 1) del presente articolo, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta l’inidoneità del convenuto a mantenere o ricostituire la convivenza familiare;
  • è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudiziale fra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale ovvero è intervenuta separazione di fatto quando la separazione di fatto stessa è iniziata almeno due anni prima del 18 dicembre 1970.
  • In tutti i predetti casi, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno tre anni a far tempo dalla avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale. L’eventuale interruzione della separazione deve essere eccepita dalla parte convenuta;
  • …omissis…;
  • il procedimento penale promosso per i delitti previsti dalle lettere b) e c) del n. 1) del presente articolo si è concluso con sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio ritiene che nei fatti commessi sussistano gli elementi costitutivi e le condizioni di punibilità dei delitti stessi;
  • il procedimento penale per incesto si è concluso con sentenza di proscioglimento o di assoluzione che dichiari non punibile il fatto per mancanza di pubblico scandalo;
  • l’altro coniuge, cittadino straniero, ha ottenuto all’estero l’annullamento o lo scioglimento del matrimonio o ha contratto all’estero nuovo matrimonio;
  • il matrimonio non è stato consumato;
  • è passata in giudicato sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso a norma della legge 14 aprile 1982, n. 164.
  • Articolo 4.
  • La domanda per ottenere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio si propone al tribunale del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza, (1) del luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza o domicilio. Qualora il coniuge convenuto sia residente all’estero o risulti irreperibile, la domanda si propone al tribunale del luogo di residenza o di domicilio del ricorrente e, se anche questi è residente all’estero, a qualunque tribunale della Repubblica. La domanda congiunta può essere proposta al tribunale del luogo di residenza o di domicilio dell’uno o dell’altro coniuge.
  • La domanda si propone con ricorso, che deve contenere l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto sui quali la domanda di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso è fondata.
  • Del ricorso il cancelliere dà comunicazione all’ufficiale dello stato civile del luogo dove il matrimonio fu trascritto per l’annotazione in calce all’atto.
  • Nel ricorso deve essere indicata l’esistenza dei figli legittimi, legittimati o adottati da entrambi i coniugi durante il matrimonio.
  • Il presidente del tribunale, nei cinque giorni successivi al deposito in cancelleria, fissa con decreto la data di comparizione dei coniugi davanti a sé, che deve avvenire entro novanta giorni dal deposito del ricorso, il termine per la notificazione del ricorso e del decreto ed il termine entro cui il coniuge convenuto può depositare memoria difensiva e documenti. Il presidente nomina un curatore speciale quando il convenuto è malato di mente o legalmente incapace.
  • Al ricorso e alla prima memoria difensiva sono allegate le ultime dichiarazioni dei redditi rispettivamente presentate.
  • I coniugi devono comparire davanti al presidente del tribunale personalmente, salvo gravi e comprovati motivi, e con l’assistenza di un difensore. Se il ricorrente non si presenta o rinuncia, la domanda non ha effetto. Se non si presenta il coniuge convenuto, il presidente può fissare un nuovo giorno per la comparizione, ordinando che la notificazione del ricorso e del decreto gli sia rinnovata. All’udienza di comparizione, il presidente deve sentire i coniugi prima separatamente poi congiuntamente, tentando di conciliarli. Se i coniugi si conciliano, il presidente fa redigere processo verbale della conciliazione.
  • Se la conciliazione non riesce, il presidente, sentiti i coniugi e i rispettivi difensori nonché, qualora lo ritenga strettamente necessario anche in considerazione della loro età, i figli minori, dà, anche d’ufficio, con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti che reputa opportuni nell’interesse dei coniugi e della prole, nomina il giudice istruttore e fissa l’udienza di comparizione e trattazione dinanzi a questo. Nello stesso modo il presidente provvede, se il coniuge convenuto non compare, sentito il ricorrente e il suo difensore. L’ordinanza del presidente può essere revocata o modificata dal giudice istruttore. Si applica l’articolo 189 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile.
  • Tra la data dell’ordinanza, ovvero tra la data entro cui la stessa deve essere notificata al convenuto non comparso, e quella dell’udienza di comparizione e trattazione devono intercorrere i termini di cui all’articolo 163-bis del codice di procedura civile ridotti a metà.
  • Con l’ordinanza di cui al comma 8, il presidente assegna altresì termine al ricorrente per il deposito in cancelleria di memoria integrativa, che deve avere il contenuto di cui all’articolo 163, terzo comma, numeri 2), 3), 4), 5) e 6), del codice di procedura civile e termine al convenuto per la costituzione in giudizio ai sensi degli articoli 166 e 167, primo e secondo comma, dello stesso codice nonché per la proposizione delle eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d’ufficio. L’ordinanza deve contenere l’avvertimento al convenuto che la costituzione oltre il suddetto termine implica le decadenze di cui all’articolo 167 del codice di procedura civile e che oltre il termine stesso non potranno più essere proposte le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio.
  • All’udienza davanti al giudice istruttore si applicano le disposizioni di cui agli articoli 180 e 183, commi primo, secondo, quarto, quinto, sesto e settimo, del codice di procedura civile. Si applica altresì l’articolo 184 del medesimo codice.
  • Nel caso in cui il processo debba continuare per la determinazione dell’assegno, il tribunale emette sentenza non definitiva relativa allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio. Avverso tale sentenza è ammesso solo appello immediato. Appena formatosi il giudicato, si applica la previsione di cui all’articolo 10.
  • Quando vi sia stata la sentenza non definitiva, il tribunale, emettendo la sentenza che dispone l’obbligo della somministrazione dell’assegno, può disporre che tale obbligo produca effetti fin dal momento della domanda.
  • Per la parte relativa ai provvedimenti di natura economica la sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva.
  • L’appello è deciso in camera di consiglio.
  • La domanda congiunta dei coniugi di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio che indichi anche compiutamente le condizioni inerenti alla prole e ai rapporti economici, è proposta con ricorso al tribunale in camera di consiglio. Il tribunale, sentiti i coniugi, verificata l’esistenza dei presupposti di legge e valutata la rispondenza delle condizioni all’interesse dei figli, decide con sentenza. Qualora il tribunale ravvisi che le condizioni relative ai figli sono in contrasto con gli interessi degli stessi, si applica la procedura di cui al comma 8.
  • La Corte Costituzionale, con sentenza 23 maggio 2008, n. 169, ha dichiarato l’incostituzionalità del presente comma, limitatamente alle parole: “del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza,” in quanto “L’individuazione di tale criterio di competenza è manifestamente irragionevole, non sussistendo alcuna valida giustificazione della adozione dello stesso, ove si consideri che, in tema di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, nella maggioranza delle ipotesi, la residenza comune è cessata, quanto meno dal momento in cui i coniugi, in occasione della domanda di separazione – giudiziale o consensuale – sono stati autorizzati a vivere separatamente, con la conseguenza che, tenute presenti le condizioni per proporre la successiva domanda di divorzio, non è ravvisabile alcun collegamento fra i coniugi e il tribunale individuato dalla norma.
  • Articolo 5.
  • Il tribunale adito, in contraddittorio delle parti e con l’intervento obbligatorio del pubblico ministero, accertata la sussistenza di uno dei casi di cui all’art. 3, pronuncia con sentenza lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio ed ordina all’ufficiale dello stato civile del luogo ove venne trascritto il matrimonio di procedere alla annotazione della sentenza.
  • La donna perde il cognome che aveva aggiunto al proprio a seguito del matrimonio.
  • Il tribunale, con la sentenza con cui pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, può autorizzare la donna che ne faccia richiesta a conservare il cognome del marito aggiunto al proprio quando sussista un interesse suo o dei figli meritevole di tutela.
  • La decisione di cui al comma precedente può essere modificata con successiva sentenza, per motivi di particolare gravità, su istanza di una delle parti.
  • La sentenza è impugnabile da ciascuna delle parti. Il pubblico ministero può ai sensi dell’art. 72 del codice di procedura civile, proporre impugnazione limitatamente agli interessi patrimoniali dei figli minori o legalmente incapaci.
  • Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive.
  • La sentenza deve stabilire anche un criterio di adeguamento automatico dell’assegno, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria. Il tribunale può, in caso di palese iniquità, escludere la previsione con motivata decisione.
  • Su accordo delle parti la corresponsione può avvenire in unica soluzione ove questa sia ritenuta equa dal tribunale. In tal caso non può essere proposta alcuna successiva domanda di contenuto economico.
  • I coniugi devono presentare all’udienza di comparizione avanti al presidente del tribunale la dichiarazione personale dei redditi e ogni documentazione relativa ai loro redditi e al loro patrimonio personale e comune. In caso di contestazioni il tribunale dispone indagini sui redditi, sui patrimoni e sull’effettivo tenore di vita, valendosi, se del caso, anche della polizia tributaria.
  • L’obbligo di corresponsione dell’assegno cessa se il coniuge, al quale deve essere corrisposto, passa a nuove nozze.
  • Il coniuge, al quale non spetti l’assistenza sanitaria per nessun altro titolo, conserva il diritto nei confronti dell’ente mutualistico da cui sia assistito l’altro coniuge. Il diritto si estingue se egli passa a nuove nozze
  • Articolo 6.
  • L’obbligo, ai sensi degli articoli 147 e 148 del codice civile, di mantenere, educare ed istruire i figli nati o adottati durante il matrimonio di cui sia stato pronunciato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili, permane anche nel caso di passaggio a nuove nozze di uno o di entrambi i genitori.
  • Il tribunale che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio dichiara a quale genitore i figli sono affidati e adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa. Ove il tribunale lo ritenga utile all’interesse dei minori, anche in relazione all’età degli stessi, può essere disposto l’affidamento congiunto o alternato.
  • In particolare il tribunale stabilisce la misura ed il modo con cui il genitore non affidatario deve contribuire al mantenimento, all’istruzione e all’educazione dei figli, nonché le modalità di esercizio dei suoi diritti nei rapporti con essi.
  • Il genitore cui sono affidati i figli, salva diversa disposizione del tribunale, ha l’esercizio esclusivo della potestà su di essi; egli deve attenersi alle condizioni determinate dal tribunale. Salvo che non sia diversamente stabilito, le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i genitori. Il genitore cui i figli non siano affidati ha il diritto ed il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e può ricorrere al tribunale quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse.
  • Qualora il genitore affidatario non si attenga alle condizioni dettate, il tribunale valuterà detto comportamento al fine del cambio di affidamento.
  • L’abitazione nella casa familiare spetta di preferenza al genitore cui vengono affidati i figli o con il quale i figli convivono oltre la maggiore età. In ogni caso ai fini dell’assegnazione il giudice dovrà valutare le condizioni economiche dei coniugi e le ragioni della decisione e favorire il coniuge più debole. L’assegnazione, in quanto trascritta, è opponibile al terzo acquirente ai sensi dell’art. 1599 del codice civile.
  • Il tribunale dà inoltre disposizioni circa l’amministrazione dei beni dei figli e, nell’ipotesi in cui l’esercizio della potestà sia affidato ad entrambi i genitori, circa il concorso degli stessi al godimento dell’usufrutto legale.
  • In caso di temporanea impossibilità di affidare il minore ad uno dei genitori, il tribunale procede all’affidamento familiare di cui all’art. 2 della legge 4 maggio 1983, n. 184.
  • Nell’emanare i provvedimenti relativi all’affidamento dei figli e al contributo per il loro mantenimento, il giudice deve tener conto dell’accordo fra le parti: i provvedimenti possono essere diversi rispetto alle domande delle parti o al loro accordo, ed emessi dopo l’assunzione di mezzi di prova dedotti dalle parti o disposti d’ufficio dal giudice, ivi compresa, qualora sia strettamente necessario anche in considerazione della loro età, l’audizione dei figli minori.
  • All’attuazione dei provvedimenti relativi all’affidamento della prole provvede il giudice del merito, e, nel caso previsto dal comma 8, anche d’ufficio. A tal fine copia del provvedimento di affidamento è trasmessa, a cura del pubblico ministero, al giudice tutelare.
  • Nel fissare la misura dell’assegno di mantenimento relativo ai figli il tribunale determina anche un criterio di adeguamento automatico dello stesso, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria.
  • In presenza di figli minori, ciascuno dei genitori è obbligato a comunicare all’altro, entro il termine perentorio di trenta giorni, l’avvenuto cambiamento di residenza o di domicilio. La mancata comunicazione obbliga al risarcimento del danno eventualmente verificatosi a carico del coniuge o dei figli per la difficoltà di reperire il soggetto.
  • Articolo 7.
  • Il secondo comma dell’art. 252 del codice civile è così modificato:
  • «I figli adulterini possono essere riconosciuti anche dal genitore che, al tempo del concepimento, era unito in matrimonio, qualora il matrimonio sia sciolto per effetto della morte dell’altro coniuge ovvero per pronuncia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio celebrato con rito religioso».
  • Articolo 8.
  • Il tribunale che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può imporre all’obbligato di prestare idonea garanzia reale o personale se esiste il pericolo che egli possa sottrarsi all’adempimento degli obblighi di cui agli articoli 5 e 6.
  • La sentenza costituisce titolo per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale ai sensi dell’art. 2818 del codice civile.
  • Il coniuge cui spetta la corresponsione periodica dell’assegno, dopo la costituzione in mora a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento del coniuge obbligato e inadempiente per un periodo di almeno trenta giorni, può notificare il provvedimento in cui è stabilita la misura dell’assegno ai terzi tenuti a corrispondere periodicamente somme di denaro al coniuge obbligato con l’invito a versargli direttamente le somme dovute, dandone comunicazione al coniuge inadempiente.
  • Ove il terzo cui sia stato notificato il provvedimento non adempia, il coniuge creditore ha azione diretta esecutiva nei suoi confronti per il pagamento delle somme dovutegli quale assegno di mantenimento ai sensi degli articoli 5 e 6.
  • Qualora il credito del coniuge obbligato nei confronti dei suddetti terzi sia stato già pignorato al momento della notificazione, all’assegnazione e alla ripartizione delle somme fra il coniuge cui spetta la corresponsione periodica dell’assegno, il creditore procedente e i creditori intervenuti nell’esecuzione, provvede il giudice dell’esecuzione.
  • Lo Stato e gli altri enti indicati nell’art. 1 del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1950, n. 180, nonché gli altri enti datori di lavoro cui sia stato notificato il provvedimento in cui è stabilita la misura dell’assegno e l’invito a pagare direttamente al coniuge cui spetta la corresponsione periodica, non possono versare a quest’ultimo oltre la metà delle somme dovute al coniuge obbligato, comprensive anche degli assegni e degli emolumenti accessori.
  • Per assicurare che siano soddisfatte o conservate le ragioni del creditore in ordine all’adempimento degli obblighi di cui agli articoli 5 e 6, su richiesta dell’avente diritto, il giudice può disporre il sequestro dei beni del coniuge obbligato a somministrare l’assegno. Le somme spettanti al coniuge obbligato alla corresponsione dell’assegno di cui al precedente comma sono soggette a sequestro e pignoramento fino alla concorrenza della metà per il soddisfacimento dell’assegno periodico di cui agli articoli 5 e 6.
  • Articolo 9.
  • Qualora sopravvengano giustificati motivi dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, in camera di consiglio e, per i provvedimenti relativi ai figli, con la partecipazione del pubblico ministero, può, su istanza di parte, disporre la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli e di quelle relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere ai sensi degli articoli 5 e 6.
  • In caso di morte dell’ex coniuge e in assenza di un coniuge superstite avente i requisiti per la pensione di reversibilità, il coniuge rispetto al quale è stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio ha diritto, se non passato a nuove nozze e sempre che sia titolare di assegno ai sensi dell’art. 5, alla pensione di reversibilità, sempre che il rapporto da cui trae origine il trattamento pensionistico sia anteriore alla sentenza.
  • Qualora esista un coniuge superstite avente i requisiti per la pensione di reversibilità, una quota della pensione e degli altri assegni a questi spettanti è attribuita dal tribunale, tenendo conto della durata del rapporto, al coniuge rispetto al quale è stata pronunciata la sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio e che sia titolare dell’assegno di cui all’art. 5. Se in tale condizione si trovano più persone, il tribunale provvede a ripartire fra tutti la pensione e gli altri assegni, nonché a ripartire tra i restanti le quote attribuite a chi sia successivamente morto o passato a nuove nozze.
  • Restano fermi, nei limiti stabiliti dalla legislazione vigente, i diritti spettanti a figli, genitori o collaterali in merito al trattamento di reversibilità.
  • Alle domande giudiziali dirette al conseguimento della pensione di reversibilità o di parte di essa deve essere allegato un atto notorio, ai sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15, dal quale risultino tutti gli aventi diritto. In ogni caso, la sentenza che accoglie la domanda non pregiudica la tutela, nei confronti dei beneficiari, degli aventi diritto pretermessi, salva comunque l’applicabilità delle sanzioni penali per le dichiarazioni mendaci.
  • Articolo 9-bis.
  • A colui al quale è stato riconosciuto il diritto alla corresponsione periodica di somme di denaro a norma dell’art. 5, qualora versi in stato di bisogno, il tribunale, dopo il decesso dell’obbligato, può attribuire un assegno periodico a carico dell’eredità tenendo conto dell’importo di quelle somme, della entità del bisogno, dell’eventuale pensione di reversibilità, delle sostanze ereditarie, del numero e della qualità degli eredi e delle loro condizioni economiche. L’assegno non spetta se gli obblighi patrimoniali previsti dall’art. 5 sono stati soddisfatti in unica soluzione.
  • Su accordo delle parti la corresponsione dell’assegno può avvenire in unica soluzione. Il diritto all’assegno si estingue se il beneficiario passa a nuove nozze o viene meno il suo stato di bisogno. Qualora risorga lo stato di bisogno l’assegno può essere nuovamente attribuito.
  • Articolo 10.
  • La sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, quando sia passata in giudicato, deve essere trasmessa in copia autentica, a cura del cancelliere del tribunale o della Corte che l’ha emessa, all’ufficiale dello stato civile del comune in cui il matrimonio fu trascritto, per le annotazioni e le ulteriori incombenze di cui al regio decreto 9 luglio 1939, n. 1238.
  • Lo scioglimento e la cessazione degli effetti civili del matrimonio, pronunciati nei casi rispettivamente previsti dagli articoli 1 e 2 della presente legge, hanno efficacia, a tutti gli effetti civili, dal giorno dell’annotazione della sentenza.
  • Articolo 11. (1)
  • …omissis…
  • Articolo soppresso dalla Legge 6 marzo 1987, n. 74.
  • Articolo 12.
  • Le disposizioni del codice civile in tema di riconoscimento del figlio naturale si applicano, per quanto di ragione, anche nel caso di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio.
  • Articolo 12-bis.
  • Il coniuge nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio ha diritto, se non passato a nuove nozze e in quanto sia titolare di assegno ai sensi dell’art. 5, ad una percentuale dell’indennità di fine rapporto percepita dall’altro coniuge all’atto della cessazione del rapporto di lavoro anche se l’indennità viene a maturare dopo la sentenza.
  • Tale percentuale è pari al quaranta per cento dell’indennità totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio.
  • Articolo 12-ter.
  • In caso di genitori rispetto ai quali sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, la pensione di reversibilità spettante ad essi per la morte di un figlio deceduto per fatti di servizio è attribuita automaticamente dall’ente erogante in parti eguali a ciascun genitore.
  • Alla morte di uno dei genitori, la quota parte di pensione si consolida automaticamente in favore dell’altro.
  • Analogamente si provvede, in presenza della predetta sentenza, per la pensione di reversibilità spettante al genitore del dante causa secondo le disposizioni di cui agli articoli 83 e 87 del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092.
  • Articolo 12-quater.
  • Per le cause relative ai diritti di obbligazione di cui alla presente legge è competente anche il giudice del luogo in cui deve essere eseguita l’obbligazione dedotta in giudizio.
  • Articolo 12-quinquies.
  • Allo straniero, coniuge di cittadina italiana, la legge nazionale del quale non disciplina lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, si applicano le disposizioni di cui alla presente legge.
  • Articolo 12-sexies.
  • Al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione dell’assegno dovuto a norma degli articoli 5 e 6 della presente legge si applicano le pene previste dall’art. 570 del codice penale.
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 GIURISPRUDENZA RILEVANTE 

 

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  • Il dovere di assistenza morale e materiale e l’obbligo di mantenimento del coniuge separato

 

  • COME SI DETERMINA L’ASSEGNO DI MANTENIMENTO?

 

 

  • Per la determinazione dell’assegno di mantenimento è strettamente connessa all’individuazione della parte che risulta più svantaggiata a causa della sospensione del vincolo matrimoniale, qualora non sia in grado di garantire lo stesso tenore di vita di cui godeva in precedenza. Il compito del giudice, infatti, sarà quello di riequilibrare le reali capacità economiche della coppia separata stabilendo il giusto valore del mantenimento.

 

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  • Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 17 ottobre – 6 dicembre 2012, n. 21988Presidente Fioretti – Relatore Piccininni
  • Svolgimento del processo
  • Con ricorso del 4.10.2005 G..F. sollecitava declaratoria di cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario celebrato con R..V. .
Pronunciato il divorzio dal Tribunale di Bolzano adito, il giudizio proseguiva con riferimento alla richiesta del riconoscimento di assegno di mantenimento avanzata dalla V. , richiesta che veniva accolta con la condanna del F. a corrispondere alla ex coniuge un assegno di mantenimento quantificato nella misura di Euro 1.200.
La decisione, impugnata dall’originario ricorrente, veniva parzialmente riformata dalla Corte di Appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano, che riduceva l’importo dell’assegno di mantenimento a Euro 800 mensili, stabilendone la decorrenza a far tempo dal passaggio in giudicato della sentenza non definitiva di divorzio, nonché il conguaglio con quanto la V. aveva ricevuto in più, per effetto dei maggiori versamenti effettuati dal F. , in adempimento degli obblighi originariamente posti a suo carico.
Avverso la detta sentenza V. proponeva ricorso per cassazione affidato a sei motivi (di cui il terzo articolato in due profili), cui resisteva F. con controricorso.
La controversia veniva quindi decisa all’esito dell’udienza pubblica del 17.10.2012.
  • Motivi della decisione
  • Con i motivi di impugnazione V. ha rispettivamente denunciato: 1) violazione dell’art. 5 l. 898/70 con riferimento alla misura dell’assegno divorzile, per la cui quantificazione a torto si sarebbe fatto esclusivo riferimento alla capacità reddituale attuale dell’obbligato;
2) vizio di motivazione in ordine alla detta quantificazione;
3) analogo vizio in relazione alla medesima statuizione, rispetto alla quale: a) non si sarebbe tenuto conto del patrimonio, e segnatamente del TFR; b) si era ritenuta non dimostrata la situazione patrimoniale;
4) vizio di motivazione laddove la Corte territoriale aveva assunto come importo di riferimento, ai fini della quantificazione dell’assegno di mantenimento,- il reddito netto anziché quello lordo;
5) Violazione di legge per aver la Corte di Appello pronunciato secondo equità;
6) vizio di motivazione sul punto relativo alla rivalutazione dell’assegno in questione, erroneamente calcolata sulla base degli indici ISTAT, anziché su quelli della provincia di Bolzano.
Il ricorso è infondato.
Ed infatti, per quanto concerne i primi cinque motivi di impugnazione la doglianza risulta sostanzialmente incentrata sulla pretesa erroneità della decisione, nella parte relativa alla quantificazione dell’assegno divorzile.
Tuttavia al riguardo va osservato che la Corte territoriale ha fornito l’indicazione del parametro adottato (commisurazione alla capacità reddituale dell’obbligato), il detto parametro non contrasta con la normativa vigente (segnatamente art. 570/898, che per l’appunto indica fra gli altri il reddito dei coniugi quale piattaforma di commisurazione per la determinazione dell’assegno in questione), sicché non è configurabile alcuna violazione di legge.
Inoltre il criterio adottato (un riconoscimento pari ad una somma compresa fra un terzo ed un quarto del reddito percepito dal F. ) è sufficientemente determinato ed è espressione di valutazione di merito (in tal senso, contrariamente a quanto sostenuto, va inteso il contestato riferimento all’equità da parte della Corte di Appello, che all’evidenza intendeva operare un bilanciamento fra le posizioni reddituali dei due coniugi), come tale non sindacabile in questa sede di legittimità.
Resta infine il sesto motivo di impugnazione, in relazione al quale è sufficiente rilevare che la rivalutazione del credito si determina sulla base degli indici ISTAT, che in quanto tali trovano applicazione su tutto il territorio nazionale (circostanza che rende inconsistente la doglianza prospettata sul punto) e che comunque, anche a voler ipoteticamente accedere alla tesi sostenuta dalla ricorrente, la pretesa residenza della V. nella provincia di Bolzano è semplicemente affermata, mentre un’eventuale delibazione al riguardo presupporrebbe accertamenti in fatto non compatibili con il giudizio di legittimità.
Conclusivamente il ricorso deve essere rigettato con condanna della ricorrente, soccombente, al pagamento delle spese del giudizio di legittimità liquidate in dispositivo.
  • P.Q.M.
  • Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 1.200, di cui Euro 1.000 per compenso, oltre agli accessori di legge.
  1. ADDEBITO SEPARAZIONE 
  2. Con il primo motivo il ricorrente lamenta violazione degli artt. 166, 167, 170 c.p.c., affermando che la domanda della G. era tardiva, non avendo rispettato la relativa memoria il termine di cui all’art. 167 c.p.c. di venti giorni prima dell’udienza.


 

 

 

  1. Con il secondo motivo, egli sostiene la nullità della sentenza ex art. 112 c.p.c., in quanto la Corte di merito avrebbe del tutto ignorato l’eccezione proposta di inammissibilità della domanda.

 

 

  1. I due motivi, attinenti alla tardività della domanda della G. , possono trattarsi congiuntamente e vanno dichiarati inammissibili.Non era sufficiente infatti – come invece afferma l’odierno ricorrente – proporre l’eccezione in comparsa di risposta in appello, ma, al contrario, sarebbe stata necessaria una specifica impugnazione da parte dello Z. (sotto forma di appello incidentale), laddove egli si è limitato a chiedere la reiezione dell’appello e la conferma della sentenza di primo grado.Con il terzo motivo, il ricorrente lamenta violazione degli artt. 115 cpc e 2697 c.c., in ordine al reddito delle parti e al tenore di vita goduto dai coniugi in costanza di convivenza. Con il quarto, vizio di motivazione circa le attuali condizioni economiche dei coniugi; con il quinto, vizio di motivazione sul tenore di vita dei coniugi durante la convivenza famigliare; con il sesto, vizio di motivazione circa il criterio con cui è stato determinato l’assegno mensile a carico del ricorrente.

 

 

  1. I motivi possono trattarsi congiuntamente, essendo tutti attinenti alla fondatezza della domanda di assegno.Va osservato a tal proposito che l’assegno, anche in sede di separazione, deve essere idoneo a conservare tendenzialmente al coniuge il tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale, e indice di tale tenore di vita, in mancanza di ulteriori prove, può essere l’attuale divario reddituale tra i coniugi (tra le altre Cass. N., 2156 del 2010, seppur con riferimento all’assegno divorzile).

 

 

  1. Del resto, il ricorrente per gran parte propone profili di fatto, insuscettibili di controllo in questa sede, a fronte di una sentenza dalla motivazione adeguata e non illogica.Il giudice a quo non ha certo esorbitato dalle sue competenze, richiamando la CTU espletata, nonché le dichiarazione dei redditi, delle quali quelle dello Z. apparivano incomplete, le dichiarazioni delle parti all’udienza presidenziale, gli estratti conto prodotti.

 

 

  1. Secondo la Corte di merito, emerge dalle risultanze di causa l’esistenza di un cospicuo patrimonio immobiliare dello Z. (come indicato dal CTU), fonte di un discreto reddito mensile di Euro 5.300,00, ma una ben più notevole disponibilità di denaro (sulla base degli estratti di conto corrente).

 

 

  1. Assente infine era, nella pronuncia di primo grado – secondo la sentenza impugnata -la valutazione relativa a partecipazione societaria (una quota del 75% – il 50% era stato valutato nell’anno 2000 in lire 719.000.000 da uno studio di commercialisti, come da documentazioni in atti; di tale società lo Z. era amministratore).Al contrario per la moglie, il reddito mensile, sulla base delle dichiarazione dei redditi (lavoro e affitti di fabbricati di sua proprietà) – continua il giudice a quo – è di Euro 3.000,00, da cui dovrebbe sottrarsi la somma di Euro 786,84 per mutuo per acquisto di abitazione, risultante da piano di ammortamento bancario. (Aggiunge la sentenza impugnata con, motivazione adeguata e non contraddittoria, che pur non essendo prodotto il contratto di mutuo, può presumersi la conclusione di tale contratto, che non richiede prova scritta).

 

 

  1. Quanto alla determinazione dell’importo dell’assegno, chiarisce la sentenza impugnata che l’importo di Euro 1.500,00 mensile è “cifra minima”, in relazione alla notevole sproporzione delle condizioni economiche dei coniugi.Conclusivamente va rigettato il ricorso. Le spese seguono la soccombenza.

 

  • Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 18 settembre – 6 dicembre 2012, n. 21979Presidente Fioretti – Relatore Dogliotti
  • Svolgimento del processo
  • Con sentenza in data 27 – 30/3/2007, il Tribunale di Vicenza dichiarava la separazione personale dei coniugi Z.A. e G.G. ; dichiarava inammissibile la domanda riconvenzionale proposta dalla G. di addebito della separazione al marito e rigettava la sua domanda diretta ad ottenere un contributo per il mantenimento, a carico dello Z. .
La G. proponeva appello, con ricorso notificato in data 03/08/2007. Si costituiva la controparte, chiedendone il rigetto e la conferma della sentenza di primo grado.
Con sentenza in data 12/11/ – 25/01/2008, la Corte di Appello di Venezia, in parziale riforma della impugnata sentenza, condannava Z.A. a corrispondere alla G. assegno mensile di Euro 1.500,00.
Ricorre per cassazione lo Z. , sulla base di sei motivi.
Resiste con controricorso la G. .
Lo Z. ha depositato memoria per l’udienza.
  • Motivi della decisione
  • Con il primo motivo il ricorrente lamenta violazione degli artt. 166, 167, 170 c.p.c., affermando che la domanda della G. era tardiva, non avendo rispettato la relativa memoria il termine di cui all’art. 167 c.p.c. di venti giorni prima dell’udienza.
Con il secondo motivo, egli sostiene la nullità della sentenza ex art. 112 c.p.c., in quanto la Corte di merito avrebbe del tutto ignorato l’eccezione proposta di inammissibilità della domanda.
I due motivi, attinenti alla tardività della domanda della G. , possono trattarsi congiuntamente e vanno dichiarati inammissibili.
Non era sufficiente infatti – come invece afferma l’odierno ricorrente – proporre l’eccezione in comparsa di risposta in appello, ma, al contrario, sarebbe stata necessaria una specifica impugnazione da parte dello Z. (sotto forma di appello incidentale), laddove egli si è limitato a chiedere la reiezione dell’appello e la conferma della sentenza di primo grado.
Con il terzo motivo, il ricorrente lamenta violazione degli artt. 115 cpc e 2697 c.c., in ordine al reddito delle parti e al tenore di vita goduto dai coniugi in costanza di convivenza. Con il quarto, vizio di motivazione circa le attuali condizioni economiche dei coniugi; con il quinto, vizio di motivazione sul tenore di vita dei coniugi durante la convivenza famigliare; con il sesto, vizio di motivazione circa il criterio con cui è stato determinato l’assegno mensile a carico del ricorrente.
I motivi possono trattarsi congiuntamente, essendo tutti attinenti alla fondatezza della domanda di assegno.
Va osservato a tal proposito che l’assegno, anche in sede di separazione, deve essere idoneo a conservare tendenzialmente al coniuge il tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale, e indice di tale tenore di vita, in mancanza di ulteriori prove, può essere l’attuale divario reddituale tra i coniugi (tra le altre Cass. N., 2156 del 2010, seppur con riferimento all’assegno divorzile).
Del resto, il ricorrente per gran parte propone profili di fatto, insuscettibili di controllo in questa sede, a fronte di una sentenza dalla motivazione adeguata e non illogica.
Il giudice a quo non ha certo esorbitato dalle sue competenze, richiamando la CTU espletata, nonché le dichiarazione dei redditi, delle quali quelle dello Z. apparivano incomplete, le dichiarazioni delle parti all’udienza presidenziale, gli estratti conto prodotti.
Secondo la Corte di merito, emerge dalle risultanze di causa l’esistenza di un cospicuo patrimonio immobiliare dello Z. (come indicato dal CTU), fonte di un discreto reddito mensile di Euro 5.300,00, ma una ben più notevole disponibilità di denaro (sulla base degli estratti di conto corrente). Assente infine era, nella pronuncia di primo grado – secondo la sentenza impugnata -la valutazione relativa a partecipazione societaria (una quota del 75% – il 50% era stato valutato nell’anno 2000 in lire 719.000.000 da uno studio di commercialisti, come da documentazioni in atti; di tale società lo Z. era amministratore).
Al contrario per la moglie, il reddito mensile, sulla base delle dichiarazione dei redditi (lavoro e affitti di fabbricati di sua proprietà) – continua il giudice a quo – è di Euro 3.000,00, da cui dovrebbe sottrarsi la somma di Euro 786,84 per mutuo per acquisto di abitazione, risultante da piano di ammortamento bancario. (Aggiunge la sentenza impugnata con, motivazione adeguata e non contraddittoria, che pur non essendo prodotto il contratto di mutuo, può presumersi la conclusione di tale contratto, che non richiede prova scritta).
Quanto alla determinazione dell’importo dell’assegno, chiarisce la sentenza impugnata che l’importo di Euro 1.500,00 mensile è “cifra minima”, in relazione alla notevole sproporzione delle condizioni economiche dei coniugi.
Conclusivamente va rigettato il ricorso. Le spese seguono la soccombenza.
  • P.Q.M.
  • La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida in Euro 3.200,00 per compenso ex D.M. n. 140/2012, oltre accessori di legge.

 

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  • Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 15 giugno – 6 dicembre 2012, n. 21977Presidente Fioretti – Relatore Bisogni
  • Svolgimento del processo
  • Il Tribunale di Belluno con sentenza dichiarativa della cessazione degli effetti civili del matrimonio intercorso fra B.G. e C..D.V. poneva a carico del primo un assegno divorzile per l’ammontare di 220 Euro ma la Corte di appello di Venezia, accogliendo l’appello del B. , dichiarava non dovuto alcun assegno.
2. Con ricorso del 28 maggio 2007 C..D.V. ha chiesto il ripristino dell’assegno adducendo il peggioramento delle sue condizioni economiche (condizioni di salute, accresciuta difficoltà di reperire un’occupazione lavorativa, necessità di interventi di ristrutturazione e manutenzione straordinaria nel fabbricato condominiale in cui è ubicata la sua abitazione cui aveva fatto fronte con un mutuo) e il miglioramento di quelle del B. (entrato finalmente in possesso di alcune proprietà ereditate in precedenza che aveva potuto cedere in locazione).
3. Il Tribunale di Belluno ha accolto parzialmente il ricorso e ha imposto al B. l’obbligo di versare un assegno mensile di 100 Euro a decorrere dall’agosto 2008 e con rivalutazione a partire dall’anno successivo.
4. La Corte di appello di Venezia ha respinto il reclamo del B. e quello della D.V. .
5. Ricorre per cassazione G..B. affidandosi a tre motivi di ricorso.
6. Si difende con controricorso C..D.V. .
  • Motivi della decisione
  • Con il primo motivo di ricorso si deduce error in procedendo ex art. 360 n. 4 c.p.c. per avere la Corte di appello fatto malgoverno dei principi in materia di giudicato sostanziale e di preclusione del dedotto e del deducibile. Il ricorrente imputa alla Corte di appello di aver qualificato erroneamente come sopravvenienza fattuale un evento già verificato al momento della precedente statuizione della stessa Corte di appello che aveva negato l’assegno divorzile riferendosi all’acquisito possesso di un immobile già ereditato in precedenza. Rileva infatti che tale acquisizione del possesso era già intervenuta nel 2004 e cioè precedentemente alla citata sentenza del 29.11.2004/22.2.2005.
8. Il motivo è infondato perché la circostanza che costituisce una variazione della posizione reddituale degli ex coniugi consiste nella percezione del reddito da tale immobile e non dalla sua semplice acquisizione.
9. Con il secondo motivo di ricorso si deduce la contraddittorietà della motivazione quanto al collegamento fra un aggravio una tantum delle condizioni economiche della ex moglie e l’imposizione a tempo indefinito di un assegno divorzile a carico del ricorrente.
10. Anche questo motivo è infondato perché è stato preso in considerazione non l’esborso costituito dall’importo complessivo della quota dei lavori condominiali ma l’esposizione debitoria contratta a tal fine dalla D.V. con l’acquisizione di un finanziamento bancario.
11. Con il terzo motivo di ricorso si deduce omessa e insufficiente motivazione, per aver la Corte di appello ricollegato ai riscontrati fatti nuovi l’imposizione a tempo indefinito di un assegno in assenza di rinnovata valutazione comparativa circa le situazioni economiche degli ex coniugi.
12. Il motivo appare formulato in modo del tutto generico ed erroneo perché la rappresentazione di specifici fatti nuovi tali da poter costituire il presupposto per il ripristino di un assegno non impone al giudice di riesaminare l’intera posizione economica dei coniugi in difetto di deduzioni specifiche e relative a fattori modificativi della situazione presistente.
13. Il ricorso va pertanto respinto con condanna del ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione.
  • P.Q.M.
  • La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali del giudizio di cassazione che liquida in complessivi 2.500 Euro di cui 200 per spese.

 

 

 

 

  • “La Corte di merito avrebbe stabilito un nesso di causalità tra infedeltà di quest’ultimo e intollerabilità della prosecuzione della convivenza senza attribuire il giusto rilievo a tutti gli elementi, e in particolare alle deposizioni testimoniali, che avevano evidenziato che la insanabile crisi della coppia era di gran lunga precedente la vicenda di infedeltà coniugale. Ed anche la donazione della villetta, cui la Corte di merito aveva attribuito il significato di escludere la sussistenza, all’epoca dell’atto (marzo 2001), di un contrasto insanabile tra i coniugi, avrebbe avuto, invece, secondo il ricorrente, il diverso senso di un estremo tentativo di salvare il rapporto tra i due, e comunque sarebbe stata bilanciata dalla circostanza che nel medesimo arco di tempo la G. si era trasferita a dormire nella mansarda della residenza familiare. Senza considerare che una operazione di trasferimento immobiliare tra due coniugi non avrebbe alcuna valenza probatoria della tollerabilità della convivenza fra gli stessi.
3. Le censure – che, in quanto strettamente connesse sul piano logico-giuridico siccome volte alla valorizzazione di alcuni elementi asseritamente idonei a comprovare la intollerabilità della convivenza tra il B. e la G. in epoca precedente la instaurazione di una relazione extraconiugale da parte del primo, vanno trattate congiuntamente – sono infondate.
La Corte lagunare ha confermato la pronuncia di addebito della separazione al B. già emessa dal giudice di primo grado dopo aver attentamente valutato le emergenze processuali, che ha ricostruito dando esaustivamente conto dell’iter logico attraverso il quale è pervenuta al convincimento del ruolo decisivo avuto nel naufragio della vita coniugale dalla infedeltà del B.
In tale chiave, la Corte territoriale ha valorizzato le deposizioni dei testi che comprovavano che le tensioni dei coniugi erano state determinate dal progressivo disinteresse ed insofferenza manifestati dall’attuale ricorrente nei confronti della moglie. Ed ha ritenuto comunque significativo della non insanabilità del contrasto, fino all’epoca dell’inizio della frequentazione del B. con altra donna, l’atto di donazione a quest’ultimo della villetta di Lozzo Atestino compiuto dalla G. nel marzo del 2001.
L’illustrato percorso motivazionale del giudice di secondo grado risulta, immune da vizi.
4. Con il terzo motivo si deduce contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio per avere la Corte d’appello prima affermato che gli accantonamenti patrimoniali di cui può beneficiare il sig. B. devono essere presi in considerazione quali componenti del suo patrimonio personale ai fini della quantificazione dell’assegno di separazione e per averli, poi, ritenuti elementi di determinazione del reddito annuo del ricorrente.”

 

 

 

 

–      Con sentenza depositata il 27 aprile 2007, il Tribunale di Padova pronunciò la separazione personale dei coniugi P.B. e A.G., che addebitò al primo, ponendo a carico di quest’ultimo il versamento in favore della moglie di un assegno mensile di euro 4000,00 per il suo mantenimento.
2. – Il B. propose avverso detta sentenza gravame, che fu parzialmente accolto dalla Corte d’appello di Venezia con sentenza depositata il 12 marzo 20013, che ridusse ad euro 3000,00 l’assegno per il mantenimento della G., confermando per il resto la sentenza di primo grado.
In particolare, la Corte di merito ritenne infondata la censura della pronuncia di addebito della separazione al B., rilevando che le prove assunte avevano evidenziato che questi, prima della presentazione del ricorso per separazione giudiziale, aveva iniziato una relazione con un’altra donna ed aveva abbandonato la casa coniugale, trasferendosi nella villetta di Lozzo Atestino. Osservò in proposito il giudice di secondo grado che, una volta accertata la violazione dell’obbligo di fedeltà da parte di uno dei coniugi, compete a questo dimostrare, pere evitare l’addebito, che la infedeltà sia intervenuta nel momento in cui l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza si era già verificata: ciò che il B. non aveva fatto. Era, piuttosto, emerso dalle deposizioni testimoniali acquisite che da tempo tra i coniugi vi era tensione prevalentemente a causa del disinteresse e della insofferenza sempre maggiori dimostrate dal marito nei confronti della moglie. Il rapporto, tuttavia, aveva retto fino agli inizi del 2001, tant’è che nel marzo di quell’anno la G. aveva donato al marito la villetta di Lozzo Atestino. Poi, nella primavera del 2001, era iniziata la relazione extraconiugale del B., e successivamente questi aveva promosso la causa di separazione dalla moglie. Da ciò la Corte territoriale inferì che solo a seguito della infedeltà del B. l’unione tra i coniugi era entrata seriamente in crisi, al punto che lo stesso si era allontanato dalla casa coniugale.
Quanto al contributo economico posto a carico del B., la Corte di merito condivise la valutazione del giudice di primo grado, che, sulla base della c.t.u., aveva considerato come componenti del patrimonio personale dello stesso le riserve disponibili – prive, cioè, di destinazione a scopi sociali e di statuto – detenute dalle due società di cui il B. era socio di maggioranza o al cinquanta per cento, che facevano ritenere, nonostante la leggera diminuzione negli ultimi anni delle riserve stesse, che le capacità reddituali dell’appellante fossero comunque superiori ad euro 400.000,00 l’anno, a fronte del modesto reddito di cui beneficiava la moglie, costituito quasi esclusivamente dalla pensione di euro 930,00 mensili. Peraltro, in mancanza della allegazione di particolari esigenze di vita della G., e tenuto conto che costei beneficiava per intero del godimento dell’abitazione coniugale, di cui era proprietaria solo per il venticinque per cento, parve alla Corte eccessiva la quantificazione del contributo posto a carico del B., che, pertanto, fu ridotto all’importo di euro 3000,00 mensili dalla data di presentazione della domanda.
3. – Per la cassazione di tale sentenza ricorre il B. sulla base di tre motivi, illustrati anche da successiva memoria.

  • Considerato in diritto
  • 1. Con il primo motivo di ricorso si deduce omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, per avere la Corte d’appello totalmente omesso di pronunciarsi in merito all’esistenza di cause di intollerabilità della prosecuzione della convivenza anteriori all’infedeltà ascritta al ricorrente sig. B. ed avere addebitato a quest’ultimo la separazione coniugale. Si osserva che fin dall’atto introduttivo del giudizio di primo grado il B. aveva sottolineato il deterioramento del rapporto coniugale verificatosi negli ultimi anni a causa dello stato di alcolismo della moglie, dal quale ella aveva cercato di uscire con una cura, ma che la affliggeva ancora e la aveva trasformata, sicchè da anni ogni comunione materiale e spirituale tra i due era cessata. Sulla circostanza della dipendenza da alcool della G. né la Corte d’appello, né, in precedenza, il Tribunale, si erano pronunciati, nonostante il B. avesse in essa individuato la causa principale dell’impedimento alla prosecuzione della convivenza. Del resto, già la sentenza del 2006, con la quale il Tribunale di Padova si era pronunciato sulla domanda di revocazione della donazione della villetta di Lozzo Atestino fatta dalla G. al B., aveva sottolineato che il logoramento del rapporto coniugale era ben anteriore a di quella donazione.
2. Con il secondo motivo si denuncia omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio per avere la Corte d’appello addebitato al ricorrente sig. B. la separazione coniugale in ragione della violazione del dovere di fedeltà pur avendo la Coorte esplicitamente riconosciuto l’esistenza di plurimi fatti idonei a rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza anteriori alla violazione del dovere di fedeltà ascritta al sig. B. La Corte di merito avrebbe stabilito un nesso di causalità tra infedeltà di quest’ultimo e intollerabilità della prosecuzione della convivenza senza attribuire il giusto rilievo a tutti gli elementi, e in particolare alle deposizioni testimoniali, che avevano evidenziato che la insanabile crisi della coppia era di gran lunga precedente la vicenda di infedeltà coniugale. Ed anche la donazione della villetta, cui la Corte di merito aveva attribuito il significato di escludere la sussistenza, all’epoca dell’atto (marzo 2001), di un contrasto insanabile tra i coniugi, avrebbe avuto, invece, secondo il ricorrente, il diverso senso di un estremo tentativo di salvare il rapporto tra i due, e comunque sarebbe stata bilanciata dalla circostanza che nel medesimo arco di tempo la G. si era trasferita a dormire nella mansarda della residenza familiare. Senza considerare che una operazione di trasferimento immobiliare tra due coniugi non avrebbe alcuna valenza probatoria della tollerabilità della convivenza fra gli stessi.
3. Le censure – che, in quanto strettamente connesse sul piano logico-giuridico siccome volte alla valorizzazione di alcuni elementi asseritamente idonei a comprovare la intollerabilità della convivenza tra il B. e la G. in epoca precedente la instaurazione di una relazione extraconiugale da parte del primo, vanno trattate congiuntamente – sono infondate.
La Corte lagunare ha confermato la pronuncia di addebito della separazione al B. già emessa dal giudice di primo grado dopo aver attentamente valutato le emergenze processuali, che ha ricostruito dando esaustivamente conto dell’iter logico attraverso il quale è pervenuta al convincimento del ruolo decisivo avuto nel naufragio della vita coniugale dalla infedeltà del B.
In tale chiave, la Corte territoriale ha valorizzato le deposizioni dei testi che comprovavano che le tensioni dei coniugi erano state determinate dal progressivo disinteresse ed insofferenza manifestati dall’attuale ricorrente nei confronti della moglie. Ed ha ritenuto comunque significativo della non insanabilità del contrasto, fino all’epoca dell’inizio della frequentazione del B. con altra donna, l’atto di donazione a quest’ultimo della villetta di Lozzo Atestino compiuto dalla G. nel marzo del 2001.
L’illustrato percorso motivazionale del giudice di secondo grado risulta, immune da vizi.
4. Con il terzo motivo si deduce contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio per avere la Corte d’appello prima affermato che gli accantonamenti patrimoniali di cui può beneficiare il sig. B. devono essere presi in considerazione quali componenti del suo patrimonio personale ai fini della quantificazione dell’assegno di separazione e per averli, poi, ritenuti elementi di determinazione del reddito annuo del ricorrente. La Corte di merito, dopo aver distinto sul piano teorico il reddito emergente dalla documentazione fiscale prodotta rispetto agli altri elementi di ordine economico, o comunque apprezzabili in termini economici, diversi dal reddito dell’onerato, avrebbe poi, contraddicendo tale premessa, sarebbe pervenuta alla conclusione, erronea, di considerare cespiti unici, come una riserva patrimoniale, concorrenti alla determinazione del reddito annuo ai fini che rilevano nella presente sede.
5. La censura risulta immeritevole di accoglimento.
In tema di separazione tra coniugi, al fine della quantificazione dell’assegno di mantenimento a favore del coniuge, al quale non sia addebitabile la separazione, il giudice di merito è tenuto a considerare tutte le risorse economiche dell’onerato (incluse le disponibilità monetarie gli investimenti in titoli obbligazionari ed azionari ed in beni mobili), avuto riguardo a tutte le potenzialità derivanti dalla titolarità del patrimonio in termini di redditività e capacità di spesa. Nella specie, la Corte ha, dunque, correttamente valutato come componenti del patrimonio personale del B. le riserve disponibili detenute dalle due società di cui lo stesso è socio di maggioranza ai fini della quantificazione dell’assegno di mantenimento in favore della G. da porre a carico dello stesso, non perché abbia, come ritenuto dal ricorrente, operato un cumulo annuale delle riserve accantonate in un anno, costituenti cespite da considerare invece nella sua unicità, ma solo perché ha considerato tali riserve come parte della capacità reddituale del B., valutata in euro 400.00 annuali.
6. Conclusivamente il ricorso deve essere rigettato. Le spese del presente giudizio, che, in applicazione del principio della soccombenza, devono essere poste a carico del anno liquidate come da dispositivo.
  • P.Q.M.
  • La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio, che liquida in complessivi euro 3500,00, di cui euro 200,00 per esborsi, oltre agli accessori di legge. In caso di diffusione del presente provvedimento si omettano le generalità e gli altri dati identificativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

 

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