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Atto di citazione per divisione ereditaria e assistenza legale eredi

SI PUO’ DIVIDERE UNA EREDITA’ SENZA LITIGARE?

SECONDO ME SI BASTA TROVARE LA GIUSTA SOLUZIONE

La sua lunga esperienza in materia di divisione ereditaria lo annovera fra i migliori avvocati a livello nazionale su eredità, testamento, atti di citazione per divisione ereditaria.

  1. Nel caso di divisione contrattuale, essa consegue all’accordo dei coeredi.
  2. La divisione ereditaria annovera tre modalità: contrattuale, giudiziale o per testamento.
  3. Per tale accordo quando abbia ad oggetto beni immobili è prevista la forma scritta ad substantiam (articolo 1350, n. 11 del codice civile)
  4. la trascrizione nei registri immobiliari (articolo 2646 del codice civile)
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CONVIENE? MEGLIO TRANSAZIONE Atto di citazione divisione ereditaria, assistenza legale eredi, consulenza legale divisione ereditaria

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CAUSE TESTAMENTO TRA FRATELLI E EREDI

  1. Giova sottolineare che la giurisprudenza non è sempre univoca nello stabilire la natura dell’interesse dei condividenti che può determinare individuazione dell’assegnatario del bene indiviso.

  1. Secondo alcune decisioni, nella divisione, devono essere preferibilmente seguiti dal giudice i criteri di attribuzione fissati dall’art 720 c.c. salvo deroga solo per gravi motivi che riguardano l’interesse comune dei condividenti. ‘In tema di divisione di cose comuni, per il caso in cui in presenza di un immobile indivisibile o non comodamente divisibile vi sia una pluralità di richieste di assegnazione, i criteri di attribuzione fissati dall’art. 720 c.c. in base ai quali l’immobile medesimo deve essere compreso per intero (con l’addebito dell’eccedenza nella porzione del condividente avente la quota maggiore, ovvero nella porzione di più condividenti ove questi ne chiedano congiuntamente l’attribuzione), devono essere preferibilmente seguiti, nel senso che il giudice se ne può discostare solo per motivi gravi ed attinenti all’interesse comune dei condividenti (Cass. Sez. 2, n. 7588 del 11/07/1995).

TRUFFA IMMOBILIARE BOLOGNA CONTRATTO ACQUISTO CASA AVVOCATO PENALISTA

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  1. Secondo l’altro contrario, ma prevalente indirizzo (che sembra senz’altro condivisibile), il giudice ha il potere discrezionale di derogare dal criterio, indicato nell’art. 720 c.c., della preferenziale assegnazione al condividente titolare della quota maggiore, purché assolva all’obbligo di fornire adeguata e logica motivazione della diversa valutazione di opportunità adottata, che si risolve in un tipico accertamento di fatto, sottratto come tale al sindacato di legittimità ove adeguatamente motivato (Cass. n.11641 del 13.05.2010; Cass. n. 22857 del 28/10/2009; Cass. n. 21319 del 15/10/2010; Cass. n. 24053 del 25/09/2008: in tal caso la Corte ha confermato la sentenza del giudice di secondo grado con riguardo all’attribuzione dell’immobile non divisibile assumendo come criterio discriminante quello dell’interesse personale prevalente dell’assegnatario, privo di un’unità immobiliare da destinare a casa familiare, rispetto al titolare della quota maggiore che disponeva di altra abitazione).

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    accettazione tacita di eredità è obbligatoria

    1)Lo studio si occupa di offrire assistenza al cliente che intenda redigere testamento.Consulenza e difesa in materia successoria e delle donazioni ed in particolare in tema di divisione ereditaria e distribuzione del patrimonio, redazione e custodia di testamenti, rinunce e petizioni di eredità, legati, azione di riduzione e lesioni di legittima, accettazioni con beneficio d’inventario, validità e vizi del testamento, donazioni e prescrizione.

    2)Eredità, Successioni e Donazioni: Lo Studio Legale Avv. Sergio Armaroli Bologna offre assistenza giudiziale e consulenza per la redazione di testamenti, individuazione della quote ereditarie e di eventuali lesioni di legittima, rinuncia all’eredità; si occupa difesa processuale per ogni ipotesi di contenzioso sorto in materia, quali ad esempio l’impugnazione di testamenti, lesioni dei diritti ereditari, contenzioso tra eredi e divisione dei beni in eredità, etc.

    3)L’avvocato Sergio Armaroli di Bologna assiste il cliente  altresì, nell’ assistenza giudiziale e stragiudiziale in materia di successioni, in particolare nelle controversie in tema di validità del testamento, capacità di succedere, accettazione con beneficio di inventario, rinunzia all’eredità, successione legittima,revoca del testamento, istituzione dell’erede e del legato indegnità,riduzione di disposizioni testamentarie lesive della quota di legittima, trasmissione del diritto di accettare l’eredità.
    Si offre inoltre assistenza in materia di donazioni, di validità e forma delle stesse e di rapporti con la successione ereditaria.

    4)Hai problemi di divisione ereditaria? Vuoi impugnare un testamento olografo?
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Atto di citazione divisione ereditaria, assistenza legale eredi, consulenza legale divisione ereditaria

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  1. Ciò posto, nel caso in esame la motivazione delle scelta dei condividenti appare in ogni caso adeguata e logica tenuto conto dell’ampio potere discrezionale attribuito al giudicante; ma va osservato che il convenuto C.P. è venuto a mancare, per cui non potrebbe sopravvivergli l’interesse all’assegnazione dalla sua risalente abitazione nell’immobile in esame.

  1. Conclusivamente il ricorso dev’essere rigettato; per il principio della soccombenza le spese processuali sono poste a carico dei ricorrenti.

Atto di citazione divisione ereditaria, STUDIO LEGALE BOLOGNA assistenza legale eredi, consulenza legale divisione ereditariaSUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE II

SENTENZA 4 LUGLIO 2014, N. 15396 

 

Ritenuto in fatto

Con citazione notificata in data 27.10.1978 C.M.G., CO.Pr. , C.D.C. ed C.E. , evocavano in giudizio il loro fratello C.P. , chiedendo l’assegnazione congiunta dei beni ereditari loro pervenuti, salvo conguaglio in favore di quest’ultimo, di un piccolo complesso immobiliare relitto ab intestato dalla madre G.M.
C.P. , nel costituirsi instava per la divisione pro quota dei beni ereditari e, nel caso di ritenuta indivisibilità di essi, chiedeva l’assegnazione dell’intero immobile in natura, salvo conguaglio a favore degli altri coeredi e la condanna delle attrici al rimborso di somme utilizzate per estinguere debiti materni e di spese anticipate per lavori.
L’adito tribunale di Brescia, con sentenza del 18 luglio 2003, riteneva che le quote di proprietà del bene dovevano determinarsi per 2/5 intestate a C.M.G., per 1/5 ad C.E. , per 2/5 a C.P. . Dichiarava l’immobile non comodamente divisibile ed aderendo alla richiesta di assegnazione congiunta del compendio proposta dalle sorelle, titolari insieme di una quota ideale maggiore di quella del fratello Pierino, assegnava alle medesime l’immobile in discorso, e le condannava in solido al pagamento in favore del fratello, di un conguaglio in denaro pari ad Euro 28.921,59, con interessi legali dalla sentenza.
La sentenza veniva appellata da C.P. sulla base di 2 motivi, contestando il giudizio di non comoda divisibilità del bene ereditario espresso dal primo giudice e rilevando che il tribunale aveva assegnato l’intero alla sorelle, trascurando che egli aveva sempre abitato in quell’immobile fin dalla nascita, per cui il migliore interesse sarebbe stato per le sorelle conseguire il prezzo e per esso appellante rimanere nella casa in questione.
L’adita Corte d’Appello di Brescia n. 686/06 depositata in data 20.7.2006, rigettava l’impugnazione, confermando la sentenza impugnata, rivalutando il credito da conguaglio in Euro 32945,69. La corte distrettuale confermava la non comoda divisibilità del bene in quanto, attese le caratteristiche del cespite, la sua divisione avrebbe comportato una perdita più che proporzionale rispetto al suo valore economico. Rilevava altresì che il giudice, per disattendere la domanda dell’erede che deteneva la quota maggiore di un bene divisibile, doveva trovarsi di fronte ad un grave motivo connesso ad un interesse comune a tutti i condividenti e non – come nella fattispecie – all’interesse di uno solo di essi (C.P. ).
Avverso tale sentenza, C.S. e M.L. nonché V.I. quali eredi di C.P. nelle more deceduto, hanno proposto ricorso per cassazione articolato su 2 mezzi, Resistono con controricorso To.Gu. e G. quali eredi di C.M.G. ed C.E. .
Con ordinanza pronunciata all’udienza del 26 ott.2009, la Corte ha disposto il rinnovo della notifica del ricorso a Co.Pr. .
Gli altri intimati non hanno svolto difese.

Motivi della decisione

1 – In ordine alla questione della tardività del ricorso per cassazione di cui alla relazione del Consigliere delegato ex art. 380 bis c.p.c., rileva i Collegio che la stessa non appare fondata, tenuto conto che nella fattispecie – in conseguenza della morte di C.P avvenuta in data (…) e quindi oltre 6 mesi dalla data di pubblicazione della sentenza in data 20.07.2006) – trova applicazione l’art. 328, 3 comma c.p.c. che ha prorogato di mesi 6 il termine di cui all’art. 327 c.p.c., termine che è stato rispettato ai fini dell’impugnazione, (tenuto conto della sospensione feriale) in quanto il ricorso è stato notificato in data 10.1.2008.

Circa la prova del rapporto di successione, può ritenersi sufficiente la documentazione prodotta costituita dall’atto notorio notaio G. Cirillo n. 21304 del 18.1.2008 in cui si attestava la qualità di eredi dei ricorrenti del defunto C.P. ed il certificato di morte di quest’ultimo (Cass. n. 10022 del 14.10.1997; Cass. n. 26893 del 5.12.2006). Peraltro va sottolineato che la qualità di eredi degli esponenti non era stato oggetto di contestazione alcuna dalle controparti.

2 – Passando all’esame del ricorso, con il 1 motivo gli esponenti denunciano il vizio di motivazione e la violazione e falsa applicazione dell’art. 720 c.c. in ordine al concetto di comoda divisibilità del bene ereditario e in specie, sulla scelta del giudice di merito di attribuire l’immobile alle sorelle di C.P. . Gli esponenti lamentano che la sentenza si sia discostata dal giudizio di divisibilità espresso dal c.t.u. e censura adeguatezza della motivazione sulla non comoda divisibilità.

il motivo è infondato. La motivazione della sentenza su tale specifico punto del concetto di ‘non comoda divisibilità’ dell’immobile deve ritenersi congrua e logica (v. pag. 5 – 6), ciò che esclude la violazione dell’art. 720 c.c.; d’altra parte le contestazioni al riguardo sono alquanto generiche e prive di rilevo, risolvendosi in mere inammissibili censure alle valutazione del giudice delle emergenze istruttorie.

3 – Con il 2 motivo gli esponenti denunciano la violazione e falsa applicazione dell’art. 720 c.c. circa la scelta della corte di attribuire l’intero immobile alle sorelle e non a lui che vi abitava. Denuncia che la sentenza impugnata non si sia discostata dal criterio di attribuzione dell’intero bene ai titolari della maggioranza delle quote che ne avevano fatto richiesta congiunta, nonostante egli abitasse da anni nell’immobile mentre le sue sorelle fruivano di una diversa abitazione.

Il motivo è infondato.

Giova sottolineare che la giurisprudenza non è sempre univoca nello stabilire la natura dell’interesse dei condividenti che può determinare individuazione dell’assegnatario del bene indiviso. Secondo alcune decisioni, nella divisione, devono essere preferibilmente seguiti dal giudice i criteri di attribuzione fissati dall’art 720 c.c. salvo deroga solo per gravi motivi che riguardano l’interesse comune dei condividenti. ‘In tema di divisione di cose comuni, per il caso in cui in presenza di un immobile indivisibile o non comodamente divisibile vi sia una pluralità di richieste di assegnazione, i criteri di attribuzione fissati dall’art. 720 c.c. in base ai quali l’immobile medesimo deve essere compreso per intero (con l’addebito dell’eccedenza nella porzione del condividente avente la quota maggiore, ovvero nella porzione di più condividenti ove questi ne chiedano congiuntamente l’attribuzione), devono essere preferibilmente seguiti, nel senso che il giudice se ne può discostare solo per motivi gravi ed attinenti all’interesse comune dei condividenti (Cass. Sez. 2, n. 7588 del 11/07/1995).

Secondo l’altro contrario, ma prevalente indirizzo (che sembra senz’altro condivisibile), il giudice ha il potere discrezionale di derogare dal criterio, indicato nell’art. 720 c.c., della preferenziale assegnazione al condividente titolare della quota maggiore, purché assolva all’obbligo di fornire adeguata e logica motivazione della diversa valutazione di opportunità adottata, che si risolve in un tipico accertamento di fatto, sottratto come tale al sindacato di legittimità ove adeguatamente motivato (Cass. n.11641 del 13.05.2010; Cass. n. 22857 del 28/10/2009; Cass. n. 21319 del 15/10/2010; Cass. n. 24053 del 25/09/2008: in tal caso la Corte ha confermato la sentenza del giudice di secondo grado con riguardo all’attribuzione dell’immobile non divisibile assumendo come criterio discriminante quello dell’interesse personale prevalente dell’assegnatario, privo di un’unità immobiliare da destinare a casa familiare, rispetto al titolare della quota maggiore che disponeva di altra abitazione).

Ciò posto, nel caso in esame la motivazione delle scelta dei condividenti appare in ogni caso adeguata e logica tenuto conto dell’ampio potere discrezionale attribuito al giudicante; ma va osservato che il convenuto C.P. è venuto a mancare, per cui non potrebbe sopravvivergli l’interesse all’assegnazione dalla sua risalente abitazione nell’immobile in esame.

Conclusivamente il ricorso dev’essere rigettato; per il principio della soccombenza le spese processuali sono poste a carico dei ricorrenti.

P.Q.M.

rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali, che liquida in Euro 3.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge.

Titolo IV: Della divisione
Capo I: Disposizioni generali

Art. 713 Facoltà di domandare la divisione
I coeredi possono sempre domandare la divisione (715 e seguenti, 1111 e seguenti, 2646; Cod. Proc. Civ. 784 e seguenti).
Quando però tutti gli eredi istituiti o alcuni di essi sono minori di età, il testatore può disporre che la divisione non abbia luogo prima che sia trascorso un anno dalla maggiore età dell’ultimo nato. Egli può anche disporre che la divisione dell’eredità o di alcuni beni di essa non abbia luogo prima che sia trascorso dalla sua morte un termine non eccedente il quinquennio.
Tuttavia in ambedue i casi l’autorità giudiziaria, qualora gravi circostanze lo richiedano, può, su istanza di uno o più coeredi, consentire che la divisione si effettui senza indugio o dopo un termine minore di quello stabilito dal testatore.

Art. 714 Godimento separato di parte dei beni
Può domandarsi la divisione anche quando uno o più coeredi hanno goduto separatamente parte dei beni ereditari, salvo che si sia verificata l’usucapione per effetto di possesso esclusivo (1102, 1158 e seguenti).

Art. 715 Casi d’impedimento alla divisione
Se tra i chiamati alla successione vi è un concepito (462), la divisione non può aver luogo prima della nascita del medesimo. Parimenti la divisione non può aver luogo durante la pendenza di un giudizio sulla legittimità (244 e seguenti) o sulla filiazione naturale (263 e seguenti) di colui che, in caso di esito favorevole del giudizio, sarebbe chiamato a succedere, né può aver luogo durante lo svolgimento della procedura amministrativa per l’ammissione del riconoscimento previsto dal quarto comma dell’Art. 252 o per il riconoscimento dell’ente istituito erede (600).
L’autorità giudiziaria può tuttavia autorizzare la divisione, fissando le opportune cautele.
La disposizione del comma precedente si applica anche se tra i chiamati alla successione vi sono nascituri non concepiti (462).
Se i nascituri non concepiti sono istituiti senza determinazione di quote, l’autorità giudiziaria può attribuire agli altri coeredi tutti i beni ereditari o parte di essi, secondo le circostanze, disponendo le opportune cautele nell’interesse dei nascituri.

Art. 716 (abrogato)

Art. 717 Sospensione della divisione per ordine del giudice
L’autorità giudiziaria, su istanza di uno dei coeredi, può sospendere, per un periodo di tempo non eccedente i cinque anni, la divisione dell’eredità o di alcuni beni, qualora l’immediata sua esecuzione possa recare notevole pregiudizio al patrimonio ereditario

Art. 718 Diritto ai beni in natura
Ciascun coerede può chiedere la sua parte in natura dei beni mobili e immobili dell’eredità, salve le disposizioni degli articoli seguenti (1114).

Art. 719 Vendita dei beni per il pagamento dei debiti ereditari
Se i coeredi aventi diritto a più della metà dell’asse concordano nella necessità della vendita per il pagamento dei debiti e pesi ereditari (752 e seguenti), si procede (Cod. Proc. Civ. 747 e seguenti) alla vendita all’incanto dei beni mobili e, se occorre, di quei beni immobili la cui alienazione rechi minor pregiudizio agli interessi dei condividenti (2646).
Quando occorre il consenso di tutte le parti, la vendita può seguire tra i soli condividenti e senza pubblicità, salvo che vi sia opposizione dei legatari o dei creditori (721, 723).

Art. 720 Immobili non divisibili
Se nell’eredità vi sono immobili non comodamente divisibili, o il cui frazionamento recherebbe pregiudizio alle ragioni della pubblica economia o dell’igiene, e la divisione dell’intera sostanza non può effettuarsi senza il loro frazionamento, essi devono preferibilmente essere compresi per intero, con addebito dell’eccedenza, nella porzione di uno dei coeredi aventi diritto alla quota maggiore, o anche nelle porzioni di più coeredi, se questi ne richiedono congiuntamente l’attribuzione. Se nessuno dei coeredi è a ciò disposto, si fa luogo alla vendita all’incanto (2646; Cod. Proc. Civ. 748).

Art. 721 Vendita degli immobili
I patti e le condizioni della vendita degli immobili, qualora non siano concordati dai condividenti, sono stabiliti dall’autorità giudiziaria.

Art. 722 Beni indivisibili nell’interesse della produzione nazionale
In quanto non sia diversamente disposto dalle leggi speciali, le disposizioni dei due articoli precedenti si applicano anche nel caso in cui nell’eredità vi sono beni che la legge dichiara indivisibili nell’interesse della produzione nazionale (846 e seguenti).

Art. 723 Resa dei conti
Dopo la vendita, se ha avuto luogo, dei mobili e degli immobili si procede ai conti che i condividenti si devono rendere, alla formazione dello stato attivo e passivo dell’eredità e alla determinazione delle porzioni ereditarie e dei conguagli o rimborsi che si devono tra loro i condividenti.

Art. 724 Collazione e imputazione
I coeredi tenuti a collazione, a norma del Capo II di questo Titolo (737 e seguenti), conferiscono tutto ciò che è stato loro donato.
Ciascun erede deve imputare alla sua quota le somme di cui era debitore verso il defunto e quelle di cui è debitore verso i coeredi in dipendenza dei rapporti di comunione.

Art. 725 Prelevamenti
Se i beni donati non sono conferiti in natura (746, 750), o se vi sono debiti da imputare alla quota di un erede a norma del secondo comma dell’articolo precedente, gli altri eredi prelevano dalla massa ereditaria beni in proporzione delle loro rispettive quote (1113).
I prelevamenti, per quanto è possibile, si formano con oggetti della stessa natura e qualità di quelli che non sono stati conferiti in natura.

Art. 726 Stima e formazione delle parti
Fatti i prelevamenti, si provvede alla stima di ciò che rimane nella massa, secondo il valore venale dei singoli oggetti.
Eseguita la stima, si procede alla formazione di tante porzioni quanti sono gli eredi o le stirpi condividenti in proporzione delle quote.

Art. 727 Norme per la formazione delle porzioni
Salvo quanto è disposto dagli artt. 720 e 722, le porzioni devono essere formate, previa stima dei beni, comprendendo una quantità di mobili, immobili e crediti di eguale natura e qualità, in proporzione dell’entità di ciascuna quota (1114).
Si deve tuttavia evitare per quanto è possibile, il frazionamento delle biblioteche, gallerie e collezioni che hanno un’importanza storica, scientifica o artistica.

Art. 728 Conguagli in danaro
L’ineguaglianza in natura nelle quote ereditarie si compensa con un equivalente in danaro (2817, n. 2).

Art. 729 Assegnazione o attribuzione delle porzioni 
L’assegnazione delle porzioni eguali e fatta mediante estrazione a sorte. Per le porzioni diseguali si procede mediante attribuzione. Tuttavia, rispetto a beni costituenti frazioni eguali di quote diseguali, si può procedere per estrazione a sorte (2646, 2685).

Art. 730 Deferimento delle operazioni a un notaio
Le operazioni indicate negli articoli precedenti possono essere, col consenso di tutti i coeredi, deferite a un notaio. La nomina di questo, in mancanza di accordo, è fatta con decreto dal pretore del luogo dell’aperta successione (456).
Qualora sorgano contestazioni nel corso delle operazioni, esse sono riservate e rimesse tutte insieme alla cognizione dell’autorità giudiziaria competente, che provvede con unica sentenza.

Art. 731 Suddivisione tra stirpi
Le norme sulla divisione dell’intero asse si osservano anche nelle suddivisioni tra i componenti di ciascuna stirpe.

Art. 732 Diritto di prelazione
Il coerede, che vuole alienare (1542 e seguenti) a un estraneo la sua quota o parte di essa, deve notificare la proposta di alienazione, indicandone il prezzo, agli altri coeredi, i quali hanno diritto di prelazione. Questo diritto deve essere esercitato nel termine (2964) di due mesi dall’ultima delle notificazioni. In mancanza della notificazione, i coeredi hanno diritto di riscattare la quota dall’acquirente e da ogni successivo avente causa, finché dura lo stato di comunione ereditaria (1502).
Se i coeredi che intendono esercitare il diritto di riscatto sono più, la quota è assegnata a tutti in parti uguali.

Art. 733 Norme date dal testatore per la divisione
Quando il testatore ha stabilito particolari norme per formare le porzioni, queste norme sono vincolanti per gli eredi, salvo che l’effettivo valore dei beni non corrisponda alle quote stabilite dal testatore.
Il testatore può disporre che la divisione si effettui secondo la stima di persona da lui designata che non sia erede o legatario (706): la divisione proposta da questa persona non vincola gli eredi, se l’autorità giudiziaria, su istanza di taluno di essi, la riconosce contraria alla volontà del testatore o manifestamente iniqua.

Art. 734 Divisione fatta dal testatore
Il testatore può dividere i suoi beni tra gli eredi comprendendo nella divisione anche la parte non disponibile (536 e seguenti).
Se nella divisione fatta dal testatore non sono compresi tutti i beni lasciati al tempo della morte, i beni in essa non compresi sono attribuiti conformemente alla legge (566 e seguenti), se non risulta una diversa volontà del testatore.

Art. 735 Preterizione di eredi e lesione di legittima  La divisione nella quale il testatore non abbia compreso qualcuno dei legittimari (536) o degli eredi istituiti è nulla.
Il coerede che è stato leso nella quota di riserva può esercitare l’azione di riduzione contro gli altri coeredi (553 e seguenti).

Art. 736 Consegna dei documenti
Compiuta la divisione, si devono rimettere a ciascuno dei condividenti i documenti relativi ai beni e diritti particolarmente loro assegnati.
I documenti di una proprietà che è stata divisa rimangono a quello che ne ha la parte maggiore, con l’obbligo di comunicarli agli altri condividenti che vi hanno interesse, ogni qualvolta se ne faccia richiesta. Gli stessi documenti, se la proprietà è divisa in parti eguali, e quelli comuni all’intera eredità si consegnano alla persona scelta a tal fine da tutti gli interessati, la quale ha obbligo di comunicarli a ciascuno di essi, a ogni loro domanda. Se vi è contrasto nella scelta, la persona è determinata con decreto dal pretore del luogo dell’aperta successione (456), su ricorso di alcuno degli interessati, sentiti gli altri.

Capo II: Della collazione

Art. 737 Soggetti tenuti alla collazione
I figli legittimi e naturali e i loro discendenti legittimi e naturali ed il coniuge che concorrono alla successione devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione direttamente o indirettamente, salvo che il defunto non li abbia da ciò dispensati.
La dispensa da collazione non produce effetto se non nei limiti della quota disponibile (556).

Art. 738 Limiti della collazione per il coniuge
Non sono soggetti a collazione le donazioni di modico valore fatte al coniuge.

Art. 739 Donazioni ai discendenti o al coniuge dell’erede. Donazioni a coniugi
L’erede non è tenuto a conferire le donazioni fatte ai suoi discendenti o al coniuge, ancorché succedendo a costoro ne abbia conseguito il vantaggio.
Se le donazioni sono state fatte congiuntamente a coniugi di cui uno è discendente del donante, la sola porzione a questo donata è soggetta a collazione.

Art. 740 Donazioni fatte all’ascendente dell’erede
Il discendente che succede per rappresentazione (467) deve conferire ciò che è stato donato all’ascendente anche nel caso in cui abbia rinunziato all’eredità di questo.

Art. 741 Collazione di assegnazioni varie
E’ soggetto a collazione ciò che il defunto ha speso a favore dei suoi discendenti per assegnazioni fatte a causa di matrimonio, per avviarli all’esercizio di un’attività produttiva o professionale, per soddisfare premi relativi a contratti di assicurazione sulla vita a loro favore o per pagare i loro debiti.

Art. 742 Spese non soggette a collazione
  Non sono soggette a collazione le spese di mantenimento e di educazione e quelle sostenute per malattia, ne quelle ordinarie fatte per abbigliamento o per nozze.
Le spese per il corredo nuziale e quelle per l’istruzione artistica o professionale sono soggette a collazione solo per quanto eccedono notevolmente la misura ordinaria, tenuto conto delle condizioni economiche del defunto (809).
Non sono soggette a collazione le liberalità previste dal secondo comma dell’Art. 770.

Art. 743 Società contratta con l’erede
Non è dovuta collazione di ciò che si è conseguito per effetto di società contratta senza frode tra il defunto e alcuno dei suoi eredi, se le condizioni sono state regolate con atto di data certa (2704).

Art. 744 Perimento della cosa donata
Non è soggetta a collazione la cosa perita per causa non imputabile al donatario (1256).

Art. 745 Frutti e interessi
I frutti (820) delle cose e gli interessi sulle somme soggette a collazione non sono dovuti che dal giorno in cui si è aperta la successione (456).

Art. 746 Collazione d’immobili
La collazione di un bene immobile si fa o col rendere il bene in natura o con l’imputarne il valore alla propria porzione, a scelta di chi conferisce.
Se l’immobile è stato alienato o ipotecato, la collazione si fa soltanto con l’imputazione.

Art. 747 Collazione per l’imputazione
 La collazione per imputazione si fa avuto riguardo al valore dell’immobile al tempo dell’aperta successione (456).

Art. 748 Miglioramenti, spese e deterioramenti
In tutti i casi, si deve dedurre a favore del donatario il valore delle migliorie apportate al fondo nei limiti del loro valore al tempo dell’aperta successione (456, 1150).
Devono anche computarsi a favore del donatario le spese straordinarie da lui sostenute per la conservazione della cosa, non cagionate da sua colpa.
Il donatario dal suo canto è obbligato per i deterioramenti che, per sua colpa, hanno diminuito il valore dell’immobile.
Il coerede che conferisce un immobile in natura può ritenerne il possesso sino all’effettivo rimborso delle somme che gli sono dovute per spese e miglioramenti (1152).

Art. 749 Miglioramenti e deterioramenti dell’immobile alienato
Nel caso in cui l’immobile è stato alienato dal donatario, i miglioramenti e i deterioramenti fatti dall’acquirente devono essere computati a norma dell’articolo precedente.

Art. 750 Collazione di mobili
La collazione dei mobili si fa soltanto per imputazione, sulla base del valore che essi avevano al tempo dell’aperta successione (456, att. 1353).
Se si tratta di cose delle quali non si può far uso senza consumarle, e il donatario le ha già consumate, si determina il valore che avrebbero avuto secondo il prezzo corrente (1474) al tempo dell’aperta successione.
Se si tratta di cose che con l’uso si deteriorano, il loro valore al tempo dell’aperta successione è stabilito con riguardo allo stato in cui si trovano.
La determinazione del valore dei titoli dello Stato, degli altri titoli di credito quotati in borsa e delle derrate e delle merci il cui prezzo corrente è stabilito dalle mercuriali, si fa in base ai listini di borsa e alle mercuriali del tempo dell’aperta successione.

Art. 751 Collazione del danaro
La collazione del danaro donato (1923) si fa prendendo una minore quantità del danaro che si trova nell’eredità, secondo il valore legale della specie donata o di quella ad essa legalmente sostituita all’epoca dell’aperta successione (1277 e seguenti).
Quando tale danaro non basta e il donatario non vuole conferire altro danaro o titoli dello Stato, sono prelevati mobili o immobili ereditari, in proporzione delle rispettive quote.

Capo III: Del pagamento dei debiti

Art. 752 Ripartizione dei debiti ereditari tra gli eredi
I coeredi contribuiscono tra loro al pagamento dei debiti e pesi ereditari in proporzione delle loro quote ereditarie, salvo che il testatore abbia altrimenti disposto (1295, 1315).

Art. 753 Immobili gravati da rendita redimibile
Ogni coerede, quando i beni immobili dell’eredità sono gravati con ipoteca da una prestazione di rendita redimibile (1865 e seguenti), può chiedere che gli immobili ne siano affrancati e resi liberi prima che si proceda alla formazione delle quote ereditarie. Se uno dei coeredi si oppone, decide l’autorità giudiziaria.
Se i coeredi dividono l’eredità nello stato in cui si trova, l’immobile gravato deve stimarsi con gli stessi criteri con cui si stimano gli altri beni immobili, detratto dal valore di esso il capitale corrispondente alla prestazione, secondo le norme relative al riscatto della rendita (1866), salvo che esista un patto speciale intorno al capitale da corrispondersi per l’affrancazione.
Alla prestazione della rendita è tenuto solo l’erede, nella cui quota cade detto immobile, con l’obbligo di garantire (1119) i coeredi.

Art. 754 Pagamento dei debiti e rivalsa
Gli eredi sono tenuti verso i creditori al pagamento dei debiti e pesi ereditari personalmente in proporzione della loro quota ereditaria (1295, 1315 e seguenti) e ipotecariamente per l’intero (2809). Il coerede che ha pagato oltre la parte a lui incombente può ripetere dagli altri coeredi soltanto la parte per cui essi devono contribuire a norma dell’Art. 752, quantunque si sia fatto surrogare nei diritti dei creditori (1201 e seguenti).
Il coerede conserva la facoltà di chiedere il pagamento del credito a lui personale e garantito da ipoteca, non diversamente da ogni altro creditore, detratta la parte che deve sopportare come coerede.

Art. 755 Quota di debito ipotecario non pagata da un coerede
In caso d’insolvenza di un coerede, la sua quota di debito ipotecario è ripartita in proporzione tra tutti gli altri coeredi.

Art. 756 Esenzione del legatario dal pagamento dei debiti
Il legatario non è tenuto a pagare i debiti ereditari, salvo ai creditori l’azione ipotecaria sul fondo legato (2858 e seguenti) e l’esercizio del diritto di separazione (512 e seguenti); ma il legatario che ha estinto il debito di cui era gravato il fondo legato subentra nelle ragioni del creditore contro gli eredi (1203, 2866).

Capo IV: Degli effetti della divisione e della garanzia delle quote

Art. 757 Diritto dell’erede sulla propria quota
Ogni coerede è reputato solo e immediato successore in tutti i beni componenti la sua quota o a lui pervenuti dalla successione, anche per acquisto all’incanto (719, 720), e si considera come se non avesse mai avuto la proprietà degli altri beni ereditari (2646, 2825).

Art. 758 Garanzie tra coeredi
I coeredi si devono vicendevole garanzia per le sole molestie ed evizioni derivanti da causa anteriore alla divisione (1483 e seguenti).
La garanzia non ha luogo, se è stata esclusa con clausola espressa nell’atto di divisione, o se il coerede soffre l’evizione per propria colpa.

Art. 759 Evizione subita da un coerede
Se alcuno dei coeredi subisce evizione (1483), il valore del bene evitto, calcolato al momento dell’evizione, deve essere ripartito tra tutti i coeredi ai fini della garanzia stabilita dall’articolo precedente, in proporzione del valore che i beni attribuiti a ciascuno di essi hanno al tempo dell’evizione e tenuto conto dello stato in cui si trovano al tempo della divisione (att. 140).
Se uno dei coeredi è insolvente, la parte per cui è obbligato deve essere egualmente ripartita tra l’erede che ha sofferto l’evizione e tutti gli eredi solventi.

Art. 760 Inesigibilità di crediti
Non è dovuta garanzia per l’insolvenza del debitore di un credito assegnato a uno dei coeredi, se l’insolvenza è sopravvenuta soltanto dopo che è stata fatta la divisione (1267).
La garanzia della solvenza del debitore di una rendita (1864) è dovuta per i cinque anni successivi alla divisione.

Capo V: Dell’annullamento e della rescissione in materia di divisione

Art. 761 Annullamento per violenza o dolo
La divisione può essere annullata quando è l’effetto di violenza o di dolo (1434 e seguenti). L’azione si prescrive (2941 e seguente) in cinque anni dal giorno in cui è cessata la violenza o in cui il dolo è stato scoperto (1442).

Art. 762 Omissione di beni ereditari
L’omissione di uno o più beni dell’eredità non dà luogo a nullità della divisione, ma soltanto a un supplemento della divisione stessa.

Art. 763 Rescissione per lesione
La divisione può essere rescissa quando taluno dei coeredi prova di essere stato leso oltre il quarto (1448 e seguenti).
La rescissione è ammessa anche nel caso di divisione fatta dal testatore (734 e seguente), quando il valore dei beni assegnati ad alcuno dei coeredi è inferiore di oltre un quarto all’entità della quota ad esso spettante.
L’azione si prescrive (2941 e seguente) in due anni dalla divisione.

Art. 764 Atti diversi dalla divisione
L’azione di rescissione è anche ammessa contro ogni altro atto che abbia per effetto di far cessare tra i coeredi la comunione dei beni ereditari.
L’azione non è ammessa contro la transazione (1965 e seguenti) con la quale si è posto fine alle questioni insorte a causa della divisione o dell’atto fatto in luogo della medesima, ancorché non fosse al riguardo incominciata alcuna lite.

Art. 765 Vendita del diritto ereditario fatta al coerede
L’azione di rescissione non è ammessa contro la vendita del diritto ereditario (477, 1542 e seguenti) fatta senza frode a uno dei coeredi, a suo rischio e pericolo, da parte degli altri coeredi o di uno di essi (14484).

Art. 766 Stima dei beni
Per conoscere se vi è lesione si procede alla stima dei beni secondo il loro stato e valore al tempo della divisione.

Art. 767 Facoltà del coerede di dare il supplemento
Il coerede contro il quale è promossa l’azione di rescissione può troncarne il corso e impedire una nuova divisione, dando il supplemento della porzione ereditaria, in danaro o in natura, all’attore e agli altri coeredi che si sono a lui associati (1450).

Art. 768 Alienazione della porzione ereditaria
Il coerede che ha alienato la sua porzione o una parte di essa non è più ammesso a impugnare la divisione per dolo o violenza, se l’alienazione è seguita quando il dolo era stato scoperto o la violenza cessata.
Il coerede non perde il diritto di proporre l’impugnazione, se la vendita è limitata a oggetti di facile deterioramento o di valore minimo in rapporto alla quota.

 

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