ADDEBITO SEPARAZIONE BOLOGNA ALTEDO SAN PIETRO INCASALE QUANDO?

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SI HA ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE QUANDO la sussistenza di un nesso di causalità tra i comportamenti addebitati ed il determinarsi dell’intollerabilità della convivenza

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SECONDO LA SUPREMA CORTE in caso di mancato raggiungimento della prova che il comportamento contrario ai predetti doveri tenuto da uno dei coniugi, o da entrambi, sia stato la causa efficiente del fallimento della convivenza, legittimamente viene pronunziata la separazione senza addebito..» (Cass. n. 12383/2005; Cass. n. 14840/2006; conf. Cass. n. 18074/2014, secondo cui «In tema di separazione personale, la pronuncia di addebito non può fondarsi sulla sola violazione dei doveri posta dall’art. 143 cod. civ. a carico dei coniugi, essendo, invece, necessario accertare se tale violazione, lungi dall’essere intervenuta quando era già maturata ed in conseguenza di una situazione di intollerabilità della convivenza, abbia, viceversa, assunto efficacia causale nel determinarsi della crisi del rapporto coniugale.»).

 

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R E P U B B L I C A . I T A L I A N A

I n . n o m e . d e l . p o p o l o . i t a l i a n o

I l . T r i b u n a l e . O r d i n a r i o . d i . B o l o g n a

P R I M A . S E Z I O N E . C I V I L E

in persona dei magistrati

dott. Bruno Perla – Presidente

dott.ssa Sonia Porreca – Giudice

dott.ssa Carmen Giraldi – Giudice Relatore

ha pronunciato la seguente

S E N T E N Z A

nella causa di primo grado iscritta al n. 19097 del Ruolo Generale degli affari contenziosi per l’anno 2016

promossa da

YY [ recte : coniuge separato (marito) di XX ; NdRedattore ] (c.f. omissis), rappresentata e difesa dall’Avvocato Paola Dalleolle

– parte attrice –

contro

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XX [ recte : coniuge separato (marito) di XX ; NdRedattore ] (c.f. omissis), rappresentato e difeso dall’Avvocato Michelina Grillo

– parte convenuta –

e con l’intervento del Pubblico Ministero presso il Tribunale Ordinario di Bologna

OGGETTO

“Separazione giudiziale”

CONCLUSIONI delle parti costituite: come in verbale di precisazione delle conclusioni

F A T T O . E . D I R I T T O

  •  

Con ricorso depositato in data 9.12.2016 YY chiedeva all’intestato Tribunale di pronunciare la separazione personale dal coniuge XX, unione celebrata a Bologna in data (omissis)/(omissis)/2013 e dalla quale non sono nati figli; il ricorrente dava atto della disgregazione del rapporto coniugale e della intollerabilità della convivenza, chiedeva inoltre di essere esonerato dal versamento di un contributo di mantenimento.

Si costituiva XX, che aderiva alla domanda di separazione chiedendo, però, l’addebito della colpa in capo al ricorrente; chiedeva altresì un contributo al proprio mantenimento nella misura non inferiore ad euro 600,00

Con ordinanza del 16.6.2017, resa all’esito dell’udienza presidenziale, il Presidente delegato, dato atto del fallimento del tentativo di riconciliazione dei coniugi, assumeva i provvedimenti provvisori ed urgenti di propria competenza, nominando il Giudice Istruttore per la prosecuzione della causa nel merito.

Dopo la precisazione delle conclusioni sul vincolo, veniva pronunciata sentenza non definitiva n. 2815/2018 .

La causa veniva, quindi, rimessa sul ruolo per la prosecuzione del giudizio sulle questioni accessorie ed istruita con prove testimoniali.

All’udienza del 4.6.2020 le parti precisavano le conclusioni e la causa era, quindi, rimessa al Collegio per la decisione; decorsi i termini ex art. 190 c.p.c., veniva discussa nella camera di consiglio del 9.2.2021 .

  •  

Preliminarmente, occorre dare atto del fatto che i coniugi YY e XX sono già separati per effetto della sentenza parziale n. 2815/2018b resa da questo Tribunale , passata in giudicato.

Venendo alle ulteriori domande accessorie, si osserva quanto segue.

  • Sull’addebito della separazione

La domanda di addebito formulata dalla resistente è ammissibile ma infondata, e pertanto va rigettata.

La giurisprudenza è costante nell’affermare che «..la dichiarazione di addebito della separazione implica la sussistenza di un nesso di causalità tra i comportamenti addebitati ed il determinarsi dell’intollerabilità della convivenza. Pertanto, in caso di mancato raggiungimento della prova che il comportamento contrario ai predetti doveri tenuto da uno dei coniugi, o da entrambi, sia stato la causa efficiente del fallimento della convivenza, legittimamente viene pronunziata la separazione senza addebito..» (Cass. n. 12383/2005; Cass. n. 14840/2006; conf. Cass. n. 18074/2014, secondo cui «In tema di separazione personale, la pronuncia di addebito non può fondarsi sulla sola violazione dei doveri posta dall’art. 143 cod. civ. a carico dei coniugi, essendo, invece, necessario accertare se tale violazione, lungi dall’essere intervenuta quando era già maturata ed in conseguenza di una situazione di intollerabilità della convivenza, abbia, viceversa, assunto efficacia causale nel determinarsi della crisi del rapporto coniugale.»).

Tale principio ha trovato nuova conferma da parte della Corte di legittimità, che ha chiarito che «..la dichiarazione di addebito della separazione richiede la prova che l’irreversibilità della crisi coniugale sia collegabile alla violazione dei doveri nascenti dal matrimonio di uno o di entrambi i coniugi, sussistendo un nesso di causalità fra di esso e il determinarsi dell’intollerabilità della convivenza..» (Cass., ordinanza n. 10483/2012).

Pertanto, nel valutare l’addebitabilità della separazione, il giudice dovrà tener conto dell’efficienza causale del comportamento oggetto di giudizio, escludendola nell’ipotesi in cui la violazione dell’obbligo coniugale sia conseguenza di una preesistente situazione di intollerabilità.

Nel caso di specie la ricorrente fonda la richiesta di addebito sulla condotta del marito che all’improvviso dopo aver trascorso con serenità le vacanze estive le avrebbe comunicato la propria disaffezione pretendendo che la moglie lasciasse l’abitazione coniugale nonostante si trovasse in convalescenza dopo un intervento al ginocchio.

Ritiene il Collegio che XX non abbia assolto compiutamente al proprio onere probatorio non dimostrando che il marito non abbia lasciato scelta alla moglie per l’allontanamento dalla casa coniugale e che l’abbia aggredita verbalmente per ottenere lo scopo. XX inoltre all’udienza del 13.6.2017 ha dichiarato di aver provato a recuperare in tutti i modi il rapporto affettivo ma che il marito si è allontanato sentimentalmente. Pertanto la crisi coniugale era già conclamata e è stato dimostrato un nesso eziologico tra la dedotta violazione ai doveri che derivano dal matrimonio e il fallimento del rapporto coniugale.

  • Sulle questioni economiche

Premesso che nel ricostruire e confrontare le condizioni economiche delle parti non è necessario pervenire ad un accertamento dei redditi delle parti nel loro esatto ammontare, quanto piuttosto arrivare ad una attendibile ricostruzione delle complessive situazioni patrimoniali e reddituali di ognuno (cfr. Cass. n. 25618/2007; Cass. n. 13592/2006; Cass. n. 19291/2005), si osserva che nel caso di specie le risultanze istruttorie danno conto di una obiettiva disparità tra i coniugi. E’ poi rimasta indimostrata in seguito all’assunzione delle prove testimoniali l’esistenza di una nuova convivenza della XX.

YY è dipendente bancario e tra tredicesima e quattordicesima guadagna circa 2.000,00 euro al mese netti. Inoltre non ha spese abitative vivendo nella casa di sua esclusiva proprietà.

XX non ha un’attività lavorativa stabile ma svolge attività saltuaria presso l’Ant, che non le consente di mantenersi adeguatamente. Possiede un appartamento proveniente dalla successione della madre, messo a reddito che le frutta un canone di euro 960,00 al mese netti. Sostiene inoltre spese abitative per euro 650,00 mensili.

Non può quindi dirsi che la moglie goda di redditi adeguati, da parametrarsi non sullo stato di bisogno ma sull’esistenza di redditi sufficienti a garantire il medesimo tenore di vita goduto durante il matrimonio.

Al proposito si osserva che le tesi di parte ricorrente su cui è fondata la richiesta di non corrispondere alla moglie alcunché sono incentrate sulla tematica dei presupposti dell’assegno divorzile, che rappresenta ontologicamente e concettualmente un contributo diverso da quello previsto dall’art. 156 c.c. nella fase della separazione.

Occorre di conseguenza prevedere un assegno di mantenimento in favore della moglie che si stabilisce in euro 400,00 rivalutabili secondo gli indici Istat a partire dalla domanda, da corrispondere entro il giorno 5 del mese.

Le spese di lite si devono compensare in ragione della reciproca soccombenza ( addebito e mantenimento).

  1. Q. M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, in contraddittorio delle parti, ogni diversa domanda ed eccezione disattesa e respinta:

  1. pone a carico di YY l’obbligo di versare a XX la somma mensile di € 400,00 a titolo di assegno di mantenimento del coniuge, importo, rivalutabile annualmente in base all’Istat, da corrispondere entro il giorno 5 di ogni mese, con decorrenza dalla domanda ;
  2. dispone l’integrale compensazione tra le parti delle spese del giudizio

Così deciso in Bologna nella Camera di Consiglio della Sezione Prima Civile in data 9/02/2021.

IL GIUDICE ESTENSORE

dott.ssa Carmen Giraldi

IL PRESIDENTE

dott. Bruno Perla

 

 

Depositata in Cancelleria il \ Pubblicazione del 12 Marzo 2021

Originally posted 2021-07-15 10:45:24.

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