Successione necessaria – Reintegrazione della quota di riserva dei legittimari 

Successione necessaria – Reintegrazione della quota di riserva dei legittimari 

A tutela dell’interesse generale alla solidarietà familiare, l’ordinamento giuridico prevede, con disposizioni che hanno carattere inderogabile, che i più stretti congiunti del de cuius hanno il diritto di ottenere, anche contro la volontà del defunto e in contrasto con gli atti di disposizioni dallo stesso posti in essere, una quota di valore del patrimonio ereditario e dei beni donati in vita dal defunto stesso (c.d. diritto di legittima o di riserva). La legge configura così una “successione necessaria”, in forza della quale le disposizioni del defunto lesive della “quota di legittima”, pur non essendo invalide, sono tuttavia soggette a riduzione, sono cioè suscettibili, su domanda del legittimario leso (c.d. azione di riduzione), di essere private della loro efficacia giuridica nella misura necessaria e sufficiente a reintegrare il diritto del legittimario.

 

– Azione di riduzione

In tema di successione necessaria, l’individuazione della quota di riserva spettante alle singole categorie di legittimari ed ai singoli legittimari appartenenti alla medesima categoria va effettuata sulla base della situazione esistente al momento dell’apertura della successione e non di quella che si viene a determinare per effetto del mancato esperimento, per rinunzia o per prescrizione, dell’azione di riduzione da parte di qualcuno dei legittimari.

SUCCESSIONI “MORTIS CAUSA” – Successione necessaria – Reintegrazione della quota di riserva dei legittimari – Azione di riduzione (lesione della quota di riserva) – Condizioni – In genere – Successione “ab intestato” e testamentaria – Legittimario totalmente pretermesso – Domanda di simulazione preordinata all’azione di riduzione – Condizione della preventiva accettazione con beneficio d’inventario – Esclusione – Fondamento – Azione di simulazione assoluta o relativa finalizzata all’accertamento della nullità del negozio dissimulato – Preventiva accettazione dell’eredità con beneficio di inventario – Necessità – Esclusione – Fondamento

Il legittimario totalmente pretermesso che impugna per simulazione un atto compiuto dal “de cuius”, a tutela del proprio diritto alla reintegrazione della quota di legittima, agisce, sia nella successione testamentaria che in quella “ab intestato”, in qualità di terzo e non in veste di erede, acquisendo quest’ultima qualità solo in conseguenza del positivo esercizio dell’azione di riduzione, sicché, come tale, non è tenuto alla preventiva accettazione dell’eredità con beneficio di inventario; né vi è tenuto quando agisca per far valere una simulazione assoluta od anche relativa, ma finalizzata a far accertare la nullità del negozio dissimulato, in quanto, in queste ipotesi, l’accertamento della realtà effettiva consente al legittimario di recuperare alla massa ereditaria i beni donati, mai usciti dal patrimonio del defunto. (Cassa con rinvio, CORTE D’APPELLO MILANO, 07/09/2015)

 

 

Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 19/11/2019, n. 30079 (rv. 656200-01)

SUCCESSIONI “MORTIS CAUSA” – Successione necessaria – Reintegrazione della quota di riserva dei legittimari – Azione di riduzione (lesione della quota di riserva) – Condizioni – In genere – Successione “ab intestato” e testamentaria – Legittimario totalmente pretermesso – Domanda di simulazione preordinata all’azione di riduzione – Condizione della preventiva accettazione con beneficio d’inventario – Esclusione – Fondamento – Azione di simulazione assoluta o relativa finalizzata all’accertamento della nullità del negozio dissimulato – Preventiva accettazione dell’eredità con beneficio di inventario – Necessità – Esclusione – Fondamento

Il legittimario totalmente pretermesso che impugna per simulazione un atto compiuto dal “de cuius”, a tutela del proprio diritto alla reintegrazione della quota di legittima, agisce, sia nella successione testamentaria che in quella “ab intestato”, in qualità di terzo e non in veste di erede, acquisendo quest’ultima qualità solo in conseguenza del positivo esercizio dell’azione di riduzione, sicché, come tale, non è tenuto alla preventiva accettazione dell’eredità con beneficio di inventario; né vi è tenuto quando agisca per far valere una simulazione assoluta od anche relativa, ma finalizzata a far accertare la nullità del negozio dissimulato, in quanto, in queste ipotesi, l’accertamento della realtà effettiva consente al legittimario di recuperare alla massa ereditaria i beni donati, mai usciti dal patrimonio del defunto. (Cassa con rinvio, CORTE D’APPELLO MILANO, 07/09/2015)

 

 

 

Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 31/07/2020, n. 16535 (rv. 658294-01)

 

 

 

CONTRATTI IN GENERE – Simulazione (nozione) – Prova – In genere – Donazioni compiute in vita dal “de cuius” – Esorbitanza rispetto alla disponibile – Azione di simulazione esperita dal legittimario leso – Riferimento alla quota di successione “ab intestato” – Valenza neutra rispetto alla qualificazione della posizione della parte attrice – Fondamento – SUCCESSIONI “MORTIS CAUSA” – Successione necessaria – Reintegrazione della quota di riserva dei legittimari – Azione di riduzione (lesione della quota di riserva) – In genere – In genere

Quando la successione legittima si apre su un “relictum” insufficiente a soddisfare i diritti dei legittimari alla quota di riserva, avendo il “de cuius” fatto in vita donazioni che eccedono la disponibile, la riduzione delle donazioni pronunciata su istanza del legittimario ha funzione integrativa del contenuto economico della quota ereditaria di cui il legittimario stesso è già investito “ex lege”, determinando il concorso della successione legittima con la successione necessaria. Pertanto, la circostanza che il legittimario, nel chiedere l’accertamento della simulazione di atti compiuti dal “de cuius”, abbia fatto riferimento alla quota di successione “ab intestato” non implica che egli abbia inteso far valere i suoi diritti di erede piuttosto che quelli di legittimario, qualora dall’esame complessivo della domanda risulti che l’accertamento sia stato comunque richiesto per il recupero o la reintegrazione della quota di legittima lesa. (Cassa con rinvio, CORTE D’APPELLO L’AQUILA, 08/01/2016)

 

Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 04/09/2020, n. 18468 (rv. 659168-01)

SUCCESSIONI “MORTIS CAUSA” –

 

 Successione necessaria – Reintegrazione della quota di riserva dei legittimari – Azione di riduzione (lesione della quota di riserva) – In genere – Azione di divisione ereditaria e azione di riduzione – Diversità di presupposti e di finalità – Conseguenze – Ammissibilità della domanda di divisione e di collazione in sede di giudizio di riduzione – Accettazione del contradittorio – Necessità

L’azione di divisione ereditaria e quella di riduzione sono fra loro autonome e diverse, perché la prima presuppone la qualità di erede e l’esistenza di una comunione ereditaria che si vuole sciogliere, mentre la seconda implica la qualità di legittimario leso nella quota di riserva ed è diretta alla reintegra in essa, indipendentemente dalla divisione; ne consegue che la domanda di divisione e collazione non può ritenersi implicitamente inclusa in quella di riduzione, sicché una volta proposta la domanda di riduzione, quella di divisione e collazione, avanzate nel corso del giudizio di primo grado con le memorie ex art. 183 c.p.c., sono da ritenersi nuove e, come tali, inammissibili ove la controparte abbia sul punto rifiutato il contraddittorio. (Rigetta, CORTE D’APPELLO ROMA, 10/12/2014)

 

 

Tribunale Pordenone, Sentenza, 23/03/2021, n. 203

 

 

A tutela dell’interesse generale alla solidarietà familiare, l’ordinamento giuridico prevede, con disposizioni che hanno carattere inderogabile, che i più stretti congiunti del de cuius hanno il diritto di ottenere, anche contro la volontà del defunto e in contrasto con gli atti di disposizioni dallo stesso posti in essere, una quota di valore del patrimonio ereditario e dei beni donati in vita dal defunto stesso (c.d. diritto di legittima o di riserva). La legge configura così una “successione necessaria”, in forza della quale le disposizioni del defunto lesive della “quota di legittima”, pur non essendo invalide, sono tuttavia soggette a riduzione, sono cioè suscettibili, su domanda del legittimario leso (c.d. azione di riduzione), di essere private della loro efficacia giuridica nella misura necessaria e sufficiente a reintegrare il diritto del legittimario.

 

Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 08/09/2021, n. 24182 (rv. 662162-01)

SUCCESSIONI “MORTIS CAUSA” – Successione necessaria – Reintegrazione della quota di riserva dei legittimari – Azione di riduzione (lesione della quota di riserva) – Effetti – In genere – Posizione del legittimario rispetto alle scritture private sottoscritte dal “de cuius” – Revindica di beni per avvenuta usucapione in favore del “de cuius” – Scrittura privata valida per escludere il possesso “ad usucapionem” – Data – Verità – Accertamento – Disciplina applicabile – Fondamento

In relazione alle scritture private sottoscritte dal “de cuius”, il legittimario ha veste di terzo, agli effetti di cui all’art 2704 c.c., solo quando agisce per la reintegrazione della quota di riserva, sicché, se la domanda da lui proposta non è riconducibile in tale ambito, come nel caso di azione di revindica di beni per avvenuta usucapione in favore del medesimo “de cuius”, la verità della data di siffatte scritture private, rilevante ai fini della decisione (ad esempio, per escludere il possesso “ad usucapionem”), puo essere accertata, come tra le parti che hanno posto in essere dette scritture, con qualunque mezzo di prova. (Rigetta, CORTE D’APPELLO MILANO, 11/05/2015)

 

INDEGNITA’ A SUCCEDERE

Art. 463-bis. Sospensione dalla successione.

INDEGNITA’ A SUCCEDERE  

 

 

Art. 463-bis. Sospensione dalla successione.

((Sono sospesi dalla successione il coniuge, anche legalmente separato, nonche’ la parte dell’unione civile indagati per l’omicidio volontarioo tentato nei confronti dell’altro coniuge o dell’altra parte dell’unione civile, fino al decreto di archiviazione o alla sentenza definitiva di proscioglimento. In tal caso si fa luogo alla nomina di un curatore ai sensi dell’articolo 528. In caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti, ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, il responsabile e’ escluso dalla successione ai sensi dell’articolo 463 del presente codice.

Le disposizioni di cui al primo comma si applicano anche nei casi di persona indagata per l’omicidio volontario o tentato nei confronti di uno o entrambi i genitori, del fratello o della sorella.

Il pubblico ministero, compatibilmente con le esigenze di segretezza delle indagini, comunica senza ritardo alla cancelleria del tribunale del circondario in cui si e’ aperta la successionel’avvenuta iscrizione nel registro delle notizie di reato, ai fini della sospensione di cui al presente articolo)).





Cod.Civ.2018

LIBRO SECONDO

TITOLO I DISPOSIZIONI GENERALI SULLE SUCCESSIONI

 CAPO III Dell’indegnita’



Art. 463.

Casi d’indegnita’.

Art. 463-bis.

Sospensione dalla successione.

Art. 464.

Restituzione dei frutti.

Art. 465.

Indegnita’ del genitore.

Art. 466.

Riabilitazione dell’indegno.




 ^   Art. 463. Casi d’indegnita’.

Art. 463. 

(Casi d’indegnita’).

E’ escluso dalla successione come indegno:

1) chi ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere la persona della cui successione si tratta, o il coniuge, o un discendente, o un ascendente della medesima, purche’ non ricorra alcuna delle cause che escludono la punibilita’ a norma della legge penale;

2)chi ha commesso, in danno di una di tali persone, un fatto al quale la legge ((…)) dichiara applicabili le disposizioni sull’omicidio;

3) chi ha denunziato una di tali persone per reato punibile ((…)) con l’ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni, se la denunzia e’ stata dichiarata calunniosa in giudizio penale; ovvero ha testimoniato contro le persone medesime imputate dei predetti reati, se la testimonianza e’ stata dichiarata, nei confronti di lui, falsa in giudizio penale;

((3-bis) chi, essendo decaduto dalla potesta’ genitoriale nei confronti della persona della cui successione si tratta a norma dell’articolo 330, non e’ stato reintegrato nella potesta’ alla data di apertura della successione della medesima));

4) chi ha indotto con dolo o violenza la persona, della cui successione si tratta, a fare, revocare o mutare il testamento, o ne l’ha impedita;

5) chi ha soppresso, celato o alterato il testamento dal quale la successione sarebbe stata regolata;

6) chi ha formato un testamento falso o ne ha fatto scientemente uso.




 Art. 463-bis. Sospensione dalla successione.

Art. 463-bis. 

(( (Sospensione dalla successione)).))

((Sono sospesi dalla successione il coniuge, anche legalmente separato, nonche’ la parte dell’unione civile indagati per l’omicidio volontario o tentato nei confronti dell’altro coniuge o dell’altra parte dell’unione civile, fino al decreto di archiviazione o alla sentenza definitiva di proscioglimento. In tal caso si fa luogo alla nomina di un curatore ai sensi dell’articolo 528. In caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti, ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, il responsabile e’ escluso dalla successione ai sensi dell’articolo 463 del presente codice.

Le disposizioni di cui al primo comma si applicano anche nei casi di persona indagata per l’omicidio volontario o tentato nei confronti di uno o entrambi i genitori, del fratello o della sorella.

Il pubblico ministero, compatibilmente con le esigenze di segretezza delle indagini, comunica senza ritardo alla cancelleria del tribunale del circondario in cui si e’ aperta la successione l’avvenuta iscrizione nel registro delle notizie di reato, ai fini della sospensione di cui al presente articolo)).




 ^   Art. 464. Restituzione dei frutti.

Art. 464. 

(Restituzione dei frutti).

L’indegno e’ obbligato a restituire i frutti che gli sono pervenuti dopo l’apertura della successione.




 ^   Art. 465. Indegnita’ del genitore.

Art. 465. 

(Indegnita’ del genitore).

Colui che e’ escluso per indegnita’ dalla successione non ha sui beni della medesima, che siano devoluti ai suoi figli, i diritti di usufrutto o di amministrazione che la legge accorda ai genitori.




 ^   Art. 466. Riabilitazione dell’indegno.

Art. 466. 

(Riabilitazione dell’indegno).

Chi e’ incorso nell’indegnita’ e’ ammesso a succedere quando la persona, della cui successione si tratta, ve lo ha espressamente abilitato con atto pubblico o con testamento.

Tuttavia l’indegno non espressamente abilitato, se e’ stato contemplato nel testamento quando il testatore conosceva la causa dell’indegnita’, e’ ammesso a succedere nei limiti della disposizione testamentaria.




 

 

 

Reati edilizi limite indice edificabilita’ avvocato penalista Bologna il godimento estetico dei visitatori del luogo a causa di un negativo impatto del complesso sull’assetto preesistente” ma lo fa mediante espressioni che, “nella loro genericità e tautologia, sembrano rappresentare più una considerazione del Giudice piuttosto che quello (sic) dei visitatori del luogo” (non vi sarebbe “prova di rilevanti proteste”), laddove l’assenso al progetto rilasciato dalla Sovrintendenza, cioè dall'”autorità preposta alla tutela proprio di quei beni ed interessi richiamati dal Giudice”, avrebbe dovuto indurre quest’ultimo “a procedere con cautela nell’asserire che un complesso edilizio di nuova costruzione, soltanto perché di determinate dimensioni ed aspetto moderno, non possa armonizzarsi con l’ambiente circostante sì da consentire di considerarlo anch’esso, una volta superato il senso di stupore che sempre si prova dinanzi al nuovo, un elemento caratterizzante un particolare luogo ed una particolare comunità”, essendo poi “tendenza attuale

– redazione della dichiarazione di successione; – accettazione dell’eredità, accettazione con beneficio di inventario; – rinuncia all’eredità; – redazione del testamento e degli atti dispositivi di ultima volontà; – interpretazione delle clausole testamentarie; – impugnazione del testamento; – mediazione e contenzioso ereditario; – divisione ereditaria; – donazioni; – successioni internazionali.
– redazione della dichiarazione di successione;
– accettazione dell’eredità, accettazione con beneficio di inventario;
– rinuncia all’eredità;
– redazione del testamento e degli atti dispositivi di ultima volontà;
– interpretazione delle clausole testamentarie;
– impugnazione del testamento;
– mediazione e contenzioso ereditario;
– divisione ereditaria;
– donazioni;
– successioni internazionali.

Reati edilizi limite indice edificabilita’ avvocato penalista Bologna

 

ARECPUERO 

il godimento estetico dei visitatori del luogo a causa di un negativo impatto del complesso sull’assetto preesistente” ma lo fa mediante espressioni che, “nella loro genericità e tautologia, sembrano rappresentare più una considerazione del Giudice piuttosto che quello (sic) dei visitatori del luogo” (non vi sarebbe “prova di rilevanti proteste”), laddove l’assenso al progetto rilasciato dalla Sovrintendenza, cioè dall'”autorità preposta alla tutela proprio di quei beni ed interessi richiamati dal Giudice”, avrebbe dovuto indurre quest’ultimo “a procedere con cautela nell’asserire che un complesso edilizio di nuova costruzione, soltanto perché di determinate dimensioni ed aspetto moderno, non possa armonizzarsi con l’ambiente circostante sì da consentire di considerarlo anch’esso, una volta superato il senso di stupore che sempre si prova dinanzi al nuovo, un elemento caratterizzante un particolare luogo ed una particolare comunità”, essendo poi “tendenza attuale dell’architettura…inserire il moderno nel contesto antico”. Erroneamente, dunque, il primo giudice avrebbe fondato la decisione sul suo “senso estetico soggettivo” anziché avvalersi di quello che il secondo giudice ritiene il parametro più oggettivo possibile, cioè l’assenso della Sovrintendenza, che avrebbe potuto essere superata nel senso della sussistenza del reato solo mediante “elementi obiettivi di prova molto più concreti e rilevanti” come una perizia collegiale sui “profili richiamati genericamente dal Tribunale”.

Questa sintesi della motivazione dispiegata dalla corte territoriale in ordine all’assoluzione dal reato di cui all’articolo 734 c.p. dimostra la fondatezza della doglianza del ricorrente, perché travisa il contenuto della motivazione del Tribunale. Questo, infatti, non ha esaminato il secondo capo di imputazione sulla base di una propria ottica soggettiva – di cui invece, si osserva incidenter, si è visto non far risparmio il giudice d’appello, laddove asserisce che qualunque novità produce (non interesse ma addirittura) stupore e che la tendenza architettonica odierna consisterebbe nel creare netti contrasti nel contesto antico -, bensì ha proceduto secondo una attenta impostazione razionale e oggettiva. Anzitutto ha rilevato, in punto di diritto, quel che, pur non contestandolo apertis verbis, pone in discussione la corte territoriale: il giudice penale non è condizionato dalle valutazioni della P.A. ai fini dell’accertamento della sussistenza o meno del reato di cui all’articolo 734 c.p. Ciò corrisponde all’insegnamento di questa Suprema Corte, che ravvisa nel provvedimento amministrativo incidenza soltanto sull’elemento soggettivo del reato o sulla sua gravità (Cass. sez. III, 17 giugno 2010 n.34205; Cass. sez. IV, 29 marzo 2004 n. 32125; Cass. sez. III, 3 marzo 2004 n. 15299; Cass. sez. III, 1 ottobre 1998 n. 11773; cfr. altresì Cass. sez. III, 29 settembre 2011 n. 42065).

Reati edilizi limite indice edificabilita’ avvocato penalista BolognaSUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE III PENALE

Sentenza 29 gennaio – 5 febbraio 2014, n. 5751

  1. Con sentenza del 13 luglio 2011 la Corte d’appello di Perugia – a seguito di appello proposto da V.R. , M.G. , Z.A. , D.F. , Ma.Gi.Ma. e G.P. avverso sentenza dell’8 marzo 2010 con cui il Tribunale di Spoleto li aveva condannati alla pena di mesi quattro di arresto e Euro 25.000 di ammenda ciascuno per i reati di cui agli articoli 110 c.p. e 44, lettera c), d.p.r. 380/2001 (capo a) e 734 c.p. (capo b), nonché a seguito di appello incidentale del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Spoleto -, in riforma della sentenza di primo grado assolveva gli imputati dai reati loro ascritti perché il fatto non sussiste.
  2. Ha presentato ricorso il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Perugia. Premesso che agli imputati era stato ascritto il capo a) per avere – V. quale amministratore unico della società titolare del permesso di costruire Madonna delle Grazie S.r.l. e della società appaltatrice Valentini G. e L. F. S.r.l.; D. quale amministratore unico di Findem S.r.l., società richiedente del permesso di costruire in quanto proprietaria dell’area di sedime al tempo della istanza, titolare altresì di singole unità abitative e di posti auto pertinenziali nel realizzato complesso edilizio per contratto di permuta con Madonna delle Grazie S.r.l. del 19 aprile 2006, nonché titolare in quest’ultima di partecipazione societaria; M. e Z. in qualità di direttori dei lavori; Ma. in qualità di dirigente responsabile della Direzione Pianificazione Urbanistica del Comune di Spoleto; G. in qualità di responsabile della Unità Tematica-Attività Produttive della Direzione S.U.I.C. del Comune di Spoleto – realizzato in …, in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, un complesso edilizio, parte del Comparto di via della Postema individuato nel Piano Attuativo di Ristrutturazione Urbanistica (P.A.R.U.) adottato con delibera C.C. del 12 ottobre 1998 n. 135 e approvato in via definitiva con delibera C.C. del 29 aprile 1999, dalla struttura portante in cemento armato, di circa metri 80 di lunghezza, costituito da due contigui corpi di fabbrica, di profondità tra i 21 e i 15 metri e separati da una galleria, di cui uno composto da quattro elevazioni fuori terra per un’altezza di 13,20 metri e l’altro composto da cinque elevazioni per un’altezza di circa 16,30 metri, entrambi dotati di piano scantinato accessibile alle auto, per un complessivo volume di mc. 14.254 insistente su un’area di mq.2200, in virtù di permesso di costruire n. 7107 del 28 aprile 2006, illegittimo perché superiore all’indice edificatorio consentito, e premesso altresì che agli imputati era stato ascritto anche il reato di cui al capo.
  3. b) per avere, nelle rispettive qualità e in concorso tra loro, mediante la realizzazione del suddetto complesso edilizio, distrutto e alterato le bellezze naturali del centro storico di Spoleto, il ricorrente ha articolato dieci motivi.

2.1 Il primo motivo denuncia travisamento del fatto e contraddittorietà tra motivazione e specifici atti del processo nella ricostruzione dei fatti relativi ai due capi d’imputazione: adducendo “una versione errata e lacunosa” di “pacifici fatti”, la sentenza impugnata avrebbe addotto la necessità di riqualificazione sociale della zona in questione, laddove “in nessun atto si parlò mai di risanare l’intera area”; la sentenza afferma che la gran parte dell’area interessata al parcheggio era di proprietà privata, laddove più del 50% era già del Comune di Spoleto quando fu pianificato il parcheggio della Postema, essendo FINDEM S.r.l. proprietaria solo del 17,32% della superficie occorrente e non essendo mutata la situazione quando fu definitivamente approvato il P.A.R.U.; diversamente da quanto scritto in sentenza, poi, l’accordo bonario fu stretto solo con tale società e non con tutti i privati; non è vero che la suddetta società, come afferma la corte territoriale, “era proprietaria nella zona di terreni edificabili per una estensione tale da poter realizzare la volumetria di fatto poi realizzata”, né che il consenso della Soprintendenza fu rilasciato per notevole riduzione della volumetria, la differenza rispetto all’edificio dapprima non autorizzato consistendo in meno del 5%.

2.2 I motivi seguenti, tranne l’ultimo, riguardano il capo a). Il secondo motivo, dunque, lamenta la violazione dell’articolo 44, lettera c), d.p.r. 380/2001 con riferimento all’articolo 7 d.m. 1444/1968 attuativo della I. 765/1967. Dato atto che l’elemento costitutivo dei reati urbanistici è la difformità della costruzione dai parametri di legalità, la quale sussiste non solo in caso di assenza del titolo, ma anche quando vi è titolo autorizzativo illegittimo, il ricorrente osserva che nel caso di specie il permesso di costruire del 28 aprile 2006 è da rapportarsi al P.A.R.U. e all’allegata bozza di accordo bonario tra il Comune e il privato. Nel PRG di Spoleto all’epoca vigente (approvato con DPGR 11 aprile 1988 n.204), l’area in cui fu eseguito l’intervento, all’interno delle mura dei secoli XIII-XIV, era qualificata “A1-Zona di rilevante importanza storica, artistica, monumentale, ambientale”. In questo tipo di zona l’articolo 7 d.m. 1444/1968 stabilisce che per le nuove costruzioni “la densità fondiaria non deve superare il 50% della densità fondiaria media della zona e, in nessun caso, i 5 mc/mq”. Per il calcolo della volumetria assentibilile rileva l’indice di fabbricabilità fondiario, e non quello di fabbricabilità territoriale (al lordo degli spazi non edificabili) – indice definito dall’articolo 16 NTA del PRG all’epoca vigente secondo la nozione generalmente accolta -, ma la discrezionalità del Comune nel fissarlo è dunque limitata dal citato articolo 7 d.m. 1444/1968. Il thema decidendi è l’accertamento della superficie fondiaria, cioè, come da articolo 12 NTA, della effettiva superficie edificabile disponibile.

Come insegna anche la giurisprudenza amministrativa, occorre riferirsi alla singola area di edificazione, con esclusione delle aree destinate ad uso pubblico. Ciò è stato violato nel caso di specie “perché si è concentrata, su un singolo edificio, la volumetria di un’area molto più ampia di quella di sua pertinenza”, essendosi l’operazione “sostanziata in una assegnazione di densità fondiaria alle aree libere della zona A, in vista della costruzione di nuovi complessi insediativi che le NTA (art. 33) ed ancor prima gli artt. 2 e 7 del DM 1444/68 riservano alla zona C ed alla formazione, all’uopo, di piani di lottizzazione convenzionali”. Il P.A.R.U. sarebbe stato quindi utilizzato “per finalità tipiche di un Piano di lottizzazione, strumento riservato alle zone di espansione e non utilizzabile in zona A”. Il nuovo edificio ha dunque violato l’articolo 7 suddetto, anche perché nella zona Al la possibilità di nuova edificazione è strettamente connessa a “ricucire” il tessuto storico o al più a rinnovarlo in modo omogeneo a quello esistente. Quindi FINDEM S.r.l. non avrebbe mai potuto ottenere non solo un edificio di quella volumetria, ma neppure un intervento edilizio di quel tipo, l’unico intervento non meramente conservativo consentito nella zona A1 ex articoli 31 L. 457/1978 e 27 NTA essendo la ristrutturazione urbanistica, non realizzabile con un’unica costruzione bensì con un insieme sistematico di interventi edilizi.

la difettosa tenuta della cartella clinica da parte dei sanitari non può tradursi, sul piano processuale, in un pregiudizio per il paziente (cfr. Cass. n. 1538/2010) e che è anzi consentito il ricorso alle presunzioni "in ogni caso in cui la prova non possa essere data per un comportamento ascrivibile alla stessa parte contro la quale il fatto da provare avrebbe potuto essere invocato" (Cass. n. 11316/2003; cfr. Cass. n. 10060/2010);AFOTOGRAFICA1nche qualora fosse poi corretta l’interpretazione della sentenza sulla riferibilità della nozione di superficie fondiaria all’intera area interessata dal complessivo intervento, non sarebbe stata comunque computabile l’area del parcheggio, che invece secondo la sentenza – poiché l’articolo 12, comma 1, NTA esclude dalla superficie fondiaria le sole opere di urbanizzazione primaria e secondaria, tra cui ex articolo 13 NTA non rientrano i parcheggi – sarebbe stata correttamente computata, perché come area edificabile esprimeva una volumetria. Ma il d.m. 1444/1968 (articolo 4), stabilendo la necessità di riservare un minimo di “spazi pubblici o riservati ad attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi da osservare in rapporto agli insediamenti residenziali”, esclude che l’area destinata a parcheggio sia calcolabile ai fini della costruzione di edifici, come si evince pure dall’articolo 41quinquies, comma 8, I. 1150/1942. E infatti le opere pubbliche, in quanto tali, non esprimono una vocazione edificatoria.

AS10utto ciò non sarebbe inficiato dalla perizia disposta dalla corte territoriale, cui questa aderisce senza motivazione, in quanto le conclusioni del perito sono affette da errore di diritto e contrastano con le stesse prassi riscontrate. Precisando poi che la superficie fondiaria di ogni singolo intervento edilizio, cui vanno riferiti gli indici massimi di edificabilità, non è l’area di sedime, bensì il lotto di pertinenza, il ricorrente conclude che la sentenza erra calcolando l’indice di densità fondiaria in relazione all’intera area del comparto, di mq. 13.000, così violando l’inderogabile articolo 7 d.m. 1444/1968.

Infine costituisce ulteriore profilo di illegittimità del P.A.R.U. e del permesso l’indebito ricorso alla perequazione urbanistica, consistendo questa nell’attribuzione di un diritto edificatorio aggiuntivo quale premio per il raggiungimento di obiettivi pubblici, e non ricorrendone nel caso di specie i presupposti come identificati da Cons. Stato, sez. IV, 13 luglio 2010 n. 4545, impropriamente richiamata dalla corte territoriale (rispetto del principio di legalità, predeterminazione nel PRG delle condizioni per l’attivazione delle relative convenzioni, sussistenza nell’accordo tra privato e Comune dei requisiti di tipicità e nominatività dei provvedimenti amministrativi che sostituisce, finalizzazione, ex articolo 11 L. 241/1990, a un interesse pubblico). Quando fu adottato il P.A.R.U. e stipulato l’accordo bonario non vi era ancora un sostegno normativo che conducesse al rispetto del principio di legalità e il contenuto dell’accordo non tutelava alcun interesse pubblico, ma solo quello privato; e comunque non è derogabile il limite dell’indice di densità fondiaria in zona A mediante una tecnica perequativa, che confliggerebbe con l’esigenza di conservazione del suddetto tipo di zona. In conclusione, Vindice di densità fondiaria doveva calcolarsi solo sull’area di mq 2200 oggetto della edificazione privata, quale superficie fondiaria rilevante, senza tener conto di aree destinate all’opera pubblica, in particolare a parcheggio. Invece l’articolo 7 d.m. 1444 del 1968 è violato attraverso la concentrazione su tale aria, pari al 13% dell’area complessiva, dell’intera volumetria dell’area complessiva, anche con utilizzo illegittimo del modello perequativo.

Il terzo motivo denuncia vizio motivazionale per assoluta mancanza di motivazione giuridica sulle tematiche trattate nel secondo motivo.

2.3 Il quarto motivo, che denuncia violazione degli articoli 42 e 5 c.p. in relazione al reato di cui all’articolo 44, lettera e), d.p.r. 380/2001 con riferimento all’articolo 7 d.m. 1444/1968, è presentato insieme al quinto motivo di vizio motivazionale in riferimento a dette norme nonché agli articoli 192 e 546 c.p.p.. I due motivi censurano la sentenza laddove nega l’esistenza dell’elemento soggettivo per il reato di cui al capo a), richiamando i criteri sulla scusabilità dell’errore di diritto evincibili dalle sentenze 364/1988 e 322/2007 della Corte Costituzionale, esaminando le diverse posizioni soggettive degli imputati sulla base di essi ed evidenziando la competenza in materia dei funzionari Ma. e G. nonché degli altri imputati, da tempo tutti operatori del settore. Il ricorrente nega poi che l’affidamento degli imputati possa supportarsi sul parere favorevole della Sovrintendenza, attinente al vincolo paesaggistico e comunque negato due volte, la terza per una riduzione della volumetria inferiore al 5%. Non vi sarebbe pertanto una evidente buona fede degli imputati.

2.4 Il sesto e il settimo motivo sono anch’essi presentati congiuntamente. Il sesto motivo denuncia violazione degli articoli 603, commi 1 e 3, c.p.p. con riferimento agli articoli 44, lettera c), d.p.r. 380/2001 e 7 d.m. 1444/1968, nonché violazione degli articoli 42 e 5 c.p. e degli articoli 192 e 546 c.p.p.. Il settimo denuncia mancanza di motivazione rispetto a tali norme. Entrambi i motivi riguardano l’ordinanza con cui la corte territoriale ha ordinato la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale e disposto perizia. La rinnovazione – evidenzia il sesto motivo – dovrebbe essere eccezionale mentre nel caso di specie l’accertamento avrebbe dovuto apparire alla corte irrilevante, non incidendo come “venga calcolata” la volumetria bensì come “doveva” essere calcolata; non vi erano poi agli atti elementi nel senso di una prassi in Umbria analoga a quella adottata nel caso di specie, essendo questa una mera allegazione difensiva; comunque la prassi, anche se accertata, non incide sulla decisione, non sussistendo ipotesi di errore scusabile e non avendo le prassi rilevanza sulla prova della inevitabile ignoranza della legge, tanto più ove, come nel caso di specie, le norme sono chiare. Il settimo motivo lamenta che la corte non abbia motivato sulle ragioni per cui fosse impossibile decidere allo stato degli atti e quindi necessitasse la perizia, pur essendo stata tale motivazione sollecitata dal pm con apposita memoria.

2.5 Il ricorrente presenta congiuntamente anche l’ottavo e il nono motivo, relativi al recepimento delle conclusioni della perizia da parte della corte territoriale, l’ottavo come vizio motivazionale e il nono come vizio motivazionale e violazione degli articoli 44, lettera c), d.p.r. 380/2001 e 7 d.m. 1444 del 1968. La corte si pone in contrasto pure con le conclusioni del perito (che non avrebbe indicato come la volumetria debba determinarsi, ma come a suo avviso è determinata in Umbria) e comunque non motiva sull’adesione a esse, non confutando le osservazioni del pm; conclusioni, queste, comunque erronee perché basate su una nozione di superficie fondiaria diversa da quella accolta dalla costante giurisprudenza e dalle NTA del Comune di Spoleto.

AFOTOGRAFICA12.6 II decimo motivo riguarda il reato di cui al capo b), anzitutto contestando che venga meno per l’insussistenza del reato di cui al capo a). La corte stessa comunque ha ritenuto non preclusivo questo argomento, definendo poi le valutazioni della sentenza di primo grado “generiche e tautologiche, espressioni di un soggettivo apprezzamento del giudicante, avulse da qualsiasi parametro oggettivo e contraddette dall’assenso al progetto rilasciato dalla Sovrintendenza e dalla assenza di giudizi negativi e di rilevanti proteste da parte di visitatori e di cittadini”, in tal modo contraddicendone il reale contenuto. La sentenza del Tribunale, infatti, aveva ancorato il proprio giudizio a due riferimenti oggettivi: l’imponente volumetria in un contesto di particolare pregio storico, paesaggistico e architettonico, e il duplice annullamento del progetto da parte della Sovrintendenza, che lo aveva infine approvato con motivazione apparente. Pertanto il giudice d’appello non svolge una “critica ragionata ed analitica delle argomentazioni” del primo giudice limitandosi ad una enunciazione apodittica e quindi illogica, così creando vizio motivazionale. Ricostruisce poi il ricorrente la vicenda degli interventi della Sovrintendenza, e sottolinea che la valutazione del giudice penale non è vincolata dalla valutazione della P.A., altresì adducendo che una vasta opinione pubblica avrebbe criticato l’edificio e ribadendo quindi la sussistenza del reato.

In data 17 ottobre 2012 la difesa degli imputati V. , M. , Z. e D. ha depositato memoria che chiede il rigetto del ricorso.

Considerato in diritto

  1. Il ricorso è fondato.

3.1 Deve preliminarmente rilevarsi che non è accoglibile la conclusione in tesi del PG che ha chiesto la rimessione alle Sezioni Unite di questa Suprema Corte affinché queste si pronuncino in ordine alla possibilità di annullamento senza rinvio qualora sussistano i presupposti per l’annullamento con rinvio ma la estinzione del reato per prescrizione sia assolutamente imminente. Nel caso in esame, infatti, la estinzione per prescrizione non può definirsi tale, in quanto risulta dagli atti che, per adesione dell’avvocato Paolo Feliziani, codifensore dell’imputato G. , all’astensione dalle udienze civili e penali indetta dall’O.U.A. per il giorno 23 ottobre 2012, all’udienza appunto del 23 ottobre 2012 il presente ricorso è stato rinviato a nuovo ruolo con sospensione dei termini di prescrizione, e in seguito quindi fissato per l’udienza del 18 giugno 2013. Al termine prescrizionale addotto dal PG come maturato in data 19 marzo 2014 deve pertanto assommarsi la suddetta sospensione di quasi otto mesi, onde l’estinzione del reato per prescrizione non è qualificabile come imminente.

SUCCESSIONE EREDI BOLOGNA IMPUGNAZIONE SUCCESSIONE BOLOGNA IMPUGNAZIONE TESTAMENTO BOLOGNA successioni
SUCCESSIONE EREDI BOLOGNA IMPUGNAZIONE SUCCESSIONE BOLOGNA IMPUGNAZIONE TESTAMENTO BOLOGNA

3.2 Passando dunque al vaglio dei motivi del ricorso, si osserva che il primo concerne questioni fattuali che lo stesso ricorrente definisce fatti pacifici: si tratta, a ben guardare, di alcune estrapolazioni dall’illustrazione dei fatti nella sentenza impugnata, che non hanno incidenza decisiva (l’esistenza o meno di necessità di riqualificazione sociale di tutta la zona; l’identificazione del soggetto che prima della pianificazione del parcheggio nel comparto fosse proprietario della maggior parte dell’area; la stipulazione dell’accordo bonario, oltre che con il proprietario dell’area su cui è stato poi costruito l’edificio di cui si tratta, anche con altri soggetti non coinvolti in detta costruzione; la definizione della riduzione della volumetria come notevole o meno in rapporto al consenso della Sovrintendenza), per cui il motivo non è riconducibile alla fattispecie del travisamento rilevante, anche qualora quanto esposto dalla corte territoriale fosse da intendersi come erroneo nel modo che prospetta il ricorrente. Il motivo è pertanto infondato.

ARECPUERO3.3 Il secondo motivo attiene invece alla questione di diritto centrale quanto al thema decidendum relativo al reato di cui al capo a). Per meglio comprenderlo, è opportuno prendere le mosse proprio dal contenuto della sentenza impugnata al riguardo.

3.3.1 La sentenza, infatti, dopo avere qualificato “agevole pervenire ad una assoluzione per difetto dell’elemento psicologico dei reati contestati” (motivazione, pagina 22), afferma che gli imputati hanno comunque diritto ad essere assolti con la forma più ampia perché il fatto non sussiste (motivazione, pagina 27). Premesso allora che “l’ambito del giudizio è delimitato dalla contestazione” ex articolo 521 c.p.p., la corte territoriale rileva che dalla lettura del capo di imputazione per il reato edilizio risulta che la realizzazione del complesso edilizio è stata ritenuta illegittima – e parimenti è stato ritenuto illegittimo il permesso di costruire cui è conforme – perché ha violato gli standard urbanistici di cui al d.m. 1444/1968 sotto il profilo volumetrico, onde è stato contestato come unico profilo di illegittimità “soltanto l’eccesso di volumetria” che, secondo il PM e il primo giudice, supera l’indice di edificabilità: questo indice, secondo la prospettazione accusatoria, avrebbe infatti dovuto determinare la volumetria in rapporto alla superficie di mq 2200 del sedime del complesso edilizio destinato ad abitazioni; secondo la tesi difensiva, invece, non vi sarebbe stato alcun illegittimo superamento perché occorre moltiplicare il medesimo indice per la superficie di tutta l’area del comparto oggetto del complesso intervento edilizio costituito dal parcheggio interrato e dall’edificio destinato ad abitazioni (mq 13.498), di modo che la volumetria risulta di me 39.414 anche se quella assentita è stata poi ridotta a me 16.600.

Osserva la Corte d’appello che la determinazione della volumetria rispetto alla superficie dell’intera area interessata dall’intervento e non solo rispetto alla superficie di sedime dell’edificio è stata chiaramente affermata dal perito nominato dalla corte stessa. Anche i consulenti del PM, a ben guardare, afferma ancora la sentenza impugnata, “non hanno mai affermato che il rispetto dell’indice debba essere valutato con riferimento all’area di sedime piuttosto che a tutta l’area oggetto di intervento” in quanto “il riferimento alla superficie di sedime è stato operato soltanto perché nel caso in esame tale superficie coincideva – secondo la tesi del P.M. fatta sostanzialmente propria dal Tribunale -con l’area complessiva dell’intervento, quella ottenuta scorporando dalla superficie di tutto il comparto previsto nel PARU quella concernente il parcheggio, le aree pertinenziali e quelle destinate ad attività commerciali, coincidente dunque con la sola superficie di sedime del complesso edilizio destinato ad abitazione”. Ritiene il giudice d’appello che quindi “il nodo centrale” sia stabilire la legittimità o meno della previsione del comparto della Postema come area unitaria, sul punto rilevando che “nessuna norma vieta al Comune di predisporre un piano attuativo di ristrutturazione urbanistica articolato in una opera pubblica ed in opere di edilizia privata” e che il PM e il Tribunale hanno escluso il ricorso alla tecnica perequativa di distribuzione ed accorpamento di volumetria tra opera pubblica ed opera privata, “ma il problema è mal posto”.

La perequazione urbanistica concerne le aree prima della loro edificazione, per cui non vi è cessione di volumetria dal pubblico al privato “dal momento che prima della attività di edificazione i terreni, anche quelli interessati dalla realizzazione dell’opera pubblica, risultano per lo più appartenere a privati”; sarebbe inoltre assurdo “consentire, tramite la perequazione, la realizzazione di una determinata volumetria se il comparto prevede la realizzazione di sole opere di edilizia privata, laddove al contrario non sarebbe consentito a fronte di opere di edilizia privata e pubblica”. Scopo della perequazione è consentire la realizzazione di opere pubbliche senza gravosi procedimenti espropriativi, bensì mediante la cessione da parte dei privati delle aree su cui realizzarle.

Non è pertanto condivisibile quella che sarebbe la base dell’accusa, vale a dire “non essere consentita la predisposizione di un comparto che preveda la compresenza di un’opera pubblica e di edilizia privata”. Non vi sarebbe alcuna norma ostativa all’inclusione in un unico comparto di opere pubbliche e private e la società privata in questione era “proprietaria nella zona di terreni edificabili per una estensione tale da poter realizzare la volumetria di fatto poi realizzata”. Se, anziché prevedere un’opera pubblica, il Comune avesse previsto solo opere di edilizia privata “la volumetria realizzata sarebbe risultata del tutto lecita”. E poiché il parcheggio interrato è opera pubblica si configura “la possibilità di concentrare la volumetria consentita dalla estensione di tutto il reparto (per la precisione 14.254 mc. dei 16.600 assentiti) sui 2200 mq che rappresentano l’area di sedime dell’edificio destinato ad abitazioni”. Conclude pertanto il giudice d’appello che, essendo legittima la compresenza in un comparto del PARU di opere pubbliche e private, “il rispetto dell’indice di edificabilità va accertato con riferimento a tutta la superficie del comparto e non soltanto con riferimento all’area di sedime dell’edificio destinato ad abitazioni: donde nel caso concreto il totale rispetto dell’indice suddetto e, dunque, la insussistenza del reato”.

AFOTOGRAFICA3.3.2 Questa sintesi del ragionamento della sentenza impugnata evidenzia la sua fondamentale impostazione omissiva. La sentenza invero, anziché accertare quale sia la Corretta interpretazione degli standard urbanistici di cui al d.m. 2 aprile 1968 n. 1444 a proposito dell’indice di edificabilità, si arrocca su un piano assertivo che fa riferimento soltanto agli esiti della perizia disposta dalla corte territoriale (i quali sarebbero poi coincidenti, secondo la corte stessa, con le valutazioni dei consulenti del PM: il che, si rileva per inciso, renderebbe quanto meno illogica/ultronea la disposizione della perizia), come se al perito fosse stata deputata – e potesse esserlo, mediante una sorta di delega giurisdizionale – la risoluzione di una questione evidentemente di diritto (“Che la volumetria consentita debba essere determinata con riferimento alla superficie dell’intera area interessata dall’intervento e non soltanto con riferimento alla superficie di sedime…lo ha chiaramente affermato il perito nominato da questa Corte”: motivazione, pagine 28-29). L’unico riferimento al decreto interministeriale suddetto è nel senso che il “calcolo dell’indice di densità edilizia” secondo il decreto esclude le soprastrutture di epoca recente: ciò significa che “considerando evidentemente la superficie di sedime delle stesse al fine proprio di abbassare l’indice di edificabilità su tutta l’area, è evidente che l’indice rappresenta il peso complessivo dell’edificato che grava su tutta l’area e non solo su quella di sedime” (motivazione, pagina 29). Questa argomentazione non appare perspicua, e comunque non sostiene l’asserto mutuato dalla perizia. Quanto appena riportato come contenuto della sentenza sulla questione in esame, comunque, convalida la doglianza del ricorrente nel senso che la corte territoriale non ha inquadrato né sul piano normativo né su quello giurisprudenziale il thema decidendum attinente all’indice di edificabilità.

Il d.m. 2 aprile 1968 n. 1444 – “Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza tra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’art. 17 della legge 6 agosto 1967 n. 765” – è stato emesso su delega prevista nell’articolo 41 quinquies della legge 18 agosto 1942 n. 1150, ed essendo stato quest’ultimo inserito proprio dall’articolo 17 della legge 6 agosto 1967 n. 765 gli è stata riconosciuta efficacia di legge dello Stato, per cui gli strumenti urbanistici non possono discostarsene, prevalendo il decreto anche sui regolamenti locali nella determinazione appunto degli standard urbanistici (cfr. da ultimo Cass. sez. Ili, 12 gennaio 2012 n. 10431; Cass. sez. III, 24 novembre 2011-17 febbraio 2012 n. 6599; Cass. sez. III, 22 settembre 2011 n. 36104; Cass.civ. sez. II, 11 febbraio 2008 n. 3199; S.U. civ. 7 luglio 2011 n. 14953; e cfr. altresì Cons. Stato sez. IV, 22 gennaio 2013 n. 354 nonché Corte Costituzionale 232/2005).

All’articolo 7, rubricato come “Limiti di densità edilizia”, il decreto stabilisce che i “limiti inderogabili di densità edilizia per le diverse zone territoriali omogenee” si conformano per le zone A nel senso che “per le eventuali nuove costruzioni ammesse, la densità fondiaria non deve superare il 50% della densità fondiaria media della zona e, in nessun caso, 5 mc/mq”. L’interpretazione dottrinale e giurisprudenziale ha peraltro evidenziato che nel decreto “la densità edilizia si distingue tra territoriale e fondiaria. La “densità edilizia territoriale” è riferita a ciascuna zona omogenea e definisce il carico complessivo di edificazione che può gravare sull’intera zona; viceversa, la “densità edilizia fondiaria” è riferita alla singola area e definisce il volume massimo su di essa edificabile. La differenza consiste nel fatto che la densità edilizia territoriale, riferendosi a ciascuna zona omogenea dello strumento di pianificazione, definisce il complessivo carico di edificazione che può gravare su ciascuna zona stessa, per cui il relativo indice è rapportato all’intera superficie della zona, ivi compresi gli spazi pubblici, quelli destinati alla viabilità, ecc.;” viceversa, la densità edilizia fondiaria, “concernendo la singola area e definendo il volume massimo edificabile sulla stessa, implica che il relativo indice sia rapportato all’effettiva superficie suscettibile di edificazione” (così, da ultimo, Cons. Stato, sez. IV 8 gennaio 2013 n. 32; e v. altresì Cons. Stato sez. IV, 6 settembre 1999 n. 1402, Cons. Stato sez. IV, 16 marzo 1998 n.443, Cons. Stato, sez. V, 13 agosto 1996 n. 918, Cons. Stato, sez. IV, 22 marzo 1993 n. 182; Tar Campania sez. Napoli, 6 luglio 2000 n. 2676; Tar Lombardia, sez. Brescia, 1 giugno 1998 n. 448; Tar Piemonte 5 giugno 1996 n. 448). Negli standard di edificabilità la densità fondiaria e la densità territoriale integrano dunque due concetti nettamente distinti. Mentre la densità territoriale attiene al comparto, al lordo di strade e altri spazi pubblici, la densità fondiaria attiene al singolo lotto o fondo identificato al netto delle aree asservite a standard urbanistici: vale a dire, la corrispondente superficie fondiaria è identificabile nella superficie del lotto edificabile al netto delle superfici destinate ad opere di urbanizzazione primaria e secondaria. L’indice di fabbricabilità fondiaria, pertanto, risulta essere lo strumento di misura del massimo volume edificabile su ciascuna unità di superficie fondiaria. Confondere, allora, ai fini di determinare la volumetria assentibile, la superficie edificabile di mq 2200 con la superficie dell’intero comparto equivale a pretermettere la distinzione che giuridicamente secerne l’area edificabile dalla zona omogenea in cui si inserisce, id est equivale a elidere i limiti di edificabilità perché questi, in tal modo, costituirebbero una percentuale della zona omogenea anziché una percentuale dell’area interessata direttamente dalla edificabilità stessa. E così confonde, in effetti, la corte territoriale, applicando il criterio della densità edilizia territoriale in luogo di quello della densità edilizia fondiaria, in contrasto con la giurisprudenza amministrativa, consolidata e che non vi è motivo alcuno (come già si evince dall’ampia citazione sopra trascritta) per contraddire.

3.3.3 Le successive considerazioni che la corte territoriale svolge in ordine al fatto che in un comparto possano trovarsi sia opere pubbliche sia opere private non sono pertinenti, per quanto appena osservato, poiché non incidono sulla imperatività della norma di cui all’articolo 7 d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, che si avvince nella determinazione dell’indice in questione, come si è appena visto, all’area su cui costruire, indipendentemente dal fatto che questa sia inserita o meno in un comparto in cui opere pubbliche in concreto si affianchino ad opere private. Quanto poi alla tematica della perequazione, a prescindere da talune osservazioni del giudice d’appello non esenti da una certa connotazione apodittica e/o incongrua (come quella per cui “non vi è alcuna cessione di volumetria dal pubblico al privato, dal momento che prima della attività di edificazione i terreni, anche quelli interessati dalla realizzazione dell’opera pubblica, risultano per lo più appartenere a privati”: motivazione, pagine 30-31), e a prescindere altresì da quel che adduce il ricorrente in ordine alla normativa vigente all’epoca dell’accordo bonario (ovvero che la bozza di questo era allegata al PARU e che l’accordo bonario fu stipulato il 23 novembre 2000 tra Comune e FINDEM, cioè quando la legislazione statale non conferiva alla P.A. la facoltà di stipulare accordi sostitutivi di provvedimenti, introdotta per la prima volta in via generale dalla L. 15/2005 modificando gli articoli 1, comma 1 bis, e 11 l. 241/1990), è sufficiente rilevare che qualunque accordo stipulato dalla P.A. jure privatorum in luogo di esercitare attività jure imperii – cioè nel caso di specie allo scopo di supplire un provvedimento espropriativo – non può comunque assumere un contenuto contra legem, poiché trattasi esclusivamente di realizzazione in forma diversa di un pubblico scopo, e non di una deroga alle norme imperative, che, in quanto tali, circoscrivono l’autonomia delle parti in ogni negozio giuridico. La P.A., poi, quando agisce jure privatorum, ovvero convenzionalmente con il privato, si giova di una facoltà di opzione relativa al quomodo della sua attività, facoltà che non reca peraltro alcuna incidenza sul contenuto dell’attività stessa, non spostando sul piano della discrezionalità quel che, invece, è inderogabilmente predeterminato dal legislatore con norma non meramente dispositiva bensì imperativa, e che è pertanto direttamente sussumibile nel parametro della legittimità che governa l’attività amministrativa nel suo complesso. Anche l’accordo bonario, allora, non poteva consentire il superamento dell’inderogabile limite di densità edilizia per nuove costruzioni in zona A, limite dettato quantomeno dall’articolo 7 d.m. 2 aprile 1968 n. 1444 con valenza di legge statale; e ciò assorbe ogni altro profilo, inclusi quelli della possibilità di coesistenza in un comparto di opere pubbliche e di opere private e della qualificazione dell’area destinata a parcheggio.

In conclusione, risulta fondato il secondo motivo, essendo la corte territoriale effettivamente incorsa nell’errore di diritto che questo ha denunciato.

3.4 La fondatezza del secondo motivo rende superfluo il vaglio del terzo. Meramente ad abundantiam, quindi, si rileva che, poiché questo riguarda non solo il vizio motivazionale ex art. 606, primo comma, lettera e), e.p.p. ma pure una pretesa assoluta mancanza di motivazione della sentenza impugnata in ordine alle questioni denunciate nel secondo motivo, il ricorrente, con un asserto chiaramente non corrispondente al reale contenuto della sentenza (non sussiste assoluta carenza di motivazione, come risulta da quanto sin qui esaminato, bensì non sono condivisibili gli argomenti con cui l’ha intessuta il giudice d’appello), ha tentato invano di schivare ex articolo 606, primo comma, lettera c), c.p.p. l’inammissibilità che deriva dall’essere il vizio motivazionale rilevante ai fini dell’articolo 606, primo comma, lettera e), c.p.p. esclusivamente se attiene alla motivazione in punto di fatto, per quella di diritto non incidendo le modalità del ragionamento bensì il suo risultato (p.es. Cass. sez. II, 20 maggio 2010 n. 19696: “Il vizio di motivazione denunciabile nel giudizio di legittimità è solo quello attinente alle questioni di fatto e non anche di diritto, giacché ove queste ultime, anche se in maniera immotivata o contraddittoriamente od illogicamente motivata, siano comunque esattamente risolte, non può sussistere ragione alcuna di doglianza”; conformi Cass. sez. II, 21 gennaio 2009 n. 3706; Cass. sez. V, 22 febbraio 1994 n. 4173; Cass. sez. IV, 7 marzo 1988 n. 6243; trattasi peraltro di principio generale che governa l’ambito della giurisdizione di legittimità, e investe pertanto anche il ricorso ex articolo 360 n.5 c.p.c.: cfr. da ultimo Cass. civ. sez. III, 14 febbraio 2012 n. 2107).

3.5 Seguono nel ricorso il quarto e il quinto motivo, riguardanti, sotto il profilo della violazione di legge e del vizio motivazionale, la pretesa mancanza di elemento soggettivo. La corte territoriale ha infatti conformato la motivazione su un doppio binario: solo dopo avere specificamente illustrato perché, a suo avviso, sarebbe “agevole” ritenere che il fatto non costituisce reato per entrambi i reati contestati (motivazione, pagine 22-27), come già si è visto, affronta la questione della sussistenza del fatto reato quanto alla contestazione di cui al capo a), giungendo agli esiti appena constatati come non condivisibili.

3.5.1 Quanto all’elemento soggettivo, allora, adduce il giudice d’appello che occorre guardarsi dal trasformare, negandone il rilievo pur allo scopo di tutelare il territorio e l’assetto urbanistico, “la responsabilità degli imputati in una responsabilità obiettiva, che non tiene conto in alcun modo del ragionevole affidamento da loro riposto nella legittimità degli atti amministrativi che l’hanno preceduta” (motivazione, pagina 22). Anche se questi possono essere – senza che ne occorra la disapplicazione – ritenuti illegittimi dal giudice penale nell’accertamento diretto della sussistenza degli elementi costitutivi del reato, non può venir meno, infatti, “ai fini dell’accertamento dell’elemento psicologico, la rilevanza della presenza di atti amministrativi ritenuti legittimi”, che la corte territoriale identifica nel PARU – cui è correlato l’accordo bonario del 23 novembre 2000 – e nel permesso di costruire anche con il parere favorevole della Sovrintendenza quanto al rispetto del vincolo paesaggistico.

Secondo la corte il fatto che il sequestro preventivo sia stato poi disposto solo ad opera ormai finita, il 21 marzo 2009, il numero delle persone intervenute nel procedimento amministrativo, così alto da escludere l’ipotesi di una collusione che partirebbe fin dall’adozione del PARU, il fatto che non sia stata esercitata l’azione penale, e per reati più gravi, nei confronti delle persone coinvolte nel procedimento amministrativo, nonché “il sospetto (perché di questo ovviamente soltanto si tratta) che siano stati interessi economici rilevanti ad animare i vari protagonisti”, tutto questo “non può essere assunto ad indice rivelatore della sussistenza del reato urbanistico ben potendo accadere che un permesso di costruire, benché rilasciato in un contesto di collusione e corruttela, sia tuttavia del tutto legittimo”. Dunque l’elemento psicologico dei reati contestati non potrebbe essere altro che colpa: e avendo il primo giudice ritenuto che non fosse ascrivibile alcuna colpa ad alcuni coimputati che ha pertanto assolti e ritenuto invece che gli attuali appellanti “fossero in grado di rendersi conto della illiceità della propria condotta” per la “pacifica macroscopicità della violazione edilizia” nonostante “complesse questioni giuridiche ad essa sottese”, il secondo giudice ritiene tale impostazione non condivisibile. La violazione della normativa non poteva essere macroscopica proprio per la complessità delle questioni giuridiche; l’impegnativo iter seguito per l’approvazione del PARU e “gli annullamenti disposti dalla Sovrintendenza prima di rilasciare il consenso a fronte di una notevole riduzione della volumetria potevano indurre ragionevolmente gli interessati a confidare nella legittimità del PARU e del permesso di costruire”. A ciò si aggiunga che il perito incaricato dal giudice d’appello accertava che in Umbria dal 1985 fino alla sentenza impugnata l’indice di edificabilità era stato sempre calcolato nel modo contestato e che la natura non macroscopica della violazione sarebbe dimostrata dal fatto che né l’autorità amministrativa né l’autorità giudiziaria durante tutta l’esecuzione dei lavori ne avevano disposto la sospensione o il sequestro.

3.5.2 II ricorrente fonda il suo quarto motivo sulla pretermissione da parte del giudice d’appello dei criteri dettati dalla Corte Costituzionale nella sentenza 364/1988 (poi ribaditi nella sentenza 322/2007) per individuare in termini di scusabilità/inevitabilità l’errore ex articolo 5 c.p., criteri seguiti dalla giurisprudenza di legittimità. È condivisibile la doglianza del ricorrente che la corte territoriale ignora i consolidati parametri ermeneutici relativi all’errore di diritto scusabile, errore che in questo caso consisterebbe, in effetti, nell’avere ritenuto legittimi il PARU e – o quanto meno – il permesso di costruire in rapporto all’articolo 7 d.m. 2 aprile 1968 n. 1444. Va anzitutto premesso che l’errore su una norma extrapenale che integra la norma penale è assorbito dalla disciplina dell’errore su quest’ultima ex articolo 5 c.p. (da ultimo Cass. sez. IV, 18 gennaio 2012 n. 6405). Ciò posto, è sufficiente ricordare il chiaro insegnamento della prima sentenza del giudice delle leggi che pose un confine alla generalità dell’articolo 5 c.p. consentendo, peraltro entro limiti rigorosi e nettamente determinati, l’adeguamento della fattispecie alla sua concretezza oggettiva e soggettiva.

La sentenza 364/1988 ha indicato la necessità, per qualificare inevitabile l’errore di diritto, del vaglio della fattispecie mediante criteri oggettivi, c.d. puri o misti (quali l’obiettiva oscurità del testo normativo, l’esistenza di gravi contrasti interpretativi giurisprudenziali, il ricevimento di “assicurazioni erronee” ecc.) da coordinare con il parametro soggettivo delle particolari condizioni e conoscenze del singolo, tali da renderne l’ignoranza inescusabile. Una compatta giurisprudenza di questa Suprema Corte ha raccolto l’insegnamento della Consulta, in particolare – per quanto qui rileva – affermando che l’errore sulla legge penale non è inevitabile “quando l’agente svolge una attività in uno specifico settore rispetto alla quale ha il dovere di informarsi con diligenza sulla normativa esistente” (così Cass. sez. V, 26 febbraio 2008 n. 22205, v. pure Cass. sez. VI, 21 giugno 2007 n. 35813 e Cass. sez. VI, 22 marzo 2000 n. 6776). Sotto tale profilo la corte territoriale non ha esaminato la condizione degli imputati, tutti operatori del settore, alcuni quali funzionari pubblici altri nell’esercizio delle proprie attività professionali e imprenditoriali; né tanto meno -spostandosi sul piano oggettivo – ha considerato che il profilo volumetrico dell’edificio non poteva, appunto per degli operatori del settore, sfuggire all’articolo 7 d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, sulla cui interpretazione, come sopra si è visto, si era sviluppata una giurisprudenza del tutto chiara (sull’effetto ostativo di un pacifico orientamento giurisprudenziale rispetto alla qualificazione dell’errore di diritto come scusabile da ultimo Cass. sez. VI, 25 gennaio 2011 n. 6991).

Gli indici che la corte territoriale ha invece posto in luogo di quelli indicati dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale e di questa Suprema Corte non sono riconducibili alla corretta interpretazione dell’articolo 5 c.p., perché, come si è visto, sono caratterizzati dalla non pertinenza rispetto alla posizione del singolo imputato (in tal senso deve qualificarsi l’indicazione dell’alto numero di persone come coinvolte nel lungo procedimento amministrativo, l’esclusione di una collusione di rilievo penale nell’ambito di tale procedimento o comunque la mancata azione penale per altri reati, nonché la tardività nella disposizione del sequestro dell’edificio) e rispetto alle conoscenze che sempre il singolo imputato avrebbe dovuto avere quale operatore del settore, o quanto meno rispetto al dovere d’informazione che semmai gli sarebbe disceso da tale sua condizione professionale per consentirgli di esercitarla con diligenza e perizia (tali sono l’evidenziazione della lunghezza temporale dell’iter procedimentale e la qualificazione di complessità delle questioni giuridiche laddove, in relazione a quanto la stessa corte territoriale ha riconosciuto essere stato contestato nel capo d’imputazione, il tutto si identificava nella questione della volumetria, come già osservato oggetto di pluridecennale giurisprudenza; il che, da ultimo, rende irrilevante l’ulteriore elemento del risultato della perizia disposta dal giudice d’appello).

In conclusione, risulta fondato il quarto motivo del ricorso, laddove, per il quinto, non si può non richiamare quanto sopra esposto a proposito del terzo motivo: non vi è carenza di motivazione, bensì la motivazione di diritto della corte territoriale ha condotto ad un esito erroneo, il quale di per sé soltanto rileva, come lo stesso ricorrente lo ha fatto rilevare nel quarto motivo.

3.6 Quanto si è sopra esposto in ordine al secondo e al quarto motivo assorbe evidentemente gli ulteriori profili oggetto di doglianza relativa al capo a), ovvero i motivi sesto e settimo sull’ammissione della perizia in rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale e i motivi ottavo e nono sugli esiti della perizia, che non occorre pertanto vagliare.

3.7 Il decimo motivo, dedicato al reato ex articolo 734 c.p., denuncia anzitutto la violazione di legge rappresentata dall’avere ritenuto la corte territoriale che l’insussistenza del reato di cui al capo a) comporti l’insussistenza anche di quello di cui al capo b). La fondatezza della doglianza è più che evidente, dal momento che si tratta di reati posti a presidio di beni giuridici diversi, per cui non può sussistere alcuna consequenzialità come prospettato dalla sentenza impugnata nell’incipit dell’esame del gravame attinente all’articolo 734 c.p. Peraltro, su ciò non vi è luogo a ulteriore indugio dal momento che la stessa corte territoriale manifesta una sorta di “resipiscenza” esaminando comunque (motivazione, pagine 34 ss.) l’imputazione de qua senza vincolarla all’imputazione precedente.

La vera ragione che supporta l’assoluzione in appello perché il fatto non sussiste è identificabile, quindi, nella censura delle modalità di accertamento, e della loro correlata illustrazione motivazionale, che si riscontrano, ad avviso del secondo giudice, nella sentenza del primo: il Tribunale “attribuisce alle dimensioni del complesso edilizio ed al suo aspetto moderno l’effetto di turbare il godimento estetico dei visitatori del luogo a causa di un negativo impatto del complesso sull’assetto preesistente” ma lo fa mediante espressioni che, “nella loro genericità e tautologia, sembrano rappresentare più una considerazione del Giudice piuttosto che quello (sic) dei visitatori del luogo” (non vi sarebbe “prova di rilevanti proteste”), laddove l’assenso al progetto rilasciato dalla Sovrintendenza, cioè dall'”autorità preposta alla tutela proprio di quei beni ed interessi richiamati dal Giudice”, avrebbe dovuto indurre quest’ultimo “a procedere con cautela nell’asserire che un complesso edilizio di nuova costruzione, soltanto perché di determinate dimensioni ed aspetto moderno, non possa armonizzarsi con l’ambiente circostante sì da consentire di considerarlo anch’esso, una volta superato il senso di stupore che sempre si prova dinanzi al nuovo, un elemento caratterizzante un particolare luogo ed una particolare comunità”, essendo poi “tendenza attuale dell’architettura…inserire il moderno nel contesto antico”. Erroneamente, dunque, il primo giudice avrebbe fondato la decisione sul suo “senso estetico soggettivo” anziché avvalersi di quello che il secondo giudice ritiene il parametro più oggettivo possibile, cioè l’assenso della Sovrintendenza, che avrebbe potuto essere superata nel senso della sussistenza del reato solo mediante “elementi obiettivi di prova molto più concreti e rilevanti” come una perizia collegiale sui “profili richiamati genericamente dal Tribunale”.

Questa sintesi della motivazione dispiegata dalla corte territoriale in ordine all’assoluzione dal reato di cui all’articolo 734 c.p. dimostra la fondatezza della doglianza del ricorrente, perché travisa il contenuto della motivazione del Tribunale. Questo, infatti, non ha esaminato il secondo capo di imputazione sulla base di una propria ottica soggettiva – di cui invece, si osserva incidenter, si è visto non far risparmio il giudice d’appello, laddove asserisce che qualunque novità produce (non interesse ma addirittura) stupore e che la tendenza architettonica odierna consisterebbe nel creare netti contrasti nel contesto antico -, bensì ha proceduto secondo una attenta impostazione razionale e oggettiva. Anzitutto ha rilevato, in punto di diritto, quel che, pur non contestandolo apertis verbis, pone in discussione la corte territoriale: il giudice penale non è condizionato dalle valutazioni della P.A. ai fini dell’accertamento della sussistenza o meno del reato di cui all’articolo 734 c.p. Ciò corrisponde all’insegnamento di questa Suprema Corte, che ravvisa nel provvedimento amministrativo incidenza soltanto sull’elemento soggettivo del reato o sulla sua gravità (Cass. sez. III, 17 giugno 2010 n.34205; Cass. sez. IV, 29 marzo 2004 n. 32125; Cass. sez. III, 3 marzo 2004 n. 15299; Cass. sez. III, 1 ottobre 1998 n. 11773; cfr. altresì Cass. sez. III, 29 settembre 2011 n. 42065).

Successivamente, il Tribunale ha effettuato l’accertamento sulla base di oggettivi elementi fattuali a sua disposizione, identificati nell’importante entità della volumetria e nella realizzazione di un edificio di tale entità volumetrica e di aspetto moderno in una zona vincolata. Infine, ha motivato (cfr. S.U. 21 ottobre 1992-12 gennaio 1993 n. 248) in ordine agli interventi della Sovrintendenza, oltre che sull’elemento soggettivo del reato, così pervenendo all’accertamento della sua sussistenza. Risulta pertanto evidente la fondatezza del motivo, avendo la corte territoriale non solo – sia pure implicitamente – ritenuto in modo erroneo che sussista una subordinazione del giudice penale rispetto alla valutazione della pubblica amministrazione superabile solo mediante il deferimento della valutazione stessa a un collegio peritale, laddove la giurisprudenza consolidata di questa Suprema Corte (d’altronde in coerenza con il generale principio del giudicante peritus peritorum) tale subordinazione esclude, ma altresì avendo travisato il giudice d’appello le chiaramente corrette modalità di accertamento adottate dal giudice di primo grado.

In conclusione, la sentenza impugnata deve essere annullata con rinvio alla Corte d’appello di Firenze.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d’appello di Firenze.

Originally posted 2016-08-15 09:47:52.

BOLOGNA DIRITTO DI FAMIGLIA BOLOGNA:CONSEGUENZE CIVILI E PENALI MANCATO VERSAMENTO ASSEGNO MANTENIMENTO –AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA

SEPARARSI BOLOGNA AVVOCATO ESPERTO
SEPARARSI BOLOGNA DIRITTO DI FAMIGLIA BOLOGNA:CONSEGUENZE CIVILI E PENALI MANCATO VERSAMENTO ASSEGNO MANTENIMENTO –AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA AVVOCATO ESPERTO
  1. avvocato matrimonialista separazione bologna Sergio Armaroli

  2. Avvocato Matrimonialista a Bologna – Studio Sergio Armaroli • Come scegliere un avvocato matrimonialista – Studio Legale

  3. Avvocato Matrimonialista Archives – Studio Legale Avv Sergio Armaroli Avvocato matrimonialista – Bologna –

  4. Avvocati che si occupano di Avvocati matrimonialisti a Bologna …

  5. Studio Legale Avvocato BOLOGNA Matrimonialista Separazioni e …

  6.  Separazione Bologna: l’avvocato Sergio Armaroli garantisce oltre che umana comprensione e costante reperibilità, esperienza e competenza nell’ambito del diritto di famiglia anche per quelle fattispecie che presentano risvolti di carattere penalistico.

     

     Separazioni Bologna: l’avvocato Sergio Armaroli :Se vi state chiedendo se vi occorre un avvocato specializzato in diritto di famiglia è bene sapere che il diritto di famiglia, in senso esteso, è quella branca del diritto privato che disciplina i rapporti familiari nella loro accezione più vasta. Tratta questioni attinenti ai rapporti che intercorrono tra i coniugi (separazioni e divorzi), alle questioni relative alla filiazione (ad esempio l’affido del minore), all’adozione e altri gradi di parentela e affinità.

     

    Tra le questioni di diritto di famiglia rientrano anche le unioni di fatto e le unioni civili. 

    Dal punto di vista legale, il matrimonio è un negozio giuridico regolato all’interno del Codice Civile che indica l’unione tra due persone a fini civili e/o religiosi e che comporta diritti e obblighi per gli sposi nei loro rispettivi confronti e in quelli dell’eventuale prole.

    Nel momento in cui i coniugi decidono di porre fine al loro matrimonio, si possono aprire due strade: la separazione o il divorzio.

     

    La separazione prevede che non venga concluso il rapporto matrimoniale, ma solamente che ne vangano sospesi gli effetti in attesa di una riconciliazione o di un divorzio. Essa può essere “di fatto”, nel caso in cui uno dei due coniugi si allontani per sua volontà o per accordo senza l’intervento di un giudice, o essere una separazione legale (consensuale o giudiziale). Invece, si parla di divorzio nel momento in cui si incorrono in vie legali e viene dichiarato lo scioglimento del matrimonio e/o la cessazione di tutti gli effetti civili che ne derivano.

     

    L’avvocato separazioni Bologna Sergio Armaroli fornira’ le sue conoscenze e consulenze sui diritti e doveri di entrambe le parti in questa fase di patologia della convivenza e del matrimonio e provvede a far fare, ove opportuno o necessario, una mediazione familiare; in ogni caso consiglia la modalità e soluzione migliore al fine di ottenere una separazione consensuale o un divorzio congiunto con la tutela degli interessi e benessere dei figli della coppia.

     

     

     

     

     Separazioni Bologna: l’avvocato Sergio Armaroli :Separazioni consensuali e giudiziali, divorzi (sia cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario che scioglimento del matrimonio civile) sia congiunti che giudiziali, controversie relative ai figli minori (affido esclusivo, decadenza dalle potestà genitoriali) anche in ipotesi di convivenza e/o di unioni civili, modifica delle condizioni di separazione e/o di divorzio.

    ha competenza specifica ventennale in cause di separazione, divorzio, affidamento di minori, diritto al mantenimento, gestione dei minori fuori del matrimonio, convivenze, unioni civili e tutte le cause penali connesse. A Venezia segue le controversie nell’ambito della separazione personale e del divorzio, nonché procedimenti connessi di modifica delle relative condizioni economiche e di affidamento di minori.

     

     

    Separazioni Bologna: l’avvocato Sergio Armaroli garantisce Al riguardo si precisa che L’avvocato Sergio Armaroli quando si occupa di problemi relativi ai rapporti di coppia e convivenza presta particolarmente attenzione alla tutela dei figli.

     

    Separazioni Bologna: l’avvocato Sergio Armaroli Segue le controversie nell’ambito della separazione personale, del divorzio e della cessazione delle convivenze di fatto, nonché procedimenti connessi di modifica delle relative condizioni economiche e di affidamento di minori, procedimenti di sospensione e decadenza della potestà genitoriale. Si tratta di questioni molto delicate, le quali necessitano di una grande disponibilità e capacità di comprensione, nonché della forza di persuasione nei confronti di tutti i soggetti a vario titolo coinvolti, necessarie per indirizzare verso soluzioni utili ad evitare che la crisi familiare si trasformi in un dramma per i coniugi ed i figli.

     

     

    Separazioni Bologna: l’avvocato Sergio Armaroli in conformità alle nuove previsioni di soluzione dei conflitti in materia si procede con i clienti che accettino la procedura, alla negoziazione assistita volta a consentire e ad individuare soluzioni consensuali di separazione e divorzio anche alternative ai ricorsi all’Autorità Giudiziaria.

    Separazioni Bologna: l’avvocato Sergio Armaroli garantisce offre consulenza su problematiche di separazioni e divorzi.

     

  7.  

1#CERCHI UN AVVOCATO DI DIRITTO DI FAMIGLIA A BOLOGNA?

 ARECPUERO

2#DIRITTO DI FAMIGLIA BOLOGNA:CONSEGUENZE CIVILI E PENALI MANCATO VERSAMENTO ASSEGNO MANTENIMENTO –AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA

 AFOTOGRAFICA1

L’ orientamento già espresso da questa Corte, secondo cui quando, in sede di separazione personale dei coniugi, i figli siano stati affidati, con provvedimento presidenziale o con sentenza definitiva, ad uno dei coniugi, l’assegno posto a carico del coniuge non affidatario, quale suo concorso agli oneri economici derivanti dal mantenimento della prole, è determinato in misura forfettariamente proporzionata alle sostanze dei genitori, al numero ed alle esigenze dei figli. Il coniuge non affidatario non ha, quindi, diritto ad un rendiconto delle spese effettivamente sostenute per il suddetto mantenimento, slavo a far valere ogni rilevante circostanza in sede di revisione dell’entità dell’assegno (Cass., sez. 1, sentenza del 15 novembre 1974, n. 3618).

In realtà, non è data intendere il fondamento normativo del richiesto rendiconto, laddove l’inconveniente prospettato in astratto dal ricorrente è semplicemente superabile, giacché, qualora si deducano e dimostrino fatti che rivelino la distrazione delle somme conseguite rispetto alla finalità di cura della prole, il giudice ben potrà procedere alla revisione delle disposizione o degli accordi pregressi.

 

L’inadempimento costituisce, altresì, reato penale, entro i limiti fissati dall’art. 570 c.p., modificato dal D. Lgs. n. 154/2013, che sanziona chiunque “si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale o alla qualità di coniuge” con la pena della reclusione fino a un anno o con la multa da euro 103 fino a 1.032, stabilendo l’applicabilità congiunta di dette pene a chi “fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa“.

Si tratta, pertanto, di un reato che si configura non già in presenza di una qualsiasi omissione di pagamento dell’assegno di mantenimento stabilito dal giudice ma quando tale omissione priva materialmente il coniuge o i figli dei mezzi di sussistenza, determinando una condizione di disagio tale da mettere in difficoltà gli aventi diritto in ordine alle primarie esigenze della vita.

 

afototestamento3

mancato pagamento assegno mantenimento moglie

mancato pagamento assegno di mantenimento figli maggiorenni

mancato pagamento assegno mantenimento figli precetto

mancato pagamento assegno mantenimento decreto ingiuntivo

lettera per mancato pagamento assegno di mantenimento

versamento diretto assegno mantenimento datore di lavoro

diffida per mancato pagamento assegno mantenimento

fac simile denuncia querela per mancato mantenimento

 

 AVVOCATO A BOLOGNA, AVVOCATO BOLOGNA, STUDIO LEGALE BOLOGNA

 

La legge ‘Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli”, dopo aver sostituito all’art. 1 il testo dell’art. 155 codice civile (provvedimenti riguardo ai figli in caso di separazione personale dei genitori), ha inserito le nuove norme: dell’art. 155 bis codice civile (affidamento ad un solo genitore e opposizione all’affidamento convidiso), dell’art. 155-ter (Revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli), dell’art. 155-quater (Assegnazione della casa familiare e prescrizioni in tema di residenza), dell’art. 155-quinquies (Disposizioni in favore dei figli maggiorenni) Art. 155-sexies (Poteri del giudice e ascolto del minore).

 

 

CONTRATTO OBBLIGAZIONI PECUNIARIE –Cassazione civile SS.UU. 13658/2010sul “motivo principale di opposizione” (da accogliere “nei limiti che seguono”): “l’assegno inviato alla creditrice prima della notifica del precetto aveva ad oggetto un importo corrispondente alle somme capitali e ai relativi interessi come dovute all’epoca del pagamento”; “secondo la più recente giurisprudenza di legittimità (Cass. Civ. n. 27158 del 19 dicembre 2006), nelle obbligazioni aventi ad oggetto somme di denaro, il pagamento effettuato mediante corresponsione di un assegno costituisce, secondo gli usi negoziali, idoneo modo di estinguere la obbligazione, senza che occorra un preventivo accordo tra le parti”.
CONTRATTO OBBLIGAZIONI PECUNIARIE –Cassazione civile SS.UU. 13658/2010sul “motivo principale di opposizione” (da accogliere “nei limiti che seguono”): “l’assegno inviato alla creditrice prima della notifica del precetto aveva ad oggetto un importo corrispondente alle somme capitali e ai relativi interessi come dovute all’epoca del pagamento”; “secondo la più recente giurisprudenza di legittimità (Cass. Civ. n. 27158 del 19 dicembre 2006), nelle obbligazioni aventi ad oggetto somme di denaro, il pagamento effettuato mediante corresponsione di un assegno costituisce, secondo gli usi negoziali, idoneo modo di estinguere la obbligazione, senza che occorra un preventivo accordo tra le parti”.

 

 

La stessa novella, all’art.2, ha poi stabilito alcune modifiche al codice di procedura civile), ed ha titolato il successivo art. 3 come ‘Disposizioni penali’, prevedendo al I ed unico comma: ‘in caso di violazione degli obblighi di natura economica si applica l’art. 12 sexies della legge 1 dicembre 1970 n.898’.

 

 

Trattandosi all’evidenza di una norma penale di chiusura di una legge speciale di riforma, ritiene la Corte che debba ragionevolmente supporsi che la ‘violazione degli obblighi di natura economica’ si riferisca in modo esclusivo al novellato art. 155 c.c. ed alle successive norme introdotte in materia.

 

 

 

La certezza di tale conclusione la si desume -in modo inequivoco- dalla lettura degli atti parlamentari della XIV legislatura, considerato che il testo dell’originario art. 3 in questione era il seguente: ‘1. la mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento dei figli per oltre tre mensilità è punibile ex art. 570 c.p.’: è quindi evidente, atteso l’incipit della originaria proposizione, che la portata e gli ambiti di applicazione della norma, nell’intenzione del legislatore e nel quadro delle riforme in concreto adottate, concernevano le sole obbligazioni di natura economica nei confronti dei soli figli.

 

 

 

Nel corso dell’iter parlamentare, nella seduta 652 del 7 luglio 2005, risulta infatti essere stata approvata l’unica proposta emendativa (emendamento Magnolfi 3.351) che ha comportato l’intera sostituzione dell’iniziale formulazione dell’articolo stesso, il quale – come già detto – prevedeva il limite della esperibilità dell’azione ex art. 570 c.p. alla inadempienza, in danno dei figli, protratta per oltre ‘tre mensilità’, con il testo ora vigente.

Si può quindi ribadire la correttezza dell’assunto del G.U.P. nel senso che dalla riforma del 2006 è rimasta esclusa la sanzione di natura penale per il mancato adempimento degli obblighi verso il coniuge separato.

 

 

 

Nel silenzio della legge, invero, l’interpretazione che si impone è quella che individua gli obblighi di natura economica oggetto di tutela penale soltanto in quegli obblighi economici regolamentati dalla L. n. 54 del 2006, e cioè: gli obblighi di natura economica posti a carico di un genitore a favore dei figli (minorenni e maggiorenni), escludendo quindi gli obblighi posti a carico di un coniuge a favore dell’altro, avuto riguardo al fatto che questi rapporti economici (lo si ripete) non sono stati oggetto di modifica da parte della L. n. 54 del 2006.

 

 

Ai coniugi separati rimane dunque solo la tutela individuata dall’art. 570 c.p..

 

mancato pagamento alimenti precetto reato mancato pagamento alimenti mancato pagamento alimenti figli maggiorenni mancato pagamento alimenti moglie mancato pagamento alimenti figli minorenni querela mancato pagamento alimenti denuncia mancato pagamento alimenti mancato pagamento alimenti penale
mancato pagamento alimenti precetto
reato mancato pagamento alimenti
mancato pagamento alimenti figli maggiorenni
mancato pagamento alimenti moglie
mancato pagamento alimenti figli minorenni
querela mancato pagamento alimenti
denuncia mancato pagamento alimenti
mancato pagamento alimenti penale

 

 

Come si è rilevato in dottrina, l’art. 3 della L. n. 54 del 2006 ha equiparato la posizione dei figli di fronte alla tutela che l’ordinamento appresta per il caso di omesso versamento (in tutto o in parte) dell’assegno di mantenimento stabilito a loro favore, senza mantenere più alcuna disparità di trattamento tra figli di genitori separati, divorziati o non coniugati affatto ed il valore innovativo della novella è stato individuato appunto nel riequilibrio della preesistente situazione, con attribuzione alla violazione degli obblighi imposti dai provvedimenti di separazione verso i figli, un trattamento analogo rispetto alla violazione degli obblighi imposti dai provvedimenti di divorzio.

 

mancato pagamento alimenti precetto reato mancato pagamento alimenti mancato pagamento alimenti figli maggiorenni mancato pagamento alimenti moglie mancato pagamento alimenti figli minorenni querela mancato pagamento alimenti denuncia mancato pagamento alimenti mancato pagamento alimenti penale
mancato pagamento alimenti precetto
reato mancato pagamento alimenti
mancato pagamento alimenti figli maggiorenni
mancato pagamento alimenti moglie
mancato pagamento alimenti figli minorenni
querela mancato pagamento alimenti
denuncia mancato pagamento alimenti
mancato pagamento alimenti penale

studio avvocati penalisti | diritto penale | denuncia querela studio legale avvocato infortunistica incidente stradale lesioni morte studio legale avvocato denuncia morte omicidio incidente stradale risarcimento danni in caso di morte | studio legale avvocato avvocato penalista | tutelarsi dalla querela per ingiuria | diritto penale avvocato per ingiuria calunnia diffamazione avvocato penalista difensore accusa denuncia ingiuria diffamazione studio legale avvocato ingiuria diffamazione | difesa penale avvocato penalista | La denuncia da parte dei soggetti privati avvocato penalista querele avvocato penalista | Esposto diritto penale | DISTINZIONE TRA QUERELA E DENUNCIA | avvocato penalista avvocato presentare denuncia | remissione di querela avvocato diritto penale: querela | come si presenta una denuncia querela avvocato penalista | Atto di denuncia querela molestie stalking minorenne avvocato penalista | denuncia querela reato molesstie sessuali stalking minorenni diritto penale | La querela per calunnia | avvocato penalista avvocato penalista | reato di oltraggio a pubblico ufficiale avvocato penalista | risarcimento danni querela indennizzo danni morali avvocato penalista | omicidio incidente stradale risarcimento parenti delle vittime | Risarcimento da incidente mortale studio legale infortunistica risarcimento morte incidente stradale avvocato responsabilità penale civile sinistro stradale con ferite lesioni gravi studio legale avvocati | responsabilità civile incidente sinistro stradale mortale cosa fare quando avviene un incidente stradale avvocato esperto morte lesioni sinistro stradale | procedimento penale studio legale avvocati | querela responsabilità penale incidente stradale diritto penale | come presentare la querela | avvocati penalisti

Affido-Dei-Figli-avvocato-separazioni-e-divorzi-Bologna
separazioni e divorzi avvocato esperto
CONVIVENTI-3
AVVOCATO ESPERTO FAMIGLIA BOLOGNA

Originally posted 2016-07-24 09:45:52.

BOLOGNA AVVOCATO PER DIRITTO DI FAMIGLIA BOLOGNA accertamento della paternità

Bologna separazione non consensuale Bologna separazione giudiziale come funziona Bologna separazione giudiziale trasformata in consensuale procedura Bologna separazione giudiziale e consensuale Bologna iter separazione non consensuale Bologna quanto tempo dura una separazione giudiziale Bologna separazione giudiziale novità Bologna motivi per separazione giudiziale
Bologna separazione non consensuale Bologna separazione giudiziale come funziona Bologna separazione giudiziale trasformata in consensuale procedura Bologna separazione giudiziale e consensuale Bologna iter separazione non consensuale Bologna quanto tempo dura una separazione giudiziale Bologna separazione giudiziale novità Bologna motivi per separazione giudiziale

AVVOCATO PER DIRITTO DI FAMIGLIA BOLOGNA

  • separazione consensuale

    divorzio

    separazione

    divorzio congiunto

    separazione giudiziale

    separazione e divorzio

    costo divorzio

    separazione legale

    divorzio giudiziale

    mantenimento figli

    separazione consensuale costi

    affidamento congiunto

    costo divorzio consensuale

    separazione con addebito

    legge divorzio

    assegno di mantenimento

    divorzio costi

    separazione consensuale senza avvocato

    affidamento condiviso

    legge sul divorzio

    documenti per divorzio

    separazione di fatto

    avvocati online

    assegno divorzile

    come divorziare

    separazioni e divorzi

    costo separazione consensuale

    separazioni consensuali Devi affrontare il difficile passo della separazione e del divorzio, puoi rivolgerti a me per una consulenza e io ti illustrero’ i diversi scenari possibili, le procedure da seguire e gli adempimenti richiesti dalla legge.

  • coppia-in-lite

BOLOGNA

separazione consensuale
divorzio
separazione
divorzio congiunto
separazione giudiziale
separazione e divorzio
costo divorzio
separazione legale
divorzio giudiziale
mantenimento figli
separazione consensuale costi
affidamento congiunto
costo divorzio consensuale
separazione con addebito
legge divorzio
assegno di mantenimento
divorzio costi
separazione consensuale senza avvocato
affidamento condiviso
legge sul divorzio
documenti per divorzio
separazione di fatto
avvocati online
assegno divorzile
come divorziare
separazioni e divorzi
costo separazione consensuale
separazioni consensuali Devi affrontare il difficile passo della separazione e del divorzio, puoi rivolgerti a me per una consulenza e io ti illustrero’ i diversi scenari possibili, le procedure da seguire e gli adempimenti richiesti dalla legge.

Con il divorzio (introdotto e disciplinato con la legge 1.12.1970 n. 898) viene invece pronunciato lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili (

. Col divorzio vengono a cessare definitivamente gli effetti del matrimonio, sia sul piano personale (uso del cognome del marito, presunzione di concepimento, etc.), sia sul piano patrimoniale.

AFOTOGRAFICA1

La cessazione del matrimonio produce effetti dal momento della sentenza di divorzio, senza che essa determini il venir meno dei rapporti stabiliti in costanza del vincolo matrimoniale. Solo a seguito di divorzio il coniuge può pervenire a nuove nozze.

mancato pagamento alimenti precetto reato mancato pagamento alimenti mancato pagamento alimenti figli maggiorenni mancato pagamento alimenti moglie mancato pagamento alimenti figli minorenni querela mancato pagamento alimenti denuncia mancato pagamento alimenti mancato pagamento alimenti penale
mancato pagamento alimenti precetto
reato mancato pagamento alimenti
mancato pagamento alimenti figli maggiorenni
mancato pagamento alimenti moglie
mancato pagamento alimenti figli minorenni
querela mancato pagamento alimenti
denuncia mancato pagamento alimenti
mancato pagamento alimenti penale

 

Qual è la differenza tra separazione consensuale e separazione giudiziale?

Nella separazione consensuale sussiste un accordo tra i coniugi in ordine alle condizioni (personali e patrimoniali) della separazione stessa. Il Tribunale si limita ad omologare tale accordo (cioè ad assicurarsi che siano rispettati i diritti di ciascun coniuge e della eventuale prole) mediante decreto.

 

 

Bologna separazione non consensuale Bologna separazione giudiziale come funziona Bologna separazione giudiziale trasformata in consensuale procedura Bologna separazione giudiziale e consensuale Bologna iter separazione non consensuale Bologna quanto tempo dura una separazione giudiziale Bologna separazione giudiziale novità Bologna motivi per separazione giudiziale
Bologna separazione non consensuale Bologna separazione giudiziale come funziona Bologna separazione giudiziale trasformata in consensuale procedura Bologna separazione giudiziale e consensuale Bologna iter separazione non consensuale Bologna quanto tempo dura una separazione giudiziale Bologna separazione giudiziale novità Bologna motivi per separazione giudiziale

 

 

 

Separazione giudiziale tempi?

La separazione giudiziale è una normale causa di merito, e richiede degli anni, perché spesso con la separazione giudiziale si chiede l’addebito del coniuge, o si litiga per affido figli o assegnazione casa coniugale

L’atto che dà il via al procedimento giudiziale è il deposito del ricorso da parte di uno dei due coniugi contro l’altro. Nel ricorso viene anche indicato se si desideri o meno richiedere l’addebito della separazione. Bisogna calcolare un tempo intorno ai 3 – 4 mesi prima che il Tribunale convochi i coniugi per la prima udienza.

DIRITTO DI FAMIGLIA BOLOGNA AVVOCATO COME RISOLVERE LA TUA SEPARAZIONE

SEPARAZIONE GIUDIZIALE TEMPI Ricorso separazione giudiziale

Con il divorzio (introdotto e disciplinato con la legge 1.12.1970 n. 898) viene invece pronunciato lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili (se è stato celebrato matrimonio concordatario con rito religioso, cattolico o di altra religione riconosciuta dalla Stato italiano).

Bologna separazione non consensuale

Bologna separazione giudiziale come funziona

Bologna separazione giudiziale trasformata in consensuale procedura

Bologna separazione giudiziale e consensuale

Bologna iter separazione non consensuale

Bologna quanto tempo dura una separazione giudiziale

Bologna separazione giudiziale novità

Bologna motivi per separazione giudiziale

In caso di separazione giudiziale, i tempi si allungano notevolmente, equiparandosi a quelli di una ordinaria controversia civile, in media 2-3 anni. I tempi necessari per la separazione giudiziale possono essere anche più lunghi, ad esempio nel caso in cui ci sia un appello o un ricorso in cassazione

Sentenza separazione giudiziale

Al termine del dibattimento il Giudice esprime attraverso la sentenza di separazione giudiziale i termini che regoleranno gli accordi fra i coniugi e riconosce ad uno dei due la vittoria della causa. Ciò avviene spesso dopo una serie di udienze che allungano il procedimento

In ogni caso, la Separazione Giudiziale può essere chiesta da uno dei coniugi tutte le volte in cui si verificano determinati fatti che rendono intollerabile la prosecuzione della convivenza o recano grave pregiudizio all’educazione della prole.

Ricapitolando i presupposti della separazione giudiziale sono:

Intollerabilità della convivenza che tra l’altro può anche non dipendere dal comportamento di uno dei coniugi.

Grave pregiudizio per l’educazione dei figli.

separazione consensuale costi affidamento congiunto costo divorzio consensuale separazione con addebito legge divorzio assegno di mantenimento divorzio costi separazione consensuale senza avvocato affidamento condiviso legge sul divorzio documenti per divorzio separazione di fatto avvocati online assegno divorzile come divorziare separazioni e divorzi costo separazione consensuale separazioni consensuali Devi affrontare il difficile passo della separazione e del divorzio, puoi rivolgerti a me per una consulenza e io ti illustrero’ i diversi scenari possibili, le procedure da seguire e gli adempimenti richiesti dalla legge.-in-lite
separazione consensuale costi affidamento congiunto costo divorzio consensuale separazione con addebito legge divorzio assegno di mantenimento divorzio costi separazione consensuale senza avvocato affidamento condiviso legge sul divorzio documenti per divorzio separazione di fatto avvocati online assegno divorzile come divorziare separazioni e divorzi costo separazione consensuale separazioni consensuali Devi affrontare il difficile passo della separazione e del divorzio, puoi rivolgerti a me per una consulenza e io ti illustrero’ i diversi scenari possibili, le procedure da seguire e gli adempimenti richiesti dalla legge.

La separazione di tipo giudiziale può essere chiesta, quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole.

A differenza della separazione consensuale, la separazione giudiziale implica l’instaurarsi di una vera e propria lite giudiziale.

Il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e solo se ciò sia richiesto da uno dei coniugi o da entrambi, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio.

Peculiarità della separazione giudiziale, è pertanto la possibilità dell’addebito della separazione ad uno dei coniugi.

Bologna separazione non consensuale

Bologna separazione giudiziale come funziona

Bologna separazione giudiziale trasformata in consensuale procedura

Bologna separazione giudiziale e consensuale

Bologna iter separazione non consensuale

Bologna quanto tempo dura una separazione giudiziale

Bologna separazione giudiziale novità

Bologna motivi per separazione giudiziale

Diversi sono i comportamenti ed i fatti che possono portare all’addebito di una separazione. Prescindendo da evidenti ipotesi di comportamenti contrari ai doveri matrimoniali:

Tradimento

Mancati rapporti sessuali

Abbandono tetto coniugale

come violenze domestiche,

commissione di reati da parte di un coniuge nei confronti dell’altro,

vi sono altri comportamenti che pur non trovando espresso riferimento in supporti normativi, vengono valutati dai Tribunali per l’addebito della separazione; tra questi ricordiamo le vessazioni psicologiche, il rifiuto nell’esercitare l’atto sessuale, l’estrema gelosia, l’atteggiamento del coniuge più facoltoso che fa mancare all’altro i mezzi di sostentamento, ecc.

 

Bologna

 

AS14 

 

 

 

 

DIRITTO DI FAMIGLIA BOLOGNA AVVOCATO COME RISOLVERE LA TUA SEPARAZIONE

SEPARAZIONE GIUDIZIALE TEMPI Ricorso separazione giudiziale

Il Diritto di famiglia: evoluzione storica e prospettive di riforma;

Lo stato unico dei figli. La l.n. 219/12 e il d.lgs. n. 154/2013;

La famiglia nella Costituzione e nelle norme sovranazionali;

Il matrimonio;

I rapporti personali fra coniugi;

I rapporti patrimoniali fra coniugi;

La crisi coniugale;

Gli effetti della separazione e del divorzio nei rapporti tra coniugi;

Esercizio della responsabilità genitoriale a seguito di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili, annullamento, nullità del matrimonio ovvero all’esito di procedimenti relativi ai figli nati fuori dal matrimonio;

Le convivenze;

Il rapporto genitori-figli;

L’accertamento dello stato di filiazione;

La procreazione medicalmente assistita;

L’adozione e l’affidamento;

La parentela, l’obbligo alimentare e la solidarietà familiare;

La responsabilità civile nelle relazioni familiari.

 

diritto di famiglia;

Art. 269 del codice civile. Dichiarazione giudiziale di paternità e maternità. La paternità e la maternità naturale possono essere giudizialmente dichiarate nei casi in cui il riconoscimento è ammesso. La prova della paternità e della maternità può essere data con ogni mezzo. La maternità è dimostrata provando la identità di colui che si pretende essere figlio e di colui che fu partorito dalla donna, la quale si assume essere madre. La sola dichiarazione della madre e la sola esistenza di rapporti tra la madre e il preteso padre all'epoca del concepimento non costituiscono prova della paternità naturale. Art. 273 del codice civile. Azione nell'interesse del minore o dell'interdetto. L'azione per ottenere che sia giudizialmente dichiarata la paternità o la maternità naturale può essere promossa, nell'interesse del minore, dal genitore che esercita la potestà prevista dall'articolo 316 o dal tutore. Il tutore però deve chiedere l'autorizzazione del giudice, il quale può anche nominare un curatore speciale. Occorre il consenso del figlio per promuovere o per proseguire l'azione se egli ha compiuto l'età di sedici anni. Per l'interdetto l'azione può essere promossa dal tutore previa autorizzazione del giudice. Il tribunale dei minorenni ordinerà al presunto padre di sottoporsi al Test del DNA, al fine di accertare la paternità. Il rifiuto da parte del padre, a sottoporsi al test del DNA (con prelievo del sangue) comporta in concreto, l'ammissione di paternità, per giurisprudenza consolidata (vedi ad esempio sentenza del tribunale dei minorenni di L'Aquila del 19/04/2007). La madre non può impedire al padre di riconoscere il figlio; il figlio ha diritto di avere un padre ed una madre. Ha diritto di essere educato e mantenuto da un padre ed una madre !!! Ai sensi dell'articolo 250, comma 4 del codice civile, la madre non può impedire il riconoscimento del padre, laddove questo comportamento non risponda all'interesse del figlio.
Art. 269 del codice civile. Dichiarazione giudiziale di paternità e maternità.
La paternità e la maternità naturale possono essere giudizialmente dichiarate nei casi in cui il riconoscimento è ammesso.
La prova della paternità e della maternità può essere data con ogni mezzo.
La maternità è dimostrata provando la identità di colui che si pretende essere figlio e di colui che fu partorito dalla donna, la quale si assume essere madre.
La sola dichiarazione della madre e la sola esistenza di rapporti tra la madre e il preteso padre all’epoca del concepimento non costituiscono prova della paternità naturale.
Art. 273 del codice civile. Azione nell’interesse del minore o dell’interdetto.
L’azione per ottenere che sia giudizialmente dichiarata la paternità o la maternità naturale può essere promossa, nell’interesse del minore, dal genitore che esercita la potestà prevista dall’articolo 316 o dal tutore. Il tutore però deve chiedere l’autorizzazione del giudice, il quale può anche nominare un curatore speciale.
Occorre il consenso del figlio per promuovere o per proseguire l’azione se egli ha compiuto l’età di sedici anni.
Per l’interdetto l’azione può essere promossa dal tutore previa autorizzazione del giudice.
Il tribunale dei minorenni ordinerà al presunto padre di sottoporsi al Test del DNA, al fine di accertare la paternità. Il rifiuto da parte del padre, a sottoporsi al test del DNA (con prelievo del sangue) comporta in concreto, l’ammissione di paternità, per giurisprudenza consolidata (vedi ad esempio sentenza del tribunale dei minorenni di L’Aquila del 19/04/2007).
La madre non può impedire al padre di riconoscere il figlio; il figlio ha diritto di avere un padre ed una madre. Ha diritto di essere educato e mantenuto da un padre ed una madre !!!
Ai sensi dell’articolo 250, comma 4 del codice civile, la madre non può impedire il riconoscimento del padre, laddove questo comportamento non risponda all’interesse del figlio.

Bologna separazione non consensuale

Bologna separazione giudiziale come funziona

Bologna separazione giudiziale trasformata in consensuale procedura

Bologna separazione giudiziale e consensuale

Bologna iter separazione non consensuale

Bologna quanto tempo dura una separazione giudiziale

Bologna separazione giudiziale novità

Bologna motivi per separazione giudiziale

matrimonio; Promessa di matrimonio; Impedimenti matrimoniali; Invalidità del matrimonio; Effetti dell’invalidità del matrimonio; Diritti e doveri matrimoniali; Alimenti; I regimi patrimoniali tra coniugi; Convenzioni matrimoniali; Comunione legale; Pubblicità; Fondo patrimoniale; Impresa familiare; Separazione giudiziale; Separazioneconsensuale La riconciliazione; Il divorzio; Effetti del divorzio; Filiazione legittima; Filiazione naturale; Fecondazione medicalmente assistita; Le azioni di stato; Doveri dei genitori e diritti dei figli; Potestà; Amministrazione dei beni dei figli; Adozione ed affidamento; Adozione legittimante; Adozione in casi particolari; Adozione internazionale; Adozione di maggiorenni.

 

Separazione

Divorzio

Modifica delle condizioni di separazione/divorzio

Nullità/annullamento del matrimonio

Affidamento e mantenimento di figli di genitori non coniugati

Affidamento condiviso e esclusivo

Affidamento eterofamiliare ed affidamento ai Servizi Sociali

Casa familiare (assegnazione – divisione)

Riconoscimento e disconoscimento della paternità

Decadenza dalla potestà

Tutela frequentazione nonni/zii

Ordini di protezione \ allontanamento del coniuge e/o del convivente e/o del figlio

Mobbing familiare

Risarcimento del danno

Procedimenti ex art. 709 ter cpc e 614 bis cpc

Regime legale patrimoniale della famiglia (comunione)

Regime convenzionale patrimoniale della famiglia (separazione dei beni, fondo patrimoniale, comunione convenzionale)

Trust e fondo patrimoniale

Impresa familiare

Accordi matrimonial

Originally posted 2016-07-23 19:19:09.

FAMILY LAW LAWYER BOLOGNA, BUDRIO, SASSO MARCONI CASALE, SAN LAZZARO DI SAVENA HOW, THEN, TO THE GRIEVANCE PROFILE PERTAINING TO THE BIRTH OF A CHILD FROM THE UNION OF F. WITH THE NEW PARTNER, AND THE CONSEQUENT GREATER BURDEN THE SAME, IT MUST BE NOTED THAT ACCORDING TO THE JURISPRUDENCE OF THIS COURT, WHERE, IN SUPPORT OF THE REQUEST FOR REDUCTION IN ALLOWANCE FOR DIVORCE, ATTACHMENTS ARE OCCURRING FAMILY EXPENSES OBLIGOR, THE COURT MUST DETERMINE IF IT LEADS TO GENUINE IMPOVERISHMENT OF HIS SUBSTANCES IN VIEW OF A RENEWED COMPARATIVE ASSESSMENT OF THE SITUATION OF THE PARTIES, UNLESS THE OBLIGOR’S OVERALL FINANCIAL POSITION IS OF SUCH CONSISTENCY AS TO RENDER IRRELEVANT THE NEW CHARGES (CASS. CIV. SENTT. NO. 4551 OF 2012, N. 25010 OF 2007) . FacebookTwitterGoogle+Blogger PostWhatsAppGoogle Gmail –

FAMILY LAW LAWYER BOLOGNA, BUDRIO, SASSO MARCONI CASALE, SAN LAZZARO DI SAVENA HOW, THEN, TO THE GRIEVANCE PROFILE PERTAINING TO THE BIRTH OF A CHILD FROM THE UNION OF F. WITH THE NEW PARTNER, AND THE CONSEQUENT GREATER BURDEN THE SAME, IT MUST BE NOTED THAT ACCORDING TO THE JURISPRUDENCE OF THIS COURT, WHERE, IN SUPPORT OF THE REQUEST FOR REDUCTION IN ALLOWANCE FOR DIVORCE, ATTACHMENTS ARE OCCURRING FAMILY EXPENSES OBLIGOR, THE COURT MUST DETERMINE IF IT LEADS TO GENUINE IMPOVERISHMENT OF HIS SUBSTANCES IN VIEW OF A RENEWED COMPARATIVE ASSESSMENT OF THE SITUATION OF THE PARTIES, UNLESS THE OBLIGOR’S OVERALL FINANCIAL POSITION IS OF SUCH CONSISTENCY AS TO RENDER IRRELEVANT THE NEW CHARGES (CASS. CIV. SENTT. NO. 4551 OF 2012, N. 25010 OF 2007) .

coppia-in-lite

FAMILY LAW LAWYER BOLOGNA, BUDRIO, SASSO MARCONI CASALE, SAN LAZZARO DI SAVENA
AS14

How, then, to the profile of the complaint relating to the birth of a child from the union of F. with the new partner, and the consequent greater burden of the same, it must be noted that according to the jurisprudence of this Court, where, in support of demand decreased allowance for divorce, attachments are occurring family expenses obligor, the court must determine if it leads to genuine impoverishment of his substances in view of a renewed comparative assessment of the situation of the parties, unless the overall financial position of ‘obligation is of such consistency as to render irrelevant the new charges (Cass. civ. sentt. no. 4551 of 2012, n. 25010 of 2007).

Anzola dell’Emilia matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Argelato attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Baricella attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Bentivoglio attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Bologna attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Borgo Tossignano attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Budrio attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Calderara di Reno attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Camugnano attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Reno attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Casalfiumanese attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Castel d’Aiano attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Castel del Rio attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Castel di Casio attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Castel Guelfo di Bologna attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Castel Maggiore attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Castel San Pietro Terme attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Castello d’Argile attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Castenaso attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Castiglione dei Pepoli attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Crevalcore attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Dozza attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Fontanelice attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Gaggio Montano attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Galliera attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Granarolo dell’Emilia attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Grizzana Morandi attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, lawyer Divorce Lawyer, right to criminal family, criminal law office
Imola attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Lizzano attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Loiano attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Malalbergo attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Marzabotto attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Medicine lawyer Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Minerbio attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Molinella attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Monghidoro attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Monte San Pietro lawyer Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Monterenzio attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Monzuno matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Matrimonialista bite lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Ozzano dell’Emilia matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Matrimonialista plateau lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Pieve di Cento criminal lawyer, criminal lawyer, criminal attorney study
Sala Bolognese matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
San Benedetto Val di Sambro matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
San Giorgio di Piano Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
San Giovanni in Persiceto Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
San Lazzaro matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
San Pietro in Casale matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Sant’Agata Bolognese matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Sasso Marconi matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Valsamoggia matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Penned matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Zola Predosa matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study

Civil Cassation Sez. I, Judgment No. 6289 of 19/03/2014

AFOTOGRAFICA1Conduct of case

– The Court of Viterbo, pronounced the dissolution of the civil marriage contracted between FG and the BA (OMISSION), entrusted the only child of the couple, born on (OMISSION), both parents confirming its position, placed in court of separation, at the father’s house, and, what is still relevant to the present venue, recognized the right of B. to receive the divorce check, dismissing the extent of EUR 200 monthly.
He appealed against that judgment proposed F. reiterating the demand for allowance for divorce revocation, already raised at first instance, although in the original application he had asked for confirmation of the monthly contribution of 100 euros, justifying the change in demand with reference to the new marriage contract on which it was born a son, with consequent increase of family burdens.

– The Court of Appeal of Rome, with a judgment dated June 10, 2009, in partial reform of its judgment, has set Euro 100,00 monthly the amount of the divorzile due from B to F. .. The court of second grade, premise the economic disparity between the parties, he pointed out – although still relevant in this venue – the new marriage of F. and his recent fatherhood led to a worsening of his family expenses, while B. is the owner of ‘apartment where he lives and, though the state lacks a stable work, has secure profitability prospects, being still young, discrete cultural level, able to speak at least two languages, and specializing as a hairdresser.
Evaluated these elements also in relation to the duration of the marriage, which has been eight years and seven months, with discontinuation of cohabitation after even four years after the celebration of the marriage, the Court reached the reduction as mentioned above, the amount of the check divorce.

couple-in-lite

– For the cassation of the judgment uses the B. basis of a single structured plea. Resists with its defense, the F .. The opposing party has filed a brief.
Reasons for Decision

– The Board has approved the adoption of a simplified form in the preparation of this judgment.
– With the unique, complex ground of appeal it alleges infringement and misapplication of Article. 5, sixth paragraph, of the law n. 898 of 1970, as amended by art. 10 of Law no. 74, 1987. The trial court would have proceeded, for the purpose of determining the extent of the check divorzile, an assessment of the economic conditions of the weaker partners through a judgment expressed in terms of hypothetical and abstract nature, rather than on that of the effectiveness and concreteness , performing an appreciation probabilistic and not based on real-world data with reference to the particular case. And also the birth of a child from the new union of F. could not compress the right of the former spouse allowance divorzile.
The illustration of censorship resulted in the formulation, in accordance with art. 366-bis cod.proc. civ., applicable in this case temporal, of the following legal questions: “Tell MISUSE Ecc.ma Court if: 1) the purpose of granting a divorce and the determination of its extent, in accordance with art. 5 of Law 1 December 1970, n. 898 (as amended by art. 10 of Law 6 March 1981, n. 74), the finding of the trial judge as to the economic conditions of the spouses and to the income of both is to be made ​​not in the abstract but in concrete avoiding to base the decision on mere probability appreciation, not based on real-world data with reference to specific cases; 2) the birth of a son in second dell’onerato wedding event is likely to result in the revocation of the check place against him in accordance with art. 5 of Law 1 December 1970, n. 898 (as amended by art. 10 of Law 6 March 1987, n. 74) “.

quick divorce law divorce with children short short short divorce divorce terms common short time short Divorce Official Gazette short short short Divorce divorce proceedings to comunedivorzio avvocatodivorzio short short short short applicazionedivorzio applicabilitàdivorzio to those who applicadivorzio short assehttp: //www.studiolegale-bologna .com / short divorce Italy divorce divorce to the common short short short short divorce attorney divorce application brief applicability short divorce who applies divorce short maintenance allowance short allowance short divorzile divorce assisted divorce short bologna Bologna separations, divorce lawyer Bologna, study legal right to Bologna family separations Bologna attorney, divorce attorney Bologna
quick divorce law
quick divorce with children
quick divorce terms
Common short divorce
Divorce short time
Divorce brief official gazette
Divorce short procedure
divorce divorce to short short short short comunedivorzio avvocatodivorzio applicazionedivorzio short applicabilitàdivorzio short to those who applicadivorzio short assehttp: //studiolegale-bologna.it/divorzio short in Italy
quick divorce
Divorce short to common
quick divorce lawyer
Divorce brief application
Divorce short applicability
quick divorce to those who apply
Divorce short maintenance allowance
quick check divorzile divorce
short witnessed divorce
Divorce short bologna for separations Bologna, Bologna Matrimonialista attorney, law firm family law in Bologna, Bologna attorney separations, divorce lawyer Bologna

– Censorship in its dual articulation, is unfounded.
3.1. – First of all, it is not correct that the trial court based its decision on the extent of the check in question divorzile on mere probability appreciations. In fact, the appeal court has first verified, on the basis of the disparity of the income situation of the spouses, the inadequacy of the means of B. compared to a similar standard of living to that enjoyed during the marriage.

So for the purpose of determining the extent of the check, the trial court used the moderators parameters of art. 5, sixth paragraph, of the law n. 898 of 1970, according to the consolidated guidance of this Court (see., For all, Cass., Sent.

20582 of 2010).
The quantification of the check in favor of B. is so occurred holding present, on the one hand, of entitlement upon the woman of the apartment owned by her village, and, on the other, its ability to work, not evaluated already hypothetical and abstract way, but rather the same way as concrete and multiple perspectives related to his still young age, as well as its expertise and knowledge of two languages.

3.2. – How, then, to the profile of the complaint relating to the birth of a child from the union of F. with the new partner, and the consequent greater burden of the same, it must be noted that according to the jurisprudence of this Court, where, in support the request for reduction in allowance for divorce, attachments are occurring family expenses obligor, the court must determine if it leads to genuine impoverishment of his substances in view of a renewed comparative assessment of the situation of the parties, unless the overall balance sheet obligor is of such consistency as to render irrelevant the new charges (Cass. civ. sentt. no. 4551 of 2012, n. 25010 of 2007).

If, therefore, the establishment of a new family is not an automatic assumption that requires the restatement of maintenance, it is equally wrong to assume that the legal system is based on a consideration of non-necessity of the choice of the debtor spouse. On the contrary, the right to the constitution of the family is a fundamental right even in the constitutional and supranational context of the European Convention for the Protection of Human Rights of 1950 (art. 12), and as such is recognized by the Charter of Fundamental Rights ‘European Union (art. 9), it is not possible to consider divorce as a limit beyond which the right is intended to degrade to the level of mere individual choice unnecessary.

In the present case, the fact of a new marriage and the birth of a child has been properly assessed as supporting the entity’s modification of alimony, also in correlation with the other being the fact the public service obligation F. exclusively the maintenance of the child born from his first marriage, and an income situation.

– Ultimately, the appeal must be dismissed. In applying the criterion of an unfavorable outcome, the costs of these proceedings, dismissed as from the device, must be charged to the applicant.
PQM

The Court rejects the appeal. It ordered the applicant to pay the costs, that liquid in a total of € 2,200.00, of which € 200.00 for disbursements, as well as accessories of the law.

It provides that in the event of dissemination of this provision are omitted the identity and other identification data pursuant to Legislative Decree. N. 196 of 2003, Art. 52.

Anzola dell’Emilia matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Argelato attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Baricella attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Bentivoglio attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Bologna attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Borgo Tossignano attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Budrio attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Calderara di Reno attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Camugnano attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Reno attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Casalfiumanese attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Castel d’Aiano attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Castel del Rio attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Castel di Casio attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Castel Guelfo di Bologna attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Castel Maggiore attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Castel San Pietro Terme attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Castello d’Argile attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Castenaso attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Castiglione dei Pepoli attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Crevalcore attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Dozza attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Fontanelice attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Gaggio Montano attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Galliera attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Granarolo dell’Emilia attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Grizzana Morandi attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, lawyer Divorce Lawyer, right to criminal family, criminal law office
Imola attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Lizzano attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Loiano attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Malalbergo attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Marzabotto attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Medicine lawyer Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Minerbio attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Molinella attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Monghidoro attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Monte San Pietro lawyer Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Monterenzio attorney Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Monzuno matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Matrimonialista bite lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Ozzano dell’Emilia matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Matrimonialista plateau lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Pieve di Cento criminal lawyer, criminal lawyer, criminal attorney study
Sala Bolognese matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
San Benedetto Val di Sambro matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
San Giorgio di Piano Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
San Giovanni in Persiceto Divorce Lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
San Lazzaro matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
San Pietro in Casale matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Sant’Agata Bolognese matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Sasso Marconi matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Valsamoggia matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Penned matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study
Zola Predosa matrimonialista lawyer, law of criminal family, criminal lawyer, criminal attorney study

Originally posted 2016-07-23 10:42:23.

DIRITTO DI FAMIGLIA AVVOCATO BOLOGNA,BUDRIO ,SASSO MARCONI CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA Quanto, poi, al profilo della doglianza attinente alla nascita di un figlio dall’unione del F. con la nuova compagna, ed ai conseguenti maggiori oneri a carico dello stesso, deve rilevarsi che secondo la giurisprudenza di questa Corte, ove, a sostegno della richiesta di diminuzione dell’assegno di divorzio, siano allegati sopravvenuti oneri familiari dell’obbligato, il giudice deve verificare se si determini un effettivo depauperamento delle sue sostanze in vista di una rinnovata valutazione comparativa della situazione delle parti, salvo che la complessiva situazione patrimoniale dell’obbligato sia di tale consistenza da rendere irrilevanti i nuovi oneri (Cass. civ., sentt. n. 4551 del 2012, n. 25010 del 2007).

DIRITTO DI FAMIGLIA AVVOCATO BOLOGNA,BUDRIO ,SASSO MARCONI CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA Quanto, poi, al profilo della doglianza attinente alla nascita di un figlio dall’unione del F. con la nuova compagna, ed ai conseguenti maggiori oneri a carico dello stesso, deve rilevarsi che secondo la giurisprudenza di questa Corte, ove, a sostegno della richiesta di diminuzione dell’assegno di divorzio, siano allegati sopravvenuti oneri familiari dell’obbligato, il giudice deve verificare se si determini un effettivo depauperamento delle sue sostanze in vista di una rinnovata valutazione comparativa della situazione delle parti, salvo che la complessiva situazione patrimoniale dell’obbligato sia di tale consistenza da rendere irrilevanti i nuovi oneri (Cass. civ., sentt. n. 4551 del 2012, n. 25010 del 2007).

mancato pagamento alimenti precetto reato mancato pagamento alimenti mancato pagamento alimenti figli maggiorenni mancato pagamento alimenti moglie mancato pagamento alimenti figli minorenni querela mancato pagamento alimenti denuncia mancato pagamento alimenti mancato pagamento alimenti penale
mancato pagamento alimenti precetto
reato mancato pagamento alimenti
mancato pagamento alimenti figli maggiorenni
mancato pagamento alimenti moglie
mancato pagamento alimenti figli minorenni
querela mancato pagamento alimenti
denuncia mancato pagamento alimenti
mancato pagamento alimenti penale

avvocato matrimonialista separazione bologna Sergio Armaroli Avvocato Matrimonialista a Bologna - Studio Sergio Armaroli • Come scegliere un avvocato matrimonialista - Studio Legale Avvocato Matrimonialista Archives - Studio Legale Avv Sergio Armaroli Avvocato matrimonialista - Bologna - Separazione ... Avvocati che si occupano di Avvocati matrimonialisti a Bologna ... Studio Legale Avvocato BOLOGNA Matrimonialista Separazioni e ... m
avvocato matrimonialista separazione bologna Sergio Armaroli
Avvocato Matrimonialista a Bologna – Studio Sergio Armaroli • Come scegliere un avvocato matrimonialista – Studio Legale
Avvocato Matrimonialista Archives – Studio Legale Avv Sergio Armaroli Avvocato matrimonialista – Bologna – Separazione …
Avvocati che si occupano di Avvocati matrimonialisti a Bologna …
Studio Legale Avvocato BOLOGNA Matrimonialista Separazioni e …
m

-DIRITTO DI FAMIGLIA AVVOCATO BOLOGNA,BUDRIO ,SASSO MARCONI CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA Quanto, poi, al profilo della doglianza attinente alla nascita di un figlio dall’unione del F. con la nuova compagna, ed ai conseguenti maggiori oneri a carico dello stesso, deve rilevarsi che secondo la giurisprudenza di questa Corte, ove, a sostegno della richiesta di diminuzione dell’assegno di divorzio, siano allegati sopravvenuti oneri familiari dell’obbligato, il giudice deve verificare se si determini un effettivo depauperamento delle sue sostanze in vista di una rinnovata valutazione comparativa della situazione delle parti, salvo che la complessiva situazione patrimoniale dell’obbligato sia di tale consistenza da rendere irrilevanti i nuovi oneri (Cass. civ., sentt. n. 4551 del 2012, n. 25010 del 2007).DIRITTO DI FAMIGLIA AVVOCATO BOLOGNA,BUDRIO ,SASSO MARCONI CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA

separazione consensuale
divorzio
separazione
divorzio congiunto
separazione giudiziale
separazione e divorzio
costo divorzio
separazione legale
divorzio giudiziale
mantenimento figli
separazione consensuale costi
affidamento congiunto
costo divorzio consensuale
separazione con addebito
legge divorzio
assegno di mantenimento
divorzio costi
separazione consensuale senza avvocato
affidamento condiviso
legge sul divorzio
documenti per divorzio
separazione di fatto
avvocati online
assegno divorzile
come divorziare
separazioni e divorzi
costo separazione consensuale
separazioni consensuali Devi affrontare il difficile passo della separazione e del divorzio, puoi rivolgerti a me per una consulenza e io ti illustrero’ i diversi scenari possibili, le procedure da seguire e gli adempimenti richiesti dalla legge.

AS14

 

Quanto, poi, al profilo della doglianza attinente alla nascita di un figlio dall’unione del F. con la nuova compagna, ed ai conseguenti maggiori oneri a carico dello stesso, deve rilevarsi che secondo la giurisprudenza di questa Corte, ove, a sostegno della richiesta di diminuzione dell’assegno di divorzio, siano allegati sopravvenuti oneri familiari dell’obbligato, il giudice deve verificare se si determini un effettivo depauperamento delle sue sostanze in vista di una rinnovata valutazione comparativa della situazione delle parti, salvo che la complessiva situazione patrimoniale dell’obbligato sia di tale consistenza da rendere irrilevanti i nuovi oneri (Cass. civ., sentt. n. 4551 del 2012, n. 25010 del 2007).

 AADIVSEPDIV

Anzola dell’Emilia avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Argelato avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Baricella avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Bentivoglio avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Bologna avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Borgo Tossignano avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Budrio avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Calderara di Reno avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Camugnano avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Casalecchio di Reno avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Casalfiumanese avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Castel d’Aiano avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Castel del Rio avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Castel di Casio avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Castel Guelfo di Bologna avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
asigmund froid fras ebellaCastel Maggiore avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Castel San Pietro Terme avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Castello d’Argile avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Castenaso avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Castiglione dei Pepoli avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Crevalcore avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Dozza avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Fontanelice avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Gaggio Montano avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Galliera avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Granarolo dell’Emilia avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Grizzana Morandi avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penalista , studio avvocato penale
Imola avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Lizzano in Belvedere avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Loiano avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Malalbergo avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Marzabotto avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Medicina avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Minerbio avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Molinella avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Monghidoro avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Monte San Pietro avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Monterenzio avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Monzuno avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Mordano avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Ozzano dell’Emilia avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Pianoro avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Pieve di Cento avvocato penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Sala Bolognese avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
San Benedetto Val di Sambro avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
San Giorgio di Piano avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
San Giovanni in Persiceto avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
San Lazzaro di Savena avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
San Pietro in Casale avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Sant’Agata Bolognese avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Sasso Marconi avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Valsamoggia avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Vergato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
Zola Predosa avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale

Cassazione civile Sez. I, Sentenza n. 6289 del 19/03/2014

 

 coppia-in-lite

Svolgimento del processo

  1. – Il Tribunale di Viterbo, pronunciato lo scioglimento del matrimonio civile contratto tra F.G. ed B. A. il (OMISSIS), affidò l’unico figlio della coppia, nato il (OMISSIS), ad entrambi i genitori confermandone la collocazione, disposta in sede di giudizio di separazione, presso la casa paterna, e, per ciò che ancora rileva nella presente sede, riconobbe il diritto della B. di ricevere l’assegno di divorzio, liquidandolo nella misura di Euro 200 mensili.

Avverso tale sentenza propose appello il F., ribadendo la domanda di revoca dell’assegno di divorzio, già formulata in primo grado, nonostante nell’atto introduttivo del giudizio egli avesse chiesto la conferma del contributo mensile di 100 Euro, giustificando il mutamento della domanda con riferimento al nuovo matrimonio contratto da cui era nato un figlio, con conseguente aggravio degli oneri familiari.

 

  1. – La Corte d’appello di Roma, con sentenza depositata il 10 giugno 2009, in parziale riforma della sentenza impugnata, ha determinato in Euro 100,00 mensili l’importo dell’assegno divorzile dovuto dal F. alla B.. Il giudice di secondo grado, premessa la disparità economica tra le parti, ha sottolineato – per quanto ancora rileva nella presente sede – che il nuovo matrimonio del F. e la sua recente paternità hanno determinato un aggravio dei suoi oneri familiari, mentre la B. è proprietaria dell’appartamento in cui abita e, benchè allo stato priva di una stabile attività lavorativa, ha sicure potenzialità reddituali, essendo ancora giovane, di discreto livello culturale, in grado di parlare almeno due lingue, e specializzata come parrucchiera.

Valutati tali elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, che è stata di otto anni e sette mesi, con interruzione della convivenza dopo neppure quattro anni dalla celebrazione del matrimonio, la Corte è pervenuta alla riduzione nel senso sopraindicato dell’importo dell’assegno di divorzio.

coppia-in-lite

  1. – Per la cassazione di tale sentenza ricorre la B. sulla base di un unico articolato motivo di ricorso. Resiste con controricorso il F.. Il controricorrente ha depositato memoria.

 

Motivi della decisione

  1. – Il Collegio ha deliberato l’adozione della forma semplificata nella redazione della motivazione della presente sentenza.

 

  1. – Con l’unico, complesso motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 5, sesto comma, della legge n. 898 del 1970, come modificato dall’art. 10 della legge n. 74 del 1987. La Corte di merito avrebbe proceduto, ai fini della determinazione della misura dell’assegno divorzile, ad una valutazione delle condizioni economiche del coniuge più debole attraverso un giudizio espresso sul piano della ipoteticità ed astrattezza, anzichè su quello della effettività e concretezza, effettuando un apprezzamento di tipo probabilistico e non fondato su dati realmente esistenti con riferimento alla specifica fattispecie. Ed anche la nascita di un figlio dalla nuova unione del F. non avrebbe potuto comprimere il diritto dell’ex coniuge all’assegno divorzile.

La illustrazione della censura si conclude con la formulazione, ai sensi dell’art. 366-bis cod.proc. civ., applicabile nella specie ratione temporis, dei seguenti quesiti di diritto: “Dica codesta Ecc.ma Corte se: 1) Ai fini dell’attribuzione dell’assegno di divorzio e della determinazione della sua misura, ai sensi dell’art. 5 della L. 1 dicembre 1970, n. 898 (nel testo modificato dall’art. 10 della L. 6 marzo 1981, n. 74), l’accertamento del giudice del merito in ordine alle condizioni economiche dei coniugi ed al reddito di entrambi debba essere compiuto non in astratto bensì in concreto evitando di fondare la decisione su meri apprezzamenti probabilistici, non fondati su dati realmente esistenti con riferimento alla specifica fattispecie; 2) la nascita di un figlio in seconde nozze dell’onerato sia evento tale da comportare la revoca dell’assegno posto a suo carico ai sensi dell’art. 5 della L. 1 dicembre 1970, n. 898 (nel testo modificato dall’art. 10 della L. 6 marzo 1987, n. 74)”.

divorzio breve legge divorzio breve con figli divorzio breve termini divorzio breve comune divorzio breve tempi divorzio breve gazzetta ufficiale divorzio breve procedura divorzio breve divorzio breve al comunedivorzio breve avvocatodivorzio breve applicazionedivorzio breve applicabilitàdivorzio breve a chi si applicadivorzio breve assehttps://studiolegale-bologna.it/divorzio breve in italia divorzio breve divorzio breve al comune divorzio breve avvocato divorzio breve applicazione divorzio breve applicabilità divorzio breve a chi si applica divorzio breve assegno mantenimento divorzio breve assegno divorzile divorzio breve assistito divorzio breve bologna per separazioni Bologna, avvocato Matrimonialista Bologna, studio legale diritto di famiglia Bologna, avvocato separazioni Bologna, avvocato divorzi Bologna
divorzio breve legge
divorzio breve con figli
divorzio breve termini
divorzio breve comune
divorzio breve tempi
divorzio breve gazzetta ufficiale
divorzio breve procedura
divorzio breve divorzio breve al comunedivorzio breve avvocatodivorzio breve applicazionedivorzio breve applicabilitàdivorzio breve a chi si applicadivorzio breve assehttps://studiolegale-bologna.it/divorzio breve in italia
divorzio breve
divorzio breve al comune
divorzio breve avvocato
divorzio breve applicazione
divorzio breve applicabilità
divorzio breve a chi si applica
divorzio breve assegno mantenimento
divorzio breve assegno divorzile
divorzio breve assistito
divorzio breve bologna per separazioni Bologna, avvocato Matrimonialista Bologna, studio legale diritto di famiglia Bologna, avvocato separazioni Bologna, avvocato divorzi Bologna

  1. – La censura, nella sua duplice articolazione, è destituita di fondamento.

3.1. – Anzitutto, non è esatto che la Corte di merito abbia fondato la propria decisione in ordine alla misura dell’assegno divorzile in questione su meri apprezzamenti probabilistici. In realtà, il giudice di secondo grado ha dapprima verificato, sulla base della disparità della situazione reddituale dei coniugi, la inadeguatezza dei mezzi della B. raffrontati ad un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio.

Quindi, ai fini della determinazione della misura dell’assegno, la Corte di merito ha utilizzato i parametri moderatori di cui all’art. 5, sesto comma, della legge n. 898 del 1970, in conformità al consolidato orientamento di questa Corte (v., per tutte, Cass., sent.

  1. 20582 del 2010).

La quantificazione dell’assegno in favore della B. è così avvenuta tenendosi presenti, per un verso, la titolarità in capo alla donna della proprietà dell’appartamento da lei abitato, e, per l’altro, la sua attitudine al lavoro, valutata non già in modo ipotetico ed astratto, bensì alla stregua di concrete e plurime prospettive collegate alla sua età ancora giovanile, nonchè alla sua specializzazione ed alla conoscenza di due lingue.

3.2. – Quanto, poi, al profilo della doglianza attinente alla nascita di un figlio dall’unione del F. con la nuova compagna, ed ai conseguenti maggiori oneri a carico dello stesso, deve rilevarsi che secondo la giurisprudenza di questa Corte, ove, a sostegno della richiesta di diminuzione dell’assegno di divorzio, siano allegati sopravvenuti oneri familiari dell’obbligato, il giudice deve verificare se si determini un effettivo depauperamento delle sue sostanze in vista di una rinnovata valutazione comparativa della situazione delle parti, salvo che la complessiva situazione patrimoniale dell’obbligato sia di tale consistenza da rendere irrilevanti i nuovi oneri (Cass. civ., sentt. n. 4551 del 2012, n. 25010 del 2007).

Se, quindi, la costituzione di una nuova famiglia non rappresenta un automatico presupposto che impone la rideterminazione dell’assegno di mantenimento, è altrettanto errato ritenere che il sistema normativo si basi su una considerazione di non necessarietà della scelta del coniuge obbligato. Al contrario, il diritto alla costituzione della famiglia è un diritto fondamentale anche nel contesto costituzionale e sovranazionale della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo del 1950 (art. 12), e come tale è riconosciuto anche dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (art. 9), senza che sia possibile considerare il divorzio come limite oltre il quale tale diritto è destinato a degradare al livello di mera scelta individuale non necessaria.

Nella specie, la circostanza di un nuovo matrimonio e della nascita di un figlio è stata correttamente valutata come giustificativa della modifica dell’entità dell’assegno di mantenimento, in correlazione anche con l’altra circostanza dell’essere il F. onerato in via esclusiva del mantenimento del figlio nato dal primo matrimonio, e di una situazione reddituale.

 

  1. – In definitiva, il ricorso deve essere rigettato. In applicazione del criterio della soccombenza, le spese del presente giudizio, liquidate come da dispositivo, devono essere poste a carico della ricorrente.

 

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio, che liquida in complessivi Euro 2.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre agli accessori di legge.

Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

  • DIRITTO DI FAMIGLIA AVVOCATO BOLOGNA,BUDRIO ,SASSO MARCONI CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA Quanto, poi, al profilo della doglianza attinente alla nascita di un figlio dall’unione del F. con la nuova compagna, ed ai conseguenti maggiori oneri a carico dello stesso, deve rilevarsi che secondo la giurisprudenza di questa Corte, ove, a sostegno della richiesta di diminuzione dell’assegno di divorzio, siano allegati sopravvenuti oneri familiari dell’obbligato, il giudice deve verificare se si determini un effettivo depauperamento delle sue sostanze in vista di una rinnovata valutazione comparativa della situazione delle parti, salvo che la complessiva situazione patrimoniale dell’obbligato sia di tale consistenza da rendere irrilevanti i nuovi oneri (Cass. civ., sentt. n. 4551 del 2012, n. 25010 del 2007).Anzola dell’Emilia avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Argelato avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Baricella avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Bentivoglio avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Bologna avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Borgo Tossignano avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Budrio avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Calderara di Reno avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Camugnano avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Casalecchio di Reno avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Casalfiumanese avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Castel d’Aiano avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Castel del Rio avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Castel di Casio avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Castel Guelfo di Bologna avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Castel Maggiore avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Castel San Pietro Terme avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Castello d’Argile avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Castenaso avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Castiglione dei Pepoli avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Crevalcore avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Dozza avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Fontanelice avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Gaggio Montano avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Galliera avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Granarolo dell’Emilia avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Grizzana Morandi avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penalista , studio avvocato penale
  • Imola avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Lizzano in Belvedere avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Loiano avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Malalbergo avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Marzabotto avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Medicina avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Minerbio avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Molinella avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Monghidoro avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Monte San Pietro avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Monterenzio avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Monzuno avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Mordano avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Ozzano dell’Emilia avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Pianoro avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Pieve di Cento avvocato penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Sala Bolognese avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • San Benedetto Val di Sambro avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • San Giorgio di Piano avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • San Giovanni in Persiceto avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • San Lazzaro di Savena avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • San Pietro in Casale avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Sant’Agata Bolognese avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Sasso Marconi avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Valsamoggia avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Vergato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale

Zola Predosa avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale

Originally posted 2016-07-23 10:34:09.

Bologna avvocato diritto di famiglia Bologna LA TUTELA PATRIMONIALE DEI FIGLI NELLA SEPARAZIONE E NEL DIVORZIO AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA. LE MODALITA’ EROGAZIONE ASSEGNO CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE , SENTENZA 26 aprile 2013 10064 Pres. Preden – est.

1#LA TUTELA PATRIMONIALE DEI FIGLI NELLA SEPARAZIONE E NEL DIVORZIO AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA. LE MODALITA’ EROGAZIONE ASSEGNO CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE , SENTENZA 26 aprile 2013 10064 Pres. Preden – est

 
divorzio breve legge
divorzio breve con figli
divorzio breve termini
divorzio breve comune
divorzio breve tempi
divorzio breve gazzetta ufficiale
divorzio breve procedura
divorzio breve divorzio breve al comunedivorzio breve avvocatodivorzio breve applicazionedivorzio breve applicabilitàdivorzio breve a chi si applicadivorzio breve assehttps://studiolegale-bologna.it/divorzio breve in italia
divorzio breve
divorzio breve al comune
divorzio breve avvocato
divorzio breve applicazione
divorzio breve applicabilità
divorzio breve a chi si applica
divorzio breve assegno mantenimento
divorzio breve assegno divorzile
divorzio breve assistito
divorzio breve bologna per separazioni Bologna, avvocato Matrimonialista Bologna, studio legale diritto di famiglia Bologna, avvocato separazioni Bologna, avvocato divorzi Bologna

 

1#avvocato diritto di famiglia BolognaLA TUTELA PATRIMONIALE DEI FIGLI NELLA SEPARAZIONE E NEL DIVORZIO AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA. LE MODALITA’ EROGAZIONE ASSEGNO CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE , SENTENZA 26 aprile 2013 10064 Pres. Preden – est.

la difettosa tenuta della cartella clinica da parte dei sanitari non può tradursi, sul piano processuale, in un pregiudizio per il paziente (cfr. Cass. n. 1538/2010) e che è anzi consentito il ricorso alle presunzioni "in ogni caso in cui la prova non possa essere data per un comportamento ascrivibile alla stessa parte contro la quale il fatto da provare avrebbe potuto essere invocato" (Cass. n. 11316/2003; cfr. Cass. n. 10060/2010);

 

 

 

 

 

La prima sentenza, 27 aprile 2011 n. 9373, ha affermato il principio che il provvedimento di modifica delle condizioni di separazione previsto dall’art. 710 c.p.c. non è immediatamente esecutivo, ma lo è solo ove in tal senso sia disposto dal giudice ai sensi dell’art. 741 c.p.c. Si è osservato a questo proposito che, mentre l’art. 1 della novella 29 luglio 1988, n. 331 richiama espressamente la disciplina dei procedimenti in camera di consiglio, resta inapplicabile l’art. 4, comma 14, della legge 1 dicembre 1970, n. 898, il quale dispone la provvisoria esecutività della sentenza di primo grado pronunciata all’esito del giudizio di divorzio, regola estesa dall’art. 23 della legge 6 marzo 1987, n. 74 ai giudizi di separazione personale, ma non a quelli di modifica del regime di separazione. Sebbene di fronte alla generalizzata esecutorietà delle sentenze di primo grado il carattere non esecutivo del decreto di primo grado di modifica delle condizioni di separazione appaia come una sorta di residuo affatto eccezionale in una materia come quella familiare, che richiede tempestività e snellezza applicativa, la discrezionalità utilizzata dal legislatore renderebbe manifestamente infondata una questione di costituzionalità.

Bologna avvocato diritto di famiglia Bologna LA TUTELA PATRIMONIALE DEI FIGLI NELLA SEPARAZIONE E NEL DIVORZIO AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA. LE MODALITA’ EROGAZIONE ASSEGNO CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE , SENTENZA 26 aprile 2013 10064 Pres. Preden – est.separazione consensuale

divorzio
separazione
divorzio congiunto
separazione giudiziale
separazione e divorzio
costo divorzio
separazione legale
divorzio giudiziale
mantenimento figli
separazione consensuale costi
affidamento congiunto
costo divorzio consensuale
separazione con addebito
legge divorzio
assegno di mantenimento
divorzio costi
separazione consensuale senza avvocato
affidamento condiviso
legge sul divorzio
documenti per divorzio
separazione di fatto
avvocati online
assegno divorzile
come divorziare
separazioni e divorzi
costo separazione consensuale
separazioni consensuali Devi affrontare il difficile passo della separazione e del divorzio, puoi rivolgerti a me per una consulenza e io ti illustrero’ i diversi scenari possibili, le procedure da seguire e gli adempimenti richiesti dalla legge.

 

 

 

 

coppia-in-lite

 

 

 

 

La più recente sentenza 20 marzo 2012 n. 4376 ha al contrario affermato che il provvedimento di modifica delle condizioni di separazione tra i coniugi, pronunciato ai sensi dell’art. 710 cod. proc. civ., è immediatamente esecutivo, in quanto a esso non si applica il differimento dell’efficacia esecutiva previsto in via generale dall’art. 741 c.p.c. per gli altri provvedimenti camerali. La conclusione, in consapevole contrasto con il precedente già ricordato, è sorretta da un’approfondita analisi del testo dell’art. 710 c.p.c., novellato dalla legge 29 luglio 1988 n. 331. Si osserva che il primo comma è espressamente ed esclusivamente riferito all’atto introduttivo del procedimento, e il rimando alle forme del procedimento in camera di consiglio potrebbe essere esteso a tutti gli altri aspetti del procedimento regolato solo se il contenuto della disposizione regolativa si fermasse a questa norma. Il secondo e il terzo comma dello stesso articolo, disciplinando alcuni aspetti del procedimento, dimostrerebbero invece che il rinvio alla disciplina dei procedimenti in camera di consiglio non è integrale, e che anzi l’autonoma disciplina dettata su aspetti importanti – quali il contraddittorio e l’istruttoria – è profondamente diversa da quella dettata dagli artt. 737-742 c.p.c. In particolare, risulta decisiva – in questa ricostruzione – la previsione, nel terzo comma, della possibilità di adottare, prima della definizione del procedimento, provvedimenti provvisori, e di modificarne il contenuto nel corso del procedimento. La possibilità di provvedimenti anticipatori della tutela che sarà offerta dal provvedimento finale, infatti, è estranea alla tutela camerale com’è disciplinata negli artt. 737 – 742 c.p.c. Il potere di pronunciare simili provvedimenti, considerato secondo il canone dell’intentio legis, esigerebbe che anche il provvedimento finale, di là da un’espressa previsione, consenta una tutela immediata: il legislatore, infatti, non potrebbe attribuire efficacia esecutiva a provvedimenti provvisori, e negarne la permanenza degli effetti una volta che il loro contenuto fosse trasposto in un provvedimento definitivo; e sarebbe non meno contraddittorio permettere una tutela esecutiva immediata sulla base di un provvedimento provvisorio emesso all’esito di cognizione sommaria, e non di un provvedimento definitivo emesso all’esito di un’istruttoria svolta nella pienezza del contraddittorio. Infine si richiama il principio costituzionale desumibile dall’art. 24 della Costituzione, che implica una consequenzialità logica e giuridica tra espressa previsione di una tutela anticipatoria in corso di procedimento ed esecutività immediata del provvedimento conclusivo, tale da non tollerare l’operatività della diversa regola dettata dall’art. 741 c.p.c..

 

 

 

 

 

avvocato diritto di famiglia BolognaLA TUTELA PATRIMONIALE DEI FIGLI NELLA SEPARAZIONE E NEL DIVORZIO AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA. LE MODALITA’ EROGAZIONE ASSEGNO CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE , SENTENZA 26 aprile 2013 10064 Pres. Preden – est.

 

 

 

 

 

Si deve preliminarmente rilevare che sulla questione oggetto del presente giudizio, costituita dall’efficacia immediatamente esecutiva dei provvedimenti, emessi a norma dell’art. 9, comma 1 della legge 1 dicembre 1970 n. 898, come sostituito dall’art. 13, comma 1 della legge 6 marzo 1987, n. 74, con i quali il tribunale provvede alla revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli, e di quelle relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere ai sensi degli articoli 5 e 6 della stessa legge, non vi sono precedenti in termini nella giurisprudenza di legittimità. Le due contrastanti pronunce, richiamate nell’ordinanza interlocutoria, vertono, infatti, sui provvedimenti pronunciati dal tribunale a norma dell’art. 710 c.p.c., in tema di modifica delle condizioni di separazione, e non propriamente sui provvedimenti pronunciati a norma del novellato art. 9, comma 1 della legge n. 898 del 1970, in tema di revisione delle condizioni di divorzio. Lo stesso apparato argomentativo svolto delle due sentenza, e in particolare in quella n. 4376 del 2012, per la definizione dell’efficacia esecutiva dei provvedimenti adottati ex art. 710 c.p.c. non sarebbe direttamente utilizzabile, nonostante la generica affinità dei due procedimenti, per la soluzione del problema riguardo ai provvedimenti assunti ex art. 9, comma 1 della legge n. 898 del 1970; e ciò sebbene, come si dirà, esso offra spunti di riflessione che vanno al di là della fattispecie regolata.

 

 

 

Bologna avvocato diritto di famiglia Bologna LA TUTELA PATRIMONIALE DEI FIGLI NELLA SEPARAZIONE E NEL DIVORZIO AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA. LE MODALITA’ EROGAZIONE ASSEGNO CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE , SENTENZA 26 aprile 2013 10064 Pres. Preden – est.

Nonostante ciò, l’esame dello stato della giurisprudenza sollecitato dalla prima sezione appare ben giustificato dalla stretta connessione tra i problemi, che emerge sia dal comune richiamo – diretto o indiretto – alla disciplina dei procedimenti camerali, e sia dalla norma contenuta nell’art. 23 (testo novellato) della legge n. 898 del 1970, che estende “ai giudizi di separazione personale dei coniugi”, in quanto compatibili, le regole di cui all’articolo 4 della legge 1 dicembre 1970, n. 898, istituendo un innegabile parallelismo tra i due diversi procedimenti.

 

avvocato per separazioni Bologna, avvocato Matrimonialista Bologna, studio legale diritto di famiglia Bologna, avvocato separazioni Bologna, avvocato divorzi Bologna
avvocato per separazioni Bologna, avvocato Matrimonialista Bologna, studio legale diritto di famiglia Bologna, avvocato separazioni Bologna, avvocato divorzi Bologna

 

 

 

 

Si deve aggiungere che il parallelismo è accentuato dal fatto che il problema dell’efficacia esecutiva del provvedimento emesso in primo grado ha assunto un carattere più acuto dal momento in cui, con la novella dell’art. 282 c.p.c. (art. 33 L. 26 novembre 1990 n. 353), la sentenza pronunciata in primo grado in tutti i giudizi ordinari è divenuta esecutiva ex lege, mentre il testo dell’art. 741 c.p.c., che nega ai provvedimenti camerali efficacia esecutiva ex lege, è rimasto invariato. È opinione generalmente condivisa, in giurisprudenza come in dottrina, che il ricorso del legislatore alle forme del procedimento camerale fosse ispirato – sia nel caso della revisione delle condizioni del divorzio (legge 6 marzo 1987, n. 74, che ha novellato l’art. 9 legge n. 898 del 1970 senza estenderlo alla revisione delle condizioni di separazione) e sia nel caso della revisione delle condizioni della separazione (legge 29 luglio 1988, n.331, che detta una disciplina diversa e molto più articolata che nel caso precedente), a esigenze di maggiore speditezza nel regolamento dei rapporti personali e patrimoniali fra i coniugi e in ordine alla prole. Il regime ordinario sarebbe invece, oggi, più aderente alle esigenze particolari che il legislatore perseguiva con la novella n. 74 del 1987, del procedimento camerale che allora poteva apparire più rapido ed efficace.

 

 

 

avvocato per separazioni Bologna, avvocato Matrimonialista Bologna, studio legale diritto di famiglia Bologna, avvocato separazioni Bologna, avvocato divorzi Bologna
avvocato per separazioni Bologna, avvocato Matrimonialista Bologna, studio legale diritto di famiglia Bologna, avvocato separazioni Bologna, avvocato divorzi Bologna

 

 

Occorre ancora osservare, prima di affrontare il punto in discussione, che problemi analoghi non si pongono con riguardo al regime esecutivo delle sentenze pronunciate in primo grado, nei giudizi di separazione e in quelli di scioglimento del matrimonio. Nei secondi il legislatore del 1987 era intervenuto con il nuovo testo dell’art. 4 della legge n. 898 del 1970, a norma del quale, per la parte relativa ai provvedimenti di natura economica la sentenza di primo grado era provvisoriamente esecutiva. La stessa norma era poi ritenuta applicabile alla sentenza pronunciata nel giudizio di primo grado del processo di separazione, in forza della disposizione contenuta nell’art. 23 della legge n. 74 del 1987. La successiva novella dell’art. 282 – con la già ricordata legge n. 353 del 1990 – ha poi disposto che, in generale, le sentenze pronunciate in primo grado sono immediatamente esecutive. In questo quadro, i procedimenti di revisione delle condizioni della separazione e del divorzio appaiono come un’anomalia nel sistema generale della tutela in questa materia.

Bologna avvocato diritto di famiglia Bologna LA TUTELA PATRIMONIALE DEI FIGLI NELLA SEPARAZIONE E NEL DIVORZIO AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA. LE MODALITA’ EROGAZIONE ASSEGNO CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE , SENTENZA 26 aprile 2013 10064 Pres. Preden – est.

CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE , SENTENZA 26 aprile 2013 10064 Pres. Preden – est. Ceccherini, n.10064 – Pres. Preden – est. Ceccherini

 

 

Svolgimento del processo

  1. La controversia ha per oggetto l’opposizione proposta dalla signora T.L. al precetto notificatole il 6 luglio 2005 dal signor I.C., già coniuge dell’opponente, per il pagamento di somme dovute per il mantenimento del figlio. L’opponente contestava l’efficacia esecutiva del titolo posto a fondamento dell’esecuzione, trattandosi di decreto emesso dal tribunale in sede di modifica delle condizioni di divorzio, e gravato da reclamo davanti alla corte d’appello. Il tribunale ha respinto l’opposizione, ritenendo applicabile alla fattispecie la norma, interpretata estensivamente, contenuta nell’art. 4, (comma 11 previgente) della legge n. 74 del 1987, come modificato da ultimo dalla legge n. 80 del 2005, laddove al comma quattordici afferma che, per la parte riguardante i provvedimenti di natura economica, la sentenza di primo grado è immediatamente esecutiva.

  2. Per la cassazione di questa sentenza ricorre la signora T. con due mezzi d’impugnazione. Resiste il signor I. .

  3. Con ordinanza interlocutoria in data 15 giugno 2012, la prima sezione civile ha rimesso gli atti al Primo presidente della corte, per l’eventuale assegnazione della causa alle Sezioni Unite civili, rilevando l’esistenza di un contrasto tra le sezioni semplici della corte sulla questione dell’esecutività immediata dei decreti di modifica delle condizioni di divorzio emessi dal tribunale, in pendenza di reclamo.

Ragioni della decisione

  1. Con i due mezzi d’impugnazione, entrambi proposti sotto il profilo dell’art. 360, comma primo n. 3 c.p.c., la ricorrente denuncia rispettivamente la violazione dell’art. 741 c.p.c., che stabilisce espressamente che i provvedimenti pronunciati in primo grado acquistano efficacia quando sono decorsi i termini di cui agli articoli precedenti senza che sia stato proposto reclamo; e la falsa applicazione dell’art. 4 comma 14 della legge n. 898 del 1970 – come novellato dalla legge n. 80 del 2005 – a norma del quale, per la parte riguardante i provvedimenti di natura economica la sentenza di primo grado è immediatamente esecutiva.

Il ricorso verte dunque sulla questione dell’immediata efficacia esecutiva dei provvedimenti di revisione delle condizioni del divorzio, emessi in primo grado dal tribunale “in camera di consiglio”, secondo quanto prevede l’art. 9 della legge 898 del 1970, nel testo novellato dalla legge n. 74 del 1987.

  1. Con ordinanza interlocutoria in data 15 giugno 2012, la prima sezione civile, alla quale il ricorso era stato assegnato, ha rilevato l’esistenza, sul punto decisivo della controversia, dell’esecutività immediata dei decreti di modifica delle condizioni di divorzio, di un contrasto tra due precedenti della corte, per dirimere il quale è stato sollecitato l’intervento di queste sezioni unite.

La prima sentenza, 27 aprile 2011 n. 9373, ha affermato il principio che il provvedimento di modifica delle condizioni di separazione previsto dall’art. 710 c.p.c. non è immediatamente esecutivo, ma lo è solo ove in tal senso sia disposto dal giudice ai sensi dell’art. 741 c.p.c. Si è osservato a questo proposito che, mentre l’art. 1 della novella 29 luglio 1988, n. 331 richiama espressamente la disciplina dei procedimenti in camera di consiglio, resta inapplicabile l’art. 4, comma 14, della legge 1 dicembre 1970, n. 898, il quale dispone la provvisoria esecutività della sentenza di primo grado pronunciata all’esito del giudizio di divorzio, regola estesa dall’art. 23 della legge 6 marzo 1987, n. 74 ai giudizi di separazione personale, ma non a quelli di modifica del regime di separazione. Sebbene di fronte alla generalizzata esecutorietà delle sentenze di primo grado il carattere non esecutivo del decreto di primo grado di modifica delle condizioni di separazione appaia come una sorta di residuo affatto eccezionale in una materia come quella familiare, che richiede tempestività e snellezza applicativa, la discrezionalità utilizzata dal legislatore renderebbe manifestamente infondata una questione di costituzionalità.

La più recente sentenza 20 marzo 2012 n. 4376 ha al contrario affermato che il provvedimento di modifica delle condizioni di separazione tra i coniugi, pronunciato ai sensi dell’art. 710 cod. proc. civ., è immediatamente esecutivo, in quanto a esso non si applica il differimento dell’efficacia esecutiva previsto in via generale dall’art. 741 c.p.c. per gli altri provvedimenti camerali. La conclusione, in consapevole contrasto con il precedente già ricordato, è sorretta da un’approfondita analisi del testo dell’art. 710 c.p.c., novellato dalla legge 29 luglio 1988 n. 331. Si osserva che il primo comma è espressamente ed esclusivamente riferito all’atto introduttivo del procedimento, e il rimando alle forme del procedimento in camera di consiglio potrebbe essere esteso a tutti gli altri aspetti del procedimento regolato solo se il contenuto della disposizione regolativa si fermasse a questa norma. Il secondo e il terzo comma dello stesso articolo, disciplinando alcuni aspetti del procedimento, dimostrerebbero invece che il rinvio alla disciplina dei procedimenti in camera di consiglio non è integrale, e che anzi l’autonoma disciplina dettata su aspetti importanti – quali il contraddittorio e l’istruttoria – è profondamente diversa da quella dettata dagli artt. 737-742 c.p.c. In particolare, risulta decisiva – in questa ricostruzione – la previsione, nel terzo comma, della possibilità di adottare, prima della definizione del procedimento, provvedimenti provvisori, e di modificarne il contenuto nel corso del procedimento. La possibilità di provvedimenti anticipatori della tutela che sarà offerta dal provvedimento finale, infatti, è estranea alla tutela camerale com’è disciplinata negli artt. 737 – 742 c.p.c. Il potere di pronunciare simili provvedimenti, considerato secondo il canone dell’intentio legis, esigerebbe che anche il provvedimento finale, di là da un’espressa previsione, consenta una tutela immediata: il legislatore, infatti, non potrebbe attribuire efficacia esecutiva a provvedimenti provvisori, e negarne la permanenza degli effetti una volta che il loro contenuto fosse trasposto in un provvedimento definitivo; e sarebbe non meno contraddittorio permettere una tutela esecutiva immediata sulla base di un provvedimento provvisorio emesso all’esito di cognizione sommaria, e non di un provvedimento definitivo emesso all’esito di un’istruttoria svolta nella pienezza del contraddittorio. Infine si richiama il principio costituzionale desumibile dall’art. 24 della Costituzione, che implica una consequenzialità logica e giuridica tra espressa previsione di una tutela anticipatoria in corso di procedimento ed esecutività immediata del provvedimento conclusivo, tale da non tollerare l’operatività della diversa regola dettata dall’art. 741 c.p.c..

  1. Si deve preliminarmente rilevare che sulla questione oggetto del presente giudizio, costituita dall’efficacia immediatamente esecutiva dei provvedimenti, emessi a norma dell’art. 9, comma 1 della legge 1 dicembre 1970 n. 898, come sostituito dall’art. 13, comma 1 della legge 6 marzo 1987, n. 74, con i quali il tribunale provvede alla revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli, e di quelle relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere ai sensi degli articoli 5 e 6 della stessa legge, non vi sono precedenti in termini nella giurisprudenza di legittimità. Le due contrastanti pronunce, richiamate nell’ordinanza interlocutoria, vertono, infatti, sui provvedimenti pronunciati dal tribunale a norma dell’art. 710 c.p.c., in tema di modifica delle condizioni di separazione, e non propriamente sui provvedimenti pronunciati a norma del novellato art. 9, comma 1 della legge n. 898 del 1970, in tema di revisione delle condizioni di divorzio. Lo stesso apparato argomentativo svolto delle due sentenza, e in particolare in quella n. 4376 del 2012, per la definizione dell’efficacia esecutiva dei provvedimenti adottati ex art. 710 c.p.c. non sarebbe direttamente utilizzabile, nonostante la generica affinità dei due procedimenti, per la soluzione del problema riguardo ai provvedimenti assunti ex art. 9, comma 1 della legge n. 898 del 1970; e ciò sebbene, come si dirà, esso offra spunti di riflessione che vanno al di là della fattispecie regolata.

Nonostante ciò, l’esame dello stato della giurisprudenza sollecitato dalla prima sezione appare ben giustificato dalla stretta connessione tra i problemi, che emerge sia dal comune richiamo – diretto o indiretto – alla disciplina dei procedimenti camerali, e sia dalla norma contenuta nell’art. 23 (testo novellato) della legge n. 898 del 1970, che estende “ai giudizi di separazione personale dei coniugi”, in quanto compatibili, le regole di cui all’articolo 4 della legge 1 dicembre 1970, n. 898, istituendo un innegabile parallelismo tra i due diversi procedimenti.

Si deve aggiungere che il parallelismo è accentuato dal fatto che il problema dell’efficacia esecutiva del provvedimento emesso in primo grado ha assunto un carattere più acuto dal momento in cui, con la novella dell’art. 282 c.p.c. (art. 33 L. 26 novembre 1990 n. 353), la sentenza pronunciata in primo grado in tutti i giudizi ordinari è divenuta esecutiva ex lege, mentre il testo dell’art. 741 c.p.c., che nega ai provvedimenti camerali efficacia esecutiva ex lege, è rimasto invariato. È opinione generalmente condivisa, in giurisprudenza come in dottrina, che il ricorso del legislatore alle forme del procedimento camerale fosse ispirato – sia nel caso della revisione delle condizioni del divorzio (legge 6 marzo 1987, n. 74, che ha novellato l’art. 9 legge n. 898 del 1970 senza estenderlo alla revisione delle condizioni di separazione) e sia nel caso della revisione delle condizioni della separazione (legge 29 luglio 1988, n.331, che detta una disciplina diversa e molto più articolata che nel caso precedente), a esigenze di maggiore speditezza nel regolamento dei rapporti personali e patrimoniali fra i coniugi e in ordine alla prole. Il regime ordinario sarebbe invece, oggi, più aderente alle esigenze particolari che il legislatore perseguiva con la novella n. 74 del 1987, del procedimento camerale che allora poteva apparire più rapido ed efficace.

Occorre ancora osservare, prima di affrontare il punto in discussione, che problemi analoghi non si pongono con riguardo al regime esecutivo delle sentenze pronunciate in primo grado, nei giudizi di separazione e in quelli di scioglimento del matrimonio. Nei secondi il legislatore del 1987 era intervenuto con il nuovo testo dell’art. 4 della legge n. 898 del 1970, a norma del quale, per la parte relativa ai provvedimenti di natura economica la sentenza di primo grado era provvisoriamente esecutiva. La stessa norma era poi ritenuta applicabile alla sentenza pronunciata nel giudizio di primo grado del processo di separazione, in forza della disposizione contenuta nell’art. 23 della legge n. 74 del 1987. La successiva novella dell’art. 282 – con la già ricordata legge n. 353 del 1990 – ha poi disposto che, in generale, le sentenze pronunciate in primo grado sono immediatamente esecutive. In questo quadro, i procedimenti di revisione delle condizioni della separazione e del divorzio appaiono come un’anomalia nel sistema generale della tutela in questa materia.

  1. Per un’adeguata trattazione del tema posto dal ricorso è indispensabile muovere dalla ricostruzione sistematica delle norme che disciplinano il procedimento di scioglimento o di cessazione degli effetti del matrimonio, che di quello di revisione costituisce il giudizio presupposto. In questo giudizio – come, del resto, in quello di separazione personale dei coniugi -la tutela interinale del regime di affidamento della prole e dei rapporti economici tra i coniugi assume un carattere particolare, nel senso che essa non si pone in posizione meramente strumentale e accidentale rispetto al giudizio di cognizione, ma costituisce una tutela normalmente concorrente con l’altra, potendo mancare solo laddove non vi siano figli minori, e i coniugi siano economicamente indipendenti. Fuori di questi casi, il procedimento prevede che, sin dalla fase preliminare della comparizione dei coniugi davanti al presidente del tribunale, i loro rapporti siano regolati da opportuni provvedimenti temporanei e urgenti, i quali garantiscono – nello stesso disegno del legislatore – che non vi siano lacune temporali nella disciplina giudiziaria dei loro rapporti. Il principio è consacrato da una norma che, per la sua specialità, è sempre stata al centro dell’attenzione degli interpreti: l’art. 189 disp. att. c.p.c. stabilisce non soltanto (al primo comma) che l’ordinanza con la quale il presidente del tribunale o il giudice istruttore da i provvedimenti di cui all’articolo 708 (oggi anche 709, a seguito delle modifiche apportate dall’art. 2 d.l. 14 marzo 2005 n. 35 conv. in legge con mod. dalla L. 14 maggio 2005 n. 80) del codice costituisce titolo esecutivo; ma, inoltre, che (secondo comma) essa conserva la sua efficacia anche dopo l’estinzione del processo, finché non sia sostituita con altro provvedimento emesso dal presidente o dal giudice istruttore a seguito di nuova presentazione della domanda. Nel disegno normativo, il ruolo di questi provvedimenti è dunque così rilevante, che non viene meno neppure nel caso che il processo si estingua, e che perciò il provvedimento conclusivo, che dovrebbe costituirne il titolo, non sia emesso. Per l’argomento presente è rilevante il fatto che questa disposizione sia espressamente richiamata dall’art. 4, comma 8 della legge n. 898 del 1970, nel testo novellato dalla legge 14 maggio 2005, n.80, il quale stabilisce che, nel processo di divorzio, si applica ai provvedimenti del presidente del tribunale e a quelli del giudice istruttore l’articolo 189 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile.

Il valore della norma citata deve essere apprezzato nel quadro della giurisprudenza consolidata di questa corte, per la quale i provvedimenti adottati dal presidente del tribunale e poi dal giudice istruttore hanno natura cautelare (Cass. 1 dicembre 1966 n. 2823; 22 maggio 1990 n. 4613; 1 aprile 1998 n. 3374). La forma camerale non è mai stata ritenuta di ostacolo al riconoscimento della loro natura contenziosa; al tempo stesso, la singolarità che essi possano sopravvivere all’estinzione del processo, in tal modo contraddicendo il loro carattere meramente strumentale e anticipatorio, non è mai stata di ostacolo alla loro qualificazione cautelare, anche prima che l’ordinamento conoscesse altri casi di provvedimenti cautelari ultrattivi (art. 669 octies c.p.c.).

Nel giudizio di scioglimento o cassazione degli effetti del matrimonio, il provvedimento pronunciato nella fase preliminare dal presidente del tribunale è poi sostituito dalla sentenza pronunciata all’esito del giudizio di primo grado, che ha immediata efficacia esecutiva (art. 4 della legge n. 898/1970, come modificato già dall’art. 8 legge 6 marzo 1987 n. 74). La limitazione di questa efficacia ai provvedimenti di natura economica è oggi superata dal nuovo testo dell’art. 282 c.p.c. (art. 33, L. 26 novembre 1990 n. 353), e conserva il significato di escludere solo gli effetti propriamente costitutivi della sentenza in ordine allo status personale dei coniugi.

La differenza essenziale tra il regolamento contenuto nei provvedimenti provvisori e urgenti e quello dettato dalla sentenza che conclude il giudizio di primo grado è costituita dal fatto che, diversamente dal primo, quello contenuto nella sentenza del tribunale – e ciò vale altresì per il provvedimento che sia emesso a conclusione dell’eventuale giudizio di secondo grado – è idoneo ad acquistare l’efficacia del giudicato. Nella materia in oggetto, tuttavia, questa differenza è attenuata dal fatto che il giudicato è da intendere sempre sottoposto alla clausola rebus sic stantibus. La possibilità della revisione delle condizioni stabilite al termine di quel giudizio è appunto espressione della predetta clausola: il relativo giudizio assume pertanto il carattere di una prosecuzione – evidentemente circoscritta al tema delle condizioni regolatrici dei rapporti tra gli ex coniugi – di quel primo giudizio, del quale necessariamente condivide gli aspetti legati all’oggetto comune. Nel sistema normativo, quale emerge dall’esame della legge n. 898 del 1970 e delle sue successive modificazioni, il regime dettato dalla sentenza conclusiva del processo di scioglimento o di cessazione della sentenza di divorzio presenta, per gli aspetti qui considerati, un carattere non dissimile – quanto alla sua efficacia – da quello contenuto nel provvedimento iniziale del presidente del tribunale, e che regolerebbe ancora il rapporto qualora per qualsiasi ragione il giudizio di cognizione non fosse giunto alla sua conclusione: l’efficacia “definitiva”, derivante dalla formazione del giudicato, non assume rilievo, perché non esclude la sua modificabilità in ragione delle circostanze sopravvenute, che siano state accertate all’esito del giudizio di revisione. Rispetto a tali circostanze, appunto, sopravvenute, il giudicato è per definizione inidoneo a giustificare una minore efficacia del nuovo accertamento.

AANSIA ACHIAMA AFFIDATILo stretto collegamento che deve ravvisarsi tra il giudizio di scioglimento o di cessazione degli effetti del matrimonio e quello successivo, di revisione, e che impone per il problema qui esaminato, dell’efficacia esecutiva del provvedimento emesso al termine del giudizio di primo grado, una soluzione uniforme, appare dunque dettato da ragioni immanenti alla materia trattata. A ciò non varrebbe opporre il rilievo formale che nel primo giudizio si ha a che fare con una sentenza, provvisoriamente esecutiva per una regola più generale, specificamente ribadita in materia, mentre nel secondo caso si ha a che fare con un provvedimento camerale, soggetto alla disciplina dell’art. 741 c.p.c.. Non soltanto, infatti, in questo caso il procedimento camerale è applicabile non in ragione della natura propria della materia trattata – che non è di giurisdizione volontaria ma contenziosa – bensì di una scelta del legislatore, in funzione di semplificazione e accelerazione del processo, sostanzialmente contrastante con la conclusione alla quale si perverrebbe altrimenti; per l’altro, a giustificare una diversa efficacia della sentenza di primo grado pronunciata a norma dell’art. 4 e del “decreto” emesso a norma dell’art. 9 della legge n. 898 del 1970 non varrebbe, come s’è visto, l’efficacia di giudicato del provvedimento che si tratta di modificare. La soluzione qui contrastata si porrebbe in termini di evidente e ingiustificabile irragionevolezza, risultante non già dall’intendo legis ricostruibile da un attento esame delle norme vigenti – che appare orientata in senso opposto a quella conclusione – bensì come l’effetto del tutto accidentale e indesiderato della stratificazione del tessuto normativo, conseguente a una serie diacronica di interventi frazionati e privi di coordinamento. A un tale esito interpretativo, che porrebbe questioni non manifestamente infondate di costituzionalità sotto il profilo della regola del giusto processo, ritiene la corte di dover preferire una ricostruzione sistematica della volontà del legislatore, tale da contemperare la specialità del processo, regolato in funzione della materia, con i principi della ragionevolezza. In sintesi, la soluzione deve essere ricercata all’interno della disciplina processuale, disegnata dagli articoli 4 e 9 della legge n. 898 del 1970 con speciale riguardo alla natura della controversia che ne costituisce l’oggetto, rimanendo l’implicito rimando alle regole del processo camerale confinato a un ruolo meramente residuale, per quei casi nei quali la specialità del procedimento non offra indicazioni pertinenti.

  1. In conclusione deve affermarsi il principio di diritto che, in materia di revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli e di quelle relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere a seguito dello scioglimento e della cessazione degli effetti del matrimonio, a norma dell’art. 9 della legge n. 1 dicembre 1970 n. 898 e successive modificazioni, il decreto pronunciato dal tribunale è immediatamente esecutivo, in conformità di una regola più generale, desumibile dall’art. 4 della citata legge regolativa della materia e incompatibile con l’art. 741 c.p.c., che subordina l’efficacia esecutiva al decorso del termine utile per la proposizione del reclamo.
  2. In conclusione il ricorso è respinto. L’assenza di precedenti puntuali in termini giustifica la compensazione delle spese del giudizio tra le parti.

P.Q.M.

La corte rigetta il ricorso e compensa le spese.

ACHIAMA AFFIDATI

Suprema Corte di Cassazione

sezione VI

sentenza 12 giugno 2014, n. 13424

FATTO E DIRITTO

Rilevato che in data 28 novembre 2013 è stata depositata relazione ex art. 380 bis che qui si riporta:

  1. Il Tribunale di Bari, con provvedimento del 13 febbraio 2011, ha accolto l’istanza ex art. 9 della legge n. 898/1970, di corresponsione di un assegno mensile di 200 Euro in favore della figlia minore P.N. .
  2. Ha proposto reclamo il padre P.M. sostenendo l’illegittima imposizione dell’assegno alla luce della previsione contenuta nella sentenza di divorzio di una corresponsione una tantum dell’assegno di divorzio. Infatti l’assegno una tantum era stato stabilito e parametrato anche per le esigenze future della figlia minore N. dato che si era stabilito che la Pa. , beneficiarla, avrebbe acquistato una abitazione per sé e per la figlia con la somma di 100.000 Euro e avrebbe destinato la residua somma di 50.000 alle sue esigenze di vita e a quelle della figlia.
  3. La Corte di appello ha respinto il reclamo rilevando che l’acquisto dell’abitazione aveva comportato una spesa di 145.000 Euro cosicché era rimasta una disponibilità di 5.000 Euro insufficiente alle esigenze di mantenimento della figlia in assenza di redditi propri della Pa. .della Corte di appello ma che non vengono riportate affatto nel ricorso.
  4. Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente contesta la pretesa affermazione della Corte secondo cui ricorrono nella specie i presupposti per la modifica dell’assegno divorzile ex art. 9 della legge n. 898/70 mentre, rileva il ricorrente, nessuna circostanza sopravvenuta può va La Corte distrettuale ha anche ritenuto equamente commisurata, anche tenendo

conto del reddito del P. , la somma di 200 Euro mensili oltre la metà delle spese straordinarie mediche e scolastiche.

  1. Propone ricorso per cassazione P.M. affidandosi a due motivi di impugnazione con i quali deduce omessa motivazione e violazione di norme di legge.
  2. Non svolge difese Pa.Fr. .

Ritenuto che:

  1. Il primo motivo di ricorso è inammissibile perché formulato genericamente con riferimento alle argomentazioni opposte dal ricorrente in sede di reclamo del provvedimento del Tribunale di Bari, argomentazioni che non sarebbero state prese in considerazione dalla decisione lere a modificare le condizioni della pronuncia di divorzio, emessa sul presupposto di un accordo intervenuto fra i due ex coniugi che doveva avere l’effetto di escludere qualsiasi ulteriore obbligo di contribuzione economica in favore della Pa. e della figlia N. . Il ricorrente contesta comunque che circostanze valutabili normalmente ex art. 9 della legge n. 898/70 siano nella specie intervenute.
  2. Il motivo deve ritenersi fondato. Secondo la giurisprudenza di questa Corte la corresponsione dell’assegno divorzile in unica soluzione su accordo tra le parti, soggetto a verifica giudiziale, esclude la sopravvivenza, in capo al coniuge beneficiario, di qualsiasi ulteriore diritto, a contenuto patrimoniale o meno, nei confronti dell’altro coniuge, attesa la cessazione, per effetto del divorzio e della suddetta erogazione “una tantum”, di qualsiasi rapporto fra gli stessi, con la conseguenza che nessuna ulteriore prestazione può essere richiesta, neppure per il peggioramento delle condizioni economiche dell’assegnatario o, comunque, per la soprawenienza dei giustificati motivi cui è subordinata l’ammissibilità della domanda di revisione del medesimo assegno periodico (cfr. Cass. civ. sezione I, n. 126 del 5 gennaio 2001 e sez. lav. n. 3635 dell’8 marzo 2012).

La Corte non condivide tale relazione quanto al secondo motivo di ricorso perché, ferma restando la giurisprudenza citata, essa non può applicarsi anche all’assegno di mantenimento del figlio che, oltre a non partecipare, anche in ragione della sua minore età, all’accordo per la corresponsione una tantum dell’assegno divorzile, ha un interesse distinto e preminente rispetto a quello dei genitori a vedersi assicurato, sino al raggiungimento della propria indipendenza economica, un contributo al suo mantenimento, da parte di entrambi i genitori, che sia idoneo al soddisfacimento delle proprie esigenze di vita sicché la corresponsione dell’assegno divorzile in unica soluzione e anche in vista delle esigenze di mantenimento del minore non pregiudica la possibilità di richiedere, ex art. 9 della legge n. 898/1970, la modifica delle condizioni economiche del divorzio qualora esse per fatti intervenuti, come nel caso in esame, successivamente alla sentenza di divorzio, si dimostrino inidonee a soddisfare le esigenze di mantenimento del minore.

Si ritiene pertanto che il ricorso debba essere respinto senza alcuna statuizione sulle spese.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla sulle spese del giudizio di cassazione. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma dell’art. 52 del decreto legislativo n. 196/2003.

Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del D.P.R. n. 115 del 2002, si da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.

 

  • Anzola dell’Emilia avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Argelato avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Baricella avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Bentivoglio avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Bologna avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Borgo Tossignano avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Budrio avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Calderara di Reno avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Camugnano avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Casalecchio di Reno avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Casalfiumanese avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Castel d’Aiano avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Castel del Rio avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Castel di Casio avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Castel Guelfo di Bologna avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Castel Maggiore avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Castel San Pietro Terme avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Castello d’Argile avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Castenaso avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Castiglione dei Pepoli avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Crevalcore avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Dozza avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Fontanelice avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Gaggio Montano avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Galliera avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Granarolo dell’Emilia avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Grizzana Morandi avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penalista , studio avvocato penale
  • Imola avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale avvocato diritto di famiglia Bologna
  • Lizzano in Belvedere avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Loiano avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Malalbergo avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Marzabotto avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Medicina avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Minerbio avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Molinella avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Monghidoro avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Monte San Pietro avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Monterenzio avvocato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Monzuno avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Mordano avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Ozzano dell’Emilia avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Pianoro avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Pieve di Cento avvocato penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Sala Bolognese avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • San Benedetto Val di Sambro avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • San Giorgio di Piano avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • San Giovanni in Persiceto avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • San Lazzaro di Savena avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • San Pietro in Casale avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Sant’Agata Bolognese avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Sasso Marconi avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Valsamoggia avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale
  • Vergato avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale

Zola Predosa avvocato matrimonialista ,diritto di famiglia penale, avvocato penalista , studio avvocato penale

divorzio congiunto divorzio congiunto modello
divorzio congiunto senza avvocato
divorzio congiunto contributo unificato
divorzio congiunto costi
divorzio congiunto competenza territoriale
divorzio congiunto procedura
divorzio congiunto negoziazione assistita
divorzio congiunto documenti da allegare
divorzio congiunto documenti
1
divorzio congiunto modello divorzio congiunto modello 2014
divorzio congiunto modello 2015
divorzio congiunto modello ricorso
divorzio congiunto modello istat
divorzio congiunto modello negoziazione assistita
divorzio consensuale modello
procura divorzio congiunto modello
sentenza divorzio congiunto modello
ricorso per divorzio congiunto modello
2
divorzio congiunto senza avvocato divorzio congiunto senza avvocato elenco tribunali
divorzio congiunto senza avvocato tribunale di milano
divorzio congiunto senza avvocato 2012
divorzio congiunto senza avvocato roma
divorzio congiunto senza avvocato a milano
divorzio congiunto senza avvocato 2014
divorzio congiunto senza avvocato firenze
divorzio congiunto senza avvocato torino
avvocato diritto di famiglia Bologna divorzio congiunto senza avvocato dove 
2
ì

2
divorzio congiunto competenza territoriale divorzio congiunto competenza territoriale 2016
avvocato diritto di famiglia Bolognadivorzio giudiziale competenza territoriale 
divorzio consensuale competenza territoriale
avvocato diritto di famiglia Bolognadivorzio congiunto competenza per territorio  
divorzio congiunto e competenza territoriale
divorzio giudiziale competenza per territorio
ricorso per divorzio congiunto competenza territoriale
divorzio consensuale + competenza per territorio
ricorso divorzio giudiziale competenza territoriale
2
divorzio congiunto procedura divorzio congiunto procedura civile
divorzio congiunto nuova procedura
divorzio congiunto codice procedura civile
2
divorzio congiunto negoziazione assistita divorzio congiunto negoziazione assistita obbligatoria
divorzio congiunto negoziazione assistita fac simile
divorzio congiunto negoziazione assistita formulario
divorzio consensuale negoziazione assistita fac simile
divorzio congiunto e negoziazione assistita
divorzio giudiziale negoziazione assistita
divorzio consensuale negoziazione assistita
divorzio congiunto con negoziazione assistita
divorzio congiunto senza negoziazione assistita
2
divorzio congiunto documenti da allegare divorzio giudiziale documenti da allegare
divorzio consensuale documenti da allegare
ricorso divorzio congiunto documenti da allegare
documenti da allegare al divorzio congiunto
ricorso per divorzio giudiziale documenti da allegare
2
divorzio congiunto documenti divorzio congiunto documenti necessari
divorzio congiunto documenti da allegare
divorzio congiunto documenti da produrre
divorzio congiunto+documenti da depositare
divorzio congiunto documenti da presentare
divorzio congiunto documenti occorrenti
divorzio giudiziale documenti da allegare
divorzio giudiziale documenti
divorzio consensuale documenti da allegare

CONVIVENTI-3
AVVOCATO ESPERTO FAMIGLIA BOLOGNA

Originally posted 2016-07-23 10:18:16.

CONTRATTO OBBLIGAZIONI PECUNIARIE –Cassazione civile SS.UU. 13658/2010sul “motivo principale di opposizione” (da accogliere “nei limiti che seguono”): “l’assegno inviato alla creditrice prima della notifica del precetto aveva ad oggetto un importo corrispondente alle somme capitali e ai relativi interessi come dovute all’epoca del pagamento”; “secondo la più recente giurisprudenza di legittimità (Cass. Civ. n. 27158 del 19 dicembre 2006), nelle obbligazioni aventi ad oggetto somme di denaro, il pagamento effettuato mediante corresponsione di un assegno costituisce, secondo gli usi negoziali, idoneo modo di estinguere la obbligazione, senza che occorra un preventivo accordo tra le parti”.

1)CONTRATTO OBBLIGAZIONI PECUNIARIE OVVERO DI DANARO  –

 

 

la difettosa tenuta della cartella clinica da parte dei sanitari non può tradursi, sul piano processuale, in un pregiudizio per il paziente (cfr. Cass. n. 1538/2010) e che è anzi consentito il ricorso alle presunzioni "in ogni caso in cui la prova non possa essere data per un comportamento ascrivibile alla stessa parte contro la quale il fatto da provare avrebbe potuto essere invocato" (Cass. n. 11316/2003; cfr. Cass. n. 10060/2010);

 

 

sul “motivo principale di opposizione” (da accogliere “nei limiti che seguono”): “l’assegno inviato alla creditrice prima della notifica del precetto aveva ad oggetto un importo corrispondente alle somme capitali e ai relativi interessi come dovute all’epoca del pagamento”; “secondo la più recente giurisprudenza di legittimità (Cass. Civ. n. 27158 del 19 dicembre 2006), nelle obbligazioni aventi ad oggetto somme di denaro, il pagamento effettuato mediante corresponsione di un assegno costituisce, secondo gli usi negoziali, idoneo modo di estinguere la obbligazione, senza che occorra un preventivo accordo tra le parti”.

Per il giudice a quo, infine, “è da considerare, altresì, il comportamento della creditrice certamente contrario ai principi di correttezza e buona fede, intesa senso oggettivo (Cass. 9 luglio 2002 n. 18240; Cass. 28 luglio 1997 n. 7051)”: “il rifiuto della creditrice di ricevere l’assegno è stato oltremodo contrario a buona fede anche alla luce del motivo addotto a sostegno di tale rifiuto, vale a dire la non congruità dell’importo portato dal titolo”.

  1. La ricorrente chiede di cassare tale decisione in forza di due motivi.
  2. Con il primo la TRALICCI – esposto che nel caso “l’assegno corrisposto dalla debitrice è consistito in un assegno bancario” – denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 1182 e 1217 cod. civ. nonché dell’ art. 112 c.p.c. (error in procedendo) adducendo che – avendo questa Corte affermato, “in numerosissime massime” (“comprese quelle richiamate nella sentenza gravata”), che “ai fini dell’estinzione dell’obbligazione pecuniaria sia necessaria la ‘dazione’ di moneta contante avente corso legale … ex art. 1277 cc” ed esteso “solo recentemente” (“Cass. civ. sez. unite, 18 dicembre 2007 n. 26617”) “tale potere estintivo esclusivamente all’assegno circolare anche se con ‘determinate limitazioni’” – l’assegno bancario non rientra “nell’ambito degli ‘strumenti legali’ di estinzione delle obbligazioni pecuniarie” e conserva la “sua natura di datio pro solvendo e pertanto rifiutabile dal debitore” (“in tal senso … Cass. III, 10 febbraio 2003 n. 1939”).

La ricorrente aggiunge che il “contrasto” del “rifiuto” del “titolo di credito” da parte del creditore con “l’art. 1175 c.c.” è stato affermato da un “orientamento minoritario” di questa Corte “ma sempre con riguardo all’assegno circolare” per cui la decisione impugnata è illegittima “non solo per contrasto con gli artt. 1277 e 1182 cc ma soprattutto per omessa pronuncia su una specifica domanda di [essa] parte creditrice” (“nel caso …, al contrario l’impresa assicuratrice ha versato un assegno bancario e pertanto nessun obbligo di restituzione grava in capo allo scrivente”) “consistente” nella “carenza di efficacia ‘solutoria’ del pagamento tramite assegno bancario in luogo della moneta contate o circolare” atteso che “il giudice si è limitato a pronunciarsi … sull’efficacia solutoria dell’assegno circolare ma non su quella del titolo oggetto di causa” (“assegno bancario”).

.

CONTRATTO OBBLIGAZIONI PECUNIARIE –Cassazione civile SS.UU. 13658/2010sul “motivo principale di opposizione” (da accogliere “nei limiti che seguono”): “l’assegno inviato alla creditrice prima della notifica del precetto aveva ad oggetto un importo corrispondente alle somme capitali e ai relativi interessi come dovute all’epoca del pagamento”; “secondo la più recente giurisprudenza di legittimità (Cass. Civ. n. 27158 del 19 dicembre 2006), nelle obbligazioni aventi ad oggetto somme di denaro, il pagamento effettuato mediante corresponsione di un assegno costituisce, secondo gli usi negoziali, idoneo modo di estinguere la obbligazione, senza che occorra un preventivo accordo tra le parti”.
CONTRATTO OBBLIGAZIONI PECUNIARIE –Cassazione civile SS.UU. 13658/2010sul “motivo principale di opposizione” (da accogliere “nei limiti che seguono”): “l’assegno inviato alla creditrice prima della notifica del precetto aveva ad oggetto un importo corrispondente alle somme capitali e ai relativi interessi come dovute all’epoca del pagamento”; “secondo la più recente giurisprudenza di legittimità (Cass. Civ. n. 27158 del 19 dicembre 2006), nelle obbligazioni aventi ad oggetto somme di denaro, il pagamento effettuato mediante corresponsione di un assegno costituisce, secondo gli usi negoziali, idoneo modo di estinguere la obbligazione, senza che occorra un preventivo accordo tra le parti”.

Cassazione civile SS.UU. 13658/2010

 

..omissis…

afototestamento3Motivi della decisione

 

  1. Con la sentenza gravata, il Tribunale di Roma – riprodotte le seguenti “conclusioni”: “per l’opponente: «dichiarare interamente estinta, per compensazione, la obbligazione e pertanto soddisfatta la creditrice procedente e, per l’effetto, dichiarare nulli il precetto e tutti gli atti conseguenti; in subordine, nell’ipotesi di rigetto della eccezione di compensazione, dichiarare non dovute alcune voci di precetto …»; per l’opposto: «respingere l’opposizione perché infondata»” -, respinta “l’eccezione di compensazione sollevata dall’opponente” (“in quanto non stata fornita la prova del passaggio in giudicato del titolo … solo provvisoriamente eseguibile e quindi non certo”), ha accolto (“nei limiti … esposti” nella motivazione) l’opposizione ex art. 615 c.p.c. proposta dalla società di assicurazione osservando:

– “merita accoglimento la doglianza sulla illegittimità di alcune voci di precetto (ad es. consultazione col cliente, corrispondenza informativa, delega ed autentica, fascicolazione ed indice) e di tale eccezione, si osserva incidentalmente, dovrà tener conto il GE nella eventuale assegnazione del credito”;

– sul “motivo principale di opposizione” (da accogliere “nei limiti che seguono”): “l’assegno inviato alla creditrice prima della notifica del precetto aveva ad oggetto un importo corrispondente alle somme capitali e ai relativi interessi come dovute all’epoca del pagamento”; “secondo la più recente giurisprudenza di legittimità (Cass. Civ. n. 27158 del 19 dicembre 2006), nelle obbligazioni aventi ad oggetto somme di denaro, il pagamento effettuato mediante corresponsione di un assegno costituisce, secondo gli usi negoziali, idoneo modo di estinguere la obbligazione, senza che occorra un preventivo accordo tra le parti”.

Per il giudice a quo, infine, “è da considerare, altresì, il comportamento della creditrice certamente contrario ai principi di correttezza e buona fede, intesa senso oggettivo (Cass. 9 luglio 2002 n. 18240; Cass. 28 luglio 1997 n. 7051)”: “il rifiuto della creditrice di ricevere l’assegno è stato oltremodo contrario a buona fede anche alla luce del motivo addotto a sostegno di tale rifiuto, vale a dire la non congruità dell’importo portato dal titolo”.

  1. La ricorrente chiede di cassare tale decisione in forza di due motivi.
  2. Con il primo la TRALICCI – esposto che nel caso “l’assegno corrisposto dalla debitrice è consistito in un assegno bancario” – denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 1182 e 1217 cod. civ. nonché dell’ art. 112 c.p.c. (error in procedendo) adducendo che – avendo questa Corte affermato, “in numerosissime massime” (“comprese quelle richiamate nella sentenza gravata”), che “ai fini dell’estinzione dell’obbligazione pecuniaria sia necessaria la ‘dazione’ di moneta contante avente corso legale … ex art. 1277 cc” ed esteso “solo recentemente” (“Cass. civ. sez. unite, 18 dicembre 2007 n. 26617”) “tale potere estintivo esclusivamente all’assegno circolare anche se con ‘determinate limitazioni’” – l’assegno bancario non rientra “nell’ambito degli ‘strumenti legali’ di estinzione delle obbligazioni pecuniarie” e conserva la “sua natura di datio pro solvendo e pertanto rifiutabile dal debitore” (“in tal senso … Cass. III, 10 febbraio 2003 n. 1939”).

La ricorrente aggiunge che il “contrasto” del “rifiuto” del “titolo di credito” da parte del creditore con “l’art. 1175 c.c.” è stato affermato da un “orientamento minoritario” di questa Corte “ma sempre con riguardo all’assegno circolare” per cui la decisione impugnata è illegittima “non solo per contrasto con gli artt. 1277 e 1182 cc ma soprattutto per omessa pronuncia su una specifica domanda di [essa] parte creditrice” (“nel caso …, al contrario l’impresa assicuratrice ha versato un assegno bancario e pertanto nessun obbligo di restituzione grava in capo allo scrivente”) “consistente” nella “carenza di efficacia ‘solutoria’ del pagamento tramite assegno bancario in luogo della moneta contate o circolare” atteso che “il giudice si è limitato a pronunciarsi … sull’efficacia solutoria dell’assegno circolare ma non su quella del titolo oggetto di causa” (“assegno bancario”).

A conclusione la TRALICCI chiede (quesito di diritto):

– “se nella fattispecie in esame in cui parte debitrice aveva inviato, alla creditrice, ad estinzione del debito portato dalla sentenza del Giudice di Pace di Roma un semplice assegno bancario, poteva la parte creditrice rifiutare la forma di pagamento utilizzata dal debitore”;

– “se nella fattispecie in esame in cui parte debitrice aveva inviato alla creditrice, quale estinzione dell’obbligazione pecuniaria pendente, un assegno bancario poteva il giudice dell’opposizione equiparare il pagamento tramite assegno bancario a quello effettuato tramite assegno circolare e pertanto considerare il rifiuto del pagamento tramite assegno bancario contrario alle regole di correttezza e buona fede”;

– “se, nella fattispecie in esame, in cui parte debitrice aveva proposto opposizione ad atto di precetto deducendo l’avvenuta estinzione dell’obbligazione per avvenuto inoltro, alla creditrice, prima della notifica del precetto, di un assegno bancario di importo pari alle spese liquidate, poteva il giudice ritenere estinta l’obbligazione pecuniaria attribuendo all’assegno bancario efficacia di datio pro soluto”.

  1. Con l’altro motivo la ricorrente – assunto aver “parte debitrice” richiesto, “nelle conclusioni dell’atto di opposizione”, di “‘condannarla a rimborsare alla Compagnia la somma di euro 220,00 versata quale sostituto d’imposta …’ (cfr. opposizione all’esecuzione)” – denunzia violazione o falsa applicazione dell’art. 37 c.p.c. adducendo dover “ritenersi che trattandosi di ‘controversia fra sostituito e sostituto, relativa alla legittimità delle ritenute d’acconto operate dal secondo, anche nella ipotesi in cui la domanda del sostituito venga formulata nei confronti del sostituto invocando l’art. 2043 c.c.’, il … giudice avrebbe dovuto primariamente dichiarare la sua incompetenza per materia, sulla questione, in favore delle ‘commissioni tributarie’ (cfr. Cass. civ., sez. Unite, 24 ottobre 1997 n. 10456), con la conseguenza che l’omessa declaratoria di incompetenza, cui ha fatto seguito una pronuncia del seguente tenore ‘accoglie l’opposizione …’ (pag. 4 sentenza gravata) ha determinato una violazione dell’art. 31 cpc”.

A conclusione la TRALICCI chiede (quesito di diritto)

“se nell’ipotesi di specie in cui parte debitrice, nella propria opposizione all’esecuzione, aveva richiesto la restituzione, al sostituto d’imposta, della ritenuta di acconto versata, il giudice dell’opposizione avrebbe dovuto dichiarare la sua incompetenza sulla questione in favore delle Commissioni Tributarie”.

  1. La società di assicurazioni – esposto essere “illuminante sul comportamento” della creditrice il fatto che la stessa, “pur iniziando una procedura esecutiva”, abbia trattenuto “l’assegno inviatole a saldo delle sue spettanze” -, dal suo canto, oppone (in sintesi):

– sul primo motivo dell’avverso ricorso, che “deve considerarsi altamente pregevole nell’ottica di uno sviluppo dei commerci e della effettiva rispondenza delle decisioni ai casi concreti, come il Tribunale abbia ritenuto ‘certo’ il pagamento avvenuto a mezzo dell’assegno bancario … come deve ritenersi … logica e coerente la motivazione della corte di merito laddove afferma che il ‘rifiuto della creditrice stato contrario ai criteri di correttezza e buona fede’”;

– quanto al secondo motivo del medesimo ricorso, che si tratta di una “questione … secondaria … trattata dal Tribunale solo per economia processuale e per una forma di ‘attrazione’ da parte della questione principale”.

  1. Il ricorso deve essere respinto perché infondato.
  2. La sentenza impugnata – come si evince univocamente dalle riportate argomentazioni che la sorreggono – fondata su due autonome rationes decidendi, ciascuna delle quali idonea, da sola, a sorreggere la statuizione adottata:

– l’una (a conforto della quale il Tribunale richiama la «più recente giurisprudenza di legittimità»: «Cass. … n. 27158 del 19 dicembre 2006») affermativa della idoneità della «corresponsione di un assegno» ad «estinguere l’obbligazione» («senza che occorra un preventivo accordo tra le parti»);

– l’altra fondata sulla contrarietà a «correttezza e buona fede» del «comportamento» tenuto nel caso dalla creditrice, il cui «rifiuto» è stato ritenuto (appunto) «oltremodo contrario a buona fede» perché giustificato (unicamente) con l’asserita (ma, in realtà, infondata al momento dell’invio del titolo [né la TRALICCI ha in alcun modo censurato lo specifico accertamento fattuale del giudice del merito secondo cui “l’assegno inviato alla creditrice prima della notifica del precetto aveva ad oggetto un importo corrispondente alle somme capitali e ai relativi interessi come dovute all’epoca del pagamento”]) non congruità dell’importo portato dall’assegno bancario rimesso dalla debitrice.

Tale ragione – diversamente da quanto sostenuto dalla ricorrente – non costituisce affatto espressione di un “orientamento minoritario” di questa Corte (né, tampoco, relativo al solo “assegno circolare”) perché (Cass., un., 23 dicembre 2009 n. 27214, in materia non contrattuale), “l’obbligo di buona fede o correttezza costituisce, ex art. 2 Cost., un autonomo dovere giuridico, espressione di un generale principio di solidarietà sociale (cfr. Cass. 5 marzo 2009 n. 5349)”, “applicabile in ambito contrattuale od extracontrattuale”, che “impone di mantenere, nei rapporti della vita di relazione, un comportamento leale”, comunque “volto alla salvaguardia dell’utilità altrui, nei limiti dell’apprezzabile sacrificio (in termini …, Cass. 5 febbraio 2007 n. 3462)”: “il principio di correttezza e buona fede, in particolare, deve improntare il rapporto tra le parti non solo durante l’esecuzione del contratto ma anche nell’eventuale fase dell’azione giudiziale per ottenere l’adempimento (Cass., sez. un., 15 novembre 2007 n. 23726; Cass. 11 giugno 2008 n. 15746)”.

La necessità (affermata nella stessa decisione) di osservare la “regola della correttezza e della buona fede oggettiva” nella “valutazione del comportamento del creditore”, peraltro, costituisce l’imprescindibile fondamento logico anche della sentenza n. 26617 depositata il 18 dicembre 2007 da queste sezioni unite quando hanno affermato il principio secondo cui “nelle obbligazioni pecuniarie, il cui importo sia inferiore a 12.500 Euro o per le quali non sia imposta per legge una diversa modalità di pagamento, il debitore ha facoltà di pagare, a sua scelta, in moneta avente corso legale nello Stato o mediante consegna di assegno circolare; nel primo caso il creditore non può rifiutare il pagamento, come, invece, può nel secondo solo per giustificato motivo da valutare secondo la regola della correttezza e della buona fede oggettiva; l’estinzione dell’obbligazione con l’effetto liberatorio del debitore si verifica nel primo caso con la consegna della moneta e nel secondo quando il creditore acquista concretamente la disponibilità giuridica della somma di denaro, ricadendo sul debitore il rischio dell’inconvertibilità dell’assegno”.

Questa decisione, infatti, contiene ulteriori (pienamente condivisibili) considerazioni relative alla “valutazione del comportamento del creditore”, particolarmente utili ai fin della presente controversia, laddove osserva che :

– l’inciso “moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento” contenuto nel primo comma dell’art. 1277 cod. civ. “significa che i mezzi monetari impiegati si debbono riferire al sistema valutario nazionale, senza che se ne possa indurre alcuna definizione della fattispecie del pagamento solutorio”: “la moneta avente corso legale”, infatti, “non è l’oggetto del pagamento” perché questo “è rappresentato dal valore monetario o quantità di denaro”;

– “l’adempimento dell’obbligazione pecuniaria inteso non come atto materiale di consegna della moneta contante, bensì come prestazione diretta all’estinzione del debito” (“nella quale le parti debbono collaborare osservando un comportamento da valutare per il creditore secondo la regola della correttezza e per il debitore secondo la regola della diligenza”);

– “nell’ambiente socio-economico l’assegno circolare e quello bancario costituiscono mezzi normali di pagamento”.

CONTRATTO OBBLIGAZIONI PECUNIARIE –Cassazione civile SS.UU. 13658/2010sul “motivo principale di opposizione” (da accogliere “nei limiti che seguono”): “l’assegno inviato alla creditrice prima della notifica del precetto aveva ad oggetto un importo corrispondente alle somme capitali e ai relativi interessi come dovute all’epoca del pagamento”; “secondo la più recente giurisprudenza di legittimità (Cass. Civ. n. 27158 del 19 dicembre 2006), nelle obbligazioni aventi ad oggetto somme di denaro, il pagamento effettuato mediante corresponsione di un assegno costituisce, secondo gli usi negoziali, idoneo modo di estinguere la obbligazione, senza che occorra un preventivo accordo tra le parti”.
CONTRATTO OBBLIGAZIONI PECUNIARIE –Cassazione civile SS.UU. 13658/2010sul “motivo principale di opposizione” (da accogliere “nei limiti che seguono”): “l’assegno inviato alla creditrice prima della notifica del precetto aveva ad oggetto un importo corrispondente alle somme capitali e ai relativi interessi come dovute all’epoca del pagamento”; “secondo la più recente giurisprudenza di legittimità (Cass. Civ. n. 27158 del 19 dicembre 2006), nelle obbligazioni aventi ad oggetto somme di denaro, il pagamento effettuato mediante corresponsione di un assegno costituisce, secondo gli usi negoziali, idoneo modo di estinguere la obbligazione, senza che occorra un preventivo accordo tra le parti”.

Nella medesima sentenza, poi, si è precisato che “il concetto di domicilio del creditore non coincide con il suo domicilio anagrafico soggettivamente riconducibile alla persona fisica, ma deve essere oggettivizzato e può individuarsi nella sede (filiale, agenzia o altro) della banca presso la quale il creditore ha un conto”, con la conseguenza che “se il debitore paga con assegno circolare o con altro sistema che assicuri ugualmente la disponibilità della somma dovuta, il creditore può rifiutare il pagamento solo per giustificato motivo che deve allegare ed all’occorrenza anche provare”.

Da tali principi discende che il solo fatto dell’adempimento, da parte del debitore, della propria obbligazione pecuniaria con un “altro sistema” di pagamento (ovverosia di messa a disposizione del “valore monetario” spettante) – “sistema” che, comunque, “assicuri ugualmente la disponibilità della somma dovuta” – non legittima affatto il creditore a rifiutare il pagamento stesso essendo all’uopo necessario che il rifiuto sia sorretto anche da un “giustificato motivo”, che il creditore deve “allegare ed all’occorrenza anche provare”.

Nel caso la ricorrente non ha dedotto l’esistenza di nessun motivo a giustificazione del mancato incasso dell’assegno benché l’avesse ricevuto (come accertato dal giudice a quo) oltre sei mesi prima di intraprendere l’azione esecutiva opposta dalla debitrice proprio per effetto di detto invio e tanto dimostra la effettiva contrarietà del suo «comportamento» ai «principi di correttezza e buona fede», come ritenuto dal giudice del merito.

L’infondatezza della doglianza relativa al punto di censura esaminato, in una con la già evidenziata autonomia di questa ratio decidendi a sorreggere da sola la decisione impugnata, rende del tutto inutile l’esame della censura avente ad oggetto l’altra ragione della medesima decisione (capacità della «corresponsione di un assegno» di «estinguere l’obbligazione», «senza che occorra un preventivo accordo tra le parti») attesa la evidente inidoneità dell’eventuale fondatezza di quest’ultima a determinare, da sola, la cassazione della sentenza impugnata.

  1. Il secondo motivo – il cui quesito ex art. 366 bis c.p.c. risulta, peraltro, imperfettamente formulato laddove fa riferimento ad ipotesi “in cui parte debitrice … aveva richiesto la restituzione, al sostituto d’imposta, della ritenuta di acconto versata” mentre il soggetto obbligato alla restituzione dovrebbe identificarsi nel “sostituito” (non nel “sostituto”) – inammissibile perché (diversamente da quanto suppone anche la società che parla comunque di “questione … trattata dal Tribunale”) diretto a censurare una pronuncia inesistente: nella sentenza impugnata, infatti, non vi è traccia (nemmeno nelle “conclusioni” della detta “debitrice” riportate nell’epigrafe) né della proposizione di siffatta richiesta da parte della “debitrice” né, soprattutto, di una qualche decisione sulla stessa adottata dal giudice a quo nella cui pronuncia di “accoglimento dell’opposizione” spiegata dalla debitrice non si rinviene alcuna condanna della odierna ricorrente a pagare alcunché in favore di quella “debitrice”.

L’eventuale violazione dell’art. 112 c.p.c. – per omissione di pronuncia attinente detta richiesta – in cui potrebbe essere incorso il giudice a quo, comunque, non è stata denunziata dalla società, unica avente interesse (art. 100 c.p.c.), per cui la pretesa domanda di restituzione (se effettivamente prospettata) deve ritenersi definitivamente estranea al thema decidendi: va, quindi, rilevata la carenza di qualsiasi presupposto fattuale che possa involgere l’applicazione dell’art. 37 c.p.c. del quale la TRALICCI denunzia la violazione con il motivo in esame.

  1. Per la sua totale soccombenza la ricorrente, sensi dell’art. 91 c.p.c., deve essere condannata a rifondere alla società le spese processuali del giudizio di legittimità, liquidate (nella misura indicata in dispositivo) in base alle vigenti tariffe forensi, al valore della controversia ed all’attività difensiva svolta dalla parte vittoriosa (il cui controricorso deve ritenersi inammissibile perché proposto oltre il termine di cui all’art. 370, primo comma, c.p.c.).

 

P.Q.M.

 

 

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a rifondere alla società le spese del giudizio di legittimità che liquida in complessivi euro 920,00, di cui euro 720,00 per onorario, oltre spese generali ed accessori di legge.

Originally posted 2016-07-21 16:40:53.

dell’adempimento, da parte del debitore, della propria obbligazione pecuniaria con un “altro sistema” di pagamento (ovverosia di messa a disposizione del “valore monetario” spettante) – “sistema” che, comunque, “assicuri ugualmente la disponibilità della somma dovuta” – non legittima affatto il creditore a rifiutare il pagamento stesso essendo all’uopo necessario che il rifiuto sia sorretto anche da un “giustificato motivo”, che il creditore deve “allegare ed all’occorrenza anche provare”.

 

 

dell’adempimento, da parte del debitore, della propria obbligazione pecuniaria con un “altro sistema” di pagamento (ovverosia di messa a disposizione del “valore monetario” spettante) – “sistema” che, comunque, “assicuri ugualmente la disponibilità della somma dovuta” – non legittima affatto il creditore a rifiutare il pagamento stesso essendo all’uopo necessario che il rifiuto sia sorretto anche da un “giustificato motivo”, che il creditore deve “allegare ed all’occorrenza anche provare”.

 

 

Art. 269 del codice civile. Dichiarazione giudiziale di paternità e maternità. La paternità e la maternità naturale possono essere giudizialmente dichiarate nei casi in cui il riconoscimento è ammesso. La prova della paternità e della maternità può essere data con ogni mezzo. La maternità è dimostrata provando la identità di colui che si pretende essere figlio e di colui che fu partorito dalla donna, la quale si assume essere madre. La sola dichiarazione della madre e la sola esistenza di rapporti tra la madre e il preteso padre all'epoca del concepimento non costituiscono prova della paternità naturale. Art. 273 del codice civile. Azione nell'interesse del minore o dell'interdetto. L'azione per ottenere che sia giudizialmente dichiarata la paternità o la maternità naturale può essere promossa, nell'interesse del minore, dal genitore che esercita la potestà prevista dall'articolo 316 o dal tutore. Il tutore però deve chiedere l'autorizzazione del giudice, il quale può anche nominare un curatore speciale. Occorre il consenso del figlio per promuovere o per proseguire l'azione se egli ha compiuto l'età di sedici anni. Per l'interdetto l'azione può essere promossa dal tutore previa autorizzazione del giudice. Il tribunale dei minorenni ordinerà al presunto padre di sottoporsi al Test del DNA, al fine di accertare la paternità. Il rifiuto da parte del padre, a sottoporsi al test del DNA (con prelievo del sangue) comporta in concreto, l'ammissione di paternità, per giurisprudenza consolidata (vedi ad esempio sentenza del tribunale dei minorenni di L'Aquila del 19/04/2007). La madre non può impedire al padre di riconoscere il figlio; il figlio ha diritto di avere un padre ed una madre. Ha diritto di essere educato e mantenuto da un padre ed una madre !!! Ai sensi dell'articolo 250, comma 4 del codice civile, la madre non può impedire il riconoscimento del padre, laddove questo comportamento non risponda all'interesse del figlio.
Art. 269 del codice civile. Dichiarazione giudiziale di paternità e maternità.
La paternità e la maternità naturale possono essere giudizialmente dichiarate nei casi in cui il riconoscimento è ammesso.
La prova della paternità e della maternità può essere data con ogni mezzo.
La maternità è dimostrata provando la identità di colui che si pretende essere figlio e di colui che fu partorito dalla donna, la quale si assume essere madre.
La sola dichiarazione della madre e la sola esistenza di rapporti tra la madre e il preteso padre all’epoca del concepimento non costituiscono prova della paternità naturale.
Art. 273 del codice civile. Azione nell’interesse del minore o dell’interdetto.
L’azione per ottenere che sia giudizialmente dichiarata la paternità o la maternità naturale può essere promossa, nell’interesse del minore, dal genitore che esercita la potestà prevista dall’articolo 316 o dal tutore. Il tutore però deve chiedere l’autorizzazione del giudice, il quale può anche nominare un curatore speciale.
Occorre il consenso del figlio per promuovere o per proseguire l’azione se egli ha compiuto l’età di sedici anni.
Per l’interdetto l’azione può essere promossa dal tutore previa autorizzazione del giudice.
Il tribunale dei minorenni ordinerà al presunto padre di sottoporsi al Test del DNA, al fine di accertare la paternità. Il rifiuto da parte del padre, a sottoporsi al test del DNA (con prelievo del sangue) comporta in concreto, l’ammissione di paternità, per giurisprudenza consolidata (vedi ad esempio sentenza del tribunale dei minorenni di L’Aquila del 19/04/2007).
La madre non può impedire al padre di riconoscere il figlio; il figlio ha diritto di avere un padre ed una madre. Ha diritto di essere educato e mantenuto da un padre ed una madre !!!
Ai sensi dell’articolo 250, comma 4 del codice civile, la madre non può impedire il riconoscimento del padre, laddove questo comportamento non risponda all’interesse del figlio.

 

“per l’opponente: «dichiarare interamente estinta, per compensazione, la obbligazione e pertanto soddisfatta la creditrice procedente e, per l’effetto, dichiarare nulli il precetto e tutti gli atti conseguenti; in subordine, nell’ipotesi di rigetto della eccezione di compensazione, dichiarare non dovute alcune voci di precetto …»; per l’opposto: «respingere l’opposizione perché infondata»” -, respinta “l’eccezione di compensazione sollevata dall’opponente” (“in quanto non stata fornita la prova del passaggio in giudicato del titolo … solo provvisoriamente eseguibile e quindi non certo”), ha accolto (“nei limiti … esposti” nella motivazione) l’opposizione ex art. 615 c.p.c. proposta dalla società di assicurazione osservando:

– “merita accoglimento la doglianza sulla illegittimità di alcune voci di precetto (ad es. consultazione col cliente, corrispondenza informativa, delega ed autentica, fascicolazione ed indice) e di tale eccezione, si osserva incidentalmente, dovrà tener conto il GE nella eventuale assegnazione del afototestameno5credito”;

– sul “motivo principale di opposizione” (da accogliere “nei limiti che seguono”): “l’assegno inviato alla creditrice prima della notifica del precetto aveva ad oggetto un importo corrispondente alle somme capitali e ai relativi interessi come dovute all’epoca del pagamento”; “secondo la più recente giurisprudenza di legittimità (Cass. Civ. n. 27158 del 19 dicembre 2006), nelle obbligazioni aventi ad oggetto somme di denaro, il pagamento effettuato mediante corresponsione di un assegno costituisce, secondo gli usi negoziali, idoneo modo di estinguere la obbligazione, senza che occorra un preventivo accordo tra le parti”.

Per il giudice a quo, infine, “è da considerare, altresì, il comportamento della creditrice certamente contrario ai principi di correttezza e buona fede, intesa senso oggettivo (Cass. 9 luglio 2002 n. 18240; Cass. 28 luglio 1997 n. 7051)”: “il rifiuto della creditrice di ricevere l’assegno è stato oltremodo contrario a buona fede anche alla luce del motivo addotto a sostegno di tale rifiuto, vale a dire la non congruità dell’importo portato dal titolo”.

 

 

l’inciso “moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento” contenuto nel primo comma dell’art. 1277 cod. civ. “significa che i mezzi monetari impiegati si debbono riferire al sistema valutario nazionale, senza che se ne possa indurre alcuna definizione della fattispecie del pagamento solutorio”: “la moneta avente corso legale”, infatti, “non è l’oggetto del pagamento” perché questo “è rappresentato dal valore monetario o quantità di denaro”;

– “l’adempimento dell’obbligazione pecuniaria inteso non come atto materiale di consegna della moneta contante, bensì come prestazione diretta all’estinzione del debito” (“nella quale le parti debbono collaborare osservando un comportamento da valutare per il creditore secondo la regola della correttezza e per il debitore secondo la regola della diligenza”);

– “nell’ambiente socio-economico l’assegno circolare e quello bancario costituiscono mezzi normali di pagamento”.

Nella medesima sentenza, poi, si è precisato che “il concetto di domicilio del creditore non coincide con il suo domicilio anagrafico soggettivamente riconducibile alla persona fisica, ma deve essere oggettivizzato e può individuarsi nella sede (filiale, agenzia o altro) della banca presso la quale il creditore ha un conto”, con la conseguenza che “se il debitore paga con assegno circolare o con altro sistema che assicuri ugualmente la disponibilità della somma dovuta, il creditore può rifiutare il pagamento solo per giustificato motivo che deve allegare ed all’occorrenza anche provare”.

Da tali principi discende che il solo fatto dell’adempimento, da parte del debitore, della propria obbligazione pecuniaria con un “altro sistema” di pagamento (ovverosia di messa a disposizione del “valore monetario” spettante) – “sistema” che, comunque, “assicuri ugualmente la disponibilità della somma dovuta” – non legittima affatto il creditore a rifiutare il pagamento stesso essendo all’uopo necessario che il rifiuto sia sorretto anche da un “giustificato motivo”, che il creditore deve “allegare ed all’occorrenza anche provare”.

Nel caso la ricorrente non ha dedotto l’esistenza di nessun motivo a giustificazione del mancato incasso dell’assegno benché l’avesse ricevuto (come accertato dal giudice a quo) oltre sei mesi prima di intraprendere l’azione esecutiva opposta dalla debitrice proprio per effetto di detto invio e tanto dimostra la effettiva contrarietà del suo «comportamento» ai «principi di correttezza e buona fede», come ritenuto dal giudice del merito.

L’infondatezza della doglianza relativa al punto di censura esaminato, in una con la già evidenziata autonomia di questa ratio decidendi a sorreggere da sola la decisione impugnata, rende del tutto inutile l’esame della censura avente ad oggetto l’altra ragione della medesima decisione (capacità della «corresponsione di un assegno» di «estinguere l’obbligazione», «senza che occorra un preventivo accordo tra le parti») attesa la evidente inidoneità dell’eventuale fondatezza di quest’ultima a determinare, da sola, la cassazione della sentenza impugnata

AFOTOGRAFICA2

 

Cassazione civile Sez. Unite 4.06.2010, n. 13658

…omissis…

Motivi della decisione

  1. Con la sentenza gravata, il Tribunale di Roma – riprodotte le seguenti “conclusioni”: “per l’opponente: «dichiarare interamente estinta, per compensazione, la obbligazione e pertanto soddisfatta la creditrice procedente e, per l’effetto, dichiarare nulli il precetto e tutti gli atti conseguenti; in subordine, nell’ipotesi di rigetto della eccezione di compensazione, dichiarare non dovute alcune voci di precetto …»; per l’opposto: «respingere l’opposizione perché infondata»” -, respinta “l’eccezione di compensazione sollevata dall’opponente” (“in quanto non stata fornita la prova del passaggio in giudicato del titolo … solo provvisoriamente eseguibile e quindi non certo”), ha accolto (“nei limiti … esposti” nella motivazione) l’opposizione ex art. 615 c.p.c. proposta dalla società di assicurazione osservando:

– “merita accoglimento la doglianza sulla illegittimità di alcune voci di precetto (ad es. consultazione col cliente, corrispondenza informativa, delega ed autentica, fascicolazione ed indice) e di tale eccezione, si osserva incidentalmente, dovrà tener conto il GE nella eventuale assegnazione del credito”;

– sul “motivo principale di opposizione” (da accogliere “nei limiti che seguono”): “l’assegno inviato alla creditrice prima della notifica del precetto aveva ad oggetto un importo corrispondente alle somme capitali e ai relativi interessi come dovute all’epoca del pagamento”; “secondo la più recente giurisprudenza di legittimità (Cass. Civ. n. 27158 del 19 dicembre 2006), nelle obbligazioni aventi ad oggetto somme di denaro, il pagamento effettuato mediante corresponsione di un assegno costituisce, secondo gli usi negoziali, idoneo modo di estinguere la obbligazione, senza che occorra un preventivo accordo tra le parti”.

Per il giudice a quo, infine, “è da considerare, altresì, il comportamento della creditrice certamente contrario ai principi di correttezza e buona fede, intesa senso oggettivo (Cass. 9 luglio 2002 n. 18240; Cass. 28 luglio 1997 n. 7051)”: “il rifiuto della creditrice di ricevere l’assegno è stato oltremodo contrario a buona fede anche alla luce del motivo addotto a sostegno di tale rifiuto, vale a dire la non congruità dell’importo portato dal titolo”.

  1. La ricorrente chiede di cassare tale decisione in forza di due motivi.
  2. Con il primo la TRALICCI – esposto che nel caso “l’assegno corrisposto dalla debitrice è consistito in un assegno bancario” – denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 1182 e 1217 cod. civ. nonché dell’ art. 112 c.p.c. (error in procedendo) adducendo che – avendo questa Corte affermato, “in numerosissime massime” (“comprese quelle richiamate nella sentenza gravata”), che “ai fini dell’estinzione dell’obbligazione pecuniaria sia necessaria la ‘dazione’ di moneta contante avente corso legale … ex art. 1277 cc” ed esteso “solo recentemente” (“Cass. civ. sez. unite, 18 dicembre 2007 n. 26617”) “tale potere estintivo esclusivamente all’assegno circolare anche se con ‘determinate limitazioni’” – l’assegno bancario non rientra “nell’ambito degli ‘strumenti legali’ di estinzione delle obbligazioni pecuniarie” e conserva la “sua natura di datio pro solvendo e pertanto rifiutabile dal debitore” (“in tal senso … Cass. III, 10 febbraio 2003 n. 1939”).

La ricorrente aggiunge che il “contrasto” del “rifiuto” del “titolo di credito” da parte del creditore con “l’art. 1175 c.c.” è stato affermato da un “orientamento minoritario” di questa Corte “ma sempre con riguardo all’assegno circolare” per cui la decisione impugnata è illegittima “non solo per contrasto con gli artt. 1277 e 1182 cc ma soprattutto per omessa pronuncia su una specifica domanda di [essa] parte creditrice” (“nel caso …, al contrario l’impresa assicuratrice ha versato un assegno bancario e pertanto nessun obbligo di restituzione grava in capo allo scrivente”) “consistente” nella “carenza di efficacia ‘solutoria’ del pagamento tramite assegno bancario in luogo della moneta contate o circolare” atteso che “il giudice si è limitato a pronunciarsi … sull’efficacia solutoria dell’assegno circolare ma non su quella del titolo oggetto di causa” (“assegno bancario”).

A conclusione la TRALICCI chiede (quesito di diritto):

– “se nella fattispecie in esame in cui parte debitrice aveva inviato, alla creditrice, ad estinzione del debito portato dalla sentenza del Giudice di Pace di Roma un semplice assegno bancario, poteva la parte creditrice rifiutare la forma di pagamento utilizzata dal debitore”;

– “se nella fattispecie in esame in cui parte debitrice aveva inviato alla creditrice, quale estinzione dell’obbligazione pecuniaria pendente, un assegno bancario poteva il giudice dell’opposizione equiparare il pagamento tramite assegno bancario a quello effettuato tramite assegno circolare e pertanto considerare il rifiuto del pagamento tramite assegno bancario contrario alle regole di correttezza e buona fede”;

– “se, nella fattispecie in esame, in cui parte debitrice aveva proposto opposizione ad atto di precetto deducendo l’avvenuta estinzione dell’obbligazione per avvenuto inoltro, alla creditrice, prima della notifica del precetto, di un assegno bancario di importo pari alle spese liquidate, poteva il giudice ritenere estinta l’obbligazione pecuniaria attribuendo all’assegno bancario efficacia di datio pro soluto”.

  1. Con l’altro motivo la ricorrente – assunto aver “parte debitrice” richiesto, “nelle conclusioni dell’atto di opposizione”, di “‘condannarla a rimborsare alla Compagnia la somma di euro 220,00 versata quale sostituto d’imposta …’ (cfr. opposizione all’esecuzione)” – denunzia violazione o falsa applicazione dell’art. 37 c.p.c. adducendo dover “ritenersi che trattandosi di ‘controversia fra sostituito e sostituto, relativa alla legittimità delle ritenute d’acconto operate dal secondo, anche nella ipotesi in cui la domanda del sostituito venga formulata nei confronti del sostituto invocando l’art. 2043 c.c.’, il … giudice avrebbe dovuto primariamente dichiarare la sua incompetenza per materia, sulla questione, in favore delle ‘commissioni tributarie’ (cfr. Cass. civ., sez. Unite, 24 ottobre 1997 n. 10456), con la conseguenza che l’omessa declaratoria di incompetenza, cui ha fatto seguito una pronuncia del seguente tenore ‘accoglie l’opposizione …’ (pag. 4 sentenza gravata) ha determinato una violazione dell’art. 31 cpc”.

A conclusione la TRALICCI chiede (quesito di diritto)

“se nell’ipotesi di specie in cui parte debitrice, nella propria opposizione all’esecuzione, aveva richiesto la restituzione, al sostituto d’imposta, della ritenuta di acconto versata, il giudice dell’opposizione avrebbe dovuto dichiarare la sua incompetenza sulla questione in favore delle Commissioni Tributarie”.

  1. La società di assicurazioni – esposto essere “illuminante sul comportamento” della creditrice il fatto che la stessa, “pur iniziando una procedura esecutiva”, abbia trattenuto “l’assegno inviatole a saldo delle sue spettanze” -, dal suo canto, oppone (in sintesi):

– sul primo motivo dell’avverso ricorso, che “deve considerarsi altamente pregevole nell’ottica di uno sviluppo dei commerci e della effettiva rispondenza delle decisioni ai casi concreti, come il Tribunale abbia ritenuto ‘certo’ il pagamento avvenuto a mezzo dell’assegno bancario … come deve ritenersi … logica e coerente la motivazione della corte di merito laddove afferma che il ‘rifiuto della creditrice stato contrario ai criteri di correttezza e buona fede’”;

– quanto al secondo motivo del medesimo ricorso, che si tratta di una “questione … secondaria … trattata dal Tribunale solo per economia processuale e per una forma di ‘attrazione’ da parte della questione principale”.

  1. Il ricorso deve essere respinto perché infondato.
  2. La sentenza impugnata – come si evince univocamente dalle riportate argomentazioni che la sorreggono – fondata su due autonome rationes decidendi, ciascuna delle quali idonea, da sola, a sorreggere la statuizione adottata:

– l’una (a conforto della quale il Tribunale richiama la «più recente giurisprudenza di legittimità»: «Cass. … n. 27158 del 19 dicembre 2006») affermativa della idoneità della «corresponsione di un assegno» ad «estinguere l’obbligazione» («senza che occorra un preventivo accordo tra le parti»);

– l’altra fondata sulla contrarietà a «correttezza e buona fede» del «comportamento» tenuto nel caso dalla creditrice, il cui «rifiuto» è stato ritenuto (appunto) «oltremodo contrario a buona fede» perché giustificato (unicamente) con l’asserita (ma, in realtà, infondata al momento dell’invio del titolo [né la TRALICCI ha in alcun modo censurato lo specifico accertamento fattuale del giudice del merito secondo cui “l’assegno inviato alla creditrice prima della notifica del precetto aveva ad oggetto un importo corrispondente alle somme capitali e ai relativi interessi come dovute all’epoca del pagamento”]) non congruità dell’importo portato dall’assegno bancario rimesso dalla debitrice.

Tale ragione – diversamente da quanto sostenuto dalla ricorrente – non costituisce affatto espressione di un “orientamento minoritario” di questa Corte (né, tampoco, relativo al solo “assegno circolare”) perché (Cass., un., 23 dicembre 2009 n. 27214, in materia non contrattuale), “l’obbligo di buona fede o correttezza costituisce, ex art. 2 Cost., un autonomo dovere giuridico, espressione di un generale principio di solidarietà sociale (cfr. Cass. 5 marzo 2009 n. 5349)”, “applicabile in ambito contrattuale od extracontrattuale”, che “impone di mantenere, nei rapporti della vita di relazione, un comportamento leale”, comunque “volto alla salvaguardia dell’utilità altrui, nei limiti dell’apprezzabile sacrificio (in termini …, Cass. 5 febbraio 2007 n. 3462)”: “il principio di correttezza e buona fede, in particolare, deve improntare il rapporto tra le parti non solo durante l’esecuzione del contratto ma anche nell’eventuale fase dell’azione giudiziale per ottenere l’adempimento (Cass., sez. un., 15 novembre 2007 n. 23726; Cass. 11 giugno 2008 n. 15746)”.

La necessità (affermata nella stessa decisione) di osservare la “regola della correttezza e della buona fede oggettiva” nella “valutazione del comportamento del creditore”, peraltro, costituisce l’imprescindibile fondamento logico anche della sentenza n. 26617 depositata il 18 dicembre 2007 da queste sezioni unite quando hanno affermato il principio secondo cui “nelle obbligazioni pecuniarie, il cui importo sia inferiore a 12.500 Euro o per le quali non sia imposta per legge una diversa modalità di pagamento, il debitore ha facoltà di pagare, a sua scelta, in moneta avente corso legale nello Stato o mediante consegna di assegno circolare; nel primo caso il creditore non può rifiutare il pagamento, come, invece, può nel secondo solo per giustificato motivo da valutare secondo la regola della correttezza e della buona fede oggettiva; l’estinzione dell’obbligazione con l’effetto liberatorio del debitore si verifica nel primo caso con la consegna della moneta e nel secondo quando il creditore acquista concretamente la disponibilità giuridica della somma di denaro, ricadendo sul debitore il rischio dell’inconvertibilità dell’assegno”.

Questa decisione, infatti, contiene ulteriori (pienamente condivisibili) considerazioni relative alla “valutazione del comportamento del creditore”, particolarmente utili ai fin della presente controversia, laddove osserva che :

– l’inciso “moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento” contenuto nel primo comma dell’art. 1277 cod. civ. “significa che i mezzi monetari impiegati si debbono riferire al sistema valutario nazionale, senza che se ne possa indurre alcuna definizione della fattispecie del pagamento solutorio”: “la moneta avente corso legale”, infatti, “non è l’oggetto del pagamento” perché questo “è rappresentato dal valore monetario o quantità di denaro”;

– “l’adempimento dell’obbligazione pecuniaria inteso non come atto materiale di consegna della moneta contante, bensì come prestazione diretta all’estinzione del debito” (“nella quale le parti debbono collaborare osservando un comportamento da valutare per il creditore secondo la regola della correttezza e per il debitore secondo la regola della diligenza”);

– “nell’ambiente socio-economico l’assegno circolare e quello bancario costituiscono mezzi normali di pagamento”.

Nella medesima sentenza, poi, si è precisato che “il concetto di domicilio del creditore non coincide con il suo domicilio anagrafico soggettivamente riconducibile alla persona fisica, ma deve essere oggettivizzato e può individuarsi nella sede (filiale, agenzia o altro) della banca presso la quale il creditore ha un conto”, con la conseguenza che “se il debitore paga con assegno circolare o con altro sistema che assicuri ugualmente la disponibilità della somma dovuta, il creditore può rifiutare il pagamento solo per giustificato motivo che deve allegare ed all’occorrenza anche provare”.

Da tali principi discende che il solo fatto dell’adempimento, da parte del debitore, della propria obbligazione pecuniaria con un “altro sistema” di pagamento (ovverosia di messa a disposizione del “valore monetario” spettante) – “sistema” che, comunque, “assicuri ugualmente la disponibilità della somma dovuta” – non legittima affatto il creditore a rifiutare il pagamento stesso essendo all’uopo necessario che il rifiuto sia sorretto anche da un “giustificato motivo”, che il creditore deve “allegare ed all’occorrenza anche provare”.

Nel caso la ricorrente non ha dedotto l’esistenza di nessun motivo a giustificazione del mancato incasso dell’assegno benché l’avesse ricevuto (come accertato dal giudice a quo) oltre sei mesi prima di intraprendere l’azione esecutiva opposta dalla debitrice proprio per effetto di detto invio e tanto dimostra la effettiva contrarietà del suo «comportamento» ai «principi di correttezza e buona fede», come ritenuto dal giudice del merito.

L’infondatezza della doglianza relativa al punto di censura esaminato, in una con la già evidenziata autonomia di questa ratio decidendi a sorreggere da sola la decisione impugnata, rende del tutto inutile l’esame della censura avente ad oggetto l’altra ragione della medesima decisione (capacità della «corresponsione di un assegno» di «estinguere l’obbligazione», «senza che occorra un preventivo accordo tra le parti») attesa la evidente inidoneità dell’eventuale fondatezza di quest’ultima a determinare, da sola, la cassazione della sentenza impugnata.

  1. Il secondo motivo – il cui quesito ex art. 366 bis c.p.c. risulta, peraltro, imperfettamente formulato laddove fa riferimento ad ipotesi “in cui parte debitrice … aveva richiesto la restituzione, al sostituto d’imposta, della ritenuta di acconto versata” mentre il soggetto obbligato alla restituzione dovrebbe identificarsi nel “sostituito” (non nel “sostituto”) – inammissibile perché (diversamente da quanto suppone anche la società che parla comunque di “questione … trattata dal Tribunale”) diretto a censurare una pronuncia inesistente: nella sentenza impugnata, infatti, non vi è traccia (nemmeno nelle “conclusioni” della detta “debitrice” riportate nell’epigrafe) né della proposizione di siffatta richiesta da parte della “debitrice” né, soprattutto, di una qualche decisione sulla stessa adottata dal giudice a quo nella cui pronuncia di “accoglimento dell’opposizione” spiegata dalla debitrice non si rinviene alcuna condanna della odierna ricorrente a pagare alcunché in favore di quella “debitrice”.

L’eventuale violazione dell’art. 112 c.p.c. – per omissione di pronuncia attinente detta richiesta – in cui potrebbe essere incorso il giudice a quo, comunque, non è stata denunziata dalla società, unica avente interesse (art. 100 c.p.c.), per cui la pretesa domanda di restituzione (se effettivamente prospettata) deve ritenersi definitivamente estranea al thema decidendi: va, quindi, rilevata la carenza di qualsiasi presupposto fattuale che possa involgere l’applicazione dell’art. 37 c.p.c. del quale la TRALICCI denunzia la violazione con il motivo in esame.

  1. Per la sua totale soccombenza la ricorrente, sensi dell’art. 91 c.p.c., deve essere condannata a rifondere alla società le spese processuali del giudizio di legittimità, liquidate (nella misura indicata in dispositivo) in base alle vigenti tariffe forensi, al valore della controversia ed all’attività difensiva svolta dalla parte vittoriosa (il cui controricorso deve ritenersi inammissibile perché proposto oltre il termine di cui all’art. 370, primo comma, c.p.c.).

 

P.Q.M.

 

 

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a rifondere alla società le spese del giudizio di legittimità che liquida in complessivi euro 920,00, di cui euro 720,00 per onorario, oltre spese generali ed accessori di legge.

Originally posted 2016-07-21 16:34:02.