ALIENAZIONE PARENTALE CASSAZIONE DICE NO

ALIENAZIONE PARENTALE CASSAZIONE DICE NO

 

SEPARAZIONE E DIVORZI AFFIDO FIGLI AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA

 

ALIENAZIONE PARENTALE CASSAZIONE DICE NO
ALIENAZIONE PARENTALE CASSAZIONE DICE NO

 

La Sindrome di Alienazione Genitoriale 

 

secondo i giudici della Corte di Cassazione che la hanno così definita nella sentenza numero 26810/2011, il comportamento del genitore collocatario che strumentalizza il rifiuto del minore di vedere l’altro genitore, impedendone così le visite stabilite dal giudice. Tale alienazione è provocata, quindi, dal genitore definito “alienante”, attraverso l’uso, nei confronti del figlio, di espressioni denigratorie, di false accuse di trascuratezza, violenza o abuso, riferite all’altro genitore, definito “genitore alienato”.

 

Con sentenza 26810/2011 la Corte di Cassazione Penale

ha stabilito che va condannata la madre affidataria che abbia ripetutamente violato il diritto di visita spettante all’ex marito. “Riconoscere che in talune occasioni la madre abbia approfittato dei rifiuti della minore equivale a una sostanziale ammissione di un profilo doloso della sua condotta, in quanto si riscontra la mancanza di una attiva e doverosa collaborazione da parte del genitore affidatario alla riuscita delle visite e degli incontri dell’altro genitore stabiliti con provvedimento del giudice civile, collaborazione essenziale soprattutto nel caso di un minore in tenera età, nel cui interesse si prevede che entrambi i genitori debbano mantenere e coltivare un rapporto affettivo con il proprio figlio”. Poiché nel caso in esame non è stata dimostrata da parte del genitore affidatario la necessità di tutelare un interesse morale e materiale del minore, la Cassazione ha dato ragione all’ex coniuge.

 

 

in tema di affidamento di figli minori, qualora un genitore denunci comportamenti dell’altro genitore, affidatario o collocatario, di allontanamento morale e materiale del figlio da sè, indicati come significativi di una sindrome di alienazione parentale (PAS), ai fini della modifica delle modalità di affidamento, il giudice di merito è tenuto ad accertare la veridicità del fatto dei suddetti comportamenti, utilizzando i comuni mezzi di prova, tipici e specifici della materia, incluse le presunzioni, ed a motivare adeguatamente, a prescindere dal giudizio astratto sulla validità o invalidità scientifica della suddetta patologia, tenuto conto che tra i requisiti di idoneità genitoriale rileva anche la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali con l’altro genitore, a tutela del diritto del figlio alla bigenitorialità e alla crescita equilibrata e serena (Cass., n. 6919/16). E’ stato altresì affermato che nei giudizi in cui sia stata esperita c.t.u. medicopsichiatrica (allo scopo di verificare le condizioni psico-fisiche del minore e conclusasi con un accertamento diagnostico di sindrome dell’alienazione parentale), il giudice di merito, nell’aderire alle conclusioni dell’accertamento peritale, non può, ove all’elaborato siano state mosse specifiche e precise censure, limitarsi al mero richiamo alle conclusioni del consulente, ma è tenuto – sulla base delle proprie cognizioni scientifiche, ovvero avvalendosi di idonei esperti e ricorrendo anche alla comparazione statistica per casi clinici – a verificare il fondamento, sul piano scientifico, di una consulenza che presenti devianze dalla scienza medica ufficiale e che risulti, sullo stesso piano della validità scientifica, oggetto di plurime critiche e perplessità da parte del mondo accademico internazionale, dovendosi escludere la possibilità, in ambito giudiziario, di adottare soluzioni prive del necessario conforto scientifico e potenzialmente produttive di danni ancor più gravi di quelli che intendono scongiurare (Cass., n. 7041/13).

 

affido-condiviso-affido-esclusivo
affido condiviso-separazioni Bologna

Da tale impostazione del provvedimento in esame discende anche la censurabilità del riferimento al padre quale unico genitore “in grado di dare equilibrio e serenità alla bambina”, affermazione che è il diretto precipitato di quanto argomentato sulla PAS. La pronuncia impugnata appare, dunque, essere espressione di una inammissibile valutazione di tatertyp, ovvero configurando, a carico della ricorrente, nei rapporti con la figlia minore, una sorta di “colpa d’autore” connessa alla postulata sindrome

 

 

 

 

 

 

 

 

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA CIVILE Ordinanza 17 maggio 2021, n. 13217 Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. GENOVESE Francesco A. – Presidente – Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere – Dott. LAMORGESE Antonio – Consigliere – Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere – Dott. SCALIA Laura – Consigliere – ha pronunciato la seguente: ORDINANZA sul ricorso n. 10327/2020 proposto da: B.G.P., elettivamente domiciliata in Roma, in via Fontanella Borghese n. 72, presso lo studio dell’avvocato Voltaggio Antonio, che la rappresenta e difende, con procura speciale in calce al ricorso; – ricorrente – contro Be.Ma., elettivamente domiciliato in Roma, in via Cola di Rienzo n. 212, presso lo studio dell’avvocato Richichi Aurelio, rappresentato e difeso dall’avvocato Fabbrani Valeria, con procura speciale in atti; – controricorrente – avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di VENEZIA, dei 16/12/2019; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 22/01/2021 dal Cons. Dott. CAIAZZO ROSARIO. Svolgimento del processo A seguito di ricorso proposto da Be.Ma. nei confronti di B.P.G., il Tribunale di Treviso, valutate le c.t.u. disposte, ha negato l’affido cd. “super-esclusivo” della figlia minore della coppia, disponendone invece l’affido esclusivo al padre ricorrente, regolamentando le visite e fissando le varie prescrizioni tra cui il divieto di incontro della minore con la nonna materna e confermando, a carico del Be. e in favore della resistente, l’assegno per il mantenimento della figlia per la somma di Euro 200,00 mensili oltre alla quota per le spese. Il Be. ha proposto reclamo avverso il suddetto provvedimento del Tribunale, chiedendone la modifica: con la previsione di visite protette della madre verso la minore per il primo periodo di sei mesi, con l’ausilio dei servizi sociali e, successivamente, secondo un calendario ma con esclusione del pernottamento; con l’affido “super-esclusivo” della minore a suo favore e con la revoca del contributo al mantenimento. La P.G. ha chiesto la riunione del procedimento con altro pendente e il rigetto del reclamo con la modifica del decreto impugnato nel senso conforme alla sentenza emessa dallo stesso Tribunale nel (OMISSIS) (che aveva autorizzato il Be. a riconoscere la figlia, disponendone l’affidamento ad entrambi i genitori con collocazione prevalente presso la madre). Con successivo reclamo B.P.G. adiva la Corte d’appello di Venezia, impugnando lo stesso decreto del Tribunale, chiedendone la revoca, con richiesta di affidamento condiviso della minore ad entrambi i genitori, del collocamento prevalente della figlia presso di sè e la conferma del contenuto economico del decreto. Si costituiva il Be., resistendo al reclamo. Il P.M. concludeva per il rigetto del reclamo. Riuniti i due procedimenti, con decreto emesso il (OMISSIS), la Corte veneziana ha respinto il reclamo della B., accogliendo quello del Be. e, in riforma del decreto impugnato, ha disposto l’affido “super-esclusivo” della minore al padre, la revoca del contributo economico a carico di quest’ultimo, e regolamentando il diritto di visita della madre secondo i criteri dettati. Al riguardo, il giudice di secondo grado ha osservato che dalle due c.t.u. espletate si evinceva non solo un elevato grado di conflittualità della coppia di genitori – con difficoltà comunicative tra loro – ma anche una grave carenza delle capacità genitoriali della B.P.G.; in particolare, dalla prima c.t.u., sulla base dei colloqui clinici e dell’osservazione dei comportamenti della reclamante, risultava: una scarsa flessibilità della madre di accettare il ripristino delle relazioni tra padre e figlia, emergendo la sua volontà di mantenere la figlia con sè escludendo il padre, in contrasto con quanto concordato e suggerito durante la consulenza; la rappresentazione di versioni non veritiere da parte della reclamante e la ferma resistenza della stessa a modificare le proprie convinzioni; una dinamica relazione fondata su elevata tensione, anche in presenza della minore; l’influenza della famiglia materna sulla reclamante con prospettive dannose e rischiose; la necessità di collocare la minore presso il padre, ritenuto unico genitore in grado di dare equilibrio e serenità alla bambina. La Corte territoriale ha altresì rilevato che: la successiva c.t.u. aveva confermato quanto indicato nella prima, suggerendo anche l’affido “super-esclusivo” a fronte del comportamento della B. da cui era sorto il rischio di alienazione della minore rispetto al padre (rilevando altresì che la madre sembrava affetta dalla cd. sindrome della “madre malevola” – cd. “MMS”), emergendo anche psicopatologie accertabili; al riguardo, il secondo c.t.u. aveva rilevato che la madre, pur mantenendo con la figlia, almeno in apparenza, un sufficiente rapporto di accudimento, esercitava nei confronti dell’ex partner una condotta tendente ad impedirgli un normale ed affettuoso rapporto con la minore, mirando ad estraniarlo da ogni scelta che la riguardasse; la madre si era resa responsabile di una totale mancanza riflessiva su di sè e sulla minore la quale era stata fortemente segnata da “scellerati” comportamenti della stessa madre e della nonna materna; la reclamante aveva indotto due pediatri a non seguire più la minore a seguito della richiesta, da parte della B., di certificati fasulli finalizzati ad impedire l’accesso al padre; le frequenti assenze scolastiche della minore erano imputabili alla reclamante la quale aveva agito al fine di evitare il prelevamento paterno della figlia. La Corte territoriale ha ancora osservato che: le conclusioni dei c.t.u. erano da condividere in quanto fondate su risultanze cliniche, oggetto di specifico accertamento di fatto, non motivatamente contrastate con elementi probatori, avendo gli stessi consulenti valutato in contraddittorio le contestazioni dei c.t.p.; le conclusioni cui sono pervenuti i c.t.u. non erano difformi dalla reale situazione che comprovava un comportamento materno improntato a gravi carenze della genitorialità con volontà della B. di estraniare la minore dal padre, a fronte invece della buona capacità genitoriale dimostrata dal Be.; pertanto, non era condivisibile il decreto emesso dal Tribunale che aveva negato l’affido “super-esclusivo” della minore al padre, argomentando dalla consapevolezza dimostrata dalla madre della gravità dei suoi comportamenti, tenendo conto che le allegazioni dell’ex partner, contestate, erano state chiaramente dimostrate. B.P.G. ricorre in cassazione con quattro motivi. Resiste il Be. con controricorso.

 

 

 

Motivi della decisione Il primo motivo denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 155, 315bis, 337ter, quater, quinquies e octies c.c., artt. 62, 194, 709ter c.p.c., in quanto la Corte d’appello aveva aderito acriticamente alle due c.t.u. le cui risultanze erano fondate sulla diagnosi della cd. PAS, sebbene in maniera non esplicita. Al riguardo, la ricorrente lamenta che il provvedimento di “superaffido” della minore al padre, non necessitato da sue psico-patologie, non riscontrate, era stato emesso sulla base della conflittualità insorta tra la ricorrente e i c.t.u., senza intraprendere un percorso di sostegno alla genitorialità. Il secondo motivo denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 155, 333, 337ter, quater e octies c.c., con riferimento alla mancata verifica dell’attendibilità scientifica della teoria posta a base della diagnosi di “sindrome della madre malevola” e alla qualificazione della B. come genitore “condizionante”. In particolare, la ricorrente si duole che le risultanze peritali non siano state fondate su dati clinici e che la Corte territoriale non abbia effettuato una valutazione comparativa degli effetti sulla minore del trauma dell’allontanamento dalla casa familiare rispetto al beneficio atteso, nel senso che il provvedimento impugnato non appariva ispirato al superiore interesse del minore in quanto il dolore della forzata separazione della minore dalla madre era rimasto sullo sfondo rispetto alla ritenuta prevalenza dell’interesse all’attuazione coattiva del diritto alla bigenitorialità. La ricorrente lamenta altresì che il giudice d’appello abbia del tutto troncato il rapporto con la nonna materna sull’erroneo presupposto che anche quest’ultima avesse mirato ad estraniare il padre. Il terzo motivo deduce l’omesso esame di un fatto decisivo, oggetto di discussione tra le parti, consistito nella mancata valutazione comparativa degli effetti sulla minore del trauma dell’allontanamento dalla casa familiare rispetto al beneficio atteso. Il quarto motivo denunzia violazione degli artt. 3, 6, 12, 16, 19 della Convenzione Internazionale di New York sui diritti del fanciullo, e degli artt. 3-6 della Convenzione Europea di Strasburgo nonchè dell’art. 337octies c.c. sull’ascolto del minore e dell’art. 8 Cedu. In particolare, la ricorrente si duole del fatto che il decreto impugnato abbia leso l’interesse della minore in quanto solo circostanze eccezionali potrebbero determinare la rottura del legame familiare, e giustificare il mancato ascolto del minore. I quattro motivi, esaminabili congiuntamente perchè tra loro connessi, sono fondati. Invero, la Corte territoriale ha fondato la propria decisione sul contenuto delle due c.t.u. i cui punti salienti destano significative perplessità in punto di fatto e di diritto e non possono essere condivise, per quanto si dirà appresso. Al riguardo, la Corte territoriale, in sostanza, ha disposto il “super-affido” della minore a favore del padre esclusivamente sul rilievo che la condotta della B.P.G., in quanto conflittuale con i c.t.u. e con l’ex-partner, sarebbe stata finalizzata all’estraneazione della minore dal padre, ovvero ad allontanarla da quest’ultimo. Va osservato che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, in tema di affidamento di figli minori, qualora un genitore denunci comportamenti dell’altro genitore, affidatario o collocatario, di allontanamento morale e materiale del figlio da sè, indicati come significativi di una sindrome di alienazione parentale (PAS), ai fini della modifica delle modalità di affidamento, il giudice di merito è tenuto ad accertare la veridicità del fatto dei suddetti comportamenti, utilizzando i comuni mezzi di prova, tipici e specifici della materia, incluse le presunzioni, ed a motivare adeguatamente, a prescindere dal giudizio astratto sulla validità o invalidità scientifica della suddetta patologia, tenuto conto che tra i requisiti di idoneità genitoriale rileva anche la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali con l’altro genitore, a tutela del diritto del figlio alla bigenitorialità e alla crescita equilibrata e serena (Cass., n. 6919/16). E’ stato altresì affermato che nei giudizi in cui sia stata esperita c.t.u. medicopsichiatrica (allo scopo di verificare le condizioni psico-fisiche del minore e conclusasi con un accertamento diagnostico di sindrome dell’alienazione parentale), il giudice di merito, nell’aderire alle conclusioni dell’accertamento peritale, non può, ove all’elaborato siano state mosse specifiche e precise censure, limitarsi al mero richiamo alle conclusioni del consulente, ma è tenuto – sulla base delle proprie cognizioni scientifiche, ovvero avvalendosi di idonei esperti e ricorrendo anche alla comparazione statistica per casi clinici – a verificare il fondamento, sul piano scientifico, di una consulenza che presenti devianze dalla scienza medica ufficiale e che risulti, sullo stesso piano della validità scientifica, oggetto di plurime critiche e perplessità da parte del mondo accademico internazionale, dovendosi escludere la possibilità, in ambito giudiziario, di adottare soluzioni prive del necessario conforto scientifico e potenzialmente produttive di danni ancor più gravi di quelli che intendono scongiurare (Cass., n. 7041/13). Ora, delineati i principi affermati da questa Corte in fattispecie analoghe, occorre rilevare che, nel caso concreto, il contenuto e le conclusioni delle c.t.u. sono in molti punti generici e non chiari circa la ritenuta carenza delle capacità genitoriali della ricorrente. Anzitutto, se è vero che non è contestato che quest’ultima abbia intrattenuto un rapporto, breve, molto conflittuale con il Be., cercando, in qualche occasione, di ostacolare o impedire le visite del padre alla figlia (anche attraverso fatti indiscutibilmente gravi, quali i certificati medici falsi e le assenze scolastiche del minore che la Corte di merito imputa alla madre, attingendo dalle relazioni dei c.t.u.) e che la B. non ha collaborato con i c.t.u, è stato altresì accertato che quest’ultima manteneva con la minore “almeno in apparenza, un sufficiente rapporto di accudimento”. In realtà, la Corte territoriale ha valorizzato, ai fini della decisione impugnata, alcuni rilievi critici privi di concretezza empirica, che costituiscono generiche deduzioni tratte da premesse di non univoca interpretazione. Infatti, a sostegno della pronuncia in esame, la Corte territoriale ha fatto riferimento a “gravi ripercussioni ed effetti sulla minore”, a “condotte scellerate” della madre senza però indicarle e specificarle, nonchè ad un comportamento “improntato a gravi carenze nella genitorialità con volontà tesa ad estraniare la minore dal padre a fronte di una situazione in cui si denota la buona volontà genitoriale del Be.”, omettendo di esplicitare quali siano stati gli specifici pregiudizi per lo sviluppo psico-fisico della minore, peraltro non considerando le possibili conseguenze di una brusca sottrazione della minore alla madre. In altri termini, il riferimento alla condotta tesa ad estraniare la figlia dal padre – sostanzialmente ricondotta alla cd. PAS, ovvero alla cd. “sindrome della madre malevola” – e la evidenziata conflittualità con l’ex-partner, non appaiono costituire fatti pregiudizievoli per la minore alla stregua della descrizione delle vicende occorse, tenuto comunque conto del controverso fondamento scientifico della sindrome PAS, cui le c.t.u. hanno fatto riferimento senza alcuna riflessione sulle critiche emerse nella comunità scientifica circa l’effettiva sussumibilità della predetta sindrome nell’ambito delle patologie cliniche. Sul punto, invero, va rimarcato che la Corte veneziana, esaminando le c.t.u., ha affermato che sarebbero state riscontrate psicopatologie nei confronti della ricorrente, intendendo di fatto che le stesse fossero da identificare nella citata PAS (o anche qualificata dal giudice di merito come “sindrome della madre malevola”), considerando l’assoluta mancanza di riferimenti ad altre ipotetiche patologie. Al riguardo, giova evidenziare che, in materia di affidamento dei figli minori, è stato affermato che il giudice deve attenersi al criterio fondamentale rappresentato dall’esclusivo interesse morale e materiale della prole, privilegiando quel genitore che appaia il più idoneo a ridurre al massimo il pregiudizio derivante dalla disgregazione del nucleo familiare e ad assicurare il migliore sviluppo della personalità del minore. L’individuazione di tale genitore deve essere fatta sulla base di un giudizio prognostico circa la capacità del padre o della madre di crescere ed educare il figlio, che potrà fondarsi sulle modalità con cui il medesimo ha svolto in passato il proprio ruolo, con particolare riguardo alla sua capacità di relazione affettiva, di attenzione, di comprensione, di educazione, di disponibilità ad un assiduo rapporto, nonchè sull’apprezzamento della personalità del genitore, delle sue consuetudini di vita e dell’ambiente che è in grado di offrire al minore. La questione dell’affidamento della prole è rimessa alla valutazione discrezionale del giudice di merito, il quale, ove dia sufficientemente conto delle ragioni della decisione adottata, esprime un apprezzamento di fatto non suscettibile di censura in sede di legittimità (Cass., n. 28244/19). Orbene, nella fattispecie, deve escludersi che la Corte d’appello, nel disporre l’affidamento esclusivo del minore al padre, abbia garantito il migliore sviluppo della personalità del minore stesso, escludendo l’affidamento condiviso su una astratta prognosi circa le capacità genitoriali della ricorrente fondata, in sostanza, su qualche episodio, sopra citato (pur grave) attraverso cui la madre avrebbe tentato di impedire che il padre incontrasse la bambina, senza però effettuare una valutazione più ampia, ed equilibrata, di valenza olistica che consideri cioè ogni possibilità di intraprendere un percorso di effettivo recupero delle capacità genitoriali della ricorrente, nell’ambito di un equilibrato rapporto con l’ex-partner, e che soprattutto valorizzi il positivo rapporto di accudimento intrattenuto con la minore, sebbene il riferimento della Corte di merito all’apparenza di tale rapporto costituisca una chiara conferma del fatto che il suo giudizio sia stato incentrato esclusivamente sul disvalore attribuito all’asserita PAS. Se è vero, in proposito, che i consulenti hanno riscontrato una forte animosità della ricorrente nei loro confronti e una certa refrattarietà a seguire i suggerimenti e le prescrizioni da loro impartite in ordine al rapporto con la minore e con l’ex partner, è altresì vero che proprio tali limiti caratteriali della madre avrebbero dovuto essere affrontati e valutati nella prospettiva di un’offerta di opportunità diretta a migliorare i rapporti con la figlia, in un percorso scevro da pregiudizi originati da postulate e non accertate psicopatologie con crismi di scientificità. Dagli atti emerge, invece, che le asprezze caratteriali della ricorrente sono state valutate in senso fortemente stigmatizzante, come espressione di un’ineluttabile ed irrecuperabile incapacità di esprimere le capacità genitoriali nei confronti della figlia, pur in mancanza di condotte di oggettiva trascuratezza o incuria verso quest’ultima, anche minime, o anche di mancata comprensione del difficile ruolo della madre. Al contrario, proprio il riferimento della Corte veneziana al buon rapporto di accudimento della minore da parte della ricorrente dimostra plasticamente il travisamento in cui lo stesso giudice d’appello è incorso nel ritenere che la B. fosse stata protagonista di un comportamento concretizzante l’invocata cd. PAS (dall’inglese: Parental Alienation Syndrome) desunto dalle predette condotte, attraverso, come esposto, un implausibile sillogismo la cui premessa principale è costituita da un ingiustificato severo stigma di comportamenti della madre fondato su un mero postulato. Da tale impostazione del provvedimento in esame discende anche la censurabilità del riferimento al padre quale unico genitore “in grado di dare equilibrio e serenità alla bambina”, affermazione che è il diretto precipitato di quanto argomentato sulla PAS. La pronuncia impugnata appare, dunque, essere espressione di una inammissibile valutazione di tatertyp, ovvero configurando, a carico della ricorrente, nei rapporti con la figlia minore, una sorta di “colpa d’autore” connessa alla postulata sindrome. Ora, il collegio non intende (e non può) entrare nel merito della fondatezza scientifica della suddetta PAS, ma deve invece conclusivamente rilevare, in conformità dell’orientamento sopra citato, che i fatti ascritti dalla Corte territoriale alla ricorrente non presentano la gravità legittimante la pronuncia impugnata, in mancanza di accertate, irrecuperabili carenze d’espressione delle capacità genitoriali, considerando altresì il profilo, palesemente trascurato dalla stessa Corte di merito, afferente alle conseguenze sulla minore del c.d. “super-affido” della minore al padre in ordine alla conseguente rilevante attenuazione dei rapporti con la madre in un periodo così delicato per lo sviluppo fisio-psichico della bambina. Per quanto esposto, il decreto impugnato va cassato, con rinvio alla Corte d’appello di Brescia, in considerazione dell’opportunità che la causa sia trattata da altra Corte territoriale, anche perchè provveda sul regime delle spese del giudizio. P.Q.M. La Corte accoglie il ricorso e cassa il decreto impugnato, con rinvio alla Corte d’appello di Brescia che provvederà anche alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità. Dispone che in caso di diffusione dell’ordinanza siano omessi i nominativi delle parti e degli altri soggetti in essa menzionati. Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 22 gennaio 2021. Depositato in Cancelleria il 17 maggio 2021

 

secondo i giudici della Corte di Cassazione che la hanno così definita nella sentenza numero 26810/2011, il comportamento del genitore collocatario che strumentalizza il rifiuto del minore di vedere l’altro genitore, impedendone così le visite stabilite dal giudice. Tale alienazione è provocata, quindi, dal genitore definito “alienante”, attraverso l’uso, nei confronti del figlio, di espressioni denigratorie, di false accuse di trascuratezza, violenza o abuso, riferite all’altro genitore, definito “genitore alienato”.

TAGS agevolazioni prima casa coniugi assegno di mantenimento assegno divorzile cessione prima casa cognome madre convivenza more uxorio coronavirus costo divorzio divorzio divorzio a distanza divorzio breve divorzio congiunto divorzio in comune legge di stabilità legge unioni civili mutamento condizioni di separazione mutuo coniugi negoziazione assistita separazione separazione consensuale separazione dei beni trasferimenti patrimoniali tribunale ufficiale di stato civile vendita prima casa coniugi

 

TAGS SEPARAZIONE BOLOGNA : PROBLEMA RISOLTO e Divorzio assegnazione della casa familiare in comodato, avvocato divorzioBologna , avvocato divorzista Bologna, avvocato matrimonialista Bologna , avvocato separazione Bologna , separazione assegnazione casa avvocato Bologna , separazione casa comodato, separazione casa comodato avvocato , separazione immobile comodato, separazione immobile proprietà genitori, studio legale divorzio Bologna, studio legale separazione Bologna 

Separazione e Divorzio abbandono tetto coniugale, abbandono tetto coniugale addebito separazione, abbandono tetto coniugale avvocato Bologna , abbandono tetto coniugale avvocato imola , addebito separazione avvocato Bologna , addebito separazione avvocato Bologna , avvocato diritto di famiglia Bologna , avvocato diritto di famiglia Bologna , avvocato divorzista Bologna, avvocato divorzista Bologna , avvocato matrimonialista Bologna , avvocato separazioni divorziBologna , avvocato separazioni divorzi , studio legale abbandono tetto coniugale, studio legale diritto di famiglia Bologna , studio legale separazione Bologna

addebito assegno assegno divorzile avvocati avvocato biologico bologna casa cassazione civile consumatore contratto convivenza corte Corte Costituzionale costituzionale costituzione crediti Danno decreto  divorzio divorzio breve figli Fornero immobili  mantenimento matrimonio more pec Processo riforma risarcimento separazione sovraindebitamento studio successione uxorio Tags accettare eredità accettazione beneficio inventario accettazione beneficio inventario Bologna  accettazione eredità accettazione espressa accettazione espressa eredità accettazione espressa eredità Bologna  accettazione tacita accettazione tacita Bologna  avvocato accettazione beneficio inventario avvocato accettazione eredità avvocato accettazione tacita avvocato accettazione tacita Bologna  avvocato diritto delle successioni avvocato diritto delle successioni Bologna  avvocato diritto successorio avvocato diritto successorio Bologna  avvocato eredi minori avvocato eredità avvocato eredità Bologna  avvocato esperto in successioni avvocato esperto successioni avvocato impugnazione testamento avvocato legato avvocato patrimonio ereditario avvocato pubblicazione testamento avvocato rinuncia eredità avvocato rinuncia eredità Bologna avvocato Bologna eredità avvocato Bologna testamento avvocato Bologna vendita eredità avvocato successioni avvocato successioni Bologna  capacità successoria chiamato eredità de cuius delato diritto delle successioni diritto successorio diritto successorio Bologna  erede erede incapace erede interdetto erede erede Bologna avvocato eredi minori eredità eredità Bologna esperto eredità esperto eredità Bologna esperto successioni legato legato Bologna legittimari miglior avvocato miglior avvocato accettazione beneficio inventario Bologna miglior avvocato accettazione eredità miglior avvocato accettazione eredità Bologna miglior avvocato accettazione tacita  erede Bologna miglior avvocato eredi minori Bologna miglior avvocato eredità miglior avvocato rinuncia eredità  patrimonio defunto patrimonio eredità patrimonio ereditario professionista eredità pubblicazione testamento rinuncia eredità Bologna Bologna avvocato successioni successione legittima successione legittima Bologna successione testamentaria successione universale successioni successioni avvocato successioni avvocato Bologna successioni ereditarie successioni Bologna successioni Bologna avvocato testamento testamento testamento pubblico

 

 

 

 

 

 

OPPOSIZIONE SANZIONI CONSOB GIUSTO PROCESSO

OPPOSIZIONE SANZIONI CONSOB GIUSTO PROCESSO

SEMPRE OPPONIBILE LE SANZIONI CONSOB?

Proprio in fattispecie relativa a sanzioni applicate dalla Consob, questa Corte ha già avuto modo di stabilire che la garanzia del giusto processo, ex art. 6 della CEDU, può essere realizzata, alternativamente, nella fase amministrativa – nel qual caso, una successiva fase giurisdizionale non sarebbe necessaria ovvero mediante l’assoggettamento del provvedimento sanzionatorio adottato in assenza di tali garanzie – ad un sindacato giurisdizionale pieno, di natura tendenzialmente sostitutiva ed attuato attraverso un procedimento conforme alle richiamate prescrizioni della Convenzione, il quale non ha l’effetto di sanare alcuna illegittimità originaria della fase amministrativa giacchè la stessa, sebbene non connotata dalle garanzie di cui al citato art. 6, è comunque rispettosa delle relative prescrizioni, per essere destinata a concludersi con un provvedimento suscettibile di controllo giurisdizionale (Cass. 770 e 771 del 2017).

 

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – rel. Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. BELLINI Ugo – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

 

SENTENZA

sul ricorso 18310-2015 proposto da:

BANCA CASSA DI RISPARMIO DI SAVIGLIANO SPA, C.L., M.S., P.F., CI.NI., elettivamente domiciliati in ROMA, L.GO MESSICO 7, presso lo studio dell’avvocato FEDERICO TEDESCHINI, rappresentati e difesi dagli avvocati MUSUMECI TOTI SALVATORE, EVA RAFFAELLA DESANA;

– ricorrenti –

contro

COMMISSIONE NAZIONALE PER LE SOCIETA’ E LA BORSA CONSOB, elettivamente domiciliato in *;

– controricorrente –

e contro

PROCURATORE GENERALE CORTE DI CASSAZIONE, B. DI B.G., L.P., A.G., R.P.;

– intimati –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di TORINO, depositata il 16/01/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 07/11/2017 dal Consigliere Dott. PASQUALE D’ASCOLA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SERGIO DEL CORE che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato DESANA Eva Raffaella, difensore dei ricorrenti, che in via preliminare ha chiesto di depositare documentazione ed ha chiesto l’accoglimento del ricorso;

 

Svolgimento del processo

Oggetto della controversia è la delibera sanzionatoria n. 18615 adottata da Consob il 17 luglio 2013, che irrogava sanzioni ad amministratori e sindaci della Banca Cassa di risparmio di Savigliano ed ingiungeva alla cassa il pagamento di 160.000 Euro quale somma della sanzioni, con obbligo di regresso nei confronti degli autori delle violazioni contestate.

Alla Banca e ai suoi esponenti veniva addebitato ex artt. 190 e 195 TUF di avere, nel collocamento del prestito obbligazionario denominato “obbligazioni subordinate Lower tier II a tasso fisso 4% con ammortamento periodico 01/11/2010 – 01/11/2017 (OMISSIS): a) omesso di effettuare la valutazione di adeguatezza per il 30% degli ordini di sottoscrizione, imputando la sottoscrizione strumentalmente ad iniziativa del cliente; b) riprofilato 134 clienti assegnando un profilo di rischio più elevato per rendere adeguata l’operazione.

Stando al ricorso, il procedimento era scaturito da un esposto di due dirigenti responsabili di settore della Banca, esposto ritrattato dopo la transazione con essi della causa di lavoro insorta davanti al tribunale di Saluzzo.

All’esito del procedimento è stata adottata la delibera sanzionatoria, opposta davanti alla Corte di appello di Torino.

Il giudice di unico grado con decreto 16 gennaio 2015 ha respinto le eccezioni relative allo svolgimento del procedimento; ha accolto il ricorso con riguardo alla assenza di strumentalizzazione nel collocamento, ma ha rilevato il mancato rispetto delle istruzioni interne che disponevano di effettuare il collocamento in abbinamento al servizio di consulenza e quindi in regime di adeguatezza e ha confermato la sanzione.

La Banca e alcuni degli opponenti, signori M., P., C. e Ci., hanno proposto congiuntamente ricorso per cassazione, svolgendo sei motivi.

La Commissione nazionale per le Società e la Borsa ha resistito con controricorso.

Le parti hanno depositato memoria.

 

Motivi della decisione

2) Con il primo motivo parte ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 195, comma 2, TUF e della L. n. 262 del 2005, art. 24, comma 1, nonchè dell’art. 6 Cedu per assenza di idoneo contraddittorio nel procedimento sanzionatorio.

Invocando la sentenza della Corte Edu del 14 marzo 2014 (caso Grande Stevens), parte ricorrente lamenta la irritualità della contestazione degli addebiti agli interessati e del contraddittorio procedimentale instaurato davanti all’organo istruttorio, a causa della mancata trasmissione della relazione conclusiva dell’U.S.A. ai destinatari del procedimento sanzionatorio, con la concessione di un termine per replicare davanti a Consob.

Il ricorso espone che la tesi della Corte di appello, secondo cui la celebrazione di un’udienza pubblica nel successivo giudizio di impugnazione avrebbe emendato le violazioni denunciate, non sarebbe fondata, perchè il diritto al contraddittorio riservato al privato nei procedimenti sanzionatori resterebbe violato.

2.1) La censura è infondata, previa correzione della motivazione della sentenza impugnata.

Proprio in fattispecie relativa a sanzioni applicate dalla Consob, questa Corte ha già avuto modo di stabilire che la garanzia del giusto processo, ex art. 6 della CEDU, può essere realizzata, alternativamente, nella fase amministrativa – nel qual caso, una successiva fase giurisdizionale non sarebbe necessaria ovvero mediante l’assoggettamento del provvedimento sanzionatorio adottato in assenza di tali garanzie – ad un sindacato giurisdizionale pieno, di natura tendenzialmente sostitutiva ed attuato attraverso un procedimento conforme alle richiamate prescrizioni della Convenzione, il quale non ha l’effetto di sanare alcuna illegittimità originaria della fase amministrativa giacchè la stessa, sebbene non connotata dalle garanzie di cui al citato art. 6, è comunque rispettosa delle relative prescrizioni, per essere destinata a concludersi con un provvedimento suscettibile di controllo giurisdizionale (Cass. 770 e 771 del 2017).

Va anche ribadito che il fatto che la regolamentazione secondaria dell’organizzazione della Consob preveda in capo alla stessa, nell’ambito del procedimento di accertamento e contestazione di illeciti nell’attività soggetta alla sua vigilanza, un cumulo successivo di funzioni decisorie (cautelari e nel merito), non comporta per ciò solo alcuna violazione dell’art. 6 CEDU in tema di garanzia del giusto processo; per un verso, infatti, detta garanzia è realizzata, alternativamente rispetto alla fase amministrativa, con l’assoggettamento del provvedimento sanzionatorio ad un sindacato giurisdizionale pieno, e, per altro verso, il semplice fatto che siano già state assunte decisioni prima della deliberazione finale non è sufficiente a generare un ragionevole timore di mancanza di imparzialità.

Gli orientamenti sopraindicati sono stati trattati in questi sensi dalla giurisprudenza più recente e in questa sede può farsi utilmente rinvio a Cass. 24103/17 e Cass. 8210/16.

3) Gli argomenti ivi svolti inducono anche a rigettare il secondo motivo, con il quale il ricorso si duole della violazione delle stesse norme perchè vi sarebbe stata assenza di separazione tra funzioni istruttorie e decisorie.

Parte ricorrente sostiene che il principio della separazione tra funzioni istruttorie e decisorie deve essere assicurato nello stesso procedimento amministrativo e la violazione non sarebbe sanata dalla successiva celebrazione del giudizio di impugnazione davanti a un giudice indipendente e imparziale.

Il ricorso non spiega però perchè vi sarebbe questa insanabile violazione, sebbene la sentenza da ultimo citata abbia enunciato che in tema di intermediazione finanziaria, nel procedimento amministrativo sanzionatorio previsto dal D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 187 septies, l’omessa previsione della trasmissione all’interessato delle conclusioni dell’Ufficio sanzioni amministrative, e la conseguente impossibilità di interloquire, non si pone in contrasto con l’art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, quando come stabilito dalla Corte EDU nella sentenza 4 marzo 2014, “Grande Stevens c. Italia” -, pur avendo le sanzioni natura sostanzialmente penale, il provvedimento con cui le stesse vengono irrogate sia assoggettato – come, appunto, quello adottato ex art. 187 septies cit., anche nel testo vigente “ratione temporis” – ad un sindacato giurisdizionale pieno, attuato nell’ambito di un giudizio che assicura le garanzie del giusto processo.

E la Corte di appello nella sentenza impugnata ha rilevato in primo luogo che la violazione denunciata era da escludere sulla base di Cass. SU 20935/09; in secondo luogo che vi sono rilevanti differenze tra il procedimento di cui all’art. 187 TUF e quello in esame; in terzo luogo che la stessa sentenza EDU invocata in ricorso ha fatto salvi i procedimenti che schiudono ampie possibilità difensive in sede giurisdizionale. Inoltre ha diffusamente evidenziato (cfr pagg. 23 e ss) come non vi sia stata alcuna compromissione del diritto di difesa in fase istruttoria e soprattutto come nessuno dei ricorrenti sia stato in grado di evidenziare alcuna concreta ed effettiva lesione del diritto di difesa derivante dalla violazione denunciata; questo rilievo, in disparte ogni valutazione sulla portata delle decisioni del consiglio di Stato sul regolamento Consob, è idoneo ad escludere anche la fondatezza, in particolare, della denunciata violazione della L. n. 262 del 2005, art. 24 (v. Cass. 8210/16).

Questa carenza di allegazione permane e vanifica, con la sua astrattezza, ogni pregio della censura.

4) Il terzo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 195, comma 7, TUF, in relazione al mutamento di rito da camerale a pubblica udienza, disposto davanti a sè dalla Corte di appello, mutamento che, secondo la sentenza impugnata, avrebbe in ogni caso salvaguardato la ritualità del procedimento sanzionatorio in relazione all’art. 6 Cedu.

I ricorrenti si dolgono del fatto che la Corte di appello non abbia sollevato questione di costituzionalità per far dichiarare la eventuale illegittimità della norma italiana nella parte in cui non prevedeva la celebrazione di un’udienza pubblica.

4.1) Trattasi di tesi manifestamente infondata, posto che ogni autorità giurisdizionale prima di sollevare questione di costituzionalità deve verificare se sia possibile un’interpretazione e una conseguente applicazione conforme a Costituzione del testo normativo sospetto.

5) Anche il quarto motivo, che denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 195, comma 1, TUF, è infondato.

Parte ricorrente ripropone la tesi secondo cui nel corso del procedimento sanzionatorio vi sarebbe stato un mutamento dell’iniziale contestazione, modificata sostanzialmente e addebitata ai soli amministratori e sindaci e non più ai consiglieri semplici.

In particolare nuovo sarebbe stato il rimprovero di non aver adottato presìdi e vigilanza diligente, ditalchè se la Consob lo avesse contestato “sin da subito” le parti avrebbero potuto esercitare “integralmente” il proprio diritto di difesa. La modificazione dell’impugnazione avrebbe violato il diritto di conoscere entro centoottanta giorni dall’accertamento gli addebiti contestati.

La Corte di appello ha disatteso la doglianza, perchè ha ritenuto che “il nucleo fattuale delle condotte è rimasto immutato per gli opponenti”, salva l’espunzione, più favorevole ai ricorrenti, di un erroneo riferimento a segnalazioni già note ai responsabili.

5.1) Il motivo è da rigettare, oltre che per i rilievi svolti dal controricorso a difesa della ampia motivazione resa dal giudice di merito, per un duplice ordine di considerazioni.

In primo luogo la ipotizzata incompletezza iniziale della contestazione si scontra con l’irrilevanza rispetto alle possibilità difensive accordate nella sede giurisdizionale, di cui si è detto in precedenza.

In secondo luogo è da ricordare che il momento dell’accertamento, dal quale decorre il termine di decadenza per la contestazione degli illeciti da parte della Consob, va individuato in quello in cui la constatazione si è tradotta, o si sarebbe potuta tradurre, in accertamento, dovendosi a tal fine tener conto, oltre che della complessità della materia, delle particolarità del caso concreto anche con riferimento al contenuto ed alle date delle operazioni (Cass. 3.5.2016, n. 8687).

E in relazione al sindacato sulla tempistica degli atti di indagine, questa Corte ha affermato: a) che il giudice deve limitarsi a rilevare se vi sia stata un’ingiustificata e protratta inerzia durante o dopo la raccolta dei dati di indagine, tenuto anche conto che ragioni di economia possono indurre a raccogliere ulteriori elementi atti a dimostrare la sussistenza, accanto a violazioni già risultanti dagli atti raccolti, di altre violazioni amministrative, al fine di emettere un unico provvedimento sanzionatorio, (b) che la valutazione della superfluità degli atti di indagine va effettuata con un giudizio ex ante (e in tal senso il giudice deve rilevare l’evidente superfluità, per essere manifestamente già accertati tempi, entità e altre modalità delle violazioni, senza omettere di considerare anche la possibile connessione con altre violazioni ancora da accertare).

Ora, in relazione a questi profili non si coglie in ricorso un’analisi decisiva in grado di evidenziare una irrecuperabile tardività dell’accertamento, posto che il nucleo identificativo della contestazione è stato mosso nel termine indicato dalla stessa ricorrente e che i profili ritenuti secondari dalla Corte di appello, ove invece considerati di portata autonoma, beneficerebbero della più ampia tempistica necessaria per le verifiche del caso, tempistica in questo senso (desumibile anche dai punti a) e b) di cui sopra) non specificamente contestata.

6) Il quinto motivo di ricorso denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 112 e 115 c.p.c. e artt. 2697 e 2729 c.c..

Parte ricorrente rileva che la Corte di appello ha escluso la configurabilità delle “strumentalizzazioni” sanzionate con la delibera, ma, invece di annullare la delibera, ha confermato per metà le sanzioni, sul presupposto che esistessero disposizioni interne della Banca tali da imporre alla stessa di collocare il prestito in regime di adeguatezza.

Secondo il ricorso, l’esistenza di disposizioni interne della Banca più restrittive rispetto alla “Mifid” era stata già “fermamente smentita” in sede amministrativa ed esclusa sulla base di presunzioni contrarie.

Il Decreto avrebbe ritenuto l’esistenza di un modello organizzativo della Banca sulla base di una frase tratta dalla Relazione sulla funzione di controllo sull’anno 2010, contenuta nel verbale consiliare del 25 marzo 2011, in cui vi era scritto che per le obbligazioni di propria emissione il collocamento di obbligazioni sarebbe stato abbinato con il servizio di consulenza.

In ricorso la Banca ricorda che, come sempre dedotto, essa non aveva assunto alcun impegno in tal senso con la clientela, perchè “il divieto di lavorazione di ordini in “appropriatezza”” non era imposto dalla direttiva Mifid e non era stato inserito nella contrattualistica, come riconosciuto dalla stessa Corte di appello.

Si duole che la Corte non abbia parimenti riconosciuto l’assenza di impegni assunti sulla base di presunte “policy” interne che neppure Consob aveva prodotto.

Il ricorso analizza poi il contenuto letterale del documento da cui era stata desunta la asserita esistenza di una policy interna e ne illustra la portata in senso opposto.

Infine si concentra sulla circostanza che solo con il piano strategico per gli anni 2011-2013, approvato il 20 dicembre 2010, era stato previsto l’abbinamento sistematico del servizio di consulenza, circostanza idonea ad escludere la presunzione – addotta dalla Corte – che obblighi in tal senso esistessero già nel 2010.

6.1) La censura è fondata.

Va ricordato che la Corte di appello ha in gran parte ritenuto insussistenti gli addebiti mossi dalla delibera agli incolpati.

La Corte ha infatti escluso l’addebito relativo a una strumentale “riprofilatura” dei clienti in vista del collocamento del prestito obbligazionario (cfr decreto, par. 8), rilevando la carenza probatoria circa le condotte illecite. Ha ritenuto, tra l’altro, comportamento non univocamente probante l’innalzamento del profilo di rischio per 110 clienti su 283, imputabile anche, in ipotesi, a loro aumentata propensione al rischio.

Anche l’altro addebito iniziale, quello oggetto di ricorso, è stato criticamente analizzato dalla Corte di appello.

Essa ha riconosciuto (decreto pag. 31) che erroneamente la Consob aveva affermato che “la prestazione del servizio di consulenza (e dunque la necessità di valutare l’adeguatezza dell’investimento)” era prevista nelle condizioni generali di contratto.

Quanto alle direttive interne, nel dar conto delle contestazioni mosse in sede di opposizione dai ricorrenti, il decreto impugnato riconosce anche che nel primo rapporto di verifica di uno dei funzionari che avevano presentato esposto in Consob “non si fa alcun cenno all’esistenza di direttive della banca nel senso sopra indicato” (cioè nel senso di un abbinamento necessario della consulenza con il collocamento di obbligazioni proprie).

Il decreto riconosce (pag. 32) che neanche nell’Avviso verifiche di regolarità del 3.11. 2010 vi erano dati diversi ed evidenzia che in esso il funzionario M. aveva segnalato che la verifica suggeriva l’adozione di una linea guida secondo cui le emissioni proprie dovessero essere sempre lavorate in consulenza, ma dava atto della sopravvenuta approvazione delle nuove linee guida.

Queste ultime furono poi oggetto di esame del Consiglio di amministrazione del 28 gennaio 2011, che aveva concordato sull’opportunità di trattare sempre in consulenza le emissioni della banca.

Da tutto ciò lo stesso decreto evince che non vi era in questi atti alcun riferimento specifico a direttive già impartite dalla Banca in quel senso;

ciononostante la Corte di appello giunge a condividere la tesi sostenuta in giudizio da Consob, secondo cui le modalità operative della banca prevedevano la prestazione del servizio di consulenza in abbinamento al servizio di collocamento.

Ciò fa sulla base del fatto che nel verbale del 25 marzo 2011, inviato in Consob il 6. 4. 2012, la Banca aveva trasfuso una Relazione della Funzione di controllo per l’anno 2010. Ne desume che da esso si poteva evincere l’esistenza di un modello organizzativo della banca, già predisposto per quell’anno 2010, tale da comportare l’abbinamento, quest’ultimo indicato anche in uno specchietto della parte dedicata alle Informazioni sui servizi svolti contenuto sempre nello stesso verbale del CdA. Il decreto dà tuttavia conto della circostanza che a pag. 31 quel medesimo documento era contenuto un riferimento alla adozione con delibera “successiva al collocamento in questione” di un piano strategico che prevedeva il collocamento “in abbinamento sistematico” alla consulenza.

Nondimeno, sulla considerazione che il documento riferiva che tale modalità era stata descritta anche con riferimento all’anno solare precedente, perviene alla affermazione che la Banca avesse assunto tale modello organizzativo e che fosse sanzionabile per il mancato rispetto di esso.

6.2) Il provvedimento impugnato risulta viziato in primo luogo perchè, come rilevato in ricorso, le presunzioni su cui la Corte ha ritenuto sussistente la prova dell’esistenza di regole interne nelle operazioni di collocamento di prodotti propri che non sarebbero state osservate, non rispondono ai requisii di cui all’art. 2729 c.c..

Detta norma stabilisce che le presunzioni lasciate alla “prudenza del giudice”, possano essere esclusivamente le “presunzioni gravi, precise e concordanti”.

Tali requisiti sono del tutto mancanti nel caso di specie, giacchè è lo stesso decreto della Corte di appello che ha demolito la validità presuntiva degli elementi che erano stati posti da Consob a base della delibera sanzionatoria. Lo ha fatto sia nella parte di provvedimento di cui si è dato conto nel paragrafo precedente, sia nelle pagine successive del decreto, in cui la Corte ha escluso l’esistenza di un comportamento strumentale della Banca, profilo (v. pag. 35) che secondo Consob “prescinderebbe addirittura dall’esistenza o meno di normative interne”, ritenute invece indispensabili dalla Corte di appello, sia nella parte in cui ha osservato che il solo dato numerico degli ordini ad iniziativa del cliente non avrebbe potuto condurre univocamente a ritenere provato un comportamento strumentale (pag. 36).

E’ quindi lo stesso decreto a osservare (primo periodo di pag. 36) che gli elementi valorizzati da Consob non sarebbero stati “di per sè idonei a provare l’esistenza dell’illecito”.

L’illecito viene poi ritenuto sussistente sulla base della “accertata violazione del modello organizzativo interno della Banca”, desunta, come prima si è riferito, sulla base della sola portata del complesso documento approvato nel dicembre 2010, successivo al collocamento e rivolto alla istituzione delle regola dell’abbinamento “per il futuro” (pag. 33 ultimo periodo), rilievo la cui ambiguità lo stesso decreto aveva colto.

In tal modo però la Corte di appello ha contraddetto tutti i parametri di cui all’art. 2729 c.c., giacchè non vi era più apprezzabile pluralità di presunzioni, essendo stata negata la portata probatoria dei fatti addotti dalla Commissione; vi era una non concordanza di esse, in quanto l’adozione di una normativa di condotta interna per il futuro in sede di delibera consiliare contrastava con la esistenza di una regola vincolante per il passato e non si raccordava ad altri elementi presuntivi; non era ravvisabile alcun requisito di gravità, perchè l’uso, in parte dei casi di sottoscrizione, di una prassi virtuosa anteriore alla adozione di una regola scritta non è elemento che giustifichi univocamente la presunzione della esistenza di una disciplina interna vincolante, che era anzi esclusa, come si è riferito sopra, da atti accompagnatori o prodromici della delibera consiliare.

6.2.1) Mette conto evidenziare, in risposta alle difese del resistente, che il ricorso non ha sollecitato un’inammissibile richiesta di riesame della motivazione, ma ha denunciato la violazione della normativa in tema di prove, violazione che questa Corte ritiene sussistente. Non è stato infatti qui ridiscusso l’esito valutativo del meccanismo presuntivo, ma l’esistenza stessa dei presupposti per innescarlo, e lo si è fatto con la analisi dell’unico elemento al quale il decreto si è ancorato, privo dei requisiti di legge, e con la sua lettura in connessione con il resto del provvedimento, tutto cospirante in senso opposto alla conclusione raggiunta.

7) Ancorchè quanto sopra detto sia già sufficiente all’accoglimento del ricorso, mette conto chiarire che da questa analisi emerge la fondatezza anche del primo profilo proposto nel quinto motivo, relativo alla violazione dell’art. 112 c.p.c..

E’ infatti da notare che l’aver escluso la portata probatoria degli elementi addotti da Consob per dimostrare la esistenza di un comportamento strumentale della Banca avrebbe dovuto condurre la Corte di appello ad assolvere gli incolpati anche dal primo addebito, che, come si legge in controricorso (pag. 2; v. anche ricorso pag. 21 in nota), rimproverava ad essi di avere “strumentalmente imputato all’iniziativa del cliente circa il 30% degli ordini di sottoscrizione, così da escludere la ricorrenza degli estremi del servizio di consulenza e, conseguentemente, non sottoporre tali ordini alla valutazione di adeguatezza dell’operazione imposta nell’ambito di detto servizio”.

Ne discende che il rimprovero mosso dalla Corte di appello agli incolpati, relativo alla mancata osservanza di discipline interne da ritenere già esistenti e vincolanti, a prescindere dalla loro adozione per il futuro deliberata dopo il collocamento, costituiva, come lamentato in ricorso, una pronuncia estranea alla materia del contendere, essendo stata in tal modo individuata e ritenuta decisiva una violazione sostanzialmente diversa da quella contestata.

Privato del collegamento con gli altri elementi addotti per rilevare la strumentalità del comportamento sanzionato – esplicitamente esclusi -, il rimprovero diveniva infatti un addebito autonomo, non enucleabile officiosamente (violazione dell’art. 112 c.p.c.) dal giudice dell’opposizione.

8) Consegue da quanto esposto l’accoglimento del ricorso con decisione che può essere resa nel merito, non sussistendo necessità di altri accertamenti di fatto, di accoglimento dell’opposizione originaria e annullamento della delibera impugnata.

Resta assorbito il sesto motivo di ricorso.

Le spese di tutti i gradi di giudizio possono essere interamente compensate, attesa la novità e rilevante complessità dei profili esaminati in relazione ad originale fattispecie.

 

P.Q.M.

La Corte rigetta i primi quattro motivi di ricorso.

Accoglie il quinto; dichiara assorbito il sesto.

Cassa il provvedimento impugnato e decidendo nel merito accoglie l’opposizione e annulla la delibera sanzionatoria Consob.

Spese dell’intero giudizio compensate.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione 2^ civile, il 7 novembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 ottobre 2018.

 

 

MA EREDITARE E’ SEMPRE UNA FORTUNA? SOLO SE NON CI SONO DEBITI

MA EREDITARE E’ SEMPRE UNA FORTUNA? SOLO SE NON CI SONO DEBITI

ASSISTO PER CAUSE EREDITARIE A BOLOGNA VICENZA MILANO TREVISO PADOVA E ROVIGO RAVENNA CESENA FORLI 

CHIAMA SUBITO 051 6447838

Molti mi chiedono se ereditare sia sempre una fortuna, cioè esser eredi per forza deve portare danaro?

 

Sembra  una domanda scontata ma non lo è ?

Perché

Poniamo due esempi molto semplici

CARLO EREDITA UNA QUOTA DI APPARTAMENTO E ACCETTA EREDITA’ SENZA PENSARCI

Purtroppo il decuius cioè il defunto che g i8lascia l’eredità aveva centinaia di debiti fiscali  e Carlo non lo sapeva  ma avendo accettato l’eredità ne risponde.

 

Lorenzo è erede di un terreno di del valore di trentamila euro

Accetta l’eredita’ ma il de cuius aveva un debito bancario di trecentomila euro  Lorenzo ne risponde per aver accettato l’eredita’ !!

 

Senza considerare  che a volte e eredità creano liti che durano una vita  tra eredi a volte per  piccole differenze che un po’ di buon senso potrebbe risolvere.

Consiglio se mp redi appoggiarsi a un avvocato esperto quando si hanno eredita’ corpose e consistenti o quando vi sono rischi di eredità passive

Non scherzo solo un avvocato esperto spesso puo’ darti un valido aiuto in situazione che credimi possono essere di straordinaria  complessità

Il diritto successorio, unitamente al diritto di famiglia, è quell’ambito del diritto dove i conflitti investono gli equilibri familiari, così potendo far crollare ogni certezza. Ho assistito moltissimi clienti in vicende ereditarie, occupandomi sia di successioni legittime che testamentarie in sede stragiudiziale (dichiarazioni successorie; rinuncia all’eredità; pianificazione successoria) e giudiziale (impugnazione di testamenti, divisioni ereditarie etc). L’approccio attento alla specificità del caso concreto e finalizzato al risultato, hanno sempre condotto a soluzioni di soddisfazione per i miei assistiti.

Per tale ragione, anche tale settore mi ha conquistata, permettendomi di aiutare l’assistito a risolvere le vicende giuridiche non soltanto con strumenti propri del diritto, ma anche psicologici e strategici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MATRIMONIO CITTADINA STRANIERA CITTADINANZA

MATRIMONIO CITTADINA STRANIERA CITTADINANZA

La separazione di fatto non è equiparabile alla separazione  legale tra i coniugi e quindi non interrompe il matrimonio per decorrenza termini per domanda cittadinanza italiana

 

La vicenda

la cittadina straniera era in possesso dei requisiti legali per l’acquisto della cittadinanza secondo quanto stabilito dall’art. 5, ratione temporis, applicabile, ovvero il matrimonio con un cittadino italiano e il decorso di sei mesi senza che fosse intervenuto annullamento, separazione e divorzio, sia al momento della presentazione della domanda, sia con riguardo alla situazione in essere al momento della decisione della P.A. ed alla luce della nuova formulazione della medesima norma medio tempore intervenuta, essendo residente in Italia per almeno due anni dopo il matrimonio senza che fosse intervenuto annullamento, separazione personale o divorzio.

La Corte d’Appello, coerentemente con quanto affermato dal giudice di primo grado, riteneva irrilevante la separazione di fatto, incontestatamente intervenuta tra i coniugi, richiedendo la legge una condizione ostativa diversa, ovvero la separazione personale giudizialmente accertata.

La separazione di fatto, conclude la Corte d’Appello ha un carattere di minore stabilità di quella legale e non può desumersi dalla chiara dizione normativa la sussistenza di un requisito diverso da quello espressamente indicato ed avente un significato giuridico univoco. Pur condividendo l’intento di evitare matrimoni volti esclusivamente ad ottenere la cittadinanza, osserva la Corte che nella specie il matrimonio ha avuto carattere di effettività e che risulta sussistente anche l’altra condizione preventiva richiesta dalla legge ovvero la residenza nella Repubblica da almeno due anni. Le ulteriori condizioni ostative costituite dalla separazione personale, del divorzio e dell’annullamento del matrimonio, sono, invece da qualificare come fatti sopravvenuti di natura impeditiva dell’acquisto della cittadinanza, da valutare al momento dell’adozione del provvedimento.

 

 

 

 La separazione di fatto, conclude la Corte d’Appello ha un carattere di minore stabilità di quella legale e non può desumersi dalla chiara dizione normativa la sussistenza di un requisito diverso da quello espressamente indicato ed avente un significato giuridico univoco. Pur condividendo l’intento di evitare matrimoni volti esclusivamente ad ottenere la cittadinanza, osserva la Corte che nella specie il matrimonio ha avuto carattere di effettività e che risulta sussistente anche l’altra condizione preventiva richiesta dalla legge ovvero la residenza nella Repubblica da almeno due anni. Le ulteriori condizioni ostative costituite dalla separazione personale, del divorzio e dell’annullamento del matrimonio, sono, invece da qualificare come fatti sopravvenuti di natura impeditiva dell’acquisto della cittadinanza, da valutare al momento dell’adozione del provvedimento.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione il Ministero dell’Interno affidandosi al seguente unico articolato motivo:

è dedotta la violazione dell’art. 5, comma 1, della l. n. 91 del 1992 così come modificato dall’art. 1 comma 11 della l. n. 94 del 2009 in ordine al mancato rilievo come condizione ostativa alla concessione della cittadinanza alla separazione di fatto, nonostante gli effetti di tale situazione si riverberino in numerose disposizioni legislative, (art. 143 cod. civ.; art. 570 cod. pen., art. 6 legge n. 184 del 1983) e inducano a ritenere che la locuzione “separazione personale” indichi soltanto un genus più ampio entro il quale ricomprendere la separazione legale e quella di fatto. Ne consegue che, ai fini dell’acquisto della cittadinanza, l’effettiva sussistenza in concreto del rapporto matrimoniale sia da intendere come requisito ineludibile anche alla luce degli effetti conseguenti al suo acquisto.

 

 

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 17 gennaio 2017, n. 969

Stranieri – Matrimonio – Cittadinanza italiana – Separazione di fatto – Irrilevante

Fatti di causa

La Corte d’Appello di Firenze, confermando la sentenza di primo grado ha dichiarato che H.E.K. ha acquistato la cittadinanza italiana ai sensi dell’art. 5 della l. 91 del 1992, anche in ordine alle più rigorose condizioni contenute nella novella introdotta dalla l. n. 94 del 2009, intervenuta in corso di giudizio.

In particolare, la Corte d’Appello ha affermato che la cittadina straniera era in possesso dei requisiti legali per l’acquisto della cittadinanza secondo quanto stabilito dall’art. 5, ratione temporis, applicabile, ovvero il matrimonio con un cittadino italiano e il decorso di sei mesi senza che fosse intervenuto annullamento, separazione e divorzio, sia al momento della presentazione della domanda, sia con riguardo alla situazione in essere al momento della decisione della P.A. ed alla luce della nuova formulazione della medesima norma medio tempore intervenuta, essendo residente in Italia per almeno due anni dopo il matrimonio senza che fosse intervenuto annullamento, separazione personale o divorzio.

La Corte d’Appello, coerentemente con quanto affermato dal giudice di primo grado, riteneva irrilevante la separazione di fatto, incontestatamente intervenuta tra i coniugi, richiedendo la legge una condizione ostativa diversa, ovvero la separazione personale giudizialmente accertata.

La separazione di fatto, conclude la Corte d’Appello ha un carattere di minore stabilità di quella legale e non può desumersi dalla chiara dizione normativa la sussistenza di un requisito diverso da quello espressamente indicato ed avente un significato giuridico univoco. Pur condividendo l’intento di evitare matrimoni volti esclusivamente ad ottenere la cittadinanza, osserva la Corte che nella specie il matrimonio ha avuto carattere di effettività e che risulta sussistente anche l’altra condizione preventiva richiesta dalla legge ovvero la residenza nella Repubblica da almeno due anni. Le ulteriori condizioni ostative costituite dalla separazione personale, del divorzio e dell’annullamento del matrimonio, sono, invece da qualificare come fatti sopravvenuti di natura impeditiva dell’acquisto della cittadinanza, da valutare al momento dell’adozione del provvedimento.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione il Ministero dell’Interno affidandosi al seguente unico articolato motivo:

è dedotta la violazione dell’art. 5, comma 1, della l. n. 91 del 1992 così come modificato dall’art. 1 comma 11 della l. n. 94 del 2009 in ordine al mancato rilievo come condizione ostativa alla concessione della cittadinanza alla separazione di fatto, nonostante gli effetti di tale situazione si riverberino in numerose disposizioni legislative, (art. 143 cod. civ.; art. 570 cod. pen., art. 6 legge n. 184 del 1983) e inducano a ritenere che la locuzione “separazione personale” indichi soltanto un genus più ampio entro il quale ricomprendere la separazione legale e quella di fatto. Ne consegue che, ai fini dell’acquisto della cittadinanza, l’effettiva sussistenza in concreto del rapporto matrimoniale sia da intendere come requisito ineludibile anche alla luce degli effetti conseguenti al suo acquisto.

Viene aggiunto che il Consiglio di Stato con la sentenza n. 6526 del 2005 ha espressamente stabilito che requisito per l’acquisto della cittadinanza sia non solo il matrimonio ma anche la conseguente instaurazione di un vero e proprio rapporto coniugale.

La ratio della novella di evitare un uso strumentale del negozio matrimoniale a fini di cittadinanza è tanto più evidente nella specie in quanto l’istanza per la cittadinanza è stata presentata nelle more del giudizio separativo.

La censura deve ritenersi infondata alla luce del chiaro ed univoco tenore testuale della norma in questione sia nella formulazione originaria sia in quella novellata per effetto dell’art. 1 comma 11 della l. 94 del 2009. Nel testo originario la locuzione utilizzata dal legislatore era “separazione legale”, con la novella tale locuzione è stata modificata con “separazione personale”. La correzione è stata del tutto opportuna dal momento che l’espressione “separazione legale” risulta atecnica rispetto all’altra “separazione personale” utilizzata dal legislatore nel titolo dell’art. 150, nel corpus dell’art. 154 relativo alla riconciliazione e nel testo previgente art. 155 (oggi abrogato in virtù dell’omologazione del regime giuridico relativo ai figli nati nel matrimonio e fuori di esso e sostituito dalla disciplina normativa contenuta nel Capo II del titolo IX).

Peraltro, come espressamente affermato nel citato art. 5 deve essere applicato il regime giuridico vigente al momento dell’adozione del provvedimento e non della domanda, in quanto la norma stabilisce che “al momento dell’adozione del decreto” non devono essere intervenute condizioni ostative quali la separazione personale.

La differenza tra le due fattispecie astratte “separazione personale” e “separazione di fatto” può cogliersi anche nel regime giuridico delle adozioni. L’art. 6 della l. n. 184 del 1983 prescrive che tra i coniugi che intendono procedere all’adozione non deve essere intervenuta negli ultimi tre anni separazione personale neppure di fatto, a conferma della diversità delle due tipologie di allontanamento dei coniugi, confermata anche da un regime giuridico nettamente distinto.

Deve, pertanto, essere confermata la pronuncia della Corte d’Appello che, sulla non assimilabilità delle due fattispecie, si è fondata. Deve aggiungersi che le condizioni ostative previste nel citato art. 5 non possono essere fondate su clausole elastiche, ma su requisiti di natura esclusivamente giuridica, predeterminati e non rimessi ad un accertamento di fatto dell’autorità amministrativa, come desumibile anche dall’esame delle altre specifiche condizioni interdittive, l’annullamento, lo scioglimento, la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Al rigetto, in mancanza della parte intimata non consegue alcuna statuizione sulle spese processuali del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

 

 

VICENZA TREVISO BOLOGNA

AVVOCATO ESPERTO LITI EREDITARIE

RISOLVI LE LITI E CAUSE EREDITARIE  MA FAI PRESTO SONO PIENO DI IMPEGNI CHIAMA E PRENDI IL TUO APPUNTAMENTO AVVOCATO SERGIO ARMAROLI BOLOGNA

 

051 6447838

 

 

Orbene, la pronuncia n. 502/03 di questa Corte afferma, invece, che “mentre e’ soggetta a collazione per imputazione, prevista dall’articolo 750 c.c., per i beni mobili, la quota di societa’, in quanto – non conferendo ai soci un diritto reale sul patrimonio societario riferibile alla societa’, che e’ soggetto distinto dalle persone dei soci – attribuisce un diritto personale di partecipazione alla vita societaria, va compiuta, secondo le modalita’ previste dall’articolo 746 c.c., per gli immobili, la collazione della quota di azienda, che rappresenta la misura della contitolarita’ del diritto reale sulla universitas rerum dei beni di cui si compone, sicche’ – ove si proceda per imputazione – deve aversi riguardo al valore non dei singoli beni ma a quello assunto dall’azienda, quale complesso organizzato, al tempo dell’apertura della successione”.
Letta nel suo insieme e, soprattutto, con riferimento alla sua propria fattispecie, detta sentenza non dimostra nulla di quanto la censura tenta di accreditare. La massima richiamata, infatti, corrisponde ad un passo della motivazione in cui si osservava come i giudici d’appello avessero omesso di accertare se oggetto della donazione fosse stata la quota di partecipazione di una societa’ o la quota dell’azienda della societa’ stessa; omissione che questa Corte Suprema ritenne non casuale perche’ derivante dall’erroneo presupposto, manifestato dai giudici d’appello, che ove anche fosse stata donata la quota della societa’, l’oggetto della collazione sarebbe stato sempre costituito dalla quota dell’azienda. Detta sentenza, nell’affermare che una cosa e’ donare una quota di una societa’, altro e’ donare una quota d’azienda, di talche’ occorre accertare l’oggetto della donazione (cosa che in quell’occasione la Corte di merito non aveva fatto), non sostiene minimamente che non possa effettuarsi una donazione indiretta tramite la cessione di una quota di societa’. Nel caso citato l’alternativa di merito era tutta giocata fra donazione di beni della stessa tipologia (quote), ma di diverso oggetto (di societa’ o d’azienda). Su tale alternativa non si era innestata nel dibattito processuale una questione di donazione indiretta (di donazioni indirette si parla piu’ volte in detta sentenza, ma con riguardo a beni differenti), e non era dato alla S.C. di rilevare d’ufficio nuove questioni implicanti un accertamento di fatto non compiuto dal giudice di merito.
2.2. – Nel caso in esame, invece, la Corte territoriale ha effettuato un tale accertamento li’ dove ha affermato che “la cessione della quota sociale (…) non e’ stato il fine negoziale, ma lo strumento indiretto per fare entrare gratuitamente l’immobile nel patrimonio del beneficiario”. Tale giudizio di fatto non e’ contrastato quanto ai parametri di sufficienza e di logicita’ giuridica della motivazione che lo sostiene. L’unico motivo proposto denuncia (nell’intitolazione come nella sostanza) non un vizio riconducibile all’articolo 360 c.p.c., n. 5, ma una violazione di legge, ed e’ corredato da un quesito di diritto la cui fattura, in quanto non immune da una parziale alterazione dell’accertamento di merito contenuto nella sentenza impugnata, e’ solo a stento ed in parte rispettosa della tecnica di formulazione imposta dall’articolo 366 bis c.p.c..
2.2.1. – L’unica quaestio iuris che nel rispetto del fatto cosi’ come accertato dal giudice di merito puo’ enuclearsi dal quesito, e’ la seguente: se la cessione gratuita di quote di una cooperativa edilizia finalizzata all’assegnazione dell’alloggio in favore del cessionario, possa integrare una donazione indiretta dell’alloggio stesso, soggetta alla morte del donante a collazione ereditaria ai sensi dell’articolo 746 c.c..
2.2.2. – La risposta all’interrogativo appena riformulato non puo’ che essere affermativa.
La giurisprudenza di questa Corte in materia di collazione ha piu’ volte affermato, in fattispecie similari, che nel caso di donazione indiretta forma oggetto di collazione il bene ultimo che in definitiva il disponente intendeva donare. Cosi’ (a partire da Cass. S.U. n. 9282/92 fino a Cass. n. 20638/05) e’ stato ritenuto che nell’ipotesi di acquisto di un immobile con denaro proprio del disponente ed intestazione ad altro soggetto, che il disponente medesimo intenda in tal modo beneficiare, si configura la donazione indiretta dell’immobile e non del denaro impiegato per l’acquisto; pertanto, in caso di collazione, secondo le previsioni dell’articolo 737 c.c., il conferimento deve avere ad oggetto l’immobile e non il denaro.
Mutando cio’ che v’e’ da mutare, il caso di specie non si sottrae all’applicazione espansiva del principio appena richiamato. In primo luogo e’ vana osservazione quella per cui la quota societaria e’ un bene in se’ che attribuisce un diritto di partecipazione esso stesso immediatamente donato. Bene in se’ e’ anche il denaro e ogni diritto trasferibile in maniera da produrre un arricchimento gratuito e di tipo indiretto, sicche’ la natura della quota non e’ argomento spendibile in un senso piuttosto che in un altro.
Cio’ posto, va osservato che la quota di partecipazione al capitale di una societa’ e’ un bene che puo’ racchiudere in se’ anche utilita’ di tipo diverso da quelle insite nella sola comunione di scopo, e che in aggiunta a queste possono consistere anche nel godimento diretto di beni societari presenti o futuri, a misura delle dimensioni, della compagine e dell’oggetto sociale. Non a caso la giurisprudenza di questa Corte ha talvolta affermato – sia pure in altro contesto – che le azioni e le quote delle societa’ di capitali costituiscono beni di “secondo grado”, in quanto non sono del tutto distinti e separati da quelli compresi nel patrimonio sociale, e sono rappresentative delle posizioni giuridiche spettanti ai soci in ordine alla gestione e all’utilizzazione di detti beni, funzionalmente destinati all’esercizio dell’attivita’ sociale (cfr. Cass. nn. 18181/04 e 3370/04).
Nell’ipotesi di societa’ (OMISSIS), il cui oggetto sia la costruzione di alloggi da assegnare in proprieta’ ai soci, il collegamento della quota al bene non e’ espressione di un’aspettativa, ma di un vero e proprio credito nell’ambito del rapporto di scambio che lega la cooperativa al socio e che ha ad oggetto l’assegnazione dell’alloggio, rapporto che si aggiunge a (senza confondersi con) quello puramente associativo da cui discende, invece, l’obbligo dei conferimenti e delle contribuzioni alle spese comuni di organizzazione e di amministrazione (cfr. Cass. n. 11015/13).

 

Suprema Corte di Cassazione

sezione II
Sentenza 3 gennaio 2014, n. 56

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SECONDA CIVILE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. ODDO Massimo – Presidente
Dott. MAZZACANE Vincenzo – Consigliere
Dott. BIANCHINI Bruno – Consigliere
Dott. MANNA Felice – rel. Consigliere
Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
sul ricorso 25069/2007 proposto da:
(OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) (OMISSIS), QUALI EREDI DI (OMISSIS), elettivamente domiciliati in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentati e difesi dall’avvocato (OMISSIS);
– ricorrenti –
contro
(OMISSIS) (OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS);
– controricorrente –
avverso la sentenza n. 1743/2006 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE, depositata il 30/10/2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 21/11/2013 dal Consigliere Dott. FELICE MANNA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CERONI Francesca, che ha concluso per l’inammissibilita’ del ricorso, in subordine, il rigetto.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Tribunale di Prato con sentenza del 23.2.2004 rigettava le contrapposte domande di collazione ereditaria di donazioni indirette avanzate da (OMISSIS) e da (OMISSIS), in relazione alla successione ereditaria del loro padre, (OMISSIS).
Adita da (OMISSIS), la Corte d’appello di Firenze, in riforma della sentenza impugnata (e pronunciandosi anche su altri capi di domanda), accertava l’obbligo di (OMISSIS), e quindi degli eredi di lui, deceduto nelle more del giudizio di primo grado, di conferire all’eredita’ di (OMISSIS) una villetta per civile abitazione sita in (OMISSIS), con i frutti dall’apertura della successione.
Riteneva la Corte territoriale, per quanto ancora rileva in questa sede di legittimita’, che l’immobile anzi detto era stato costruito da una cooperativa di cui il de cuius era stato socio fondatore e che le relative spese erano state sostenute esclusivamente dal padre. Lo stesso (OMISSIS) aveva confessato, in sede d’interrogatorio formale, che il padre gli aveva intestato la sua quota della cooperativa, senza alcun corrispettivo in cambio. Osservava, quindi (citando Cass. n. 5989/04), che quando l’oggetto della donazione indiretta e’ un immobile, l’effetto di liberalita’ e’ raggiunto mediante l’intestazione al beneficiario dell’immobile pagato dal donante, per cui oggetto della collazione ai sensi dell’articolo 737 c.c., e’ il bene e non il denaro impiegato per il suo acquisto. Nel caso di specie, la cessione della quota sociale non era stato il fine negoziale, ma lo strumento indiretto per far entrare gratuitamente l’immobile nel patrimonio del beneficiario.
Per la cassazione di tale sentenza (OMISSIS) ed (OMISSIS) e (OMISSIS), eredi di (OMISSIS), propongono ricorso, affidato ad un solo motivo.
Resiste con controricorso (OMISSIS).

MOTIVI DELLA DECISIONE

  1. – Con l’unico motivo d’impugnazione parte ricorrente deduce la violazione ed “erronea” applicazione degli articoli 737 e 769 c.c., in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 3.
    Si sostiene che contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte territoriale, che ha equiparato fra loro la fattispecie ipotetica della donazione indiretta di un immobile acquistato con denaro del donante e la fattispecie concreta della cessione della quota di una cooperativa, il denaro e la quota non sono assimilabili fra loro quali mezzi per procurare l’acquisto di un immobile al beneficiario. La cessione di una quota sociale, afferma parte ricorrente, non si accompagna al contestuale acquisto della proprieta’ dell’immobile, che puo’ seguire solo successivamente e neppure necessariamente alla liquidazione della societa’ e all’assegnazione del bene. Ne consegue (citando Cass. n. 502/03), che la quota sociale, non conferendo al socio un dirigo reale sul patrimonio societario riferibile alla societa’, che e’ soggetto distinto dalle persone dei soci, ma solo un diritto personale di partecipazione alla vita societaria, e’ soggetta a collazione per imputazione, ai sensi dell’articolo 750 c.c.
    Formula, pertanto, il seguente quesito di diritto ai sensi dell’articolo 366 bis c.p.c., applicabile ratione temporis alla fattispecie: “se, ai fini della collazione di cui all’articolo 737 c.c., la donazione di una quota di partecipazione in (OMISSIS) a r.l. – della quale e’ sconosciuto il valore e si ignora se gia’ interamente acquistata dal donante -, successivamente utilizzata per l’acquisizione – acquisto dell’immobile, costituisce donazione diretta della quota stessa, con conseguente obbligo di collazione per imputazione ai sensi dell’articolo 750 c.c.”.
    2. – Il motivo e’ infondato.
    2.1. – Occorre preliminarmente rimarcare che parte ricorrente ha riportato il precedente di Cass. n. 502/03, cui intende richiamarsi, in maniera non corretta perche’ ingiustificatamente parziale. Cosi’ la massima di detta sentenza e’ resa a pag. 6 del ricorso: “la quota sociale, non conferendo al socio un diritto reale sul patrimonio societario riferibile alla societa’ che e’ soggetto distinto dalle persone dei soci, ma soltanto un diritto personale di partecipazione alla vita societaria, e’ soggetta a collazione per imputazione, prevista dall’articolo 750 c.c.”.
    Orbene, la pronuncia n. 502/03 di questa Corte afferma, invece, che “mentre e’ soggetta a collazione per imputazione, prevista dall’articolo 750 c.c., per i beni mobili, la quota di societa’, in quanto – non conferendo ai soci un diritto reale sul patrimonio societario riferibile alla societa’, che e’ soggetto distinto dalle persone dei soci – attribuisce un diritto personale di partecipazione alla vita societaria, va compiuta, secondo le modalita’ previste dall’articolo 746 c.c., per gli immobili, la collazione della quota di azienda, che rappresenta la misura della contitolarita’ del diritto reale sulla universitas rerum dei beni di cui si compone, sicche’ – ove si proceda per imputazione – deve aversi riguardo al valore non dei singoli beni ma a quello assunto dall’azienda, quale complesso organizzato, al tempo dell’apertura della successione”.
    Letta nel suo insieme e, soprattutto, con riferimento alla sua propria fattispecie, detta sentenza non dimostra nulla di quanto la censura tenta di accreditare. La massima richiamata, infatti, corrisponde ad un passo della motivazione in cui si osservava come i giudici d’appello avessero omesso di accertare se oggetto della donazione fosse stata la quota di partecipazione di una societa’ o la quota dell’azienda della societa’ stessa; omissione che questa Corte Suprema ritenne non casuale perche’ derivante dall’erroneo presupposto, manifestato dai giudici d’appello, che ove anche fosse stata donata la quota della societa’, l’oggetto della collazione sarebbe stato sempre costituito dalla quota dell’azienda. Detta sentenza, nell’affermare che una cosa e’ donare una quota di una societa’, altro e’ donare una quota d’azienda, di talche’ occorre accertare l’oggetto della donazione (cosa che in quell’occasione la Corte di merito non aveva fatto), non sostiene minimamente che non possa effettuarsi una donazione indiretta tramite la cessione di una quota di societa’. Nel caso citato l’alternativa di merito era tutta giocata fra donazione di beni della stessa tipologia (quote), ma di diverso oggetto (di societa’ o d’azienda). Su tale alternativa non si era innestata nel dibattito processuale una questione di donazione indiretta (di donazioni indirette si parla piu’ volte in detta sentenza, ma con riguardo a beni differenti), e non era dato alla S.C. di rilevare d’ufficio nuove questioni implicanti un accertamento di fatto non compiuto dal giudice di merito.
    2.2. – Nel caso in esame, invece, la Corte territoriale ha effettuato un tale accertamento li’ dove ha affermato che “la cessione della quota sociale (…) non e’ stato il fine negoziale, ma lo strumento indiretto per fare entrare gratuitamente l’immobile nel patrimonio del beneficiario”. Tale giudizio di fatto non e’ contrastato quanto ai parametri di sufficienza e di logicita’ giuridica della motivazione che lo sostiene. L’unico motivo proposto denuncia (nell’intitolazione come nella sostanza) non un vizio riconducibile all’articolo 360 c.p.c., n. 5, ma una violazione di legge, ed e’ corredato da un quesito di diritto la cui fattura, in quanto non immune da una parziale alterazione dell’accertamento di merito contenuto nella sentenza impugnata, e’ solo a stento ed in parte rispettosa della tecnica di formulazione imposta dall’articolo 366 bis c.p.c..
    2.2.1. – L’unica quaestio iuris che nel rispetto del fatto cosi’ come accertato dal giudice di merito puo’ enuclearsi dal quesito, e’ la seguente: se la cessione gratuita di quote di una cooperativa edilizia finalizzata all’assegnazione dell’alloggio in favore del cessionario, possa integrare una donazione indiretta dell’alloggio stesso, soggetta alla morte del donante a collazione ereditaria ai sensi dell’articolo 746 c.c..
    2.2.2. – La risposta all’interrogativo appena riformulato non puo’ che essere affermativa.
    La giurisprudenza di questa Corte in materia di collazione ha piu’ volte affermato, in fattispecie similari, che nel caso di donazione indiretta forma oggetto di collazione il bene ultimo che in definitiva il disponente intendeva donare. Cosi’ (a partire da Cass. S.U. n. 9282/92 fino a Cass. n. 20638/05) e’ stato ritenuto che nell’ipotesi di acquisto di un immobile con denaro proprio del disponente ed intestazione ad altro soggetto, che il disponente medesimo intenda in tal modo beneficiare, si configura la donazione indiretta dell’immobile e non del denaro impiegato per l’acquisto; pertanto, in caso di collazione, secondo le previsioni dell’articolo 737 c.c., il conferimento deve avere ad oggetto l’immobile e non il denaro.
    Mutando cio’ che v’e’ da mutare, il caso di specie non si sottrae all’applicazione espansiva del principio appena richiamato. In primo luogo e’ vana osservazione quella per cui la quota societaria e’ un bene in se’ che attribuisce un diritto di partecipazione esso stesso immediatamente donato. Bene in se’ e’ anche il denaro e ogni diritto trasferibile in maniera da produrre un arricchimento gratuito e di tipo indiretto, sicche’ la natura della quota non e’ argomento spendibile in un senso piuttosto che in un altro.
    Cio’ posto, va osservato che la quota di partecipazione al capitale di una societa’ e’ un bene che puo’ racchiudere in se’ anche utilita’ di tipo diverso da quelle insite nella sola comunione di scopo, e che in aggiunta a queste possono consistere anche nel godimento diretto di beni societari presenti o futuri, a misura delle dimensioni, della compagine e dell’oggetto sociale. Non a caso la giurisprudenza di questa Corte ha talvolta affermato – sia pure in altro contesto – che le azioni e le quote delle societa’ di capitali costituiscono beni di “secondo grado”, in quanto non sono del tutto distinti e separati da quelli compresi nel patrimonio sociale, e sono rappresentative delle posizioni giuridiche spettanti ai soci in ordine alla gestione e all’utilizzazione di detti beni, funzionalmente destinati all’esercizio dell’attivita’ sociale (cfr. Cass. nn. 18181/04 e 3370/04).
    Nell’ipotesi di societa’ (OMISSIS), il cui oggetto sia la costruzione di alloggi da assegnare in proprieta’ ai soci, il collegamento della quota al bene non e’ espressione di un’aspettativa, ma di un vero e proprio credito nell’ambito del rapporto di scambio che lega la cooperativa al socio e che ha ad oggetto l’assegnazione dell’alloggio, rapporto che si aggiunge a (senza confondersi con) quello puramente associativo da cui discende, invece, l’obbligo dei conferimenti e delle contribuzioni alle spese comuni di organizzazione e di amministrazione (cfr. Cass. n. 11015/13).
    Il distacco temporale tra la cessione della quota e l’assegnazione dell’alloggio e la possibilita’ che la cooperativa non realizzi il suo oggetto, costituiscono variabili eventuali che possono trovare rispondenza in qualsivoglia negozio indiretto. Non senza ragione, dottrina e giurisprudenza parlano piu’ propriamente di procedimento negoziale indiretto proprio per sottolineare la successione – necessariamente concettuale, eventualmente anche cronologica – tra negozio mezzo e negozio fine.
    Nulla osta, pertanto, all’astratta configurabilita’ di una donazione indiretta dell’alloggio per il tramite della cessione gratuita della quota di partecipazione alla cooperativa, allo stesso modo in cui ogni altro mezzo giuridico dell’autonomia privata puo’ essere utilizzato per uno scopo diverso. L’accertamento del relativo procedimento negoziale indiretto, basato sulla volonta’ congiunta del disponente e del cessionario, compete al giudice di merito, la cui statuizione, ove sorretta da una motivazione congrua ed esente da vizi logico-giuridici, si sottrae al sindacato della Corte di legittimita’.
    3. – E poiche’ – come si e’ gia’ detto supra al paragrafo 2.2. – nella specie tale accertamento, effettuato dalla Corte territoriale, non e’ stato investito da alcuna idonea censura ai sensi del n. 5 dell’articolo 360 c.p.c., il ricorso va senz’altro respinto.
    4. – Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza della parte ricorrente.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti alle spese, che liquida in euro 3.700,00, di cui 200,00 per esborsi, oltre IVA e CPA come per legge.

 

AZIONE RIDUZIONE NELLA EREDITA’ TERMINI

 

 

assegno-manteimento
TRIBUNALE BOLOGNA AFFIDO FIGLI SEPARAZIONE IMOLA BAZZANO SAN PIETRO IN CASALE MALALBERGO

 

AZIONE RIDUZIONE NELLA EREDITA’ TERMINI

 CHIAMA SUBITO L’AVVOCATO ESPERTO 051 6447838

Avvocato azione di riduzione Bologna frequentemente di casi attinenti eredità, donazioni e testamenti assistendo il cliente sotto il profilo della tutela del diritto in ambito processuale (come ad es: cause di azione di rivendica della legittima, azioni di collazione e azioni di divisione ereditaria ecc) che per gli aspetti burocratici inerenti la successione. Esperienza ventennale nel settore. Le principali problematiche trattate:apertura della successione e ricostruzione eredità;eredità di minori e incapaci, accettazione col beneficio d’inventario;successione testamentaria: validità – invalidità del testamento;lesione dei diritti dell’erede legittimo azioni di riduzione;divisione dell’eredità; successione degli eredi nell’impresa di famiglia. Analizzando il caso concreto suggeriamo sistemazioni patrimoniali con il patto di famiglia, il trust, le società estere.

azione riduzione
azione riduzione

L’interesse per le pratiche relative a questioni di tipo familiare, mi ha portato altresì’ ad acquisire esperienza anche in materia di sucessioni, delle quali mi sono occupata anche giudizialmente, quali impugnazioni testamentarie e cause di divisione mobiliare e immobiliare tra parenti investendo talvolta tali pratiche anche la tutela di minori per i quali ho dovuto procedere con apposite istanze di autorizzazione presso il Tribunale, quale Giudice tutelare. Il diritto successorio, unitamente al diritto di famiglia, è quell’ambito del diritto dove i conflitti investono gli equilibri familiari, così potendo far crollare ogni certezza. Assistenza stragiudiziale e giudiziale nei casi di scioglimento delle comunioni ereditarie, liti successorie, redazione testamento. Tutela di tutti gli aspetti dei rapporti tra eredi e delle operazioni collaterali (rapporti con Notai, uffici del registro , registri immobiliari, tecnici e periti su immobili).

 

avvocato-per-separazione-Bologna
ANALISI PATRIMONIO EREDITARIO

 

 

 

AVVOCATO-RECUPERO-CREDITI-BOLOGNA-AZIENDE-15 

 

 

 

 

  1. Secondo un orientamento il termine di prescrizione dell’azione di riduzione decorre dalla data di apertura della successione (sentenza 4230/1987, per la quale non ha rilievo l’individuazione del momento in cui il legittimario ha scoperto la lesione della propria quota di riserva; sentenza 25 11809/1997, per la quale non rilevano né l’eventuale ignoranza dell’esistenza di un testamento, né la circostanza che eventualmente il testamento olografo non sia in possesso del legittimario).

  2. Secondo una più recente decisione (sentenza 5920/1999, la quale si ricollega alla sentenza 99/1970), invece, il termine di prescrizione dell’azione di riduzione inizia a decorrere dalla pubblicazione del testamento. Soltanto da tale momento, che determina una presunzione iuris tantum di conoscenza delle disposizioni lesive, i legittimari sono in condizione di fare valere il loro diritto e richiedere la riduzione delle disposizioni lesive della propria quota di riserva, atteso che da tale data, salvo prova contraria, sono a conoscenza della lesione. In base al combinato disposto degli artt. 620 e 623 c.c., in relazione all’art. 2935 c.c., secondo cui la prescrizione comincia a decorrere dal momento in cui il diritto può essere fatto valere, la riduzione delle disposizioni contenute in un testamento non può essere chiesta se le stesse non sono ancora a conoscenza di coloro che da quelle disposizioni hanno visto leso il proprio diritto di legittimari e a nulla rileva che il testamento sia esecutivo.

  3. Tale decisione ha, poi, aggiunto che, anche se il testamento pubblico è eseguibile subito, e sin dall’apertura della successione (art. 61 legge notarile e a contrariis ex art. 623, comma 4, c.c.), la comunicazione agli eredi ed ai legatari prevista dall’art. 623 c.c. deve essere fatta a cura del notaio che il testamento ha ricevuto e solo dall’avvenuta pubblicazione può discendere una presunzione iuris tantum di conoscenza delle disposizioni in esso contenute.

  4. Ritiene il collegio che nessuno degli orientamenti esposti meriti completa adesione.

  5. In proposito sembra opportuno premettere due osservazioni.

  6. In primo luogo, nessuna norma prevede che il termine (incontestabilmente quello decennale di cui all’art. 2946 c.c.) per esperire l’azione di riduzione decorra dalla data di apertura della successione.

  7. In secondo luogo, un problema di individuazione del termine di decorrenza della prescrizione dell’azione di riduzione può porsi solo con riferimento alla lesione di legittima ricollegabile a disposizioni testamentarie.

  8. Nel caso in cui la lesione derivi da donazioni, infatti, è indubbio che tale termine decorre dalla data di apertura della successione, non essendo sufficiente il relictum a garantire al legittimario il soddisfacimento della quota di riserva.

  9. Diversa è la situazione che si presenta, invece, con riferimento alla ipotesi in cui la (potenziale) lesione della legittima sia ricollegabile a disposizioni testamentarie.

  • In tal caso, infatti, il legittimario, fino a quando il chiamato in base al testamento non accetta l’eredità, rendendo attuale quella lesione di legittima che per effetto delle disposizioni testamentarie era solo potenziale, non sarebbe legittimato (per difetto di interesse) ad esperire l’azione di riduzione.

  • Appare allora evidente che se manca la situazione di danno (accettazione dell’eredità da parte del chiamato in base al testamento) alla quale l’azione di riduzione consente di porre rimedio, non può decorrere il termine di prescrizione di tale azione.

  • Per potere eliminare la situazione di incertezza il legittimario potrà esperire nei confronti del chiamato all’eredità per testamento l’actio interrogatoria ex art. 481 c.c.

  • Alla luce di tali considerazioni appare evidente che non si può condividere l’orientamento di cui sono espressione le sentenze 4230/1987 e 11809/1997, in sostanziale applicazione del principio costantemente affermato da questa Suprema Corte secondo il quale, ai fini della decorrenza della prescrizione, non rilevano gli impedimenti di mero fatto all’esercizio del diritto.

  • Con la sola apertura della successione, infatti, non si è ancora realizzata la lesione di legittima e quindi mancano le condizioni di diritto perché possa iniziare a decorrere il termine per l’esperimento del rimedio predisposto dal legislatore per porre riparo a tale lesione.

  • L’orientamento in questione può essere ritenuto valido, alla luce del principio in precedenza richiamato in tema di interpretazione dell’art. 2935 c.c., nel senso che, successivamente alla accettazione dell’eredità da parte del chiamato in base a testamento, non costituisce ostacolo alla decorrenza del termine di prescrizione dell’azione di riduzione la mancata conoscenza da parte del legittimario leso di tale accettazione dell’eredità.

  • Non può condividersi neppure l’orientamento espresso dalla più recente sentenza 5920/1999, a prescindere dalla considerazione che la decorrenza della prescrizione viene ricollegata ad una conoscenza delle disposizioni lesive della legittima desumibile in base ad una presunzione iuris tantum di cui non vi è traccia nella legge e che comunque manca di fondamento logico.

  • Per quanto riguarda il testamento pubblico, infatti, la comunicazione agli eredi e legatari da parte del notaio che l’ha ricevuto, prevista dall’art. 623 c.c., potrebbe in astratto valere come presunzione di conoscenza (salvo individuare le concrete conseguenze sul piano giuridico) per i destinatari di tale comunicazione, ma non per il legittimario leso in base a tale testamento.

  • Per quanto riguarda specificamente il testamento olografo, ricollegando l’inizio della prescrizione dell’azione di riduzione alla pubblicazione dello stesso, a prescindere dal fatto che anche in tal caso non viene chiarito quale sarebbe il fondamento logico di una presunzione di conoscenza da parte dei legittimari, non si tiene conto che:

    1. tale pubblicazione può anche mancare (cfr. la sentenza di questa Suprema Corte 3636/2004);

    2. tale pubblicazione deve essere richiesta da chi è nel possesso del testamento, che potrebbe essere – ed anzi spesso è – persona diversa dal chiamato all’eredità in base ad esso e quindi da essa non è desumibile una accettazione dell’eredità da parte del chiamato;

    3. alla richiesta di pubblicazione del testamento olografo, anche ove dovesse provenire dal chiamato in base ad esso, non è necessariamente ricollegabile una accettazione dell’eredità, potendo essere fatta esclusivamente in adempimento dell’obbligo di cui all’art. 620, comma 1, c.c.

  • Alla pubblicazione del testamento può essere ricollegata, ai sensi dell’art. 475 c.c., l’accettazione dell’eredità (e, correlativamente, la decorrenza del termine di prescrizione per l’esperimento dell’azione di riduzione) solo ove il chiamato assuma espressamente nel relativo verbale la qualità di eredi.

  • Va, poi, aggiunto che la pubblicazione serve a dare legale esecuzione al testamento olografo, ma nulla esclude che il chiamato in base ad esso abbia compiuto in precedenza atti idonei a comportare l’accettazione dell’eredità e quindi la decorrenza del termine di prescrizione dell’azione di riduzione.

  • Alla luce di tali considerazioni il ricorso principale, con il quale si censura la sentenza impugnata per avere fatto decorrere il termine per la prescrizione dell’azione di riduzione dalla data di pubblicazione del testamento olografo, va cassata, con rinvio, per un nuovo esame, alla Corte di appello di Napoli, anche per le spese del giudizio di legittimità, che si atterrà al seguente principio di diritto: «Il termine di prescrizione dell’azione di riduzione decorre dalla data di accettazione dell’eredità da parte del chiamato in base a disposizioni testamentarie lesive della legittima».

Corte di cassazione
Sezioni unite civili
Sentenza 25 ottobre 2004, n. 20644

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto notificato il 28 settembre 1991 Lidia P., Ersilia P. ed Egidio P. convenivano davanti al Tribunale di Isernia Nicola P. e Francesco P., esperendo azione di riduzione in relazione alle disposizioni contenute nel testamento olografo in data 10 agosto 1968, pubblicato il 13 novembre 1991, del comune genitore Vincenzo Antonio P., deceduto il 30 giugno 1981.

I convenuti, costituitisi, eccepivano la prescrizione del diritto ad esperire l’azione di riduzione ed il Tribunale di Isernia, con sentenza in data 16 febbraio 1998, riteneva fondata tale eccezione.

Lidia P., Ersilia P. ed Egidio P. proponevano appello, che veniva accolto dalla Corte di appello di Campobasso con sentenza in data 17 marzo 2000, che riteneva di fare applicazione nella specie del principio affermato da questa Suprema Corte con sentenza in data 5920/1999, secondo il quale il termine di prescrizione dell’azione di riduzione decorre dalla data di pubblicazione del testamento olografo.

I giudici di secondo grado ritenevano, poi, che il testamento all’origine della controversia, che conteneva una divisione del testatore non poteva considerarsi nullo ex art. 735 c.c., per essere stata premetermessa quale erede la madre Lucia M., alla quale era stato lasciato solo l’usufrutto dell’intero patrimonio. All’epoca della formazione del testamento olografo, infatti, al coniuge spettava solo l’usufrutto di una quota di eredità. Ad ogni modo la moglie del de cuius aveva rinunciato all’eredità.

Contro tale decisione hanno proposto ricorso per cassazione Nicola P. e Francesco P., con un unico motivo.

Resistono con controricorso Lidia P., Ersilia P. ed Egidio P., che hanno anche proposto ricorso incidentale, con un unico motivo, illustrato da memoria.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Va preliminarmente disposta la riunione dei ricorsi.

Con il ricorso principale viene riproposta la questione della individuazione del termine di decorrenza della prescrizione dell’azione di riduzione, ed è per risolvere il contrasto esistente sul punto che la causa è stata rimessa alle Sezioni unite di questa Suprema Corte.

Secondo un orientamento il termine di prescrizione dell’azione di riduzione decorre dalla data di apertura della successione (sentenza 4230/1987, per la quale non ha rilievo l’individuazione del momento in cui il legittimario ha scoperto la lesione della propria quota di riserva; sentenza 25 11809/1997, per la quale non rilevano né l’eventuale ignoranza dell’esistenza di un testamento, né la circostanza che eventualmente il testamento olografo non sia in possesso del legittimario).

Secondo una più recente decisione (sentenza 5920/1999, la quale si ricollega alla sentenza 99/1970), invece, il termine di prescrizione dell’azione di riduzione inizia a decorrere dalla pubblicazione del testamento. Soltanto da tale momento, che determina una presunzione iuris tantum di conoscenza delle disposizioni lesive, i legittimari sono in condizione di fare valere il loro diritto e richiedere la riduzione delle disposizioni lesive della propria quota di riserva, atteso che da tale data, salvo prova contraria, sono a conoscenza della lesione. In base al combinato disposto degli artt. 620 e 623 c.c., in relazione all’art. 2935 c.c., secondo cui la prescrizione comincia a decorrere dal momento in cui il diritto può essere fatto valere, la riduzione delle disposizioni contenute in un testamento non può essere chiesta se le stesse non sono ancora a conoscenza di coloro che da quelle disposizioni hanno visto leso il proprio diritto di legittimari e a nulla rileva che il testamento sia esecutivo.

Tale decisione ha, poi, aggiunto che, anche se il testamento pubblico è eseguibile subito, e sin dall’apertura della successione (art. 61 legge notarile e a contrariis ex art. 623, comma 4, c.c.), la comunicazione agli eredi ed ai legatari prevista dall’art. 623 c.c. deve essere fatta a cura del notaio che il testamento ha ricevuto e solo dall’avvenuta pubblicazione può discendere una presunzione iuris tantum di conoscenza delle disposizioni in esso contenute.

Ritiene il collegio che nessuno degli orientamenti esposti meriti completa adesione.

In proposito sembra opportuno premettere due osservazioni.

In primo luogo, nessuna norma prevede che il termine (incontestabilmente quello decennale di cui all’art. 2946 c.c.) per esperire l’azione di riduzione decorra dalla data di apertura della successione.

In secondo luogo, un problema di individuazione del termine di decorrenza della prescrizione dell’azione di riduzione può porsi solo con riferimento alla lesione di legittima ricollegabile a disposizioni testamentarie.

Nel caso in cui la lesione derivi da donazioni, infatti, è indubbio che tale termine decorre dalla data di apertura della successione, non essendo sufficiente il relictum a garantire al legittimario il soddisfacimento della quota di riserva.

Diversa è la situazione che si presenta, invece, con riferimento alla ipotesi in cui la (potenziale) lesione della legittima sia ricollegabile a disposizioni testamentarie.

In tal caso, infatti, il legittimario, fino a quando il chiamato in base al testamento non accetta l’eredità, rendendo attuale quella lesione di legittima che per effetto delle disposizioni testamentarie era solo potenziale, non sarebbe legittimato (per difetto di interesse) ad esperire l’azione di riduzione.

Appare allora evidente che se manca la situazione di danno (accettazione dell’eredità da parte del chiamato in base al testamento) alla quale l’azione di riduzione consente di porre rimedio, non può decorrere il termine di prescrizione di tale azione.

Per potere eliminare la situazione di incertezza il legittimario potrà esperire nei confronti del chiamato all’eredità per testamento l’actio interrogatoria ex art. 481 c.c.

Alla luce di tali considerazioni appare evidente che non si può condividere l’orientamento di cui sono espressione le sentenze 4230/1987 e 11809/1997, in sostanziale applicazione del principio costantemente affermato da questa Suprema Corte secondo il quale, ai fini della decorrenza della prescrizione, non rilevano gli impedimenti di mero fatto all’esercizio del diritto.

Con la sola apertura della successione, infatti, non si è ancora realizzata la lesione di legittima e quindi mancano le condizioni di diritto perché possa iniziare a decorrere il termine per l’esperimento del rimedio predisposto dal legislatore per porre riparo a tale lesione.

L’orientamento in questione può essere ritenuto valido, alla luce del principio in precedenza richiamato in tema di interpretazione dell’art. 2935 c.c., nel senso che, successivamente alla accettazione dell’eredità da parte del chiamato in base a testamento, non costituisce ostacolo alla decorrenza del termine di prescrizione dell’azione di riduzione la mancata conoscenza da parte del legittimario leso di tale accettazione dell’eredità.

Non può condividersi neppure l’orientamento espresso dalla più recente sentenza 5920/1999, a prescindere dalla considerazione che la decorrenza della prescrizione viene ricollegata ad una conoscenza delle disposizioni lesive della legittima desumibile in base ad una presunzione iuris tantum di cui non vi è traccia nella legge e che comunque manca di fondamento logico.

Per quanto riguarda il testamento pubblico, infatti, la comunicazione agli eredi e legatari da parte del notaio che l’ha ricevuto, prevista dall’art. 623 c.c., potrebbe in astratto valere come presunzione di conoscenza (salvo individuare le concrete conseguenze sul piano giuridico) per i destinatari di tale comunicazione, ma non per il legittimario leso in base a tale testamento.

Per quanto riguarda specificamente il testamento olografo, ricollegando l’inizio della prescrizione dell’azione di riduzione alla pubblicazione dello stesso, a prescindere dal fatto che anche in tal caso non viene chiarito quale sarebbe il fondamento logico di una presunzione di conoscenza da parte dei legittimari, non si tiene conto che:

  1. a) tale pubblicazione può anche mancare (cfr. la sentenza di questa Suprema Corte 3636/2004);

  2. b) tale pubblicazione deve essere richiesta da chi è nel possesso del testamento, che potrebbe essere – ed anzi spesso è – persona diversa dal chiamato all’eredità in base ad esso e quindi da essa non è desumibile una accettazione dell’eredità da parte del chiamato;

  3. c) alla richiesta di pubblicazione del testamento olografo, anche ove dovesse provenire dal chiamato in base ad esso, non è necessariamente ricollegabile una accettazione dell’eredità, potendo essere fatta esclusivamente in adempimento dell’obbligo di cui all’art. 620, comma 1, c.c.

Alla pubblicazione del testamento può essere ricollegata, ai sensi dell’art. 475 c.c., l’accettazione dell’eredità (e, correlativamente, la decorrenza del termine di prescrizione per l’esperimento dell’azione di riduzione) solo ove il chiamato assuma espressamente nel relativo verbale la qualità di eredi.

Va, poi, aggiunto che la pubblicazione serve a dare legale esecuzione al testamento olografo, ma nulla esclude che il chiamato in base ad esso abbia compiuto in precedenza atti idonei a comportare l’accettazione dell’eredità e quindi la decorrenza del termine di prescrizione dell’azione di riduzione.

Alla luce di tali considerazioni il ricorso principale, con il quale si censura la sentenza impugnata per avere fatto decorrere il termine per la prescrizione dell’azione di riduzione dalla data di pubblicazione del testamento olografo, va cassata, con rinvio, per un nuovo esame, alla Corte di appello di Napoli, anche per le spese del giudizio di legittimità, che si atterrà al seguente principio di diritto: «Il termine di prescrizione dell’azione di riduzione decorre dalla data di accettazione dell’eredità da parte del chiamato in base a disposizioni testamentarie lesive della legittima».

Il ricorso incidentale, con il quale si censura la sentenza impugnata, per avere escluso la nullità della divisione operata da Vincenzo Antonio P., con il testamento in data 10 agosto 1968, senza tenere conto che la posizione della moglie superstite quale riservataria andava stabilita con riferimento all’epoca dell’apertura della successione (avvenuta nella vigenza della riforma del diritto di famiglia) e non all’epoca della confezione del testamento, va rigettato.

Pur dovendosi riconoscere, infatti, l’errore in cui è incorsa la sentenza impugnata in ordine alla affermazione in diritto, e pur dovendosi riconoscere che l’eventuale nullità del testamento per pretermissione di un legittimario (nella specie la moglie del de cuius) farebbe venire meno la base per l’esperimento dell’azione di riduzione, secondo quanto risulta dalla sentenza impugnata, il de cuius lasciò alla moglie l’usufrutto dell’intero patrimonio, per cui non si può parlare di legittimario pretermesso ai sensi dell’art. 735, comma 1, c.c., ma eventualmente di legittimario leso, ai sensi dell’art. 735, comma 2, c.c., senza incidenza sulla validità del testamento e con semplice possibilità di esperimento dell’azione di riduzione.

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi; accoglie il ricorso principale e rigetta il ricorso incidentale; in relazione all’accoglimento del ricorso principale cassa la sentenza impugnata, con rinvio alla Corte di appello di Napoli anche per le spese del giudizio di cassazione

Consulenza legale Anzola dell’Emilia, Consulenza legale Argelato, Consulenza legale Baricella, Consulenza legale Bazzano, Consulenza legale Bentivoglio, Consulenza legale Bologna, Consulenza legale Borgo Tossignano, Consulenza legale Budrio, Consulenza legale Calderara di Reno, Camugnano,Casalecchio di Reno, Casalfiumanese, Consulenza legale Castel d’Aiano, Consulenza legale Castel del Rio, Consulenza legale Castel di Casio, Consulenza legale Castel Guelfo di Bologna, Consulenza legale Castel Maggiore, Consulenza legale Castel San Pietro Terme, Castello d’Argile, Consulenza legale Castello di Serravalle, Consulenza legale Castenaso, Consulenza legale Castiglione dei Pepoli, Consulenza legale Crespellano, Consulenza legale Crevalcore, Consulenza legale Dozza, Fontanelice, Gaggio Montano, Galliera, Consulenza legale Granaglione, Granarolo dell’Emilia, Grizzana Morandi, Imola, Consulenza legale Lizzano in Belvedere, Loiano, Malalbergo, Marzabotto, Medicina, Minerbio, Molinella, Monghidoro, Monte San Pietro, Monterenzio, Monteveglio, Monzuno, Mordano, Ozzanodell’Emilia, Consulenza legale Pianoro, Porretta Terme, Sala Bolognese, San BenedettoVal di Sambro, Consulenza legale San Giorgio di Piano, Consulenza legale San Giovanni in Persiceto, Consulenza legale San Lazzaro di Savena, San Pietro in Casale, Sant’Agata Bolognese, Sasso Marconi, Savigno, Vergato, Consulenza legale Zola Predosa

SEPARAZIONI AVVOCATO DIVORZISTA Anzola dell’Emilia, Argelato, Baricella, Bazzano, Bentivoglio, Bologna, Borgo Tossignano, Budrio, Calderara di Reno, Camugnano,Casalecchio di Reno, Casalfiumanese, Castel d’Aiano, Castel del Rio, Castel di Casio, Castel Guelfo di Bologna, Castel Maggiore, Castel San Pietro Terme, Castello d’Argile, Castello di Serravalle,Castenaso, Castiglione dei Pepoli, Crespellano, Crevalcore, Dozza, Fontanelice, Gaggio Montano, Galliera, Granaglione, Granarolo dell’Emilia, Grizzana Morandi, Imola, Lizzano in Belvedere, Loiano, Malalbergo, Marzabotto, Medicina, Minerbio, Molinella, Monghidoro, Monte San Pietro, Monterenzio, Monteveglio, Monzuno, Mordano, Ozzanodell’Emilia, Pianoro, Porretta Terme, Sala Bolognese, San BenedettoVal di Sambro, San Giorgio di Piano, San Giovanni in Persiceto, San Lazzaro di Savena, San Pietro in Casale, Sant’Agata Bolognese, Sasso Marconi, Savigno, Vergato, Zola Predosa

Avvocato per divisione ereditaria Anzola dell’Emilia, Argelato,

Avvocato per divisione ereditaria Baricella, Bazzano, Bentivoglio, Bologna, Borgo Tossignano, Budrio,

Avvocato per divisione ereditaria Calderara di Reno, Camugnano,Casalecchio di Reno, Casalfiumanese, Castel d’Aiano,

Avvocato per divisione ereditaria Castel del Rio, Castel di Casio,

Avvocato per divisione ereditaria Castel Guelfo di Bologna,

Avvocato per divisione ereditaria Castel Maggiore, Castel San Pietro Terme, Castello d’Argile, Castello di Serravalle,Castenaso, Castiglione dei Pepoli, Crespellano, Crevalcore, Dozza, Fontanelice, Gaggio Montano, Galliera,

Avvocato per divisione ereditaria Granaglione, Granarolo dell’Emilia, Grizzana Morandi, Imola, Lizzano in Belvedere, Loiano, Malalbergo, Marzabotto, Medicina, Minerbio, Molinella, Monghidoro, Monte San Pietro, Monterenzio, Monteveglio, Monzuno, Mordano, Ozzanodell’Emilia, Pianoro, Porretta Terme, Sala Bolognese, San BenedettoVal di Sambro,

Avvocato per divisione ereditaria San Giorgio di Piano,

Avvocato per divisione ereditaria San Giovanni in Persiceto,

Avvocato per divisione ereditaria San Lazzaro di Savena,

Avvocato per divisione ereditaria San Pietro in Casale, Sant’Agata Bolognese, Sasso Marconi,

Avvocato per divisione ereditaria Savigno,

Avvocato per divisione ereditaria Vergato, Zola Predosa

Avvocato matrimonialista Anzola dell’Emilia, Argelato, Baricella, Bazzano, Bentivoglio, Bologna, Borgo Tossignano, Budrio, Calderara di Reno, Camugnano,Casalecchio di Reno, Casalfiumanese, Castel d’Aiano, Castel del Rio, Castel di Casio, Castel Guelfo di Bologna, Castel Maggiore, Castel San Pietro Terme, Castello d’Argile, Castello di Serravalle,Castenaso, Castiglione dei Pepoli, Crespellano, Crevalcore, Dozza, Fontanelice, Gaggio Montano, Galliera, Granaglione, Granarolo dell’Emilia, Grizzana Morandi, Imola, Lizzano in Belvedere, Loiano, Malalbergo, Marzabotto, Medicina, Minerbio, Molinella, Monghidoro, Monte San Pietro, Monterenzio, Monteveglio, Monzuno, Mordano, Ozzanodell’Emilia, Pianoro, Porretta Terme, Sala Bolognese, San BenedettoVal di Sambro, San Giorgio di Piano, San Giovanni in Persiceto, San Lazzaro di Savena, San Pietro in Casale, Sant’Agata Bolognese, Sasso Marconi, Savigno, Vergato, Zola Predosa

Testamento successioni eredita’ Avvocato Anzola dell’Emilia, Avvocato Argelato, Avvocato Baricella, Avvocato Bazzano, Avvocato Bentivoglio, Avvocato Bologna, Avvocato Borgo Tossignano, Avvocato Budrio, Avvocato Calderara di Reno, Avvocato Camugnano, Avvocato Casalecchio di Reno, Avvocato Casalfiumanese, Avvocato Castel d’Aiano, Avvocato Castel del Rio, Avvocato Castel di Casio, Avvocato Castel Guelfo di Bologna, Avvocato Castel Maggiore, Avvocato Castel San Pietro Terme, Avvocato Castello d’Argile, Avvocato Castello di Serravalle, Avvocato Castenaso, Castiglione dei Pepoli, Avvocato Crespellano, Crevalcore, Dozza, Fontanelice, Gaggio Montano, Avvocato Galliera, Avvocato Granaglione, Granarolo dell’Emilia, Grizzana Morandi, Imola, Avvocato Lizzano in Belvedere, Avvocato Loiano, Malalbergo, Avvocato Marzabotto, Avvocato Medicina, Avvocato Minerbio, Avvocato Molinella, Avvocato Monghidoro, Avvocato Monte San Pietro, Avvocato Monterenzio, Avvocato Monteveglio, Avvocato Monzuno, Avvocato Mordano, Avvocato Ozzano dell’Emilia, Pianoro, Avvocato Porretta Terme, Avvocato Sala Bolognese, Avvocato San Benedetto Val di Sambro, Avvocato San Giorgio di Piano, Avvocato San Giovanni in Persiceto, Avvocato San Lazzaro di Savena, Avvocato San Pietro in Casale, Avvocato Sant’Agata Bolognese, Avvocato Sasso Marconi, Avvocato Savigno, Avvocato Vergato, Avvocato Zola Predosa

AVVOCATI PER SUCCESSIONI BOLOGNA   - AVVOCATI PER TESTAMENTO BOLOGNA AVVOCATI PER EREDI È possibile disporre in via contrattuale della propria successione? Che cos'è l'indegnità a succedere ed in quali ipotesi si prefigura? Come si acquista l'eredità? Che cosa comporta l'accettazione dell'eredità con il beneficio dell'inventario?
AVVOCATI PER SUCCESSIONI BOLOGNA – AVVOCATI PER TESTAMENTO BOLOGNA AVVOCATI PER EREDI È possibile disporre in via contrattuale della propria successione? Che cos’è l’indegnità a succedere ed in quali ipotesi si prefigura? Come si acquista l’eredità? Che cosa comporta l’accettazione dell’eredità con il beneficio dell’inventario?

 

Consulenza legale Anzola dell’Emilia, Consulenza legale Argelato, Consulenza legale Baricella, Consulenza legale Bazzano, Consulenza legale Bentivoglio, Consulenza legale Bologna, Consulenza legale Borgo Tossignano, Consulenza legale Budrio, Consulenza legale Calderara di Reno, Camugnano,Casalecchio di Reno, Casalfiumanese, Consulenza legale Castel d’Aiano, Consulenza legale Castel del Rio, Consulenza legale Castel di Casio, Consulenza legale Castel Guelfo di Bologna, Consulenza legale Castel Maggiore, Consulenza legale Castel San Pietro Terme, Castello d’Argile, Consulenza legale Castello di Serravalle, Consulenza legale Castenaso, Consulenza legale Castiglione dei Pepoli, Consulenza legale Crespellano, Consulenza legale Crevalcore, Consulenza legale Dozza, Fontanelice, Gaggio Montano, Galliera, Consulenza legale Granaglione, Granarolo dell’Emilia, Grizzana Morandi, Imola, Consulenza legale Lizzano in Belvedere, Loiano, Malalbergo, Marzabotto, Medicina, Minerbio, Molinella, Monghidoro, Monte San Pietro, Monterenzio, Monteveglio, Monzuno, Mordano, Ozzanodell’Emilia, Consulenza legale Pianoro, Porretta Terme, Sala Bolognese, San BenedettoVal di Sambro, Consulenza legale San Giorgio di Piano, Consulenza legale San Giovanni in Persiceto, Consulenza legale San Lazzaro di Savena, San Pietro in Casale, Sant’Agata Bolognese, Sasso Marconi, Savigno, Vergato, Consulenza legale Zola Predosa

MALASANITA’ RESPONSABILITA’ MEDICA RISARCIMENTO Anzola dell’Emilia, MALASANITA’ RESPONSABILITA’ MEDICA RISARCIMENTO Argelato, MALASANITA’ RESPONSABILITA’ MEDICA RISARCIMENTO Baricella, MALASANITA’ RESPONSABILITA’ MEDICA RISARCIMENTO Bazzano, MALASANITA’ RESPONSABILITA’ MEDICA RISARCIMENTO Bentivoglio, MALASANITA’ RESPONSABILITA’ MEDICA RISARCIMENTO Bologna, MALASANITA’ RESPONSABILITA’ MEDICA RISARCIMENTO Borgo Tossignano, MALASANITA’ RESPONSABILITA’ MEDICA RISARCIMENTO Budrio, MALASANITA’ RESPONSABILITA’ MEDICA RISARCIMENTO Calderara di Reno, Camugnano, MALASANITA’ RESPONSABILITA’ MEDICA RISARCIMENTO Casalecchio di Reno, Casalfiumanese, Castel d’Aiano, Castel del Rio, Castel di Casio, Castel Guelfo di Bologna, MALASANITA’ RESPONSABILITA’ MEDICA RISARCIMENTO Castel Maggiore, Castel San Pietro Terme, Castello d’Argile, Castello di Serravalle,Castenaso, Castiglione dei Pepoli, MALASANITA’ RESPONSABILITA’ MEDICA RISARCIMENTO Crespellano, Crevalcore, Dozza, Fontanelice, Gaggio Montano, Galliera, Granaglione, Granarolo dell’Emilia, Grizzana Morandi, Imola, Lizzano in Belvedere, Loiano, Malalbergo, Marzabotto, Medicina, Minerbio, Molinella, Monghidoro, MALASANITA’ RESPONSABILITA’ MEDICA RISARCIMENTO Monte San Pietro, Monterenzio, Monteveglio, Monzuno, Mordano, Ozzano dell’Emilia, MALASANITA’ RESPONSABILITA’ MEDICA RISARCIMENTO Pianoro, MALASANITA’ RESPONSABILITA’ MEDICA RISARCIMENTO Porretta Terme, Sala Bolognese, San BenedettoVal di Sambro, MALASANITA’ RESPONSABILITA’ MEDICA RISARCIMENTO San Giorgio di Piano, MALASANITA’ RESPONSABILITA’ MEDICA RISARCIMENTO San Giovanni in Persiceto, MALASANITA’ RESPONSABILITA’ MEDICA RISARCIMENTO San Lazzaro di Savena, San Pietro in Casale, Sant’Agata Bolognese, MALASANITA’ RESPONSABILITA’ MEDICA RISARCIMENTO Sasso Marconi, Savigno, MALASANITA’ RESPONSABILITA’ MEDICA RISARCIMENTO Vergato, Zola Predosa

Avvocato per divisione ereditaria Anzola dell’Emilia, Argelato,

Avvocato per divisione ereditaria Baricella, Bazzano, Bentivoglio, Bologna, Borgo Tossignano, Budrio,

Avvocato per divisione ereditaria Calderara di Reno, Camugnano,Casalecchio di Reno, Casalfiumanese, Castel d’Aiano,

Avvocato per divisione ereditaria Castel del Rio, Castel di Casio,

Avvocato per divisione ereditaria Castel Guelfo di Bologna,

Avvocato per divisione ereditaria Castel Maggiore, Castel San Pietro Terme, Castello d’Argile, Castello di Serravalle,Castenaso, Castiglione dei Pepoli, Crespellano, Crevalcore, Dozza, Fontanelice, Gaggio Montano, Galliera,

Avvocato per divisione ereditaria Granaglione, Granarolo dell’Emilia, Grizzana Morandi, Imola, Lizzano in Belvedere, Loiano, Malalbergo, Marzabotto, Medicina, Minerbio, Molinella, Monghidoro, Monte San Pietro, Monterenzio, Monteveglio, Monzuno, Mordano, Ozzanodell’Emilia, Pianoro, Porretta Terme, Sala Bolognese, San BenedettoVal di Sambro,

Avvocato per divisione ereditaria San Giorgio di Piano,

Avvocato per divisione ereditaria San Giovanni in Persiceto,

Avvocato per divisione ereditaria San Lazzaro di Savena,

Avvocato per divisione ereditaria San Pietro in Casale, Sant’Agata Bolognese, Sasso Marconi,

Avvocato per divisione ereditaria Savigno,

Avvocato per divisione ereditaria Vergato, Zola Predosa

Avvocato matrimonialista separazioni divorzi  Anzola dell’Emilia, Argelato,

Avvocato matrimonialista separazioni divorzi  Baricella,

Avvocato matrimonialista separazioni divorzi  Bazzano, Bentivoglio, Bologna, Borgo Tossignano,

Avvocato matrimonialista separazioni divorzi  Budrio, Calderara di Reno, Camugnano,Casalecchio di Reno, Casalfiumanese, Castel d’Aiano, Castel del Rio, Castel di Casio, Castel Guelfo di Bologna, Castel Maggiore, Castel San Pietro Terme, Castello d’Argile, Castello di Serravalle,Castenaso, Castiglione dei Pepoli, Crespellano, Crevalcore, Dozza, Fontanelice, Gaggio Montano, Galliera, Granaglione, Granarolo dell’Emilia, Grizzana Morandi,

Avvocato matrimonialista separazioni divorzi  Imola, Lizzano in Belvedere, Loiano, Malalbergo, Marzabotto, Medicina, Minerbio, Molinella, Monghidoro, Monte San Pietro, Monterenzio, Monteveglio, Monzuno, Mordano, Ozzanodell’Emilia,

Avvocato matrimonialista separazioni divorzi  Pianoro, Porretta Terme,

Avvocato matrimonialista separazioni divorzi  Sala Bolognese, San BenedettoVal di Sambro,

Avvocato matrimonialista separazioni divorzi  San Giorgio di Piano,

Avvocato matrimonialista separazioni divorzi  San Giovanni in Persiceto,

Avvocato matrimonialista separazioni divorzi  San Lazzaro di Savena, San Pietro in Casale,

Avvocato matrimonialista separazioni divorzi  Sant’Agata Bolognese,

Avvocato matrimonialista separazioni divorzi  Sasso Marconi, Savigno, Vergato,

Avvocato matrimonialista separazioni divorzi  Zola Predosa

Testamento successioni eredita’ Avvocato Anzola dell’Emilia, Avvocato Argelato, Avvocato Baricella, Avvocato Bazzano, Avvocato Bentivoglio, Avvocato Bologna, Avvocato Borgo Tossignano, Avvocato Budrio, Avvocato Calderara di Reno, Avvocato Camugnano, Avvocato Casalecchio di Reno, Avvocato Casalfiumanese, Avvocato Castel d’Aiano, Avvocato Castel del Rio, Avvocato Castel di Casio, Avvocato Castel Guelfo di Bologna, Avvocato Castel Maggiore, Avvocato Castel San Pietro Terme, Avvocato Castello d’Argile, Avvocato Castello di Serravalle, Avvocato Castenaso, Castiglione dei Pepoli, Avvocato Crespellano, Crevalcore, Dozza, Fontanelice, Gaggio Montano, Avvocato Galliera, Avvocato Granaglione, Granarolo dell’Emilia, Grizzana Morandi, Imola, Avvocato Lizzano in Belvedere, Avvocato Loiano, Malalbergo, Avvocato Marzabotto, Avvocato Medicina, Avvocato Minerbio, Avvocato Molinella, Avvocato Monghidoro, Avvocato Monte San Pietro, Avvocato Monterenzio, Avvocato Monteveglio, Avvocato Monzuno, Avvocato Mordano, Avvocato Ozzano dell’Emilia, Pianoro, Avvocato Porretta Terme, Avvocato Sala Bolognese, Avvocato San Benedetto Val di Sambro, Avvocato San Giorgio di Piano, Avvocato San Giovanni in Persiceto, Avvocato San Lazzaro di Savena, Avvocato San Pietro in Casale, Avvocato Sant’Agata Bolognese, Avvocato Sasso Marconi, Avvocato Savigno, Avvocato Vergato, Avvocato Zola Predosa

·      Eredi legittimi ·      Quote del patrimonio spettanti
·      Solo il coniuge   ·      Tutto *
·      Il coniuge e un figlio ·      Meta’ a testa *
·      Il coniuge e due figli ·      1/3 al coniuge e 2/3 ai due figli *
·      Il coniuge e piu’ di due figli ·      1/3 al coniuge e 2/3 a tutti i figli *
·      Solo il coniuge, fratelli e sorelle ·      2/3 al coniuge e 1/3 ai fratelli e sorelle *
·      Solo il coniuge fratelli, sorelle e genitori  

 

[wpforms id=”9898″]

 

AVVOCATO SERGIO ARMAROLI BOLOGNA

ESPERTO SOLUZIONE CONTROVERSIE EREDITARIE, IMPUGNAZIONE TESTAMENTO

 

UNA SOLUZIONE ESISTE CHIAMA

PRENDI UN APPUNTAMENTO

051 6447838

AVVOCATI PER SUCCESSIONI BOLOGNA – AVVOCATI PER TESTAMENTO BOLOGNA AVVOCATI PER EREDI È possibile disporre in via contrattuale della propria successione? Che cos’è l’indegnità a succedere ed in quali ipotesi si prefigura? Come si acquista l’eredità? Che cosa comporta l’accettazione dell’eredità con il beneficio dell’inventario? Qual è la differenza tra successione legittima e testamentaria? Posso rinunciare all’eredità in favore di uno solo degli altri coeredi? Posso rinunciare all’eredità oralmente o con una semplice scrittura privata? 1 Quando rinuncio all’eredità la stessa si accresce automaticamente ai coeredi? Ho rinunciato all’eredità di mio padre; il mio posto di chiamato all’eredità è ora assunto dai miei figli? Si può revocare una rinuncia all’eredità? Posso rinunciare all’eredità prima della morte del de cuius? L’eredità è passiva, ma non vorrei rinunciare alla stessa; cosa posso fare per evitare che le passività ereditarie intacchino il mio patrimonio personale? Quanti tipi di testamento esistono? il testamento olografo; il testamento pubblico; il testamento segreto; pubblicazione del testamento olografo e segreto. Quando e come si pubblica un testamento? In quali ipotesi il testatore è incapace? Il testamento è revocabile? In che cosa consiste l’accrescimento? Come si può rinunziare all’eredità? Chi sono i legittimari? È possibile disporre in via contrattuale della propria successione?

 

contratti obbligazioni cause avvocato esperto bologna


Contratti contratti obbligazioni cause avvocato esperto bologna

La contrattualistica commerciale è una delle aree di mio maggior interesse.
Contratti

La contrattualistica commerciale è una delle aree di mio maggior interesse. Nel corso della mia carriere ho redatto e negoziato condizioni generali di vendita e di garanzia, contratti di distribuzione, agenzia, joint-venture commerciali, outsourcing, licenza di software, accordi quadro, appalti di servizi, sub-fornitura. Contratti Contratti

L’assistenza contrattuale ad imprese e soggetti privati è tesa ad evitare soprattutto contenziosi futuri e comunque a dare efficaci strumenti giuridici di chiarezza e tutela in possibili futuri contenziosi tra le parti. Contratti La contrattualistica commerciale è una delle aree di mio maggior interesse. Nel corso della mia carriere ho redatto e negoziato condizioni generali di contratto nel settore automotive (es. noleggio auto lungo termine, vendita auto usate etc.); condizioni generali di vendita e di garanzia, contratti di distribuzione,
ContrattiAVVOCATO-RECUPERO-CREDITI-BOLOGNA-AZIENDE-15



L’avvocato Sergio Armaroli offre servizi di consulenza legale per la predisposizione della contrattualistica sia aziendale che privata, avendo a mente che la corretta e precisa redazione delle clausole contrattuali è il miglior modo per ridurre il rischio di insorgenza di vertenze tra le parti legate alla interpretazione e/o esecuzione del contratto. Lo Studio offre inoltre consulenza ed assistenza legale in sede di contenzioso tra le parti contrattuali, studiando le strade percorribili per la tutela del Cliente e quale tra queste risulta la più opportuna, nell’ottica del rapporto costi/benefici e delle possibilità di realizzo.

incidente-grave-danno-risarcimento-
INCIDENTI GRAVI E MORTALI


Diritto civile

per la tutela del Cliente tengono in forte considerazione la specificità della situazione e vengono sempre condivise con il Cliente, adottando trasparenza nell’illustrazione del rapporto costi/benefici, nonché del preventivo di spesa.

 

 

 

Contratti

La contrattualistica commerciale è una delle aree di mio maggior interesse.,
Contratti

CONSULENZA ALLE SOCIETA’ IN AMBITO NAZIONALE E INTERNAZIONALE: Consulenza e assistenza nella contrattualistica (contratti di distribuzione, joint venture, partnership; associazioni in partecipazione ecc); redazione contratti commerciali, compravendita internazionale, fornitura e subfornitura, agenzia, franchising, trasporto, appalto; Affianchiamo le imprese fin dalle prime fasi di trattativa e negoziazione con i partner commerciali stranieri e predisponiamo tutti gli accordi (commerciali e non) necessari ad operare evitando rischi e conseguenze indesiderate; problematiche relative all’import export;

 

 

 

 

 


Diritto immobiliare

Mi occupo di operazioni di acquisizione e vendita di complessi immobiliari, residenziali ed industriali, e centri commerciali. Assisto clienti per la redazione e negoziazione di contratti di compravendita, costituzione di diritti reali e garanzie reali. Negli ultimi anni ho seguito alcune tra le principali operazioni di acquisizione di centri commerciali ed immobili ad uso logistica. Una tipica operazione di acquisto e vendita di immobili commerciali coinvolge diverse parti, ognuna delle quali necessita di rappresentanza legale indipendente. Aiuta a negoziare il contratto di acquisto e di vendita, che generalmente regolerà la transazione stessa. Conduce anche una dettagliata analisi di due diligence della proprietà.

 



Mi occupo da anni di ogni aspetto riguardante i rapporti civilistici tra imprese e soggetti individuali. Contrattualistica, risarcimenti, rapporti commerciali, diritti successori e di famiglia. In ambito commerciale ho acquisito notevole esperienze nel campo delle energie rinnovabili, diritto tributario ed industriale, compressa la tutela dei diritti di proprietà industriale ed intellettuale. In particolare la mia sede secondari a Francoforte è inserita in uno Studio specializzato in diritto industriale e di tutela della concorrenza, attraverso il quale sono in grado di fornire specializzata assistenza in questi campi.

 



L’assistenza contrattuale ad imprese e soggetti privati è tesa ad evitare soprattutto contenziosi futuri e comunque a dare efficaci strumenti giuridici di chiarezza e tutela in possibili futuri contenziosi tra le parti.


Diritto civile

Mi occupo da anni di ogni aspetto riguardante i rapporti civilistici tra imprese e soggetti individuali. Contrattualistica, risarcimenti, rapporti commerciali, diritti successori e di famiglia. In ambito commerciale ho acquisito notevole esperienze nel campo delle energie rinnovabili, diritto tributario ed industriale, compressa la tutela dei diritti di proprietà industriale ed intellettuale.

 

 

 

Nel corso della mia carriere ho redatto e negoziato condizioni generali di contratto nel settore automotive (es. noleggio auto lungo termine, vendita auto usate etc.); condizioni generali di vendita e di garanzia, contratti di distribuzione, agenzia, joint-venture commerciali, outsourcing, licenza di software, accordi quadro, appalti di servizi, sub-fornitura.

Disposizioni preliminari

Art. 1321.
Nozione.

Il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale.

Per approfondimenti leggi la guida sul contratto. 

Art. 1322.
Autonomia contrattuale.

Le parti possono liberamente determinare il contenuto del contratto nei limiti imposti dalla legge.

Le parti possono anche concludere contratti che non appartengano ai tipi aventi una disciplina particolare, purché siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico.

Art. 1323.
Norme regolatrici dei contratti.

Tutti i contratti ancorché non appartengano ai tipi che hanno una disciplina particolare , sono sottoposti alle norme generali contenute in questo titolo.

Art. 1324.
Norme applicabili agli atti unilaterali.

Salvo diverse disposizioni di legge, le norme che regolano i contratti si osservano, in quanto compatibili, per gli atti unilaterali tra vivi aventi contenuto patrimoniale.

_______________

Cfr. Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 28 giugno 2009, n. 14864 in Altalex Massimario.

Capo II

Dei requisiti del contratto

Art. 1325.
Indicazione dei requisiti.

I requisiti del contratto sono:

1) l’accordo delle parti;

2) la causa;

3) l’oggetto;

4) la forma, quando risulta che è prescritta dalla legge sotto pena di nullità.

Cfr. Cassazione Civile, sez. VI-3, ordinanza 27 settembre 2017 n° 22647. 

Sezione I

Dell’accordo delle parti

Art. 1326.
Conclusione del contratto.

Il contratto è concluso nel momento in cui chi ha fatto la proposta ha conoscenza dell’accettazione dell’altra parte.

L’accettazione deve giungere al proponente nel termine da lui stabilito o in quello ordinariamente necessario secondo la natura dell’affare o secondo gli usi.

Il proponente può ritenere efficace l’accettazione tardiva, purché ne dia immediatamente avviso all’altra parte.

Qualora il proponente richieda per l’accettazione una forma determinata, l’accettazione non ha effetto se è data in forma diversa.

Un’accettazione non conforme alla proposta equivale a nuova proposta.

_______________

Art. 1327.
Esecuzione prima della risposta dell’accettante.

Qualora, su richiesta del proponente o per la natura dell’affare o secondo gli usi, la prestazione debba eseguirsi senza una preventiva risposta, il contratto è concluso nel tempo e nel luogo in cui ha avuto inizio l’esecuzione.

L’accettante deve dare prontamente avviso all’altra parte della iniziata esecuzione e, in mancanza, è tenuto al risarcimento del danno.

Art. 1328.
Revoca della proposta e dell’accettazione.

La proposta può essere revocata finché il contratto non sia concluso. Tuttavia, se l’accettante ne ha intrapreso in buona fede l’esecuzione prima di avere notizia della revoca, il proponente è tenuto a indennizzarlo delle spese e delle perdite subìte per l’iniziata esecuzione del contratto.

L’accettazione può essere revocata, purché la revoca giunga a conoscenza del proponente prima dell’accettazione.

Art. 1329.
Proposta irrevocabile.

Se il proponente si è obbligato a mantenere ferma la proposta per un certo tempo , la revoca è senza effetto.

Nell’ipotesi prevista dal comma precedente, la morte o la sopravvenuta incapacità del proponente non toglie efficacia alla proposta, salvo che la natura dell’affare o altre circostanze escludano tale efficacia.

Art. 1330.
Morte o incapacità dell’imprenditore.

La proposta o l’accettazione, quando è fatta dall’imprenditore nell’esercizio della sua impresa , non perde efficacia se l’imprenditore muore o diviene incapace prima della conclusione del contratto , salvo che si tratti di piccoli imprenditori o che diversamente risulti dalla natura dell’affare o da altre circostanze.

Art. 1331.
Opzione.

Quando le parti convengono che una di esse rimanga vincolata alla propria dichiarazione e l’altra abbia facoltà di accettarla o meno, la dichiarazione della prima si considera quale proposta irrevocabile per gli effetti previsti dall’articolo 1329.

Se per l’accettazione non è stato fissato un termine, questo può essere stabilito dal giudice.

Art. 1332.
Adesione di altre parti al contratto.

Se ad un contratto possono aderire altre parti e non sono determinate le modalità dell’adesione, questa deve essere diretta all’organo che sia stato costituito per l’attuazione del contratto o, in mancanza di esso a tutti i contraenti originari.

Art. 1333.
Contratto con obbligazioni del solo proponente.

La proposta diretta a concludere un contratto da cui derivino obbligazioni solo per il proponente è irrevocabile appena giunge a conoscenza della parte alla quale è destinata.

Il destinatario può rifiutare la proposta nel termine richiesto dalla natura dell’affare o dagli usi. In mancanza di tale rifiuto il contratto è concluso.

Art. 1334.
Efficacia degli atti unilaterali.

Gli atti unilaterali producono effetto dal momento in cui pervengono a conoscenza della persona alla quale sono destinati.

Art. 1335.
Presunzione di conoscenza.

La proposta, l’accettazione , la loro revoca e ogni altra dichiarazione diretta a una determinata persona si reputano conosciute nel momento in cui giungono all’indirizzo del destinatario , se questi non prova di essere stato, senza sua colpa, nell’impossibilità di averne notizia.

_______________
Giurisprudenza 

Art. 1336.
Offerta al pubblico.

L’offerta al pubblico, quando contiene gli estremi essenziali del contratto alla cui conclusione è diretta, vale come proposta , salvo che risulti diversamente dalle circostanze o dagli usi.

La revoca dell’offerta, se è fatta nella stessa forma dell’offerta o in forma equipollente , è efficace anche in confronto di chi non ne ha avuto notizia.

_______________

Art. 1337.
Trattative e responsabilità precontrattuale.

Le parti, nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, devono comportarsi secondo buona fede.

Per approfondimenti vedi la guida sulla responsabilità precontrattuale

_______________

Art. 1338.
Conoscenza delle cause d’invalidità.

La parte che, conoscendo o dovendo conoscere l’esistenza di una causa di invalidità del contratto , non ne ha dato notizia all’altra parte è tenuta a risarcire il danno da questa risentito per avere confidato, senza sua colpa, nella validità del contratto.

Art. 1339.
Inserzione automatica di clausole.

Le clausole, i prezzi di beni o di servizi, imposti dalla legge, sono di diritto inseriti nel contratto, anche in sostituzione delle clausole difformi apposte dalle parti.

Art. 1340.
Clausole d’uso.

Le clausole d’uso s’intendono inserite nel contratto, se non risulta che non sono state volute dalle parti.

Art. 1341.
Condizioni generali di contratto.

Le condizioni generali di contratto predisposte da uno dei contraenti sono efficaci nei confronti dell’altro, se al momento della conclusione del contratto questi le ha conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando l’ordinaria diligenza.

In ogni caso non hanno effetto, se non sono specificamente approvate per iscritto, le condizioni che stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte, limitazioni di responsabilità , facoltà di recedere dal contratto o di sospenderne l’esecuzione, ovvero sanciscono a carico dell’altro contraente decadenze , limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi terzi , tacita proroga o rinnovazione del contratto, clausole compromissorie o deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria.

_______________

Art. 1342.
Contratto concluso mediante moduli o formulari.

Nei contratti conclusi mediante la sottoscrizione di moduli o formulari , predisposti per disciplinare in maniera uniforme determinati rapporti contrattuali, le clausole aggiunte al modulo o al formulario prevalgono su quelle del modulo o del formulario qualora siano incompatibili con esse, anche se queste ultime non sono state cancellate.

Si osserva inoltre la disposizione del secondo comma dell’articolo precedente.

_______________

Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 11 maggio 2010, n. 11361 in Altalex Massimario.

Sezione II

Della causa del contratto

Art. 1343.
Causa illecita.

La causa è illecita quando è contraria a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume.

_______________

Vedi voce “Causa del contratto” di AltalexPedia.

Art. 1344.
Contratto in frode alla legge.

Si reputa altresì illecita la causa quando il contratto costituisce il mezzo per eludere l’applicazione di una norma imperativa.

_______________

Vedi voce “Contratto in frode alla legge” di AltalexPedia.

Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 20 marzo 2008, n. 7485 in Altalex Massimario.

Art. 1345.
Motivo illecito.

Il contratto è illecito quando le parti si sono determinate a concluderlo esclusivamente per un motivo illecito comune ad entrambe.

______________

Dell’oggetto del contratto

Art. 1346.
Requisiti.

L’oggetto del contratto deve essere possibile, lecito, determinato o determinabile.

_______________

Art. 1347.
Possibilità sopravvenuta dell’oggetto.

Il contratto sottoposto a condizione sospensiva o a termine è valido, se la prestazione inizialmente impossibile diviene possibile prima dell’avveramento della condizione o della scadenza del termine.

Art. 1348.
Cose future.

La prestazione di cose future può essere dedotta in contratto , salvi i particolari divieti della legge.

Art. 1349.
Determinazione dell’oggetto.

Se la determinazione della prestazione dedotta in contratto è deferita a un terzo e non risulta che le parti vollero rimettersi al suo mero arbitrio, il terzo deve procedere con equo apprezzamento. Se manca la determinazione del terzo o se questa è manifestamente iniqua o erronea, la determinazione è fatta dal giudice.

La determinazione rimessa al mero arbitrio del terzo non si può impugnare se non provando la sua mala fede. Se manca la determinazione del terzo e le parti non si accordano per sostituirlo, il contratto è nullo.

Nel determinare la prestazione il terzo deve tener conto anche delle condizioni generali della produzione a cui il contratto eventualmente abbia riferimento.

Sezione IV

Della forma del contratto

Art. 1350.
Atti che devono farsi per iscritto.

Devono farsi per atto pubblico o per scrittura privata, sotto pena di nullità:

1) i contratti che trasferiscono la proprietà di beni immobili;

2) i contratti che costituiscono, modificano o trasferiscono il diritto di usufrutto su beni immobili, il diritto di superficie , il diritto del concedente e dell’enfiteuta;

3) i contratti che costituiscono la comunione di diritti indicati dai numeri precedenti;

4) i contratti che costituiscono o modificano le servitù prediali, il diritto di uso su beni immobili e il diritto di abitazione;

5) gli atti di rinunzia ai diritti indicati dai numeri precedenti;

6) i contratti di affrancazione del fondo enfiteutico;

7) i contratti di anticresi;

8) i contratti di locazione di beni immobili per una durata superiore a nove anni;

9) i contratti di società o di associazione con i quali si conferisce il godimento di beni immobili o di altri diritti reali immobiliari per un tempo eccedente i nove anni o per un tempo indeterminato;

10) gli atti che costituiscono rendite perpetue o vitalizie salve le disposizioni relative alle rendite dello Stato ;

11) gli atti di divisione di beni immobili e di altri diritti reali immobiliari;

12) le transazioni che hanno per oggetto controversie relative ai rapporti giuridici menzionati nei numeri precedenti;

13) gli altri atti specialmente indicati dalla legge.

_______________

Art. 1351.
Contratto preliminare.

Il contratto preliminare è nullo, se non è fatto nella stessa forma che la legge prescrive per il contratto definitivo.

_______________

Vedi voce “Contratto preliminare” di AltalexPedia.

Cassazione Civile, sez. II, sentenza 04 settembre 2017 n° 20707, Cassazione Civile, sez. II, sentenza 26 aprile 2017 n° 10297, Cassazione Civile, sez. III, sentenza 11 maggio 2010, n. 11371 in Altalex Massimario.

Art. 1352.
Forme convenzionali.

Se le parti hanno convenuto per iscritto di adottare una determinata forma per la futura conclusione di un contratto, si presume che la forma sia stata voluta per la validità di questo.

Capo III

Della condizione nel contratto

Art. 1353.
Contratto condizionale.

Le parti possono subordinare l’efficacia o la risoluzione del contratto o di un singolo patto a un avvenimento futuro e incerto.

_______________

Condizioni illecite o impossibili.

È nullo il contratto al quale è apposta una condizione, sospensiva o risolutiva, contraria a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume.

La condizione impossibile rende nullo il contratto se è sospensiva; se è risolutiva, si ha come non apposta.

Se la condizione illecita o impossibile è apposta a un patto singolo del contratto, si osservano, riguardo l’efficacia del patto, le disposizioni dei commi precedenti, fermo quanto è disposto dall’articolo 1419.

Art. 1355.
Condizione meramente potestativa.

È nulla l’alienazione di un diritto o l’assunzione di un obbligo subordinata a una condizione sospensiva che la faccia dipendere dalla mera volontà dell’alienante o, rispettivamente da quella del debitore.

Art. 1356.
Pendenza della condizione.

In pendenza della condizione sospensiva l’acquirente di un diritto può compiere atti conservativi.

L’acquirente di un diritto sotto condizione risolutiva può, in pendenza di questa, esercitarlo, ma l’altro contraente può compiere atti conservativi.

Art. 1357.
Atti di disposizione in pendenza della condizione.

Chi ha un diritto subordinato a condizione sospensiva o risolutiva può disporne in pendenza di questa; ma gli effetti di ogni atto di disposizione sono subordinati alla stessa condizione.

Art. 1358.
Comportamento delle parti nello stato di pendenza.

Colui che si è obbligato o che ha alienato un diritto sotto condizione sospensiva, ovvero lo ha acquistato sotto condizione risolutiva, deve, in pendenza della condizione, comportarsi secondo buona fede per conservare integre le ragioni dell’altra parte.

Art. 1359.
Avveramento della condizione.

La condizione si considera avverata qualora sia mancata per causa imputabile alla parte che aveva interesse contrario all’avveramento di essa.

Art. 1360.
Retroattività della condizione.

Gli effetti dell’avveramento della condizione retroagiscono al tempo in cui è stato concluso il contratto , salvo che, per volontà delle parti o per la natura del rapporto, gli effetti del contratto o della risoluzione debbano essere riportati a un momento diverso.

Se però la condizione risolutiva è apposta a un contratto ad esecuzione continuata o periodica , l’avveramento di essa, in mancanza di patto contrario, non ha effetto riguardo alle prestazioni già eseguite.

Art. 1361.
Atti di amministrazione.

L’avveramento della condizione non pregiudica la validità degli atti di amministrazione compiuti dalla parte a cui, in pendenza della condizione stessa spettava l’esercizio del diritto.

Salvo diverse disposizioni di legge o diversa pattuizione, i frutti percepiti sono dovuti dal giorno in cui la condizione si è avverata.

Capo IV

Dell’interpretazione del contratto

Art. 1362.
Intenzione dei contraenti.

Nell’interpretare il contratto si deve indagare quale sia stata la comune intenzione delle parti e non limitarsi al senso letterale delle parole.

Per determinare la comune intenzione delle parti, si deve valutare il loro comportamento complessivo anche posteriore alla conclusione del contratto.

_______________
Giurisprudenza 


Art. 1363.
Interpretazione complessiva delle clausole.

Le clausole del contratto si interpretano le une per mezzo delle altre, attribuendo il senso che risulta dal complesso dell’atto.

_______________

Cfr. Cassazione Civile, sez. II, sentenza 16 aprile 2007, n. 9088, Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 4 giugno 2008, n. 14788 e Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 28 giugno 2009, n. 14864 in Altalex Massimario.

Art. 1364.
Espressioni generali.

Per quanto generali siano le espressioni usate nel contratto, questo non comprende che gli oggetti sui quali le parti si sono proposte di contrattare.

Art. 1365.
Indicazioni esemplificative.

Quando in un contratto si è espresso un caso al fine di spiegare un patto, non si presumono esclusi i casi non espressi, ai quali, secondo ragione, può estendersi lo stesso patto.

Art. 1366.
Interpretazione di buona fede.

Il contratto deve essere interpretato secondo buona fede.

Art. 1367.
Conservazione del contratto.

Nel dubbio, il contratto o le singole clausole devono interpretarsi nel senso in cui possono avere qualche effetto, anziché in quello secondo cui non ne avrebbero alcuno.

_______________

Cfr. Cassazione Civile, sez. II, sentenza 3 dicembre 2008, n. 28753 in Altalex Massimario.

Art. 1368.
Pratiche generali interpretative.

Le clausole ambigue s’interpretano secondo ciò che si pratica generalmente nel luogo in cui il contratto è stato concluso.

Nei contratti in cui una delle parti è un imprenditore, le clausole ambigue s’interpretano secondo ciò che si pratica generalmente nel luogo in cui è la sede dell’impresa.

Art. 1369.
Espressioni con più sensi.

Le espressioni che possono avere più sensi devono, nel dubbio, essere intese nel senso più conveniente alla natura e all’oggetto del contratto.

_______________

Cfr. Cassazione Civile, sez. II, sentenza 16 aprile 2007, n. 9088 in Altalex Massimario.

Art. 1370.
Interpretazione contro l’autore della clausola.

Le clausole inserite nelle condizioni generali di contratto o in moduli o formulari predisposti da uno dei contraenti s’interpretano, nel dubbio, a favore dell’altro.

_______________

Regole finali.

Qualora, nonostante l’applicazione delle norme contenute in questo capo, il contratto rimanga oscuro, esso deve essere inteso nel senso meno gravoso per l’obbligato , se è a titolo gratuito, e nel senso che realizzi l’equo contemperamento degli interessi delle parti, se è a titolo oneroso.

Capo V

Degli effetti del contratto

Sezione I

Disposizioni generali.

Art. 1372.
Efficacia del contratto.

Il contratto ha forza di legge tra le parti. Non può essere sciolto che per mutuo consenso o per cause ammesse dalla legge.

Il contratto non produce effetto rispetto ai terzi che nei casi previsti dalla legge.

_______________

Cfr. Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 6 luglio 2007, n. 15264 in Altalex Massimario.

Art. 1373.
Recesso unilaterale.

Se a una delle parti è attribuita la facoltà di recedere dal contratto, tale facoltà può essere esercitata finché il contratto non abbia avuto un principio di esecuzione.

Nei contratti a esecuzione continuata o periodica, tale facoltà può essere esercitata anche successivamente , ma il recesso non ha effetto per le prestazioni già eseguite o in corso di esecuzione.

Qualora sia stata stipulata la prestazione di un corrispettivo per il recesso, questo ha effetto quando la prestazione è eseguita.

E’ salvo in ogni caso il patto contrario.

_______________

Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 10 novembre 2008, n. 26863 in Altalex Massimario.

Art. 1374.
Integrazione del contratto.

Il contratto obbliga le parti non solo a quanto è nel medesimo espresso, ma anche a tutte le conseguenze che ne derivano secondo la legge, o, in mancanza, secondo gli usi e l’equità.

Art. 1375.
Esecuzione di buona fede.

Il contratto deve essere eseguito secondo buona fede.

_______________

Cfr. Cassazione civile, sez. III, sentenza 30 ottobre 2018 n° 27441, Tribunale, Milano, sez. V, sentenza 06 marzo 2017 n° 2648, Cassazione Civile, sez. III, sentenza 29 settembre 2007, n. 20592, Cassazione Civile, sez. III, sentenza 13 maggio 2008, n. 11908 e Cassazione Civile, sez. III, sentenza 18 settembre 2009, n. 20106 in Altalex Massimario.

Art. 1376.
Contratto con effetti reali.

Nei contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa determinata , la costituzione o il trasferimento di un diritto reale ovvero il trasferimento di un altro diritto, la proprietà o il diritto si trasmettono e si acquistano per effetto del consenso delle parti legittimamente manifestato.

Art. 1377.
Trasferimento di una massa di cose.

Quando oggetto del trasferimento è una determinata massa di cose , anche se omogenee, si applica la disposizione dell’articolo precedente, ancorché, per determinati effetti, le cose debbano essere numerate, pesate o misurate.

Art. 1378.
Trasferimento di cosa determinata solo nel genere.

Nei contratti che hanno per oggetto il trasferimento di cose determinate solo nel genere, la proprietà si trasmette con l’individuazione fatta d’accordo tra le parti o nei modi da esse stabiliti . Trattandosi di cose che devono essere trasportate da un luogo a un altro, l’individuazione avviene anche mediante la consegna al vettore o allo spedizioniere.

Art. 1379.
Divieto di alienazione.

Il divieto di alienare stabilito per contratto ha effetto solo tra le parti , e non è valido se non è contenuto entro convenienti limiti di tempo e se non risponde a un apprezzabile interesse di una delle parti.

Art. 1380.
Conflitto tra più diritti personali di godimento.

Se, con successivi contratti, una persona concede a diversi contraenti un diritto personale di godimento relativo alla stessa cosa, il godimento spetta al contraente che per primo lo ha conseguito.

Se nessuno dei contraenti ha conseguito il godimento, è preferito quello che ha il titolo di data certa anteriore.

Sono salve le norme relative agli effetti della trascrizione.

Art. 1381.
Promessa dell’obbligazione o del fatto del terzo.

Colui che ha promesso l’obbligazione o il fatto di un terzo è tenuto a indennizzare l’altro contraente, se il terzo rifiuta di obbligarsi o non compie il fatto promesso.

_______________

Cfr. Corte d’Appello di Roma, sez. II, sentenza 8 novembre 2007 in Altalex Massimario.

Sezione II

Della clausola penale e della caparra

Art. 1382.
Effetti della clausola penale.

La clausola, con cui si conviene che, in caso d’inadempimento o di ritardo nell’adempimento , uno dei contraenti è tenuto a una determinata prestazione, ha l’effetto di limitare il risarcimento alla prestazione promessa, se non è stata convenuta la risarcibilità del danno ulteriore.

La penale è dovuta indipendentemente dalla prova del danno.

_______________

Art. 1383.
Divieto di cumulo.

Il creditore non può domandare insieme la prestazione principale e la penale , se questa non è stata stipulata per il semplice ritardo.

Art. 1384.
Riduzione della penale.

La penale può essere diminuita equamente dal giudice, se l’obbligazione principale è stata eseguita in parte ovvero se l’ammontare della penale è manifestamente eccessivo, avuto sempre riguardo all’interesse che il creditore aveva all’adempimento.

Art. 1385.
Caparra confirmatoria.

Se al momento della conclusione del contratto una parte dà all’altra, a titolo di caparra, una somma di danaro, o una quantità di altre cose fungibili, la caparra, in caso di adempimento, deve essere restituita o imputata alla prestazione dovuta.

Se la parte che ha dato la caparra è inadempiente, l’altra può recedere dal contratto, ritenendo la caparra; se inadempiente è invece la parte che l’ha ricevuta, l’altra può recedere dal contratto ed esigere il doppio della caparra.

Se però la parte che non è inadempiente preferisce domandare l’esecuzione o la risoluzione del contratto, il risarcimento del danno è regolato dalle norme generali.

Art. 1386.
Caparra penitenziale.

Se nel contratto è stipulato il diritto di recesso per una o per entrambe le parti, la caparra ha la sola funzione di corrispettivo del recesso.

In questo caso, il recedente perde la caparra data o deve restituire il doppio di quella che ha ricevuta.

Capo VI

Della rappresentanza

Art. 1387.
Fonti della rappresentanza.

Il potere di rappresentanza è conferito dalla legge ovvero dall’interessato.

_______________

Vedi voce “Rappresentanza” di AltalexPedia.

Art. 1388.
Contratto concluso dal rappresentante.

Il contratto concluso dal rappresentante in nome e nell’interesse del rappresentato, nei limiti delle facoltà conferitegli, produce direttamente effetto nei confronti del rappresentato.

Art. 1389.
Capacità del rappresentante e del rappresentato.

Quando la rappresentanza è conferita dall’interessato , per la validità del contratto concluso dal rappresentante basta che questi abbia la capacità di intendere e di volere avuto riguardo alla natura e al contenuto del contratto stesso, sempre che sia legalmente capace il rappresentato.

In ogni caso, per la validità del contratto concluso dal rappresentante è necessario che il contratto non sia vietato al rappresentato.

Art. 1390.
Vizi della volontà.

Il contratto è annullabile se è viziata la volontà del rappresentante. Quando però il vizio riguarda elementi predeterminati dal rappresentato, il contratto è annullabile solo se era viziata la volontà di questo.

Art. 1391.
Stati soggettivi rilevanti.

Nei casi in cui è rilevante lo stato di buona o di mala fede, di scienza o d’ignoranza di determinate circostanze , si ha riguardo alla persona del rappresentante, salvo che si tratti di elementi predeterminati dal rappresentato.

In nessun caso il rappresentato che è in mala fede può giovarsi dello stato d’ignoranza o di buona fede del rappresentante.

Art. 1392.
Forma della procura.

La procura non ha effetto se non è conferita con le forme prescritte per il contratto che il rappresentante deve concludere.

Art. 1393.
Giustificazione dei poteri del rappresentante.

Il terzo che contratta col rappresentante può sempre esigere che questi giustifichi i suoi poteri e, se la rappresentanza risulta da un atto scritto, che gliene dia una copia da lui firmata.

Art. 1394.
Conflitto d’interessi.

Il contratto concluso dal rappresentante in conflitto d’interessi col rappresentato può essere annullato su domanda del rappresentato, se il conflitto era conosciuto o riconoscibile dal terzo.

Art. 1395.
Contratto con se stesso.

È annullabile il contratto che il rappresentante conclude con se stesso, in proprio o come rappresentante di un’altra parte, a meno che il rappresentato lo abbia autorizzato specificatamente ovvero il contenuto del contratto sia determinato in modo da escludere la possibilità di conflitto d’interessi.

L’impugnazione può essere proposta soltanto dal rappresentato.

Art. 1396.
Modificazione ed estinzione della procura.

Le modificazioni e la revoca della procura devono essere portate a conoscenza dei terzi con mezzi idonei. In mancanza, esse non sono opponibili ai terzi, se non si prova che questi le conoscevano al momento della conclusione del contratto.

Le altre cause di estinzione del potere di rappresentanza conferito dall’interessato non sono opponibili ai terzi che le hanno senza colpa ignorate.

Art. 1397.
Restituzione del documento della rappresentanza.

Il rappresentante è tenuto a restituire il documento dal quale risultano i suoi poteri, quando questi sono cessati.

Art. 1398.
Rappresentanza senza potere.

Colui che ha contrattato come rappresentante senza averne i poteri o eccedendo i limiti delle facoltà conferitegli, è responsabile del danno che il terzo contraente ha sofferto per avere confidato senza sua colpa nella validità del contratto.

Art. 1399.
Ratifica.

Nell’ipotesi prevista dall’articolo precedente, il contratto può essere ratificato dall’interessato , con l’osservanza delle forme prescritte per la conclusione di esso.

La ratifica ha effetto retroattivo, ma sono salvi i diritti dei terzi.

Il terzo e colui che ha contrattato come rappresentante possono d’accordo sciogliere il contratto prima della ratifica.

Il terzo contraente può invitare l’interessato a pronunciarsi sulla ratifica assegnandogli un termine, scaduto il quale, nel silenzio, la ratifica s’intende negata.

La facoltà di ratifica si trasmette agli eredi.

Art. 1400.
Speciali forme di rappresentanza.

Le speciali forme di rappresentanza nelle imprese agricole e commerciali sono regolate dal libro V.

Capo VII

Del contratto per persona da nominare

Art. 1401.
Riserva di nomina del contraente.

Nel momento della conclusione del contratto una parte può riservarsi la facoltà di nominare successivamente la persona che deve acquistare i diritti e assumere gli obblighi nascenti dal contratto stesso.

_______________

Cfr. Cassazione Civile, sez. II, sentenza 10 ottobre 2009, n. 23066 in Altalex Massimario.

Art. 1402.
Termine e modalità della dichiarazione di nomina.

La dichiarazione di nomina deve essere comunicata all’altra parte nel termine di tre giorni dalla stipulazione del contratto, se le parti non hanno stabilito un termine diverso.

La dichiarazione non ha effetto se non è accompagnata dall’accettazione della persona nominata o se non esiste una procura anteriore al contratto.

Art. 1403.
Forme e pubblicità.

La dichiarazione di nomina e la procura o l’accettazione della persona nominata non hanno effetto se non rivestono la stessa forma che le parti hanno usata per il contratto, anche se non prescritta dalla legge.

Se per il contratto è richiesta a determinati effetti una forma di pubblicità , deve agli stessi effetti essere resa pubblica anche la dichiarazione di nomina, con l’indicazione dell’atto di procura o dell’accettazione della persona nominata.

Art. 1404.
Effetti della dichiarazione di nomina.

Quando la dichiarazione di nomina è stata validamente fatta, la persona nominata acquista i diritti e assume gli obblighi derivanti dal contratto con effetto dal momento in cui questo fu stipulato.

Art. 1405.
Effetti della mancata dichiarazione di nomina.

Se la dichiarazione di nomina non è fatta validamente nel termine stabilito dalla legge o dalle parti, il contratto produce i suoi effetti fra i contraenti originari.

Capo VIII

Della cessione del contratto

Art. 1406.
Nozione.

Ciascuna parte può sostituire a sé un terzo nei rapporti derivanti da un contratto con prestazioni corrispettive, se queste non sono state ancora eseguite, purché l’altra parte vi consenta.

_______________

Vedi voce “Cessione del contratto” di AltalexPedia.

Art. 1407.
Forma.

Se una parte ha consentito preventivamente che l’altra sostituisca a sé un terzo nei rapporti derivanti dal contratto, la sostituzione è efficace nei suoi confronti dal momento in cui le è stata notificata o in cui essa l’ha accettata.
Se tutti gli elementi del contratto risultano da un documento nel quale è inserita la clausola «all’ordine» o altra equivalente, la girata del documento produce la sostituzione del giratario nella posizione del girante.

Art. 1408.
Rapporti fra contraente ceduto e cedente.

Il cedente è liberato dalle sue obbligazioni verso il contraente ceduto dal momento in cui la sostituzione diviene efficace nei confronti di questo.
Tuttavia il contraente ceduto, se ha dichiarato di non liberare il cedente, può agire contro di lui qualora il cessionario non adempia le obbligazioni assunte.
Nel caso previsto dal comma precedente, il contraente ceduto deve dare notizia al cedente dell’inadempimento del cessionario, entro quindici giorni da quello in cui l’inadempimento si è verificato; in mancanza è tenuto al risarcimento del danno.

Art. 1409.
Rapporti fra contraente ceduto e cessionario.

Il contraente ceduto può opporre al cessionario tutte le eccezioni derivanti dal contratto, ma non quelle fondate su altri rapporti col cedente, salvo che ne abbia fatto espressa riserva al momento in cui ha consentito alla sostituzione.

Art. 1410.
Rapporti fra cedente e cessionario.

Il cedente è tenuto a garantire la validità del contratto.
Se il cedente assume la garanzia dell’adempimento del contratto, egli risponde come un fideiussore per le obbligazioni del contraente ceduto.

Capo IX

Del contratto a favore di terzi

Art. 1411.
Contratto a favore di terzi.

E’ valida la stipulazione a favore di un terzo , qualora lo stipulante vi abbia interesse.
Salvo patto contrario, il terzo acquista il diritto contro il promittente per effetto della stipulazione. Questa però può essere revocata o modificata dallo stipulante, finché il terzo non abbia dichiarato, anche in confronto del promittente, di volerne profittare.
In caso di revoca della stipulazione o di rifiuto del terzo di profittarne, la prestazione rimane a beneficio dello stipulante salvo che diversamente risulti dalla volontà delle parti o dalla natura del contratto.

_______________

Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 11 maggio 2009, n. 10741 in Altalex Massimario.

Art. 1412.
Prestazione al terzo dopo la morte dello stipulante.

Se la prestazione deve essere fatta al terzo dopo la morte dello stipulante, questi può revocare il beneficio anche con una disposizione testamentaria e quantunque il terzo abbia dichiarato di volerne profittare, salvo che, in quest’ultimo caso, lo stipulante abbia rinunciato per iscritto al potere di revoca.
La prestazione deve essere eseguita a favore degli eredi del terzo se questi premuore allo stipulante, purché il beneficio non sia stato revocato o lo stipulante non abbia disposto diversamente.

Art. 1413.
Eccezioni opponibili dal promittente al terzo.

Il promittente può opporre al terzo le eccezioni fondate sul contratto dal quale il terzo deriva il suo diritto, ma non quelle fondate su altri rapporti tra promittente e stipulante.

Capo X

Della simulazione

Art. 1414.
Effetti della simulazione tra le parti.

Il contratto simulato non produce effetto tra le parti.
Se le parti hanno voluto concludere un contratto diverso da quello apparente, ha effetto tra esse il contratto dissimulato, purché ne sussistano i requisiti di sostanza e di forma.
Le precedenti disposizioni si applicano anche agli atti unilaterali destinati a una persona determinata, che siano simulati per accordo tra il dichiarante e il destinatario.

Art. 1415.
Effetti della simulazione rispetto ai terzi.

La simulazione non può essere opposta né dalle parti contraenti , né dagli aventi causa o dai creditori del simulato alienante, ai terzi che in buona fede hanno acquistato diritti dal titolare apparente, salvi gli effetti della trascrizione della domanda di simulazione.
I terzi possono far valere la simulazione in confronto delle parti, quando essa pregiudica i loro diritti.

Art. 1416.
Rapporti con i creditori.

La simulazione non può essere opposta dai contraenti ai creditori del titolare apparente che in buona fede hanno compiuto atti di esecuzione sui beni che furono oggetto del contratto simulato.
I creditori del simulato alienante possono far valere la simulazione che pregiudica i loro diritti, e, nel conflitto con i creditori chirografari del simulato acquirente, sono preferiti a questi, se il loro credito è anteriore all’atto simulato.

Art. 1417.
Prova della simulazione.

La prova per testimoni della simulazione è ammissibile senza limiti, se la domanda è proposta da creditori o da terzi e, qualora sia diretta a far valere l’illiceità del contratto dissimulato , anche se è proposta dalle parti.

_______________

Capo XI

Della nullità del contratto

Art. 1418.
Cause di nullità del contratto.

Il contratto è nullo quando è contrario a norme imperative, salvo che la legge disponga diversamente.
Producono nullità del contratto la mancanza di uno dei requisiti indicati dall’articolo 1325, l’illiceità della causa, l’illiceità dei motivi nel caso indicato dall’articolo 1345 e la mancanza nell’oggetto dei requisiti stabiliti dall’articolo 1346.

_______________

Art. 1419.
Nullità parziale.

La nullità parziale di un contratto o la nullità di singole clausole importa la nullità dell’intero contratto, se risulta che i contraenti non lo avrebbero concluso senza quella parte del suo contenuto che è colpita dalla nullità.
La nullità di singole clausole non importa la nullità del contratto, quando le clausole nulle sono sostituite di diritto da norme imperative.

_____________

Fideiussioni conformi al modello ABI: una possibile nuova lettura, Cassazione civile, sez. II, sentenza 3 settembre 2019, n. 22044. 

Cassazione Civile, sez. II, ordinanza 28 febbraio 2018 n° 4687

Art. 1420.
Nullità nel contratto plurilaterale.

Nei contratti con più di due parti, in cui le prestazioni di ciascuna sono dirette al conseguimento di uno scopo comune, la nullità che colpisce il vincolo di una sola delle parti non importa nullità del contratto, salvo che la partecipazione di essa debba, secondo le circostanze, considerarsi essenziale.

Art. 1421.
Legittimazione all’azione di nullità.

Salvo diverse disposizioni di legge, la nullità può essere fatta valere da chiunque vi ha interesse e può essere rilevata d’ufficio dal giudice.

_______________

Cfr. Cassazione Civile, sez. I, sentenza 10 ottobre 2007, n. 21141 in Altalex Massimario.

Art. 1422.
Imprescrittibilità dell’azione di nullità.

L’azione per far dichiarare la nullità non è soggetta a prescrizione, salvi gli effetti dell’usucapione e della prescrizione delle azioni di ripetizione.

 

Giurisprudenza

Art. 1423.
Inammissibilità della convalida.

Il contratto nullo non può essere convalidato, se la legge non dispone diversamente.

     

_____________

Cfr. Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 09 ottobre 2017 n° 23601

Art. 1424.
Conversione del contratto nullo.

Il contratto nullo può produrre gli effetti di un contratto diverso, del quale contenga i requisiti di sostanza e di forma, qualora, avuto riguardo allo scopo perseguito dalle parti, debba ritenersi che esse lo avrebbero voluto se avessero conosciuto la nullità.

______________

Cfr. Cassazione Civile, sez. I, sentenza 13 luglio 2017 n° 17352

Capo XII

Dell’annullabilità del contratto

_______________

Sezione I

Dell’incapacità

Art. 1425.
Incapacità delle parti.

Il contratto è annullabile se una delle parti era legalmente incapace di contrattare.

E’ parimenti annullabile, quando ricorrono le condizioni stabilite dall’articolo 428, il contratto stipulato da persona incapace d’intendere o di volere.

_______________

Cfr. Tribunale di Torino, sez. III civile, sentenza 22 maggio 2009, n. 4011 in Altalex Massimario.

Art. 1426.
Raggiri usati dal minore.

Il contratto non è annullabile, se il minore ha con raggiri occultato la sua minore età; ma la semplice dichiarazione da lui fatta di essere maggiorenne non è di ostacolo all’impugnazione del contratto.

Sezione II

Dei vizi del consenso

Art. 1427.
Errore, violenza e dolo.

Il contraente, il cui consenso fu dato per errore, estorto con violenza, o carpito con dolo, può chiedere l’annullamento del contratto, secondo le disposizioni seguenti.

Art. 1428.
Rilevanza dell’errore.

L’errore è causa di annullamento del contratto quando è essenziale ed è riconoscibile dall’altro contraente.

Art. 1429.
Errore essenziale.

L’errore è essenziale:

1) quando cade sulla natura o sull’oggetto del contratto;

2) quando cade sull’identità dell’oggetto della prestazione ovvero sopra una qualità dello stesso che, secondo il comune apprezzamento o in relazione alle circostanze, deve ritenersi determinante del consenso;

3) quando cade sull’identità o sulle qualità della persona dell’altro contraente, sempre che l’una o le altre siano state determinanti del consenso;

4) quando, trattandosi di errore di diritto, è stato la ragione unica o principale del contratto.

 

___________________

Giurisprudenza

 

  • Recupero di anni scolastici: contratto annullabile per errore essenziale, Tribunale di Lecce, sez. II civile, sentenza 20 settembre 2019, n. 2902. 

Art. 1430.
Errore di calcolo.

L’errore di calcolo non dà luogo ad annullamento del contratto, ma solo a rettifica, tranne che, concretandosi in errore sulla quantità, sia stato determinante del consenso.

Art. 1431.
Errore riconoscibile.

L’errore si considera riconoscibile quando, in relazione al contenuto, alle circostanze del contratto ovvero alla qualità dei contraenti, una persona di normale diligenza avrebbe potuto rilevarlo.

Art. 1432.
Mantenimento del contratto rettificato.

La parte in errore non può domandare l’annullamento del contratto se, prima che ad essa possa derivarne pregiudizio, l’altra offre di eseguirlo in modo conforme al contenuto e alle modalità del contratto che quella intendeva concludere.

Art. 1433.
Errore nella dichiarazione o nella sua trasmissione.

Le disposizioni degli articoli precedenti si applicano anche al caso in cui l’errore cade sulla dichiarazione, o in cui la dichiarazione è stata inesattamente trasmessa dalla persona o dall’ufficio che ne era stato incaricato.

Art. 1434.
Violenza.

La violenza è causa di annullamento del contratto anche se esercitata da un terzo.

Art. 1435.
Caratteri della violenza.

La violenza deve essere di tal natura da fare impressione sopra una persona sensata e da farle temere di esporre sé o i suoi beni a un male ingiusto e notevole. Si ha riguardo, in questa materia, all’età, al sesso e alla condizione delle persone.

Art. 1436.
Violenza diretta contro terzi.

La violenza è causa di annullamento del contratto anche quando il male minacciato riguarda la persona o i beni del coniuge del contraente o di un discendente o ascendente di lui.

Se il male minacciato riguarda altre persone, l’annullamento del contratto è rimesso alla prudente valutazione delle circostanze da parte del giudice.

Art. 1437.
Timore riverenziale.

Il solo timore riverenziale non è causa di annullamento del contratto.

Art. 1438.
Minaccia di far valere un diritto.

La minaccia di far valere un diritto può essere causa di annullamento del contratto solo quando è diretta a conseguire vantaggi ingiusti.

Art. 1439.
Dolo.

Il dolo è causa di annullamento del contratto quando i raggiri usati da uno dei contraenti sono stati tali che, senza di essi, l’altra parte non avrebbe contrattato.

Quando i raggiri sono stati usati da un terzo, il contratto è annullabile se essi erano noti al contraente che ne ha tratto vantaggio.

Art. 1440.
Dolo incidente.

Se i raggiri non sono stati tali da determinare il consenso, il contratto è valido, benché senza di essi sarebbe stato concluso a condizioni diverse; ma il contraente in mala fede risponde dei danni.

Sezione III

Dell’azione di annullamento

Art. 1441.
Legittimazione.

L’annullamento del contratto può essere domandato solo dalla parte nel cui interesse è stabilito dalla legge.

L’incapacità del condannato in istato di interdizione legale può essere fatta valere da chiunque vi ha interesse.

Art. 1442.
Prescrizione.

L’azione di annullamento si prescrive in cinque anni.

Quando l’annullabilità dipende da vizio del consenso o da incapacità legale , il termine decorre dal giorno in cui è cessata la violenza, è stato scoperto l’errore o il dolo, è cessato lo stato d’interdizione o d’inabilitazione , ovvero il minore ha raggiunto la maggiore età.

Negli altri casi il termine decorre dal giorno della conclusione del contratto.

L’annullabilità può essere opposta dalla parte convenuta per l’esecuzione del contratto, anche se è prescritta l’azione per farla valere.

Art. 1443.

Ripetizione contro il contraente incapace.

Se il contratto è annullato per incapacità di uno dei contraenti, questi non è tenuto a restituire all’altro la prestazione ricevuta se non nei limiti in cui è stata rivolta a suo vantaggio.

Art. 1444.
Convalida.

Il contratto annullabile può essere convalidato dal contraente al quale spetta l’azione di annullamento , mediante un atto che contenga la menzione del contratto e del motivo di annullabilità, e la dichiarazione che s’intende convalidarlo.

Il contratto è pure convalidato, se il contraente al quale spettava l’azione di annullamento vi ha dato volontariamente esecuzione conoscendo il motivo di annullabilità.

La convalida non ha effetto, se chi l’esegue non è in condizione di concludere validamente il contratto.

_______________

Vedi voce “Convalida del contratto” di AltalexPedia.

Cfr. Cassazione Civile, sez. II, sentenza 20 giugno 2017 n° 15268



Art. 1445.
Effetti dell’annullamento nei confronti dei terzi.

L’annullamento che non dipende da incapacità legale non pregiudica i diritti acquistati a titolo oneroso dai terzi di buona fede, salvi gli effetti della trascrizione della domanda di annullamento.

Art. 1446.
Annullabilità nel contratto plurilaterale.

Nei contratti indicati dall’articolo 1420 l’annullabilità che riguarda il vincolo di una sola delle parti non importa annullamento del contratto, salvo che la partecipazione di questa debba, secondo le circostanze, considerarsi essenziale.

Capo XIII

Della rescissione del contratto

Art. 1447.
Contratto concluso in istato di pericolo.

Il contratto con cui una parte ha assunto obbligazioni a condizioni inique, per la necessità, nota alla controparte, di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona , può essere rescisso sulla domanda della parte che si è obbligata.

Il giudice nel pronunciare la rescissione, può, secondo le circostanze, assegnare un equo compenso all’altra parte per l’opera prestata.

Art. 1448.
Azione generale di rescissione per lesione.

Se vi è sproporzione tra la prestazione di una parte e quella dell’altra, e la sproporzione è dipesa dallo stato di bisogno di una parte, del quale l’altra ha approfittato per trarne vantaggio, la parte danneggiata può domandare la rescissione del contratto.

L’azione non è ammissibile se la lesione non eccede la metà del valore che la prestazione eseguita o promessa dalla parte danneggiata aveva al tempo del contratto.

La lesione deve perdurare fino al tempo in cui la domanda è proposta.

Non possono essere rescissi per causa di lesione i contratti aleatori.

Sono salve le disposizioni relative alla rescissione della divisione.

Art. 1449.

Prescrizione.

L’azione di rescissione si prescrive in un anno dalla conclusione del contratto ; ma se il fatto costituisce reato, si applica l’ultimo comma dell’articolo 2947.

La rescindibilità del contratto non può essere opposta in via di eccezione quando l’azione è prescritta.

Art. 1450.
Offerta di modificazione del contratto.

Il contraente contro il quale è domandata la rescissione può evitarla offrendo una modificazione del contratto sufficiente per ricondurlo ad equità.

Art. 1451.
Inammissibilità della convalida.

Il contratto rescindibile non può essere convalidato.

Art. 1452.
Effetti della rescissione rispetto ai terzi.

La rescissione del contratto non pregiudica i diritti acquistati dai terzi, salvi gli effetti della trascrizione della domanda di rescissione.

Capo XIV

Della risoluzione del contratto

Sezione I

Della risoluzione per inadempimento

Art. 1453.
Risolubilità del contratto per inadempimento.

Nei contratti con prestazioni corrispettive, quando uno dei contraenti non adempie le sue obbligazioni, l’altro può a sua scelta chiedere l’adempimento o la risoluzione del contratto, salvo, in ogni caso, il risarcimento del danno.

La risoluzione può essere domandata anche quando il giudizio è stato promosso per ottenere l’adempimento; ma non può più chiedersi l’adempimento quando è stata domandata la risoluzione.

Dalla data della domanda di risoluzione l’inadempiente non può più adempiere la propria obbligazione.

_______________

Art. 1454

Diffida ad adempiere.

Alla parte inadempiente l’altra può intimare per iscritto di adempiere in un congruo termine, con dichiarazione che, decorso inutilmente detto termine, il contratto s’intenderà senz’altro risoluto.

Il termine non può essere inferiore a quindici giorni, salvo diversa pattuizione delle parti o salvo che, per la natura del contratto o secondo gli usi, risulti congruo un termine minore.

Decorso il termine senza che il contratto sia stato adempiuto, questo è risoluto di diritto.

Art. 1455

Importanza dell’inadempimento.

Il contratto non si può risolvere se l’inadempimento di una delle parti ha scarsa importanza, avuto riguardo all’interesse dell’altra.

_______________

Art. 1456.
Clausola risolutiva espressa.

I contraenti possono convenire espressamente che il contratto si risolva nel caso che una determinata obbligazione non sia adempiuta secondo le modalità stabilite.

In questo caso, la risoluzione si verifica di diritto quando la parte interessata dichiara all’altra che intende valersi della clausola risolutiva.

_______________


Art. 1457.

Termine essenziale per una delle parti.

Se il termine fissato per la prestazione di una delle parti deve considerarsi essenziale nell’interesse dell’altra, questa, salvo patto o uso contrario, se vuole esigerne l’esecuzione nonostante la scadenza del termine, deve darne notizia all’altra parte entro tre giorni.

In mancanza, il contratto s’intende risoluto di diritto anche se non è stata espressamente pattuita la risoluzione.

Art. 1458.
Effetti della risoluzione.

La risoluzione del contratto per inadempimento ha effetto retroattivo tra le parti, salvo il caso di contratti ad esecuzione continuata o periodica, riguardo ai quali l’effetto della risoluzione non si estende alle prestazioni già eseguite.

La risoluzione, anche se è stata espressamente pattuita , non pregiudica i diritti acquistati dai terzi , salvi gli effetti della trascrizione della domanda di risoluzione.



Art. 1459.

Risoluzione nel contratto plurilaterale.

Nei contratti indicati dall’articolo 1420 l’inadempimento di una delle parti non importa la risoluzione del contratto rispetto alle altre, salvo che la prestazione mancata debba, secondo le circostanze, considerarsi essenziale.

Art. 1460.
Eccezione d’inadempimento.

Nei contratti con prestazioni corrispettive, ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione, se l’altro non adempie o non offre di adempiere contemporaneamente la propria , salvo che termini diversi per l’adempimento siano stati stabiliti dalle parti o risultino dalla natura del contratto.

Tuttavia non può rifiutarsi l’esecuzione se, avuto riguardo alle circostanze , il rifiuto è contrario alla buona fede.

_______________

.

Art. 1461.

Mutamento nelle condizioni patrimoniali dei contraenti.

Ciascun contraente può sospendere l’esecuzione della prestazione da lui dovuta, se le condizioni patrimoniali dell’altro sono divenute tali da porre in evidente pericolo il conseguimento della controprestazione, salvo che sia prestata idonea garanzia.

Art. 1462.
Clausola limitativa della proponibilità di eccezioni.

La clausola con cui si stabilisce che una delle parti non può opporre eccezioni al fine di evitare o ritardare la prestazione dovuta, non ha effetto per le eccezioni di nullità , di annullabilità e di rescissione del contratto.

Nei casi in cui la clausola è efficace, il giudice, se riconosce che concorrono gravi motivi, può tuttavia sospendere la condanna, imponendo, se del caso, una cauzione.

_______________
Cfr. Cassazione Civile, sez. II, sentenza 21 febbraio 2008, n. 4446 in Altalex Massimario.

Sezione II

Dell’impossibilità sopravvenuta

Art. 1463.
Impossibilità totale.

Nei contratti con prestazioni corrispettive, la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione, e deve restituire quella che abbia già ricevuta, secondo le norme relative alla ripetizione dell’indebito.

_______________

Cfr. Cassazione civile, sez. III, sentenza 10 luglio 2018 n° 18047. 

Art. 1464.
Impossibilità parziale.

Quando la prestazione di una parte è divenuta solo parzialmente impossibile, l’altra parte ha diritto a una corrispondente riduzione della prestazione da essa dovuta, e può anche recedere dal contratto qualora non abbia un interesse apprezzabile all’adempimento parziale.

_______________
Cfr. Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 26 giugno 2009, n. 15080 in Altalex Massimario.

Art. 1465.
Contratto con effetti traslativi o costitutivi.

Nei contratti che trasferiscono la proprietà di una cosa determinata ovvero costituiscono o trasferiscono diritti reali , il perimento della cosa per una causa non imputabile all’alienante non libera l’acquirente dall’obbligo di eseguire la controprestazione, ancorché la cosa non gli sia stata consegnata.

La stessa disposizione si applica nel caso in cui l’effetto traslativo o costitutivo sia differito fino allo scadere di un termine.

Qualora oggetto del trasferimento sia una cosa determinata solo nel genere , l’acquirente non è liberato dall’obbligo di eseguire la controprestazione, se l’alienante ha fatto la consegna o se la cosa è stata individuata.

L’acquirente è in ogni caso liberato dalla sua obbligazione, se il trasferimento era sottoposto a condizione sospensiva e l’impossibilità è sopravvenuta prima che si verifichi la condizione.

Art. 1466.

Impossibilità nel contratto plurilaterale.

Nei contratti indicati dall’articolo 1420 l’impossibilità della prestazione di una delle parti non importa scioglimento del contratto rispetto alle altre, salvo che la prestazione mancata debba, secondo le circostanze, considerarsi essenziale.

Sezione III

Dell’eccessiva onerosità

Art. 1467.
Contratto con prestazioni corrispettive.

Nei contratti a esecuzione continuata o periodica ovvero a esecuzione differita, se la prestazione di una delle parti è divenuta eccessivamente onerosa per il verificarsi di avvenimenti straordinari e imprevedibili, la parte che deve tale prestazione può domandare la risoluzione del contratto, con gli effetti stabiliti dall’articolo 1458.

La risoluzione non può essere domandata se la sopravvenuta onerosità rientra nell’alea normale del contratto.

La parte contro la quale è domandata la risoluzione può evitarla offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto.

_______________
Vedi voce “Risoluzione per eccessiva onerosità” di AltalexPedia.

Art. 1468.

Contratto con obbligazioni di una sola parte.

Nell’ipotesi prevista dall’articolo precedente se si tratta di un contratto nel quale una sola delle parti ha assunto obbligazioni, questa può chiedere una riduzione della sua prestazione ovvero una modificazione nelle modalità di esecuzione, sufficienti per ricondurla ad equità.

Art. 1469.
Contratto aleatorio.

Le norme degli articoli precedenti non si applicano ai contratti aleatori per loro natura o per volontà delle parti.

Capo XIV bis

Dei contratti del consumatore

Art. 1469-bis. (1)
Contratti del consumatore.

Le disposizioni del presente titolo si applicano ai contratti del consumatore, ove non derogate dal codice del consumo o da altre disposizioni più favorevoli per il consumatore.

(1) Articolo così modificato dall’articolo 142 del Codice del consumo che ha sostituito gli artt. da 1469-bis a 1969-sexies con il nuovo 1469-bis.

_______________
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 29 settembre 2007, n. 20592 in Altalex Massimario.

[Art. 1469-ter. (1)
Accertamento della vessatorietà delle clausole.

(1) Articolo eliminato dall’articolo 142 del Codice del consumo che ha sostituito gli artt. da 1469-bis a 1969-sexies con il nuovo 1469-bis.

Art. 1469-quater. (1)
Forma e interpretazione.

(1) Articolo eliminato dall’articolo 142 del Codice del consumo che ha sostituito gli artt. da 1469-bis a 1969-sexies con il nuovo 1469-bis.

Art. 1469-quinquies. (1)
Inefficacia.

(1) Articolo eliminato dall’articolo 142 del Codice del consumo che ha sostituito gli artt. da 1469-bis a 1969-sexies con il nuovo 1469-bis.

Art. 1469-sexies. (1)
Azione inibitoria.

(1) Articolo eliminato dall’articolo 142 del Codice del consumo che ha sostituito gli artt. da 1469-bis a 1969-sexies con il nuovo 1469-bis.

_______________

 

 

CAUSE CIVILI TRIBUnale di bologna come risolvere?

 CAUSE CIVILI TRIBUnale di bologna come risolvere?
CAUSE CIVILI TRIBUnale di bologna come risolvere?

 

Diritto civile codice civile avvocato civilista Bologna

, tuteliamo i nostri assistiti nell’ambito delle materie civilistiche nel modo più adeguato possibile con elevata professionalità, fornendo tutti gli strumenti per scegliere consapevolmente la linea difensiva più idonea a tutela dei loro diritti. In seguito ad una consulenza legale forniamo indicazioni scritte circa la gestione della pratica, in particolar modo riguardo a tempi, costi, benefici, pro e contro della questione giuridica da risolvere al fine di mantenere sempre un rapporto corretto e trasparente con i nostri assistiti.


Mi occupo di contratti, assistenza stragiudiziale alle imprese, recupero credito, condomini e risarcimenti danni. Il background da processualista (ho svolto ampia attività procuratoria e difensiva presso i Tribunali e le Corti d’Appello) mi consente di redigere con lungimiranza i contratti, dandovi i un contenuto idoneo a tutelare al massimo le parti, prevenendo liti giudiziarie attraverso una regolamentazione chiara, insuscettibile di interpretazione ( secondo il brocardo “in claris non fit interpretatio”): I contratti dei quali mi sono maggiormente occupata sono quelli di agenzia.

Diritto civile Le competenze maturate nel settore civile e commerciale hanno condotto lo Studio, oltre ad acquisire tra la propria clientela numerose ed importanti realtà aziendali e associative, Diritto civile

Mi rende forte la pluriennale esperienza maturata , attraverso il lavoro svolto individualmente, basato su continui aggiornamenti dell’evolversi della Giurisprudenza e della dottrina.


Diritto di famiglia

Mi rende forte la sensibilità e l’interesse per la materia, accompagnato dallo studio approfondito del caso, filtrato dal costante aggiornamento del trend giurisprudenziale. Ho sempre seguito con interesse le problematiche afferenti il diritto di famiglia, dalla regolamentazione delle condizioni per l’affidamento e il mantenimento di minori, figli naturali, alle separazioni ( consensuali e giudiziali), ai divorzi: circa questi ultimi sono sempre riuscita a trovare con la controparte un accordo per divorzio congiunto.


Separazione

Posso offrire la stessa descrizione data per il Diritto di famiglia. Aggiungo che ho seguito- e seguo tuttora- sia separazioni consensuali sia separazioni giudiziali. Prima tuttavia di promuovere procedura per separazione giudiziale mi adopero per raggiungere un accordo per la separazione consensuale, soprattutto ove vi siano figli minori. Ciò innanzitutto per minimizzare il trauma della separazione ( che le lungaggini processuali acuiscono e non ne facilitano l’elaborazione), nonchè per evitare l’esposizione a spese legali, rese più elevate dalla pendenza di una causa di separazione giudiziale.

 


Diritto di famiglia
Si occupa in prevalenza di separazioni, divorzi, unioni civili, potestà genitoriale, eredità e successioni, divisioni ereditarie.

 


Diritto civile codice civile avvocato civilista Bologna

 


Malasanità e responsabilità medica

Presto assistenza giudiziale e stragiudiziale nel settore del contenzioso derivante da responsabilità professionale sia del medico ospedaliero che privato. L’esperienza decennale consolidata nell’ambito della responsabilità civile in difesa del mi ha consentito di acquisire le conoscenze necessarie per la gestione del contenzioso in questo ambito. Mi occupo anche di diritto immobiliare prestando consulenza ed assistenza nelle operazioni di compravendita, trasferimento diritti reali, e controversie collegate alla materia. settore del contenzioso derivante da responsabilità professionale del medico. Ho approfondito la materia con particolare riferimento agli specializzati in chirurgia plastica odontoiatria e otorinolaringoiatria. L’esperienza decennale consolidata collaborando con studi legali impegnati nell’ambito della responsabilità civile in difesa del paziente e delle compagnie assicurative mi ha consentito di appassionarmi alla materia ed acquisire le conoscenze necessarie per questo ambito particolarmente delicato.

 




Diritto civile codice civile avvocato civilista Bologna

 




Diritto assicurativo

Esperto  danno non patrimoniale di natura biologica senza necessità di accertamento medico-legale. Da allora, collabora quale fiduciario di varie agenzie assicurative per la tutela dei loro clienti/assicurati patrocinandoli nelle vertenze risarcitorie contro le Compagnie d’assicurazione.

 Lo spiccato senso pratico nello svolgimento degli incarichi affidati, consente di suggerire e consigliare la strategia migliore e più efficace nel raggiungere il risultato migliore per il cliente. Concretezza e professionalità unitamente all’esperienza maturata nel campo, sono i punti di forza che i clienti riconoscono nel lavoro svolto.

 


Diritto civile codice civile avvocato civilista Bologna