ACQUISTO CASA ASSISTENZA LEGALE

Studio legale Bologna dell’avvocato Sergio Armaroli-avvocato civilista Bologna-avvocato matrimonialista Bologna

FOTO AVVOCATO RISPONDE 2il Studio legale Bologna dell’avvocato Sergio Armaroli

 

  1. Imola cerchi un avvocato civilista? Chiama l’avvocato Sergio Armaroli avvocato civilista matrimonialista Imola Bologna.
  2. Diritto civile avvocato civile Imola, e cause ereditarie e cause di separazione e divorzio a Imola e Bologna chiama subito 051 6447838LITIGARE-DIVORZIO-AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA LITIGARE-DIVORZIO-NEW

LA STORIA DI SARA

SARA la sua storia

SPASATA da 15 anni con due figli, un marito industriale, che non ama piu’!

Si innamora di un suo collega di lavoro, e il marito lo scopre,

Apriti cielo, vita impossibile, liti, anche davanti ai figli.

Sara chiede un appuntamento vuole conoscere i suoi diritti nella separazione ,ha una casa con il marito, e  conti correnti importanti, e il marito ha un altissimo reddito.

Sara vuole la separazione, vuole tornare libera da quell’uomo che non ama piu’.

Lui è sempre assente, non è mai a casa, da anni non ha piu attenzioni per la moglie e ttrascura i figli, forse ha un’amante,

A livello econonomico è molto generoso ma non basta!!

Sara è molto sciupata, stanca depressa non ne puo’ piu’ ma ha paura a fare il passo della separazione.

I suoi genitori la criticano solo tradizionalisti, le dicono di sopportare ma Sara non ce la fa piu’.

Sara decide e si invia lettera al marito con richiesta di separazione consensuale s epossibile,

Dopo pochi giorni telefona il marito vuole un appuntamento.

Incontro il marito da solo, lui mi chiarisce i motivi della crisi, non ama piu’ la moglie da anni ha una donna  una Russa, e  accetta di separarsi consensualmente, provvedendo a ogni richiesta economica secondo le sue agiate possibilita’.

Imola cerchi un avvocato civilista? Chiama l’avvocato Sergio Armaroli avvocato civilista matrimonialista Imola Bologna.

Diritto civile avvocato civile Imola, e cause ereditarie e cause di separazione e divorzio a Imola e Bologna chiama subito 051 6447838

 concordato fra i coniugi, pur acquistando efficacia giuridica solo in seguito al provvedimento di omologazione (Cass. n. 9174 del 2008), che svolge l’essenziale funzione di controllare che i patti intervenuti siano conformi ai superiori interessi della famiglia, trova la sua fonte nell’accordo delle parti: il trasferimento di un bene attuato mediante la fattispecie complessa cui dà vita il procedimento di cui all’art. 711 cpc costituisce, comunque, un trasferimento riconducibile alla volontà del cedente.

Imola cerchi un avvocato civilista? Chiama l’avvocato Sergio Armaroli avvocato civilista matrimonialista Imola Bologna. Diritto civile avvocato civile Imola, e cause ereditarie e cause di separazione e divorzio a Imola e Bologna chiama subito 051 6447838
Imola cerchi un avvocato civilista? Chiama l’avvocato Sergio Armaroli avvocato civilista matrimonialista Imola Bologna. Diritto civile avvocato civile Imola, e cause ereditarie e cause di separazione e divorzio a Imola e Bologna chiama subito 051 6447838

 

        

   Diapositiva1         SAN BENEDETTO VAL DI SAMBRO
 INCIDENTI MORTALI GRAVI INCIDENTI RISARCIMENTO

 

            SAN GIORGIO DI PIANO
 INCIDENTI MORTALI GRAVI INCIDENTI RISARCIMENTO

Imola cerchi un avvocato civilista? Chiama l’avvocato Sergio Armaroli avvocato civilista matrimonialista Imola Bologna. Diritto civile avvocato civile Imola, e cause ereditarie e cause di separazione e divorzio a Imola e Bologna chiama subito 051 6447838
Imola cerchi un avvocato civilista? Chiama l’avvocato Sergio Armaroli avvocato civilista matrimonialista Imola Bologna. Diritto civile avvocato civile Imola, e cause ereditarie e cause di separazione e divorzio a Imola e Bologna chiama subito 051 6447838

 

            SAN GIOVANNI IN PERSICETO
 INCIDENTI MORTALI GRAVI INCIDENTI RISARCIMENTO

 

            SAN LAZZARO DI SAVENA
 INCIDENTI MORTALI GRAVI INCIDENTI RISARCIMENTO

 FOTO LIBRERIA AVVOCATO PENALISTA

            SAN PIETRO IN CASALE
 INCIDENTI MORTALI GRAVI INCIDENTI RISARCIMENTO

 FOTOFOTO48

            SANT’AGATA BOLOGNESE
 INCIDENTI MORTALI GRAVI INCIDENTI RISARCIMENTO

 

            SASSO MARCONI
 INCIDENTI MORTALI GRAVI INCIDENTI RISARCIMENTO

 

 

fferma la cassazione “Da tanto, consegue che il regolamento concordato fra i coniugi, pur acquistando efficacia giuridica solo in seguito al provvedimento di omologazione (Cass. n. 9174 del 2008), che svolge l’essenziale funzione di controllare che i patti intervenuti siano conformi ai superiori interessi della famiglia, trova la sua fonte nell’accordo delle parti: il trasferimento di un bene attuato mediante la fattispecie complessa cui dà vita il procedimento di cui all’art. 711 cpc costituisce, comunque, un trasferimento riconducibile alla volontà del cedente.GRAFICO SEPARAZIONE CONSENSUALEimageimageGRAFICO SEPARAZIONE E AFFIDO CONDIVISOimageimageimage

Maggiori informazioni

incidente-Nibionno-ss36-10

Studio legale bologna per incidenti mortali:incidente mortale risarcimento eredi,

Studio legale bologna per incidenti mortali

VUOI VERAMENTE OTTENERE ?CHIAMA CONTANO I RISULTATI!!

INDENIZZO INCIDENTE MORTALE, DANNI INCIDENTE MORTALE PERCHE’ RIVOLGERSI A UN AVVOCATO PENALISTA?

incidente mortale risarcimento eredi

 A SEGUITO DI UN INCIDENTE MORTALE SI APRE A CARICO DEL RESPONSABILE UN’INDAGINE PENALE CHE MOLTO SPESSO SFOCIA CON UNA  RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO PE RIL RESPONSABILE  PER IIL REATO DI CUI ALL’ART 589 CP ,CIOE’ OMICIDIO COLPOSO

incidenti danno
avvocato esperto gravi incidenti

COME OTTENERE L’INDENNIZZO DA INCIDENTE STRADALE

incidente mortale risarcimento eredi

L’infortunistica stradale è intesa come attività di assistenza di chi è rimasto coinvolto in un incidente stradale e allo stesso tempo, offre supporto  in ambito legale, tecnico e medico-legale

LE ASSICURAZIONI PRIMA DI PARLARE DI RISARCIMENTO DANNI ATTENDONO L’ESITO DEL PENALE, CIOE’ ATTENDONO CHE SIANO COMPIUTE LE INDAGINI PENALI E IL PM ABBIA DISPOSTO L’AVVISO DI CONCLUSIONI INDAGINE CHE PRECLUDE ALLA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO DELL’IMPUTATO.

OCCORRE QUINDI NELLE PRIME FASI L’ASSISTENZA DI UN AVVOCATO PENALISTA CHE SEGUA IL PENALE, CHE FACCIA LE DOVUTE ISTANZE E MEMORIE E CHE ASSISTA LE PARTI LESE NEL PROCESSO PENALE.

Calculator and red toy car with clipping path

ANCHE PERCHE’ SE A SEGUITO DEL RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO L’ASSICURAZIONE CONTINUA A NON PAGARE IL DANNO OCCORRE  COSTITUIRSI PARTE CIVILE, INTENDIAMOCI NON E’  OBBLIGATORIO COSTITUIRSI PARTE CIVILE PERCHE’ SI POTREBBE PROPORRE INVECE UNA CAUSA CIVILE DI DANNI.

            ECCO LA NECESSITA’ DI AVVALERSI PER IL RISRICMENTO DANNI INCIDENT EMROTALE ANCHE DI UN AVVOCATO CHE TRATTI IL PENALE, PERCHE’ COME HO GIA’ DETO MOLTO SPESSO L’IMPUT PER LE ASSICURAZIONI DI RISARCIRE NASCE PROPRIO DALL’AZIONE PENALE DEL PM.

DEL RESTO SE L’ASSICURAIZONE RISARCISCE  NON VI SARA’ PIU’ PER L’IMPUTATO UNA PARTE CIVILE OVVERO UN AVVOCATO CHE CHIEDA IN SEDE  PENALE ACCERTARSI LA PENALE RESPONSABILITA’ DELL’IMPUTATO E CONDANNARLO AL RISARICMENTO DANNI IN SEPARATA SEDE CON RICHIESTA IN SEDE PENALE DI PROVVISIONALE

I DANNI  sono di diverse tipologie e comprendono:

image

  • I danni non patrimoniali, o morali, quando previsti dalla legge, e per coloro che siano legittimati, per un reale perturbamento subito;

  • I danni patrimoniali; incidente mortale risarcimento eredi

  • – L’eventuale indennizzo per I.T.

  • Per la durata del periodo antecedente al decesso, con le conseguenti spese mediche, ospedaliere, di trasporto, di esami specialistici, ecc.; le spese funerarie.

  • GREFICO INCIDENTE MORTALE

STUDIO LEGALE BOLOGNA PER INCIDENTI STRADALI RISARCIMENTO

  1. In caso di incidente stradale mortale si applica la procedura ordinaria RCA, quindi, la richiesta di risarcimento danni andrà avanzata contro il responsabile dell’incidente, contro la compagnia di assicurazioni dell’auto che ha provocato l’incidente, nonché, come abbiamo già specificato per conoscenza, alla propria compagnia di assicurazioni, cautelativamente.

La liquidazione equitativa incidente mortale risarcimento eredi

  1.  è imposta in tali casi dall’art. 1226 c.c.; ma l’equità di cui alla norma suddetta non costituisce una aequitas rudis, ma una ben più articolata nozione (la ETCLEIKEUX aristotelica), i cui fondamenti sono due: l’adeguata considerazione delle specificità del caso concreto, e la garanzia della parità di trattamento a parità di danno (così Sez. 3, Sentenza n. 12408 del 07/06/2011, in motivazione).

    INCIDENTI GRAVI E MORTALI
  2. Al solo fine di garantire il secondo dei suddetti requisiti, e non per altre ragioni, questa Corte ha indicato nei criteri uniformi applicati dal Tribunale di Milano il criterio idoneo a garantire la parità di trattamento: con la conseguenza che il giudice di merito, per garantire la correttezza della liquidazione equitativa ex art. 1226 c.c., dovrà applicare in linea di massima quel criterio, a meno che non indichi le ragioni per le quali, nel caso concreto, quel criterio risulterebbe iniquo.
  3. Corollario di tale principio è che, se nelle more del giudizio il criterio indicato da questa Corte come idoneo a garantire la parità di trattamento venga a mutare, il giudice di merito dovrà liquidare il danno in base ai nuovi criteri condivisi e generalmente applicati al momento della decisione, e non in base a criteri risalenti ed oramai abbandonati (ex multis, Sez. 3 -, Sentenza n. 24155 del 04/10/2018, Rv. 650934 – 02; Sez. 3 -, Ordinanza n. 22265 del 13/09/2018, Rv. 650595 – 01;Sez.3 -, Sentenza n. 25485 del 13/12/2016, Rv. 642330 – 01;Sez.3 -, Sentenza n. 21245 del 20/10/2016 (Rv. 642948- 01),salva l’ipotesi in cui il debitore, al momento della decisione, non abbia già adempiuto spontaneamente la propria obbligazione: in tal caso soltanto l’esattezza dell’adempimento va valutata in base al criterio di liquidazione generalmente applicato al momento della solutio spontanea, e non al momento – successivo della decisione sulla esattezza dell’adempimento (Sez. 3 -, Sentenza n. 5013 del 28/02/2017, in motivazione).
  4. Il danno alla salute che può patire la vittima di lesioni personali, la quale sopravviva quodam tempore e poi deceda a causa della gravità delle lesioni, dal punto di vista medico-legale può consistere solo in una invalidità temporanea, mai in una invalidità permanente.
  5. Il lemma “invalidità”, infatti, per secolare elaborazione medico-legale, designa uno stato menomativo che può essere transeunte (invalidità temporanea) o permanente (invalidità permanente). L’espressione “invalidità temporanea” designa lo stato menomativo causato da una malattia, durante il decorso di questa. L’espressione “invalidità permanente” designa invece lo stato menomativo che residua dopo la cessazione d’una malattia.
  6. L’esistenza d’una malattia in atto e l’esistenza di uno stato di invalidità permanente non sono tra loro compatibili: sinchè durerà la malattia, permarrà uno stato di invalidità temporanea, ma non v’è ancora invalidità permanente; se la malattia guarisce con postumi permanenti si avrà uno stato di invalidità permanente, ma non vi sarà più invalidità temporanea; se la malattia dovesse condurre a morte l’ammalato, essa avrà causato solo un periodo di invalidità temporanea (Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 32372 del 13.12.2018; Sez. 3, Sentenza n. 5197 del 17/03/2015, Rv. 634697 – 01; così pure Sez. 3 Sentenza n. 7632 del 16/05/2003, Rv. 563159, p. 3.3 dei “Motivi della decisione”).
  7. 6.5. Il danno biologico causato dall’invalidità temporanea consiste nella forzosa rinuncia, durante il periodo di malattia, alle ordinarie attività non spiacevoli cui la vittima si sarebbe altrimenti dedicata, se fosse rimasta sana.
  8. Per risalente convenzione medico-legale, il danno alla salute da invalidità
  9. temporanea si apprezza in giorni, mai in frazioni di giorni: sarebbe, infatti, un esercizio puramente teorico pretendere di dare un peso monetario alle attività di cui la vittima è stata privata, durante un periodo di sopravvivenza protrattosi per poche ore o per pochi minuti.
  10. Da quanto esposto consegue che in tanto la vittima di lesioni potrà acquistare il diritto al risarcimento del danno alla salute, in quanto abbia sofferto un danno alla salute medico legalmente apprezzabile, dal momento che per espressa definizione normativa, oltre che per risalente insegnamento della dottrina, il danno biologico è solo quello “suscettibile di accertamento medico legale” (così l’art. 138 cod. ass.; conforme è la dottrina e l’ormai pluridecennale giurisprudenza di questa Corte).
  11. Ciò sul presupposto che il danno biologico non consiste nella mera lesione dell’integrità psicofisica, ma presuppone che tale lesione abbia compromesso l’esplicazione piena ed ottimale delle attività realizzatrici dell’individuo nel suo ambiente di vita, sicchè “una concreta perdita o riduzione di tali potenzialità può concretizzarsi soltanto nell’eventualità della prosecuzione della vita, in condizioni menomate, per un apprezzabile periodo di tempo successivamente alle lesioni.
  12. Consegue che, in difetto di una apprezzabile protrazione della vita successivamente alle lesioni, pur risultando lesa l’integrità fisica del soggetto offeso, non è configurabile un danno biologico risarcibile, in assenza di una perdita delle potenziali utilità connesse al bene salute suscettiva di essere valutata in termini economici” (così già, tra le prime, Sez. 3, Sentenza n. 1704 del 25/02/1997, Rv. 502664 – 01). La conclusione è che nel caso di morte causata da lesioni personali, e sopravvenuta a distanza di tempo da queste, un danno biologico permanente è inconcepibile.
  13. Quanto al danno biologico temporaneo, per potersene predicare l’esistenza sarà necessario che la lesione della salute si sia protratta per un tempo apprezzabile, perchè solo un tempo apprezzabile consente quell'”accertabilità medico legale” che costituisce il fondamento del danno biologico temporaneo.
  14. Normalmente tale “lasso apprezzabile di tempo” dovrà essere superiore alle 24 ore, giacchè come accennato è il “giorno” l’unità di misura medico legale della invalidità temporanea; ma in astratto non potrebbe escludersi a priori l’apprezzabilità del danno in esame anche per periodi inferiori.
  15. Nell’uno, come nell’altro caso, lo stabilire se la vittima abbia patito un danno biologico “suscettibile di accertamento medico legale” è un giudizio di fatto riservato al giudice di merito, e non sindacabile in questa sede.
  16. Naturalmente, una volta accertata la sussistenza di un danno biologico temporaneo provocato da una lesione mortale, esso sarà risarcibile a prescindere dalla consapevolezza che la vittima ne abbia avuto, dal momento che quel pregiudizio consiste nella oggettiva perdita delle attività quotidiane (Sez. 3 -, Sentenza n. 21060 del 19/10/2016, Rv. 642934 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 2564 del 22/02/2012, Rv. 621706 – 01).
  17. 6.6. La vittima di lesioni che, a causa di esse, deceda dopo una sopravvivenza
  18. quodam tempore, può poi patire, come accennato, un pregiudizio non patrimoniale di tipo diverso: la sofferenza provocata dalla consapevolezza di dovere morire.
  19. Questa sofferenza potrà essere multiforme, e potrà consistere nel provare – ad esempio – la paura della morte; l’agonia provocata dalle lesioni; il dispiacere di lasciar sole le persone care; la disperazione per dover abbandonare le gioie della vita; il tormento di non sapere chi si prenderà cura dei propri familiari, e così via, secondo le purtroppo infinite combinazioni di dolore che il destino può riservare al genere umano. Si tratta, insomma, di quel tipo di sofferenza che più e meglio d’ogni giurista seppe descrivere Luigi Pirandello nella celebre novella Il marito di mia moglie.
  20. L’esistenza stessa, e non la risarcibilità, del pregiudizio in esame, al contrario del danno alla salute, presuppone che la vittima sia cosciente.
  21. Se la vittima non sia consapevole della fine imminente, infatti, non è nemmeno concepibile che possa prefigurarsela, e addolorarsi per essa.
  22. In questa seconda ipotesi, poichè il danno risarcibile è rappresentato non dalla perdita delle attività cui la vittima si sarebbe dedicata, se fosse rimasta sana, ma da una sensazione dolorosa, la durata della sopravvivenza non è un elemento costitutivo del danno, nè incide necessariamente sulla sua gravità.
  23. Anche una sopravvivenza di pochi minuti, infatti, può consentire alla vittima di percepire la propria fine imminente, mentre – al contrario una lunga sopravvivenza in totale stato di incoscienza non consentirebbe di affermare che la vittima abbia avuto consapevolezza della propria morte (Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 32372 del 13.12.2018; nonchè Sez. U, Sentenza n. 26972 del 11/11/2008, Rv. 605494 – 01). Così, ad esempio, i passeggeri del volo GermanWings, che il 24.3.2015 la lucida follia d’un pilota condusse a schiantarsi sui Pirenei, trascorsero solo sei minuti in cui ebbero la chiara percezione che il velivolo su cui si trovavano stava precipitando, e non v’era scampo: ma nessuno oserebbe negare che il timor panico da essi provato in quella manciata di minuti non costituisca, per il nostro ordinamento, un danno risarcibile.
  24. In conclusione:
  25. -) le espressioni “danno terminale”, “danno tanatologico”, “danno catastrofale” non corrispondono ad alcuna categoria giuridica, ma possono avere al massimo un valore descrittivo, e neanche preciso;
  26. -) il danno da invalidità temporanea patito da chi sopravviva quodam tempore ad una lesione personale mortale è un danno biologico, da accertare con gli ordinari criteri della medicina legale. Di norma, esso sarà dovuto se la sopravvivenza supera le 24 ore, ed andrà comunque liquidato avendo riguardo alle specificità del caso concreto;
  27. -) la sofferenza patita da chi, cosciente e consapevole, percepisca la morte imminente, è un danno non patrimoniale, da accertare con gli ordinari mezzi di prova, e da liquidare in via equitativa avendo riguardo alle specificità del caso concreto.
  28. In linea generale, non v’è dubbio che spetti alla vittima d’un fatto illecito dimostrare i fatti costitutivi della sua pretesa, e di conseguenza l’esistenza del danno.
    Tale prova tuttavia può essere fornita anche attraverso presunzioni semplici, ovvero invocando massime di esperienza e l’id quod plerumque accidit.
    Nel caso di morte di un prossimo congiunto (coniuge, genitore, figlio, fratello), l’esistenza stessa del rapporto di parentela deve far presumere, secondo l’id quod plerumque accidit, la sofferenza del familiare superstite, giacché tale conseguenza è per comune esperienza è, di norma, connaturale all’essere umano.
    Naturalmente si tratterà pur sempre d’una praesumptio hominis, con la conseguente possibilità per il convenuto di dedurre e provare l’esistenza di circostanze concrete dimostrative dell’assenza di un legame affettivo tra la vittima ed il superstite.
    Ne consegue che, nel presente giudizio, non spettava alla madre ed ai fratelli della vittima provare di avere sofferto per la morte del rispettivo figlio e fratello, ma sarebbe stato onere dei convenuti provare che, nonostante il rapporto di parentela, la morte di P.V. lasciò indifferente la madre ed i fratelli della vittima.
  29. La semplice lontananza, tuttavia, non è una circostanza di per sé idonea a far presumere l’indifferenza d’una madre alla morte del figlio.
    Lo insegna la psicologia (dalla quale apprendiamo che la lontananza, in determinati casi, rafforza i vincoli affettivi, a misura che la mancanza della persona cara acuisce il desiderio di vederla); lo testimonia la storia (qui gli esempi sono sterminati: dal carteggio di Abelardo ed Eloisa alle lettere dei condannati a morte della Resistenza); e lo attesta sinanche il mito: quello di Penelope ed Ulisse non sarebbe certo sopravvissuto intatto per ventotto secoli, se non rispondesse ad una costante dell’animo umano la conservazione degli affetti più cari anche a distanza di tempo e di spazio.
    La Corte d’appello ha dunque effettivamente violato sia l’art. 2727 c.c., perché ha negato rilievo ad un fatto di per sé sufficiente a dimostrare l’esistenza del danno (il rapporto di filiazione e di fratellanza); sia le regole sul riparto dell’onere della prova, addossando agli attori l’onere di provare l’assenza di fatti impeditivi della propria pretesa.
  30. L’uccisione di una persona fa presumere da sola, ex art. 2727 c.c., una conseguente sofferenza morale in capo ai genitori, al coniuge, ai figli od ai fratelli della vittima, a nulla rilevando né che la vittima ed il superstite non convivessero, né che fossero distanti (circostanze, queste ultime, le quali potranno essere valutate ai fini del quantum debeatur).
  31.  
  32.  
  33. Nei casi suddetti è pertanto onere del convenuto provare che vittima e superstite fossero tra loro indifferenti o in odio, e che di conseguenza la morte della prima non abbia causato pregiudizi non patrimoniali di sorta al secondo”.
  34.  

aiiiiiIn conseguenza della condotta illecita altrui, sorgono in capo alla vittima coinvolta in un sinistro una serie di danni che maturano direttamente nella sua sfera giuridica: in caso di morte della vittima, il diritto a chiedere il risarcimento di tali danni viene trasmesso iure successionis agli eredi secondo lo schema di cui all’art. 565 c.c.

Naturalmente perchè si possa parlare di trasmissibilità agli eredi della pretesa risarcitoria è necessario, secondo la dottrina e giurisprudenza maggioritarie, che sia intercorso un apprezzabile lasso di tempo tra l’evento causativo del danno e la morte della vittima, in quanto si è affermato che “occorre un lasso di tempo sufficiente perchè si concretizzi quella perdita di utilità, fonte dell’obbligazione risarcitoria” (Cass. Civ. 28/11/1998 n. 12083).

 I tempi del risarcimento del danno da morte dipendono  anche  dalla capacità di gestire la pratica.

 

1)Rapporto di parentela tra vittima e superstite, dovendosi presumere che il danno è tanto maggiore quanto più stretto è il rapporto;

2)Età del superstite, dovendosi ritenere tanto maggiore il danno quanto minore è la sua età: poniamo il caso di un ragazzo che a 18 anni perde il padre in un incidente, la situazione è diversa da che perde il padre a 50 anni in un incidente ;

3)Età della vittima, dovendosi ritenere tanto minore il danno quanto maggiore è l’età della vittima al momento del fatto;

(a) tutti i danni si dividono in due grandi categorie: patrimoniali e non patrimoniali;

(b) il danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 c.c. ha natura omnicomprensiva

(c) anche quando l’illecito non integri gli estremi di un reato, il danno non patrimoniale è sempre risarcibile nel caso di offesa a diritti della persona di rilievo costituzionale.

Insomma, la S.C. ha affermato che l’art. 2059 c.c. disciplina tutte le ipotesi di danno non Patrimoniale, costituendo così una sola voce risarcibile.

 

Da questa affermazione di principio discende che rientra nel concetto di “danno non patrimoniale” ogni sofferenza fisica, psichica o morale provata dai congiunti della vittima.

 

La Suprema Corte, in particolare, osservava che “i criteri di valutazione equitativa, la cui scelta e adozione è rimessa alla prudente discrezionalità del giudice, debbono essere idonei a consentire di addivenirsi ad una liquidazione congrua, sia sul piano dell’effettività del ristoro del pregiudizio che di quello della relativa perequazione – nel rispetto delle diversità proprie dei singoli casi concreti- sul territorio nazionale (v., da ultimo, Cass., 23/1/2014, n. 1361).In tema di liquidazione del danno l’equità si è infatti in giurisprudenza intesa nel significato di “adeguatezza” e di “proporzione”, assolvendo alla fondamentale funzione di “garantire l’intima coerenza dell’ordinamento, assicurando che casi uguali non siano trattati in modo diseguale”, con eliminazione delle “disparità di trattamento” e delle “ingiustizie” (così Cass., 7/6/2011, n. 12408:”equità non vuoi dire arbitrio, perché quest’ultimo, non scaturendo da un processo logico-deduttivo, non potrebbe mai essere sorretto da adeguata motivazione. Alla nozione di equità è consustanziale l’idea di adeguatezza e di proporzione. Ma anche di parità di trattamento”). I criteri da adottarsi al riguardo debbono consentire pertanto una valutazione che sia equa, e cioè adeguata e proporzionata (v. Cass., 7/6/2011, n. 12408), in considerazione di tutte le circostanze concrete del caso specifico, al fine di ristorare il pregiudizio effettivamente subito dal danneggiato, in ossequio al principio per il quale il danneggiante e il debitore sono tenuti al ristoro solamente dei danni arrecati con il fatto illecito o l’inadempimento ad essi causalmente ascrivibile (v., da ultimo, Cass., 23/1/2014, n. 1361). Essendo la liquidazione del quantum dovuto per il ristoro del danno inevitabilmente caratterizzata da un certo grado di approssimazione, è altresì da escludersi che l’attività di quantificazione del danno sia di per sé soggetta a controllo in sede di legittimità, se non sotto l’esclusivo profilo del vizio di motivazione, in presenza di totale mancanza di giustificazione sorreggente la statuizione o di macroscopico scostamento da dati di comune esperienza o di radicale contraddittorietà delle argomentazioni (cfr., da ultimo, Cass., 7/6/2011, n. 12408; Cass., 19/5/2010, n. 12918; Cass., 26/1/2010, n. 1529), giacché il giudice è tenuto a dare conto dell’esercizio dei propri poteri discrezionali e, perché la liquidazione equitativa non risulti arbitraria, è necessario che fornisca l’indicazione, anche se sommariamente, delle ragioni del processo logico sul quale essa è fondata (cfr. Cass., 30/5/2002, n. 7896; Cass., 30/5/1995, n. 6061; Cass., 4/5/1989, n. 2074; Cass., 13/5/1983, n. 3273). A tale stregua, la quantificazione di un ammontare che si prospetti non congruo rispetto al caso concreto, in quanto irragionevole e sproporzionato per difetto o per eccesso (v. Cass., 31/8/2011, n.17879), e pertanto sotto tale profilo non integrale, depone nel senso di adozione di un sistema di quantificazione per ciò stesso a palesarsi inidoneo a consentire al giudice di pervenire ad una valutazione informata ad equità, legittimando i dubbi in ordine alla sua legittimità”.

incidente mortale risarcimento eredi

risarcimento incidente stradale, risarcimento incidente mortale tabelle risarcimento incidente stradale mortale tempi , risarcimento danni morte congiunto tabelle milano tabella risarcimento danni fisici incidente stradale calcolo risarcimento incidente stradale calcolo risarcimento danni incidente stradale tabelle milano calcolo risarcimento danni incidente stradale 2015
risarcimento incidente stradale, risarcimento incidente mortale tabelle risarcimento incidente stradale mortale tempi , risarcimento danni morte congiunto tabelle milano tabella risarcimento danni fisici incidente stradale calcolo risarcimento incidente stradale calcolo risarcimento danni incidente stradale tabelle milano calcolo risarcimento danni incidente stradale 2015

:

incidente mortale risarcimento erediincidente mortale risarcimento parenti,

incidente mortale risarcimento eredi

incidente mortale risarcimento danni,  calcolo risarcimento incidente mortale,

incidente mortale risarcimento eredi

risarcimento incidente stradalerisarcimento incidente mortale tabelle

risarcimento incidente stradale mortale tempi , risarcimento danni morte congiunto tabelle milano

tabella risarcimento danni fisici incidente stradale

calcolo risarcimento incidente stradale

calcolo risarcimento danni incidente stradale tabelle milano

calcolo risarcimento danni incidente stradale 2015

calcoloincidente mortale risarcimento eredi risarcimento danni da incidente stradale di grave entità      

10 punti invalidità   incidente mortale risarcimento eredi risarcimento    

frattura tibia e peroneincidente mortale risarcimento eredi risarcimento assicurazione   

incidente mortale risarcimento eredi invalidità temporanea totale definizione 

incidente mortale risarcimento eredi, incidente mortale risarcimento parenti, incidente mortale risarcimento danni, calcolo risarcimento incidente mortale, risarcimento incidente stradale, risarcimento incidente mortale tabelle risarcimento incidente stradale mortale tempi , risarcimento danni morte congiunto tabelle milano tabella risarcimento danni fisici incidente stradale calcolo risarcimento incidente stradale calcolo risarcimento danni incidente stradale tabelle milano calcolo risarcimento danni incidente stradale 2015 calcolo risarcimento danni da incidente stradale di grave entità 10 punti invalidità risarcimento frattura tibia e perone risarcimento assicurazione invalidità temporanea totale definizione
incidente mortale risarcimento eredi, incidente mortale risarcimento parenti, incidente mortale risarcimento danni, calcolo risarcimento incidente mortale, risarcimento incidente stradale, risarcimento incidente mortale tabelle risarcimento incidente stradale mortale tempi , risarcimento danni morte congiunto tabelle milano tabella risarcimento danni fisici incidente stradale calcolo risarcimento incidente stradale calcolo risarcimento danni incidente stradale tabelle milano calcolo risarcimento danni incidente stradale 2015 calcolo risarcimento danni da incidente stradale di grave entità 10 punti invalidità risarcimento frattura tibia e perone risarcimento assicurazione invalidità temporanea totale definizione

 

 

Lo studio legale dell’avvocato Sergio Armaroli si occupa di risarcimento danni da incidente stradale in tutta Italia

Cosa si deve fare per ottenere il risarcimento in caso di incidente? incidente mortale risarcimento eredi

Nel caso di incidente avvenuto tra veicoli a motore per i quali vi sia obbligo di assicurazione, i conducenti dei veicoli coinvolti o, se persone diverse, i rispettivi proprietari devono innanzitutto denunciare il sinistro alla propria impresa di assicurazione, avvalendosi del modulo fornito dalla medesima.

incidente mortale risarcimento eredi, incidente mortale risarcimento parenti, incidente mortale risarcimento danni, calcolo risarcimento incidente mortale, risarcimento incidente stradale, risarcimento incidente mortale tabelle risarcimento incidente stradale mortale tempi , risarcimento danni morte congiunto tabelle milano tabella risarcimento danni fisici incidente stradale calcolo risarcimento incidente stradale calcolo risarcimento danni incidente stradale tabelle milano calcolo risarcimento danni incidente stradale 2015 calcolo risarcimento danni da incidente stradale di grave entità 10 punti invalidità risarcimento frattura tibia e perone risarcimento assicurazione invalidità temporanea totale definizione
incidente mortale risarcimento eredi, incidente mortale risarcimento parenti, incidente mortale risarcimento danni, calcolo risarcimento incidente mortale, risarcimento incidente stradale, risarcimento incidente mortale tabelle risarcimento incidente stradale mortale tempi , risarcimento danni morte congiunto tabelle milano tabella risarcimento danni fisici incidente stradale calcolo risarcimento incidente stradale calcolo risarcimento danni incidente stradale tabelle milano calcolo risarcimento danni incidente stradale 2015 calcolo risarcimento danni da incidente stradale di grave entità 10 punti invalidità risarcimento frattura tibia e perone risarcimento assicurazione invalidità temporanea totale definizione

E’ opportuno prestare attenzione al fatto che quando il modulo sia firmato congiuntamente da entrambi i conducenti coinvolti nel sinistro si presume, salvo prova contraria da parte dell’impresa di assicurazione, che il sinistro si sia verificato nelle circostanze, con le modalità e con le conseguenze risultanti dal modulo stesso.GREFICO INCIDENTE MORTALEimage

Agrigento INCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Alessandria INCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Ancona INCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Aosta INCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Arezzo INCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Ascoli Piceno INCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Asti INCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Avellino INCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Bari INCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Barletta-Andria-Trani INCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
BellunoINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
BeneventoINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
BergamoINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
BiellaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
BolognaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
BolzanoINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
BresciaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
BrindisiINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
CagliariINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
CaltanissettaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
CampobassoINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Carbonia-IglesiasINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
CasertaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
CataniaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
CatanzaroINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
ChietiINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
ComoINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
CosenzaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
CremonaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
CrotoneINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
CuneoINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
EnnaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
FermoINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
FerraraINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
FirenzeINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
FoggiaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Forlì-CesenaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
FrosinoneINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
GenovaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
GoriziaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
GrossetoINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
ImperiaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
IserniaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
La SpeziaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
L’AquilaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
LatinaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
LecceINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
LeccoINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Livorno
LodiINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
LuccaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
MacerataINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
MantovaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Massa-CarraraINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
MateraINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
MessinaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
MilanoINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
ModenaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Monza e della BrianzaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
NapoliINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
NovaraINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
NuoroINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Olbia-Tempio
OristanoINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Padova
Palermo
ParmaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
PaviaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
PerugiaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Pesaro e UrbinoINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Pescara
PiacenzaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
PisaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
PistoiaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
PordenoneINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
PotenzaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
PratoINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Ragusa
RavennaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Reggio Calabria
Reggio Emilia
RietiINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
RiminiINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Roma
RovigoINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Salerno
Medio Campidano
Sassari
Savona
SienaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Siracusa
SondrioINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
TarantoINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
TeramoINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
TerniINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Torino
Ogliastra
Trapani
TrentoINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
TrevisoINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
TriesteINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Udine
Varese
Venezia
Verbano-Cusio-Ossola
VercelliINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
Verona
Vibo Valentia
VicenzaINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  
ViterboINCIDENTE MORTALE RISARCIMENTOINCIDENTE CON FERITI RISARCIMENTOINCIDENTE PEDONE INCIDENTE MOTO RISARCIMENTO  

 

studio-legale-bologna-2

Consulenza legale per danno da parto, responsabilità medica, malasanità

FOTO AVVOCATO RISPONDE

Consulenza legale per danno da parto, responsabilità medica, malasanità

PERCHE’ RIVOLGERSI AL MIO STUDIO?

velocita’ negli appuntamenti

 

validi medici legali per studiare il caso

 

preparazione

 

tenacia

 

cortesia

informativa costante al cliente

Responsabilità medica 
Lo Studio legale a Bologna dell’ Avv- Sergio Armaroli offre accurate consulenze legali a bologna in materia di responsabilità medica, danno da parto, malasanità, presso lo studio legale a bologna.

image19/12/13 – Chiedi all’ Esperto danno da parto: 
La nascita ha numerose conseguenze nella morale e nel diritto. In diritto, la nascita indica il punto d’inizio dell’esistenza di una persona e quindi l’istante a partire dal quale gli spettano dei diritti, primo fra tutti il diritto alla vita.

Consulenza legale per danno da parto, responsabilità medica, malasanità dottore 3 grande
Consulenza legale per danno da parto, responsabilità medica, malasanità

123 foto dottre nero grandeimage19/12/13 – Chiedi
 Danni da parto in ambito giuridico
In effetti, una volta nati, tutti gli atti contro l’integrità della vita possono essere equiparati a un omicidio. Due comportamenti sono da segnalare, spesso fonti di dibattiti: l’aborto e la mancata assistenza medica nel caso in cui si preveda che il bambino …

FOTO FREGGIA GIU 119/12/13 – Chiedi allo
studio legale avv.Sergio Armaroli:
”Cerco sempre di capire e conoscere bene i miei clienti, e sono molto attento a dare ai clienti costante informativa sullo stato delle pratiche affidate al mio studio. Amo avere subito con il cliente un chiaro accordo …

FOTOFOTO46Lo studio legale avv. Sergio Armaroli si occupa di risarcimento danni per danno da parto.

avvocati penalisti bologna
avvocati matrimonialisti bologna
avvocati divorzisti bologna
avvocati del lavoro bologna

l’orientamento della Cassazione Civile, Sez. 3, Sent. n. 11789 del 09/06/2016 che, ,  ha statuito che “l’affermazione della responsabilità del medico per i danni cerebrali da ipossia patiti da un neonato, ed asseritamente causati dalla ritardata esecuzione del parto, esige la prova – che deve essere fornita dal danneggiato – della sussistenza di un valido nesso causale tra l’omissione dei sanitari ed il danno, prova da ritenere sussistente quando, da un lato, non vi sia certezza che il danno cerebrale patito dal neonato sia derivato da cause naturali o genetiche e, dall’altro, appaia più probabile che non che un tempestivo o diverso intervento da parte del medico avrebbe evitato il danno al neonato; una volta fornita tale prova in merito al nesso di causalità, è onere del medico, ai sensi dell’art. 1218 c.c., dimostrare la scusabilità della propria condotta”.

Anestesia nel travaglio da parto (partoanalgesia, analgesia epidurale): problematiche neurologiche sensitivo-motorie (nevriti, paralisi), o di carattere infettivologico, o di risposta immunitaria anafilattoide verso i farmaci utilizzati.

Depressione post – partum: ripercussione psicologica della madre nell’immediato post parto,legata allo sconvolgimento emotivo,di cui una sua cronicizzazione a configurare un vero e proprio stato patologico, con deflessione del tono dell’umore.
Tipico danno da parto è una emorragia massiva da parto che può comportare interventi invasivi quali isterectomia (la rimozione di utero), sino alla morte della madre.

La maggior parte dei problemi che si possono avere al momento del parto può e deve essere anticipata.

A113MALASANITA' Maggiori informazioni

affido-condiviso-affido-esclusivo

FAMIGLIA DI FATTO CONVIVENZA BOLOGNA PROBLEMATICHE SULLA FAMIGLIA DI FATTO CONVIVENZE

FAMIGLIA DI FATTO CONVIVENZA BOLOGNA convivente more uxorio effettuate nel corso del rapporto configurino l’adempimento di una obbligazione naturale ex art. 2034 c.c

CONVIVENTI DIRITTI, FIGLI CONVIVENTI CONVIVENTI DIRITTI, FIGLI CONVIVENTI ,
FAMIGLIA DI FATTO CONVIVENZA BOLOGNA convivente more uxorio effettuate nel corso del rapporto configurino l’adempimento di una obbligazione naturale ex art. 2034 c.c

 

FAMIGLIA DI FATTO CONVIVENZA BOLOGNA convivente more uxorio effettuate nel corso del rapporto configurino l'adempimento di una obbligazione naturale ex art. 2034 c.c
FAMIGLIA DI FATTO CONVIVENZA BOLOGNA convivente more uxorio effettuate nel corso del rapporto configurino l’adempimento di una obbligazione naturale ex art. 2034 c.c

PROBLEMATICHE SULLA FAMIGLIA DI FATTO CONVIVENZE SEMPRE IN AUMENTO SEMPRE PIU FAMIGLIE DI FATTO

AFFIDO FIGLI AFFIDO OCNDIVISO AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA
AFFIDO FIGLI AFFIDO OCNDIVISO AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA

 

Se, infatti, è innegabile – come argomenta la ricorrente nel proprio atto di impugnazione – che le attribuzioni patrimoniali a favore del convivente more uxorio effettuate nel corso del rapporto configurino l’adempimento di una obbligazione naturale ex art. 2034 c.c., purché a condizione che siano rispettati i principi di proporzionalità e di adeguatezza (cfr. Cass. Sez. 1, sent. 22 gennaio 2014, n. 1277, Rv. 629802-01; Cass. Sez. 2, sent. 13 marzo 2003, n. 3713, Rv. 651116-01), siffatta conclusione non giova, di per sé, alla S.

Sarebbe stato, infatti, suo onere dimostrare che gli importi – pari, complessivamente, a Euro 37.500,00 – risultanti dal documento dalla stessa sottoscritto (ed indicati, tra l’altro, come “da dare ad E.”), dei quali il P. ha reclamato la restituzione, fossero proprio quelli corrispondenti, invece, ad attribuzioni compiute dallo stesso in adempimento degli obblighi nascenti dal rapporto di convivenza.

FAMIGLIA DI FATTO CONVIVENZA BOLOGNA convivente more uxorio effettuate nel corso del rapporto configurino l'adempimento di una obbligazione naturale ex art. 2034 c.c   PROBLEMATICHE SULLA FAMIGLIA DI FATTO CONVIVENZE SEMPRE IN AUMENTO SEMPRE PIU ‘FAMIGLIE DI FATTO   Se, infatti, è innegabile - come argomenta la ricorrente nel proprio atto di impugnazione - che le attribuzioni patrimoniali a favore del convivente more uxorio effettuate nel corso del rapporto configurino l'adempimento di una obbligazione naturale ex art. 2034 c.c., purché a condizione che siano rispettati i principi di proporzionalità e di adeguatezza (cfr. Cass. Sez. 1, sent. 22 gennaio 2014, n. 1277, Rv. 629802-01; Cass. Sez. 2, sent. 13 marzo 2003, n. 3713, Rv. 651116-01), siffatta conclusione non giova, di per sé, alla S.
FAMIGLIA DI FATTO CONVIVENZA BOLOGNA convivente more uxorio effettuate nel corso del rapporto configurino l’adempimento di una obbligazione naturale ex art. 2034 c.c   PROBLEMATICHE SULLA FAMIGLIA DI FATTO CONVIVENZE SEMPRE IN AUMENTO SEMPRE PIU ‘FAMIGLIE DI FATTO   Se, infatti, è innegabile – come argomenta la ricorrente nel proprio atto di impugnazione – che le attribuzioni patrimoniali a favore del convivente more uxorio effettuate nel corso del rapporto configurino l’adempimento di una obbligazione naturale ex art. 2034 c.c., purché a condizione che siano rispettati i principi di proporzionalità e di adeguatezza (cfr. Cass. Sez. 1, sent. 22 gennaio 2014, n. 1277, Rv. 629802-01; Cass. Sez. 2, sent. 13 marzo 2003, n. 3713, Rv. 651116-01), siffatta conclusione non giova, di per sé, alla S.

Valga, sul punto, rilevare che se il destinatario della dichiarazione ex art. 1988 c.c., “stante l’astrazione della causa debendi”, allorché agisca “per l’adempimento della obbligazione”, ha soltanto l’onere di provare la ricorrenza della promessa o della ricognizione di debito, “e non anche la esistenza del rapporto giuridico da cui essa trae origine”, incombe, invece, all’autore della dichiarazione “l’onere di provare la inesistenza o la invalidità o l’estinzione del rapporto fondamentale”; di conseguenza, “è di palmare evidenza che non è sufficiente perchè detto onere possa dirsi adempiuto, che lo stesso affermi e dimostri che “altro” rapporto fondamentale è stato estinto”, essendo, invece, indispensabile non tanto la dimostrazione che “in precedenza esisteva un rapporto di debito e credito e questo, per qualsiasi motivo, si è estinto, ma che esista coincidenza – concreta tra tale rapporto (di cui è data la prova) e quello “presunto” per effetto della ricognizione di debito e non (…) una mera “compatibilità” astratta tra i due titoli” (così, in motivazione, Cass. Sez. 3, sent. 23 febbraio 2006, n. 4019, Rv. 587935-01).

 

Cassazione Civile

sez. III

Sentenza 15/05/2018, n. 11766

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. ARMANO Uliana – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – Consigliere –

Dott. GUIZZI Stefano Giaime – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 18422/2015 proposto da:

S.F., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DE CAROLIS UGO 101, presso lo studio dell’avvocato FULVIO FRANCUCCI, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato PIERO GOZZI giusta procura in calce al ricorso;

FAMIGLIA DI FATTO CONVIVENZA BOLOGNA convivente more uxorio effettuate nel corso del rapporto configurino l'adempimento di una obbligazione naturale ex art. 2034 c.c
FAMIGLIA DI FATTO CONVIVENZA BOLOGNA convivente more uxorio effettuate nel corso del rapporto configurino l’adempimento di una obbligazione naturale ex art. 2034 c.c

– ricorrente –

contro

P.E., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PANAMA 88, presso lo studio dell’avvocato GIORGIO SPADAFORA, rappresentato e difeso dall’avvocato GIAN PAOLO NOVELLI giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1526/2014 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA, depositata il 17/06/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 24/10/2017 dal Consigliere Dott. STEFANO GIAIME GUIZZI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. FINOCCHI GHERSI Renato, che ha concluso per il rigetto;

udito l’Avvocato FULVIO FRANCUCCI;

udito l’Avvocato GIAN PAOLO NOVELLI.

affido condiviso-separazioni Bologna
affido condiviso-separazioni Bologna

FATTI DI CAUSA

  1. S.F. ricorre per cassazione, sulla base di quattro motivi, avverso la sentenza n. 1526/14 del 17 giugno 2014 della Corte di Appello di Bologna, che – riformando la sentenza pronunciata dal Tribunale di Ravenna n. 25/08 del 20 maggio 2008, in accoglimento del gravame proposto da P.E. – ha condannato l’odierna ricorrente sia a pagare al predetto P., a titolo di regresso ex art. 1950 c.c., la somma di Euro 5.388,15 (oltre interessi, nella misura legale, dal 22 gennaio 2007 al saldo), sia a restituirgli, ciò che qui interessa, un prestito dal primo erogatole nella misura di Euro 37.500,00.
  2. Riferisce, in punto di fatto, l’odierna ricorrente di aver intrattenuto, per circa sei anni (dal 1998 al 2004), una convivenza more uxorio con il P., cimentandosi anche in una comune attività imprenditoriale per il sostentamento della vita di coppia, con scelta caduta su un negozio di abbigliamento, per la cui apertura veniva stipulato – in data 4 novembre 2000 – un mutuo chirografario, sottoscritto da entrambi i conviventi, ma in relazione al quale il P. rilasciava pure duplice garanzia fideiussoria.

Assume, dunque, l’odierna ricorrente che ambedue i conviventi si sarebbero occupati, con le stesse mansioni e pari capacità di gestione, dell’esercizio commerciale suddetto, contribuendo, inoltre, economicamente alla vita di coppia nei limiti delle proprie risorse.

Terminata la relazione affettiva nel giugno 2004, la S. ed il P. – secondo quanto si legge sempre nel ricorso – cedevano ad un terzo acquirente, nei primi mesi del 2005, l’attività commerciale creata, senza che nessuna pretesa economica, in occasione dell’operazione di vendita, fosse avanzata dal P.

Radicato da quest’ultimo un giudizio cautelare per la tutela del suo diritto, ritenendo il P. che la S. fosse propria debitrice in forza delle fideiussioni da esso prestate, oltre che in virtù di prestiti personali ammontanti ad Euro 37.500,00, denegata la richiesta cautelare, l’adito Tribunale respingeva anche l’azione volta all’accertamento del diritto dell’attore sia a rimanere indenne e manlevato da qualsivoglia conseguenza pregiudizievole derivante dalle fideiussioni prestate (o, in subordine, ad ottenere la ripetizione di tutte le somme che, per effetto delle stesse, fosse stato tenuto a pagare), sia ad ottenere la restituzione dei prestiti effettuati.

Proposto appello dal P., la Corte felsinea, in accoglimento del gravame, provvedeva nei termini sopra riassunti, e ciò sul rilievo dell’inesistenza, nel caso di specie, degli “estremi per l’accertamento di una società di fatto” tra le parti, ovvero “per affermare l’esistenza di una comunione di fatto dal punto di vista patrimoniale estesa anche a rapporti estranei all’instaurata convivenza”.

Inoltre, quanto alla prima domanda attorea, la sentenza oggi impugnata sottolineava che “la veste di fideiussore del P. ha un formale riscontro documentale che non è possibile superare sulla base di considerazioni meramente indiziarie”. Con particolare riferimento, poi, alla domanda di restituzione del prestito, la stessa veniva accolta sulla base di un prospetto contabile, recante “l’indicazione dei soldi resi ad E. e da dare ad E.”, dandosi atto come siffatta scrittura fosse stata “sottoscritta dalla S.” (che provvedeva al riconoscimento di “sottoscrizione e contenuto” della stessa, in occasione dell’interrogatorio formale), evenienza che ne avrebbe avvalorato “la natura di atto formale e di riconoscimento di debito e non meramente contabile”.

  1. Avverso la sentenza della Corte di Appello di Bologna ha proposto ricorso per cassazione la S., sulla base – come detto di quattro motivi.

3.1. Con il primo motivo, si deduce – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), – “violazione degli artt. 1324, 1362 e 1963 c.c., e 2697 c.c., nonchè degli artt. 113 e 115 c.p.c.”, sul rilievo che sarebbero stati disattesi “i criteri ermeneutici di interpretazione indicati dall’art. 1362 c.c. e ss.”, nonchè per essere stata “omessa la ricostruzione della volontà delle parti”, oltre che per essere stato “posto a fondamento della decisione una prova non proposta dalle parti”.

In particolare, si assume che il summenzionato prospetto contabile consisterebbe in “un foglio non sottoscritto, contenente confusi dati numerici, nemmeno sommati algebricamente e comunque interpretati senza essere posti in relazione al comportamento delle parti e alla loro volontà”.

Più esattamente, la “completa assenza di sottoscrizione”, comporterebbe che il giudice di appello, “in violazione di quanto imposto dall’art. 115 c.p.c.”, avrebbe “posto a fondamento della propria decisione un documento inesistente, mai offerto in produzione dalle parti”. Inoltre, la decisione impugnata avrebbe riconosciuto “valore ricognitivo ad un calcolo (tot. Euro 37.500,00) che non ha neppure alcuna connessione con i dati numerici che lo precedono, sommando algebricamente i quali si giunge ad un risultato differente e pure inferiore”. Infine, si nega che “da detto documento possa trasparire “una specifica intenzione ricognitiva” a favore del P.”, atteso che – secondo l’insegnamento della giurisprudenza di legittimità – per l’applicazione dell’art. 1988 c.c., sarebbe “necessaria la consapevolezza del riconoscimento desunta da una dichiarazione univoca, tale da escludere che la relativa dichiarazione possa avere finalità diverse o che il riconoscimento resti condizionato da elementi estranei alla volontà del debitore.

Con specifico riferimento a tale ultimo profilo di doglianza, va rimarcato come la ricorrente censuri la sentenza impugnata giacchè avrebbe “omesso di considerare” che la dichiarazione de qua era “riferita ad un’attività gestita in comune dalle parti” (il negozio di abbigliamento), come sarebbe stato agevole accertare sulla base di una serie di dati, idonei a rivelare la effettiva volontà delle parti, e la cui mancata valorizzazione integrerebbe, dunque, violazione dei criteri ermeneutici indicati dalla legge. Rileverebbero, infatti, in tal senso: la disponibilità, da parte del P., del conto corrente intestato alla ditta S.F., avendo delega completa ad operare su di esso, con potere di emissione di assegni; la conduzione e definizione, sempre ad opera del medesimo, degli accordi per la cessione a terzi dell’azienda; l’espresso consenso, manifestato, per iscritto, a tale operazione, senza avanzare alcuna rivendicazione in merito a propri asseriti crediti verso la S.; la fattiva ed assidua presenza del P. nella gestione dell’esercizio commerciale.

3.2. Il secondo motivo, sempre prospettato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), ipotizza “violazione e falsa applicazione degli artt. 1987 e 1988 c.c.”, segnatamente laddove la sentenza impugnata ha ritenuto che il suddetto prospetto contabile fosse “di per sè fonte di obbligazione di pagamento”, così omettendo ogni accertamento sul rapporto in cui detta dichiarazione risultava intervenuta.

Sul presupposto secondo cui “la promessa di pagamento e la ricognizione di debito non costituiscono promesse unilaterali ai sensi dell’art. 1987 c.c., e dunque non sono fonti di obbligazioni”, essendo la “loro efficacia limitata al tema della prova del rapporto fondamentale che ne costituisce l’oggetto”, producendo solo una “inversione dell’onere probatorio circa l’esistenza dell’obbligazione sottostante”, la ricorrente censura la sentenza impugnata perché avrebbe disatteso tali principi. In base ad essi, si ipotizza nel ricorso, il riconoscimento del debito “comporta unicamente l’inversione dell’onere della prova”, e ciò “in quanto la sua esistenza, estensione, validità ed efficacia dipende dalla prova del rapporto obbligatorio in cui interviene”. Orbene, nel caso di specie, la Corte di Appello di Bologna avrebbe “completamente omesso l’accertamento del rapporto sottostante alla ritenuta ricognizione”, e ciò “prescindendo dai “legami” esistenti tra le parti”, ed in particolare “omettendo ogni opportuno accertamento” con riguardo alla “comunione di fatto dal punto di vista patrimoniale”, esistente tra i conviventi more uxorio ed “estesa anche ai rapporti estranei all’instaurata convivenza”.

3.3. Il terzo motivo è, invece, proposto simultaneamente ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3) e 5), denunciandosi, da un lato, violazione e falsa applicazione dell’art. 2034 c.c., e art. 430 c.c., comma 2, nonché, dall’altro, l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, ovvero “l’esistenza di obbligazioni naturali” a carico del P., statuendo erroneamente la Corte felisinea il diritto dello stesso a ripetere quanto pagato in forza del loro adempimento.

Si censura il fatto che il giudice di appello, nell’ambito di un’interpretazione riduttiva dei doveri morali e sociali ravvisabili nelle relazioni more uxorio, avrebbe erroneamente escluso che i versamenti di somme da parte del P. potessero costituire adempimento di detti obblighi, disattendendo quella giurisprudenza di legittimità che nega il diritto del convivente di ripetere le eventuali attribuzioni patrimoniali effettuate nel corso o in relazione alla convivenza.

La sentenza impugnata, inoltre, non avrebbe ritenuto opportuno valutare l’adeguatezza delle elargizioni rispetto alle consistenze patrimoniali del P. e della S., “limitandosi a vedere il rapporto tra le parti come una sterile interazione tra un soggetto creditore e un soggetto debitore”, mentre il primo “contribuiva alla gestione del negozio assiduamente e fattivamente”, giovandosi anche dei suoi ricavi.

3.4. Infine, il quarto motivo – proposto a norma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), – censura la sentenza impugnata per avere “completamente omesso di accertare l’esistenza di una comunione di fatto” tra i due conviventi more uxorio, essendo mancato nel ragionamento del giudice di seconde cure ogni riferimento a dati che lo hanno indotto ad una simile conclusione.

  1. Ha proposto controricorso P.E., per resistere all’avversaria impugnazione.

In punto di fatto, il controricorrente precisa che il documento prodotto nel presente giudizio dalla S. (il prospetto contabile), del quale ella contesta l’idoneità a costituire ricognizione di debito, in ragione, tra l’altro, dell’assenza di sottoscrizione, costituirebbe solo l’estratto di un più ampio documento già presente agli atti dei due gradi di merito del presente giudizio. Si tratterebbe, infatti, solo della prima di tre complessive pagine dell’agenda su cui l’odierna ricorrente teneva la propria contabilità, l’ultima delle quali recante non solo la sottoscrizione dell’interessata, ma anche la stampigliatura della data in cui fu trasmessa via fax al commercialista.

Ciò premesso, e non senza ulteriormente precisare come controparte non abbia “mai confutato esistenza ed ammontare delle elargizioni ricevute dal P., essendosi limitata unicamente a contestare la natura di prestito”, l’odierno controricorrente ribadisce come la S., nel corso dell’interrogatorio formale effettuato nel primo grado di giudizio, abbia confermato il contenuto e la sottoscrizione del documento de quo. Evidenzia, inoltre, che contrariamente a quanto sostenuto nell’avversario ricorso – la somma algebrica degli importi indicati nel predetto documento (Euro 37.622,73) corrisponde, sostanzialmente, a quella cifra di Euro 37.500,00 per la cui ripetizione esso P. ha agito in giudizio, al netto di un piccolo arrotondamento al ribasso.

Quanto, poi, al merito delle censure avanzate dalla ricorrente, il P. sottolinea come essa insista a sostenere, “per non restituire quanto ricevuto”, che i prestiti ricevuti “rientrano nell’alveo delle obbligazioni naturali”. Così, tuttavia, non sarebbe, giacché “una cosa sono le spese sostenute per le necessità familiari” (delle quali esso P., difatti, “si è mai sognato di tenere una contabilità analitica e dettagliata durante il rapporto di convivenza, nè si è mai sognato di chiedere la restituzione dopo)”, altro, invece, “i prestiti effettuati in favore dell’attività commerciale della S.”.

Infondata, poi, sarebbe la doglianza relativa alla “omissione” in cui la Corte di Appello sarebbe incorsa quanto all’accertamento delle obbligazioni naturali, giacché il giudice di seconde cure avrebbe, piuttosto, espressamente “escluso” qualsiasi ricostruzione dei rapporti intercorsi tra le parti che richiami il disposto dell’art. 2034 c.c.. Inoltre, si evidenzia come l’odierna ricorrente non abbia “mai offerto il benchè minimo elemento di prova, atto a far ipotizzare che le somme le fossero state corrisposte dal P. in adempimento di un’obbligazione naturale”.

Infine, quanto all’omesso esame della questione relativa all’esistenza di una “comunione di fatto” tra i conviventi more uxorio, il P. – non senza previamente evidenziare come l’accertamento della stessa non sarebbe stato richiesto da nessuno, nè in primo nè in secondo grado, costituendo, così, una domanda nuova – esclude, in ogni caso, che le risultanze istruttorie ne abbiano confermato la ricorrenza. Si sottolinea, infine, come siffatta tesi non possa – in ogni caso – trovare giuridico accoglimento, giacchè ciò equivarrebbe ad ipotizzare per i conviventi more uxorio un “regime di comunione legale “in automatico”, senza neppure la possibilità di scegliere un diverso regime patrimoniale, a differenza di quanto avviene per i coniugi”, in disparte ogni altro rilievo circa le conseguente aberranti soprattutto in termini di incertezza sulla circolazione dei beni derivanti dall’applicazione delle regole dettate dall’art. 177 c.c.

  1. Entrambe le parti hanno presentato memorie ex art. 378 c.p.c., ribadendo quanto già affermato.

RAGIONI DELLA DECISIONE

  1. Il ricorso è da respingere.

6.1. In particolare, i motivi primo, secondo e terzo – da trattare congiuntamente, in quanto censurano, sotto diversi angoli visuali, la sentenza impugnata, laddove ha ritenuto il prospetto contabile inviato dalla S. al proprio commercialista idoneo ad integrare riconoscimento del debito, ai fini ed agli effetti di cui all’art. 1988 c.c. – non sono fondati.

6.1.1. In particolare, con il primo motivo si contesta che il documento de quo possa considerarsi espressivo di uno “specifico intento ricognitivo”, trattandosi di “un foglio non sottoscritto, contenente confusi dati numerici, nemmeno sommati algebricamente e comunque interpretati senza essere posti in relazione al comportamento delle parti e alla loro volontà”.

Proposta la censura in questi termini (e non, invece, lamentando che la ricognizione, perchè possa spiegare i suoi effetti, deve essere “rimessa direttamente dall’obbligato al creditore, senza intermediazioni”, cfr. Cass. Sez. 3, sent. 14 febbraio 2012, n. 2104, Rv. 621529-01), la stessa va rigettata.

E ciò non soltanto perchè i dubbi sull’assenza della sottoscrizione e sulla congruità, dal punto vista algebrico, delle cifre in esso riportate, sono superabili sulla scorta dei rilievi proposti dal controricorrente P., ma soprattutto in ragione delle considerazioni che seguono.

Sul punto, infatti, va ribadito che la “ricognizione di debito, come qualsiasi altra manifestazione di volontà negoziale, può risultare anche da un comportamento tacito, purchè inequivoco, tale essendo il contegno che nessuno terrebbe se non al fine di riconoscersi debitore, e senza altro scopo se non quest’ultimo” (Cass. Sez. 3, sent. 21 luglio 2016, n. 14993, Rv. 641448-01), dovendo inoltre compiersi, nell’interpretazione dell’atto ricognitivo, “una ricostruzione dell'”intenzione delle parti” (rilevante sotto il profilo di cui all’art. 1362 cod. civ.) afferente, in via esclusiva, alla volontà espressa dal dichiarante, e non certamente a quella – peraltro, del tutto ipotetica del destinatario di quelle dichiarazioni” (Cass. Sez. 3, sent. 1 agosto 2002, n. 11433, Rv. 556500-01). Proprio a tale ultima volontà, per contro, pretenderebbe di attribuire rilievo la ricorrente, richiamando il contributo del P. alla gestione della (asseritamente) comune attività imprenditoriale.

Corrobora, d’altra parte, l’esito del rigetto anche il rilievo secondo cui “l’indagine sul contenuto e sul significato della dichiarazione al fine di stabilire se importino ricognizione di debito ai sensi dell’art. 1988 c.c., rientra nel potere discrezionale del giudice di merito” (cfr. Cass. Sez. 1., sent. 1 febbraio 2007, n. 2205, Rv. 595044-01), potere ormai sindacabile solo entro le strette maglie del “novellato” testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5).

6.1.2. Ciò premesso, spostando l’analisi dal piano della astratta “idoneità ad esprimere l’intento ricognitivo”, propria della dichiarazione suddetta, a quello – evocato dal secondo motivo di ricorso – degli effetti destinati a scaturire da essa, deve qui ribadirsi come l’odierna ricorrente censuri il fatto che l’astrazione processuale, conseguente all’avvenuta ricognizione, obbligasse il giudice di appello a compiere “l’accertamento del rapporto sottostante alla ritenuta ricognizione”, ciò che il medesimo avrebbe dovuto fare senza poter prescindere “dai “legami” esistenti tra le parti”, ed in particolare dalla supposta “comunione di fatto” tra i già conviventi more uxorio.

Ai fini del rigetto del motivo, tuttavia, è sufficiente osservare come la già ricordata astrazione processuale conseguente alla ricognizione si sostanzi in una “relevatio ab onere probandi” che dispensa il destinatario della dichiarazione dalla necessità di provare il rapporto sottostante al debito riconosciuto, che si presume fino a prova contraria, salvo, appunto, che “la parte da cui provenga dimostri che il rapporto medesimo non sia stato instaurato, o sia sorto invalidamente” (Cass. Sez. 1, sent. 13 giugno 2014, n. 13506, Rv. 631306-01), ovvero “che esista una condizione o un altro elemento ad esso attinente che possa comunque incidere sull’obbligazione derivante dal riconoscimento” (Cass. Sez. 1, sent. 13 ottobre 2016, n. 20689, Rv. 642050-03).

Conseguentemente, non era il giudice a dover accertare quale fosse il rapporto sottostante, ma essa S. a doverne dimostrare l’inesistenza, l’estinzione o l’invalidità.

6.1.3. Ne deriva, pertanto, che il discorso finisce – di nuovo – con il traslare su di un ulteriore piano (al quale fa riferimento il terzo motivo di ricorso), ovvero quello della supposta erroneità della decisione impugnata nell’escludere che i versamenti di somme da parte del P. potessero costituire adempimento di obbligazioni naturali verso la convivente S..

Nondimeno, anche questo motivo è destinato al rigetto.

Se, infatti, è innegabile – come argomenta la ricorrente nel proprio atto di impugnazione – che le attribuzioni patrimoniali a favore del convivente more uxorio effettuate nel corso del rapporto configurino l’adempimento di una obbligazione naturale ex art. 2034 c.c., purché a condizione che siano rispettati i principi di proporzionalità e di adeguatezza (cfr. Cass. Sez. 1, sent. 22 gennaio 2014, n. 1277, Rv. 629802-01; Cass. Sez. 2, sent. 13 marzo 2003, n. 3713, Rv. 651116-01), siffatta conclusione non giova, di per sé, alla S.

Sarebbe stato, infatti, suo onere dimostrare che gli importi – pari, complessivamente, a Euro 37.500,00 – risultanti dal documento dalla stessa sottoscritto (ed indicati, tra l’altro, come “da dare ad E.”), dei quali il P. ha reclamato la restituzione, fossero proprio quelli corrispondenti, invece, ad attribuzioni compiute dallo stesso in adempimento degli obblighi nascenti dal rapporto di convivenza.

Valga, sul punto, rilevare che se il destinatario della dichiarazione ex art. 1988 c.c., “stante l’astrazione della causa debendi”, allorché agisca “per l’adempimento della obbligazione”, ha soltanto l’onere di provare la ricorrenza della promessa o della ricognizione di debito, “e non anche la esistenza del rapporto giuridico da cui essa trae origine”, incombe, invece, all’autore della dichiarazione “l’onere di provare la inesistenza o la invalidità o l’estinzione del rapporto fondamentale”; di conseguenza, “è di palmare evidenza che non è sufficiente perchè detto onere possa dirsi adempiuto, che lo stesso affermi e dimostri che “altro” rapporto fondamentale è stato estinto”, essendo, invece, indispensabile non tanto la dimostrazione che “in precedenza esisteva un rapporto di debito e credito e questo, per qualsiasi motivo, si è estinto, ma che esista coincidenza – concreta tra tale rapporto (di cui è data la prova) e quello “presunto” per effetto della ricognizione di debito e non (…) una mera “compatibilità” astratta tra i due titoli” (così, in motivazione, Cass. Sez. 3, sent. 23 febbraio 2006, n. 4019, Rv. 587935-01).

6.2. Infine, il quarto motivo è inammissibile.

Esso, a tacer d’altro (ovvero al profilo di “novità” denunciato dal controricorrente, idoneo a comportare il medesimo esito processuale: cfr., ex multis, Cass. Sez. 1, sent. 25 ottobre 2017, n. 25319; Rv. 645791-01), si sostanzia nella censura, più che dell’omesso esame di un “fatto”, della mancata disamina, da parte della Corte felsinea, della questione giuridica della configurabilità di una “comunione di fatto” (a somiglianza della comunione patrimoniale tra i coniugi) tra i conviventi more uxorio.

Così intesa, dunque, la censura non appare idonea ad integrare, neppure astrattamente, il vizio suscettibile di riconduzione al novellato testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), visto che esso deve investire “non una “questione” o un “punto” della sentenza” (come avvenuto, invece, nel presente caso), “ma un fatto vero e proprio, e quindi un fatto principale, ex art. 2697 c.c. (cioè, un fatto costitutivo, modificativo, impeditivo o estintivo), oppure secondario (cioè, dedotto in funzione di prova di un fatto principale)”; cfr., da ultimo, in motivazione Cass. Sez. 1, sent. 8 settembre 2016, n. 17761, R. 641174-01; in senso analogo – sulla necessità che l’omesso esame investa sempre un “fatto storico, principale o secondario” – si veda anche Cass. Sez. 6-5, ord. 4 ottobre 2017, n. 23238, Rv. 646308-01.

  1. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo, ai sensi del D.M. 10 marzo 2014, n. 55.
  2. A carico della ricorrente, rimasta soccombente, sussiste l’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso principale e condanna S.F. a rifondere ad P.E. le spese del presente giudizio, che liquida in Euro 9.600,00, più Euro 200,00 per esborsi e spese forfettarie nella misura del 15%, oltre accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 24 ottobre 2017.

Depositato in Cancelleria il 15 maggio 2018

STUDIO LEGALE BOLOGNA

TRIBUNALE BOLOGNA AFFIDO FIGLI SEPARAZIONE IMOLA BAZZANO SAN PIETRO IN CASALE MALALBERGO

DIVORZIO SEPARAZIONE BOLOGNA :TRIBUNALE BOLOGNA AFFIDO FIGLI SEPARAZIONE IMOLA BAZZANO SAN PIETRO IN CASALE MALALBERGO Nel mutato quadro normativo (art. 155 c.c. come novellato dall’art. 1, 1. 8 febbraio 2006, n. 54, art. 4, 2° comma, l. 8 febbraio 2006, n. 54) il giudice deve valutare “prioritariamente”, e nell’interesse del figlio, l’affidamento del minore ad entrambi i genitori, affidamento al quale consegue non tanto una parificazione circa modalità e tempi di svolgimento del rapporto tra il figlio e ciascuno dei genitori, quanto piuttosto l’esercizio della potestà genitoriale da parte di entrambi i genitori e una condivisione delle decisioni di maggiore importanza“. V. inoltre Trib. Bologna, 22 maggio 2006, n. 1210,
[wpforms id=”14234″]
affido-figli-bologna

TRIBUNALE BOLOGNA AFFIDO FIGLI SEPARAZIONE IMOLA BAZZANO SAN PIETRO IN CASALE MALALBERGO DIVORZIO SEPARAZIONE BOLOGNA 

DIVORZIO SEPARAZIONE BOLOGNA La Legge sull’Affidamento Condiviso (legge 8 febbraio 2006, n. 54) operando un ribaltamento assoluto, a centottanta gradi, ha ritrascritto totalmente la normativa dell’affidamento dei figli.

Per i figli minorenni, l’ordinamento giuridico prevede l’istituto dell’affido condiviso dei minori, a decorrere dalla Legge 54/2006, fino a giungere alla recentissima Legge 28 dicembre 2013 n. 154, entrata in vigore il 7 febbraio 2014, che stabilisce quale principio fondamentale, l’affidamento condiviso del minori ad entrambi i genitori, con pari responsabilità genitoriale.
Cade l’arcaico concetto di “potestà genitoriale” e si valorizza il significato vero dell’essere genitori, la responsabilità genitoriale, denominazione presente da tempo in ambito europeo, e che definisce meglio i contenuti dell’impegno genitoriale, non più da considerare come una “potestà” sul figlio minore, ma come un’assunzione di responsabilità da parte di entrambi i genitori paritariamente ne confronti del figlio, tenendo conto delle sue capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni.

Mentre la passata disciplina era incentrata sui diritti dei genitori (dove al termine della procedura di separazione o di divorzio vi era un genitore vincente a cui venivano affidati i figli minori e un genitore perdente, a cui restava un ruolo marginale nella crescita del figlio minore), l’attuale normativa ruota intorno al diritto del figlio minore di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, e così di ricevere cura, educazione e istruzione da parte di entrambi

Salvo casi eccezionali, viene ormai considerato di prioritaria importanza, da parte del nostro legislatore, il rapporto con entrambi i genitori. Lo si nota dalle modifiche che la recente disciplina ha apportato al codice civile. Il giudice deve adesso valutare prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori (art. 155 c.c.).

Anche in caso di acuta conflittualità tra i genitori non può escludersi a priori l’applicazione del nuovo istituto dell’affidamento condiviso.

Un avvocato in diritto di famiglia deve comunicare al proprio Cliente che l’attuale normativa rende prioritaria la scelta verso la condivisione dell’affidamento tra entrambi i genitori

.
La nuova legge del 2006 sulla bigenitorialita’ oltre al recepire il principio giuridico di alta civiltà del “diritto alla bigenitorialità” (Regolamento CE n.2210/2003), enfatizzando la parificazione delle responsabilità genitoriali, contrappone alla cultura del conflitto quella della mediazione, e realizza il diritto-dovere costituzionale (art. 30 Cost. – art. 147 c.c.) di mantenere, istruire ed educare i figli.

il Giudice valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati ad entrambi i genitori, e solo residualmente, ad uno solo di essi (affidamento esclusivo); questa ultima scelta rimane relegata alla sola tassativa ipotesi che l’affidamento condiviso sia contrario all’interesse del minore (art. 155-bis 1°comma C.C.).

 
DIVORZIO SEPARAZIONE BOLOGNA TRIBUNALE BOLOGNA AFFIDO FIGLI SEPARAZIONE IMOLA BAZZANO SAN PIETRO IN CASALE MALALBERGO Nel mutato quadro normativo (art. 155 c.c. come novellato dall’art. 1, 1. 8 febbraio 2006, n. 54, art. 4, 2° comma, l. 8 febbraio 2006, n. 54) il giudice deve valutare “prioritariamente”, e nell’interesse del figlio, l’affidamento del minore ad entrambi i genitori, affidamento al quale consegue non tanto una parificazione circa modalità e tempi di svolgimento del rapporto tra il figlio e ciascuno dei genitori, quanto piuttosto l’esercizio della potestà genitoriale da parte di entrambi i genitori e una condivisione delle decisioni di maggiore importanza“. V. inoltre Trib. Bologna, 22 maggio 2006, n. 1210,
 
 
TRIBUNALE BOLOGNA AFFIDO FIGLI SEPARAZIONE IMOLA BAZZANO SAN PIETRO IN CASALE MALALBERGO
TRIBUNALE BOLOGNA AFFIDO FIGLI SEPARAZIONE IMOLA BAZZANO SAN PIETRO IN CASALE MALALBERGO
 
 
 
DIVORZIO SEPARAZIONE BOLOGNA :L’affido ad entrambi i genitori, previsto come regola dal novellato art. 155 c.c., comporta l’esercizio della potestà genitoriale da parte di entrambi i genitori (artt. 153, 3° comma, 155-ter c.c.: v. anche, a fortiori, l’art. 317, 2° comma, c.c.) e una condivisione delle decisioni di maggiore importanza (secondo lo schema del comune accordo previsto dall’art. 155, 3° comma, c.c.: v. anche l’art. 709-ter, 1° comma, c.p.c.) oltre che dei compiti di cura (v. già, fra le tante, Trib. Bologna, 10 aprile 2006, n. 800; Trib. Bologna, 29 novembre 2006, n. 2727; Trib. Bologna, 17 aprile 2008, n. 987).
AFFIDO FIGLI AFFIDO OCNDIVISO AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA
AFFIDO FIGLI AFFIDO OCNDIVISO AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA
AFFIDO FIGLI AFFIDO OCNDIVISO AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA
AFFIDO FIGLI AFFIDO CONDIVISO AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA
Nel caso di specie, però, sono del tutto carenti i presupposti per l’affidamento condiviso: le ragioni, alla luce dei fatti sopra richiamati, sono quelle enunciate da questo Tribunale in fattispecie analoghe.
 TRIBUNALE BOLOGNA AFFIDO FIGLI SEPARAZIONE IMOLA BAZZANO SAN PIETRO IN CASALE MALALBERGO
TRIBUNALE BOLOGNA AFFIDO FIGLI SEPARAZIONE IMOLA BAZZANO SAN PIETRO IN CASALE MALALBERGO
Su presupposti e funzione del nuovo istituto, fra le tante decisioni assunte da questo ufficio v. già Trib. Bologna, 10 aprile 2006, n. 800 (in www.minoriefamiglia.it/download/bologna_condivisol.PDF) ” Nel mutato quadro normativo (art. 155 c.c. come novellato dall’art. 1, 1. 8 febbraio 2006, n. 54, art. 4, 2° comma, l. 8 febbraio 2006, n. 54) il giudice deve valutare “prioritariamente”, e nell’interesse del figlio, l’affidamento del minore ad entrambi i genitori, affidamento al quale consegue non tanto una parificazione circa modalità e tempi di svolgimento del rapporto tra il figlio e ciascuno dei genitori, quanto piuttosto l’esercizio della potestà genitoriale da parte di entrambi i genitori e una condivisione delle decisioni di maggiore importanza“. V. inoltre Trib. Bologna, 22 maggio 2006, n. 1210, in http://www.minoriefamiglia.it/download/bologna_condiviso7.PDFErrore. Riferimento a collegamento ipertestuale non valido., in www.giuraemilia.it; sull’affidamento al servizio sociale, Trib. Bologna, 1 ottobre 2007, n. 2378, in www.personaedanno.it e in www.questionididirittodifamiglia.it (confermata da App. Bologna, 16 maggio 2008); Trib. Bologna, 17 aprile 2008, in Foro it., 2008, I, 1914.
TRIBUNALE BOLOGNA AFFIDO FIGLI SEPARAZIONE IMOLA BAZZANO SAN PIETRO IN CASALE MALALBERGO
TRIBUNALE BOLOGNA AFFIDO FIGLI SEPARAZIONE IMOLA BAZZANO SAN PIETRO IN CASALE MALALBERGO
Si tratta di un orientamento ora confermato da Cass., 18 giugno 2008, n. 16593: ” Nel quadro della nuova disciplina relativa ai “provvedimenti riguardo ai figli” dei coniugi separati, di cui ai citati artt. 155 e 155 bis, come modificativamente e integrativamente riscritti dalla legge n. 54 del 2006, improntata alla tutela del diritti del minore (già consacrato nella Convenzione di New York del 20 novembre 1989 resa esecutiva in Italia con 1. n. 176/1991) alla c.d. “bigenitorialità” (al diritto, cioè, dei figli a continuare ad avere un rapporto equilibrato con il padre e con la madre anche dopo la separazione), l’affidamento “condiviso” (comportante l’esercizio della potestà genitoriale da parte di entrambi ed una condivisione, appunto, delle decisioni di maggior importanza attinenti alla sfera personale e patrimoniale del minore) si pone non più (come nel precedente sistema) come evenienza residuale, bensì come regola; rispetto alla quale costituisce, invece, ora eccezione la soluzione dell’affidamento esclusivo. Alla regola dell’affidamento condiviso può infatti derogarsi solo ove la sua applicazione risulti “pregiudizievole per l’interesse del minore“.
Non avendo, per altro, il legislatore ritenuto di tipizzare le circostanze ostative all’affidamento condiviso, la loro individuazione resta rimessa alla decisione del Giudice nel caso concreto da adottarsi con “provvedimento motivato”, con riferimento alla peculiarità della fattispecie che giustifichi, in via di eccezione, l’affidamento esclusivo. L’affidamento condiviso non può ragionevolmente ritenersi comunque precluso, di per sé, dalla mera ‘conflittualità esistente fra i coniugi, poiché avrebbe altrimenti una applicazione, evidentemente, solo residuale, finendo di fatto con il coincidere con il vecchio affidamento congiunto. Occorre viceversa, perché possa derogarsi alla regola dell’affidamento condiviso, che risulti, nei confronti di uno dei genitori, una sua condizione di manifesta carenza o inidoneità educativa o comunque tale appunto da rendere quell’affidamento in concreto pregiudizievole per il minore (come nel caso, ad esempio, di una sua anomala condizione di vita, di insanabile contrasto con il figlio, di obiettiva lontananza…). Per cui l’esclusione della modalità dell’affidamento esclusivo dovrà risultare sorretta da una motivazione non più solo in positivo sulla idoneità del genitore affidatario, ma anche in negativo sulla idoneità educativa del genitore che in tal modo si escluda dal pari esercizio della potestà genitoriale e sulla non rispondenza quindi, all’interesse del figlio dell’adozione, nel caso concreto, del modello legale prioritario di affidamento “.
DIVORZIO SEPARAZIONE BOLOGNA
 
REPUBBLICA ITALIANA DIVORZIO SEPARAZIONE BOLOGNA 
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE DI BOLOGNA
PRIMA SEZIONE CIVILE
composto dai magistrati
  1. Marco D’Orazi – presidente
  2. Antonio Costanzo – giudice relatore
  3. Maria Cristina Borgo – giudice
ha pronunciato la seguente
S E N T E N Z A
definitiva nella causa civile n. 5723/07 R.G. promossa
da
  1. Maria,[recte: coniuge separato (moglie) di M. FRANCESCO; NdRedattore],
nata il (omissis)/1976 a Catania, residente a Bologna, via (omissis) n. (omissis)
(avv. Silvia Pergola);
– ATTRICE
contro
  1. Francesco,[recte: coniuge separato (marito) di M. MARIA; NdRedattore],
nato il (omissis)/1967 a Catania, residente a Bologna, via (omissis) n. (omissis) (v. il certificato rilasciato dal Comune di Bologna il 29 maggio 2007);
– CONVENUTO CONTUMACE
con l’intervento del
PUBBLICO MINISTERO;
-INTERVENUTO
* * *
Oggetto del processo: ” cessazione effetti civili del matrimonio – sentenza definitiva”.
* * *
CONCLUSIONI
Per l’attrice:
 Piaccia al Tribunale Ill.mo,
  1. dichiarare la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto da M. Maria e M. Francesco in Catania il 28/6/1995 e trascritto negli atti di matrimonio del predetto Comune nell’anno 1995 al numero (omissis) parte II serie A, mandando all’Ufficiale di Stato Civile del Comune di Catania per le annotazioni di legge;
  2. affidare in via esclusiva la minore Grazia (omissis), nata a Catania il 2/7/1995, alla madre M. Maria che ne curerà l’istruzione, l’educazione e il mantenimento;
  3. disporre che eventuali incontri fra padre e figlia possano avvenire solo previa audizione della minore per consentirle di manifestare la sua volontà in merito e, in ogni caso, prevedere che si svolgano solo attraverso la vigilanza del servizio sociale territorialmente competente;
  4. disporre che il padre M. Francesco versi alla madre, a titolo di contributo al mantenimento della figlia Grazia e fino al raggiungimento della sua autosufficienza economica, e con le modalità di cui al punto successivo, la somma mensile omnicomprensiva di € 350,00 (trecentocinquanta/00) rivalutabile annualmente secondo gli Indici ISTAT;
  5. ordinare al datore di lavoro del Signor M. Francesco, attualmente identificato nella Società TITAN ITALIA s.p.a. con sede a Crespellano (Bo) in Via Confortino n. 23/28 di versare direttamente alla Signora M. Maria la predetta somma mensile di € 350,00 con automatica rivalutazione annuale secondo gli indici ISTAT da trattenersi sulle somme dovute a qualsiasi titolo al Signor M. Francesco;
  6. dichiarare entrambi i coniugi economicamente autosufficienti.
Con vittoria di spese, competenze ed onorari del giudizio“.
Per il Pubblico Ministero:
“Accoglimento della domanda”.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con ricorso depositato il 4 aprile 2007 l’attrice M. Maria ha chiesto pronunciarsi la cessazione degli effetti civili del matrimonio, alle condizioni di cui all ‘atto introduttivo.
Ricorso e decreto sono stati notificati al convenuto ex art. 140 c.p.c. il 1 giugno 2007 (il plico è stato ritirato dal destinatario all’ufficio postale il 7 giugno 2007).
All’esito dell’udienza presidenziale 12 ottobre 2007, personalmente comparsa solo l’attrice, il Presidente ha emesso i provvedimenti provvisori tenendo “ferme, allo stato, le condizioni di separazione“.
L’ordinanza presidenziale è stata notificata al convenuto ex art. 140 c.p.c. il 12-13 novembre 2007.
L’attrice ha depositato memoria integrativa.
Il Pubblico Ministero ha dichiarato di intervenire con riserva delle conclusioni.
Alla prima udienza 13 marzo 2009 il convenuto è stato dichiarato contumace, mentre l’attrice ha reso le dichiarazioni di cui a verbale: “Non si fa più sentire né con me né con la figlia, l’assegno di 210,00 euro lo ricevo dal datore di lavoro ma lui non paga le spese straordinarie. Io ho uno stipendio di 771 euro al mese, mia figlia fa seconda media. Chiedo un aumento dell’assegno perché lui non paga le spese straordinarie; per la scuola pago 150 euro al mese di mensa più 200 euro di retta; è una scuola privata“.
Acquisiti i documenti prodotti, la causa viene ora in decisione sulle conclusioni.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1.
Le parti, unite in matrimonio concordatario contratto, dopo una “ fuga d’amore “, il 28 giugno 1995 a Catania, luogo di residenza, sono genitori di Grazia, nata il 2 luglio 1995, convivente con la madre dal tempo della separazione.
Madre e figlia abitano in un appartamento condotto in locazione intestato alla signora M. Maria e a suo padre: il canone è di circa 620 euro mensili (v. la sentenza non definitiva n. 896/06).
Quanto alle vicende familiari si richiamano gli atti e i documenti del processo di separazione (n. 4784/01 + 4785/01 R.G.) ed in particolare le due sentenze pronunciate nel corso di quel processo: Trib. Bologna, 26 aprile 2006, n. 896 (sentenza non definitiva) e Trib. Bologna 8 novembre 2006 n. 2547 (sentenza definitiva, pronunciata su conclusioni conformi).
Questo il dispositivo della sentenza 8 novembre 2006 n. 2547 che ha definito il giudizio di separazione:
“- affida la figlia minore Grazia in via esclusiva alla madre M. Maria; – dispone che gli incontri tra padre e figlia possano avvenire solo previo accordo tra i genitori, tenuto conto delle richieste e delle esigenze della figlia minore, e sotto la vigilanza del Servizio sociale territorialmente competente che dovrà essere preventivamente contattato dai genitori; – dispone che il padre M. Francesco versi alla madre M. Maria, a titolo di contributo al mantenimento della figlia Grazia e con le modalità di seguito specificate, un assegno mensile di euro 210,00 rivalutabile secondo indici ISTAT da luglio 2007 e rimborsi alla madre il 50% delle spese straordinarie, intese quali spese scolastiche e mediche non mutuabili, sostenute nell’interesse della figlia e che dovranno essere adeguatamente documentate; – ordinaal datore di lavoro del signor M. Francesco, società TITAN ITALIA s.p.a. con sede in Crespellano (BO), di versare direttamente alla signora M. Maria la predetta somma mensile di euro 210,00, con automatica rivalutazione annuale secondo indici ISTAT da luglio 2007 (come meglio preciserà l’avente diritto), da trattenersi sulle somme dovute a qualsiasi titolo al signor M. Francesco; – dichiarainteramente compensate tra le parti le spese processuali; – pone definitivamente a carico di entrambe le parti il costo della C.T.U. come liquidato con decreto del G.I. in data 1 aprile 2003 e 17-18 luglio 2003; – manda alla cancelleria di trasmettere copia della presente sentenza al Servizio sociale nonché, unitamente a copia della relazione 15 giugno 2006 a firma dell’a.s. Lucia Isola, al Tribunale per i Minorenni di Bologna (all’attenzione della dr.ssa Magagnali, proc. n. 1049/02 Vol.)“.
2.
La domanda principale merita accoglimento.
La separazione personale dei coniugi è stata pronunciata con sentenza non definitiva 26 aprile 2006, n. 896.
Come pacifico in atti, la separazione si è protratta ininterrottamente a far tempo dell’avvenuta comparizione dei coniugi davanti al Presidente del Tribunale (udienza 4 giugno 2001).
Il lungo periodo di separazione, le vicende trascorse, la condizione attuale delle parti (v. le risultanze anagrafiche), dimostrano che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere ricostituita.
Ricorrono pertanto i presupposti richiesti dagli artt. 2 e 3, n. 2, lett. b), Legge 1 dicembre 1970, n. 898 e successive modificazioni.
3.
Permangono le condizioni che non hanno sinora consentito di disporre l’affidamento della minore ad entrambi genitori.
Agli elementi ampiamente raccolti nel giudizio di separazione (si richiamano le due sentenze sopra citate) si aggiunge il perdurante disinteresse mostrato dal padre, che questa volta non ha ritenuto neppure di doversi costituire in giudizio.
L’affidamento ad entrambi i genitori, previsto come regola dal novellato art. 155 c.c., comporta l’esercizio della potestà genitoriale da parte di entrambi i genitori (artt. 153, 3° comma, 155-ter c.c.: v. anche, a fortiori, l’art. 317, 2° comma, c.c.) e una condivisione delle decisioni di maggiore importanza (secondo lo schema del comune accordo previsto dall’art. 155, 3° comma, c.c.: v. anche l’art. 709-ter, 1° comma, c.p.c.) oltre che dei compiti di cura (v. già, fra le tante, Trib. Bologna, 10 aprile 2006, n. 800; Trib. Bologna, 29 novembre 2006, n. 2727; Trib. Bologna, 17 aprile 2008, n. 987).
Nel caso di specie, però, sono del tutto carenti i presupposti per l’affidamento condiviso: le ragioni, alla luce dei fatti sopra richiamati, sono quelle enunciate da questo Tribunale in fattispecie analoghe.
Su presupposti e funzione del nuovo istituto, fra le tante decisioni assunte da questo ufficio v. già Trib. Bologna, 10 aprile 2006, n. 800 (in www.minoriefamiglia.it/download/bologna_condivisol.PDF) ” Nel mutato quadro normativo (art. 155 c.c. come novellato dall’art. 1, 1. 8 febbraio 2006, n. 54, art. 4, 2° comma, l. 8 febbraio 2006, n. 54) il giudice deve valutare “prioritariamente”, e nell’interesse del figlio, l’affidamento del minore ad entrambi i genitori, affidamento al quale consegue non tanto una parificazione circa modalità e tempi di svolgimento del rapporto tra il figlio e ciascuno dei genitori, quanto piuttosto l’esercizio della potestà genitoriale da parte di entrambi i genitori e una condivisione delle decisioni di maggiore importanza“. V. inoltre Trib. Bologna, 22 maggio 2006, n. 1210, in http://www.minoriefamiglia.it/download/bologna_condiviso7.PDFErrore. Riferimento a collegamento ipertestuale non valido., in www.giuraemilia.it; sull’affidamento al servizio sociale, Trib. Bologna, 1 ottobre 2007, n. 2378, in www.personaedanno.it e in www.questionididirittodifamiglia.it (confermata da App. Bologna, 16 maggio 2008); Trib. Bologna, 17 aprile 2008, in Foro it., 2008, I, 1914.
Si tratta di un orientamento ora confermato da Cass., 18 giugno 2008, n. 16593: ” Nel quadro della nuova disciplina relativa ai “provvedimenti riguardo ai figli” dei coniugi separati, di cui ai citati artt. 155 e 155 bis, come modificativamente e integrativamente riscritti dalla legge n. 54 del 2006, improntata alla tutela del diritti del minore (già consacrato nella Convenzione di New York del 20 novembre 1989 resa esecutiva in Italia con 1. n. 176/1991) alla c.d. “bigenitorialità” (al diritto, cioè, dei figli a continuare ad avere un rapporto equilibrato con il padre e con la madre anche dopo la separazione), l’affidamento “condiviso” (comportante l’esercizio della potestà genitoriale da parte di entrambi ed una condivisione, appunto, delle decisioni di maggior importanza attinenti alla sfera personale e patrimoniale del minore) si pone non più (come nel precedente sistema) come evenienza residuale, bensì come regola; rispetto alla quale costituisce, invece, ora eccezione la soluzione dell’affidamento esclusivo. Alla regola dell’affidamento condiviso può infatti derogarsi solo ove la sua applicazione risulti “pregiudizievole per l’interesse del minore“.
Non avendo, per altro, il legislatore ritenuto di tipizzare le circostanze ostative all’affidamento condiviso, la loro individuazione resta rimessa alla decisione del Giudice nel caso concreto da adottarsi con “provvedimento motivato”, con riferimento alla peculiarità della fattispecie che giustifichi, in via di eccezione, l’affidamento esclusivo. L’affidamento condiviso non può ragionevolmente ritenersi comunque precluso, di per sé, dalla mera ‘conflittualità esistente fra i coniugi, poiché avrebbe altrimenti una applicazione, evidentemente, solo residuale, finendo di fatto con il coincidere con il vecchio affidamento congiunto. Occorre viceversa, perché possa derogarsi alla regola dell’affidamento condiviso, che risulti, nei confronti di uno dei genitori, una sua condizione di manifesta carenza o inidoneità educativa o comunque tale appunto da rendere quell’affidamento in concreto pregiudizievole per il minore (come nel caso, ad esempio, di una sua anomala condizione di vita, di insanabile contrasto con il figlio, di obiettiva lontananza…). Per cui l’esclusione della modalità dell’affidamento esclusivo dovrà risultare sorretta da una motivazione non più solo in positivo sulla idoneità del genitore affidatario, ma anche in negativo sulla idoneità educativa del genitore che in tal modo si escluda dal pari esercizio della potestà genitoriale e sulla non rispondenza quindi, all’interesse del figlio dell’adozione, nel caso concreto, del modello legale prioritario di affidamento “.
4.
Tornando al caso di specie, quanto ai motivi che a) giustificano la scelta restrittiva dell’affidamento monogenitoriale e b) fondano l’interpretazione delle disposizioni in vigore del 16 marzo 2006, si richiama quanto già affermato da Trib. Bologna, 17 aprile 2008 (in Foro it., 2008, I, 1914, e in Fam. pers. succ., 2008, 684):
  1. a) “la mancanza di rapporti (specie se perdurante da lungo tempo) tra uno dei genitori ed il figlio, l’indifferenza del genitore nei confronti del minore o l’aperta e consolidata ostilità di quest’ultimo verso il genitore, possono comportare un ostacolo all’affidamento condiviso: infatti, l’applicazione del regime ordinario va esclusa se contraria all’interesse del minore (art. 155-bis c.c.). Sarebbe irrealistico, e fonte di inevitabili difficoltà, attribuire le decisioni nell’interesse del minore ad entrambi i genitori (separati o divorziati) quando uno dei due ha ormai da tempo perso i contatti col figlio (e con l’altro genitore) e non è più in grado di considerare le capacità, l’inclinazione naturale e le aspirazioni del figlio (cfr. Bologna, 8 novembre 2007, n. 2547, M. c. M., in www.giuraemilia.it). Conforme sul punto App. Bologna, 30 giugno-21 settembre 2006, in Fam. pers. succ., 2007, 565 […] “;
  2. b)Gli artt. 155 ss. c.c. nel testo in vigore dal 16 marzo 2006 non prendono espressa posizione circa il contenuto dell’affidamento esclusivo. Un diffuso orientamento sostiene che anche nell’affidamento esclusivo il genitore non affidatario partecipa alle decisioni di maggiore importanza (secondo il modello delineato dall’art. 155, 3° comma, c.c.), pur rimanendo estraneo a quelle riguardanti l’ordinaria amministrazione: quest’ultimo aspetto costituirebbe l’elemento distintivo rispetto all’affidamento condiviso. Ad avviso del collegio è preferibile un’altra interpretazione, che tiene conto del ribaltamento di prospettiva operato dal legislatore del 2006: oggi, l’affidamento ad entrambi i genitori è la regola, derogabile solo se contrasta con l’interesse morale e materiale del minore. Nell’affidamento esclusivo secondo la Legge n. 54/2006, proprio la necessità di garantire l’interesse del minore (non a caso espressamente menzionato, oltre che dall’art. 155, 2° comma, c.c., dalla speciale norma di cui all’art. 155-bis, 1° comma, c.c., e implicitamente richiamato dall’art. 709-ter, 1° comma, c.c. attraverso la formula dei provvedimenti “opportuni”) e l’esigenza logica di differenziare le discipline delle due forme alternative di affidamento parentale consentono al giudice della separazione (o del divorzio: art, 4, 2° comma., Legge n. 54/2006) di modulare in concreto l’ambito dei poteri-doveri spettanti al genitore non affidatario. Diverso è l’aspetto riguardante il rapporto diretto tra non affidatario e minore: è infatti pacifico che anche in caso di affidamento monogenitoriale il giudice dovrà regolare le modalità dell’affidamento e stabilire, fra l’altro, modi e tempi di permanenza del minore presso il genitore non affidatario. Ciò vale, ad esempio, nell’ipotesi estrema di genitore decaduto dalla potestà, nella quale può ravvisarsi una impossibilità giuridica di applicare l’affidamento condiviso (per l’ipotesi di affidamento ad un terzo, v.  Bologna, 1 ottobre 2007, n. 2378, in www.personaedanno.it e in www.questionididirittodifamiglia.it). In altri termini, mentre nell’ipotesi di affidamento bigenitoriale l’esercizio della potestà è regolato secondo il modello predeterminato dal legislatore (il comune accordo sulle “decisioni di maggior interesse”), salva la possibilità per il giudice di stabilire l’esercizio separato limitatamente alle questioni ordinarie (art. 155, 3° comma, c.c.; il richiamo operato dall’art. 317, ultimo comma, c.c., deve oggi ritenersi riferito agli artt. 155 ss. c.c.), nell’ipotesi di affidamento monogenitoriale è possibile che il genitore non affidatario – in base ad un provvedimento motivato, suscettibile di modifica nel tempo – sia escluso (ecco perché l’art. 155-bis, 2° comma, c.c. parla di affidamento esclusivo) in tutto o in parte dall’esercizio della potestà quando una diversa soluzione sia contraria all’interesse del minore (art. 155-bis, 1° comma, c.c.). Il criterio discretivo enunciato dal legislatore nell’art. 155-bis, 1° comma, c.c. non può non aver riguardo ai diversi effetti conseguenti all’applicazione dell’una o dell’altra delle forme di affidamento parentale. Se nel singolo caso concreto il modello del comune accordo dei genitori (art. 155, 3° comma, c.c.) è contrario all’interesse del minore (ad es. perché uno dei genitori è scomparso, si sottrae ad ogni contatto con l’altro genitore o coi figli, tiene sistematicamente una condotta ostruzionistica, ostacola il rapporto tra i figli e l’altro genitore, non fornisce il contributo al mantenimento dei figli, propone scelte irrazionali o non rispettose delle esigenze e delle aspirazioni dei figli, è affetto da grave impedimento fisico o psichico), allora non si farà luogo all’affidamento condiviso: sarà il giudice a stabilire se e in quale ambito il non affidatario possa partecipare alle decisioni di maggior interesse. D’altronde, la più recente legislazione in materia di diritto delle persone ricorre a soluzioni modellate sulle caratteristiche del singolo caso, (cfr. la Legge 9 gennaio 2004, n. 6 e gli artt. 404 ss. c.c.). Resta in ogni caso salvo per il non affidatario il diritto-dovere di vigilare sulla condotta dell’altro genitore e di ricorrere al giudice ove ravvisi un pregiudizio per il figlio: pur in mancanza di una formula analoga a quella contenuta nel previgente art. 155, 3° comma, c.c., a tale soluzione si perviene sulla base di una interpretazione sistematica (necessaria protezione dell’interesse del minore; possibilità di modifica dei provvedimenti relativi ai minori: artt. 155-ter c.c., 710 c.p.c., 9, l. div.) e sul richiamo all’art. 709-ter c.p.c., la cui applicazione non è limitata ai casi di affidamento condiviso. In questa chiave acquista un senso la previsione del potere del giudice della separazione (o del divorzio) di modificare (e dunque di adottare) le disposizioni relative (non solo all’affidamento dei figli, cioè alla forma e alle modalità di affidamento, ma anche) all’attribuzione dell’esercizio della potestà sui minori (così l’art. 155 ter, c.c.). Per altro verso, occorre sottolineare che il giudice che dispone l’affidamento esclusivo deve far “salvi, per quanto possibile, i diritti del minore previsti dal primo comma dell’articolo 155” e non anche i poteri-doveri del non affidatario: si veda in proposito l’art. 155-bis, 2° comma, c.c., che garantisce il c.d. diritto del minore alla bigenitorialità (sempre che ciò risponda all’interesse del figlio), ma non richiama le disposizioni riguardanti l’esercizio della potestà nell’affidamento condiviso (art. 155, 3° comma, c.c.). L’interpretazione seguita dal collegio si fonda sul dato normativo: non si pone dunque un problema di competenza o di interferenza con le attribuzioni spettanti in via generale al Tribunale per i minorenni ex artt. 330 ss. c.c., poiché è lo stesso legislatore a regolare la speciale situazione devoluta alla cognizione del giudice della separazione o del divorzio“.
5.
Il convenuto, lavoratore dipendente, da anni è un padre assente dalla vita della figlia che neppure lo cerca (l’ultimo incontro risale al mese di giugno del 2006: v. sul punto la sentenza 8 novembre 2006, n. 2547). Ha cessato ogni rapporto non solo con la figlia ma anche con la madre di Grazia. Per qualche tempo è rimasta ignota la sua residenza. L’attuazione dell’obbligo di contribuire al mantenimento della figlia è stato ottenuto solo con l’ordine al terzo emesso ex art. 156 c.c.
L’attrice riferisce che il convenuto non rimborsa le spese straordinarie. Considerate le peculiarità del caso di specie, emergenti con evidenza dagli atti di causa, non può che concludersi nel senso che:
  1. a)la figlia va affidata in via esclusiva alla madre; incontri tra il padre e la figlia potranno avvenire solo previo accordo dei genitori, nel rispetto delle esigenze e delle richieste della figlia;
  2. b)l’esercizio della potestà in ordine alle decisioni di maggiore importanza va attribuito unicamente alla madre.
6.
Il convenuto non si è costituito, non ha dunque prodotto documentazione relativa al proprio reddito né contestato la domanda relativa al mantenimento della figlia, non è neppure personalmente comparso per rendere informazioni in proposito.
L’attrice è dipendente presso Supermercati PAM s.p.a., percepisce uno stipendio netto inferiore ai 1.000,00 euro al mese (v. la busta paga febbraio 2007 per netti 881,24 euro considerate le trattenute operate in quel mese, doc. 8, e il CUD 2007 — periodo 2006, doc. 9, dal quale risulta un reddito imponibile di euro 13.643 da quale vanno sottratte IRPEF e addizionali locali ottenendo un netto di euro 11.645,50 pari ad euro 970,45 al mese).
Al fine della determinazione dell’assegno a carico del padre, la sentenza Trib. Bologna 8 novembre 2006 n. 2547 aveva svolto le seguenti considerazioni:
Per quanto riguarda i provvedimenti economici, tenuto conto dei redditi dei genitori, entrambi lavoratori dipendenti (M. Francesco: reddito complessivo lordo di euro 19.966,03 nel 2005; M. Mariareddito complessivo lordo di euro 12.721,51 nel 2005 con imposta netta di euro 1.174,00 oltre addizionali locali), e della concorde richiesta delle parti, in relazione alle concrete della minore, va posto a carico del padre un assegno di euro 210,00 rivalutabile secondo indici ISTAT con obbligo di rimborsare il 50% delle spese straordinarie intese quali spese scolastiche e mediche non mutuabili che dovranno essere documentate. Va confermato l’ordine di pagamento diretto da parte del datore di lavoro del signor M. Francesco già adottato ex art. 156 c.c. con ordinanza del g.i. in data 10 agosto 2002“.
Quelle considerazioni, non contestate dal signor M. Francesco (come si è detto, la sentenza n. 2547/06 è stata pronunciata su conclusioni congiunte, ritenute dal collegio rispondenti all’interesse della minore), vanno oggi integrate sotto un duplice profilo: da un lato, la figlia è cresciuta, e dunque maggiori sono le esigenze da soddisfare; dall’altro, il convenuto – a quanto riferisce la madre – non rimborsa la quota di spese straordinarie (v. le dichiarazioni rese all’udienza 13 marzo 2008).
È dunque opportuno, alla luce della condotta del signor M. Francesco, fissare un assegno mensile onnicomprensivo, come richiesto dall’attrice M. Maria.
In tale contesto, con decorrenza da maggio 2009 e fermi quanto al periodo pregresso i provvedimenti provvisori, l’assegno posto a carico del padre va aumentato ad euro 350,00 oltre adeguamento ISTAT da maggio 2010.
Va garantita al credito relativo al mantenimento della figlia la medesima tutela apprestata nella fase della separazione. Ne consegue l’ordine al terzo debitore di pagare la somma direttamente al genitore avente diritto, fermi quanto al periodo pregresso i provvedimenti provvisori (ossia quelli emessi con la sentenza definitiva del giudizio di separazione, poi richiamati dall’ordinanza presidenziale).
7.
Le spese seguono la soccombenza e, in mancanza di nota, vengono liquidate equitativamente come in dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale di Bologna in composizione collegiale, definitivamente pronunciando, nella contumacia del convenuto e con l’intervento del P.M., ogni diversa domanda, istanza ed eccezione respinta:
pronuncia la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio celebrato con rito religioso tra M. Maria (nata il (omissis)/1976 a Catania) e M. Francesco (nato il (omissis)/1967 a Catania) il 28 giugno 1995 a Catania trascritto nel registro degli atti di matrimonio del predetto Comune anno 1995 parte seconda serie A n. (omissis);
– ordina all’Ufficiale di stato civile del predetto Comune di procedere all’annotazione della sentenza;
– affida la figlia minore Grazia in via esclusiva alla madre M. Maria;
– dispone che gli incontri tra padre e figlia possano avvenire solo previo accordo tra i genitori, tenuto conto delle richieste e delle esigenze della figlia minore, e sotto la vigilanza del Servizio sociale territorialmente competente che dovrà essere preventivamente contattato dai genitori;
– dispone che il padre M. Francesco, fermi quanto al periodo pregresso i provvedimenti provvisori (conformi a quelli emessi a definizione del giudizio di separazione), con decorrenza maggio 2009 versi alla madre M. MARIA, a titolo di contributo al mantenimento della figlia Grazia e con le modalità di seguito specificate, un assegno mensile di euro 350,00 rivalutabile secondo indici ISTAT da maggio 2010, assegno da intendersi comprensivo anche della quota di spese straordinarie gravante sul padre;
– ordina al datore di lavoro del signor M. Francesco, società TITAN ITALIA s.p.a. con sede in Crespellano (BO), fermi quanto al periodo pregresso i provvedimenti provvisori (conformi a quelli emessi a definizione del giudizio di separazione), di versare con decorrenza maggio 2009 direttamente alla signora M. Maria la predetta somma mensile di euro 350,00 con automatica rivalutazione annuale secondo indici ISTAT da maggio 2010 (come meglio preciserà l’avente diritto), da trattenersi sulle somme dovute a qualsiasi titolo al signor M. Francesco;
– condanna il convenuto a rimborsare all’attrice le spese processuali che liquida in euro 1.815,00 di cui euro 15,00 per spese, euro 800,00 per diritti, euro 1.000,00 per onorari, oltre rimborso forfettario ex art. 14 TP, IVA e CPA come per legge.
Bologna, 27 aprile 2009
Il Presidente
Marco D’Orazi
Il Giudice est.
Antonio Costanzo
Depositata in Cancelleria il 25 MAG 2009