Studio Legale Bologna
AERED-EBELLISSIMA-SUBITO

Art. 536 del codice civile. Legittimari- RISOLVI TROVA SOLUZIONE BOLOGNA

eredità legittima in presenza di testamento, divisione ereditaria quota legittima figli quota legittima fratelli

Art. 536 del codice civile. Legittimari. Le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione sono: il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali, gli ascendenti legittimi.  Ipotesi 2: eredità dello zio con testamento. Lo zio era tenuto a lasciare alla moglie, la quota di legittima pari a 1/2 del patrimonio. Poteva liberamente disporre con testamento, dei restanti 1/2, concedendoli anche a terzi, amici conoscenti. Il fratello ed i nipoti non hanno diritto alla quota di legittima.
Art. 536 del codice civile. Legittimari. Le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione sono: il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali, gli ascendenti legittimi.  Ipotesi 2: eredità dello zio con testamento. Lo zio era tenuto a lasciare alla moglie, la quota di legittima pari a 1/2 del patrimonio. Poteva liberamente disporre con testamento, dei restanti 1/2, concedendoli anche a terzi, amici conoscenti. Il fratello ed i nipoti non hanno diritto alla quota di legittima.

Art. 536 del codice civile. Legittimari.
Le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione sono: il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali, gli ascendenti legittimi. 

Ipotesi 2: eredità dello zio con testamento.
Lo zio era tenuto a lasciare alla moglie, la quota di legittima pari a 1/2 del patrimonio. Poteva liberamente disporre con testamento, dei restanti 1/2, concedendoli anche a terzi, amici conoscenti.
Il fratello ed i nipoti non hanno diritto alla quota di legittima.

Art. 540 del codice civile. Riserva a favore del coniuge.
A favore del coniuge è riservata la metà del patrimonio dell’altro coniuge, salve le disposizioni dell’articolo 542 per il caso di concorso con i figli. 

Nel caso di successione legittima, sono eredi i parenti più vicini alla persona scomparsa, escludendo dalla successione i parenti più lontani. I parenti possono essere in linea retta (padre – figlio; nonno – nipote): in questo caso le persone discendono direttamente l’una dall’altra, oppure in linea collaterale (fratelli; zio – nipote);in questo caso pur avendo un ascendente comune, le persone non discendono l’una dall’altra.
La legge italiana prevede che siano successibili il coniuge, i discendenti, gli ascendenti e gli altri parenti fino al sesto grado.

STUDIO LEGALE BOLOGNA AVVOCATO SERGIO ARMAROLI
Art. 536 del codice civile. Legittimari. Le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione sono: il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali, gli ascendenti legittimi.  Ipotesi 2: eredità dello zio con testamento. Lo zio era tenuto a lasciare alla moglie, la quota di legittima pari a 1/2 del patrimonio. Poteva liberamente disporre con testamento, dei restanti 1/2, concedendoli anche a terzi, amici conoscenti. Il fratello ed i nipoti non hanno diritto alla quota di legittima.

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art. 557 c.c.   soggetti che possono chiedere la riduzione: la riduzione delle donazioni (c.c.809) e delle disposizioni lesive della porzione di legittima non può essere domandata che dai  legittimari dai loro eredi aventi causa  (il legatario – l’acquirente a titolo gratuito – titolo oneroso) (c.c.537 e seguenti).

Essi non possono rinunziare a questo diritto, finché vive il donante né con dichiarazione espressa, né prestando il loro assenso alla donazione (c.c. 458).

I donatari e i legatari non possono chiedere la riduzione, né approfittarne. Non possono chiederla né approfittarne nemmeno i creditori del defunto, se il legittimario avente diritto alla riduzione ha accettato con il beneficio d’inventario (c.c.484 e seguenti).

La quota di riserva

La legge fissa l’entità della quota (di cui non si può disporre a titolo di liberalità) di riserva distinguendo a seconda della persona dei legittimari, non avendo essi diritto sempre alla stessa quota.

Inoltre la legge si preoccupa anche di definire le quote in caso di concorso di più legittimari.

Per accertare la lesione della quota di riserva deve essere determinato il valore della massa ereditaria, quello della quota disponibile e quello della quota di legittima; in tale contesto occorre quindi procedere alla formazione dell’asse ereditario ed alla determinazione dei suo valore al momento dell’apertura della successione, poi alla detrazione dal “relictum” dei debiti, ed alla riunione fittizia, ovvero meramente contabile, tra attivo e “donatum”, costituito dai beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione, da stimare, in relazione ai beni immobili ed ai beni mobili, secondo il loro valore al momento dell’apertura della successione (artt. 747 e 750 c.c.), e con riferimento al valore nominale, quanto alle donazioni in denaro (art. 751 c.c.); infine si determinano la quota disponibile e la quota indisponibile sulla massa risultante dalla somma tra il valore del “relictum” al netto dei debiti ed il valore del “donatum”.

L’azione di simulazione da parte del legittimario di una vendita dissimulante una donazione è finalizzata proprio alla riduzione delle disposizioni lesive della sua quota di legittima, quindi anche delle donazioni ai sensi dell’art. 555 c.c., e che la fondatezza o meno dell’azione di riduzione è legata necessariamente alla determinazione della porzione disponibile ex art. 556 c.c.

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Questa quota, che corrisponde a una frazione aritmetica del patrimonio ereditario, è detta di riserva o legittima; mentre al resto del patrimonio ereditario, del quale il de cuius poteva liberamente disporre per atto di liberalità, si dà il nome di quota disponibile.

Le Sezioni Unite [4] con la pronuncia del 2006 hanno affermato che in tema di successione necessaria l’individuazione della quota di riserva spettante alle singole categorie di legittimari ed ai singoli legittimari appartenenti alla medesima categoria deve essere effettuata sulla base della situazione esistente al momento dell’apertura della successione e non di quella che si viene a determinare per effetto del mancato esperimento, per rinunzia o prescrizione, dell’azione di riduzione da parte di qualcuno dei legittimari.

Successivamente la medesima Cassazione ha affermato che, ai fini della determinazione della porzione disponibile e delle quote riservate ai legittimari, occorre avere riguardo alla massa costituita da tutti i beni che appartenevano al de cuius  al momento della morte – al netto dei debiti –  maggiorata del valore dei beni donati in vita dal defunto, senza che possa distinguersi tra donazioni anteriori o posteriori al sorgere del rapporto da cui deriva la qualità di legittimario.

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condizione fondamentale per chiedere la riduzione delle donazioni o delle disposizioni lesive della porzione di legittima, è soltanto quella di essere tra le persone indicate nell’art. 557 c.c., e, cioè, di rivestire la qualità di legittimario, mentre la condizione stabilita dall’art. 564, comma 1, della preventiva accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario, vale soltanto per il legittimario che rivesta in pari tempo la qualità di erede (v. sent. 5 ottobre 1974 n. 2621). Ora, il legittimario totalmente pretermesso, proprio perché pretermesso dalla successione, non acquista per il solo fatto dell’apertura della successione, ovvero per il solo fatto della morte del de cuius, né la qualità di erede, né la titolarità dei beni ad altri attribuiti: potendo acquistare i suoi diritti solo dopo l’esperimento delle azioni di riduzione o di annullamento del testamento, ovvero dopo il riconoscimento dei suoi diritti di legittimario. Come opportunamente ha evidenziato la dottrina e la giurisprudenza anche di questa Corte, una totale pretermissione del legittimario può aversi sia nella successione testamentaria, che nella successione ab intestato, il legittimario sarà pretermesso: a) nella successione testamentaria se il testatore ha disposto a titolo universale dell’intero asse a favore di altri, in base alla considerazione che, a norma dell’art. 457, 2 co., c.c., questi non è chiamato all’eredità fino a quando l’istituzione testamentaria di erede non venga ridotta nei suoi confronti, e b) nella successione ab intestato, qualora il de cuius si sia spogliato in vita dell’intero suo patrimonio con atti di donazione, considerato che per l’assenza di beni relitti, il legittimario viene a trovarsi nella necessità di esperire l’azione di riduzione a tutela della situazione di diritto sostanziale che la legge gli riconosce (in tal senso da ultimo Cass. n. 19527 del 2005). Di qui, l’ulteriore conseguenza che il legittimario pretermesso, sia nella successione testamentaria, che in quella ab intestato, che impugna per simulazione un atto compiuto dal ‘de cuius’ a tutela del proprio diritto alla reintegrazione della quota di legittima, agisce in qualità di terzo e non in veste di erede, condizione che acquista, solo in conseguenza del positivo esercizio dell’azione di riduzione, e come tale non è tenuto alla preventiva accettazione dell’eredità con beneficio di inventario.

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esistono due forme di successione:

  • successione testamentaria: se la persona deceduta aveva fatto testamento, l’eredità si devolve alla persona indicata nel testamento;

  • successione legittima: se la stessa non aveva fatto testamento, l’eredità si devolve ai suoi parenti indicati dalla legge, in questo caso è importante il rapporto di parentela con il defunto. Il dossier si propone di trattare e affrontare in maniera semplice e chiara la disciplina.

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La successione ereditaria è quella pratica che si apre a seguito del decesso di una persona: l’ AVVOCATO SERGIO ARMAROLI si distingue per professionalità e attenzione ad ogni aspetto legislativo, seguendo il cliente e vigilando sul corretto svolgimento di ogni proceduta.

L’avvocato Sergio Armaroli Bologna  si occupa in particolare di assistenza legale e consulenza nella redazione di testamenti, in questioni ereditarie, in tutte quelle pratiche che hanno come materia le successioni.

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Nel diritto civile è disciplinata l’ipotesi l’ipotesi di accettazione espressa, quando la volontà di essere erede viene manifestata in modo diretto, con un atto formale.

cosa è e perchè deve essere fatta.

L’accettazione tacita consiste nel compimento di un atto (es: trasferimento del bene ereditario, mutuo con ipoteca su bene ereditario, etc.) “che presuppone necessariamente la volontà di accettare (l’eredità)” .

Quando si apre una successione i beneficiari (“chiamati all’eredità”) non sono automaticamente eredi: se vogliono possono accettare (o rinunziare).

Quando nell’eredità sono compresi beni immobili l’accettazione (espressa o tacita) deve essere registrata e deve essere trascritta presso i Pubblici Registri Immobiliari.

La presentazione della denunzia di successione presso l’Agenzia delle Entrate non determina mai accettazione dell’eredità essendo solo adempimento di obblighi fiscali (pagamento imposte di successione).

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Questo non avviene sempre in modo Palese in quanto ci sono delle ipotesi di accettazione tacita di eredità: questa si verifica quando la persona chiamata all’eredità accettazione tacita eredità compie un atto che implica necessariamente la volontà di accettare l’eredità, e che tale soggetto non potrebbe compiere se non nella sua qualità di erede. Talw ipotesi è detta accettazione tacita eredità

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n tale contesto deve essere letto l’art. 480 c.c. che stabilisce il termine di decorrenza della prescrizione decennale del diritto di accettare l’eredità in ogni caso dal giorno dell’apertura della successione, e, in caso di istituzione condizionale, dal giorno in cui si verifica la condizione, senza porre quindi alcuna distinzione con riferimento al tipo di devoluzione; ai sensi del terzo comma della suddetta norma, poi, quando i primi chiamati abbiano accettato l’eredità, ma successivamente vengono rimossi gli effetti dell’accettazione, il suddetto termine non corre per gli ulteriori chiamati, decorrendo quindi dal giorno in cui costoro hanno la possibilità giuridica di accettare.

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La conferma della scelta del legislatore di stabilire un termine decennale di prescrizione del diritto di accettazione dell’eredità decorrente dal giorno dell’apertura della successione sia in caso di successione legittima che testamentaria (fatte salve le espresse eccezioni previste dallo stesso art. 480 c.c.) è offerta dall’art. 483 c.c. che, dopo aver disposto al primo comma che l’accettazione dell’eredità non si può impugnare se viziata da errore, prevede al secondo comma che ‘se si scopre un testamento del quale non si aveva notizia al tempo dell’accettazione, l’erede non è tenuto a soddisfare i legati scritti in esso oltre il valore dell’eredità, o con pregiudizio della porzione legittima che gli è dovuta’.

Invero tale disposizione – dalla quale si evince che, una volta accettata l’eredità, non si pone più un problema di prescrizione del diritto di accettazione della stessa in base ad un testamento scoperto successivamente – attribuisce rilievo ad un testamento che sia stato rinvenuto a distanza di tempo dall’apertura della successione in quanto, temperando il rigore di quanto sancito al primo comma, ne prevede l’efficacia senza che esso debba essere accettato, sia nell’ipotesi che detto testamento sia più favorevole per il chiamato (qualora gli attribuisca una quota maggiore di eredità o altri beni) sia nell’ipotesi opposta, stabilendo il principio del limite dell’obbligo di soddisfare i legati entro il valore della dell’eredità; pertanto la norma in esame esclude due autonomi diritti di accettazione dell’eredità, in quanto, se così fosse, l’erede sarebbe tenuto a soddisfare i legati previsti nel testamento scoperto successivamente soltanto a seguito dell’accettazione di tale testamento; invece l’obbligo per l’erede di soddisfare i legati, sia pure nei limiti sopra enunciati, a seguito della scoperta di un testamento di cui non si aveva conoscenza al tempo dell’accettazione dell’eredità – e quindi il dettato legislativo secondo il quale l’accettazione sulla base della originaria delazione resta valida, ma alla prima successione si sovrappone quella testamentaria nei termini suddetti – inducono logicamente alla conclusione che l’accettazione è unica indipendentemente dal titolo della chiamata, conformemente all’orientamento consolidato di questa Corte secondo cui il vigente ordinamento non contempla due distinti ed autonomi diritti di accettazione dell’eredità, derivanti l’uno dalla devoluzione testamentaria e l’altro dalla legittima, ma prevede (con riguardo al patrimonio relitto dal defunto, quale che ne sia il titolo della chiamata) un unico diritto di accettazione che, se non viene fatto valere, si prescrive nel termine di dieci anni decorrente dal giorno dell’apertura della successione (Cass. 25-1-1983 n. 697; Cass. 18-10-1988 n. 5666; Cass. 16-2-1993 n. 1933; Cass. 22-9-2000 n. 12575).

Deve a tal punto essere esaminata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 480 secondo comma c.c. sollevata in via subordinata nella memoria di costituzione di nuovi difensori dell’A. del 10-5-2010 per contrasto con gli artt. 3 e 24 della Costituzione.

Il cliente viene tempestivamente informato per iscritto di ogni azione svolta e degli incombenti che di volta in volta si rendono necessari per proseguire nell’attività, e nel caso di necessità di maggiori spiegazioni ha a disposizione o telefonicamente o in appuntamenti che vengono sempre fissati nel giro di massimo una settimana, l’Avvocato che segue il suo caso e che gli fornirà tutte le informazioni richieste.

  • Consulenza e redazione testamento olografo
  • Interpretazione testamenti
  • Successione eredi legittimi e legittimari
  • Successione senza testamento
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  • Divisioni patrimoni ereditari

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Addebito  separazione con figli minorenni BOLOGNA PIANORO RAVENNA IMOLA

Tradimento coniuge separazione addebito
Tradimento coniuge separazione addebito
casa-coniugale-diritti-separazioni-tribunale-Bologna
TRIBUNALE DI BOLOGNA TRIBUNALE DI FERRARA TRIBUNALE DI FORLÌ TRIBUNALE DI MODENA TRIBUNALE DI PARMA TRIBUNALE DI PIACENZA TRIBUNALE DI RAVENNA TRIBUNALE DI REGGIO EMILIA TRIBUNALE DI RIMINI
Addebito  separazione abbandono tetto coniugale con figli minorenni BOLOGNA PIANORO RAVENNA IMOLAAddebito  separazione con figli minorenni
Nel caso in cui, infatti, l’autorità giudiziaria appuri che la rottura dell’unione coniugale è dipesa dalla violazione, da parte di una sola delle parti, dei doveri disciplinati dall’art. 143 del codice civile (di fedeltà reciproca, di assistenza morale e materiale, di collaborazione nell’interesse della famiglia e di coabitazione), ove sussista specifica richiesta in tal senso, potrà pronunciare sentenza di separazione con addebito.
separazione con addebito ] – Con sentenza depositata il 12 maggio 2003, la Corte d’ appello di Genova confermò la decisione di primo grado quanto alla esclusione della addebitabilità della separazione alla V., in base al rilievo che l’inizio della sua relazione extraconiugale aveva seguito, e non preceduto, la crisi della famiglia, sicché non poteva aver costituito la causa della disgregazione del rapporto affettivo tra i coniugi.
La decisione di primo grado fu, invece, modificata quanto alla regolamentazione dell’ affidamento dei figli. Al riguardo, osservò la Corte di merito che la c.t.u. disposta in sede di giudizio di appello, a modifica delle precedenti conclusioni rese dallo stesso consulente, aveva fatto emergere la opportunità di separare i due fratelli, con collocazione di Ma. presso la madre e di M. presso il padre, ed attribuzione al Comune dell’ affidamento di entrambi. Il consulente tecnico di ufficio aveva rilevato, dopo aver sentito nuovamente i genitori e i ragazzi, che questi ultimi mostravano segni di sofferenza, determinata dalla incapacità dei genitori di avviare un pur minimo dialogo tra loro, e dalla tendenza degli stessi ad utilizzare, più o meno inconsciamente, i figli quale strumento di offesa e di rivendicazione.
Attività di consulenza e assistenza nel campo dei diritti di famiglia, con particolare riguardo alle procedure di separazione e divorzio (consensuale e giudiziale), famiglie di fatto, filiazione, azioni di disconoscimento e reclamo di legittimità.Addebito  separazione con figli minorenni
 
Giudici della Suprema Corte hanno avuto modo, a più riprese, di sottolineare come non sia sufficiente il comportamento infedele di un coniuge per sanzionarlo con la declaratoria di addebito, ma occorre stabilire che quella condotta sia stata la causa della crisi del matrimonio.
Potrebbe essere, infatti, che la relazione extraconiugale si sia innestata nell’ambito di un rapporto nuziale già compromesso, per cui non sarebbe suscettibile di determinare la pronuncia di “colpa”, ma si sarebbe posta come (evitabile o meno) conseguenza di un matrimonio già naufragato.
Con una recente quanto interessante pronuncia, la Cassazione si è soffermata su un aspetto che incide sull’onere della prova: ossia, a quale dei coniugi spetti provare che la condotta infedele sia stata la causa del precipitare del rapporto nuziale.
Come noto, in forza dell’art. 151 c.c. la separazione può essere richiesta quando si verificano fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole e ciò indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi.
L’intollerabilità della convivenza ed il grave pregiudizio all’educazione della prole, costituiscono pertanto presupposto imprescindibile ed ove richiesto e se ne ricorrano  le circostanze il giudice può ulteriormente dichiarare a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio.
 
SEGNO DI UNA RELAZIONE DEL CONIUGE
Gli indizi più ricorrenti di una possibile infedeltà coniugale sono:
§ Mutamenti nelle abitudini.
§ Aumentano i ritardi.
§ Cellulare silenziato o disattivato in presenza del coniuge.
§ Il coniuge possiede delle schede per cellulare (SIM) con numeri non conosciuti dai familiari.
§ Spese non giustificate.
§ Il coniuge ha una inconsueta attenzione per il proprio aspetto.
§ Passa molto tempo a navigare su internet.
§ Aumentano inspiegabilmente gli impegni lavorativi.
E’ bene ricordare che tra gli obblighi che scaturiscono dal vincolo matrimoniale il nostro legislatore prevede quello della coabitazione. Quindi, la condotta del coniuge che si allontana dal tetto coniugale, senza una “giusta causa”, è sanzionata dal codice civile con il cosiddetto “addebito”. Esistono, però, dei casi in cui l’allontanamento viene considerato legittimo, ovvero in presenza di determinate situazioni:
– tutelarsi da condotte violente per la propria incolumità fisica e psichica;
– infedeltà;
– invadenza dei parenti;
– mancanza di intesa sessuale;
– comportamento dispotico del coniuge.
  • Un valido motivo di allontanamento dalla casa familiare è dovuto alla presentazione delle domanda di separazione. Le ragioni sono ovvie: se i coniugi hanno proposto la domanda di separazione è perché non intendono più vivere insieme, per cui abbandonare la casa coniugale è solo una conseguenza della separazione.
  • Lo stesso vale nel caso non sia stata proposta domanda di separazione ma quella di annullamento del matrimonio.
  • Addirittura una sentenza della Cassazione ha ritenuto giusta causa di allontanamento la presenza di una suocera eccessivamente invadente.
Passando ora al profilo penale di tale comportamento, va precisato, sin da subito, che è errata la convinzione piuttosto comune secondo la quale, con l’abbandono del tetto familiare, il consorte non commetterebbe alcun reato. Infatti, l’art. 570 del Codice Penale punisce, con la pena della reclusione fino a un anno o della multa da € 103,00 a € 1.032,00 chiunque “abbandonando il domicilio domestico, si sottrare agli obblighi di assistenza inerenti alla qualità di coniuge”.
 
Avvocato divorzista esperto diritto di famiglia Diritto di famiglia,divorzio,divorzio breve ,separazione consensuale Bologna avvocato esperto Sergio Armaroli assiste quanti intendono intraprender e qualcosa come la separazione o il divorzio che certo non sono un passo facile, ve lo assicuro!!.
Addebito  separazione abbandono tetto coniugale con figli minorenni BOLOGNA PIANORO RAVENNA IMOLA
 
La Separazione Consensuale
La separazione consensuale presuppone l’accordo dei coniugi sulle condizioni da porre a base della stessa e produce effetto con l’omologazione del Giudice.
I coniugi devono essere d’accordo, in particolare, su alcuni punti: sul vivere separati, sul mantenimento, l’affidamento e l’educazione di eventuali figli minori, sul mantenimento dei figli maggiorenni non economicamente autosufficienti, sull’eventuale previsione di un assegno di mantenimento a carico dell’uno o dell’altra, sull’assegnazione della casa coniugale.
La separazione consensuale ha inizio con ricorso che viene presentato da entrambi i coniugi.
Non è indispensabile che i coniugi siano assistiti da due avvocati, potendo il ricorso essere presentato da un solo avvocato che rappresenterà entrambi.
Addebito  separazione abbandono tetto coniugale con figli minorenni BOLOGNA PIANORO RAVENNA IMOLA Nel caso in cui, infatti, l'autorità giudiziaria appuri che la rottura dell'unione coniugale è dipesa dalla violazione, da parte di una sola delle parti, dei doveri disciplinati dall'art. 143 del codice civile (di fedeltà reciproca, di assistenza morale e materiale, di collaborazione nell'interesse della famiglia e di coabitazione), ove sussista specifica richiesta in tal senso, potrà pronunciare sentenza di separazione con addebito.
Addebito  separazione abbandono tetto coniugale con figli minorenni BOLOGNA PIANORO RAVENNA IMOLA Nel caso in cui, infatti, l’autorità giudiziaria appuri che la rottura dell’unione coniugale è dipesa dalla violazione, da parte di una sola delle parti, dei doveri disciplinati dall’art. 143 del codice civile (di fedeltà reciproca, di assistenza morale e materiale, di collaborazione nell’interesse della famiglia e di coabitazione), ove sussista specifica richiesta in tal senso, potrà pronunciare sentenza di separazione con addebito.
 
Nelle fasi successive, l’avv. Sergio Armaroli persegue, quando ne ravvisi l’opportunità, il raggiungimento di condizioni consensuali ed elastiche tra le parti, di modo da garantire loro la serenità relazionale sia nei rapporti reciproci, sia nei riguardi dei figli, ed, in caso, di terzi soggetti o nuovi ambienti; di converso, quando le circostanze lo consiglino, attua la tutela degli interessi individuali del cliente, esperendo le azioni necessarie a prevenire violenze, stalking, prevaricazioni e molestie (dirette od indirette, tramite figli, genitori, etc.), all’addebito della separazione, fino al riconoscimento e risarcimento dei danni da illeciti domestici.
Addebito  separazione abbandono tetto coniugale con figli minorenni BOLOGNA PIANORO RAVENNA IMOLA Nel caso in cui, infatti, l'autorità giudiziaria appuri che la rottura dell'unione coniugale è dipesa dalla violazione, da parte di una sola delle parti, dei doveri disciplinati dall'art. 143 del codice civile (di fedeltà reciproca, di assistenza morale e materiale, di collaborazione nell'interesse della famiglia e di coabitazione), ove sussista specifica richiesta in tal senso, potrà pronunciare sentenza di separazione con addebito.
Addebito  separazione abbandono tetto coniugale con figli minorenni BOLOGNA PIANORO RAVENNA IMOLA Nel caso in cui, infatti, l’autorità giudiziaria appuri che la rottura dell’unione coniugale è dipesa dalla violazione, da parte di una sola delle parti, dei doveri disciplinati dall’art. 143 del codice civile (di fedeltà reciproca, di assistenza morale e materiale, di collaborazione nell’interesse della famiglia e di coabitazione), ove sussista specifica richiesta in tal senso, potrà pronunciare sentenza di separazione con addebito.
Nell’ambito delle condizioni economico – patrimoniali, attua quanto necessario alla ricostruzione dei redditi e dei patrimoni effettivi, onde, all’esito, garantire adeguati contributi nel mantenimento per i minori ed i coniugi economicamente più deboli, oltreché, se possibile, la divisione dei beni comuni, quali, principalmente, immobili.
Quando marito e moglie decidono di comune accordo di interrompere il loro matrimonio si parla invece di separazione consensuale. La pratica, spesso pacifica e di veloce svolgimento, prevede l’intervento e l’assistenza di un legale al fine di garantire il pieno rispetto dei vincoli sanciti dal diritto di famiglia.
Separazioni e divorzi
  • Separazione consensuale e giudiziale
  • Divorzio congiunto e giudiziale
  • Consulenza sul regime patrimoniale della famiglia
  • Assegnazione/divisione casa di famiglia
  • Modalità mantenimento coniuge e figli
  • Nullità/annullamento matrimonio
  • Ordini di protezione/allontanamento del coniuge/figlio
  • Tutela frequentazione parenti
  • Azione di disconoscimento figli legittimi
  • Risarcimento del danno endofamiliare
Famiglia di fatto / Contratti di convivenza
  • Rapporti patrimoniali e personali tra conviventi
  • Tutela figli naturali (affidamento – frequentazioni parenti)
  • Assegnazione/divisione casa di famiglia
  • Mantenimento figli naturali
  • Legittimazione figli naturali (equiparazione del figlio naturale al figlio legittimo)
  • Azione di riconoscimento figli naturali con o senza il consenso dell’altro genitore
  • Testamento a tutela del figlio naturale
  • Ordine di protezione e allontanamento del convivente e/o del figlio
  • Richiesta arretrati mantenimento figlio nei confronti del genitore inadempiente e relativo risarcimento del danno
  • Contratti di convivenza more uxorio
 
Addebito  separazione abbandono tetto coniugale con figli minorenni BOLOGNA PIANORO RAVENNA IMOLA
 
Avvocato divorzista esperto diritto di famiglia Diritto di famiglia,divorzio,divorzio breve ,separazione consensuale Bologna avvocato esperto Sergio Armaroli
Bologna Imola
Rivolgendovi all’avvocato potrete contare su un professionista del Foro in grado di portare a termine la vostra pratica nel migliore dei modi. Il patto tra le parti dovrà prevedere pieno accordo per quanto riguarda:
affidamento dei figli;
mantenimento del coniuge più debole;
assegnazione della casa al genitore affidatario;
diritti patrimoniali, di obbligazione e di credito.
Entrambi i coniugi dovranno comparire, in fase di prima udienza, davanti al giudice che tenterà la conciliazione.
Valutati gli accordi e stabilito che questi non rechino disagio per la prole, egli sancirà di fatto la separazione che, passato sei mesi o un anno potrà tramutarsi in divorzio.
separazioni tra coniugi e divorzi (sia consensuali che giudiziali);
affidamento dei figli minorenni;
mantenimento coniuge e figli maggiori e/o minori;
violazione degli obblighi di assistenza familiare;
accertamento del rapporto di filiazione (legittima e naturale), riconoscimento di figlio naturale, dichiarazione giudiziale di maternità e paternità, disconoscimento di paternità;
convivenza di fatto e regolamentazione dei rapporti patrimoniali e non;
successioni e donazioni;
interdizione, inabilitazione, amministrazione di sostegno.
 
Addebito  separazione abbandono tetto coniugale con figli minorenni BOLOGNA PIANORO RAVENNA IMOLA
 
Avvocato divorzista esperto diritto di famiglia I coniugi possono decidere autonomamente e di comune accordo le condizioni sia economiche e relative al patrimonio, sia riguardanti l’affidamento e il diritto di visita dei figli minori nei casi di separazione coniugale. In questo caso si parla di una separazione consensuale, e, se lo desiderano, i due coniugi possono essere rappresentati anche dallo stesso avvocato, che assisterà entrambi in tutto il procedimento legale.
Avvocato divorzista esperto diritto di famiglia Le condizioni della separazione sono sempre modificabili su richiesta di parte qualora intervengano nuove circostanze di fatto e di diritto rispetto al momento in cui i provvedimenti sono stati assunti, lo Studio avvocato divcorzista bolognapertanto, assiste la coppia anche dopo la conclusione della fase di separazione.
Addebito  separazione abbandono tetto coniugale con figli minorenni BOLOGNA PIANORO RAVENNA IMOLA Nel caso in cui, infatti, l'autorità giudiziaria appuri che la rottura dell'unione coniugale è dipesa dalla violazione, da parte di una sola delle parti, dei doveri disciplinati dall'art. 143 del codice civile (di fedeltà reciproca, di assistenza morale e materiale, di collaborazione nell'interesse della famiglia e di coabitazione), ove sussista specifica richiesta in tal senso, potrà pronunciare sentenza di separazione con addebito.
Addebito  separazione abbandono tetto coniugale con figli minorenni BOLOGNA PIANORO RAVENNA IMOLA Nel caso in cui, infatti, l’autorità giudiziaria appuri che la rottura dell’unione coniugale è dipesa dalla violazione, da parte di una sola delle parti, dei doveri disciplinati dall’art. 143 del codice civile (di fedeltà reciproca, di assistenza morale e materiale, di collaborazione nell’interesse della famiglia e di coabitazione), ove sussista specifica richiesta in tal senso, potrà pronunciare sentenza di separazione con addebito.
 
Le attività dello studio comprendono l’assistenza legale per separazioni, divorzi congiunti e non, nonché per tutte le problematiche inerenti all’affido dei figli minorenni, al loro mantenimento ed all’accertamento della paternità. La strategia dell’Avvocato Avvocato divorzista esperto diritto di famiglia Diritto di famiglia,divorzio,divorzio breve ,separazione consensuale Bologna avvocato esperto Sergio Armaroli 
Bologna Imola si basa su comunicazione e trasparenza: l’obiettivo primario è favorire il raggiungimento di un accordo che soddisfi appieno entrambe le parti e che possa garantire il maggior benessere ai minori coinvolti Addebito  separazione abbandono tetto coniugale con figli minorenni BOLOGNA PIANORO RAVENNA IMOLA
 
ASSEGNO DIVORZILE
 
La corte di Cassazione, mediante sentenza 11504/17, modifica i requisiti ai fini del riconoscimento all’assegno divorzile, in precedenza spettante in favore del coniuge economicamente più debole che non era nelle condizioni di poter mantenere, mediante il proprio reddito e patrimonio, lo stesso tenore di vita goduto durante la vita matrimoniale.
Ebbene la Corte di Cassazione, mediante il nuovo orientamento, dispone che l’assegno divorzile non vada riconosciuto a chi si trovi in una situazione di indipendenza economica, in quanto titolare di redditi, patrimoni immobiliari o mobiliari o comunque sia nelle condizioni, capacità e possibilità di reperire un’occupazione (cosiddetto criterio di autosufficienza).
 
Separazioni e divorzi
  • Separazione consensuale e giudiziale
  • Divorzio congiunto e giudiziale
  • Consulenza sul regime patrimoniale della famiglia
  • Assegnazione/divisione casa di famiglia
  • Modalità mantenimento coniuge e figli
  • Nullità/annullamento matrimonio
  • Ordini di protezione/allontanamento del coniuge/figlio
  • Tutela frequentazione parenti
  • Azione di disconoscimento figli legittimi
  • Risarcimento del danno endofamiliare
Famiglia di fatto / Contratti di convivenza
  • Rapporti patrimoniali e personali tra conviventi
  • Tutela figli naturali (affidamento – frequentazioni parenti)
  • Assegnazione/divisione casa di famiglia
  • Mantenimento figli naturali
  • Legittimazione figli naturali (equiparazione del figlio naturale al figlio legittimo)
  • Azione di riconoscimento figli naturali con o senza il consenso dell’altro genitore
  • Testamento a tutela del figlio naturale
  • Ordine di protezione e allontanamento del convivente e/o del figlio
  • Richiesta arretrati mantenimento figlio nei confronti del genitore inadempiente e relativo risarcimento del danno
  • Contratti di convivenza more uxorio
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Ma il diritto di famiglia si occupa anche della tutela dei minori in generale, compresi anche i figli naturali, ossia i figli nati da genitori non coniugati; quando all’interno della famiglia, sia essa legittima o di fatto sorgono determinate problematiche, che possono portare ad esempio alla necessità o opportunità di imporre limitazioni o restrizioni alla potestà di uno o di entrambi i genitori, interviene un organo giurisdizionale particolare, il Tribunale dei Minori, competente peraltro anche per la materia delle adozioni.
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