Licenziamento-illegittimo-riforma-Fornero

il licenziamento per giustificato motivo soggettivo e oggettivo

Cosa è il  giustificato motivo del licenziamento ?

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Il licenziamento per giustificato motivo può riguardare uno o più lavoratori (licenziamento plurimo).

La nozione di giusta causa la ritroviamo all’interno dell’art.2119 c.c., mentre quella di giustificato motivo nasce all’interno dell’art.3 L.604/1966.

Nel licenziamento per giustificato motivo è necessario un preavviso, secondo i contratti di lavoro, senza il quale il datore di lavoro dovrà pagare al lavoratore la relativa retribuzione.

Il giustificato motivo oggettivo  è configurabile quando esiste un’esplicita necessità dell’impresa ad esempio crisi impresa o chiusura di una unità locale se non si puo’ adibire il lavoratore ad altra unità,

Come si procede

Ai sensi della legge  n. 92/2012 (c.d. Legge Fornero), il legislatore ha ritenuto opportuno prevedere che, nel caso di licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo, il datore di lavoro che abbia alle proprie dipendenze più di quindici lavoratori nella stessa unità produttiva o nello stesso Comune o comunque più di sessanta complessivamente, debba seguire una specifica procedura.


Tale procedura, indicata nel nuovo testo dell’art. 7 della Legge 604/1966, prevede che:
a) il datore di lavoro che ritenga di trovarsi in una delle situazioni che rendono necessario per motivi oggettivi il licenziamento di un lavoratore, prima di formalizzare il recesso dal contratto di lavoro, deve inviare alla Direzione territoriale del lavoro del luogo dove il lavoratore presta la sua opera, e, per conoscenza, al lavoratore , una comunicazione in forma scritta in cui siano indicati:

  • l’intenzione di procedere al licenziamento per motivo oggettivo;

  • gli specifici motivi alla base del licenziamento;

  • le eventuali misure di assistenza alla ricollocazione del lavoratore interessato;

Entro il termine perentorio di sette giorni decorrenti dalla data di ricezione della comunicazione, la Direzione territoriale del lavoro deve convocare le parti (datore e lavoratore), che consiste sostanzialmente in un tentativo di conciliazione, da svolgersi dinanzi alla commissione provinciale di conciliazione prevista dall’articolo 410 del codice di procedura civile.

L’incontro dovrà svolgersi e concludersi entro venti giorni  (di calendario) dal momento in cui la Direzione territoriale del lavoro ha trasmesso la convocazione (salvo, naturalmente, che le parti non ritengano, di comune accordo, di proseguire i contatti nel tentativo di raggiungere un accordo).

Durante l’incontro  datore di lavoro e lavoratore potranno farsi assistere dalle organizzazioni di rappresentanza cui sono iscritte o abbiano conferito mandato, oppure da un componente della rappresentanza sindacale dei lavoratori, ovvero da un avvocato o da un consulente del lavoro.

Al termine dei venti giorni (o del più lungo periodo concordato tra le parti o del periodo di sospensione dovuto a legittimo e documentato impedimento del lavoratore), se non si è trovato un accordo, il datore di lavoro potrà comunicare  il licenziamento al lavoratore nel rispetto delle seguenti condizioni:

  • forma scritta;

  • specificazione dei motivi che lo hanno determinato;

  • rispetto del diritto del lavoratore a prestare il contrattuale periodo di preavviso oppure, in alternativa, a ricevere la relativa indennità sostitutiva.

Tanto il licenziamento quanto le dimissioni saranno comunicate per iscritto.

In attuazione dell’art. 4, comma 17, della legge 28 giugno 2012, n. 92, oltre a quanto previsto dall’Accordo Interconfederale 3 agosto 2012, la convalida delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali può essere validamente effettuata in sede aziendale se il lavoratore è assistito da un componente della rappresentanza sindacale unitaria.

Giustificato motivo soggettivo

Il giustificato motivo soggettivo si differenzia dalla giusta causa in quanto non così grave da consentire il  licenziamento in tronco senza preavviso. Ha anch’esso una motivazione disciplinare, legata all’inadempienza del lavoratore rispetto agli obblighi contrattuali (contratto di riferimento).

Ad esempio una prolungata assenza che l’azienda dimostri di non poter sopportare, avendo necessità di affidare ad altri quelle determinate mansioni.

E’ ammesso il licenziamento per superamento del periodo di comporto (l’arco temporale in cui, in caso di malattia, il lavoratore ha diritto di conservare il posto) scaduta tale finestra, a meno che lo stato di malattia non dipenda dalla violazione di misure di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

Giustificato motivo oggettivo

Il diritto di libertà dell’attività economica privata è sancito dall’art. 41 della Costituzione: quando il datore di lavoro ritiene che per attuare delle modifiche sia necessario licenziare un dipendente ha facoltà di farlo, ma in caso di contestazione dovrà dimostrare il giustificato motivo oggettivo (ad esempio, il reale riassetto dell’azienda).

Spetta all’azienda l’onere della prova: deve dimostrare la sussistenza delle ragioni del licenziamento, il nesso di causalità con il recesso dal rapporto di lavoro, l’impossibilità di ricollocare il dipendente presso un reparto diverse o spostarlo a mansioni diverse rispetto a quelle precedentemente svolte (anche inferiori alle precedenti, se il lavoratore accetta).

In caso di ricorso, il giudice ha l’obbligo di controllare la veridicità delle ragioni addotte ma non può entrare nel merito delle scelte del datore di lavoro, ossia non può opporsi al ridimensionamento o riorganizzazione aziendale.

Se in sede di contestazione il lavoratore si trovi nella possibilità di indicare mansioni che avrebbe potuto ricoprire, spetta al datore di lavoro motivare il mancato riposizionamento.

Se si arriva al contenzioso sul licenziamento?

Se in seguito al ricorso del lavoratore il giudice dichiara illegittimo il licenziamento, il datore di lavoro dovrà applicare la tutela reale o quella obbligatoria.

Nel primo caso sono previsti, in base all’art. 18 della legge 300/1970 (lo Statuto dei Lavoratori), il reintegro nel posto di lavoro e un risarcimento pari alla retribuzione maturata, includendo i contributi dal giorno del licenziamento a quello del reintegro, con un minimo di cinque mensilità.

A seguito delle modifiche all’articolo 18 della riforma del lavoro Monti-Fornero è stata prevista la possibilità di risarcimento senza reintegro nel caso in cui il licenziamento illegittimo sia avvenuto per motivi economici (giustificato motivo oggettivo), previo tentativo di conciliazione obbligatoria.

La riforma prevede anche una discrezionalità (pur limitata) del giudice sull’eventualità del reintegro anche nei casi di licenziamenti disciplinari (per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo): l’alternativa è un’indennità compresa fra le 12 e le 24 mensilità.

Un contratto collettivo prevede di solito determinati episodi che possono condurre al licenziamento per giusta causa:

  • l’insubordinazione nei confronti del capo e il rifiuto, senza dare spiegazioni, di svolgere i propri incarichi;

  • la sottrazione di beni durante lo svolgimento delle proprie attività;

  • il non riprendere il lavoro quando, dopo aver chiesto un permesso per malattia, la visita medica di controllo dichiara il buono stato di salute dell’impiegato;

  • comportamenti penalmente rilevanti, anche al di fuori del lavoro, che facciano perdere la fiducia nel lavoratore;

  • svolgere attività lavorative per conto di terzi, durante un permesso per malattia, che pregiudichino il rientro al lavoro o la guarigione dell’impiegato;

  • comportamenti violenti verso gli altri lavoratori, come le risse;

Il licenziamento

Tutela del lavoratore: reintegrazione o riassunzione

Se il licenziamento viene intimato senza la forma scritta o senza giustificazione, il  giudice lo ritiene illegittimo e lo dichiara inefficace. In questo caso, il datore è soggetto a determinati obblighi verso il lavoratore. La tutela (reale od obbligatoria) accordata al dipendente, licenziato ingiustamente, è diversa a seconda della dimensione dell’azienda.

Quando il giudice del lavoro ordina la reintegrazione?

  • Il giudice ordina la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, prevista dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (modificato dalla Legge n. 108/1990) nei confronti dei datori di lavoro, imprenditori o meno, che occupano:
  •  più di 15 dipendenti (5 se agricoli) in ciascuna unità produttiva: sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo, dove è avvenuto il licenziamento;
  • più di 15 dipendenti (5 se  agricoli) nell’ambito dello stesso Comune, anche se ciascuna unità produttiva non raggiunge il limite;
  • più di 60 dipendenti complessivamente se nell’unità produttiva interessata sono occupati meno di 16 dipendenti.

Cosa  è il  risarcimento a Tutela reintegratoria “piena”

Quando si applica:

  • in tutti i casi di nullità del licenziamento, perché discriminatorio oppure comminato in costanza di matrimonio o in violazione delle tutele previste in materia di maternità o paternità oppure negli altri casi previsti dalla legge;
  • nei casi in cui il licenziamento sia inefficace perché intimato in forma orale.

È bene precisare che essa trova applicazione a prescindere dal numero di lavoratori occupati dal datore di lavoro ed è prevista anche a favore dei dirigenti.

In tali ipotesi, il giudice, dichiarando nullo il licenziamento, ordina al datore di lavoro la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e condanna il datore al risarcimento del danno subito per il periodo successivo al licenziamento e fino alla reintegrazione e al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali per tutto il periodo intercorrente fra il licenziamento e la reintegrazione.

Il risarcimento del danno è rappresentato da un’indennità commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto maturata dal giorno del licenziamento al giorno dell’effettiva reintegrazione e non può in ogni caso essere inferiore alle cinque mensilità (non è invece previsto un limite massimo).

Dall’importo deve essere dedotto quanto eventualmente percepito, nel periodo di estromissione, per lo svolgimento di altre attività lavorative.

Fermo restando tale risarcimento, il lavoratore ha, comunque, la possibilità – entro trenta giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza – di chiedere al datore di lavoro, in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, un’indennità pari a 15 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, la cui richiesta determina la risoluzione del rapporto di lavoro.

QUANDO VIENE APPLICATA QUESTA TUTELA?

Nell’ipotesi  licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo illegittimo per insussistenza del fatto contestato o perché il fatto rientra in una delle condotte punibili con sanzione conservativa sulla base del CCNL applicabile;

se invece abbiamo un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, se il fatto è manifestamente infondato.
Il giudice, annullando il licenziamento, ordina la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e condanna il datore di lavoro al pagamento del risarcimento del danno oltreché al versamento dei contributi previdenziali per tutto il periodo fino alla effettiva reintegrazione.

In questo caso il risarcimento , corrisponde ad una indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione  globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione, dedotto sia ci che il lavoratore ha effettivamente percepito per lo svolgimento di altre attività lavorative, sia ciò che lo stesso avrebbe potuto percepire dedicandosi con diligenza alla ricerca di una nuova occupazione.

La legge fissa un  un limite massimo per il risarcimento, che non può in ogni caso superare un importo pari a dodici mensilità della retribuzione globale di fatto. Anche in tal caso, il lavoratore può optare per l’indennità sostitutiva della reintegra.

QUANDO VI E’ L’OBBLIGO DI RIASSUNZIONE ?

L’obbligo di riassunzione del lavoratore invece, previsto dall’art. 2 L. n. 108/1990 (che ha ampliato l’art. 8 della L. 604), viene ordinato dal giudice nei confronti dei datori di lavoro, imprenditori o meno, che occupano:

  • fino a 15 dipendenti (5 se agricoli) in ciascuna unità produttiva;
  • fino a 60 complessivamente se nell’unità produttiva interessata sono occupati meno di 16 dipendenti.

Giurisprudenza

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Sentenza 24 ottobre 2012 – 15 gennaio 2013, n. 807

(Presidente De Renzis – Relatore Venuti)

Svolgimento del processo

La Corte di Appello di Firenze, con sentenza del 20 febbraio 2009, in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha dichiarato illegittimo il licenziamento intimato dalla società Nencini Laterizi S.p.A. al dipendente K.A., con qualifica di quadro; ha condannato la società a reintegrarlo nel posto di lavoro ed a corrispondergli le retribuzioni globali di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegra, con gli accessori di legge; ha rigettato la domanda di risarcimento dei danni proposta dal lavoratore.



Ha osservato la Corte territoriale che dalle risultanze acquisite, ed in particolare dalla prova testimoniale, non erano emersi elementi tali da giustificare il licenziamento, dovendo viceversa ritenersi che la direzione aziendale, superato il periodo di prova, avendo maturato il convincimento della inadeguatezza del dipendente ai compiti assegnatigli, era da tempo alla ricerca di un pretesto per liberarsi di un lavoratore indesiderato.

Il dipendente era stato privato di alcune mansioni; era oggetto di frequenti rilievi da parte dei superiori; gli era stato reiteratamente e pubblicamente richiesto di dimostrare di aver conseguito la laurea in ingegneria, circostanza questa risultante dalla documentazione prodotta dal dipendente all’atto dell’assunzione.

Nella situazione sopra descritta, lo scontro verbale del 15 novembre 2004, avvenuto tra il lavoratore e il suo diretto superiore, appariva come una comprensibile, seppure censurabile, reazione del primo all’attività di provocazione posta in essere dalla direzione aziendale in suo danno ed in particolare dal predetto superiore.

Quanto alla domanda di risarcimento dei danni, la Corte d’appello rilevava che le prove acquisite non avevano dimostrato la gravità del demansionamento né tanto meno le vessazioni che il lavoratore aveva posto a fondamento di detta domanda.

Per la riforma di tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione la società, sulla base di un solo motivo.

Resiste il lavoratore, proponendo ricorso incidentale in relazione alle domande risarcitorie non accolte. La società ha depositato controricorso al ricorso incidentale.

Motivi della decisione

1. I ricorsi, principale ed incidentale, in quanto proposti avverso la stessa sentenza devono essere riuniti (art. 335 c.p.c.).

2. Con l’unico motivo del ricorso la società ricorrente denunzia omessa e/o insufficiente motivazione circa fatti controversi e decisivi per il giudizio (art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c.).

Deduce che la Corte territoriale:

- non ha indicato le ragioni che l’hanno indotta a ritenere che i comportamenti posti in essere dalla società erano preordinati all’allontanamento del lavoratore dall’azienda;

  • 

- non ha valutato adeguatamente l’episodio verificatosi nell’aprile del 2004 e il grave errore di valutazione commesso in quella circostanza dal dipendente: questi, intervenuto per fronteggiare una fuoriuscita di fumo da un impianto, aveva azionato per errore una valvola che riguardava un diverso impianto, provocando un tardivo blocco dello stesso ed il verificarsi di un getto di vapore che aveva procurato ustioni al viso ad un suo superiore;
  • – non ha considerato il rifiuto reiterato ed immotivato da parte del dipendente di esibire, a seguito di tale incidente, il titolo accademico conseguito;

- ha valutato parzialmente il contenuto delle registrazioni effettuate dal dipendente nel corso dei colloqui avuti con il superiore suddetto, traendone conseguenze non rispondenti alla reale entità dei fatti;
  • – ha erroneamente ritenuto che le frasi ingiuriose pronunciate dal ricorrente nei confronti del suo diretto superiore nel corso della discussione avvenuta nel novembre 2004 non fossero tali da giustificare la sanzione espulsiva, mentre in realtà si era trattato di un comportamento idoneo a ledere il rapporto fiduciario, dovendo peraltro escludersi che l’azienda avesse tenuto nei confronti del lavoratore una attività di provocazione.

3. Con l’unico motivo del ricorso incidentale, denunziando violazione e falsa applicazione degli artt. 2087 e 2103 c.c. (art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.), nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360, primo comma, n. 5 c.p.c.), si censura la sentenza impugnata per avere rigettato la domanda relativa al danno professionale conseguente al demansionamento, nonché quelle relative al danno biologico, esistenziale e alla dignità morale.

Rileva il ricorrente incidentale che dalla prova testimoniale espletata in primo grado è emerso il demansionamento operato dall’azienda nei suoi confronti nonché un disegno consapevolmente persecutorio, che gli hanno procurato uno stato depressivo reattivo, oltre che una lesione della sua dignità.

A fronte di tali elementi, la Corte di merito ha erroneamente rigettato le domande e, pur dando atto che l’azienda aveva posto in essere nei suoi confronti continue pressioni e aperte provocazioni per indurlo alle dimissioni, ha ritenuto che in tali fatti non fossero configurabili vessazioni.

Ciò, ad avviso del ricorrente incidentale, configura una motivazione contraddittoria e comunque insufficiente, nonché una falsa applicazione degli artt. 2087 e 2103 c.c. “per non avere ravvisato demansionamento e violazione dell’obbligo di sicurezza in condotte che viceversa rientrano nel paradigma normativo in questione”.

In relazione alla asserita violazione dei predetti articoli, formula il relativo quesito di diritto.

4. Il ricorso principale non è fondato.

È principio consolidato di questa Corte che in tema di licenziamento per giusta causa, ai fini della proporzionalità fra fatto addebitato e recesso, viene in considerazione ogni comportamento che, per la sua gravità, sia suscettibile di scuotere la fiducia del datore di lavoro e di far ritenere che la continuazione del rapporto si risolva in un pregiudizio per gli scopi aziendali, dovendosi ritenere determinante, a tal fine, l’influenza che sul rapporto di lavoro sia in grado di esercitare il comportamento del lavoratore che, per le sue concrete modalità e per il contesto di riferimento, appaia suscettibile di porre in dubbio la futura correttezza dell’adempimento e denoti una scarsa inclinazione ad attuare diligentemente gli obblighi assunti, conformando il proprio comportamento ai canoni di buona fede e correttezza (cfr., fra le altre, Cass. 22 giugno 2009 n. 14586; Cass. 26 luglio 2010 n. 17514; Cass. 13 febbraio 2012 n. 2013).



La gravità dell’inadempimento deve essere valutata nel rispetto della regola generale della “non scarsa importanza” di cui all’art. 1455 c.c., sicché l’irrogazione della massima sanzione disciplinare risulta giustificata solamente in presenza di un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali, tale cioè da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro per essersi irrimediabilmente incrinato il rapporto di fiducia, da valutarsi in concreto in considerazione della realtà aziendale e delle mansioni svolte (Cass. 10 dicembre 2007 n. 25743).

Inoltre va assegnato rilievo all’intensità dell’elemento intenzionale, al grado di affidamento richiesto dalle mansioni, alle precedenti modalità di attuazione del rapporto, alla durata dello stesso, all’assenza di pregresse sanzioni, alla natura e alla tipologia del rapporto medesimo (Cass. 13 febbraio 2012 n. 2013).

Il giudizio di proporzionalità tra licenziamento disciplinare e addebito contestato è devoluto al giudice di merito, la cui valutazione non è censurabile in sede di legittimità, ove sorretta da motivazione sufficiente e non contraddittoria (Cass. 25 maggio 2012 n. 8293; Cass. 7 aprile 2011 n. 7948; Cass. 15 novembre 2006 n. 24349).

È stato infine precisato da questa Corte che il controllo sulla congruità e sufficienza della motivazione, consentito dall’art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c., non deve risolversi in nuovo giudizio di merito attraverso una autonoma, propria valutazione delle risultanze degli atti di causa, risultando ciò estraneo alla funzione assegnata dall’ordinamento al giudice di legittimità (cfr. Cass. 26 luglio 2010 n. 17514; Cass. 23 febbraio 2009 n. 4369; Cass. 10 dicembre 2007 n. 25743; Cass. 7 giugno 2005 n. 11789).

Nella fattispecie in esame la Corte di merito, con motivazione congrua e priva di vizi logici, dopo aver ricostruito i fatti in base alle risultanze della prova testimoniale, li ha valutati nella loro completezza, sul piano oggettivo e soggettivo alla stregua degli elementi concreti emersi, escludendo che fossero tali da giustificare la sanzione espulsiva.

In particolare ha posto in evidenza che il lavoratore non solo veniva frequentemente fatto oggetto di rilievi in ragione della asserita sua inadeguatezza allo svolgimento dei compiti assegnatigli, alcuni dei quali gli furono sottratti, ma ha rimarcato che pubblicamente e reiteratamente gli venne richiesto di dimostrare il titolo di studio (laurea in ingegneria conseguita all’estero) – evidentemente allo scopo di screditarlo nell’ambiente lavorativo -, ancorché tale titolo fosse stato allegato nel curriculum presentato all’atto dell’assunzione.

Da tutto ciò la Corte territoriale ha argomentato che lo scontro verbale con il diretto superiore, avvenuto nel novembre 2004, fu determinato da una comprensibile, seppure censurabile, reazione del lavoratore, determinata dall’atteggiamento ostile tenuto dall’azienda nei suoi confronti, onde non poteva ritenersi giustificata la sanzione espulsiva comminatagli.

La società ricorrente ha evidenziato una supposta imperizia e/o negligenza del lavoratore in occasione di un episodio avvenuto nell’aprile del 2004, in cui il medesimo, intervenuto per fronteggiare una fuoriuscita di fumo da un impianto, ha azionato per errore una valvola che riguardava un diverso impianto, provocando un tardivo blocco dello stesso ed il verificarsi di un getto di vapore che aveva procurato ustioni al viso ad un suo superiore.

Ha poi richiamato delle registrazioni effettuate dal dipendente nel corso di colloqui avuti con lo stesso superiore.

Tali fatti – per quanto è dato rilevare dagli scritti difensivi delle parti -non risultano oggetto di contestazione disciplinare e quindi non rilevano ai fini del presente giudizio.

5. Anche il ricorso incidentale è infondato.

La Corte territoriale, pur motivando succintamente in ordine al rigetto delle domande relative al demansionamento e ai danni, ha tuttavia dato conto delle ragioni del suo convincimento, richiamando le prove acquisite ed in particolare le deposizioni dei testi escussi.

Ha rilevato al riguardo che, seppure dalle dichiarazioni di tali testi era emerso uno stato di tensione e di disagio per il dipendente nell’ambiente lavorativo, tuttavia, anche per il circoscritto periodo oggetto di prova e la scarsa rilevanza dei fatti emersi, non poteva configurarsi il dedotto demansionamento né tanto meno erano ravvisabili “vessazioni”.

La motivazione appare coerente e non contraddittoria con quanto in precedenza sostenuto dalla stessa Corte, e cioè che l’azienda aveva posto in essere nei confronti del lavoratore provocazioni e pressioni al fine di indurlo alle dimissioni.

Un conto, infatti, è essere provocato o subire sollecitazioni al fine anzidetto, altro conto è ricevere vessazioni, e cioè angherie, soprusi e sopraffazioni, elementi questi che possono integrare la fattispecie del mobbing nel concorso degli altri elementi richiesti.

Quanto poi alla dedotta violazione dell’obbligo di sicurezza (art. 2087 c.c.), non è dato cogliere il senso della censura dal momento che il ricorrente incidentale non ha fornito ulteriori precisazioni o chiarimenti in merito.

Il ricorso incidentale deve pertanto essere respinto.

6. Vanno compensate tra le parti le spese presente giudizio, avuto riguardo al rigetto di entrambi i ricorsi.

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi e li rigetta. Compensa le spese tra le parti.

 

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IL TRADIMENTO AL FINE DELL’ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE VA VALUTATO, SE LA CRISI DEL RAPPORTO DURAVA DA ANNI IL TRADIMENTO NON PER FORZA PORTA ALL’ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE :

  1. L’esame comparativo delle condotte di entrambi i coniugi e la sussistenza di un nesso di causalità tra il comportamento oggettivamente trasgressivo ed il determinarsi dell’intollerabilità della convivenza sono pertanto elementi imprescindibili.

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  1. Il tradimento non rileva se interviene in una situazione già compromessa : In tema di separazione dei coniugi il presunto tradimento non assume alcuna rilevanza ai fini dell’addebito della stessa, laddove risulti intervenuto a situazione ormai compromessa, quando cioè già da mesi, con la scoperta della mala gestio del patrimonio familiare da parte del coniuge infedele, risultasse già maturata l’intollerabilità della convivenza.

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  1. La presunta gestione per fini personali dei risparmi di famiglia, invece, rileva ai fini dell’addebito solo se la parte dimostri che essa abbia comportato la concreta violazione degli obblighi di assistenza economica-materiale e di contribuzione ai bisogni della famiglia cui ciascun coniuge è obbligato in via primaria ai sensi dell’art. 143 c.c. (Trib. Genova Sez. IV, 29/03/2012).

  1. Mentre può rilevare se offende la diginità e l’onore dell’altro coniuge per le sue modalità : “la relazione intrattenuta da un coniuge con terzi, qualora, considerati gli aspetti esteriori caratterizzanti la stessa nell’ambiente in cui i coniugi vivono, sia idonea a dar luogo a plausibili sospetti di infedeltà, è tale da costituire causa di addebito della separazione ex 151 c.c. anche qualora di fatto non si sostanzi in un vero e proprio tradimento, poiché in ogni caso tale da determinare l’offesa alla dignità ed all’onore dell’altro coniuge”. (Trib. Trieste, 24/03/2011)

  1. Tuttavia nella giurisprudenza più recente si osservano  una diversa valutazione delle circostanze ed una modifica della prospettiva di partenza ritenendo che in talune ipotesi sussista una presunzione di intollerabilità della prosecuzione della convivenza ed in particolare in caso di tradimento, onerando l’altro coniuge della prova contraria.

  2. Il richiedente l’addebito non dovrà neppure provare il nesso causale sopra accenntato.

  1. La Cassazione n. 11516 del 23/05/2014 ha statuito che : in tema di separazione giudiziale dei coniugi, si presume che l’inosservanza del dovere di fedeltà, per la sua gravita, determini l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, giustificando così, di per sè, l’addebito al coniuge responsabile, salvo che questi dimostri che l’adulterio non sia stato la causa della crisi familiare, essendo questa già irrimediabilmente in atto, sicchè la convivenza coniugale era ormai meramente formale (da ultimo, 14 febbraio 2012, n. 2059; Cass. 7 dicembre 2007, n. 25618). Ciò vuoi dire che, a fronte dell’adulterio, il richiedente l’addebito ha assolto all’onere della prova su di lui gravante, non essendo egli onerato anche della dimostrazione dell’efficienza causale dal medesimo svolta; spetta, di conseguenza, all’altro coniuge di provare, per evitare l’addebito, il fatto estintivo e cioè che l’adulterio sopravvenne in un contesto familiare già disgregato, al punto che la convivenza era mero simulacro; ne deriva parimenti che, una volta accertato l’adulterio, la sentenza che su tale premessa fonda la pronuncia di addebito è sufficientemente motivata (così ancora la citata Cass. 14 febbraio 2012, n. 2059).

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  1. Dall’altro lato, l’anteriorità della crisi matrimoniale all’accertata infedeltà non è stata positivamente accertata dalla corte del merito, la quale, dopo attento esame di tutti gli elementi della fattispecie emersi nel corso del giudizio, ha infine escluso che nel caso concreto i fatti dalla responsabile allegati (litigi e l’abitudine di dormire in camere separate) fossero indizi concludenti ed inequivoci della pregressa situazione di intollerabilità della convivenza e della natura di mero simulacro ed apparenza della medesima, posto che comunque essi non impedirono la prosecuzione anche dei rapporti fra di loro.”

A tale giudizio la Corte di appello è stata indotta dalla valutazione del comportamento generale della S. come rispettoso dei suoi doveri coniugali, anche nella fase del matrimonio caratterizzata da una forte conflittualità fra i coniugi, e dalla constatazione della dedotta insorgenza di un rapporto sentimentale extra-coniugale da parte della S. prima della definitiva rottura quando la profonda crisi del rapporto coniugale si era manifestata e durava da anni. È palesemente insussistente pertanto il dedotto vizio di ultrapetizione basato su una infondata prospettazione meccanicistica del dovere di esame da parte del giudice del merito della domanda di addebito.

L’articolo 151 del Codice Civile, al comma 2, tratta espressamente la separazione con addebito:

Il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio.

L’articolo 143 del C.C. riporta invece i diritti e doveri reciproci dei coniugi nel matrimonio:

Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri.
Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione.
Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.

In tema di separazione personale tra i coniugi, al fine della quantificazione dell’assegno di mantenimento, il giudice del merito deve anzitutto accertare il tenore di vita dei coniugi durante il matrimonio, per poi verificare se i mezzi economici a disposizione del coniuge gli permettano di conservarlo indipendentemente dalla percezione di detto assegno e, in caso di esito negativo di questo esame, deve procedere alla valutazione comparativa dei mezzi economici a disposizione di ciascun coniuge al momento della separazione. In quest’ambito, la valutazione delle condizioni economiche delle parti non richiede la determinazione dell’esatto importo dei redditi posseduti attraverso l’acquisizione di dati numerici, in quanto è necessaria, ma anche sufficiente, un’attendibile ricostruzione delle complessive situazioni patrimoniali e reddituali dei coniugi, in relazione alle quali sia possibile pervenire a fissare l’erogazione, in favore di quello più debole, di una somma corrispondente alle sue esigenze (cfr, tra le altre, cass n. 13592 del 2006). A questi principi i giudici di appello si sono ineccepibilmente attenuti, avendo pure tenuto conto, comparandoli, dei redditi fruiti da ciascuna delle parti, quali risultanti dalla documentazione fiscale, e dunque non solo di quelli d’indole retributiva, oltre che dell’entità dei rispettivi patrimoni immobiliari, conclusivamente, motivatamente ed attendibilmente evidenziando la minore consistenza delle condizioni economiche della B. rispetto a quelle del coniuge e l’insufficienza delle stesse a consentirle di mantenere, in termini evidentemente tendenziali

affido condiviso-separazioni Bologna
affido condiviso-separazioni Bologna

A tali conclusioni, che rendono superflui ulteriori approfondimenti sulla relativa incidenza, peraltro compiutamente esclusa, sulla compromissione del rapporto coniugale, la Corte distrettuale è pervenuta con puntuale e motivata analisi e valutazione delle risultanze processuali, orali e documentali, ove pure si consideri che il potere di valutazione da parte del giudice di appello del materiale probatorio in ordine ai fatti formanti oggetto di riesame, ha contenuto ed estensione uguali a quello del potere del giudice di primo grado e non è vincolato dagli eventuali diversi criteri seguiti dal primo giudice, che, perciò, nell’esercizio di tale potere, il giudice del merito è soggetto al solo limite legale di dovere dare, delle determinazioni prese, congrua ed esatta motivazione che consenta il controllo del criterio logico seguito e che quest’obbligo di motivazione è compiutamente soddisfatto quando, come nella specie, anche senza confutare espressamente e singolarmente tutte le argomentazioni svolte dalle parti e tutte le risultanze di causa e valorizzando solo gli elementi ritenuti più attendibili e pertinenti, dia adeguata motivazione del conseguito convincimento.

Di contro le censure del ricorrente si risolvono in inammissibili, generici rilievi di errori valutativi in ordine agli elementi assunti, da cui non è dato desumere illogicità o carenze motivazionali decisive, e che essenzialmente appaiono volti ad un diverso ed aderente alla sua tesi, apprezzamento dei medesimi dati, non consentito in questa sede di legittimità. In particolare le circostanze emerse dalla deposizione resa dalla teste S. non risultano tralasciate ma doverosamente esaminate ed inquadrate nel contesto degli ulteriori dati istruttori e conclusivamente ritenute non decisive ai fini della prova dell’adulterio, con valutazione argomentata e plausibile, solo confortata dall’esito del giudizio di separazione personale tra la teste ed il M..

Del pari da disattendere è il quinto motivo del ricorso.

In tema di separazione personale tra i coniugi, al fine della quantificazione dell’assegno di mantenimento, il giudice del merito deve anzitutto accertare il tenore di vita dei coniugi durante il matrimonio, per poi verificare se i mezzi economici a disposizione del coniuge gli permettano di conservarlo indipendentemente dalla percezione di detto assegno e, in caso di esito negativo di questo esame, deve procedere alla valutazione comparativa dei mezzi economici a disposizione di ciascun coniuge al momento della separazione. In quest’ambito, la valutazione delle condizioni economiche delle parti non richiede la determinazione dell’esatto importo dei redditi posseduti attraverso l’acquisizione di dati numerici, in quanto è necessaria, ma anche sufficiente, un’attendibile ricostruzione delle complessive situazioni patrimoniali e reddituali dei coniugi, in relazione alle quali sia possibile pervenire a fissare l’erogazione, in favore di quello più debole, di una somma corrispondente alle sue esigenze (cfr, tra le altre, cass n. 13592 del 2006). A questi principi i giudici di appello si sono ineccepibilmente attenuti, avendo pure tenuto conto, comparandoli, dei redditi fruiti da ciascuna delle parti, quali risultanti dalla documentazione fiscale, e dunque non solo di quelli d’indole retributiva, oltre che dell’entità dei rispettivi patrimoni immobiliari, conclusivamente, motivatamente ed attendibilmente evidenziando la minore consistenza delle condizioni economiche della B. rispetto a quelle del coniuge e l’insufficienza delle stesse a consentirle di mantenere, in termini evidentemente tendenziali, l’emerso, agiato tenore della pregressa vita coniugale.

Conclusivamente il ricorso deve essere respinto, con condanna del soccombente R. al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo in favore della B.

SEPARAZIONI PER COLPA adulterio separazione con addebito, adulterio separazione addebito

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE I CIVILE

Sentenza 17 gennaio – 12 aprile 2013 n. 8929

Svolgimento del processo

Con sentenza del 27.4-3.5.2006 il Tribunale di Forlì dichiarava la separazione personale dei coniugi M.P.B. (ricorrente) e L.R., addebitandola alla prima per infedeltà, ed imponendo al secondo di corrispondere alla moglie la somma di Euro 700,00 mensili, a titolo di mantenimento per il figlio minore B.R., affidato ad entrambi con residenza presso la madre. Con sentenza del 20.07-22.08.2007 la Corte di appello di Bologna, nel contraddittorio delle parti ed in parziale accoglimento dell’appello proposto dalla B., revocava l’addebito a quest’ultima della separazione e dichiarava il R. tenuto a versarle anche l’assegno per il suo mantenimento, quantificato in Euro 300,00 mensili, da rivalutare annualmente in base agli indici ISTAT.

La Corte territoriale osservava e riteneva che:

– con il primo motivo di gravame la B. aveva impugnato l’addebito a sé della separazione, motivata dal Tribunale con la relazione extraconiugale da lei intrattenuta a partire dal 2000-2001, con tale M. e provata dalla deposizione della teste S., moglie del M. e per mezzo di una missiva di tenore amoroso, da lui inviatale via internet, nel gennaio 2003;

– non vi era prova certa della infedeltà coniugale, intesa nel senso di relazione adulterina della B., la quale aveva sempre negato la circostanza, posto che né dalla deposizione della S., né nella citata e-mail si faceva chiaro cenno a rapporti sessuali, occasionali o ripetuti, tra l’appellante e il M., con il quale risultavano esservi stati certamente molti contatti virtuali a mezzo del telefono o via internet (come ammesso dalla stessa B. e ricavabile anche dalla deposizione della S.), ma non con altrettanta certezza molteplici incontri personali né tantomeno congressi carnali;

– nella citata e-mail, risalente al gennaio 2003, il M. aveva manifestato chiari sentimenti amorosi nei confronti della B., riferendosi anche al perdurare dei rapporti interpersonali, così come la S. aveva riferito che il marito ammise di avere frequentato la B. da diverso tempo e di avere intrattenuto corrispondenza e telefonate con ella, ma in nessun atto del procedimento si ricavava con certezza che l’attrazione fosse sfociata in rapporti sessuali, tanto più che nella e-mail in questione il M. pareva addirittura avere avvalorato la tesi di un definitivo distacco dalla donna avvenuto da diverso tempo;

– non erano state acquisite prove in ordine all’eventuale corrispondenza dei sentimenti della B. verso il M., non potendo certo l’addebito derivare da una mera infatuazione non corrisposta di un altro soggetto, e d’altra parte, la relazione platonica di un coniuge con estranei rendeva addebitabile la separazione soltanto quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui era coltivata e dell’ambiente in cui i coniugi vivevano, avesse dato luogo a plausibili sospetti di infedeltà e quindi, anche se non si fosse sostanziata in un adulterio, avesse comportato offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge;

– non poteva essere condivisa la valenza data dal Tribunale alla deposizione della S., moglie del M., la quale aveva riferito esclusivamente in relazione al proprio menage familiare, individuando nella presunta relazione del marito il fallimento del proprio matrimonio e la causa della separazione (si badi bene, consensuale e, quindi, senza addebito), ma naturalmente nulla era stata in grado di dire sulla reale natura dei rapporti tra il marito e la B. e tanto meno sulla connessione causale tra la condotta della appellante e la separazione dal R.. Invero, la deposizione della S. era stata sistematicamente incentrata sulle propria situazione e sui riflessi della vicenda nell’ambito del proprio matrimonio, e contraddittoriamente il giudice di primo grado aveva poi trasfuso le dichiarazioni della donna nell’ambito del matrimonio R.B., con un ingiustificato parallelismo automatico di conoscenze ed effetti; la S., invero, si era limitata a deporre sul fatto di avere sorpreso il marito mentre telefonava di nascosto (non si sa a chi), di avere notato sul suo personal computer vari contatti telefonici con la B. (senza ovviamente essere a conoscenza del loro contenuto), di avere appreso sempre dal marito che frequentava la B. ma non aveva mai sorpreso il coniuge con la appellata, non era stata in grado di precisare in che cosa consistesse la presunta relazione del marito, né quale effetti questa avesse avuto nella situazione matrimoniale dell’appellante;

– del tutto apodittica si rivelava inoltre l’affermazione della sussistenza del nesso di causalità tra l’infedeltà della B. e la compromissione del suo rapporto coniugale, affidata al contenuto della deposizione resa dalla figlia maggiore delle parti, dalla quale poteva evincersi solo che dal 2001 la madre aveva manifestato maggiori esigenze di autonomia sociale ed assunto uno stile di vita più libero ed indipendente, ciò considerando anche la condotta del R. che, pur essendo venuto a conoscenza dei fatti sin dal 2000-2001, aveva tollerato la situazione per oltre due anni, essendosi limitato a contattare la S. nel 2001 per renderla edotta del comportamento del marito;

– s’imponeva pertanto anche la riconsiderazione e l’accoglimento della richiesta di assegno per sé svolta dalla B., fermi restando il regime di affidamento del figlio minore dei coniugi ed il contributo paterno per il suo mantenimento, assegno che avuto riguardo alle condizioni delle parti, alle adottate statuizioni per il figlio ed al tenore della pregressa vita matrimoniale, caratterizzato da tratti agiati ma non particolarmente dispendiosi, poteva essere quantificato in Euro 300,00 mensili, rivalutabile a norma di legge.

Avverso questa sentenza il R. ha proposto ricorso per cassazione affidato a cinque motivi, illustrati da memoria, e notificato alla B., che ha resistito con controricorso.

Motivi della decisione

A sostegno del ricorso il R. denunzia:

  1. “Art. 360, n. 3, c.p.c.: Violazione o falsa applicazione degli artt. 143 e 151 c.c. – art. 360, n. 5, c.p.c.: Omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio ai fini dell’addebito alla moglie della responsabilità della separazione”.

Contesta che ai fini dell’addebito l’infedeltà coniugale debba sostanziarsi in rapporti sessuali, che inoltre presupposto dell’addebito sia l’esternazione pubblica del rapporto extraconiugale e conclusivamente formula i seguenti quesiti di diritto “Una relazione extraconiugale, non connotata da rapporti sessuali, è idonea a configurare violazione del dovere di fedeltà ai fini dell’addebitabilità della separazione?”

“Ai fini dell’addebitabilità della responsabilità della separazione per violazione dell’obbligo di fedeltà, è sufficiente che la relazione extraconiugale intrattenuta dal coniuge sia portata a conoscenza solamente dell’altro coniuge oppure è indispensabile che la stessa sia portata a conoscenza anche dell’ambiente sociale in cui i coniugi vivono?”

  1. “Art. 360 n. 5 c.p.c.: Omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio al fini dell’addebito alla moglie della responsabilità della separazione”. in merito alla valutazione della deposizione resa dalla teste S.. Formula il seguente quesito “È tenuto il Giudice di appello a motivare l’omessa valutazione – ancorché conducente a conclusioni difformi dalla sentenza di primo grado – di un documento che il Giudice a quo aveva esplicitamente posto a base del proprio convincimento?”.

Sostiene, tra l’altro, che non si doveva valorizzare la definizione consensuale della separazione personale intervenuta tra la S. ed il M. ed iniziata come contenziosa ma il contenuto del ricorso introduttivo, invece non esaminato.

  1. “Art. 360, n. 5, c.p.c.: Omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio al fini dell’addebito alla moglie della responsabilità della separazione, art. 360, n. 3, c.p.c.: Violazione o falsa applicazione della norma di cui all’art. 244 c.p.c.”, in merito di nuovo alla valutazione della deposizione resa dalla teste S.. Formula il seguente quesito “La testimonianza de relato in ordine ad un fatto appreso da persona estranea al processo in cui si depone, pur presentando una forza probante affievolita perché comunque indiretta, può concorrere alla formazione convincimento del giudice se compatibile e coerente con gli altri elementi probatori acquisiti al processo?”.

  2. “Art. 360, n. 3, c.p.c.: Violazione o falsa applicazione degli artt. 143 e 151 c.c. – art. 360, n. 5, c.p.c.: Omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio al fini dell’addebito alla moglie della responsabilità della separazione” in merito al negato nesso di causalità.

Conclusivamente formula i seguenti quesiti di diritto:

“Attesa l’imperatività e l’alto valore morale dell’obbligo di fedeltà prescritto dall’art. 143 c.c., in presenza di un’acclarata relazione extraconiugale, ed in difetto di un rigoroso accertamento di altre, concomitanti o pregresse, cause di crisi del rapporto coniugale, il Giudice a tanto richiesto è tenuto a pronunciare l’addebito della separazione a carico del coniuge infedele?”

“L’inerzia giudiziaria del coniuge tradito, al pari della sua disponibilità a continuare la coabitazione col coniuge infedele può, in sé costituire motivo di esclusione tra la violazione del dovere di fedeltà del coniuge infedele e la definitiva crisi coniugale, nonché la successiva separazione dei coniugi?”

“Incombe sul coniuge che domandi l’addebito della separazione a carico dell’altro coniuge resosi infedele l’onere di provare di avere, da parte sua, fatto di tutto per salvare il matrimonio?”

“Ferma restando la libertà del Giudice di merito di attingere il proprio convincimento dalle risultanze istruttorie ritenute più attendibili ed idonee alla formazione dello stesso, senza essere in alcun modo tenuto a confutare esplicitamente le altre risultanze probatorie non accolte, nel caso in cui il Giudice formi la propria decisione sulla base di una considerazione che non trova riscontro in alcuno degli atti e dei documenti di causa, sussiste un Suo obbligo motivazionale in ordine all’omessa valutazione di prove oggettive acquisite al processo di segno opposto alla suddetta considerazione?”.

  1. “Art. 360, n. 3, c.p.c.: Violazione o falsa applicazione dell’art. 156 c.c.; art. 360, n 5, c.p.c., Omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.” Formula il seguente quesito “Ai fini della determinazione, sia dell’an che del quantum, dell’assegno di mantenimento a favore di un coniuge ed a carico dell’altro, occorre previamente operare una quantificazione – approssimativa – del costo mensile del pregresso tenore di vita goduto in costanza di rapporto, al fine di parametrare in concreto la differenza necessaria al beneficiario, rispetto alla portata complessiva dei suoi redditi – sia retributivi che patrimoniali, che di qualunque altro genere – per mantenere il tenore di vita precedente?”

I motivi di ricorso, pur ammissibili, non meritano favorevole apprezzamento. Quanto ai primi quattro, inerenti al diniego di addebito della separazione alla B. e suscettibili di esame congiunto, questa Corte ha ripetutamente affermato che la relazione di un coniuge con estranei rende addebitabile la separazione, ai sensi dell’art. 151 cod. civ., non solo quando si sostanzi in un adulterio ma anche quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui è coltivata e dell’ambiente in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà e comporti offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge. Nella specie, i giudici d’appello hanno, in aderenza alle regole normative ed ai relativi principi giurisprudenziali, ineccepibilmente escluso che lo scambio interpersonale, extraconiugale, avesse potuto assumere i concreti connotati di una relazione sentimentale adulterina e, comunque, quelli di una relazione atta a suscitare plausibili sospetti di infedeltà coniugale da parte della B., traducibili o tradottisi in contegni offensivi per la dignità e l’onore del R., dal momento che il legame intercorso tra la B. ed il M. si era rivelato platonico, essenzialmente concretatosi in contatti telefonici o via internet, data anche la notevole distanza tra i luoghi di rispettiva residenza, e non connotato da reciproco coinvolgimento sentimentale, con condivisione e ricambio di lei dell’eventuale infatuazione di lui.

A tali conclusioni, che rendono superflui ulteriori approfondimenti sulla relativa incidenza, peraltro compiutamente esclusa, sulla compromissione del rapporto coniugale, la Corte distrettuale è pervenuta con puntuale e motivata analisi e valutazione delle risultanze processuali, orali e documentali, ove pure si consideri che il potere di valutazione da parte del giudice di appello del materiale probatorio in ordine ai fatti formanti oggetto di riesame, ha contenuto ed estensione uguali a quello del potere del giudice di primo grado e non è vincolato dagli eventuali diversi criteri seguiti dal primo giudice, che, perciò, nell’esercizio di tale potere, il giudice del merito è soggetto al solo limite legale di dovere dare, delle determinazioni prese, congrua ed esatta motivazione che consenta il controllo del criterio logico seguito e che quest’obbligo di motivazione è compiutamente soddisfatto quando, come nella specie, anche senza confutare espressamente e singolarmente tutte le argomentazioni svolte dalle parti e tutte le risultanze di causa e valorizzando solo gli elementi ritenuti più attendibili e pertinenti, dia adeguata motivazione del conseguito convincimento.

Di contro le censure del ricorrente si risolvono in inammissibili, generici rilievi di errori valutativi in ordine agli elementi assunti, da cui non è dato desumere illogicità o carenze motivazionali decisive, e che essenzialmente appaiono volti ad un diverso ed aderente alla sua tesi, apprezzamento dei medesimi dati, non consentito in questa sede di legittimità. In particolare le circostanze emerse dalla deposizione resa dalla teste S. non risultano tralasciate ma doverosamente esaminate ed inquadrate nel contesto degli ulteriori dati istruttori e conclusivamente ritenute non decisive ai fini della prova dell’adulterio, con valutazione argomentata e plausibile, solo confortata dall’esito del giudizio di separazione personale tra la teste ed il M..

Del pari da disattendere è il quinto motivo del ricorso.

In tema di separazione personale tra i coniugi, al fine della quantificazione dell’assegno di mantenimento, il giudice del merito deve anzitutto accertare il tenore di vita dei coniugi durante il matrimonio, per poi verificare se i mezzi economici a disposizione del coniuge gli permettano di conservarlo indipendentemente dalla percezione di detto assegno e, in caso di esito negativo di questo esame, deve procedere alla valutazione comparativa dei mezzi economici a disposizione di ciascun coniuge al momento della separazione. In quest’ambito, la valutazione delle condizioni economiche delle parti non richiede la determinazione dell’esatto importo dei redditi posseduti attraverso l’acquisizione di dati numerici, in quanto è necessaria, ma anche sufficiente, un’attendibile ricostruzione delle complessive situazioni patrimoniali e reddituali dei coniugi, in relazione alle quali sia possibile pervenire a fissare l’erogazione, in favore di quello più debole, di una somma corrispondente alle sue esigenze (cfr, tra le altre, cass n. 13592 del 2006). A questi principi i giudici di appello si sono ineccepibilmente attenuti, avendo pure tenuto conto, comparandoli, dei redditi fruiti da ciascuna delle parti, quali risultanti dalla documentazione fiscale, e dunque non solo di quelli d’indole retributiva, oltre che dell’entità dei rispettivi patrimoni immobiliari, conclusivamente, motivatamente ed attendibilmente evidenziando la minore consistenza delle condizioni economiche della B. rispetto a quelle del coniuge e l’insufficienza delle stesse a consentirle di mantenere, in termini evidentemente tendenziali, l’emerso, agiato tenore della pregressa vita coniugale.

Conclusivamente il ricorso deve essere respinto, con condanna del soccombente R. al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo in favore della B..

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il R. al pagamento in favore della B. delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 3.000,00 ed in Euro 200,00 per esborsi, oltre agli accessori come per legge.

SEPARAZIONI PER COLPA adulterio separazione con addebito, adulterio separazione addebitoRichiesta Addebito e Onere della Prova

Come abbiamo visto, la richiesta di addebito deve essere espressamente formulata da parte di uno dei due coniugi. Inoltre spetta al coniuge che richiede al giudice l’addebito l’onere di fornire proveche dimostrino il nesso di causalità tra il comportamento dell’altro coniuge e la sopraggiunta intollerabilità della convivenza. Sarà poi il giudice, analizzando la situazione e le prove fornite dalla parte lesa, a deciderese concedere o meno l’addebito e a che condizioni.

AVVOCATO DIVORZISTA SEPARAZIONI
SEPARAZIONE AVVOCATO BOLOGNA

 SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE I CIVILE

Sentenza 26 marzo 2013, n. 7581

REPUBBLICA ITALIANA

FOTOFOTO FOTONUOOVANUMERO 100 FOTOFOTO2  IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUCCIOLI Maria Gabriella – Presidente –

Dott. CULTRERA Maria Rosaria – rel. Consigliere –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 19843/2011 proposto da:

I.E. (C.F. (OMISSIS)), elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE ANGELICO 97, presso l’avvocato LEONE GENNARO, che lo rappresenta e difende, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

F.V. (C.F. (OMISSIS)), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TIBULLO 16, presso l’avvocato PATRIZIA VELLETRI, rappresentato e difeso dall’avvocato BRACCIALE FRANCO, giusta procura in calce al controricorso;

AVVOCATO PER SEPARAZIONE-E DIVORZI
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P.B. (C.F. (OMISSIS)), I.S. (C.F. (OMISSIS)), elettivamente domiciliate in ROMA, VIA ACHILLE PAPA 21, presso l’avvocato PAGANO MARIA TERESA, che le rappresenta e difende, giusta procura a margine del controricorso;

G.V., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA ADRIANA 15, presso l’avvocato VALERIA CAMPISI, rappresentato e difeso dall’avvocato TUCCITTO VINCENZO, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrenti –

contro

IA.SI., PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE D’APPELLO DI ROMA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2828/2010 della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata il 30/06/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 12/02/2013 dal Consigliere Dott. MARIA ROSARIA CULTRERA;

udito, per il ricorrente, l’Avvocato GENNARO LEONE che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito, per le controricorrenti P.B. e I.S., l’Avvocato MARIA TERESA PAGANO che ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito, per il controricorrente F., l’Avvocato FRANCO BRACCIALE che ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. FUCCI Costantino, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Svolgimento del processo

I.E. con citazione del 10.10.2002, ha proposto innanzi al Tribunale di Latina domanda di disconoscimento della paternità dei figli minori I.S. e Ia.Si., nati rispettivamente l'(OMISSIS) ed il (OMISSIS) dal matrimonio con P.B., da cui intanto si era separato, e di dichiarazione giudiziale di paternità nei confronti di G.V. e F.V., assumendo di non essere il padre naturale dei minori in quanto all’epoca del loro concepimento la moglie aveva intrattenuto relazioni extraconiugali prima con il G. e poi col F., nei cui confronti ha altresì chiesto pronuncia di condanna unitamente a P.B. al risarcimento dei danni morali e materiali subiti. Con sentenza n. 849/2006, il Tribunale adito ha dichiarato inammissibile la domanda di disconoscimento essendo la I. decaduto dall’azione in quanto promossa oltre l’anno dalla conoscenza delle distinte relazioni della moglie, da farsi risalire già alle date di nascita dei figli o al più tardi all'(OMISSIS); ha dichiarato inammissibile anche la domanda di dichiarazione giudiziale di paternità, ed ha rigettato le domande risarcitorie. I.E. ha impugnato la decisione innanzi alla Corte d’appello di Roma deducendo d’aver avuto antecedentemente all’anno previsto per l’instaurazione del giudizio un mero sospetto, che divenne consapevolezza circa le relazioni extraconiugali della moglie da cui erano nati i minori S. e Si., solo nel (OMISSIS), allorchè aveva reperito un biglietto anonimo che lo informava del fatto, aveva ricevuto le confidenze della conoscente Pa.Ma.An., aveva assunto informazioni da un investigatore privato ed infine aveva acquisito il risultato negativo dell’esame del dna dei minori, lamentando altresì di non aver potuto fornire esauriente prova del suo assunto per non aver il primo giudice ammesso la prova contraria da lui articolata sui capitoli dedotti dalle controparti, sì che si era trovato nell’impossibilità di dimostrare il mendacio delle testimoni I.A., sua sorella e moglie del F., e F.A., congiunta di quest’ultimo, da lui denunciate per falsa testimonianza, in ordine alla loro conoscenza delle relazioni intrattenute dalla moglie, e che comunque il Tribunale avrebbe dovuto dare ingresso alla prova genetica. Gli appellati, ciascuno dei quali si è ritualmente costituito, hanno chiesto il rigetto del gravame. F. V. ha dedotto altresì in linea preliminare la carenza della propria legittimazione passiva in relazione alla domanda di disconoscimento della paternità del presunto figlio Si., posto che litisconsorti necessari erano questi, la madre ed il padre, quest’ultimo peraltro sprovvisto di legittimazione attiva in relazione all’azione di riconoscimento della paternità di Si.

in capo allo stesso F. Si è inoltre costituita l’Avv. Carmela Docimo, quale curatore speciale dei minori, che ha chiesto il rigetto del gravame. In corso di giudizio si è infine costituita I.S., divenuta maggiorenne, che ha dedotto l’infondatezza delle domande. La Corte territoriale, ritualmente instauratosi il contraddittorio nei confronti di tutti gli appellati che si sono costituiti per chiedere il rigetto del gravame, ha confermato la precedente statuizione con sentenza n. 2828 depositata il 30 giugno 2010. Avverso la decisione I.E. ha proposto infine ricorso per cassazione articolato in tre motivi resistiti da G. V., F.V., P.B. e I.S.

Il ricorrente ed i resistenti F.V. e P.B. e I.S. hanno altresì depositato memoria difensiva ai sensi dell’art. 378 c.p.c.

L’altra intimata non ha invece svolto difese.

Motivi della decisione

In linea preliminare va dichiarato il difetto della legittimazione passiva dei convenuti G.V. e F.V., secondo quanto del resto quest’ultimo ha dedotto con eccezione sottoposta al giudice d’appello e ribadita in questa sede, in ordine all’azione di disconoscimento della paternità esperita dall’attore anche nei loro confronti per l’asserita qualità di padri naturali dei figli S. e Si. Osserva a riguardo il collegio che questa Corte, con consolidato orientamento a cui si intende in questa sede dare continuità (per tutte da ultimo n. 430/2012), ha già affermato che “la sentenza che accolga la domanda di disconoscimento della paternità, in quanto pronunciata nei confronti del pubblico ministero e di tutti gli altri contraddittori necessari, assume autorità di cosa giudicata erga omnes, essendo inerente allo status della persona (Cass. 1985/194). In particolare, la paternità legittima non può essere messa in discussione e neppure difesa da colui che è indicato come padre naturale, il quale, allorchè deduca che l’esito positivo dell’azione di disconoscimento di paternità si riverbera sull’azione di riconoscimento della paternità intentata nei suoi confronti, si limita in realtà a far valere un pregiudizio di mero fatto, tanto da non poter agire contro la sentenza di disconoscimento neppure con l’opposizione di terzo, atteso che il rimedio contemplato dall’art. 404 c.p.c., presuppone in capo all’opponente un diritto autonomo la cui tutela sia però incompatibile con la situazione giuridica risultante dalla sentenza impugnata (Cass. 2005/12167)”. La questione, rilevabile peraltro anche in via officiosa non essendosi su di essa formato il giudicato in assenza di statuizione del giudice d’appello, pur investito sul punto,va risolta pertanto nei sensi prospettati.

Col primo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 235 c.c., comma 3, dell’art. 244 c.c., comma 2, e correlato vizio d’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su fatto controverso e decisivo. Lamenta che la Corte territoriale, facendo altresì malgoverno degli enunciati pur riferiti in sentenza, avrebbe erroneamente assunto a dato decisivo, ai fini dello scrutinio dell’ammissibilità dell’azione da lui esperita di disconoscimento della paternità, la dimostrata esistenza del mero sospetto da lui nutrito sulle relazioni extraconiugali intrattenute con i due convenuti dalla P., e non già la scoperta del loro rapporto adultero, da intendersi quale acquisizione della conoscenza di una relazione ovvero di un incontro che comunque avesse investito la sfera sessuale, sì da determinare il concepimento dei figli che intendeva disconoscere. Il giudice dell’appello avrebbe in sostanza equiparato alla conoscenza dell’adulterio, da cui decorre il termine di decadenza posto dalla norma in rubrica, il mero dubbio circa la frequentazione della P. con gli altri uomini, desunto dalla condotta concretatasi nello stretto rapporto con G. e dall’episodio del massaggio non terapeutico del F.. La decisione sarebbe pertanto affetta dal denunciato error juris laddove equipara il sospetto, emerso dal compendio istruttorio acquisito, alla scoperta degli adulteri della moglie, e risulterebbe illogicamente argomentata nella parte in cui desume tale conoscenza dai riferiti, pur criticabili episodi, riguardanti i presunti padri naturali dei figli. Il ricorrente formula infine conclusivo ma superfluo quesito di diritto ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c., abrogato dalla L. n. 69 del 2009, in relazione alle decisioni pronunciate successivamente alla data del 4 luglio 2009 della sua entrata in vigore.

Tutti i resistenti deducono l’inammissibilità ovvero l’infondatezza del motivo.

Il motivo espone censura priva di pregio.

La Corte del merito, premesso che il termine decadenziale previsto dall’art. 244 c.c., va correlato alla conoscenza non già del concepimento del figlio bensì dell’adulterio della moglie che, secondo orientamento giurisprudenziale citato, deve concretarsi nella cognizione di un legame a sfondo sessuale della donna, ha ritenuto acquisita in giudizio la relativa prova anzitutto alla luce dalle stesse affermazioni contenute nell’atto di citazione – l’intenzione più volte manifestata dalla P. di andarsene con la figlia S. ed il G. e le scenate di gelosia del F. per la relazione intrattenuta tra la predetta e E.V.-, correttamente ritenute dal primo giudice aventi contenuto confessorio circa la certezza e non già il semplice sospetto delle relazioni della moglie con i due convenuti, attestanti durata ed intensità affettiva di quegli stretti legami. Indi ne ha tratto conferma dalla deposizione di I.A., sorella dell’attore e moglie di F.V., che, escussa a prova diretta, dichiarò che il fratello, affetto sin dal (OMISSIS) da oligospermia, accettò i figli come suoi pur sapendo di non averli generati. Ha infine concluso che il coerente quadro istruttorio emerso, non validamente contrastato dalle deposizioni degli altri testi R. e Pa., ammantano di conclusiva univocità l’intempestività dell’azione promossa dallo I. L’approdo richiama puntualmente nella motivazione il quadro normativo che regola il caso di specie alla stregua del disposto dell’art. 235 comma 1, n. 3, che prevede che l’azione per il disconoscimento della paternità del figlio concepito durante il matrimonio è consentita “se nel detto periodo la moglie ha commesso adulterio —“, in combinato con l’art. 244 c.c., corretto a seguito dell’intervento della Corte Costituzionale con sentenza n. 134 del 1985 che estese all’adulterio la soluzione prevista per il celamento della nascita, che al comma 3 legittima l’azione entro un anno dal momento della conoscenza del fatto che la rende ammissibile, vale a dire dell’adulterio. E citandolo in parte, si uniforma all’orientamento consolidato di questa Corte – cfr. Cass. n. 5248/2000, n. 1264/01, n. 14887/02, n. 6477/2003, n. 4090/2005, n. 15777/2010- che il collegio condivide ed al quale intende in questa sede dare continuità, secondo cui il dies a quo del termine annuale va collocato nel momento della scoperta dell’adulterio, intesa quale conoscenza della relazione o dell’incontro di carattere sessuale della donna con altro uomo, idonei a determinare il concepimento del figlio che s’intende disconoscere. Nel solco di questo contesto esegetico ed in assoluta coerenza, ha dunque criticamente vagliato il compendio istruttorio acquisito in giudizio, apprezzando l’idoneità dei fatti da esso emersi a rendere noto allo I. il duplice adulterio, consumato della moglie prima con l’uno e poi con l’altro dei convenuti nei periodi concomitanti con il concepimento dei figli Si. e S.

Il percorso logico che ne sostiene la conclusione è all’evidenza immune dal vizio denunciato. La valutazione delle evenienze istruttorie e la sintesi ricostruttiva da essa desunta, esaustivamente e logicamente argomentate, ineriscono al merito e, risultando argomentate sulla base di puntuale tessuto motivazionale, non sono sindacabili da parte di questa Corte cui è preclusa la rivisitazione della vicenda fattuale. Ne discende il rigetto del motivo.

Il secondo motivo, con cui il ricorrente ribadisce analoga censura anche in relazione all’art. 116 c.p.c., verte sull’attendibilità della deposizione della sorella I.A., moglie del F., a suo avviso con questo compiacente. Ed invero, la Corte d’appello, secondo il ricorrente, non avrebbe tenuto conto del testo della telefonata nel corso della quale ella gli disse che avrebbe dovuto schierasi con la P. e purtroppo “fare le cose contro di lui”, nè che la deposizione non era decisiva poichè non ineriva all’adulterio ma alla sua situazione clinica di impotentia generarteli. Gli altri testi, anch’essi inattendibili, non avrebbero smentito che egli apprese dell’adulterio solo all’esito delle prove genetiche, dunque entro l’anno dall’introduzione del giudizio.

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Il motivo, di cui i resistenti chiedono il rigetto, è inammissibile laddove induce palesemente alla rilettura della deposizione della testa I.A., preclusa a questa Corte, e richiama in senso assolutamente generico le altre deposizioni senza trascriverne il contenuto. E’ infondato laddove in senso inconferente richiama la dichiarazione d’illegittimità costituzionale dell’art. 235 c.c., comma 1, n. 3, pronunciata dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 2006/266 con riguardo alla parte che, ai fini dell’azione di disconoscimento della paternità, subordina l’esame delle prove tecniche da cui risulta che il figlio presenta caratteristiche genetiche o del gruppo sanguigno incompatibili con quelle del presunto padre alla previa dimostrazione dell’adulterio della moglie.

Con la citata sentenza n. 15777/2010, che si richiama e si condivide, si è chiarito che tale pronuncia, correggendo l’interpretazione che della norma era stata data da questa Corte, che subordinando all’indagine sul verificarsi dell’adulterio la prova della sussistenza o meno del rapporto procreativo comportava che questa, anche se espletata contemporaneamente alla prova dell’adulterio, poteva essere esaminata solo subordinatamente al raggiungimento di quest’ultima, e al diverso fine di stabilire il fondamento del merito della domanda, sicchè, in difetto di prova dell’adulterio, non poteva pronunciarsi il disconoscimento neppure se fosse risultata dimostrata l’incompatibilità genetica o del gruppo sanguigno del figlio rispetto al presunto padre, afferma che la norma consente l’accesso alle prove ematiche anche a prescindere dalla previa prova dell’adulterio perchè la contraria interpretazione viola i principi di libero accesso alla prova e della pienezza del diritto di difesa.

Il corollario, che ammette la possibilità di dimostrare lo stesso adulterio anche ricorrendo alla prova tecnica, non incide però sul momento iniziale del decorso del termine previsto dall’art. 244 c.c., e non interferisce dunque sulla disciplina dettata in tema di decadenza per la quale rilevano solo la scoperta del fatto “adulterio” ed il momento in cui il padre ne sia venuto a conoscenza, quale che sia stata la fonte che lo abbia reso edotto, prescindendo dall’accertamento della sua corrispondenza alla verità, che egli ha semplicemente il potere processuale di dimostrare senza incorrere in preclusioni, dunque attraverso ogni opportuna indagine tesa ad accertare le incompatibilità idonee a dimostrare l’adulterio” Col terzo motivo il ricorrente denuncia violazione dell’art. 2043 c.c., e art. 567 c.p., e lamenta che la Corte del merito, nel contesto di una motivazione omessa o insufficiente, ne avrebbe fatto malgoverno avendo rigettato la sua domanda risarcitoria avendola ritenuta dipendente da quella principale – rigettata -, pur in presenza della prova acquisita in atti dell’illecito penale rappresentato dalla falsa attestazione di stato dei figli.

I resistenti chiedono il rigetto della censura.

Il motivo deve essere dichiarato inammissibile. Statuito il rigetto della domanda risarcitoria, attesa la sua stretta correlazione con la domanda di disconoscimento, la Corte territoriale ha dichiarato nel contempo inammissibile la prospettazione della nuova causa petenti, siccome assunta a fondamento della domanda risarcitoria solo in sede d’appello in violazione dell’art. 345 c.p.c., laddove è stata riferita al disposto dell’art. 567 c.p. Trattasi di autonoma ratio decidendi contro cui il mezzo in esame non agita critica alcuna.

Tutto ciò premesso, il ricorso devesi rigettare con condanna del ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio liquidate come da dispositivo.

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P.Q.M.

La Corte:

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio liquidandole in favore di P.B. e I.S. nell’importo di Euro 3.000,00, per compensi, ed Euro 200,00 per spese, in favore di F.V. in egual misura ed in favore di G.V. nell’importo di Euro 2.500,00 per compensi e di Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge.

Ai sensi del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52, comma 5, in caso di diffusione della presente sentenza si devono omettere le generalità e gli altri dati identificativi delle parti.

Così deciso in Roma, il 12 febbraio 2013.

Depositato in Cancelleria il 26 marzo 2013.

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SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE I CIVILE

Sentenza 15 giugno – 4 dicembre 2012, n. 21660

(Presidente Fioretti – Relatore Bisogni)

Svolgimento del processo

1. il Tribunale di Roma con sentenza del 27 settembre – 2 dicembre 2003, che aveva già dichiarato la separazione personale dei coniugi S.F. e C.M., ha respinto le domande di addebito proposte, ha affidato alla madre la figlia minorenne C.P., ha assegnato alla S. la casa coniugale, ha posto a carico del C. l’obbligo di corrispondere due assegni mensili di mantenimento di 820 Euro, ciascuno, in favore della S. e della figlia minore.

2. Avverso la predetta sentenza ha interposto appello C.M. chiedendo la sua riforma nella parte in cui ha rigettato la sua domanda di addebito della separazione alla moglie e accolto le domande della S. di assegnazione della casa coniugale e di assegno di mantenimento in suo favore.

3. La Corte di appello di Roma ha ritenuto cessata la materia del contendere quanto alla assegnazione della casa coniugale avendo provveduto in merito la sentenza dichiarativa della cessazione degli effetti civili del matrimonio n. 4296/2005 passata in giudicato il 20 maggio 2005. Ha ritenuto infondato l’appello relativo alla dichiarazione di addebito della separazione non riscontrando nelle acquisizioni istruttorie la prova della attribuibilità alla S. di comportamenti contrari ai doveri del matrimonio tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza mentre ha rilevato che, al momento della proposizione da parte della S. del giudizio di separazione, la crisi coniugale era in atto da tempo esistendo già da molti anni un’elevata conflittualità fra le parti. Infine ha ritenuto congrua la misura dell’assegno di mantenimento fissata dal Tribunale di Roma con riferimento al periodo intercorrente fra l’inizio del procedimento di separazione e l’emanazione dei provvedimenti provvisori da parte del giudice del divorzio.

4. Ricorre per cassazione C.M. affidandosi a quattro motivi di impugnazione.

5. Si difende con controricorso S.F.

Motivi della decisione

6. Con il primo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione degli articoli 143 e 151 del codice civile, dell’art. 29 della Costituzione, il tutto in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c. nonché omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione in ordine a un punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 n. 5 c.p.c. Il ricorrente sottopone alla Corte il seguente quesito di diritto: se in caso di accertata infedeltà in capo ad un coniuge in costanza di matrimonio, debba essere pronunciata la separazione con addebito al coniuge responsabile e se la scriminante della mancanza del nesso di causalità tra l’infedeltà e la crisi coniugale possa essere legittimamente adottata quando, nello specifico, siano stati omessi sia accertamenti rigorosi sia una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi in epoca antecedente e successiva alla richiesta di separazione.

7. Il motivo è inammissibile a causa di una formulazione del quesito di diritto del tutto astratta. Quanto alla deduzione di un vizio denunciabile ex art. 360 n. 5 c.p.c, il motivo appare invece infondato e generico perché, da un lato, deduce la mancata valutazione del comportamento processuale della controparte che è del tutto irrilevante al fine di accertare un fatto storico pregresso al giudizio. Per altro verso si limita a ribadire una diversa lettura dei fatti senza argomentare sulla insufficienza o illogicità della motivazione che invece risulta esaurientemente argomentata e logicamente congrua quanto alla valutazione di inattendibilità dei testimoni sentiti sul fatto decisivo e controverso della dedotta relazione extra-coniugale della S.

8. Con il secondo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione degli articoli 112, 115, 116 del codice di procedura civile, dell’art. 2697 del codice civile, in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c. nonché omessa motivazione in ordine a un punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 n. 5 c.p.c. Il ricorrente sottopone alla Corte il seguente quesito di diritto: se in caso di accertata infedeltà in capo ad un coniuge in costanza di matrimonio possa essere pronunciata la scriminante della mancanza del nesso di causalità tra l’infedeltà e la crisi coniugale “ex officio” dal giudice, ovvero senza specifica richiesta domanda e/o eccezione della parte interessata e se ciò costituisca violazione dei principi di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato e di quello dell’onere probatorio in un processo, come quello civile, improntato a un rigido principio dispositivo.

8. Il motivo è infondato. La Corte di appello investita del gravame sul mancato accoglimento della richiesta di addebito della separazione al comportamento della S. ha valutato le deduzioni e le prove acquisite nel processo pervenendo a un giudizio di esclusione della responsabilità della S. per la crisi coniugale causata dalla violazione dei suoi doveri coniugali. A tale giudizio la Corte di appello è stata indotta dalla valutazione del comportamento generale della S. come rispettoso dei suoi doveri coniugali, anche nella fase del matrimonio caratterizzata da una forte conflittualità fra i coniugi, e dalla constatazione della dedotta insorgenza di un rapporto sentimentale extra-coniugale da parte della S. prima della definitiva rottura quando la profonda crisi del rapporto coniugale si era manifestata e durava da anni. È palesemente insussistente pertanto il dedotto vizio di ultrapetizione basato su una infondata prospettazione meccanicistica del dovere di esame da parte del giudice del merito della domanda di addebito.

9. Con il terzo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione degli articoli 156 del codice civile, dell’art. 112 del codice di procedura civile, in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c. nonché omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione in ordine a un punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 n. 5 c.p.c. Il ricorrente sottopone alla Corte il seguente quesito di diritto: se la decisione relativa alle questioni di natura patrimoniale della separazione fino alla data di pronuncia del divorzio, spetti al giudice della separazione, tenuto conto che la pronuncia del divorzio opera e dispone solo “ex nunc” dal momento del suo passaggio in giudicato. In altre parole se la pronuncia di divorzio, operando solo ex nunc, dal momento del passaggio in giudicato, non determina la cessazione della materia del contendere del giudizio di separazione personale, in quanto non fa venir meno la necessità e quindi l’operatività sino a quel momento della pronuncia di separazione e dei relativi provvedimenti patrimoniali. Il ricorrente censura inoltre la contraddittorietà della motivazione laddove, la Corte di appello, dopo aver affermato che la pronuncia di divorzio non determina la cessazione della materia del contendere nel giudizio di separazione ancora pendente quanto alla definitiva regolamentazione dell’assegno per il periodo successivo all’inizio del procedimento e fino alla sentenza di divorzio, non si pronuncia sugli aspetti patrimoniali nel periodo intercorrente tra l’ottobre 2004 – data di acquisto in capo alla S. della casa coniugale che pur a giudizio degli stessi giudici di appello ha determinato certamente “un consistente incremento della complessiva situazione patrimoniale della S. – ed il maggio 2007, quando è intervenuta la prima parziale decisione del Tribunale in sede di divorzio.

10. Anche questo motivo è infondato. La Corte di appello ha infatti pronunciato, contrariamente a quanto afferma il ricorrente, sull’assegno di mantenimento spettante alla S. nel periodo in contestazione. Del resto tale censura appare logicamente incompatibile con la successiva deduzione di contraddittorietà della motivazione, resa sullo stesso oggetto della controversia, che appare anch’essa infondata. La Corte di appello ha valutato le rispettive situazioni reddituali e patrimoniali dei due coniugi e ha ritenuto corretta l’attribuzione, da parte del giudice del primo grado, di un assegno di mantenimento a favore della S. tale da consentirle, con una integrazione del reddito percepito dalla sua attività di insegnante, di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio e ciò anche in considerazione delle spese di mantenimento della figlia P. , convivente con la S., e dell’onere del canone di locazione da versare all’ente proprietario per il godimento della ex casa familiare a partire dal 2004 mentre il C. ha mantenuto il godimento dell’immobile di proprietà comune.

11. Con il quarto motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione degli articoli 91, 92, 132 n. 4 del codice di procedura civile, in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c. nonché omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione in ordine a un punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 n. 5 c.p.c. Il ricorrente sottopone alla Corte il seguente quesito di diritto: se sia legittima la condanna alle spese anche in assenza del requisito della soccombenza intesa in senso sostanziale, ovvero quando i motivi di gravame non possono considerarsi infondati.

12. Il motivo è infondato. La condanna alle spese del C. è stata legittimamente disposta dai giudici di merito in relazione al rigetto della domanda di addebito della separazione e alla conferma delle statuizioni sul diritto all’assegno di mantenimento in favore della S.

13. Il ricorso va conseguentemente respinto con condanna del ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali del giudizio di cassazione che liquida in complessivi 2.700 Euro di cui 200 per spese.

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SEZIONE III CIVILE

123mediciSentenza 10 marzo – 22 maggio 2014, n. 11364

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. PETTI Giovanni B. – rel. Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. CARLUCCIO Giuseppa – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 24306/2008 proposto da:

P.A., C.L. (OMISSIS), considerati domiciliati ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall’avvocato OLIVIERI GIUSEPPE giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

INA ASSITALIA SPA (in virtù di fusione per incorporazione di INA VITA SPA e ASSITALIA ASSICURAZIONI SPA) (OMISSIS), in persona dell’Avv. F.M. in qualità di procuratore speciale, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA VITTORIO VENETO 7, presso lo studio dell’avvocato TARTAGLIA PAOLO, che la rappresenta e difende giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

S.C.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 976/2008 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI, depositata il 13/03/2008 R.G.N. 4035/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 10/03/2014 dal Consigliere Dott. GIOVANNI BATTISTA PETTI;

udito l’Avvocato GIUSEPPE OLIVIERI;

udito l’Avvocato GIOVANNI SERGES per delega;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. GOLIA Aurelio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Svolgimento del processo

1. Con citazione del novembre 1993 i genitori di P.D., P.A. e C.L. convennero dinanzi al tribunale di Napoli il ginecologo S.C. e la Congregazione Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore – da ora breviter CONGREGAZIONE – quale proprietaria della Clinica VILLA ALBINA – chiedendone la condanna in solido al risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali conseguenti alla nascita del figlio malformato.

Deducevano che il ginecologo non aveva informato la gestante delle condizioni del feto così impedendo il ricorso all’aborto terapeutico.

Si costituivano i convenuti, contestando il fondamento delle domande e chiamavano in causa le assicurazioni ASSITALIA ed ASSICURAZIONI GENERALI per la CONGREGAZIONE. Si costituivano le assicurazioni e chiedevano il rigetto delle domande.

La lite era istruita con prove orali e per interpello del medico e con consulenza medico legale e allegazioni documentali.

2. Il tribunale di Napoli con sentenza 10 novembre 2004 dichiarava la responsabilità del medico e lo condannava in solido con la sua assicuratrice ASSITALIA al pagamento della somma di Euro 177.500,00 oltre interessi compensativi e corrispettivi, rigettava le domande nei confronti della CONGREGAZIONE e del suo assicuratore, compensava tra le parti le spese di lite.

3. Contro la decisione proponeva appello ASSITALIA, deducendo il dolo del medico assicurato e quindi la esclusione dalla solidarietà, chiedeva in via subordinata la condanna nei limiti del massimale di 200 milioni di lire.

I P. si costituivano chiedendo il rigetto dell’appello principale e proponevano appello incidentale chiedendo il riconoscimento del danno esistenziale e del danno patrimoniale futuro e per il p.A. anche il risarcimento dei danni patrimoniale e biologico e la condanna solidale della CONGREGAZIONE. Si costituiva la spa ASSICURAZIONI GENERALI, che proponeva appello incidentale condizionato, nel caso di accertamento della responsabilità della CONGREGAZIONE e la riduzione del quantum risarcito; si costituiva infine la CONGREGAZIONE sostenendo l’avvenuto passaggio in giudicato della sentenza nei suoi confronti.

4. La Corte di appello di NAPOLI con sentenza del 13 marzo 2008, accoglieva lo appello principale e limitatamente quello incidentale, condannando il solo medico S. al ristoro dei danni in favore dei coniugi P. PER LA SOMMA DI EURO 177.500-00 oltre interessi e spese di lite di primo grado già liquidate dal tribunale, nonchè al pagamento della somma ulteriore di Euro 50.000,00 oltre interessi corrispettivi e compensativi del ritardo del pagamento, ma negava la voce risarcitoria per il danno patrimoniale futuro chiesto dai genitori; condannava infine il medico a rifondere agli appellati le spese del grado, liquidate come in dispositivo.

5. CONTRO la decisione hanno proposto ricorso P.A. e C.L., deducendo sei motivi illustrati da memoria; i ricorrenti hanno delimitato il ricorso nei confronti del medico e della sua assicurazione, facendo acquiescenza alle statuizioni della sentenza non impugnate e scindibili per le poste risarcitorie.

Resiste INA-ASSITALIA, incorporante ASSITALIA – con controricorso, chiedendo il rigetto del ricorso e proponendo memoria.

Motivi della decisione

6. Il ricorso merita accoglimento limitatamente al sesto motivo, dovendosi rigettare gli altri, per le seguenti considerazioni.

Per chiarezza espositiva si offre la sintesi dei motivi del ricorso P. ed a seguire la confutazione in diritto e le ragioni di accoglimento del sesto motivo.

6.1. SINTESI DEI MOTIVI del ricorso P..

Nel PRIMO MOTIVO si deduce error in iudicando per violazione degli artt. 1362 e 1370 c.c., art. 1372 c.c., comma 1, art. 1917 c.c., comma 1, e art. 1932 c.c., ed a ff 5 si propone il seguente quesito “dica la Corte che la garanzia prevista dalla polizza per la responsabilità civile derivante all’assicurato a termini di legge per fatto proprio, escludendo la applicazione dello art. 1917, comma 1, ne comporta la operatività anche nel caso di condotta dolosa dello assicurato; che la esclusione della garanzia prestata dalle ASSICURAZIONI DI Italia spa è dipesa dalla qualificazione della condotta del Dott. S. come dolosa; che pertanto la prevalenza della clausola sull’art. 1917, comma 1, comporta la affermazione della garanzia assicurativa anche per i danni che il Dott. S. avesse cagionato con condotta dolosa”.

Nel SECONDO MOTIVO si deduce ancora error in iudicando per violazione e falsa applicazione dell’art. 1900 c.c., art. 1917 c.c., comma 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il quesito a pag 9 recita: “Dica la Corte che la esclusione della garanzia assicurativa sancita dallo art. 1917, comma 1, per i danni derivanti da fatti dolosi esige la consapevolezza di ragionare con la propria condotta un danno a terzi, sicchè la norma invocata non può essere applicata in caso di semplice coscienza della propria condotta-ritenuta dolosa dalla corte di merito-; che pertanto le Assicurazioni di Italia spa debbono essere tenute alla garanzia assicurativa per i danni patiti dai signori P. – C. in conseguenza del comportamento omissivo del Dott. S.”.

Nel TERZO MOTIVO si deduce ancora error in iudicando per violazione e falsa applicazione dell’art. 1917 c.c., comma 1, e art. 43 c.p., ed a pag 10 di pone il seguente quesito: “dica la CORTE che la ed colpa cosciente non esige la certezza dello agente sul mancato verificarsi dello evento dannoso, ma soltanto la rappresentazione dello evento come una ipotesi astratta, non concretamente realizzabile; che pertanto la condotta del dr S., non sorretta dalla consapevolezza della concreta possibilità del verificarsi dello evento dannoso deve essere qualificata come colposa, con la conseguente inapplicabilità dello esonero da responsabilità dello assicuratore a norma dello art. 1917 c.c., comma 1”.

Nel QUARTO MOTIVO si deduce error in iudicando per violazione e falsa applicazione dell’art. 1917 c.c., comma 1, e art. 43 c.p., comma 3.

IL QUESITO a ff 13 recita: “dica la Corte che a norma dell’art. 1917 c.c., comma 1, la derivazione dei danni da fatti dolosi dell’assicurato, la consapevolezza della antigiuridicità del comportamento, la previsione della concretezza del fatto dannoso, costituiscono fatti impeditivi della operatività della garanzia assicurativa, cosicchè la prova della semplice intenzionalità del comportamento non è idonea a dimostrarne il verificarsi e che pertanto il rigetto della domanda sulla base della provata consapevolezza unicamente della omissione ha erroneamente posto le conseguenze della mancata prova dei fatti impeditivi indicati a carico degli attori appellati, invece che del convenuto appellante”.

Nel QUINTO MOTIVO SI DEDUCE OMESSA 0 INSUFFICIENTE E CONTRADDITTORIA MOTIVAZIONE in ordine a fatti controversi e decisivi, che vengono indicati a ff 14 sotto due paragrafetti a e b.

SUB A. si sostiene che la valutazione da parte del medico della conseguenza – derivazione – del danno rispetto ad una condotta consapevole, ovvero lo accertamento della sua antigiuridicità, doveva essere meglio motivato, SUB B si sostiene la inadeguatezza della motivazione sul punto della rappresentazione da parte del sanitario dello evento dannoso, come conseguenza concreta della colpa omissiva. NEL SESTO MOTIVO si deduce error in iudicando per violazione e falsa applicazione degli artt. 2043, 2056 e 2909 c.c., artt. 115 e 116 c.p.c., e art. 329 c.p.c., comma 2, in relazione alla mancata integrale valutazione del danno patrimoniale futuro, in relazione alla nota di irreversibilità del danno patrimoniale accertato e liquidato fino alla sentenza, ma non per l’avvenire.

QUESITO IN TERMINI A FF.17.

7. CONFUTAZIONE DEI PRIMI CINQUE MOTIVI E ACCOGLIMENTO DEL SESTO. Le prime CINQUE censure pur essendo articolate in una serie di motivi e relativi quesiti,appaiono tutte intimamente connesse, partendo da alcune asserzioni di fatto sostenute da tesi in diritto, che non attengono alla fattispecie considerata e valutata dalla CORTE DI APPELLO AI FF 5 E 6 della sua motivazione.

ORBENE le prime quattro censure che deducono errores in iudicando appaiono difformi dal modulo propositivo della regula iuris prevista dallo art. 366 bis c.p.c., poichè prospettano una fattispecie diversa da quella esaminata dai giudici del merito in relazione ad un illecito considerato nei termini tradizionali dello illecito civile di cui allo art. 2043 c.c., secondo la originaria citazione dei coniugi P. ed il devolutum in sede di appello, dove assicurato e assicuratore erano ritenuti solidali verso le parti danneggiate. La CORTE ha escluso la responsabilità dell’assicuratore, esaminando la clausola inserita nella polizza che prevede lo oggetto della assicurazione della responsabilità civile per i danni causati a terzi dal medico ginecologo, per fatto proprio connesso alla attività svolta nello esercizio della professione, ed ha interpretato tale conformazione secondo buona fede, nel senso di una previsione di garanzia per i fatti colposi e non anche per i fatti dolosi. DUNQUE la interpretazione della CORTE è logicamente connessa alla ratio legis ordinaria della assicurazione, mentre la interpretazione ribadita nei primi sei motivi, con abili illazioni dovrebbe invece condurre ad una deroga convenzionale al regime dello art. 1917 c.c., comma 1.

SE NE DEDUCE che i primi quattro motivi del ricorso sono inammissibili, poichè nella sintesi descrittiva si discostano dalla valutazione logica e coerente data dai giudici del merito nella interpretazione della polizza e della sua clausola che assicurava la responsabilità civile della condotta di un ginecologo, che spesso opera in condizioni di emergenza ed a rischio di errore involontario o per complicanza non prevedibile o non prevenibile secondo lo stato dell’arte medica ed i mezzi a disposizioni.

LA CORTE INVECE ACCERTA la fattispecie del dolo all’interno della colpa civilmente rilevante, come coscienza e volontà di porre in essere una situazione certa di parto di un feto malformato, costretto ad una sopravvivenza incerta, ma certamente lesiva in misura gravissima della salute e della stessa dignità di persona e con conseguenze patrimoniali disastrose, per è e per gli sventurati genitori. IL DOLO civile, ancorchè posto in essere con una riserva mentale di obbiezione di coscienza, che viene in essere solo in corso di causa e non è mai stata manifestata ai genitori di D. non ha nulla a che vedere con le connessioni per analogia con i precetti della colpa o del dolo penalmente rilevanti. QUI SIAMO NEL CAMPO DELLA IMPUTABILITA’ SOGGETTIVA PER COLPA IN SENSO LATO, e la interpretazione della polizza, del suo oggetto, e della responsabilità secondo buona fede, appartiene ad una quaestio voluntatis che non appare sindacabile in questa sede di legittimità.

IL QUINTO MOTIVO che propone un vizio di motivazione è inammissibile essendo privo del quesito di fatto, riproponendo sotto forma di censura inappropriata in parte le tesi già esposte nei precedenti motivi.

7.2. ACCOGLIMENTO DEL SESTO MOTIVO. Il sesto motivo risulta fondato come error in iudicando, ancorchè sia errato ritenere che si sia formato un giudicato interno sulla parte della liquidazione data, sino al momento della sentenza, come un ristoro equo inclusivo anche dello incerto avvenire.

La CORTE di appello dopo aver dato atto della invalidità pressocchè totale subita da D. sin dal momento della nascita e del dato della irreversibilità di tali gravissime menomazioni, al ff 9 della sentenza accorda alla madre, a decorrere dal fatto e sino alla data della sentenza, un contributo pari a 5000 Euro annue, per la assistenza prestata e la presumibile limitazione della attività lavorativa, mentre nulla può pretendere il marito, che pure è convivente e partecipe, sia per gli affetti che per la solidarietà familiare.

L’ERRORE giuridico compiuto dalla CORTE DI APPELLO attiene alla iniquità dei criteri liquidatori di un danno patrimoniale certo e permanente, posto che la solidarietà familiare come è proseguita sino al tempo del decidere, proseguirà per il resto della vita sino a quando i genitori sopravvivranno. NON può dunque riconoscersi giuridicamente corretta la somma riduttiva liquidata come retribuzione di un danno patrimoniale emergente e da lucro cessante, in una condizione dove l’assistenza al menomato non può essere che continua con sacrifici economici rilevanti, che fanno carico non solo alla madre ma anche la padre, convivente e presente.

La prova del danno economico si desume in via presentiva e secondo un criterio di equità solidale e sociale e non può ricondursi ad un modesto obolo temporaneo. (VEDI tra le ultime CASS 23 APRILE 2013 N. 9779 E 9 MAGGIO 2011 N 10108, E PER IL PRINCIPIO ASSIOMATICO LE SSUU 11 novembre 2008 n.26972).

La Cassazione è con rinvio alla CORTE DI APPELLO DI NAPOLI in diversa composizione, che provvederà anche in ordine alle spese del giudizio di cassazione e provvederà alla liquidazione integrale del danno patrimoniale per il rilevante impegno economico sostenuto dai genitori, considerando e la gravità della invalidità e l’impegno continuo di assistenza ed i sacrifici e le perdite economiche, secondo ragionevoli presunzioni.

P.Q.M.

ACCOGLIE IL SESTO MOTIVO DI RICORSO, rigetta gli altri, cassa e rinvia anche per le spese alla corte di appello di NAPOLI in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 10 marzo 2014.

Depositato in Cancelleria il 22 maggio 2014.

 

Mancata diagnosi di tumore incurabile: sì a danno da perdita di chances

Cassazione civile , sez. III, sentenza 23.05.2014 n° 11522

Allegato

 

La Cassazione torna ad occuparsi di danno da perdita di chances, rilevando che l’omessa diagnosi di un processo morboso terminale, sul quale sia possibile intervenire soltanto con un intervento cosiddetto palliativo, non idoneo a guarire ma quanto meno ad alleviare le sofferenze, può determinare un danno al paziente che nelle more non può fruire nemmeno delle cure palliative e deve sopportare le conseguenze del processo morboso.

Il paziente entra in ospedale per un intervento al ginocchio, niente di particolarmente serio. Prima dell’intervento il chirurgo ortopedico lo sottopone ad una serie di esami di routine. Uno di questi esami è una radiografia toracica, dalla quale si evince la assai probabile presenza di una massa tumorale nei polmoni, tanto che si consigliava di approfondire gli accertamenti mediante una TAC. Purtroppo l’ortopedico procede nel suo lavoro senza tenere minimamente in considerazione la cosa e senza disporre ulteriori indagini.

 

 

danno esistenziale responsabilità medica

responsabilità medica risarcimento danni

richiesta risarcimento danni responsabilità medica

calcolo danno morte responsabilita medica

atto di citazione per responsabilità medica

responsabilità medica per errata diagnosi

errore medico danno esistenziale e morale

errore medico risarcimentoFOTOFOTO46

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE IV PENALE

123 foto dottre nero grandeSentenza 12-27 febbraio 2014, n. 9695

(Presidente Brusco – Relatore Iannello)

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 18/10/2012 la Corte d’Appello di Catania, in riforma della sentenza di primo grado, assolveva, per insussistenza del fatto, S.A. dal delitto p. e p. dagli artt. 590, commi 1 e 2, e 583, comma 2 n. 1, cod. pen., a lui ascritto per aver cagionato, per colpa medica consistita nella esecuzione di inappropriata manovra (c.d. manovra di Kristeller) sulla paziente C.F. durante il parto, il distacco intempestivo della placenta e le conseguenti gravissime lesioni riportate dal bambino: fatto avvenuto in (omissis).

fotostudiolegalenuova23Premetteva la Corte doversi dare per acquisito, sulla scorta dell’istruttoria espletata nel giudizio di primo grado, che:

le lesioni gravissime riportate dal bambino sono state direttamente causate da un distacco intempestivo di placenta;

l’imputato ha effettivamente eseguito durante il parto la manovra suddetta, ha cioè esercitato una o più spinte sull’addome della partoriente con la mano prima e poi con il braccio sebbene non risultasse che la testa del bambino avesse già impegnato il canale del parto, e dunque in un momento in cui quella manovra non era consigliabile;

la partoriente non presentava alcuno dei fattori di rischio individuati dalla letteratura medica come possibile causa, in alternativa ad eventi di natura traumatica, del distacco di placenta.

Ciò premesso i giudici d’appello osservavano tuttavia che tale ultima circostanza “determina che la probabilità che si verifichi un distacco intempestivo di placenta si attesta intorno allo 0,5%” e che pertanto “non potendo stabilirsi con un grado di certezza ma soltanto con un elevato grado di probabilità logica che, in difetto di esercizio della pressione sull’addome della partoriente da parte dell’imputato, il distacco di placenta non si sarebbe verificato, non può affermarsi al di là di ogni ragionevole dubbio la responsabilità penale dell’imputato per il reato oggetto di contestazione”.

Pervenivano pertanto alla pronuncia assolutoria per la ritenuta mancanza di prova certa di un nesso di causalità tra la condotta dell’imputato e le lesioni personali gravissime riportate dal bambino.

2. Avverso tale sentenza propongono ricorso per cassazione le parti civili, deducendo violazione di legge e mancanza e contraddittorietà della motivazione.

Deducono in sintesi che, con motivazione erronea e contraddittoria, la Corte d’Appello, pur avendo dato atto della mancanza nel caso concreto di ipotizzabili fattori causali alternativi associati al parto (quali ipertensione in gravidanza, pluriparità, pregresso parto cesareo, rottura prematura della membrana, trombofilia congenita o acquisita, etc.), ha omesso di individuare la condotta dell’imputato (ossia la pur accertata esecuzione di manovra di Kristeller) quale unico possibile antecedente causale dell’evento lesivo.

Rilevano che, a giustificazione del proprio convincimento sul punto, i giudici hanno fatto uso di una erronea nozione di nesso causale, contrastante con quella ormai acquisita in dottrina e giurisprudenza, in particolare a seguito della sentenza Franzese delle Sezioni Unite del 2002.

Considerato in diritto

3. Il ricorso si appalesa fondato e merita accoglimento nei sensi di cui in dispositivo.

Emerge evidente dai passaggi della motivazione sopra riportati l’errore concettuale in cui incorre la corte di merito e la conseguente contraddizione in termini rappresentata dall’esclusione del nesso causale che in realtà proprio in forza degli elementi fattuali dati per certi nella stessa sentenza e dell’elevata probabilità logica assegnata al ragionamento che da essi per via induttiva consentiva di risalire alla spiegazione causale ipotizzata risultava già implicitamente accertato.

È la stessa Corte d’Appello invero a evidenziare, peraltro del tutto correttamente alla stregua delle emergenze processuali di cui si da conto in motivazione, che i fatti accertati consentono di stabilire “con un elevato grado di probabilità logica” che “in difetto di esercizio della pressione sull’addome della partoriente da parte dell’imputato, il distacco di placenta non si sarebbe verificato”.

Studio legale BolognaEbbene la Corte non si è avveduta che proprio tale rilievo in sé implica l’accertamento del nesso causale tra condotta ed evento richiesto, ai sensi dell’art. 40 cod. pen., per l’affermazione della penale responsabilità dell’imputato, di tal che la successiva considerazione contenuta in sentenza secondo cui, su tali premesse, a tale affermazione non è possibile pervenire (nella pur certa sussistenza dell’elemento soggettivo: colpa medica ravvisabile nella esecuzione della descritta manovra in mancanza delle condizioni che soltanto l’avrebbero consentita), rappresenta nient’altro che una contraddizione in termini.

3.1. In proposito, è il caso di rammentare che, secondo i principi affermati nella sentenza Franzese (Sez. U, n. 30328 del 10/07/2002, Rv. 222138), al fine di stabilire la sussistenza del nesso di causalità, occorre un duplice controllo:

posta in premessa una spiegazione causale dell’evento sulla base di una legge statistica o universale di copertura sufficientemente valida e astrattamente applicabile al caso concreto, occorre successivamente verificare, attraverso un giudizio di alta probabilità logica, l’attendibilità, in concreto, della spiegazione causale così ipotizzata. Bisogna cioè verificare sulla base delle evidenze processuali che, ipotizzandosi come avvenuta l’azione doverosa omessa o al contrario non compiuta la condotta commissiva assunta a causa dell’evento, esclusa l’interferenza di decorsi causali alternativi, l’evento, con elevato grado di credibilità razionale, non si sarebbe verificato, oppure sarebbe avvenuto molto dopo, o avrebbe comunque avuto minore intensità lesiva.

Appare chiaro pertanto che il giudizio di elevata probabilità logica non definisce il nesso causale in sé e per sé (che, sul piano sostanziale, resta invero legato alla rigorosa nozione dettata dalla teoria condizionalistica recepita nel nostro ordinamento dall’art. 40 cod. pen., sia pur temperata dai correttivi della c.d. causalità umana) ma piuttosto il criterio con il quale procedere all’accertamento probatorio di tale nesso causale, il quale (criterio), non diversamente da quanto accade per l’accertamento di ogni altro elemento costitutivo del reato, deve consentire di fondare, all’esito di un completo e attento vaglio critico di tutti gli elementi disponibili, un convincimento sul punto (positivo o negativo che sia) dotato di un elevato grado di credibilità razionale.

Per dirla secondo efficace definizione dottrinale “la probabilità logica alla quale è interessato il giudice non è quella del sapere nomologico utilizzato per la spiegazione del caso, bensì attiene ai profili inferenziali della verifica probatoria condotta in chiave induttiva, cioè alla luce delle emergenze del caso concreto”.

Per converso, e in ciò sta probabilmente l’equivoco in cui è incorsa la corte territoriale, ai fini della prova giudiziaria della causalità, decisivo non è il coefficiente percentuale più o meno elevato (vicino a 100 o a 90 o a 50, etc.) di probabilità frequentistica desumibile dalla legge di copertura utilizzata; ciò che conta è potere ragionevolmente confidare nel fatto che la legge statistica in questione trovi applicazione anche nel caso concreto oggetto di giudizio, stante l’alta probabilità logica che siano da escludere fattori causali alternativi, di tal che, in presenza di un elevato grado di credibilità razionale dell’ipotesi privilegiata, ben può ritenersi consentito per la spiegazione causale dell’evento fare impiego di leggi o criteri probabilistico statistici con coefficienti percentuali anche medio bassi; per contro, ove la valutazione degli elementi di prova acquisiti non consentano di assegnare ad es. per l’impossibilità di escludere ragionevolmente nel caso concreto l’intervento di fattori causali diversi un elevato grado di ‘ credibilità razionale alla spiegazione causale ipotizzata, quest’ultima non può essere affermata anche se riconducibile a leggi di copertura dotate di frequenza statistica tendenzialmente pari a 100.

L’errore della corte territoriale sta dunque nell’aver presupposto che il criterio di elevata probabilità logica, nel quale si sostanza il ragionamento induttivo inferenziale circa la sussistenza del nesso causale (e l’esclusione di altri ipotizzagli fattori) possa o debba esprimersi in termini percentuali e, correlativamente, l’aver riferito ad esso, intendendolo come fattore che osta alla credibilità razionale del risultato cui esso conduce, la percentuale di frequenza statistica assegnata ad altri fattori in astratto ipotizzabili (nel caso concreto la percentuale dello 0,5% che, in mancanza di alcuno dei fattori di rischio individuati dalla letteratura come possibile causa del distacco di placenta, quest’ultimo possa nondimeno verificarsi per cause naturali).

FOTO FRECCIA fotostudiolegalenuova23Ed invece, come è stato affermato in dottrina, la probabilità logica “ha come carattere fondamentale (quello) di non ricercare la determinazione quantitativa delle frequenze relative di classi di eventi, ma di razionalizzare l’incertezza relativa all’ipotesi su un fatto riconducendone il grado di fondatezza all’ambito degli elementi di conferma (o di prova) disponibili in relazione a quell’ipotesi”.

La probabilità logica, dunque, come criterio di giudizio per la ricostruzione del fatto nel caso concreto, è un concetto che non designa una frequenza statistica, ma piuttosto “un rapporto di conferma tra un’ipotesi e gli elementi che ne fondano l’attendibilità”.

Né può essere diversamente, posto che come è stato sottolineato mentre le leggi di copertura riguardano classi di dati, la certezza processuale richiesta si riferisce al caso concreto. Mentre dunque è spesso possibile disporre di un risultato statistico per la legge di copertura che si ritiene governare il fenomeno, è quasi sempre impossibile riferire questo dato al caso concreto da accertare perché la sua non riproducibilità ne fa un evento unico che non tollera inquadramenti statistici su base percentuale.

Insomma le percentuali statistiche possono valere a delimitare l’ambito di applicazione della legge scientifica e possono essere utili come punto di partenza per quanto riguarda l’applicazione della legge al caso concreto. Avendo peraltro esse un’efficacia esclusivamente prognostica, porle a base o a contenuto del ragionamento probatorio circa la sussistenza del nesso causale nel caso concreto rischia di trasformare tale giudizio in una valutazione ex ante, mentre la causalità va sempre accertata ex post con riferimento all’evento concretamente verificatosi.

Con riferimento invece al grado di inferenza probatoria richiesto a supporto del giudizio di fatto sulla spiegazione causale nel caso concreto “non è sensato cristallizzare in precise entità numeriche la probabilità esigibile: la valutazione va piuttosto fatta caso per caso, tenendo conto di tutte le circostanze concrete ed in particolare… considerando il numero e la consistenza delle assunzioni tacite contenute nelle premesse del ragionamento causale”.

Su tale piano probatorio processuale “può solo richiedersi che il grado di conferma sia alto, o elevato”, senza che in ciò possa vedersi un vulnus del principio di legalità, “dovendo la stessa determinatezza delle fattispecie essere interpretata in rapporto al problema concreto da risolvere”.

Del resto, non è fuor di luogo rammentare che non ad altro può tendere un giudizio di verità o certezza processuale, restando invece fuori delle possibilità dell’esperienza umana che è pur sempre una esperienza storica e relativa l’obiettivo della certezza assoluta o verità materiale.

In proposito avvertiva oltre cinquant’anni fa autorevole dottrina che “la pretesa di conseguire una verità totale o assoluta… è fuori delle reali e concrete possibilità umane e può essere concepita o come realtà divina, oppure come estremo limite tendenziale, astratta creazione dell’intelletto o simbolo operativo (come l’infinito matematico). La verità alla quale l’uomo può aspirare e della quale vive, come verità umana, appunto, è di necessità parziale e (o) relativa, concretamente (storicamente) condizionata ed implica limitazioni e scelte, compiute più o meno coscientemente. E dentro tale limite si mantiene sia che si tratti di verità scientifica, empirica o storica”. Conseguentemente “nel campo dell’esperienza giuridica… non ha senso una verità che stia fuori dalle istituzioni giuridiche che la storia umana ha foggiate, e se codesta verità si qualifica giuridica, per essere collegata al tipo di esperienza a cui va riferita, non vuoi dire che si tratti di una (finta) verità, rispetto ad una (astratta) verità (vera), bensì dell’unica verità che si può (e si deve) aspirare a realizzare in quel campo di esperienza. Sulla base di queste considerazioni, è lecito affermare che i limiti posti all’indagine del giudice si traducono in metodi di ricerca (della verità), in altrettanti canoni e precetti tecnici di metodologia ermeneutica…”.

Consulenza Legale Studio Legale Bologna3.2. Alla luce delle considerazioni che precedono appare pertanto evidente come nella specie null’altro o nulla di più poteva pretendersi, per giungere alla conferma, con elevato grado di credibilità razionale, dell’ipotesi causale prospettata nel capo d’imputazione, se non proprio quel giudizio di elevata probabilità logica che la Corte d’appello ha chiaramente espresso e che pertanto di per sé ben poteva portare, a conferma peraltro della sentenza di primo grado, all’affermazione della responsabilità penale dell’imputato.

Né può dubitarsi che tale giudizio di elevato grado di probabilità logica non sia correttamente e coerentemente formato sulla base delle evidenze probatorie che la stessa Corte d’appello pur non manca di evidenziare, quale in particolare:

a) l’accertata genesi ipossica della encefalopatia neonatale che ha colpito il piccolo nato nelle condizioni descritte;

b) l’accertata errata adozione di manovra ostetrica (manovra di Kristeller) in condizioni che non la consentivano, nel senso appunto di renderla estremamente pericolosa per il bambino (in ciò come detto dovendosi ravvisare in dubbio profilo di colpa medica consistita nella grave inosservanza di protocollo medico);

c) l’accertata mancanza di altri ipotizzabili fattori causali, associati alla gravidanza o al parto.

In tale contesto, essendo l’unico antecedente accertato dell’evento dannoso l’esecuzione della detta errata manovra ostetrica, in presenza di una legge di copertura che certamente la indica come idonea a cagionare l’evento in forza di una elevata probabilità statistica, una volta accertata la mancanza nel caso concreto di altri fattori causali noti nella letteratura e ragionevolmente ipotizzabili, congruo e logicamente persuasivo (ossia, per l’appunto, dotato di elevata probabilità logica) è il ragionamento che coordinando tali evidenze e rapportandole alla detta legge di copertura conduce al risultato dell’affermazione (della prova) della responsabilità penale dell’imputato: risultato al quale dunque si addice in tali condizioni il giudizio di elevato grado di credibilità razionale.

Il fatto che la letteratura scientifica dia conto dell’esistenza di una percentuale dello 0,5% di casi in cui il distacco di placenta si riscontri per cause naturali non meglio precisate, distinte dei fattori associati prima indicati (ed esclusi nel caso concreto), non assume rilievo sul piano del ragionamento probatorio e, dunque, della elevata probabilità logica (la quale resterebbe tale anche se mancasse tale dato statistico), ma semmai sul piano della valutazione della validità scientifica della legge indicata a copertura della ipotizzata spiegazione causale.

Appare evidente tuttavia che trattasi di un dato pressoché insignificante e certamente inidoneo a revocare in dubbio la teoria scientifica della spiegazione causale ipotizzata nella specie: ossia quella secondo cui l’evento dannoso sia da ricondurre causalmente alla errata manovra ostetrica, tanto più che non viene nemmeno precisato se il dato statistico (dello 0,5%) riferito a cause non meglio precisate si riferisca anche ad ipotesi in cui risultava eseguita la detta manovra ostetrica.

3.3. Fuori luogo è al riguardo il richiamo al principio dell’oltre il ragionevole dubbio.

Questo infatti segna il limite del ragionamento probatorio, non il requisito di validità della legge scientifica di copertura. Rappresenta nient’altro che, a contrario, la verifica del grado di probabilità logica attribuibile al ragionamento inferenziale con cui il giudice ricollega, sulla base delle prove raccolte, il fatto concreto alla ipotizzata spiegazione causale. Ed invero, intanto tale ragionamento può ritenersi dotato di elevato grado di probabilità logica ed in grado pertanto di supportare il convincimento della sussistenza del nesso causale con “elevato grado di credibilità razionale”, in quanto non permanga un “dubbio ragionevole” (ossia, non meramente congetturale) che l’evento possa essere stato determinato da una causa diversa.

Invocare pertanto il principio dell’oltre il ragionevole dubbio per determinare la validità della legge di copertura, significa confondere il piano processuale con quello sostanziale.

Né ad una diversa conclusione sul punto può indurre la modifica introdotta dall’art. 5 della legge 6 febbraio 2006, n. 46, mediante la sostituzione del comma 1 dell’art. 533 del codice di procedura penale con la disposizione secondo cui “il giudice pronuncia sentenza di condanna se l’imputato risulta colpevole del reato al di là di ogni ragionevole dubbio”.

Secondo l’opinione prevalente in giurisprudenza, tale novella non ha avuto sul punto un reale contenuto innovativo, non avendo introdotto un diverso e più restrittivo criterio di valutazione della prova, essendosi invece limitata a codificare un principio già desumibile dal sistema, in forza del quale il giudice può pronunciare sentenza di condanna solo quando non ha ragionevoli dubbi sulla responsabilità dell’imputato.

La novella, dunque, non avrebbe inciso sulla funzione di controllo del giudice di legittimità che rimarrebbe limitata alla struttura del discorso giustificativo del provvedimento, con l’impossibilità di procedere alla rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della sentenza e dunque di adottare autonomamente nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti (v., in tal senso, tra le ultime pronunce, Sez. 5, n. 10411 del 28/01/2013, Viola, Rv. 254579, la quale ha precisato, in senso evidentemente conforme all’impostazione sopra accolta, che tale regola di giudizio impone al giudice di giungere alla condanna solo se è possibile escludere ipotesi alternative dotate di razionalità e plausibilità; cfr. anche in tal senso Sez. 1, n. 41110 del 24/10/2011, Javad, Rv. 251507).

4. In accoglimento del ricorso, deve pertanto pervenirsi all’annullamento della sentenza impugnata.

Trattandosi tuttavia di ricorso della sola parte civile e quindi di controversia di natura esclusivamente risarcitoria, si impone il rinvio degli atti al competente giudice civile, ai sensi dell’art. 622 cod. proc. pen.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio al giudice civile competente per valore in grado di appello.

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Teniamo presente e questo in pochi lo dicono che la medicina non é una scienza esatta e purtroppo ancora oggi le conoscenze umane sono assai limitate. Spesso perché venga in sede civile riconosciuto a un paziente il risarcimento danni da responsabilità medica occorre dimostrare la cd “colpa grave ” del medico ,che consiste nel dimostrare che lo stesso ha fatto un “errore grossolano”. A Questo proposito occorre richiamare una sentenza della Suprema Corte numero 11440 del 1997 che stabilisce che il medico chirurgo chiamato a risolvere un caso di particolare complessità, il quale cagioni un danno a causa della propria imperizia, é responsabile solo se versa in dolo od in colpa grave ai sensi dell’art 2236 cc .

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SEZIONI UNITE PENALI

 

Sentenza 10 luglio 2002 – 11 settembre 2002 n. 30328

(Presidente N. Marvulli – Relatore G. Canzio)

Ritenuto in fatto

1.- Il Pretore di Napoli con sentenza del 28.4.1999 dichiarava il dott. S. F. colpevole del reato di omicidio colposo (per avere, in qualità di responsabile della XVI divisione di chirurgia dell’ospedale (omissis) – dove era stato ricoverato dal 9 al 17 aprile 1993 P. C., dopo avere subito il 5 aprile un intervento chirurgico d’urgenza per perforazione ileale -, determinato l’insorgere di una sepsi addominale da ‘clostridium septicum’ che cagionava il 22 aprile la morte del paziente) e, con le attenuanti generiche, lo condannava alla pena di mesi otto di reclusione, oltre il risarcimento del danno a favore della parte civile da liquidarsi in separato giudizio, alla quale assegnava a titolo di provvisionale la somma di lire 70.000.000.

Il giudice di primo grado, all’esito di un’attenta ricostruzione della storia clinica del C., riteneva fondata l’ipotesi accusatoria, secondo cui l’imputato non aveva compiuto durante il periodo di ricovero del paziente una corretta diagnosi né praticato appropriate cure, omettendo per negligenza e imperizia di valutare i risultati degli esami ematologici, che avevano evidenziato una marcata neutropenia ed un grave stato di immunodeficienza, e di curare l’allarmante granulocitopenia con terapie mirate alla copertura degli anaerobi a livello intestinale, autorizzando anzi l’ingiustificata dimissione del paziente giudicato ‘in via di guarigione chirurgica’. Diagnosi e cura che, se doverosamente realizzate, sarebbero invece state, secondo i consulenti medico-legali e gli autorevoli pareri della letteratura scientifica in materia, idonee ad evitare la progressiva evoluzione della patologia infettiva letale ‘con alto grado di probabilità logica o credibilità razionale’.

La Corte di appello di Napoli con sentenza del 14.6.2000 confermava quella di primo grado, ribadendo che il dott. F., in base ai dati scientifici acquisiti, si era reso responsabile di omissioni che “… sicuramente contribuirono a portare a morte il C. …”, sottolineando che “… se si fosse indagato sulle cause della neutropenia e provveduto a prescrivere adeguata terapia per far risalire i valori dei neutrofili, le probabilità di sopravvivenza del C. sarebbero certamente aumentate …” ed aggiungendo che era comunque addebitabile allo stesso la decisione di dimettere un paziente che “… per le sue condizioni versava invece in quel momento in una situazione di notevole pericolo …”.

2.- Avverso tale decisione hanno proposto ricorso per Cassazione i difensori dell’imputato deducendo:

- violazione di legge, in relazione agli artt. 135, 137, 138 e 142 c.p.p., per asserita nullità di alcuni verbali stenotipici di udienza privi di sottoscrizione del pubblico ufficiale che li aveva redatti;

- violazione di legge, in relazione agli arti 192, 546, 530 c.p.p. e 40, 41, 589 c.p., e manifesta illogicità della motivazione quanto all’affermazione di responsabilità, poiché non erano state dimostrate la direzione del reparto ospedaliero e la posizione di garante in capo all’imputato, né, in particolare, l’effettiva causalità delle addebitate omissioni di diagnosi e cura e della disposta dimissione del paziente rispetto alla morte di quest’ultimo, in difetto di reali complicanze del decorso post-operatorio e in assenza di dati precisi sulla patologia di base della perforazione dell’ileo e sull’insorgere della sindrome infettiva da clostridium septicum , rilevandosi altresì che, per il mancato esperimento dell’esame autoptico, non era certo né altamente probabile, alla stregua di criteri scientifici o statistici, che gli ipotetici interventi medici, asseritamente omessi, sarebbero stati idonei ad impedire lo sviluppo dell’infezione letale e ad assicurare la sopravvivenza del C.,

- violazione degli artt. 546 e 603 c.p.p. e mancanza di motivazione in ordine alla richiesta difensiva di rinnovazione dell’istruzione dibattimentale mediante perizia medico-legale sul nesso di causalità;

- violazione degli artt. 546 c.p.p. e 133 c.p. per omesso esame del motivo di appello relativo alla richiesta riduzione della pena.

Con successiva memoria difensiva il ricorrente ha dedotto altresì la sopravvenuta estinzione del reato per prescrizione.

3.- La Quarta Sezione della Corte di Cassazione, con ordinanza del 7.2.-16.4.2002, premesso che, nonostante l’intervenuta estinzione del reato per prescrizione, permaneva l’attualità della decisione sul ricorso, agli effetti delle disposizioni e dei capi della sentenza di condanna concernenti gli interessi civili, rimetteva il ricorso alle Sezioni Unite sul rilievo dell’esistenza di un ormai radicale contrasto interpretativo, formatosi all’interno della stessa Sezione, in ordine alla ricostruzione del nesso causale tra condotta omissiva ed evento, con particolare riguardo alla materia della responsabilità professionale del medico-chirurgo. Al più recente orientamento, secondo il quale é richiesta la prova che un diverso comportamento dell’agente avrebbe impedito l’evento con un elevato grado di probabilità ‘prossimo alla certezza’, e cioè in una percentuale di casi ‘quasi prossima a cento’, si contrappone l’indirizzo maggioritario, che ritiene sufficienti ‘serie ed apprezzabili probabilità di successo’ per l’impedimento dell’evento.

Il Primo Presidente con decreto del 26.4.2002 ha assegnato il ricorso alle Sezioni Unite fissando per la trattazione l’odierna udienza pubblica.

Considerato in diritto

 

1.- Il problema centrale del processo, sollevato sia dal ricorrente che dalla Sezione remittente, ha per oggetto l’esistenza del rapporto causale fra la condotta (prevalentemente omissiva) addebitata all’imputato e l’evento morte del paziente e, di conseguenza, la correttezza logico-giuridica della soluzione ad esso data dai giudici di merito.

E’ stata sottoposta all’esame delle Sezioni Unite la controversa questione se “in tema di reato colposo omissivo improprio, la sussistenza del nesso di causalità fra condotta omissiva ed evento, con particolare riguardo alla materia della responsabilità professionale del medicochirurgo, debba essere ricondotta all’accertamento che con il comportamento dovuto ed omesso l’evento sarebbe stato impedito con elevato grado di probabilità ‘vicino alla certezza’, e cioè in una percentuale di casi ‘quasi prossima a cento’, ovvero siano sufficienti, a tal fine, soltanto ‘serie ed apprezzabili probabilità di successo’ della condotta che avrebbe potuto impedire l’evento”.

Sul tema si sono delineati due indirizzi interpretativi all’interno della Quarta Sezione della Corte di Cassazione: al primo orientamento, tradizionale e maggioritario (ex plurimis, Sez. IV, 7.1.1983, Melis, rv. 158947; 2.4.1987, Ziliotto, rv. 176402; 7.3.1989, Prinzivalli, rv. 181334; 23.1.1990, Pasolini, rv. 184561; 13.6.1990, D’Erme, rv. 185106; 18.10.1990, Oria, rv. 185858; 12.7.1991, Silvestri, rv. 188921; 23.3.1993, De Donato, rv. 195169; 30.4.1993, De Giovanni, rv. 195482; 11.11.1994, Presta, rv. 201554), che ritiene sufficienti ‘serie ed apprezzabili probabilità di successo’ per l’azione impeditiva dell’evento, anche se limitate e con ridotti coefficienti di probabilità, talora indicati in misura addirittura inferiore al 50%, si contrappone l’altro, più recente, per il quale é richiesta la prova che il comportamento alternativo dell’agente avrebbe impedito l’evento lesivo con un elevato grado di probabilità ‘prossimo alla certezza’, e cioè in una percentuale di casi ‘quasi prossima a cento’ (Sez. IV, 28.9.2000, Baltrocchi, rv. 218777; 29.9.2000, Musto; 25.9.2001, Covili, rv. 220953; 25.9.2001, Sgarbi, rv. 220982; 28.11.2000, Di Cintio, rv. 218727).

Ritiene il Collegio che, per pervenire ad una soluzione equilibrata del quesito, sia necessario procedere, in via prioritaria, ad una ricognizione dello statuto della causalità penalmente rilevante, con particolare riguardo alla categoria dei reati omissivi impropri ed allo specifico settore dell’attività medico-chirurgica.

2.- Nell’ambito della scienza giuridica penalistica può dirsi assolutamente dominante l’interpretazione che, nella lettura degli artt. 40 e 41 del codice penale sul rapporto di causalità e sul concorso di cause, fa leva sulla ‘teoria condizionalistica’ o della ‘equivalenza delle cause’ (temperata, ma in realtà ribadita mediante il riferimento, speculare e in negativo, alla ‘causalità umana’ quanto alle serie causali sopravvenute, autonome e indipendenti, da sole sufficienti a determinare l’evento: art. 41 comma 2).

E’ dunque causa penalmente rilevante (ma il principio stabilito dal codice penale si applica anche nel distinto settore della responsabilità civile, a differenza. di quanto avviene per il diritto anglosassone e nordamericano) la condotta umana, attiva o omissiva che si pone come condizione ‘necessaria’ – conditio sine qua non – nella catena degli antecedenti che hanno concorso a produrre il risultato, senza la quale l’evento da cui dipende l’esistenza del reato non si sarebbe verificato. La verifica della causalità postula il ricorso al ‘giudizio controfattuale’, articolato sul condizionale congiuntivo ‘se … allora …’ (nella forma di un periodo ipotetico dell’irrealtà, in cui il fatto enunciato nella protasi è contrario ad un fatto conosciuto come vero) e costruito secondo la tradizionale ‘doppia formula’, nel senso che: a) la condotta umana `è’ condizione necessaria dell’evento se, eliminata mentalmente dal novero dei fatti realmente accaduti, l’evento non si sarebbe verificato; b) la condotta umana ‘non è’ condizione necessaria dell’evento se, eliminata mentalmente mediante il medesimo procedimento, l’evento si sarebbe egualmente verificato.

Ma, ferma restando la struttura ipotetica della spiegazione causale, secondo il paradigma condizionalistico e lo strumento logico dell’astrazione contro il fatto, sia in dottrina che nelle più lucide e argomentate sentenze della giurisprudenza di legittimità, pronunciate in riferimento a fattispecie di notevole complessità per la pluralità e l’incertezza delle ipotesi esplicative dell’evento lesivo (Sez. IV, 24.6.1986, Ponte, rv. 174511-512; Sez. N, 6.12.1990, Bonetti, rv. 191788; Sez. IV, 31.10.1991, Rezza, rv. 191810; Sez. IV, 27.5.1993, Rech, rv. 196425; Sez. IV, 26.1.1998, P.G. in proc. Viviani, rv. 211847), si è osservato che, in tanto può affermarsi che, operata l’eliminazione mentale dell’antecedente costituito dalla condotta umana, il risultato non si sarebbe o si sarebbe comunque prodotto, in quanto si sappia, ‘già da prima’, che da una determinata condotta scaturisca, o non, un determinato evento.

E la spiegazione causale dell’evento verificatosi hic et nunc, nella sua unicità ed irripetibilità, può essere dettata dall’esperienza tratta da attendibili risultati di generalizzazione del senso comune, ovvero facendo ricorso (non alla ricerca caso per caso, alimentata da opinabili certezze o da arbitrarie intuizioni individuali, bensì) al modello generalizzante della sussunzione del singolo evento, opportunamente ri-descritto nelle sue modalità tipiche e ripetibili, sotto ‘leggi scientifiche’ esplicative dei fenomeni. Di talché, un antecedente può essere configurato come condizione necessaria solo se esso rientri nel novero di quelli che, sulla base di una successione regolare conforme ad una generalizzata regola di esperienza o ad una legge dotata di validità scientifica – ‘legge di copertura’ -, frutto della migliore scienza ed esperienza del momento storico, conducano ad eventi ‘del tipo’ di quello verificatosi in concreto.

Il sapere scientifico accessibile al giudice è costituito, a sua volta, sia da leggi `universali’ (invero assai rare), che asseriscono nella successione di determinati eventi invariabili regolarità senza eccezioni, sia da leggi `statistiche’ che si limitano ad affermare che il verificarsi di un evento è accompagnato dal verificarsi di un altro evento in una certa percentuale di casi e con una frequenza relativa, con la conseguenza che quest’ultime (ampiamente diffuse nei settori delle scienze naturali, quali la biologia, la medicina e la chimica) sono tanto più dotate di ‘alto grado di credibilità razionale’ o ‘probabilità logica’, quanto più trovano applicazione in un numero sufficientemente elevato di casi e ricevono conferma mediante il ricorso a metodi di prova razionali ed empiricamente controllabili.

Si avverte infine che, per accertare l’esistenza della condizione necessaria secondo il modello della sussunzione sotto leggi scientifiche, il giudice, dopo avere ri-descritto il singolo evento nelle modalità tipiche e ripetibili dell’accadimento lesivo, deve necessariamente ricorrere ad una serie di ‘assunzioni tacite’ e presupporre come presenti determinate ‘condizioni iniziali’, non conosciute o soltanto congetturate, sulla base delle quali, ‘ceteris paribus’, mantiene validità l’impiego della legge stessa.

3.- La definizione di causa penalmente rilevante ha trovato coerenti conferme anche nelle più recenti acquisizioni giurisprudenziali (Sez. fer., 1.9.1998, Casaccio, rv. 211526; Sez. IV, 28.9.2000, Baltrocchi, cit.; 29.9.2000, Musto, cit.; 25.9.2001, Covili, cit.; 25.9.2001, Sgarbi, cit.; 20.11.2001, Turco; 28.11.2000, Di Cintio, cit.; 8.1.2002, Trunfio; 23.1.2002, Orlando), le quali, nel recepire l’enunciata struttura logica della spiegazione causale, ne hanno efficacemente valorizzato la natura di elemento costitutivo della fattispecie di reato e la funzione di criterio di imputazione dell’evento lesivo. Dello schema condizionalistico integrato dal criterio di sussunzione sotto leggi scientifiche sono state sottolineate, da un lato, la portata tipizzante, in ossequio alle garanzie costituzionali di legalità e tassatività delle fonti di responsabilità penale e di personalità della stessa (Cost., artt. 25, comma 2 e 27, comma 1), e dall’altro, nell’ambito delle fattispecie causalmente orientate, la funzione selettiva delle condotte rilevanti e per ciò delimitativa dell’area dell’illecito penale.

In questo senso, nonostante i limiti epistemologici dello statuto della causalità nel rapporto fra eventi svelati dalla fisica contemporanea e le critiche di avversa dottrina, la persistente fedeltà della prevalente scienza giuridica penalistica al classico paradigma condizionalistico (v. lo Schema Pagliaro del 1992 di delega per un nuovo codice penale, sub art. 10, ma soprattutto l’articolata elaborazione del Progetto Grosso del 2001 di riforma della parte generale del codice penale, sub artt. 13 e 14) non solo appare coerente con l’assetto normativo dell’ordinamento positivo, ma rappresenta altresì un momento irrinunciabile di garanzia per l’individuazione della responsabilità nelle fattispecie orientate verso la produzione di un evento lesivo.

Il ricorso a generalizzazioni scientificamente valide consente infatti di ancorare il giudizio controfattuale, altrimenti insidiato da ampi margini di discrezionalità e di indeterminatezza, a parametri oggettivi in grado di esprimere effettive potenzialità esplicative della condizione necessaria, anche per i più complessi sviluppi causali dei fenomeni naturali, fisici, chimici o biologici.

E non è privo di significato che dalla quasi generalità dei sistemi giuridici penali europei (‘conditio sine qua non’) e dei paesi anglosassoni (‘causa but for’) siano condivise le ragioni di determinatezza e legalità delle fattispecie di reato che il modello condizionalistico della spiegazione dell’evento garantisce, in considerazione della funzione ascrittiva dell’imputazione causale.

4.- Nel prendere atto che nel caso in esame si verte in una fattispecie di causalità (prevalentemente) omissiva attinente all’attività medico-chirurgica, è da porre in evidenza innanzi tutto l’essenza normativa del concetto di `omissione’, che postula una relazione con un modello alternativo di comportamento attivo, specifico e imposto dall’ordinamento.

Il ‘reato omissivo improprio’ o ‘commissivo mediante omissione’, che è realizzato da chi viola gli speciali doveri collegati alla posizione di garanzia non impedendo il verificarsi dell’evento, presenta una spiccata autonomia dogmatica, scaturendo esso dall’innesto della clausola generale di equivalenza causale stabilita dall’art. 40, comma 2, cod. pen. sulle disposizioni di parte speciale che prevedono le ipotesi-base di reato commissivo orientate verso la produzione di un evento lesivo, suscettive così di essere convertite in corrispondenti ipotesi omissive: autonomia che, per l’effetto estensivo dell’area della punibilità, pone indubbi problemi di legalità e determinatezza della fattispecie criminosa.

Ma la presenza nei reati omissivi impropri, accanto all’equivalente normativo della causalità, di un ulteriore, forte, nucleo normativo, relativo sia alla posizione di garanzia che agli specifici doveri di diligenza, la cui inosservanza fonda la colpa dell’agente, tende ad agevolare una prevaricazione di questi elementi rispetto all’ordinaria sequenza che deve muovere dalla spiegazione del nesso eziologico.

Di talché, con particolare riferimento ai settori delle attività medico-chirurgiche, delle malattie professionali, delle alterazioni ambientali e del danno da prodotto, dall’erosione del paradigma causale nell’omissione, asseritamente motivata con l’incertezza costitutiva e con i profili altamente ipotetici della condizionalità, a fronte della pluralità e inconoscibilità dei fattori interagenti, trae alimento la teoria della ‘imputazione oggettiva dell’evento’. Questa é caratterizzata dal riferimento alla sufficiente efficacia esplicativa del fenomeno offerta dalla mera ‘possibilità’ o anche da inadeguati coefficienti di probabilità salvifica del comportamento doveroso, espressa in termini di ‘aumento – o mancata diminuzione – del rischio’ di lesione del bene protetto o di diminuzione delle chances di salvezza del medesimo bene (vita, incolumità fisica, salute, ambiente), di cui si esalta lo spessore primario e rilevante. Pure in assenza, cioè, dell’accertamento rigoroso che, qualora si fosse tenuta da parte dell’agente la condotta doverosa e diligente (ad esempio, in materia di responsabilità medica: diagnosi corretta, terapia adeguata e intervento tempestivo), il singolo evento di danno non si sarebbe verificato o si sarebbe comunque verificato, ma in epoca significativamente posteriore o con minore intensità lesiva.

Orbene, la più recente e citata giurisprudenza di legittimità ha reagito a questa riduttiva lettura della causalità omissiva ed ha segnato una netta evoluzione interpretativa – che le Sezioni Unite condividono -, soprattutto nel settore dell’attività medico-chirurgica (Sez. fer., Casaccio; Sez. IV, Baltrocchi, Musto, Di Cintio, Turco, Trunfio, Orlando), delle malattie professionali (Sez. IV, Covili) e degli infortuni sul lavoro (Sez. IV, Sgarbi), convenendo che anche per i reati omissivi impropri resta valido il descritto paradigma unitario di imputazione dell’evento.

Pur dandosi atto della peculiarità concettuale dell’omissione (è tuttora controversa la natura reale o meramente normativa dell’efficienza condizionante di un fattore statico negli sviluppi della catena causale), si osserva che lo statuto logico del rapporto di causalità rimane sempre quello del ‘condizionale controfattuale’, la cui formula dovrà rispondere al quesito se, mentalmente eliminato il mancato compimento dell’azione doverosa e sostituito alla componente statica un ipotetico processo dinamico corrispondente al comportamento doveroso, supposto come realizzato, il singolo evento lesivo, hic et nunc verificatosi, sarebbe, o non, venuto meno, mediante un enunciato esplicativo `coperto’ dal sapere scientifico del tempo.

Considerato che anche la spiegazione della causalità attiva ricorre a controfattuali ipotetici, il citato indirizzo interpretativo ha dunque ridimensionato la tesi per la quale la verifica giudiziale della condizionalità necessaria dell’omissione pretenderebbe un grado di `certezza’ meno rigoroso rispetto ai comuni canoni richiesti per la condotta propria dei reati commissivi, osservando anzi che l’affievolimento della nozione di causa penalmente rilevante finisce per l’accentuare nei reati omissivi impropri, pur positivamente costruiti in riferimento a ipotesi-base di reati di danno, il disvalore della condotta, rispetto alla quale l’evento degrada a mera condizione obiettiva di punibilità e il reato di danno a reato di pericolo. Con grave violazione dei principi di legalità, tassatività e tipicità della fattispecie criminosa e della garanzia di responsabilità personale (Cost., art. 25, comma 2 e 27, comma 1), per essere attribuito all’agente come fatto proprio un evento `forse’, non `certamente’, cagionato dal suo comportamento.

5.- Superato quell’orientamento che si sostanzia in pratica nella `volatilizzazione’ del nesso eziologico, il contrasto giurisprudenziale segnalato dalla Sezione remittente verte, a ben vedere, sui criteri di determinazione e di apprezzamento del valore probabilistico della spiegazione causale, domandandosi, con particolare riferimento ai delitti omissivi impropri nell’esercizio dell’attività medico-churgica, quale sia il grado di probabilità richiesto quanto all’efficacia impeditiva e salvifica del comportamento alternativo, omesso ma supposto come realizzato, rispetto al singolo evento lesivo.

Non é messo dunque in crisi lo statuto condizionalistico e nomologico della causalità, bensì la sua concreta verificabilità processuale: ciò in quanto i confini della ‘elevata o alta credibilità razionale’ del condizionamento necessario, postulata dal modello di sussunzione sotto leggi scientifiche, non sono affatto definiti dalla medesima legge di copertura.

Dalle prassi giurisprudenziali nel settore indicato emerge che il giudice impiega largamente, spesso tacitamente, generalizzazioni del senso comune, massime d’esperienza, enunciati di leggi biologiche, chimiche o neurologiche di natura statistica ed anche la più accreditata letteratura scientifica del momento storico.

Di talché, secondo un primo indirizzo interpretativo, le accentuate difficoltà probatorie, il valore meramente probabilistico della spiegazione e il paventato deficit di efficacia esplicativa del classico paradigma, quando si tratti di verificare profili omissivi e strettamente ipotetici del decorso causale, legittimerebbero un affievolimento dell’obbligo del giudice di pervenire ad un accertamento rigoroso della causalità. In considerazione del valore primario del bene giuridico protetto in materia di trattamenti terapeutici e chirurgici, dovrebbe pertanto riconoscersi appagante valenza persuasiva a ‘serie ed apprezzabili probabilità di successo’ (anche se `limitate’ e con ridotti coefficienti, talora indicati in misura addirittura inferiore al 50%) dell’ipotetico comportamento doveroso, omesso ma supposto mentalmente come realizzato, sull’assunto che ‘quando è in gioco la vita umana anche poche probabilità di sopravvivenza rendono necessario l’interverto del medico’.

Le Sezioni Unite non condividono questa. soluzione, pure rappresentativa del tradizionale, ormai ventennale e prevalente orientamento della Sezione Quarta (cfr. ex plurimis, almeno a partire da Sez. IV, 7.1.1983, Melis, le citate sentenze Ziliotto, Prinzivalli, Pasolini, D’Erme, Oria, Silvestri, De Donato, De Giovanni, Presta) poiché, com’è stato sottolineato dall’opposto, più recente e menzionato indirizzo giurisprudenziale (Sez. fer., Casaccio; Sez. IV, Baltrocchi, Musto, Di Cintio, Covili, Sgarbi, Turco, Trunfio, Orlando), con la tralaticia formula delle ‘serie ed apprezzabili probabilità di successo’ dell’ipotetico intervento salvifico del medico si finisce per esprimere coefficienti di `probabilità’ indeterminati, mutevoli, manipolabili dall’interprete, talora attestati su standard davvero esigui: così sovrapponendosi aspetti deontologici e di colpa professionale per violazione del principio di precauzione a scelte politico-legislative dettate in funzione degli scopi della repressione penale ed al problema, strutturalmente distinto, dell’accertamento degli elementi costitutivi della fattispecie criminosa tipica.

Né va sottaciuto che dall’esame della giurisprudenza di settore emerge che in non pochi casi, sebbene qualificati in termini di causalità omissiva per mancato impedimento dell’evento, non si è tuttavia in presenza di effettive, radicali, omissioni da parte del medico. Infatti, talora si verte in tema di condotte commissive colpose, connotate da gravi errori di diagnosi e terapia, produttive di per sé dell’evento lesivo, che è per ciò sicuramente attribuibile al soggetto come fatto proprio; altre volte trattasi di condotte eterogenee e interagenti, in parte attive e in parte omissive per la mancata attivazione di condizioni negative o impeditive. Ipotesi queste per le quali, nella ricostruzione del fatto lesivo e nell’indagine controfattuale sull’evitabilità dell’evento, la giurisprudenza spesso confonde la componente omissiva dell’inosservanza delle regole cautelari, attinente ai profili di `colpa’ del garante, rispetto all’ambito – invero prioritario della spiegazione e dell’imputazione causale.

6.- E’ stato acutamente osservato in dottrina che il processo tende con le sue regole ad esercitare un potenziale dominio sulle categorie del diritto sostantivo e che la laboriosità del procedimento di ricostruzione probatoria della tipicità dell’elemento oggettivo del reato coinvolge la tenuta sostanziale dell’istituto, oggetto della prova, scardinandone le caratteristiche dogmatiche e insidiando la tipicità della fattispecie criminosa.

Ma pretese difficoltà di prova, ad avviso delle Sezioni Unite, non possono mai legittimare un’attenuazione del rigore nell’accertamento del nesso di condizionamento necessario e, con essa, una nozione `debole’ della causalità che, collocandosi ancora sul terreno della teoria, ripudiata dal vigente sistema penale; dell’ ‘aumento del rischio’, finirebbe per comportare un’abnorme espansione della responsabilità per omesso impedimento dell’evento, in violazione dei principi di legalità e tassatività della fattispecie e della garanzia di responsabilità per fatto proprio.

Deve tuttavia riconoscersi che la definizione del concetto di causa penalmente rilevante si rivela significativamente debitrice nei confronti del momento di accertamento processuale, il quale resta decisivo per la decodificazione, nei termini effettuali, dei decorsi causali rispetto al singolo evento, soprattutto in presenza dei complessi fenomeni di ‘causazione multipla’ legati al moderno sviluppo delle attività.

Il processo penale, passaggio cruciale ed obbligato della conoscenza giudiziale del fatto di reato, appare invero sorretto da ragionamenti probatori di tipo prevalentemente inferenziale-induttivo che partono dal fatto storico copiosamente caratterizzato nel suo concreto verificarsi (e dalla formulazione della più probabile ipotesi ricostruttiva di esso secondo lo schema argomentativo dell’ ‘abduzione’), rispetto ai quali i dati informativi e giustificativi della conclusione non sono contenuti per intero nelle premesse, dipendendo essi, a differenza dell’argomento `deduttivo’, da ulteriori elementi conoscitivi estranei alle premesse stesse.

D’altra parte, lo stesso modello condizionalistico orientato secondo leggi scientifiche sottintende il distacco da una spiegazione di tipo puramente deduttivo, che implicherebbe un’impossibile conoscenza di tutti gli antecedenti sinergicamente inseriti nella catena causale e di tutte le leggi pertinenti da parte del giudice, il quale ricorre invece, nella premessa minore del ragionamento, ad una serie di ‘assunzioni tacite’, presupponendo come presenti determinate ‘condizioni iniziali’ e ‘di contorno’, spazialmente contigue e temporalmente continue, non conosciute o soltanto congetturate, sulla base delle quali, ‘ceteris paribus’, mantiene validità l’ impiego della legge stessa. E, poiché il giudice non può conoscere tutte le fasi intermedie attraverso le quali la causa produce il suo effetto, né procedere ad una spiegazione fondata su una serie continua di eventi, l’ipotesi ricostruttiva formulata in partenza sul nesso di condizionamento tra condotta umana e singolo evento potrà essere riconosciuta fondata soltanto con una quantità di precisazioni e purché sia ragionevolmente da escludere l’intervento di un diverso ed alternativo decorso causale.

Di talché, ove si ripudiasse la natura preminentemente induttiva dell’accertamento in giudizio e si pretendesse comunque una spiegazione causale di tipo deterministico e nomologico-deduttivo, secondo criteri di utopistica ‘certezza assoluta’, si finirebbe col frustrare gli scopi preventivo-repressivi del diritto e del processo penale in settori nevralgici per la tutela di beni primari.

Tutto ciò significa che il giudice, pur dovendo accertare ex post, inferendo dalle suddette generalizzazioni causali e sulla base dell’intera evidenza probatoria disponibile, che la condotta dell’agente ‘è’ (non ‘può essere’) condizione necessaria del singolo evento lesivo, è impegnato nell’operazione ermeneutica alla stregua dei comuni canoni di ‘certezza processuale’, conducenti conclusivamente, all’esito del ragionamento probatorio di tipo largamente induttivo, ad un giudizio di responsabilità caratterizzato da ‘alto grado di credibilità razionale’ o ‘conferma’ dell’ipotesi formulata sullo specifico fatto da provare: giudizio enunciato dalla giurisprudenza anche in termini di ‘elevata probabilità logica’ o ‘probabilità prossima alla – confinante con la certezza’.

7.- Orbene, il modello nomologico può assolvere nel processo penale allo scopo esplicativo della causalità omissiva tanto meglio quanto più è alto il grado di probabilità di cui l’explanans è portatore, ma non è sostenibile che si elevino a schemi di spiegazione del condizionamento necessario solo le leggi scientifiche universali e quelle statistiche che esprimano un coefficiente probabilistico ‘prossimo ad 1’, cioè alla ‘certezza’, quanto all’efficacia impeditiva della prestazione doverosa e omessa. rispetto al singolo evento.

Soprattutto in contesti, come quello della medicina biologica e clinica, cui non appartengono per definizione parametri di correlazione dotati di tale valore per la complessa rete degli antecedenti già in fieri, sui quali s’innesta la condotta omissiva del medico, per la dubbia decifrabilità di tutti gli anelli della catena ezio-patogenetica dei fenomeni morbosi e, di conseguenza, per le obiettive difficoltà della diagnosi differenziale, che costruisce il nodo nevralgico della criteriologia medico-legale in tema di rapporto di causalità.

E’ indubbio che coefficienti medio-bassi di probabilità cal. frequentista per tipi di evento, rivelati dalla legge statistica (e ancor più da generalizzazioni empiriche del senso comune o da rilevazioni epidemiologiche), impongano verifiche attente e puntuali sia della fondatezza scientifica che della specifica applicabilità nella fattispecie concreta. Ma nulla esclude che anch’essi, se corroborati dal positivo riscontro probatorio, condotto secondo le cadenze tipiche della più aggiornata criteriologia medico-legale, circa la sicura non incidenza nel caso di specie di altri fattori interagenti in via alternativa, possano essere utilizzati per il riconoscimento giudiziale del necessario nesso di condizionamento.

Viceversa, livelli elevati di probabilità statistica o schemi interpretativi dedotti da leggi di carattere universale (invero assai rare nel settore in esame), pur configurando un rapporto di successione tra eventi rilevato con regolarità o in numero percentualmente alto di casi, pretendono sempre che il giudice ne accerti il valore eziologico effettivo, insieme con l’ irrilevanza nel caso concreto di spiegazioni diverse, controllandone quindi 1′ `attendibilità’ in riferimento al singolo evento e all’evidenza disponibile.

8.- In definitiva, con il termine ‘alta o elevata credibilità razionale’ dell’accertamento giudiziale, non s’intende fare riferimento al parametro nomologico utilizzato per la copertura della spiegazione, indicante una mera relazione quantitativa entro generi di eventi ripetibili e inerente come tale alla struttura interna del rapporto di causalità, bensì ai profili inferenziali della verifica probatoria di quel nesso rispetto all’evidenza disponibile e alle circostanze del caso concreto: non essendo consentito dedurre automaticamente – e proporzionalmente – dal coefficiente di probabilità statistica espresso dalla legge la conferma dell’ipotesi sull’esistenza del rapporto di causalità.

La moderna dottrina che ha approfondito la teoria della prova dei fatti giuridici ha infatti precisato che; mentre la ‘probabilità statistica’ attiene alla verifica empirica circa la misura della frequenza relativa nella successione degli eventi (strumento utile e talora decisivo ai fini dell’indagine causale), la ‘probabilità logica’, seguendo l’incedere induttivo del ragionamento probatorio per stabilire il grado di conferma dell’ipotesi formulata in ordine allo specifico fatto da provare, contiene la verifica aggiuntiva, sulla base dell’intera evidenza disponibile, dell’attendibilità dell’impiego della legge statistica per il singolo evento e della persuasiva e razionale credibilità dell’accertamento giudiziale (in tal senso, cfr. anche Cass., Sez. IV, 5.10.1999, Hariolf, rv. 216219; 30.3.2000, Camposano, rv. 219426; 15.11.2001, Puddu; 23.1.2002, Orlando, cit.). Si osserva in proposito che, se nelle scienze naturali la spiegazione statistica presenta spesso un carattere quantitativo, per le scienze sociali come il diritto – ove il relatum è costituito da un comportamento umano – appare, per contro, inadeguato esprimere il grado di corroborazione dell’explanandum e il risultato della stima probabilistica mediante cristallizzati coefficienti numerici, piuttosto che enunciare gli stessi in termini qualitativi.

Partendo dunque dallo specifico punto di vista che interessa il giurista, le Sezioni Unite, nel condividere le argomentate riflessioni del P.G. requirente, ritengono, con particolare riguardo ai decorsi causali ipotetici, complessi o alternativi, che rimane compito ineludibile del diritto e della conoscenza giudiziale stabilire se la postulata connessione nomologica, che forma la base per il libero convincimento del giudice, ma non esaurisce di per se stessa la verifica esplicativa del fenomeno, sia effettivamente pertinente e debba considerarsi razionalmente credibile, sì da attingere quel risultato di ‘certezza processuale’ che, all’esito del ragionamento probatorio, sia in grado di giustificare la logica conclusione che, tenendosi l’azione doverosa omessa, il singolo evento lesivo non si sarebbe verificato, ovvero si sarebbe inevitabilmente verificato, ma (nel quando) in epoca significativamente posteriore o (per come) con minore intensità lesiva.

D’altra parte, poiché la condizione ‘necessaria’ si configura come requisito oggettivo della fattispecie criminosa, non possono non valere per essa gli identici criteri di accertamento e di rigore dimostrativo che il giudizio penale riserva a tutti gli elementi costitutivi del fatto di reato.

Il procedimento logico, invero non dissimile dalla sequenza del ragionamento inferenziale dettato in tema di prova indiziaria dall’art. 192 comma 2 c.p.p. (il cui nucleo essenziale è già racchiuso, peraltro, nella regola stabilita per la valutazione della prova in generale dal primo comma della medesima disposizione, nonché in quella della doverosa ponderazione delle ipotesi antagoniste prescritta dall’art. 546, comma 1 lett. e c.p.p.), deve condurre, perché sia valorizzata la funzione ascrittiva dell’imputazione causale, alla conclusione caratterizzata da un ‘alto grado di credibilità razionale’, quindi alla ‘certezza processuale’, che, esclusa l’interferenza di decorsi alternativi, la condotta omissiva dell’imputato, alla luce della cornice nomologica e dei dati ontologici, è stata condizione ‘necessaria’ dell’evento, attribuibile per ciò all’agente come fatto proprio.

Ex adverso, l’insufficienza, la contraddittorietà e l’incertezza probatoria, quindi il plausibile e ragionevole dubbio, fondato su specifici elementi che in base all’evidenza disponibile lo avvalorino nel caso concreto, in ordine ai meccanismi sinergici dei plurimi antecedenti, per ciò sulla reale efficacia condizionante della singola condotta omissiva all’interno della rete di causazione, non può non comportare la neutralizzazione dell’ipotesi prospettata dall’accusa e l’esito assolutorio stabilito dall’art. 530 comma 2 c.p.p., secondo il canone di garanzia ‘in dubio pro reo’. E non, viceversa, la disarticolazione del concetto di causa penalmente rilevante che, per tale via, finirebbe per regredire ad una contraddittoria nozione di `necessità’ graduabile in coefficienti numerici.

9.- In ordine al problema dell’accertamento del rapporto di causalità, con particolare riguardo alla categoria dei reati omissivi impropri ed allo specifico settore dell’attività medico-chirurgica, devono essere pertanto enunciati, ai sensi dell’art. 173.3 n. att. c.p.p., i seguenti principi di diritto.

a) Il nesso causale può essere ravvisato quando, alla stregua del giudizio controfattuale condotto sulla base di una generalizzata regola di esperienza o di una legge scientifica – universale o statistica -, si accerti che, ipotizzandosi come realizzata dal medico la condotta doverosa impeditiva dell’evento hic et nunc, questo non si sarebbe verificato, ovvero si sarebbe verificato ma in epoca significativamente posteriore o con minore intensità lesiva.

b) Non é consentito dedurre automaticamente dal coefficiente di probabilità espresso dalla legge statistica la conferma, o meno, dell’ipotesi accusatoria sull’esistenza del nesso causale, poiché il giudice deve verificarne la validità nel caso concreto, sulla base delle circostanze del fatto e dell’evidenza disponibile, così che, all’esito del ragionamento probatorio che abbia altresì escluso l’interferenza di fattori alternativi, risulti giustificata e processualmente certa la conclusione che la condotta omissiva del medico è stata condizione necessaria dell’evento lesivo con ‘alto o elevato grado di credibilità razionale’ o ‘probabilità logica’.

c) L’insufficienza, la contraddittorietà e l’incertezza del riscontro probatorio sulla ricostruzione del nesso causale, quindi il ragionevole dubbio, in base all’evidenza disponibile, sulla reale efficacia condizionante della condotta omissiva del medico rispetto ad altri fattori interagenti nella produzione dell’evento lesivo, comportano la neutralizzazione dell’ipotesi prospettata dall’accusa e l’esito assolutorio del giudizio.

Va infine ribadito che alla Corte di Cassazione, quale giudice di legittimità, è assegnato il compito di controllare retrospettivamente la razionalità delle argomentazioni giustificative – la cd. giustificazione esterna – della decisione, inerenti ai dati empirici assunti dal giudice di merito come elementi di prova, alle inferenze formulate in base ad essi ed ai criteri che sostengono le conclusioni: non la decisione, dunque, bensì il contesto giustificativo di essa, come esplicitato dal giudice di merito nel ragionamento probatorio che fonda il giudizio di conferma dell’ipotesi sullo specifico fatto da provare.

10.- Alla luce dei principi di diritto sopra affermati, occorre ora passare all’esame della fattispecie concreta sottoposta all’attenzione di questa Corte e valutare la correttezza logico-giuridica dell’apparato argomentativo dei giudici di merito a sostegno dell’affermazione di responsabilità dell’imputato.

Premesso che la motivazione della sentenza impugnata s’integra con quella di condanna di – primo grado, siccome espressamente richiamata, rileva il Collegio che questa ha adeguatamente affrontato, sia in fatto che in diritto, il problema dell’esistenza del nesso di condizionamento risolvendolo in senso affermativo.

Il dott. S. F. era stato chiamato a rispondere del reato di omicidio colposo, in qualità di responsabile della XVI divisione di chirurgia dell’ospedale (omissis) – dove era stato ricoverato dal 9 al 17 aprile 1993 P. C., dopo avere subito il 5 aprile un intervento chirurgico d’urgenza per perforazione ileale -, per avere determinato l’insorgere di una sepsi addominale da ‘clostridium septicum’ che aveva cagionato il 22 aprile la morte del paziente. Si addebitava all’imputato di non avere compiuto durante il periodo di ricovero una corretta diagnosi e quindi consentito un’appropriata terapia, omettendo per negligenza e imperizia di valutare i risultati degli esami ematologici che evidenziavano una persistente neutropenia e di sollecitare la consulenza internistica prescritta dopo l’intervento chirurgico per accertare l’eziologia della perforazione dell’ileo, anzi autorizzando, senza alcuna prescrizione, la dimissione del paziente, giudicato in via di guarigione chirurgica.

La storia clinica del C. risulta esaurientemente e analiticamente ricostruita nei seguenti termini.

Il C., ricoverato il 4 aprile 1993 presso il reparto di chirurgia d’urgenza dell’ospedale (omissis) per forti dolori addominali, venne operato il giorno successivo e l’intervento indicò un’infezione in atto da ‘perforazione dell’ileo lenticolare’, suturata mediante corretta enterrorafia. Restando incerta la causa della non comune patologia e preoccupanti i risultati degli esami emocromocitometrici effettuati il 4 e il 6 aprile (i quali evidenziavano nella formula leucocitaria una marcata neutropenia e con essa una condizione di immunodepressione del paziente) furono disposti esame di Widal Wright (eseguito con esito negativo per l’indicazione tifoidea), consulenza internistica (mai eseguita) e terapia antibiotica a largo spettro. Trasferito il 9 aprile nella XVI divisione chirurgica diretta dal dott. F., il C. continuò la terapia antibiotica e iniziò a sfebbrare il 12 aprile, senza esser sottoposto ad ulteriori esami di alcun tipo. Il dott. F., rilevato che il paziente era apirettico, il 14 aprile sospese la terapia antibiotica e dispose un nuovo emocromo, che evidenziò il giorno successivo il persistere di una gravissima neutropenia, ma, ciò nonostante, il 17 aprile dimise il C. giudicandolo ‘in via di guarigione chirurgica’ senza alcuna prescrizione. Il 19 aprile il C. accusò forti dolori addominali e, ricoverato il 20 aprile, venne nuovamente operato il giorno successivo mediante laparatomia e drenaggio di microascessi multipli; il referto microbiologico indicò esito positivo per ‘anaerobi e sviluppo di clostridium septicum’. All’esito di un terzo intervento chirurgico eseguito il 22 aprile il C. morì a causa di ‘sepsi addominale da clostridium septicum’, un batterio anaerobico non particolarmente aggressivo, che si sviluppa e si propaga però, determinando anemia acuta ed emolisi, allorché l’organismo dell’uomo è debilitato e immunodepresso per gravi forme di granulocitopenia.

Il Pretore, con l’ausilio della prova testimoniale e medico-legale (richiamando altresì autorevoli e concordi pareri della letteratura scientifica internazionale nel campo della medicina interna), identificava nella ‘neutropenia’ l’immediato antecedente causale dell’aggressione del ‘clostridium’ e del processo settico letale; escludeva, indipendentemente dall’origine della perforazione ileale, ogni correlazione fra l’intervento chirurgico e i fattori patogenetici dell’evento infausto; sottolineava come il paziente, dopo la chiusura dell’ulcera ileale, fosse stato sottoposto solo a terapia antibiotica a largo spettro, senza essere indagato sul piano internistico ed ematologico, benché la consulenza internistica fosse stata sollecitata e gli accertamenti ematologici avessero evidenziato l’insorgenza di una marcata neutropenia, con conseguente minorata difesa immunitaria. Rilevava pertanto che, se le cause della neutropenia e del conseguente, grave, stato anergico da immunodepressione fossero stati correttamente diagnosticati (unitamente alle indagini necessarie a chiarire l’eziologia della non comune perforazione ileale) e se l’allarmante granulocitopenia fosse stata curata con terapie mirate alla copertura degli anaerobi a livello intestinale, fino a far risalire i valori dei neutrofili al di sopra della soglia minima delle difese immunitarie, si sarebbe evitata la progressiva evoluzione della patologia infettiva letale da ‘clostridium septicum’ e si sarebbe pervenuti ad un esito favorevole ‘con alto grado di probabilità logica o credibilità razionale’.

Così ricostruito il nesso causale secondo il modello condizionalistico integrato dalla sussunzione sotto leggi scientifiche, il Pretore, definita altresì puntualmente la posizione apicale del dott. F. nell’ambito della divisione chirurgica ove il paziente era stato ricoverato nella fase post-operatoria e individuate precise note di negligenza e di imperizia nei menzionati comportamenti omissivi e nell’improvvida dimissione dello stesso, concludeva affermando la responsabilità dell’imputato per la morte del C..

La Corte di appello di Napoli, pur argomentando impropriamente e contraddittoriamente in termini che sembrano più coerenti con il lessico della disattesa teoria dell’aumento del rischio (“… se si fosse indagato sulle cause della neutropenia e provveduto a prescrivere adeguata terapia per far risalire i valori dei neutrofili, le probabilità di sopravvivenza del C. sarebbero certamente aumentate …”), confermava la prima decisione, richiamandone i contenuti motivazionali e ribadendo che, in base ai dati scientifici acquisiti, all’imputato erano addebitabili, oltre l’ingiustificata dimissione del paziente, gravi omissioni sia di tipo diagnostico che terapeutico, le quali “… sicuramente contribuirono a portare a morte il C. …”.

Pertanto, poiché le statuizioni dei giudici di merito risultano sostanzialmente rispondenti alle linee interpretative sopra enunciate in tema di rapporto di causalità e trovano adeguata base giustificativa in una motivazione, in fatto, immune da vizi logici, il giudizio critico e valutativo circa il positivo accertamento, ‘con alto grado di probabilità logica o credibilità razionale’, dell’esistenza del nesso di condizionamento necessario fra la condotta (prevalentemente omissiva) del medico e la morte del paziente resta incensurabile nel giudizio di legittimità e i \A rilievi del ricorrente si palesano privi di fondamento.

11.- L’ordinanza della Sezione remittente dà atto che il delitto di omicidio colposo per il quale si procede è estinto per prescrizione, in quanto il decesso del C. risale al 22 aprile ” 1993 ed è quindi ampiamente trascorso il termine di sette anni e sei mesi.

Da un lato, l’accertamento della causa estintiva del reato si palesa prioritario e immediatamente operativo rispetto alla questione in rito della nullità ‘relativa’ dei verbali stenotipici di udienza (Sez. Un., 28.11.2001, Cremonese, rv 22051 l; Sez. Un., 27.2.2002, Conti, rv. 221403), nonché rispetto alle invero generiche e subvalenti censure del ricorrente circa pretesi vizi motivazionali dell’impugnata sentenza, in punto di direzione della divisione ospedaliera e titolarità della posizione di garanzia, di colpa professionale e di dosimetria della pena.

D’altra parte, la compiuta valutazione critica, con esito negativo, del più serio e argomentato motivo di gravame, riguardante l’affermazione di responsabilità dell’imputato quanto alla prova dell’effettivo nesso di causalità fra le condotte – prevalentemente omissive – addebitategli e l’evento morte del paziente, consente a questa Corte, nell’annullare senza rinvio la sentenza impugnata in conseguenza dell’avvenuta estinzione del reato per prescrizione, di confermarne (ai sensi dell’art. 578 c.p.p. e secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità) le statuizioni relative ai capi concernenti gli interessi civili: e cioè, la condanna generica dell’imputato al risarcimento del danno, nonché al pagamento di una somma liquidata a titolo di provvisionale e delle spese di costituzione e difesa a favore della parte civile.

P.Q.M.

 

La Corte Suprema di Cassazione, a Sezioni Unite,

annulla senza rinvio la sentenza impugnata per essere il reato estinto per prescrizione; conferma le statuizioni concernenti gli interessi civili.

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Voglio precisare come la materia della responsabilità medica sia una delle più tormentate in ambito giudiziario, e nei tribunali. Non é come può sembrare o come qualcuno pensa che ogni volta che un intervento chirurgico va male, o ogni volta che un medico sbaglia una diagnosi vi sia per forza la responsabilità contrattuale dello stesso medico.

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Teniamo presente e questo in pochi lo dicono che la medicina non é una scienza esatta e purtroppo ancora oggi le conoscenze umane sono assai limitate. Spesso perché venga in sede civile riconosciuto a un paziente il risarcimento danni da responsabilità medica occorre dimostrare la cd “colpa grave ” del medico ,che consiste nel dimostrare che lo stesso ha fatto un “errore grossolano”. A Questo proposito occorre richiamare una sentenza della Suprema Corte numero 11440 del 1997 che stabilisce che il medico chirurgo chiamato a risolvere un caso di particolare complessità, il quale cagioni un danno a causa della propria imperizia, é responsabile solo se versa in dolo od in colpa grave ai sensi dell’art 2236 cc .

L’avvocato Sergio Armaroli da anni assiste pazienti che hanno subito danni per responsabilità medica ed é a disposizione per la valutazione del vostro danno.

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Separazioni consensuali e giudiziali, assegno di mantenimento e affidamento dei figli. L’approccio alla separazione tiene conto del risultato da ottenere e cerca di essere da subito volto ad una soluzione conciliativa che consenta di raggiungere lo scopo in breve tempo con il massimo della soddisfazione. Laddove tuttavia le situazioni oggettive non consentano il risultato sperato si procede in contenzioso in maniera da tutelare in maniera totale per quello che la legge consente, i diritti della parte assistita.

Non ne fanno parte neanche i guadagni derivanti dall’attività professionale di ognuno di voi due che avete risparmiato. Ma vi rientreranno se, al momento in cui la comunione si scioglie, (ossia con la separazione o uno degli altri casi contemplati dall’art. 191 c.c.) non sono stati spesi.SEPARAZIONE A BOLOGNA VUOI SAPERE TUTTO MA PROPRIO TUTTO SULLA SEPARAZIONE?

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I figli, in caso di separazione, hanno, infatti, il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti (i nonni) e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Si scioglie la comunione legale, se è stata scelta come regime patrimoniale della famiglia e, di conseguenza, dopo la separazione, ogni acquisto rimarrà ricompreso esclusivamente nel patrimonio del coniuge che lo ha effettuato, senza giovare all’altro.

  • PROCEDURE DI SEPARAZIONE E DIVORZIO sia consensuali che giudiziali (con o senza addebito)
  • DISCIPLINA DEI RAPPORTI PATRIMONIALI dei coniugi ed ASSEGNAZIONE DELL’ABITAZIONE familiare;
  • AFFIDAMENTO, collocazione, mantenimento e disciplina del diritto di frequentazione DEI FIGLI;
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  • RICONOSCIMENTO o disconoscimento dEI FIGLI;
  • UNIONI CIVILI;
  • TUTELA dei rapporti NONNI/NIPOTI;
  • Tutela avverso la violazione degli obblighi di ASSISTENZA NEI CONFRONTI DEI FIGLI MINORI;
  • ORDINI DI PROTEZIONE ed allontanamento del coniuge o del figlio;
  • Ordini di protezione contro la VIOLENZA O LO STALKING FAMILIARE;
  • AMMINISTRAZIONI DI SOSTEGNO.
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FAMIGLIA AVVOCATO ESPERTO

Nessun rapporto finisce di punto in bianco e nessun matrimonio soddisfacente finisce con un divorzio. Di solito, la decisione di separarsi è conseguente ad un periodo prolungato di profonda insoddisfazione:

1.      non si riesce più a stare bene insieme;

2.      si hanno valori e obiettivi diversi e inconciliabili;

3.      non si fa che litigare;

4.      nella coppia regna la distanza emotiva e la mancanza di comunicazione.

 

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SEPARAZIONE DEI CONIUGI AVVOCATO SERGIO ARMAROLI

Che cosa è la separazione dei coniugi?

Un rimedio alla crisi del matrimonio attraverso la quale i coniugi cessano di vivere sotto lo stesso tetto pur rimanendo marito e moglie: con essa, inoltre, vengono meno alcuni dei doveri che nascono dal matrimonio, primo tra tutti quello della coabitazione,ma anche quello della fedeltà ma non certo gli obblighi di mantenere istruire o educare la prole

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Codice Civile

Libro Primo
Delle persone e della famiglia

Titolo VI
Del matrimonio

Capo V
Dello scioglimento del matrimonio e della separazione dei coniugi

Art. 149.
Scioglimento del matrimonio.

Il matrimonio si scioglie con la morte di uno dei coniugi e negli altri casi previsti dalla legge. Gli effetti civili del matrimonio celebrato con rito religioso, ai sensi dell’articolo 82, o dell’ articolo 83, e regolarmente trascritto, cessano alla morte di uno dei coniugi e negli altri casi previsti dalla legge.

Art. 150.
Separazione personale.

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E’ ammessa la separazione personale dei coniugi.

La separazione può essere giudiziale o consensuale.

Il diritto di chiedere la separazione giudiziale o l’omologazione di quella consensuale spetta esclusivamente ai coniugi.

Art. 151.
Separazione giudiziale.

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La separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio alla educazione della prole.

Il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio.

Art. 152. (1)[Separazione per condanna penale.

La separazione può essere anche chiesta contro il coniuge che è stato condannato alla pena dell’ergastolo o della reclusione per un tempo superiore ai cinque anni, ovvero è stato sottoposto all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, tranne il caso in cui la condanna o l’interdizione è anteriore al matrimonio e l’altro coniuge ne è consapevole.]

(1) Articolo abrogato dalla Legge 19 maggio 1975, n. 151.

Art. 153. (1)[Separazione per non fissata residenza.

La moglie può chiedere la separazione quando il marito, senza giusto motivo, non fissa una residenza, o, avendone i mezzi, ricusa di fissarla in modo conveniente alla sua condizione.]

(1) Articolo abrogato dalla Legge 19 maggio 1975, n. 151.

FOTOFOTO3FOTONUOOVANUMERO 100Art. 154.
Riconciliazione.

La riconciliazione tra i coniugi comporta l’abbandono della domanda di separazione personale già proposta.

 

Art. 155.

In caso di separazione, riguardo ai figli, si applicano le disposizioni contenute nel Capo II del titolo IX.

 

Art. 155-bis. (1)
Affidamento a un solo genitore e opposizione all’affidamento condiviso.

 

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AVVOCATO PER SEPARAZIONE-E DIVORZI

Art. 155-ter. (1)
Revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli.

 

Art. 155-quater. (1)
Assegnazione della casa familiare e prescrizioni in tema di residenza.

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_______________

Art. 155-quinquies. (1)
Disposizioni in favore dei figli maggiorenni.

(………….)

 

 

Art. 155-sexies. (1)
Poteri del giudice e ascolto del minore.

 

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Art. 156.
Effetti della separazione sui rapporti patrimoniali tra i coniugi.

Il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri.

L’entità di tale somministrazione è determinata in relazione alle circostanze e ai redditi dell’obbligato.

Resta fermo l’obbligo di prestare gli alimenti di cui agli articoli 433 e seguenti.

Il giudice che pronunzia la separazione può imporre al coniuge di prestare idonea garanzia reale o personale se esiste il pericolo che egli possa sottrarsi all’adempimento degli obblighi previsti dai precedenti commi e dall’articolo 155.

La sentenza costituisce titolo per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale ai sensi dell’articolo 2818.

In caso di inadempienza, su richiesta dell’avente diritto, il giudice può disporre il sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato e ordinare ai terzi, tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di danaro all’obbligato, che una parte di essa venga versata direttamente agli aventi diritto. (1) (2) (3) (4)

Qualora sopravvengano giustificati motivi il giudice, su istanza di parte, può disporre la revoca o la modifica dei provvedimenti di cui ai commi precedenti.

(1) La Corte costituzionale con sentenza 31 maggio 1983, n. 144 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui non prevede che le disposizioni ivi contenute si applichino a favore dei figli di coniugi consensualmente separati.
(2) La Corte Costituzionale con sentenza 19 gennaio 1987, n. 5 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui non prevede che le disposizioni ivi contenute si applichino ai coniugi separati consensualmente.
(3) La Corte Costituzionale con sentenza 6 luglio 1994, n. 278 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui non prevede che il giudice istruttore possa adottare nel corso della causa di separazione il provvedimento di ordinare ai terzi debitori del coniuge obbligato al mantenimento di versare una parte delle somme direttamente agli aventi diritto.
(4) La Corte Costituzionale con sentenza 19 luglio 1996 n. 258 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui non prevede che il giudice istruttore possa adottare nel corso della causa di separazione il provvedimento di sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato al mantenimento.
_______________

Art. 156-bis.
Cognome della moglie.

Il giudice può vietare alla moglie l’uso del cognome del marito quando tale uso sia a lui gravemente pregiudizievole, e può parimenti autorizzare la moglie a non usare il cognome stesso, qualora dall’uso possa derivarle grave pregiudizio.

Art. 157.
Cessazione degli effetti della separazione.

I coniugi possono di comune accordo far cessare gli effetti della sentenza di separazione, senza che sia necessario l’intervento del giudice, con una espressa dichiarazione o con un comportamento non equivoco che sia incompatibile con lo stato di separazione.

La separazione può essere pronunziata nuovamente soltanto in relazione a fatti e comportamenti intervenuti dopo la riconciliazione.

Art. 158.
Separazione consensuale.

La separazione per il solo consenso dei coniugi non ha effetto senza l’omologazione del giudice.

Quando l’accordo dei coniugi relativamente all’affidamento e al mantenimento dei figli è in contrasto con l’interesse di questi il giudice riconvoca i coniugi indicando ad essi le modificazioni da adottare nell’interesse dei figli e, in caso di inidonea soluzione, può rifiutare allo stato l’omologazione.

 

 

Vuoi sapere cosa è la Separazione consensuale ?

Dopo un esame sommario del ricorso presentato, il Presidente del Tribunale fissa la data dell’udienza a cui dovranno presenziare entrambi i coniugi personalmente.

Le parti saranno assistite dai propri difensori ma in questa fase resta predominante il ruolo delle due parti.

Il Giudice, infatti,  sentirà direttamente i coniugi dopo di che farà loro sottoscrivere  il verbale d’udienza il realizzerà a vivere separati.

Durante l’udienza presidenziale il magistrato deve innanzitutto appurare se sia possibile che i due coniugi possano addivenire a una conciliazione. Una volta stabilito che è impossibile riappacificare le parti viene redatto un verbale di udienza che indica che le parti sono decise a separarsi e riporta il contenuto dell’accordo che i due coniugi hanno stipulato.

Il fascicolo viene quindi trasmesso al collegio che dovrà emettere i provvedimenti di omologa.

 

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L’omologazione

Finita fase presidenziale, l’accordo che i due coniugi hanno stipulato viene sottoposto al giudizio collegiale dei magistrati, chiamato giudizio di omologazione.Se  dal matrimonio sia nati figli che sono ancora minori l’accordo viene sottoposto anche al Pubblico Ministero perché apponga il suo visto.

La separazione consensuale si ha non solo quando vi è l’accordo dei coniugi sulle condizioni di separazione, ma è necessario che tale accordo sia omologato dal Tribunale (ossia il giudice controlla,  valida e dichiara efficace l’accordo dei coniugi) .

Per una correta separazione consensuale consiglio di rivolgersi  a un avvocato che conosca la materia

La separazione acquista efficacia con il provvedimento di omologazione che consiste in un controllo sulla legittimità degli accordi raggiunti dai coniugi.

Vuoi sapere cosa è la  Separazione giudiziale

La separazione giudiziale

La separazione giudizialecui si ricorre ogni volta in cui non si raggiunge un accordo tra i coniugi.

In cosa consiste a separazione giudiziale

Uno dei due coniugi mediante l’ausilio di un avvocato deposita un ricorso per separazione giudiziale ,contenente le domande giuridiche(petitum) che intende  rivolgere al coniuge ,compreso s elo ritiene la domanda di addebito.

Si tratta di una causa che si conclude con una sentenza a seguito dello svolgimento di un procedimento promosso da uno solo dei coniugi (assistito necessariamente da un difensore) quando la prosecuzione della convivenza è diventata intollerabile (normalmente per entrambi i coniugi, ma è sufficiente che sia diventata tale anche solamente per uno di essi) o tale da arrecare pregiudizi alla prole.

Effetti della separazione

Con la separazione personale dei coniugi (sia essa giudiziale o consensuale) cessano per entrambi i coniugi l’obbligo di convivenza e l’obbligo di assistenza in tutte le forme che presuppongono la convivenza. 1. Cessa lo stato di comunione legale e subentra il regime della separazione dei beni

Praticamente da questo momento in poi qualsiasi cosa comprerai e qualsiasi debito farai non rientrerà più nella comunione legale ma sarà solo tuo.

Prima, invece, anche se compravi un bene all’insaputa del coniuge, questo entrava automaticamente a far parte della comunione legale.

Prima, invece, anche se compravi un bene all’insaputa del coniuge, questo entrava automaticamente a far parte della comunione legale.

Non pensare, però, che la separazione realizzi anche una divisione dei beni perché per ottenerla devi fare un accordo di divisione con il coniuge o iniziare una causa legale, in caso non riuscissi a trovare un accordo su come dividervi i beni.

2. Alcuni beni entrano a far parte della comunione legale

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Durante il matrimonio non tutti i beni fanno automaticamente parte della comunione.

Ci sono beni che sono personali solo finché non si scioglie la comunione. Quando ciò accade, entrano nella comunione dei beni, sempre che non siano stati consumati. Praticamente sto parlando dei risparmi.

Ti faccio alcuni esempi.

Le entrate prodotte dai beni personali dei coniugi non rientrano nella comunione.

Non ne fanno parte neanche i guadagni derivanti dall’attività professionale di ognuno di voi due che avete risparmiato. Ma vi rientreranno se, al momento in cui la comunione si scioglie, (ossia con la separazione o uno degli altri casi contemplati dall’art. 191 c.c.) non sono stati spesi.

I figli, in caso di separazione, hanno, infatti, il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti (i nonni) e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Si scioglie la comunione legale, se è stata scelta come regime patrimoniale della famiglia e, di conseguenza, dopo la separazione, ogni acquisto rimarrà ricompreso esclusivamente nel patrimonio del coniuge che lo ha effettuato, senza giovare all’altro.

Nessun rapporto finisce di punto in bianco e nessun matrimonio soddisfacente finisce con un divorzio. Di solito, la decisione di separarsi è conseguente ad un periodo prolungato di profonda insoddisfazione:

1.      non si riesce più a stare bene insieme;

2.      si hanno valori e obiettivi diversi e inconciliabili;

3.      non si fa che litigare;

4.      nella coppia regna la distanza emotiva e la mancanza di comunicazione.

 

Ma persino quando il rapporto è ormai compromesso, la scintilla si è spenta da anni e la fiducia reciproca è incrinata, dirsi addio può essere tremendamente difficile. Persino quando il matrimonio è stato estremamente deludente e i due coniugi sono arrivati al punto di odiarsi, difficilmente la separazione viene vissuta come una liberazione.

 

 

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 5. BOLOGNA avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
 6. Borgo Tossignano avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
 7. Budrio avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
 8. Calderara di Reno avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
 9. Camugnano avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
10. Casalecchio di Reno avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
11. Casalfiumanese avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
12. Castel d’Aiano avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
13. Castel del Rio avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
14. Castel di Casio avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione – SEPARAZIONE AVVOCATO BOLOGNA
15. Castel Guelfo di B. avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
16. Castel Maggiore avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
17. Castel San Pietro Terme avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
18. Castello d’Argile avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
19. Castenaso avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
20. Castiglione dei Pepoli avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –

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21. Crevalcore avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
22. Dozza avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
23. Fontanelice avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
24. Gaggio Montano avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
25. Galliera avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
26. Granaglione avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione – V FOTO BIANCO ENERO CONIUGI CHE LITIGANO
27. Granarolo dell’Emilia avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
28. Grizzana Morandi avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
29. Imola avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione – AVVOCATO DIVORZISTA SEPARAZIONI V FOTO BIANCO ENERO CONIUGI CHE LITIGANO
30. Lizzano in Belvedere avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
31. Loiano avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
32. Malalbergo avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
33. Marzabotto avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
34. Medicina avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
35. Minerbio avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
36. Molinella avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
37. Monghidoro avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
38. Monte San Pietro avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
39. Monterenzio avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
40. Monzuno avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
41. Mordano avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
42. Ozzano dell’Emilia avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
43. Pianoro avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
44. Pieve di Cento avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
45. Porretta Terme avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
46. Sala Bolognese avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
47. San Benedetto Val di S. avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
48. San Giorgio di Piano avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
49. San Giovanni in P. avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
50. San Lazzaro di Savena avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
51. San Pietro in Casale avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
52. Sant’Agata Bolognese avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
53. Sasso Marconi avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
54. Valsamoggia avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
55. Vergato avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –
56. Zola Predosa avvocato penalista difensore avvocato diritto penale bologna | penalista esperto difesa penale reati gravi avvocato difensore esperto diritto penale bologna | penalista cassazionista bologna Studio Legale Diritto Penale bologna | avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna |avvocato penalista di bologna | avvocato penalista | legale diritto penale avvocati penalisti bologna avvocato penalista bologna avvocato penalista esperto difesa penale bologna | diritto penale avvocati penalisti diritto penale | avv penalisti bologna avvocato penalista bologna | responsabilità penale amministrativa bologna avvocato responsabilità penale medica bologna avvocato penale bologna | avv penalista diritto penale studio legale penale bologna penalista bologna avvocato bologna | studio legale bologna studi legali diritto penale bologna avvocati penalisti a bologna penalisti bologna avvocato penalista in bologna avvocati penalisti a bologna avvocato penalista bologna | avvocati penalisti cassazionisti | sanzioni penali: pena: prescrizione –

 

CREDITO DEL CONIUGE PER ASSEGNO MANTENIMENTO NON PAGATO E PRESCRIZIONE

In effetti, il trattamento indifferenziato delle ipotesi concernenti la prescrizione di diritti di natura post-matrimoniale e di azioni esercitate fra coniugi separati trova la sua giustificazione nel fatto che in entrambi i casi i diritti e le azioni esercitate non solo scaturiscono dalla crisi coniugale, ma trovano di regola il loro fondamento in pronunce giurisdizionali conclusive di controversie già intercorse fra le stesse parti. Prescindendo dall’ormai superata ed anacronistica “ratio” concernente le azioni reali, e consistente nella finalità di evitare, attraverso l’usucapione, che fosse aggirato il divieto, ormai insussistente, di donazione fra coniugi, appare comunque contrad-dittorio rinvenire la stessa “ratio” nelle diverse ipotesi delle azioni esercitabili fra coniugi non separati e non, in quanto, mentre nel primo caso appare giustificata la riluttanza ad esperire azioni giudiziarie nei confronti del coniuge convivente, così turbando l’armonia familiare, nel secondo, non solo all’armonia – laddove si prescinda da una eventuale riconciliazione, in realtà abbastanza rara – è subentrata una situazione di crisi conclamata, ma, proprio nell’ambito di essa, sono state necessariamente esperite le azioni giudiziarie correlate alla crisi coniugale. Deve anzi porsi in evidenza come negli ultimi anni l’evoluzione del quadro normativo e l’elaborazione giurisprudenziale (si pensi alla responsabilità endo-familiare) abbiano favorito l’accrescersi delle azioni giudiziarie relative alla soluzione di controversie correlate alla crisi familiare, cui ha fatto riscontro, anche sotto il profilo procedurale, un significativo processo di unificazione dei termini e delle modalità di esperimento delle azioni relative alla separazione personale e allo scioglimento del matrimonio o alla cessazione dei suoi effetti civili.

 

 

Suprema Corte di Cassazione I Sezione Civile
Sentenza 4 luglio 2013 – 4 aprile 2014, n. 7981 
Presidente Carnevale – Relatore Campanile

Svolgimento del processo

1 – Con atto di precetto notificato in data 10 gennaio 2003 V.M.T. intimava al proprio coniuge B.C. , dal quale si era separata consensualmente nell’anno 1980, il pagamento della somma di Euro 48.842,55, corrispondente alla differenza fra quanto dovuto e quanto versato a titolo di mantenimento proprio (dall’aprile 1980 fino al settembre 2002) e del figlio A. , limitatamente al periodo compreso fra l’aprile del 1980 e il gennaio 1985. A tale atto faceva seguito il pignoramento, nelle forme dell’espropriazione presso terzi, con riferimento alla pensione erogata dall’INPS.

1.1 – Il B. proponeva opposizione all’esecuzione, eccependo in primo luogo di aver esattamente adempiuto alla propria obbligazione, e, in via subordinata, la prescrizione dei diritti vantati dalla moglie, per prescrizione del termine decennale. Sosteneva che, in ogni caso, la prescrizione non poteva ritenersi sospesa per quanto riguardava la quota del mantenimento relativa al figlio A. , divenuto maggiorenne nell’anno 1982. Affermava ancora l’opponente che la propria pensione, non essendo egli titolare di altri redditi, non poteva essere assoggettata ad esecuzione forzata nella quota di un terzo e chiedeva, quindi, che il pignoramento venisse ridotto alla percentuale di un quinto.

1.2 – Con sentenza depositata in data 15 gennaio 2005 il Tribunale di Torino rigettava la proposta opposizione, rilevando in primo luogo l’infondatezza dell’eccezione di prescrizione, il cui decorso era sospeso dal rapporto di coniugio ai sensi dell’art. 2941 c.c., e osservando, nel merito, che le contestazioni del B. , il quale, in quanto titolare di altri redditi, non aveva diritto alla riduzione del pignoramento, non trovavano riscontro nelle risultanze processuali.

1.3 – Avverso tale decisione interponeva appello il B. , il quale riproponeva le questioni già sollevate in primo grado, ribadendo, in particolare, l’eccezione di prescrizione.
Si costituiva la V. , contestando la fondatezza del gravame e proponendo appello incidentale in merito alla liquidazione delle spese processuali.

1.4 – Con sentenza non definitiva depositata in data 23 marzo 2007 la Corte di appello di Torino accoglieva l’eccezione di prescrizione sollevata dal B. in relazione all’intero credito vantato dalla moglie, in primo luogo richiamando talune pronunce di questa Corte (nn. 12333/1998 e 6975/2005) nelle quali si era affermato – tanto in relazione al divorzio, quanto alla separazione personale dei coniugi – che la prescrizione del diritto alla corresponsione dell’assegno di mantenimento non decorre dalla data della sentenza di separazione o di divorzio, bensì dalle singole scadenze di pagamento. Tali arresti, ad avviso della Corte territoriale, pur non esaminando specificamente il problema della sospensione della prescrizione fra coniugi separati, avevano posto le premesse logiche per il superamento dell’indirizzo tradizionale secondo cui la separazione personale, creando soltanto un’attenuazione del vincolo, non osta alla sospensione della prescrizione. Sotto tale profilo si osservava che la ratio della disposizione contenuta nell’art. 2941 c.c., intesa ad evitare che la riluttanza a convenire in giudizio il coniuge debitore si risolva in un vantaggio per il medesimo, non ricorre nell’ipotesi del coniuge separato, in quanto in tal caso l’unità familiare è già entrata in crisi e sì è già verificato un intervento giudiziale nel momento della pronuncia della separazione.

Si rilevava, ancora, che i rapporti patrimoniali fra coniugi separati non si atteggiano in maniera diversa rispetto ai coniugi già divorziati, per i quali la prescrizione non viene sospesa: conseguentemente anche nel primo caso deve ritenersi inoperante la disposizione contenuta nell’art. 2941, n. 1, c.c..

Veniva, pertanto, dichiarata la prescrizione quinquennale, ai sensi dell’art. 2948, n. 4, c.c., del credito azionato dalla V. con riferimento al periodo anteriore al 10 gennaio 1998.

Dichiarato inammissibile il motivo di appello inerente alla riduzione del pignoramento, si disponeva, con separata ordinanza, in merito alla prosecuzione del giudizio, allo scopo di verificare la fondatezza o meno dell’eccezione di adempimento sollevata dal B. .

1.5 – Con sentenza definitiva depositata in data 15 luglio 2008 la Corte territoriale determinava, sulla base dei conteggi eseguiti dal consulente tecnico d’ufficio, l’ammontare del credito relativo al periodo non interessato dalla prescrizione, e, ritenuto assorbito l’appello incidentale, regolava le spese dell’intero giudizio sulla base dell’esito complessivo della lite, ponendole, previa compensazione nella restante parte. a carico dell’appellante principale nella misura del cinquanta per cento.

1.6 – Per la cassazione di entrambe le decisioni la V. ha proposto ricorso, deducendo due motivi. La parte intimata non svolge attività difensiva.

Motivi della decisione

  1. – Con il primo motivo, denunciandosi, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 4, c.p.c., violazione degli artt. 99, 112, 342 e 345 c.p.c., la ricorrente si duole dell’omessa declaratoria di inammissibilità dell’eccezione di prescrizione del credito relativo al contributo per il mantenimento della stessa V. , in quanto sollevata per la prima volta in grado di appello.

2.1 – Viene in proposito formulato il seguente que-sito di diritto:
“Dica l’Ecc.ma Corte se la Corte di appello, dichiarando l’intervenuta prescrizione dell’intero credito in accoglimento dell’eccezione di prescrizione e della corrispondente domanda proposta dall’appellante, in una situazione nella quale:
a) nel primo grado del giudizio la prescrizione era stata opposta limitatamente alle somme dovute per il mantenimento del figlio e non anche per il mantenimento della coniuge, e la pronuncia di rigetto dell’opposizione era stata emessa con specifico riferimento all’eccezione e alla domanda così come proposta;
b) con l’atto di appello era stata formulata dall’appellante domanda di accertamento e dichiarazione di “avvenuta estinzione per prescrizione” della totalità del credito vantato dalla coniuge “in proprio e per conto ” del figlio, eccependosi la prescrizione per la totalità del credito;
c) l’appellata aveva eccepito l’inammissibilità per novità dell’eccezione e della domanda relative alla quota del credito imputata alla coniuge, sia incorsa nella violazione dell’art. 345, 1 e 2 comma c.p.c. in relazione all’art. 2938 c.c., 99, 112 e 342 c.p.c., in applicazione dei quali avrebbe invece dovuto dichiarare l’inammissibilità per novità dell’eccezione per il mantenimento della coniuge e della relativa domanda.

2.2 – La censura è infondata, in quanto le premesse in base alle quali la doglianza, ed il relativo quesito di diritto, sono articolate, non corrispondono alla reale situazione processuale come correttamente interpretata dalla corte distrettuale. Risulta invero dall’esame degli atti processuali, consentito dalla natura processuale del vizio dedotto, che l’eccezione di prescrizione sollevata dall’opponente a precetto nel primo grado del giudizio riguardava l’intero credito vantato dall’odierna ricorrente.

Invero, evidentemente prefigurandosi il B. il rilievo inerente alla sospensione di cui all’art. 2941 c.c., aveva precisato che detta sospensione -per altro rilevabile anche d’ufficio – “in ogni caso” non era destinata ad operare per la quota di mantenimento del figlio: detta puntualizzazione acquista significato soltanto ove si acceda alla tesi, recepita dalla Corte di appello nel delimitare l’ambito di operatività dell’eccezione sollevata dall’opponente sin nel primo grado di giudizio, secondo cui la dedotta fattispecie estintiva riguardava l’intero credito vantato dalla V. . Nessuna violazione dell’art. 345 c.p.c. è pertanto ravvisabile nella mera riproposizione, in grado di appello, di un’eccezione ritualmente sollevata – con la medesima estensione qualitativa e quantitativa – già nel corso del primo grado del giudizio.

3 – Con il secondo motivo si sostiene che l’accoglimento dell’eccezione di prescrizione del credito vantato dalla V. , in quanto moglie separata del debitore, sarebbe avvenuta in violazione dell’art. 2941, n. 1 c.c..

3.1 – Viene indicato il seguente quesito di diritto:
“Dica l’Ecc.ma Corte, vista la fattispecie, nella quale il coniuge separato ha spiegato opposizione all’azione esecutiva avviata dalla consorte per il pagamento di crediti per il contributo al mantenimento posto a suo carico con verbale di separazione consensuale, proponendo eccezione di prescrizione, e la creditrice ha controeccepito la sospensione della prescrizione ex art. 2941 n. 1 c.c., e nella quale la Corte di appello d Torino ha dichiarato prescritto il credito ritenendo inapplicabile l’art. 2941 n. 1 c.c., se costituisca violazione dell’art. 113 c.p.c. in relazione all’art. 2941, n. 1 c.c. l’assunto della Corte di appello secondo cui l’operatività della sospensione per i crediti per mantenimento sarebbe da escludere in caso di separazione, sostenuto dalle seguenti ragioni:
a) essere l’art. 2941 n. 1 c.c. preordinato alla tutela dell’unità familiare allo scopo di impedire l’acquisto per usucapione per conseguire il risultato vietato dall’art. 781 c.c. ormai non più in vigore;
b) essere i rapporti obbligatori derivanti dalla separazione equiparabili a quelli derivanti dal divorzio, e perciò non assistibili dall’art. 2941 n. 1 c.c., siccome originati dalla crisi familiare e dall’intervento giudiziale, contrastante, quest’ultimo, con le normali dinamiche famigliari;
c) essere contraddittorio ricondurre le obbligazioni derivanti dalla separazione, in quanto fonte di reciproche obbligazioni, a una disciplina (la sospensione della prescrizione) concepita invece a tutela dell’unita familiare, mentre, ad avviso della ricorrente, l’applicabilità dell’art. 2941 n. 1 avrebbe dovuto essere riconosciuta in applicazione del dettato normativo che prevede la sospensione della prescrizione tra coniugi senza fare eccezione per il caso di separazione”.

3.2 – La censura è infondata, ragion per cui deve rispondersi negativamente al proposto quesito di diritto.

3.3 – L’orientamento invocato dalla ricorrente risale alla nota pronuncia della Corte costituzionale n. 35 del 1976 e alla decisione di questa Corte del 23 agosto 1985, n. 4502, sostanzialmente fondate sul tenore letterale della norma di cui all’art. 2941 n. 1 c.c. e sul rilievo che il regime di separazione dei coniugi comporta una mera attenuazione e non l’elisione del vincolo scaturente dal matrimonio. In particolare, è stato posto in evidenza, da un lato, il dato formale, da interpretarsi in maniera rigorosa, dall’altro, il “favor matrimoni”, con il quale la sospensione della prescrizione ben si armonizzerebbe, consentendo ai coniugi “di attendere il raffreddamento delle tensioni, senza esasperarle co la proposizione di domande giudiziarie sotto la spada di Damocle della prescrizione”.

Per il vero, nella stessa decisione, pur relegandole in una prospettiva “de iure condendo”, si rilevava che le osservazioni della parte ricorrente, la quale sosteneva che la “ratio” della sospensione in parola fosse compatibile unicamente con la pienezza del vincolo coniugale, in qualche misura corrispondessero alle emergenze della realtà sociale, in base alle quali poteva affermarsi che la separazione fosse diventata “l’anticamera del divorzio più che un momento di riflessione e ripensamento prima di riprendere la vita di coppia”.

3.4 – A giudizio della Corte l’evoluzione del quadro normativo e della stessa coscienza sociale consentono di confermare la tesi sostenuta dalla Corte territoriale.

3.5 – Deve in primo luogo osservarsi che l’esistenza di una chiara formulazione grammaticale della norma non è sufficiente per limitare l’interpretazione all’elemento letterale, occorrendo altresì che il senso reso palese dal significato proprio delle parole, secondo la loro connessione, non si ponga in contrasto con argomentazioni logiche sull’intenzione del legislatore (Cass., 5 aprile 1979, n. 1549).

Deve anzi aggiungersi che, essendo da tempo divenuto del tutto desueto il noto canone “in claris non fit interpretatio”, l’art. 12 delle disp. prel. al cod. civ., laddove stabilisce che nell’applicare la legge non si può attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse e dall’intenzione del legislatore, non privilegia il criterio interpretativo letterale, poiché evidenzia, attraverso il riferimento “all’intenzione del legislatore” un essenziale riferimento alla coerenza della norma e del sistema.

Il dualismo, irrisolto dall’art. 12 delle citate disp. prel., tra lettera “significato proprio delle parole secondo la connessione di esse” e spirito, o “ratio” “intenzione del legislatore” è stato invero sciolto dalla dottrina e dalla giurisprudenza dominanti attraverso la “svalutazione” del primo criterio, rilevandosi l’inadeguatezza della stessa idea di interpretazione puramente letterale. Sotto altro profilo, mette conto di richiamare come l’interpretazione della legge debba e possa avere anche una funzione evolutiva ed adeguatrice, nel cui ambito ben può realizzarsi un risultato di tipo restrittivo, nel senso di ritenere, con riferimento al caso in esame, che la norma contenuta nell’art. 2941, n. 1, c.c., si riferisca alla vincolo coniugale pienamente inteso, con esclusione del regime della separazione personale.

3.6 – Di tale esigenza adeguatrice questa Corte si è già resa interprete in due decisioni, opportunamente richiamate dalla Corte territoriale, nelle quali, pur non affrontandosi espressamente il tema della sospensione del termine prescrizionale, esplicitamente si afferma che “In tema di separazione dei coniugi e di cessazione degli effetti civili del matrimonio, il diritto alla corresponsione dell’assegno di mantenimento, in quanto avente ad oggetto più prestazioni autonome, distinte e perio-diche, si prescrive non a decorrere da un unico termine rappresentato dalla data della pronuncia della sentenza di separazione o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, bensì dalle singole scadenze di pagamento, in relazione alle quali sorge, di volta in volta, l’interesse del creditore a ciascun adempimento” (Cass., 4 aprile 2005, n. 6975; Cass., 5 dicembre 1998, n. 12333).

3.7 – In effetti, il trattamento indifferenziato delle ipotesi concernenti la prescrizione di diritti di natura post-matrimoniale e di azioni esercitate fra coniugi separati trova la sua giustificazione nel fatto che in entrambi i casi i diritti e le azioni esercitate non solo scaturiscono dalla crisi coniugale, ma trovano di regola il loro fondamento in pronunce giurisdizionali conclusive di controversie già intercorse fra le stesse parti. Prescindendo dall’ormai superata ed anacronistica “ratio” concernente le azioni reali, e consistente nella finalità di evitare, attraverso l’usucapione, che fosse aggirato il divieto, ormai insussistente, di donazione fra coniugi, appare comunque contrad-dittorio rinvenire la stessa “ratio” nelle diverse ipotesi delle azioni esercitabili fra coniugi non separati e non, in quanto, mentre nel primo caso appare giustificata la riluttanza ad esperire azioni giudiziarie nei confronti del coniuge convivente, così turbando l’armonia familiare, nel secondo, non solo all’armonia – laddove si prescinda da una eventuale riconciliazione, in realtà abbastanza rara – è subentrata una situazione di crisi conclamata, ma, proprio nell’ambito di essa, sono state necessariamente esperite le azioni giudiziarie correlate alla crisi coniugale. Deve anzi porsi in evidenza come negli ultimi anni l’evoluzione del quadro normativo e l’elaborazione giurisprudenziale (si pensi alla responsabilità endo-familiare) abbiano favorito l’accrescersi delle azioni giudiziarie relative alla soluzione di controversie correlate alla crisi familiare, cui ha fatto riscontro, anche sotto il profilo procedurale, un significativo processo di unificazione dei termini e delle modalità di esperimento delle azioni relative alla separazione personale e allo scioglimento del matrimonio o alla cessazione dei suoi effetti civili.

3.8 – Laddove, poi, veniva richiamata la mera attenuazione, nel regime di separazione, del vincolo matrimoniale, non sembra che si sia considerato come, al tenue filo della speranza di una riconciliazione, siano da contrapporre effetti di natura giuridica che in realtà depongono nel senza di una sostanziale esautorazione dei principali effetti del vincolo stesso.
Non rileva, invero, soltanto il venir meno della convivenza, circostanza già di per sé non ostativa all’instaurazione fra coniugi separati di azioni giudiziarie, che di certo, come già rilevato, non possono determinare una crisi familiare già conclamata, quanto la sopravvenienza alla separazione di rilevanti conseguenze di natura giuridica, tali da consentire una sostanziale assimilazione alla situazione che caratterizza gli ex coniugi, come il venir meno della presunzione di paternità ove la nascita di un figlio intervenga dopo il decorso di trecento giorni, ovvero la sospensione degli obblighi della fedeltà (Cass., 17 luglio 1997, n. 6566) e di collaborazione.
In generale, deve rilevarsi che l’interpretazione che qui viene accolta della norma contenuta nell’art. 2941, n. 1, sia da inquadrarsi nel generale e progressivo fenomeno di valorizzazione delle posizioni individuali dei membri della famiglia rispetto al principio della conservazione dell’unità familiare che per lungo periodo si è imposta come elemento fondante dell’interpretazione delle norme e dell’individuazione dei principi posti a fondamento del diritto di famiglia.

4 – Al rigetto del ricorso non consegue alcuna statuizione in merito al regolamento delle spese processuali, non avendo la parte intimata svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.
Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità delle parti e dei soggetti menzionati in sentenza.